On 25/03/19 13:10, mangi wrote:
> Sandro kensan ha scritto questa domenica:
>>
>> Cosa significa questo per usenet?
>
> Copincollo una risposta del gestore del server Aioe, l'unico che risponde
> agli utenti:
> "è un avviso molto terroristico quanto infondato relativo ad una proposta
> di direttiva ancora non approvata, nulla di cui preoccuparsi per ora."
> Quindi cmq vada sticazzi, ce ne faremo una ragione.
https://www.lastampa.it/2019/03/25/italia/wikipedia-oscurata-in-vista-del-voto-sulla-riforma-del-copyright-Ga79avNtaE2UNiYd6dOiqL/pagina.html
Una pagina scura con un messaggio che spiega perché non sia possibile
accedere al sito e un invito a contattare gli eurodeputati: è la pagina
che ci si trova davanti visitando la versione italiana di Wikipedia
nella giornata di oggi. L’enciclopedia libera ha scelto ancora una volta
l’oscuramento del sito come forma di protesta contro la controversa
direttiva europea sul diritto d’autore (EUCD), di cui domani - 26 marzo
- l’Europarlamento voterà la versione definitiva. È un déjà-vu: con
un’idea poi ripresa anche da altri capitoli nazionali
dell’organizzazione no profit, Wikipedia aveva già oscurato il portale
italiano a luglio 2018, pochi giorni prima del voto sulla proposta di
direttiva.
L’articolo 11 e l’articolo 13 sono i due punti critici della riforma,
quelli contro cui si sono concentrate le proteste di Wikipedia e dei
critici della riforma. La tesi è che le nuove regole possano
compromettere la libertà di chi naviga online, limitando la libera
circolazione dell’informazione e di fatto alterando il funzionamento del
Web come lo conosciamo oggi.
«Entrambi questi articoli rischiano di colpire in modo rilevante la
libertà di espressione e la partecipazione online», si legge
nell’appello pubblicato dall’enciclopedia libera. «Nonostante Wikipedia
non sia direttamente toccata da queste norme, il nostro progetto è parte
integrante dell’ecosistema di internet. Gli articoli 11 e 13
indebolirebbero il Web, e indebolirebbero Wikipedia».
L’articolo 11 porterebbe all’istituzione di una sorta di «tassa sui
link», che costringerebbe le grandi piattaforme online a stringere
accordi di licenza con gli editori per la pubblicazione di brevi
riassunti (noti in gergo come snippet) contenuti giornalistici di terze
parti. Questa norma potrebbe avere conseguenze pesanti sui servizi di
Google e Facebook. Qualche mese fa, in un’intervista al Guardian, il
Vice Presidente di Google News Richard Gingras aveva confermato che in
caso di approvazione dell’articolo 11 della EUCD il servizio potrebbe
decidere di chiudere i battenti in tutta Europa, con conseguenze anche
sull’indicizzazione dei contenuti giornalistici nei risultati del motore
di ricerca.
L’articolo 13, altrettanto controverso, riguarda invece le piattaforme
di condivisione dei contenuti e i social, che dovrebbero farsi carico di
verificare la presenza di contenuti protetti da diritto d’autore in
tutti i file caricati dagli utenti (o acquisire licenze globali per la
pubblicazione di qualsiasi contenuto protetto da copyright).
Secondo i sostenitori della riforma, l’articolo 13 non prevede
automaticamente la creazioni di filtri sull’upload. Tuttavia è
innegabile che per ottemperare alla richiesta della normativa, dicono
invece i critici, le grandi piattaforme dovranno creare sistemi di
identificazione dei dati caricat iche di fatto passino al setaccio ogni
singolo upload per bloccare i contenuti protetti prima di pubblicarli e
incorrere in sanzioni. Il rischio è che un simile sistema, esteso a
livello più ampio, possa avere effetti nefasti sulla libera circolazione
dell’informazione e dei contenuti, uno dei capisaldi della libertà di
Internet.