Quattroruote provò la vettura nel Giugno 1963.
Con un colpo di fortuna inaudito, trovai tra alcune vecchie riviste
degli anni '60, destinate al macero, proprio quel fascicolo.
Era paragonata a modelli quali l' Alfa Romeo Giulietta TI, la DKW 800 De
Luxe, qualche modello Ford (Anglia, Cortina, Taunus), l'Innocenti A40S,
la primissima delle Opel Kadett, la Triumph Herald e i modelli 1200 e
1500 della Volkswagen "Maggiolino".
Veniva definita "auto da turismo", ed era un modello che rompeva con la
tradizione, assumendosi il non facile compito di sostituire l'Appia.
Per alcuni versi,era innovativa: per esempio, montava già i quattro
freni a disco.
Costava 1.412.500 lire.
Tra gli optionals, pneumatici con fascia bianca, cinture di sicurezza e
autoradio.
Per quest'ultima, era stato predisposto un vano, per accogliere sia
l'apparecchio ricevente che l'altoparlante ( UNO, rigorosamente,
singolare...).
Una sola curiosità: consumo a 90 all'ora costanti: 11 km con un
litro....
Qualche anno dopo, furono effettuate alcune modifiche.
Esteticamente, vennero ridisegnati i paraurti, anteriore e posteriore,
fornendo maggiore linearità al la forma.
Venne introdotto il doppio carburatore e fu elevato il livello di
compressione.
Mantenendo invariata la cilindrata (all'epoca unico parametro per la
determinazione delle tasse), la potenza passò da 60 a 71 cavalli.
Divenne obbligatorio rifornire il motore con "Supercarburante a 92
ottani", mentre prima era sufficiente la benzina "normale" .
La vettura assunse la denominazione di " LANCIA FULVIA 2C".
La mia era bianca, del 1966.
L'avevo comprata semi-nuova (solo 18 anni!), all'attivo
circa 110.000 km, da un'amica di mia madre.
Doveva disfarsene perché la riteneva troppo ingombrante, non esisteva
ancora lo "sconto rottamazione", e i rivenditori non la volevano
ritirare.
Me la quasi regalò per acquistare una Austin Mini.
Cosa inusuale, aveva il cambio al volante.
Quando ogni tanto utilizzavo l' auto dei miei, ed ero soprappensiero,
capitava che anziché cambiare marcia facessi partire il tergicristallo.
E, viceversa, i primissimi tempi mandavo la mano destra sventagliare tra
i sedili, alla ricerca della classica leva del cambio.
La strumentazione era originalissima.
Incastonati davanti al guidatore, mimetizzati nella linea del cruscotto,
emergevano gli indicatori.
Il tachimetro era al contrario: stava ferma la lancetta e girava tutto
il resto...
Il contagiri, che indicava le migliaia di giri ed era quindi numerato da
1 a 7, era piccolissimo, quadrato, davanti al guidatore.
Dove uno si sarebbe aspettato il clacson c'era il lampeggio luci, ed una
corona concentrica ed interna al volante comandava l'avvisatore
acustico.
Esteticamente era bello, ma diventava impossibile, in manovra, afferrare
il volante dall'interno.
Sulla mia avevo montato delle esagerate trombe pneumatiche, recuperate
da uno sfasciacarrozze.
L'interruttore "disponibile", sempre presente sulle vetture di allora,
comandava quindi un deviatore, per usare l'avvisatore acustico normale
(sempre trombe, ma elettriche e più... discrete) o quello...tamarro.
La chiave di avviamento funzionava "a bottone": era al centro del
cruscotto, e per avviare il motore occorreva inserirla, girarla di uno
scatto e poi premerla nella sua sede.
C'era una stupenda pompetta lavacristalli, un po' debole nel
collegamento dei tubicini. Dopo due allagamenti, decisi di non usarla
più...
Meccanicamente, il mio esemplare era quasi arrivato al capolinea...
Centomila km erano traguardo importante, quasi un punto di arrivo, per
una vettura degli anni '60: basti pensare che il libretto di uso e
manutenzione (... mi è rimasto solo quello!!!) prevede interventi (anche
importanti, come controllo delle valvole, di tutte le cinghie,
sostituzione filtro e olio motore...) ogni 7000 km.
Io cambiai l'olio solo una volta, appena presa la vettura.
Poi, nei quasi due anni che la tenni, basta, perchè... si cambiava da
solo.
A conti fatti, la macchina andava a miscela, quasi al due per cento:
ogni due pieni ( ci stavano circa 35 litri ), ci voleva anche un chilo
d'olio...
Però restai a piedi una sola volta, e per colpa mia...
Con l'incoscienza tipica dei vent'anni, partimmo una sera in quattro per
una vacanza in Costa Azzurra.
Ovviamente, appena entrati in autostrada (all'epoca la Gravellona
Toce-Voltri arrivava solo a Vercelli, e quindi da Verbania facemmo in
statale il tratto fino a lì), ci mettemmo a tirare per vedere quanto
faceva...
Sette occhi fissi sul tachimetro (... io, che guidavo, almeno un occhio
alla strada lo lasciavo...), 130, 135, 140 BUUM!
La proprietaria precedente aveva fatto montare tra le candele e la
testata dei raccordi in ottone, che (forse) dovevano servire a
diffondere meglio la scintilla, o ad evitare che si imbrattassero gli
elettrodi, o ancora a diminuire il rapporto di compressione per poter
usare la più economica benzina normale.
Non mi ero mai accorto che ci fossero.
Lì, in autostrada, dopo cinque o sei km a tavoletta, per il calore uno
di essi si deformò, perse la presa su una candela e la sparò via.
Fermi in mezzo alle risaie, riuscimmo a chiamare un carro attrezzi
(novantamila lire!!!), che ci portò in città.
Invece di trascorrere la notte a Nice-Cote D'Azur, la passammo in una
bettola a Vercelli.
Poi, il giorno dopo, con la luce, capimmo quello che era successo e
sistemammo, molto fortunosamente, le candele.
La Lancia Fulvia 2C ripartì, ci portò a Nizza e a Cannes e ci riportò
indietro.
La regalai a un carrozziere/collezionista, che la usò per pezzi di
ricambio, nel
Luglio 1986, quando comprai la Uno Turbo i.e....
Che ricordi...
Viva!!!
--
Vinicio Loncagni
Vinicius_LoncanisAThotmailPUNTOcom
VB, 39, 205 (AR166 2.0 V6 TB)
http://makeashorterlink.com/?H417110B2
> Nel 1963 la Lancia SpA, via Vincenzo Lancia 27, Torino, presentò la
> Lancia Fulvia.
Un mito :-)
Mio padre nel '67 acquistò la Fulvia GT berlina, verde scuro, interni in
tessuto color panna, quale erede dell'Alfa Romeo Giulietta che possedeva
prima. La guidai diverse volte, nel cortile dei box, quand'ero piccolo e
già appassionato di motori.
> Tra gli optionals, pneumatici con fascia bianca, cinture di sicurezza e
> autoradio.
La nostra montava pneumatici con fascia bianca; cinture e autoradio
mancavano. Due chiavi a corredo, una con impugnatura bianca, l'altra
nera; la bianca non apriva il vano porta oggetti ed il baule, se ben
ricordo.
Conservata con cura e amore, tagliandi fatti in casa (anche mio padre ha
la passione per la meccanica) raggiunse la soglia dei 200.000 km.
> Cosa inusuale, aveva il cambio al volante.
Vero. Il cambio "a cloche" era disponibile solo a richiesta, la nostra
lo aveva. Ricordo la leva lunghissima, la cuffia a forma di cono e la
grande pallina nera all'estremità dello stelo. Quattro marce piú
retromarcia.
> Quando ogni tanto utilizzavo l' auto dei miei, ed ero soprappensiero,
> capitava che anziché cambiare marcia facessi partire il tergicristallo.
Mi successe in Nuova Zelanda: le auto con guida a destra montano il
deviatore per le frecce a destra del piantone, per il tergicristallo a
sinistra. Gasp. Per fortuna laggiú incroci e bivi sono rari e poco
trafficati :-)
> Il tachimetro era al contrario: stava ferma la lancetta e girava tutto
> il resto...
Un tamburo rotante, di colore giallo, con fondo scala a 160 km/h. Mi
piaceva tantissimo!
> Il contagiri, che indicava le migliaia di giri ed era quindi numerato da
> 1 a 7, era piccolissimo, quadrato, davanti al guidatore.
Con rettangolino rosso dopo il 6 :-)
> Dove uno si sarebbe aspettato il clacson c'era il lampeggio luci, ed una
> corona concentrica ed interna al volante comandava l'avvisatore
> acustico.
Il sistema era simpatico: lampeggiava con gli anabbaglianti e qualora
fossero accesi gli abbaglianti commutava agli anabbaglianti.
> Esteticamente era bello, ma diventava impossibile, in manovra, afferrare
> il volante dall'interno.
Molto sottile, la parte interna zigrinata.
> La chiave di avviamento funzionava "a bottone": era al centro del
> cruscotto, e per avviare il motore occorreva inserirla, girarla di uno
> scatto e poi premerla nella sua sede.
Una corona verde attorniava la ghiera di serraggio del blocchetto per la
chiave e s'illuminava all'accensione delle luci, quale indicatore. Oltre
a quest'originalissima spia, montava due lucine verdi triangolari per le
frecce e un gruppetto di tre lucine rettangolari verticali, blu quella
al centro, rosse le altre due: dinamo, abbaglianti, olio.
> C'era una stupenda pompetta lavacristalli, un po' debole nel
> collegamento dei tubicini. Dopo due allagamenti, decisi di non usarla
> più...
Una pompetta a siringa: tirando il pomello spruzzava.
> Sette occhi fissi sul tachimetro (... io, che guidavo, almeno un occhio
> alla strada lo lasciavo...), 130, 135, 140 BUUM!
Ciumbia :-)
La nostra GT mi pare dichiarasse 157 km/h di velocità massima. Ricordo
di aver visto il tamburo del tachigrafo compiere un giro completo e lo 0
far capolino dietro la finestrella.
A 3800 giri viaggiava a 100 km/h esatti.
> Che ricordi...
La rimpiango moltissimo :-(
Ciao!
--
Marco Sala (CAV)
Moderatore del gruppo it.discussioni.auto.mod
IDAMweb: http://adcserver1.biodip.unimi.it/idam
Delta Evoluzione e Fiat 500
Bella "retrospettiva".
Ho apprezzato molto.
Sono rimasto sorpreso dal cambio al volante.
Suppongo fosse un 4 marce. Ha sempre funzionato bene?
O aveva degli impuntamenti nei cambi veloci?
--
Maury
(25,75,35,TO)
Fiesta portapacchi & CRG 100 valvola driver
"L'essenza del kart sono 100 cc che urlano nelle
orecchie e l'olio di ricino che riempie le narici"
> Sono rimasto sorpreso dal cambio al volante.
> Suppongo fosse un 4 marce. Ha sempre funzionato bene?
> O aveva degli impuntamenti nei cambi veloci?
Si, era 4 marce, e non mi diede mai problemi, nei 12000 km che percorsi.
Un amico aveva una Fiat 1100 D del 1963, che aveva il comando del cambio
simile; spesso si incantava e non entrava la seconda.
Finchè non si infilava sotto la macchina e faceva qualcosa (non ho mai
capito cosa...), era costretto ad estenuanti prima/terza...
I cambi veloci, comunque, erano fantascienza... ^__^
Occorrerebbe chiedere un parere ad Allegro 1100, che ha tutt'ora questa
vettura...
Ciao ciao
VL
> Nel 1963 la Lancia SpA, via Vincenzo Lancia 27, Torino, presentò la
> Lancia Fulvia.
In occasione della partenza del Montecarlo Storico 2003 che sarà a Torino
il 1.2.03, ci sarà una manifestazione rievocativa per i 40 anni della
Fulvia. Appuntamento alle ore 16:30 in Piazza San Carlo
> Quattroruote provò la vettura nel Giugno 1963.
> Con un colpo di fortuna inaudito, trovai tra alcune vecchie riviste
> degli anni '60, destinate al macero, proprio quel fascicolo.
Sarebbe possibile averne una scansione sulla posta privata?
> Era paragonata a modelli quali l' Alfa Romeo Giulietta TI, la DKW 800 De
> Luxe, qualche modello Ford (Anglia, Cortina, Taunus), l'Innocenti A40S,
> la primissima delle Opel Kadett, la Triumph Herald e i modelli 1200 e
> 1500 della Volkswagen "Maggiolino".
Lotta un po' impari con il piccolo motore 1091 con 58,8 CV
> Veniva definita "auto da turismo", ed era un modello che rompeva con la
> tradizione, assumendosi il non facile compito di sostituire l'Appia.
> Per alcuni versi,era innovativa: per esempio, montava già i quattro
> freni a disco.
Non solo, la scoca era già a deformazione programmata.
> Costava 1.412.500 lire.
> Tra gli optionals, pneumatici con fascia bianca, cinture di sicurezza e
> autoradio.
> Per quest'ultima, era stato predisposto un vano, per accogliere sia
> l'apparecchio ricevente che l'altoparlante ( UNO, rigorosamente,
> singolare...).
> Una sola curiosità: consumo a 90 all'ora costanti: 11 km con un
> litro....
Le fulvia hanno sempre consumato poco grazie al buon rendimento del
motore. La 2C consuma ancora meno.
> Qualche anno dopo, furono effettuate alcune modifiche.
> Esteticamente, vennero ridisegnati i paraurti, anteriore e posteriore,
> fornendo maggiore linearità al la forma.
> Venne introdotto il doppio carburatore e fu elevato il livello di
> compressione.
> Mantenendo invariata la cilindrata (all'epoca unico parametro per la
> determinazione delle tasse), la potenza passò da 60 a 71 cavalli.
> Divenne obbligatorio rifornire il motore con "Supercarburante a 92
> ottani", mentre prima era sufficiente la benzina "normale" .
> La vettura assunse la denominazione di " LANCIA FULVIA 2C".
Le prestazioni della berlina 1C non erano adeguate alle necessità
dell'epoca. Gli 8,4 kgm di coppia massima erano semplicemente
insufficienti per una vettura con massa a vuoto di 1050 Kg.
> Cosa inusuale, aveva il cambio al volante.
> Quando ogni tanto utilizzavo l' auto dei miei, ed ero soprappensiero,
> capitava che anziché cambiare marcia facessi partire il tergicristallo.
> E, viceversa, i primissimi tempi mandavo la mano destra sventagliare tra
> i sedili, alla ricerca della classica leva del cambio.
A me succede con la Zagato che ha lo specchietto sul cruscotto...
> La strumentazione era originalissima.
> Incastonati davanti al guidatore, mimetizzati nella linea del cruscotto,
> emergevano gli indicatori.
> Il tachimetro era al contrario: stava ferma la lancetta e girava tutto
> il resto...
Infatti era a tamburo
> Il contagiri, che indicava le migliaia di giri ed era quindi numerato da
> 1 a 7, era piccolissimo, quadrato, davanti al guidatore.
Il contagiri meccanico fu introdotto con la 2C, quello elettronico con le
Fulvia seconda serie.
> Dove uno si sarebbe aspettato il clacson c'era il lampeggio luci, ed una
> corona concentrica ed interna al volante comandava l'avvisatore
> acustico.
Lancia Cavalleria!
Un vero Lancista usa l'avvisatore acustico solo in caso di reale necessità.
> Esteticamente era bello, ma diventava impossibile, in manovra, afferrare
> il volante dall'interno.
Manovra che comunque non è corretta.
> Sulla mia avevo montato delle esagerate trombe pneumatiche, recuperate
> da uno sfasciacarrozze.
> L'interruttore "disponibile", sempre presente sulle vetture di allora,
> comandava quindi un deviatore, per usare l'avvisatore acustico normale
> (sempre trombe, ma elettriche e più... discrete) o quello...tamarro.
> La chiave di avviamento funzionava "a bottone": era al centro del
> cruscotto, e per avviare il motore occorreva inserirla, girarla di uno
> scatto e poi premerla nella sua sede.
Peccato che la chiave a bottone sia stata abbandonata, certo il
bloccasterzo negli anni '70 doveva essere una dotazione di serie.
> C'era una stupenda pompetta lavacristalli, un po' debole nel
> collegamento dei tubicini. Dopo due allagamenti, decisi di non usarla
> più...
:-))
> Meccanicamente, il mio esemplare era quasi arrivato al capolinea...
> Centomila km erano traguardo importante, quasi un punto di arrivo, per
> una vettura degli anni '60: basti pensare che il libretto di uso e
> manutenzione (... mi è rimasto solo quello!!!) prevede interventi (anche
> importanti, come controllo delle valvole, di tutte le cinghie,
> sostituzione filtro e olio motore...) ogni 7000 km.
La mauntenzione delle Fulvia è abbastanza onerosa per la frequenza degli
intervent. Per contro, de eseguita correttamente garantisce almeno un paio
di centinaia di migliaia di km senza grossi interventi.
> Io cambiai l'olio solo una volta, appena presa la vettura.
> Poi, nei quasi due anni che la tenni, basta, perchè... si cambiava da
> solo.
> A conti fatti, la macchina andava a miscela, quasi al due per cento:
> ogni due pieni ( ci stavano circa 35 litri ), ci voleva anche un chilo
> d'olio...
Ciò non è normale, probabilmente è stata spesso tirata a freddo.
> Sette occhi fissi sul tachimetro (... io, che guidavo, almeno un occhio
> alla strada lo lasciavo...), 130, 135, 140 BUUM!
Povera piccola :-)
> La proprietaria precedente aveva fatto montare tra le candele e la
> testata dei raccordi in ottone, che (forse) dovevano servire a
> diffondere meglio la scintilla, o ad evitare che si imbrattassero gli
> elettrodi, o ancora a diminuire il rapporto di compressione per poter
> usare la più economica benzina normale.
> Non mi ero mai accorto che ci fossero.
> Lì, in autostrada, dopo cinque o sei km a tavoletta, per il calore uno
> di essi si deformò, perse la presa su una candela e la sparò via.
Ha bucato il parafango sinistro?
> Fermi in mezzo alle risaie, riuscimmo a chiamare un carro attrezzi
> (novantamila lire!!!), che ci portò in città.
> Invece di trascorrere la notte a Nice-Cote D'Azur, la passammo in una
> bettola a Vercelli.
> Poi, il giorno dopo, con la luce, capimmo quello che era successo e
> sistemammo, molto fortunosamente, le candele.
> La Lancia Fulvia 2C ripartì, ci portò a Nizza e a Cannes e ci riportò
> indietro.
Alla fine la fulvia fece il suo dovere, come sempre!
> La regalai a un carrozziere/collezionista, che la usò per pezzi di
> ricambio, nel
> Luglio 1986, quando comprai la Uno Turbo i.e....
Povera 2C
> Che ricordi...
Grazie :-))
> Viva!!!
Viva Lancia
> Vinicio Loncagni
Ciao
PeoFSZ1600
--
Piero Vanzetti //PeoFSZ1600\\ (39,115,91,TO)
LANCIA Fulvia Sport 1600 (#461 OF 800) RSL 1745
LANCIA Fulvia Coupé 3 (Nuerburgring 2002) RSL 1757
http://www.alma.it/vanzettip/fulvia
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it
> Un mito :-)
> Mio padre nel '67 acquistò la Fulvia GT berlina, verde scuro, interni in
> tessuto color panna, quale erede dell'Alfa Romeo Giulietta che possedeva
> prima. La guidai diverse volte, nel cortile dei box, quand'ero piccolo e
> già appassionato di motori.
Mio padre ebbe le seguenti Fulvia
2C
GT cambio al volante
GT Cambio leva lunga
5 marce seconda serie
Coupé 3
> > Cosa inusuale, aveva il cambio al volante.
> Vero. Il cambio "a cloche" era disponibile solo a richiesta, la nostra
> lo aveva. Ricordo la leva lunghissima, la cuffia a forma di cono e la
> grande pallina nera all'estremità dello stelo. Quattro marce piú
> retromarcia.
Infatti si tratta di due modelli diversi 818.200 per il cambio al volante
e 818.210 per quello a cloche.
Le motorizzazioni potevano essere il 1216 della prima Coupé oppure il
successivo 1231, realizzato per riduzione dell'alesaggio del 1298.
> Mi successe in Nuova Zelanda: le auto con guida a destra montano il
> deviatore per le frecce a destra del piantone, per il tergicristallo a
> sinistra. Gasp. Per fortuna laggiú incroci e bivi sono rari e poco
> trafficati :-)
A me è capitata la stesa cosa in Italia guidando una Fulvia Sport guida a
destra :-))
> Ciumbia :-)
> La nostra GT mi pare dichiarasse 157 km/h di velocità massima. Ricordo
> di aver visto il tamburo del tachigrafo compiere un giro completo e lo 0
> far capolino dietro la finestrella.
> A 3800 giri viaggiava a 100 km/h esatti.
Raporti un po' corti anche per via del 4 marce.
Comunque mi risulta che la velocità massima fosse solo 152, non poco per
una 1200 con una arodinamica inesistente..
> Marco Sala (CAV)
> > Quattroruote provò la vettura nel Giugno 1963.
> > Con un colpo di fortuna inaudito, trovai tra alcune vecchie riviste
> > degli anni '60, destinate al macero, proprio quel fascicolo.
>
> Sarebbe possibile averne una scansione sulla posta privata?
Io ho i fascicoli con la prova su strada sia della 1C sia della 2C, se
interessano...
--
Ciao!
A.°
Lancia Fulvia 2c '66 - Austin Allegro 1100 deluxe '77
Opel Kadett 1.2 sc '87 - Ford Sierra 2.0 Ghia '88
> Occorrerebbe chiedere un parere ad Allegro 1100, che ha tutt'ora questa
> vettura...
Ciao Vinicio,
mi hai chiamato ed eccomi qui! (rispondo a te ma il post va inteso come
risposta all'intero thread)
La mia Fulvia e' esattamente com'era la tua, una 2C bianca del '66.
Mi e' stata regalata circa 2 anni fa dopo che le avevo "fatto il filo" per
molto tempo, abbandonata com'era nel cortile della mia ditta, funzionante ma
in cattive condizioni.
Mio padre nel '67 aveva una GT grigia "fumo di londra", quindi per me era
una vettura con un certo significato e che mi era sempre piaciuta.
Da allora ho iniziato a restaurarla e ad oggi non ho ancora finito del
tutto, mi mancano alcuni dettagli, ma e' tornata comunque in ottimo stato.
Concordo sulla tua descrizione degli interni, molto curati e completi per
l'epoca; i miei sono in similpelle bordeaux, originali.
Delle due chiavi, quella a testa nera e' di portiere e blocchetto
d'accensione, quella bianca per cofano bagagli, cassetto portaoggetti e
tappo benzina.
Lo spazio a disposizione per i passeggeri e' notevole, come capiente e' il
vano bagagli; le forme squadrate di un tempo permettevano dimensioni esterne
relativamente contenute e spazio interno molto sfruttabile.
Degne di nota, oltre alle particolarita' da te citate, le luci di ingombro
portiere, quelle di vano bagagli e motore e la spia starter+freno a mano.
La ghiera verde non e' attorno al blocchetto di accensione, bensi' al
pomello di accensione delle luci. Buffo l'interruttore separato per
l'illuminazione del quadro strumenti.
Veramente efficienti gli abbaglianti, quanto insufficienti gli
anabbaglianti, che evidentemente 40 anni fa, dato il poco traffico, non
dovevano essere molto usati.
La ventola per il riscaldamento e il tergicristallo a una velocita' rendono
problematica la guida sotto la pioggia.
Il cambio a pavimento mi pare non fosse un optional, ma e' stato introdotto
poco dopo la presentazione della GT (che quindi lo aveva al volante sui
primi esemplari) ed era presente su tutte le GTE, nonche' naturalmente le
coupe', le sport e le berline 2a serie.
Dal punto di vista delle prestazioni il 4 cilindri a V stretta si difende
bene; nella versione 2C, pur con una cilindrata (1100cc) a mio parere
insufficiente alla mole della vettura (4m15 di lunghezza e peso di oltre una
tonnellata), eroga ben 70 CV (DIN, non SAE, attenzione!) a 6000 g/min, e
nonostante l'aerodinamica non eccelsa spinge la vettura sul filo dei 150
km/h (provati, raggiunti "di forza" dopo un breve lancio). Per contro le
curve di potenza e di coppia abbastanza appuntite costringono ad usare
"sportivamente" la vettura per sfruttarne al meglio le prestazioni. Sopra i
3000 giri il motore comincia a tirare e fra i 4000 e i 6000 da' il meglio di
se'.
La meccanica, se ben trattata, e' molto robusta. La mia vettura ha, pare,
attorno ai 70-80 mila km e il consumo d'olio e' nullo. Quella di mio padre
aveva superato i 130mila ed era ancora perfetta. L'unico problema e' dato
dai 2 solex doppio corpo sincroni (un corpo per ogni cilindro) di difficile
messa a punto.
Il comando al volante del cambio (a 4 marce + rm) richiede un po' di
abitudine ma non e' scomodo; le marce sono abbastanza ben sincronizzate e
ben scalate; forse la 2a e' un po' corta.
Lo sterzo e' molto pesante in manovra (ricordiamo la trazione anteriore!) ma
si alleggerisce in velocita', non tanto pero' da non permettere il controllo
della vettura anche ai 150. Diametro di sterzata un po' elevato.
Il comportamento su strada e' decisamente sottosterzante e l'assetto
turistico, per contro il confort e' ottimo, anche dal punto di vista
acustico, anche per merito della gommatura a spalla alta (155/80 - 14).
Veramente ottimi anche i freni, a 4 dischi con doppio circuito indipendente
e (sulla mia vettura, ma probabilmente e' stato montato aftermarket)
servofreno per le ruote anteriori. La frenata e' potente e gli spazi di
arresto molto contenuti, anche al confronto di una vettura moderna.
La qualita' costruttiva e' eccellente; materiali, assemblaggio, finiture
sono da berlina di lusso (ricordo i paraurti e tutte le modanature in
acciaio inox e la tripla guarnizione per ogni portiera, per fare degli
esempi).
A 40 anni di distanza dalla presentazione la fama della Fulvia e' ancora ben
presente in tutte le persone sulla sessantina, che in gioventu' l'hanno
posseduta o solo sognata.
Giusto ieri, mentre la stavo lavando, si avvicina un distinto signore: "La
Fulvia, bella, ai miei tempi andava forte!". Mia moglie: "va forte anche
oggi..." Lui: "no, intendevo dire che fra i giovani il fortunato che poteva
permettersela era invidiato da tutti!".
Insomma, una berlina signorile, elegante, giovane, abbastanza sportiva da
non sfigurare nel confronto con le Alfa.
L'oggetto del desiderio di molti.
> Io ho i fascicoli con la prova su strada sia della 1C sia della 2C, se
> interessano...
Devo blandirti o devo minacciarti? :-PP
Mi aspetto di averli sabato.
> A.°
> Veramente efficienti gli abbaglianti, quanto insufficienti gli
> anabbaglianti, che evidentemente 40 anni fa, dato il poco traffico, non
> dovevano essere molto usati.
A volte la dinamo fa anche i suoi capricci generando una tensione
insufficiente.
> Il cambio a pavimento mi pare non fosse un optional, ma e' stato introdotto
> poco dopo la presentazione della GT (che quindi lo aveva al volante sui
> primi esemplari) ed era presente su tutte le GTE, nonche' naturalmente le
> coupe', le sport e le berline 2a serie.
Il cambio delle Fulvia Seconda serie e delle Rallye 1,6 HF ha però un
leveroggio corto rispetto alla leva in acciaio lunga quasi 80 cm delle
'leva lunga'.
La dolcezza di azionamento del leva lunga viene persa, ma soprattutto in
gara si risolve l'antipatico fenomeno della terza che scappa sulle buche.
> Dal punto di vista delle prestazioni il 4 cilindri a V stretta si difende
> bene; nella versione 2C, pur con una cilindrata (1100cc) a mio parere
> insufficiente alla mole della vettura (4m15 di lunghezza e peso di oltre una
> tonnellata), eroga ben 70 CV (DIN, non SAE, attenzione!) a 6000 g/min, e
> nonostante l'aerodinamica non eccelsa spinge la vettura sul filo dei 150
> km/h (provati, raggiunti "di forza" dopo un breve lancio). Per contro le
> curve di potenza e di coppia abbastanza appuntite costringono ad usare
> "sportivamente" la vettura per sfruttarne al meglio le prestazioni. Sopra i
> 3000 giri il motore comincia a tirare e fra i 4000 e i 6000 da' il meglio di
> se'.
La genesi del motore 2C vede la vittoria morale di Zaccone Mina contro
Fessia. Il primo aveva imposto una motorizzazione molto tranquilla in
quanto contrario alla velocità. Il secondo che voleva una motorizzazione
più corposa (1300cc) ricordava ancora i tempi della D50 di F1 di cui aveva
disegnato il motore.
La scelta di un motore poco potente, fatta per mantenere ridotti i consumi
in realtà fu fallimentare in quanto la 2C consuma meno della 1C.
L'ultima evoluzione del motore Fulvia è un 1500 otttenuto per riduzione
dell'alesaggio del motore 1600 che avrebbe dovuto essere alimentato ad
iniezione meccanica Kugerfischer. Ne furono realizzati 4 prototipi ma
l'arrivo di Fiat auto cancellò definitivamente quest'opportunità.
> Veramente ottimi anche i freni, a 4 dischi con doppio circuito indipendente
> e (sulla mia vettura, ma probabilmente e' stato montato aftermarket)
> servofreno per le ruote anteriori. La frenata e' potente e gli spazi di
> arresto molto contenuti, anche al confronto di una vettura moderna.
Il tuo servofreno è certamente aftermarket.
LA frenata si avvale di dischi e di pinze Dunlop, all'avanguardia
mondiale. Ne erano equipaggiate anche Jaguar, Ferrari ecc.
> La ghiera verde non e' attorno al blocchetto di accensione, bensi' al
> pomello di accensione delle luci.
Giustissimo, un lapsus imperdonabile il mio!
> Buffo l'interruttore separato per
> l'illuminazione del quadro strumenti.
Negli anni '50 e '60 era comune, lo montava anche la 500 sino alla
versione L, fu abbandonato nella R.
> Veramente efficienti gli abbaglianti, quanto insufficienti gli
> anabbaglianti, che evidentemente 40 anni fa, dato il poco traffico, non
> dovevano essere molto usati.
Divenivano abbaglianti tutti i quattro fari, sia quelli interni di
profondità sia quelli esterni di norma destinati a posizione e
anabbaglianti. Una pratica purtroppo scomparsa dalle poche auto moderne
a quattro fari, per motivi che mi sfuggono... sarà per risparmiare il
costo del doppio filamento nella lampadina?
> L'unico problema e' dato dai 2 solex doppio corpo sincroni (un
> corpo per ogni cilindro) di difficile messa a punto.
Vero, serviva molto orecchio, una pratica in cui mio padre eccelleva.
Ricordo quanto spesso li registrasse.
> La qualita' costruttiva e' eccellente; materiali, assemblaggio, finiture
> sono da berlina di lusso (ricordo i paraurti e tutte le modanature in
> acciaio inox e la tripla guarnizione per ogni portiera, per fare degli
> esempi).
Molte viti erano ramate, se ben ricordo; i montaggi ad incastro - che
tanto odio - inesistenti. Tutto si montava e smontava con precisione e
affidabilità.
> Divenivano abbaglianti tutti i quattro fari, sia quelli interni di
> profondità sia quelli esterni di norma destinati a posizione e
> anabbaglianti. Una pratica purtroppo scomparsa dalle poche auto moderne
> a quattro fari, per motivi che mi sfuggono... sarà per risparmiare il
> costo del doppio filamento nella lampadina?
Non ci sono piu' i fari di una volta... :-)
Oggigiorno i fari cono costruiti con tecniche e materiali completamente
differenti, fare confronti diventa improponibile.
Con una banale modifica pero' e' possibile rendere anche anabbaglianti tutti
e 4 i fari della Fulvia, ma non l'ho fatto per una questione sia di
originalita' che di assorbimenti (essendo un'auto che circola poco, piu'
risparmio la batteria meglio e').
> Vero, serviva molto orecchio, una pratica in cui mio padre eccelleva.
> Ricordo quanto spesso li registrasse.
Io l'avro' gia' fatto almeno 100 volte, ma sempre con scarsi risultati, e
sono in cerca di qualcuno piu' capace di me che ci metta le mani.
> Molte viti erano ramate, se ben ricordo; i montaggi ad incastro - che
> tanto odio - inesistenti. Tutto si montava e smontava con precisione e
> affidabilità.
Io sono riuscito a smontarla e rimontarla quasi completamente (motore e
ruote escluse) senza rompere praticamente nulla. Ogni cornice di ogni vetro,
per esempio, e' tenuta da 15 piccolissimi bulloncini del 6 in ottone, tutti
con doppia rondella...
L'assemblaggio di una Fulvia doveva essere un'operazione che richiedeva un
tempo non indifferente!
> Non ci sono piu' i fari di una volta... :-)
Vero! :-)
> Oggigiorno i fari cono costruiti con tecniche e materiali completamente
> differenti, fare confronti diventa improponibile.
Senz'altro vero per i fari ultima generazione, che paiono sculture di
arte astratta. Però già la mia Delta Integrale del '92, quattro fari
tradizionali, non commuta gli anabbaglianti in abbaglianti. Semplice la
modifica per adattarla ai vecchi tempi, però ho preferito anch'io
conservare l'originalità.
> Io l'avro' gia' fatto almeno 100 volte, ma sempre con scarsi risultati, e
> sono in cerca di qualcuno piu' capace di me che ci metta le mani.
Se abiti a Milano o dintorni potresti averlo trovato... :-)
> Io sono riuscito a smontarla e rimontarla quasi completamente (motore e
> ruote escluse) senza rompere praticamente nulla. Ogni cornice di ogni vetro,
> per esempio, e' tenuta da 15 piccolissimi bulloncini del 6 in ottone, tutti
> con doppia rondella...
> L'assemblaggio di una Fulvia doveva essere un'operazione che richiedeva un
> tempo non indifferente!
Questo è il motivo per cui considero le auto moderne una sorta di
plasticone usa e getta, costruito per apparire ciò che in realtà non è,
pensato per costare poco anziché per facilitare la vita a chi deve
manutenerlo e donare libidine a chi lo possiede :-(
> Senz'altro vero per i fari ultima generazione, che paiono sculture di
> arte astratta. Però già la mia Delta Integrale del '92, quattro fari
> tradizionali, non commuta gli anabbaglianti in abbaglianti.
Cioe' restano anabbaglianti gli esterni e si accendono gli interni?
Sulla Sierra invece gli esterni commutano anche loro, come sulla Fulvia.
> > Io l'avro' gia' fatto almeno 100 volte, ma sempre con scarsi risultati,
e
> > sono in cerca di qualcuno piu' capace di me che ci metta le mani.
>
> Se abiti a Milano o dintorni potresti averlo trovato... :-)
Milano... zona Sironi!
Dove e quando...? :-)
> Questo è il motivo per cui considero le auto moderne una sorta di
> plasticone usa e getta, costruito per apparire ciò che in realtà non è,
> pensato per costare poco anziché per facilitare la vita a chi deve
> manutenerlo e donare libidine a chi lo possiede :-(
E' anche vero che il prezzo di un'auto oggi e' ormai alla portata di tutti,
mentre un tempo non era esattamente cosi'.
E che la Lancia non ha fatto molta fortuna a costruire cosi' bene le auto,
purtroppo :-(
> Sarebbe possibile averne una scansione sulla posta privata?
Ehm... sono 26 pagine A4...
Venti di prova, due di intervista ad alcuni utenti, più altre quattro
per il "reportage" di un viaggio Milano-Palermo...
Ho una misera connessione normale, e, a parte i tempi di carico e
scarico, si intaserebbero le caselle di posta.
Per il testo, volendo, si può fare, smanettando un po' con l'OCR...
Ma vedo dura scansionare e trasmettere il tutto via internet...
>> Una sola curiosità: consumo a 90 all'ora costanti: 11 km con un
>> litro....
>
> Le fulvia hanno sempre consumato poco grazie al buon rendimento del
> motore. La 2C consuma ancora meno.
Con tutto il rispetto per le vetture d'epoca, il mio intendimento era
l'opposto...
Intendevo dire "...consumava tanto...". ^__^
Anche la mia auto attuale, che ha il 6V turbo e 205 cv, a novanta
all'ora fa 14,6 (dichiarati da 4R) ...
Attualmente, i motori "normali" sono ben oltre i venti con un litro.
>> Sulla mia avevo montato delle esagerate trombe pneumatiche,
>> recuperate da uno sfasciacarrozze.
> Un vero Lancista usa l'avvisatore acustico solo in caso di reale
> necessità.
E' vero, ma io all'epoca ero giovane e un po' pazzerello...^__^
> La manutenzione delle Fulvia è abbastanza onerosa...
>> A conti fatti, la macchina andava a miscela, quasi al due per cento:
> Ciò non è normale, probabilmente è stata spesso tirata a freddo.
Sicuramente, la signora precedente proprietaria non aveva in grande cura
la parte meccanica.
La macchina era intestata a lei, ma era di fatto proprietà del defunto
marito, che faceva il rappresentante.
La maggioranza di quei 110.000 km erano stati fatti nei primi anni.
Scomparso il marito, la macchina restò molto tempo sotto-utilizzata, e
per di più il poco utilizzo era... dannoso: per uscire dal garage,
motore a cinquemila giri e frizione incandescente...
>> Lì, in autostrada, dopo cinque o sei km a tavoletta, per il calore
>> uno di essi si deformò, perse la presa su una candela e la sparò via.
>
> Ha bucato il parafango sinistro?
No, perchè il cavo AT la trattenne... ^__^
>> La regalai a un carrozziere/collezionista, che la usò per pezzi di
>> ricambio, nel
>> Luglio 1986, quando comprai la Uno Turbo i.e....
>
> Povera 2C
>
Si, ora, con il senno di poi, posso dire anch'io "Povera 2C".
Però dovrei dire "Povera 500" (Nuova 500D del 1961, dei miei, che
guidavo nel cortile di casa a 12 anni e che fu la prima macchina che
portai in strada).
E povera 128 ( Fiat 128 primissima serie, 1970, che mio padre tenne per
anni con amorevoli cure. Io conseguii la patente di guida nel novembre
1981, e venti giorni dopo la distrussi in un tamponamento a
catena...:-/ ).
E povera 1100 D (del 1963, non mia, ma con la quale facemmo nel 1983 un
tour Piemonte-Agrigento).
E se penso alle altre macchine che ho avuto per le mani, mi verrebbe da
rimpiangerle tutte, dalle 126 di mia madre (ne cambiò due), alla Uno
Turbo, alla Croma, che mi è durata quasi quattordici anni...
Ciao ciao
> Ehm... sono 26 pagine A4...
> Ma vedo dura scansionare e trasmettere il tutto via internet...
Non preoccuparti, ci penso io, al limite se non riesco a digitalizzare per
sabato (PeoFSZ1600 sa) faccio delle banali ma rapide fotocopie!
> E se penso alle altre macchine che ho avuto per le mani, mi verrebbe da
> rimpiangerle tutte, dalle 126 di mia madre (ne cambiò due), alla Uno
> Turbo, alla Croma, che mi è durata quasi quattordici anni...
Se invece avessi fatto come me, non rimpiangeresti nulla, ma ora avresti il
garage pieno di auto!
> Ehm... sono 26 pagine A4...
Pensavo meno. Grazie comunque, ci pensa Allegro1100
> Con tutto il rispetto per le vetture d'epoca, il mio intendimento era
> l'opposto...
> Intendevo dire "...consumava tanto...". ^__^
Rispetto ad oggi consuma tantissimo, io parlavo in confronto delle vetture
analoghe coetannee.
> Sicuramente, la signora precedente proprietaria non aveva in grande cura
> la parte meccanica.
Il problema di tutte le Lancia. Se la loro meccanica non è curata e
rispettata durano molto poco, viceversa non vanno mai più alla fine.
> Scomparso il marito, la macchina restò molto tempo sotto-utilizzata, e
> per di più il poco utilizzo era... dannoso: per uscire dal garage,
> motore a cinquemila giri e frizione incandescente...
Terribile.
> Si, ora, con il senno di poi, posso dire anch'io "Povera 2C".
Non è una critica, intendiamoci, ma è un senso di nostalgia per una Fulvia
che non c'é più.
> Cioe' restano anabbaglianti gli esterni e si accendono gli interni?
Esatto. Gli interni sono fari di sola profondità, con integrata la
piccola lampadina per le luci di posizione.
> Dove e quando...? :-)
Ci mettiamo d'accordo via posta :-)
> E' anche vero che il prezzo di un'auto oggi e' ormai alla portata di tutti,
> mentre un tempo non era esattamente cosi'.
Mumble, discorso complesso, molto variegato secondo me. Vero sino ai
primi anni '50, poi l'avvento della 600 e della Nuova 500 segnò una
svolta storica nel panorama automobilistico italiano, arricchito di
queste vetturette alla portata di ogni famiglia o quasi. La 600 Fanalone
e la 500D furoreggiano negli anni '60 e primi '70; le 600 Multipla dei
vecchi taxi verdi e neri ancor oggi si ricordano con nostalgia qui a
Milano.
> E che la Lancia non ha fatto molta fortuna a costruire cosi' bene le auto,
> purtroppo :-(
Vero. Come la Rolls Royce, però quest'ultima ebbe almeno il buon gusto
di non abbassarsi a produrre auto anonime e di dubbia qualità.
> > Dove e quando...? :-)
>
> Ci mettiamo d'accordo via posta :-)
Se tu potessi mi faresti un grandissimo piacere... :-)
> Mumble, discorso complesso, molto variegato secondo me. Vero sino ai
> primi anni '50, poi l'avvento della 600 e della Nuova 500 segnņ una
> svolta storica nel panorama automobilistico italiano...
Concordo fino ad un certo punto, la qualita' di una vettura odierna e'
immensamente superiore rispetto ad una di 40-50 anni fa, soprattutto nel
campo delle utilitarie, pur utilizzando materiali obiettivamente piu'
scadenti, o meglio meno "nobili".
> Vero. Come la Rolls Royce, perņ quest'ultima ebbe almeno il buon gusto
> di non abbassarsi a produrre auto anonime e di dubbia qualitą.
Anonime sicuramente, di dubbia qualita' non direi: piuttosto di qualita'
allineata alla concorrenza (che gia' di per se' e' grave...)
> Se tu potessi mi faresti un grandissimo piacere... :-)
Ti ho scritto via posta :-)
> Anonime sicuramente, di dubbia qualita' non direi: piuttosto di qualita'
> allineata alla concorrenza (che gia' di per se' e' grave...)
Già: allineate alla scarsa qualità della concorrenza :-(
La componentistica della mia Integrale (un plasticone) è imparagonabile
all'ottima della Fulvia, cosí come imparagonabile è l'assemblaggio:
tutti incastri e poche viti, una vergogna.