On 2016-11-27, Pierfrancesco <
pierf...@teletu.it> wrote:
> Per varie ragioni (non ultima la consultazione con la consorte) mi e'
> comodo a volte poter fotografare merce di vario genere esposta su
> banconi o vetrine.
>
> Due esperienze: ero a Berlino e mi e' capitato di fotografare un
> bancone della carne in una macelleria; la proprietaria si e' incazzata
> come una belva ! (per fortuna non conosco il tedesco e non ho compreso
> niente delle probabili invettive);
> ho chiesto in un ipermercato di fotografare alcuni cellulari presenti
> in un espositore: l'incaricato, mi ha cortesemente negato il permesso.
>
> Ora io chiedo, ci sono delle norme legali che lo vietano, considerato
> che e' merce pubblicamente esposta ?
Lei sbaglia approccio.
In luoghi pubblici - demaniali - nella natura, insomma fuori dalla
proprieta' privata altrui vale il principio che:
"E' permesso tutto cio' che non e' espressamente vietato."
Ed e' commendevole, essendo lei italiano, che parta da questo approccio.
Ma nei luoghi privati (non importa se aperti al pubblico: ESSI RESTANO
PRIVATI e la prova e' che se in qualsiasi momento il proprietario ordina
la chiusura e l'uscita di tutti, chi si rifiuta di uscire subisce
conseguenze penali, ovvero di "violazione della proprieta' privata"),
nei luoghi privato l'approccio e' inverso, ovvero, qualora il proprietario
mi vieti di fare qualcosa: "ESISTE UNA NORMA LEGALE CHE LO IMPONE DI
LASCIARMI FARE ?"
Come vede, non e' questione se ci sono norme legali che vietano a lei
di fare foto nei luoghi citati, bensi' se esistono norme legali che
mi permettano di obbligare il proprietario a subire la mia voglia di
fare fotografie. E la risposta e' ovviamente, NO: se il proprietario
non glielo permette, lei deve astenersi di fare fotografie. Punto.
A tale proposito, in molte GDO, per evitare disguidi (tipo: "Ma io non
lo sapevo"), c'e' tanto di cartello, uno di questi cartelli che nessuno
legge mai (che strano ...) con scritto:
"E' vietato l'uso della macchina fotografica all'interno del punto di
vendita."
oppure:
"E' vietato fare riprese o fotografie all'interno del punto di vendita."
o qualcosa di simile. Ma attenzione, non e' come per il diritto di
occupazione del terreno altrui concesso dalla legge sulla caccia in
Italia, che impone al proprietari di chiudere con una recinzione a
titolo preventivo il fondo se non vuole che i cacciatori entrino.
Qui il proprietario non ha alcun dovere di avvisarla "prima" che esiste
tale divieto, ovvero non ha alcun dovere di mettere prima il cartello e
poi fare la predica. Invece, in qualsiasi momento il proprietario (o chi
fa le sue veci, come un direttore, etc.) puo' intercettare un cliente
e scortarlo fuori dai locali perche' "stava faccendo fotografie" per
poi fare arrivare le forze dell'ordine onde obbligarla
a cancellare le foto fatte. Non so pero' se la procedura e' piu'
complessa (del tipo, sequestro preventivo dell'apparecchio usato per
lasciare ad un giudice la decisione se ordinare la cancellazione o
meno).
Interessante e' la questione con i giornalisti. Privilegio della cronaca?
In effetti programmi come Striscia la Notizia e Le Iene si muovono in
una zona "grigia".
Con la berlinese e' stato fortunato: la polizia tedesca prende sul serio
i reclami dei suoi cittadini.
Spero solo che la signora non abbia capito che lei era italiano,
altrimenti siamo alle ennesima figura da cafoni da parte nostra.
Quanto da lei raccontato mi ricorda la vergogna di vedere due romani
(riconoscibili dall'accento romanesco) che, nella stazione di King's Cross,
appena entrati nella sala, si sono portati subito ad uno sportello libero
della biglietterie, e subito dopo un povero inglese, con il numero in
mano, cercava di capire quale era lo sportello a cui doveva andare,
visto che erano tutti segnati occupati. Naturalmente la sportellista
avrebbe dovuto chiedere ai due romani il numerino, ma probabilmente
nessuno l'avrebbe fatto a Londra (o almeno venti anni fa non sarebbe
successo: forse oggi, con tutti i cafoni con cui hanno fatto esperienza,
anche i londinesi sono diventati diffidenti ...), prendendo per scontato
che ognuno avrebbe rispetto la fila.