On 2016-08-12, Unili' <
ste...@nospam.unili.it> wrote:
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> C'e' da dire che la qualita' delle apparecchiature elettroniche e'
> drasticamente calata rispetto agli anni '80 e '90; anzi oserei dire che
> la qualita' non esiste piu', neanche nelle marche blasonate.
Se, calcolato il valore monetario storico, si e' disposti a spendere
quanto si pagava allora, la qualita' degli acquisti ritorna
magicamente agli stessi livelli. Certe volte, quello che sembra una
pacchia (prezzi stracciati) diventa una fregatura a lungo termine
(mercato scadente - merce buona scacciata).
...
> Per non parlare poi degli apparecchi non professionali, le vere e
> proprie "cinesate" piene di bug e spesso inutilizzabili... a volte non
> rilasciano neanche aggiornamenti firmware che risolvano i bug ma
> rilasciano direttamente il nuovo modello "cari consumatori, comprate
> quello nuovo".
Anche quello degli aggiornamenti "regalati" (occorre pagare alcuni
dipendenti che nel tempo continuanano a recepire i reclami e studiare
modifiche a rimedio) e' una pacchia, i prezzi non rispecchiano la
differenza dei costi sostenuti dalle aziende.
...snip...
> Negli anni 80 c'era il negoziante che era un appassionato del settore e
> conosceva i prodotti che vendeva che oltre a essere di qualita'
> migliore, erano conosciuti nei pregi e difetti.
C'e' ancora. Basta pagare come si pagava allora.
Grosso modo il valore in lire degli anni '80-'90 e' il valore in euro
di oggi (diviso mille). Dia un occhiata ai listini e ci pensi sopra.
Attenzione pero' a togliere l'IVA. Il fatto che oggi si paga il 22% di
IVA nasconde il fatto che i produttori oggi prendono meno soldi.
> Oggi esistendo 1000 prodotti diversi e il negoziante ha in negozio
> scatole vuote, non puo' conoscere o provare tutti i prodotti pertanto
> non sa consigliarti.
Semplicemente perche' non lo pagate a sufficienza. Oggi la logica e' quella
della GDO, ovvero vendere in massa. Non c'e' tempo per fare le prove, e'
piu' quello perso a spostare merce dal magazzino (fortuna che arriva in
pallet che scarica il trasportatore) in negozio per fare le pile.
Ma se pagate abbastanza per dargli il tempo di riposare tra una vendita
e l'altra e leggersi e cincischiare con il materiale in negozio ...
E poi sicuramente, un commercio basato sulle vendita di massa allontana
gli appassionati dal settore del commercio: non e' vita per la loro
passione.
In un certo senso, il suo e' il lamento di chi vuole la botte piena e
la moglie ubriaca (supposto che da ubriaca sia piu' sopportabile ...).
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> Io un idea ce l'avrei: Amazon potrebbe tenere un tot di prodotti "di
> prova" che "presta" ai clienti che vogliono testarlo: vuoi *provare* la
> macchina fotografica digitale X? Ti prenoti in lista di attesa e appena
> se ne rende disponibile una "di test" amazon te la invia: e' una
> macchina fotografica usata, che hanno gia' testato tutti gli altri
> clienti. La tieni 10 giorni e la provi. Se proprio vogliamo evitare i
> furbi, magari te ne mandano una col firmware taroccato, che su ogni foto
> inserisce una scritta nel mezzo "macchina di prova", rendendo le foto
> inutilizzabili ma permettendo di testare la qualita'.
> Dopo il test restituisci la macchina ad amazon pagando a tue spese la
> spedizione. Se decidi di comprarla, amazon te ne invia una nuova e ti
> storna le spese di rispedizione della macchina di test; se decidi di non
> comprarla, le spese di rispedizione sono a carico tuo.
E' una idea interessante. Se trova un commerciante disposto a provarla e
funziona in termini di costi, sbaragliera' Amazon (o Amazon copiera' lo
schema).
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> Non era una pacchia.
Quando una pratica commerciale rivela insostenibile significa che era una
pacchia per gli acquirenti. Delle due l'una ...
> I prezzi di Amazon erano generalmente di un 10 / 20
> % piu' alti di altri siti di ecommerce o dello stesso marketplace
> (venditori esterni).
Ma e' evidente nei comportamenti che il rapporto tra il servizio fornito
ed il suo costo (la maggiorazione dei prezzi non e' altro che un
corrispettivo per il costo della schema di garanzia - a proposito,
qualsiasi schema di garanzia ha un costo, sempre) era sicuramente
favorevole agli acquirenti. Lo affermo con certezza perche' e' nei fatti
descritti.
Mi sono fatto tentare un paio di volte dagli acquisti delle fiere delle
elettronica. Per un po' e' stato come descritto da un certo Fabrizio: il
valore del risparmio delle occasioni (simile a quello degli acquisti a
distanza sulla rete) compensava le fregature. Ma l'ultima volta sono
state tutte fregature: per esempio, una telecamera inusabile. Ed il
rivenditore, per fare valere la garanzia, chi lo piglia piu' (per le
cifre in gioco) ? Circa 50 euro tra tutto, buttati via. Ovviamente ho
chiuso (e' pure aumentato il biglietto d'entrata).
...snip...
>>> -un venditore non puo' "selezionare" la clientela: gli oggetti in
>>> vendita sul sito costituiscono un offerta al pubblico di cui all'art
>>> 1336 c.c. e se il cliente accetta l'offerta e decide di acquistare
>>> l'oggetto il venditore non puo' tirarsi indietro.
>>
>> Questa non l'ho capita.
>
> Significa che una vetrina con dei prodotti esposti con il prezzo o un
> sito web con dei prodotti esposti con il prezzo costituiscono un'offerta
> di vendita al pubblico.
>
>
https://it.wikipedia.org/wiki/Offerta_al_pubblico
Questa norma vale solo per rivenditori che abbiano la sede in Italia.
Se riesce a forzarla ad Amazon, ci racconti.
In ogni caso, la ratio descritta e' quella di evitare le finte vendite
(vaporware in versione commerciale ?), non quella della selezione
A PRIORI della clientela. In altre parole, alla esclusione
dal sito, non c'e' alcun ristoro in quella norma, a meno di non
interpretarla nella forma corporativistica/fascistoide tipica in
Italia.
> Nel momento in cui il venditore riceve la notizia che un acquirente (uno
> qualunque) ha *accettato* tale proposta, il contratto e' concluso.
Ma se l'acquirente e' escluso a priori dal consegnare l'accettazione, la
norma non si attiva. Per questo non comprendo il suo ragionamento (che
francamente mi pare la forzatura di chi *vuole* costringere qualcuno a
fargli fare un affare).
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Ai bambini americani si insegna i principi base del commercio, invitandoli
a farsi qualche spiccioli vendendo quello che non gli serve o fornendo
un servizio (la limonata ai passanti davanti a casa in una giornata torrida).
Questo probabilmente aiuta questi a capire un po' come si sta dall'altra
parte della barricata, ad evitare di pretendere cio' che non si ha da
pretendere.
Lei ha mai avuto esperienza di commercio spicciolo (rapporto con estranei) ?