grazie in anticipo
ciao a tutti
beh, inanzitutto e' fondamentale conosce la situazione in maniera
piu' dettagliata; si puo' ricorrere all'allontanamento forzato del
coniuge, durante il matrimonio, solo in caso di violenza.
Il fatto che "avrebbe dove andare" e' relativo e opinabile.
L'unica possibilita' sarebbe di farlo ragionare e quanto meno
fare in modo che accetti una separazione consensuale.
In caso contrario,
> procedendo legalmente sulla via di una separazione legale e di un
> successivo divorzio si puo' ottenere che il marito se ne vada anche se
> lui non e' d'accordo sul divorzio?
> Mi spiegate?
Il divorzio e' una cosa da trattarsi in un secondo tempo, con
gli anni. Prima di tutto viene la separazione: i coniugi in pratica
si impongono (consensualmente o forzatamente) un periodo
di distacco per decidere se effettivamente hanno intenzione
di divorziare definitivamente.
Normalmente si preferisce la separazione consensuale quando
uno dei due coniugi ha palesemente ragione sull'altro e quindi
onde evitare inutili spese legali e cause, opta per l'accordo;
in questo caso ci si mette daccordo su casa, beni, soldi ecc...
L'altro caso e' la separazione legale, quando cioe' i due
coniugi non sono daccordo sui termini della separazione o
peggio non sono nemmeno daccordo sulla separazione stessa:
questa strada sara' sicuramente la piu' costosa in quanto
entrambi i coniugi dovranno ricorrere ad un legale che a suon
di ripicche (tra coniugi) e parcelle (per lui) fara' decidere ad
un giudici i termini della separazione.
La separazione con addebito, poi, avviene quando il matriomonio
finisce non per cause "naturali" ma per grave colpa di uno dei
coniugi.
alberto.
>
> ...suppongo di no... :-)
Supponi male. Non serve la pronuncia di divorzio per costringere
un coniuge a rilasciare la casa. La moglie proceda con l'istanza
di separazione e chieda l'assegnazione della dimora (non avendo
il marito diritti sull'immobile e, almeno suppongo, essendo egli
provvisto di occupazione non dovrebbe essere difficile per la moglie
ottenere la casa). All'udienza il Tribunale disporrà l'assegnazione
e stabilirà un termine (e qui compete all'abilità dell'avvocato far
sì che sia molto ravvicinato) entro cui il marito dovrà andarsene
con i suoi soli effetti personali.
--
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> Supponi male. Non serve la pronuncia di divorzio per costringere
> un coniuge a rilasciare la casa. La moglie proceda con l'istanza
> di separazione e chieda l'assegnazione della dimora (non avendo
> il marito diritti sull'immobile e, almeno suppongo, essendo egli
> provvisto di occupazione non dovrebbe essere difficile per la moglie
> ottenere la casa). All'udienza il Tribunale disporrà l'assegnazione
> e stabilirà un termine (e qui compete all'abilità dell'avvocato far
> sì che sia molto ravvicinato) entro cui il marito dovrà andarsene
> con i suoi soli effetti personali.
In media dalla presentazione dell'istanza alla decisione del tribunale
quanto tempo passa?
grazie
ciao
> beh, inanzitutto e' fondamentale conosce la situazione in maniera
> piu' dettagliata; si puo' ricorrere all'allontanamento forzato del
> coniuge, durante il matrimonio, solo in caso di violenza.
No, niente violenza. Solo matrimonio finito, almeno da parte della
moglie, comunque a causa di comportamenti del marito.
> Il fatto che "avrebbe dove andare" e' relativo e opinabile.
Si, forse hai ragione. Si pensava che potrebbe tornare dai suoi, che
senz'altro non si opporrebbero, ma in effetti la cosa non e' cosi'
semplice.
> L'unica possibilita' sarebbe di farlo ragionare e quanto meno
> fare in modo che accetti una separazione consensuale.
Questo eliminerebbe tutti i problemi, ma lui sembra che per il momento
non sia d'accordo.
> La separazione con addebito, poi, avviene quando il matriomonio
> finisce non per cause "naturali" ma per grave colpa di uno dei
> coniugi.
Cosa si intende per colpa "grave"?
grazie
ciao
>
> No, niente violenza. Solo matrimonio finito, almeno da parte della
> moglie, comunque a causa di comportamenti del marito.
beh... dipende dal tipo di comportamento
> Si, forse hai ragione. Si pensava che potrebbe tornare dai suoi, che
> senz'altro non si opporrebbero, ma in effetti la cosa non e' cosi'
> semplice.
infatti... non e' quello che pensi tu che poi viene ascoltato
dal giudice, ma quelli che sono i fatti: sarebbe molto piu'
semplice se lui avesse gia' una casa sua (non dei suoi)
>
> > L'unica possibilita' sarebbe di farlo ragionare e quanto meno
> > fare in modo che accetti una separazione consensuale.
>
> Questo eliminerebbe tutti i problemi, ma lui sembra che per il momento
> non sia d'accordo.
e qui gia' la situazione si complica: se lui non e' daccordo
probabilmente non ammette le sue colpe.
Ma lui e' colpevole di qualche cosa? o semplicemente
non andate d'accordo?
>
> > La separazione con addebito, poi, avviene quando il matriomonio
> > finisce non per cause "naturali" ma per grave colpa di uno dei
> > coniugi.
>
> Cosa si intende per colpa "grave"?
ripetuti tradimenti, violenza fisica, eccesso di autorita',
mancato "consumo" del matrimonio ecc....
Ma tu hai motivi fondati per chiedere la separazione?
Te lo chiedo solo perche' i costi di una separazione,
o divorzio, sono piuttosto alti e a meno di non essere
persone particolarmente abbienti, vi trovereste comunque
entrambi sfavoriti.
alberto.
alberto
>
> In media dalla presentazione dell'istanza alla decisione del tribunale
> quanto tempo passa?
>
> grazie
> ciao
Varia molto da Tribunale a Tribunale. Qui da noi a Brescia circa 2/3
mesi. Comunque anche in questo caso se vi sono oggettive ragioni di
urgenza si possono far presenti al Presidente.
> Ma tu hai motivi fondati per chiedere la separazione?
> Te lo chiedo solo perche' i costi di una separazione,
> o divorzio, sono piuttosto alti e a meno di non essere
> persone particolarmente abbienti, vi trovereste comunque
> entrambi sfavoriti.
Non sono io, si tratta di una coppia di amici. Ti spiego la
situazione, almeno per come la conosco io: trattiamola come un caso
ipotetico.
Sono sposati da due anni, niente figli. Lei ha un negozio (gia' da
prima del matrimonio) nel quale lavora dalla mattina alla sera. Non
sara' perfetta, perche' nessuno lo e', ma penso che non abbia proprio
nessun torto nei confronti del marito, insomma una donna normale.
Lui quando si sono sposati aveva uno stipendio normale da dipendente,
poi piano piano ha ridotto il suo orario di lavoro (lo ha fatto
volontariamente avendone la possibilita', non per problemi del datore
di lavoro) arrivando a guadagnare meno di un milione al mese e si e'
"accasato" e poi ha lasciato il lavoro del tutto. Essendo geometra ha
deciso di aprire un studio suo, solo che nello studio non c'e' mai
(non c'e' neanche una segretaria) e quindi i clienti non arrivano.
L'affitto dello studio glielo pagano i suoi genitori. Adesso e' stato
assunto dal padre, che fa lo stesso lavoro, e quindi ha un suo
stipendio.
Quella che manda avanti la famiglia economicamente e' comunque la
moglie. Bene, mi dirai tu, come ci sono i mariti che mantengono le
mogli ci possono essere tranquillamente le moglie che mantengono i
mariti. Non fa una grinza, solo che lui quello che guadagna se lo
spende tutto per il suo divertimento senza pensare o preoccuparsi
delle bollette e di tutto questo genere di cose, alle quali deve
pensare finanziariamente e anche praticamente (perche' lui proprio non
se ne preoccupa) la moglie.
Lui non ha un lavoro da otto ore al giorno, quando suo padre gli da'
qualcosa da fare, lo fa, pero' e' spesso in giro per i fatti suoi, al
pomeriggio dorme e ha un sacco di tempo libero. Pero' in casa non fa
un tubo. La moglie arriva spesso a casa dopo le otto alla sera perche'
finisce il lavoro nel negozio e mai una volta che lui la aiuti a fare
qualcosa. Se il cane sporca si limita a dire "guarda che il cane ha
sporcato" e la moglie pulisce. Se la moglie gli chiede di non lasciare
tutto in disordine lui dice che sono tutte scemenze e se ne frega, e
la moglie mette ordine.
Fin qui siamo ai peccati veniali, che comunque denotano un
atteggiamento di fondo che mi pare poco bello.
Prima ho detto che spende i suoi soldi per il *suo* divertimento,
perche' la cosa e' cosi': in settimana la moglie alla sera e' stanca e
magari non ha voglia di uscire (oppure deve sistemare qualcosa in
casa) e lui esce con gli amici. Al venerdi' e al sabato magari escono
insieme, poi lui porta a casa la moglie (il "difetto" della moglie e'
che non e' gelosa) e riesce con gli amici. Al
pomeriggio e' spesso in giro con gli amici (in casa non fa neanche i
lavori che "tradizionalmente" fanno gli uomini, tipo tagliare l'erba
in giardino, aggiustare qualcosa, spalare la neve davanti casa, ma
penso neanche cambiare una lampadina).
Il problema e' che quando esce con gli amici torna a casa alle cinque
del mattino completamente ubriaco (e succede spessissimo anche durante
la settimana), e, a parte lo schifo della situazione in se' (e la sua
salute che forse comincia anche a risentirne), fregandosene della
moglie che il mattino dopo si alza alle sette (tanto lui poi dorme)
magari si mette a giocare col cane o accende la tv a tutto volume.
A questo aggiungiamo che quando e' fuori la notte non si sa che fa e
pare che giochi (e perda) anche soldi.
Questa situazione dura praticamente dall'inizio del matrimonio. La
moglie ce la mette tutta per cercare di fargli capire, ma lui non si
rende neanche conto di avere dei comportamenti sbagliati.
Oltretutto non hanno convissuto prima di sposarsi, quindi la moglie di
tutto questo non ha mai sospettato nulla, perche' alla sera quando poi
ognuno andava a casa propria non si vedevano fino al giorno dopo.
Scusa il post un po' lungo, ma questa e' la situazione per come la
conosco io, quindi non si sa se poi sia tutto veramente cosi' o no.
Pero', *se* la situazione fosse questa in tutto e per tutto tu che ne
pensi? Ti sembrano fondati motivi per chiedere una separazione? Che
direbbe un giudice?
Ancora grazie per le tue risposte
ciao
cut
Non sono Avvocato né mi occupo di separazioni e divorzi, ma se il marito è
un perdigiorno dentro e fuori casa, se quello che guadagna non lo investe
nell'andamento familiare, ma lo sperpera al gioco, se si intrattiene in
dubbie frequentazioni, se fa le ore piccole, tornando a casa ubriaco, ci
sono tutti gli estremi di una separazione per colpa.
Infatti, dal matrimonio sorgono tre fondamentali obblighi reciproci (art.
143 co. II c.c.):
1) fedeltà
2) coabitazione
3) assistenza morale e materiale e collaborazione nell'interesse della
famiglia
Recita, poi, il co III dell'art. 143 c.c. "Entrambi i coniugi sono tenuti,
ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di
lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia."
E' da notare che la norma non distingue fra uomo e donna.
La materia è regolata dagli artt. 143 e ss. c.c..
Se uno dei due coniugi contravviene ad uno di questi obblighi con un
comportamento reiterato ed indifferente, in un crescendo continuo (prima ha
diradato le ore nelle quali lavorava in Comune, poi ha trascurato il suo
studio di Geometra, poi è tornato a lavorare col padre, incominciando ad
ubriacarsi ed a tenere comportamenti molesti anche per il vicinato: la tv a
tutto volume), senza il minimo accenno di ravvedimento in due anni, ci sono
tutti gli estremi per una separazione per colpa.
La signora potrà provare quanto sostiene con scritti o testimonianze di
parenti, amici, conoscenti, colleghi, gente che frequenta la casa, lei
stesso, persone che hanno visto il marito lavorare in Comune, ex impiegati
subordinati, persone che lo hanno visto gozzovigliare ubriaco. La moglie
potrebbe rivolgersi, anche, ad un investigatore privato, se è disposta a
sostenere la spesa.
La mutua assistenza è, inoltre, uno dei requisiti fondamentali del
Sacramento del matrimonio cattolico. Se da scritti anteriori al matrimonio o
da testimonianze riguardanti dichiarazioni o fatti anteriori al matrimonio
stesso si riuscisse a dimostrare che il marito si sposò senza l'intenzione
di assistere la moglie, la stessa potrebbe, anche, ottenere la dichiarazione
di nullità del matrimonio presso la Sacra Rota, acquistando, così, la
possibilità di risposarsi in Chiesa. Lo stesso vale per la mancanza di
figli: se gli stessi non ci sono perché il marito o la moglie non li
volevano assolutamente al momento del matrimonio e ciò può essere provato
con scritti o testimonianze anteriori alla celebrazione, il matrimonio
canonico è nullo.
Consiglio alla sua amica di chiedere la separazione al più presto, se le
cose stanno, effettivamente, così, dato che un ubriaco può diventare
violento e dato che lei stessa potrebbe rimanere incinta, costringendo,
così, il figlio ai disagi derivanti dal divorzio dei genitori.
Sconsiglio vivamente di sbattere il coniuge fuori di casa perché, in questo
modo, la moglie passerebbe dalla parte del torto: si ricordi l'obbligo alla
coabitazione di cui sopra. Ha aspettato due anni, può attendere qualche
mese.
Lo stesso art. 146 co II c.c. sancisce che la proposizione delle domande lì
elencate costituisce giusta causa di allontanamento (di chi si allontana di
sua spontanea volontà) dalla residenza familiare, ma non di estromissione
dell'altro. Nè in questa materia vale la compensazione dei torti o il farsi
giustizia da sé: mi rendi la vita un inferno ed io ti caccio fuori di casa.
Pronunciando la sentenza di separazione, il Tribunale stabilirà a chi
assegnare la casa sulla base dell'addebito delle colpe, della titolarità
della stessa, dei redditi di ognuno. Visto che la casa è della moglie e che
il marito non è affidatario di figli, il Tribunale dovrebbe lasciarla alla
signora. Fino ad allora, se non si addiviene ad un accomodamento amichevole,
niente atti di forza che potrebbero rivolgersi contro nullificando le
ragioni di lei ed i torti di lui, ma pazienza e coraggio.
Questi dovrebbero essere due dei "bona sacramentum" necessari per la
validità del matrimonio canonico, l'altro dovrebbe essere l'accettazione
dell'indissolubilità del vincolo, se non erro.
La mia domanda è: nel momento in cui uno dei coniugi ottiene la
dichiarazione di nullità può accedere nuovamente al matrimonio concordatario
o solo alla cerimonia religiosa?
Per celebrare un nuovo matrimonio concordatario devono affrontare prima una
separzione, poi la causa di nullità e infine anche la richiesta di divorzio?
Oppure quest'ultima può essere saltata?
--
Fabio Reghellin
Promotore Finanziario
promotoref...@libero.it
C'è, anche, la fedeltà reciproca.
> La mia domanda è: nel momento in cui uno dei coniugi ottiene la
> dichiarazione di nullità può accedere nuovamente al matrimonio
concordatario
> o solo alla cerimonia religiosa?
> Per celebrare un nuovo matrimonio concordatario devono affrontare prima
una
> separzione, poi la causa di nullità e infine anche la richiesta di
divorzio?
> Oppure quest'ultima può essere saltata?
Le sentenze della Sacra Rota sono sentenze straniere. Un tempo era tutto
automatico: la sentenza di nullità della Sacra Rota valeva nello Stato.
Successivamente, in base agli artt. 796 e ss. c.p.c., occorreva proporre
domanda alla Corte d'Appello del luogo dove la sentenza doveva avere
esecuzione. Adesso, si applicano gli artt. 64 e ss. l. 31 maggio 1995 n. 218
ove è sancito che, in presenza di alcuni requisiti, la sentenza straniera è
riconosciuta in Italia senza che sia necessario il ricorso ad alcun
procedimento. Si è, dunque, tornati al punto iniziale.