Ho cercato un po' in rete, ma non sono riuscito a trovare un significato
giuridico sul significato di "convivenza", e' sufficiente una dichiarazione
particolare oppure e' necessario che anche lei abbia la mia stessa
residenza?
Questo sarebbe un problema perche' lei ha la residenza presso la sua prima
casa e perderebbe tutte le agevolazioni del caso.
Alcuni avvocati in rete parlano di una semplice dichiarazione redatta di
fronte a particolare personale del comune, senza che sia necessario il
cambio di residenza.
Come possiamo fare ?
grazie
MaxMax
Puo' essere utile anche una lettura dell'art. 76 D.P.R. 445/2000.
Convivere -> vivere assieme -> dimorare abitualmente nella stessa
abitazione -> avere la stessa residenza.
Con tutti gli obblighi conseguenti, tra cui quello di richiedere
l'iscrizione anagrafica nell'effettivo luogo di dimora abituale, e
quindi
-> essere entrambi nello stesso foglio di famiglia anagrafica.
Siamo anche avanti in quanto � passata la legge regionale che equipara i
conviventi a famiglie di fatto per determinate agevolazioni.
Ma alla luce della nuova legge non so cosa cambia e se per essere
conviventi basta abitare insieme e non servano pi� un tot di anni.
Perᅵ per quanto riguarda l'andare a trovare in pensione il convivente in
effetti ultimamente una ragazza ci ᅵ riuscita.
Ma cosa gliene importa alla banca se si tratta di una garanzia personale ?
;-)
Mah
Max max
La logica e' corretta, pero' se ad esempio fossimo sposati con 2 residenze
diverse non saremmo piu' considerati conviventi?
MaxMax
>
> Ma cosa gliene importa alla banca se si tratta di una garanzia personale ?
> ;-)
che ti devo dire?
Ogni giorno tirano fuori nuove richieste per accedere al mutuo, oltre ad
aver chiesto una cifra inferiore al 40% del valore dell'immobile , ora
vogliono che il garante sia anche convivente. Mi chiedo se queste richieste
siano legittime o meno a questo punto.
MaxMax
Avendo due residenze diverse, non sareste conviventi.
A parte gli obblighi derivanti dall'art. 143, secondo comma C.C.
>MaxMax wrote:
>> La logica e' corretta, pero' se ad esempio fossimo sposati con 2
>> residenze diverse non saremmo piu' considerati conviventi?
>
>Avendo due residenze diverse, non sareste conviventi.
E cio` che conseguenze ha ?
Lo chiedo perche` sono a conoscenza di molte di coppie di coniugi
(quasi _tutte_ le coppie che conosco e che hanno due case) che
risultano residenti uno da una parte e l'altro dall'altra, e
da lungo tempo, pur continuando di fatto a convivere
Infatti si tratta di furbate praticate per rispettare, cioe` per
eludere, l'obbligo relativo alla prima casa ed anche per ottenere
tariffe agevolate per l'energia elettrica
Poi, al solito, i furbi vengono premiati e si e` aggiunta anche
l'agevolazione ICI
A parte l'omessa vigilanza del Comune che accerti uno stato di
fatto diverso da quello dichiarato, ammesso che la non-con-vivenza
sia effettiva (non ne conosco nemmeno una) cio` non ha nessuna
conseguenza ?
Ciao, Mario
Tutto ovviamente e rigorosamente IMHO (questa e` una clausola di stile)
Nella pratica, poche conseguenze.
L'obbligo di coabitazione dei coniugi previsto dall'art. 143 C.C.
potrebbe essere _uno_ (ma di per se' non sufficiente) degli elementi per
motivare un'eventuale pronuncia di addebito nel procedimento di
separazione giudiziale.
La pronuncia di addebito, nei fatti, non puo' fondarsi sulla _sola_
inosservanza dei doveri coniugali stabiliti da quell'articolo.
>La pronuncia di addebito, nei fatti, non puo' fondarsi sulla _sola_
>inosservanza dei doveri coniugali stabiliti da quell'articolo
Ma soprattutto addebito a quale dei due coniugi ?
Entrambi avrebbero in-osservato
Evidentemente a quello che abbia abbandonato il tetto coniugale, con
atto unilaterale, senza il consenso dell'altro coniuge e violando cosi'
l'obbligo della coabitazione.
Non si concreterebbe pero' tale violazione quando risulti legittimato da
una "giusta causa", vale a dire dalla presenza di situazioni di fatto
(ma anche di avvenimenti o comportamenti altrui) di per se'
incompatibili con la protrazione di quella convivenza, ossia tali da non
rendere esigibile la pretesa di coabitare.