On 11/09/18 08:45, Unilì wrote:
> Dopo dura riflessione, Roberto Deboni DMIsr ha scritto :
>
>>
>>> Ma non occorre farlo
>>> esplicitamente. Dichiararsi amici di qualcuno che sarà colui
>>> che dovrà intervenire in tale circostanza significa in pratica
>>> dare l'idea che quel qualcuno agirà in maniera non imparziale.
>>
>> Solo in un mondo dove "colui che dovranno intervenire" sono
>> notoriamente dei corrotti.
>>
>> Non sto neanche a leggere, perche' implica, d̶a̶ ̶p̶a̶r̶t̶e̶ ̶d̶e̶l̶l̶'̶a̶c̶c̶u̶s̶a̶t̶o̶r̶e̶,̶
>> ̶l̶'̶i̶n̶s̶u̶l̶t̶o̶ ̶v̶e̶r̶s̶o̶ ̶l̶e̶ ̶f̶i̶g̶u̶r̶e̶ ̶i̶s̶t̶i̶t̶u̶z̶i̶o̶n̶a̶l̶i̶.̶
>
>> dover leggere una sentenza della Cassazione che mi da torto
> (fix)
>
>
https://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_16566.asp
>
> (la parte sopra il "fix" ovviamente l'ho messa io).
Puo' scrivere quello che vuole, ma resta una "citazione sporca"
(dirty quoting) un modo spregevole si di insultare, sia di
prepotenza con la tastiera (il "distorcere" lo scritto altrui
e' il massimo del violenza, equivalente a strappare dalle
mani lo scritto altrui, e riscriverlo a modo proprio).
Non lo faccia se non vuole uno scontro permanente.
> Lei con la scusa del diffamare le figure istituzionali ha smesso di
> "leggere" ma soprattutto di quotare quando il post era praticamente
> finito e mancava solo la sentenza della Cassazione:
>
>
> ==== dal sito linkato ====
>
> Cassazione: 'tu non sai chi sono io' è reato di minaccia. E' irrilevante
> l'indeterminatezza del male minacciato
E' un esempio della deriva fascista anche nel sistema giudiziario.
A chi afferma che i giudici non sbagliano mai, faccio notare
quanto ballerina e' la loro giurisprudenza.
"te la farò pagare"
Questo e' sicuramente minaccia, e non ha alcuna rassomiglianza
con il "tu non sai chi sono io". MA PERDIANA! Io posso dirlo,
con intenzione di difesa attiva, non aggressiva come il "te
la faro' pagare". Cioe 'un "tu non sai chi sono io" e'
anche plausibilmente da intendere come un "io mi so difendere
dalle aggressioni" (per conoscenze, o altro) che e' un "diritto
di chiunque", non solo un privilegio dei giudici.
> La vicenda presa in esame dai giudici di Piazza Cavour riguarda una lite
> intercorsa tra due donne per via di un parcheggio.
>
> Durante la lite l'imputata aveva detto alla persona offesa che non aveva
> capito con chi aveva a che fare e che glie l'avrebbe fatta pagare.
Questa e' chiaramente una minaccia, ma non per il "non avere
capito con chi aveva a che fare", ma perche' seguita dalla
promessa di un reazione attiva.
> Aveva
> anche aggiunto che non gli conveniva mettersi contro di lei avendo un
> fidanzato avvocato.
Questa frase, fuori dal contesto precedente di una reazione,
e' una condizione ambigua. Il fatto di avere un fidanzato
avvocato non significa automaticamente "te la faro pagare",
ma e' come l'esibizione di colori di certi insetti, cioe'
il messaggio e' "io sono pacifico, ma se mi mangi non ti
piacera'"
> L'imputata aveva tentato di difendersi mettendo in risalto il carattere
> generico delle parole pronunciate che, a suo dire, non sarebbero idonee
> a determinare nel soggetto passivo un qualunque stato di timore.
Ed invece si': "te la faro' pagare" non lascia alcun dubbio
sulle intenzioni.
> Una tesi che non ha fatto breccia nei giudici di Piazza Cavour secondo i
> quali neppure il fatto che le due donne si siano lasciate andare ad
> intemperanze verbali reciproche può fa venir meno l'autonoma rilevanza
> di espressioni intimidatorie.
>
> Vedi anche nella sezione guide legali: "il reato di minaccia"
Leggendo le sue argomentazioni, rifiutandomi ancora di saltare al
suo sito (ma quando imparerete che la rete non e' il verbo ?)
mi pare evidente che lei ha travisato notevolmente la portata
della sentenza dei giudici, che in ogni caso, ripeto; non sono
infallibili.