Attento, sig.W, la formulazione personale e dileggiante utilizzata nei
miei confronti le potrebbe costare una querela per ingiuria. Il "caro"
se lo puo' tenere. E l'appellarmi con il mio nome, oltretutto in
stampatello e' chiaramente spregiativo. Ci sono alcune sentenze della
Cassazione che spiegano che l'insulto, l'ingiuria, non e' detto sia nella
scelta di parole ingiuriose, ma di come anche parole isolatamente innocue
vengono associate insieme.
In quanto alla diffamazione, se qualche mercenario vuole farsi avanti con
nome e cognome, affermando: "io sono uno di quelli insultati", faccia pure,
che lo querelo per calunnia, perche' la definizione che utilizzo e'
corretta. Ho anche spiegato il perche' e con quale significato utilizzo
tale termine. Mi ripeto per chi e' tardo di memoria, oppure e' nuovo:
"Abbiamo due tipi di amministratori condominiali: il "condomino" e quello
"esterno". In varie situazioni (ad esempio, quando si tratta del problema
del conflitto di interessi oppure della discussioni di aspetti delicati
in assemblea, per cui si dovrebbe mandare l'amministratore FUORI dalla
sala), occorre distinguere tra le due figure. La proposta di scrivere
amministratore-condomino verso amministratore-professionista e' stata da
me bocciata per il semplice motivo che ci troviamo ad implicare che
l'amministratore-condomino non possa essere un professionista, quando
sappiamo invece che molti condomini sono professionisti e quindi se
fanno gli amministratori sono amministratori-professionisti, anche se non
lo fanno di mestiere. Cio' che distingue invece indubbiamente gli
amministratori che lo fanno "per lavoro" e' che sono pagati per farlo,
ovvero secondo il corretto uso del dizionario, svolgono una attivita'
mercenaria. Il che toglie ogni dubbio. Ogni volta che utilizzo il
termine "mercenario" percio' e' quando voglio ricalcare la presenza di un
conflitto di interessi, come il caso descritto, in cui l'amministratore,
che in teoria dovrebbe essere ASSOLUTAMENTE indifferente alle scelte
assembleari sulle cassette postali, ha in realta' l'incentivo della
percentuale (mi riferisco a quella concordata nella offerta di incarico,
non alla cresta, che pure spesso c'e' e che triplica "l'incentivo") sui
lavori. E' cosi' accaduto a me, ove mi sono trovato a litigare con un
amministratore che voleva forzare la votazione a favore delle cassette
sulla strada (MA CHE CAVOLO GLIENE FREGAVA ?!!! --> riposto, e' il mio
dovere di amministratore ... anche questo e' logica "fascista" che
spieghero' sotto o se preferite, in certi casi, da "kapo").
In quanto al termine "fascista" ho spiegato piu' volte che non lo utilizzo
come riferimento ad una associazione presunta ad Ordine Nuovo oppure
alla estrema destra, ne tanto meno come insulto, come spesso viene
utilizzato dalla sinistra verso persone che disprezzano.
Quando scrivo "fascista" intendo invece proprio l'adesione culturale
ai principi dello stato fascista, senza la violenza degli squadristi,
olio di ricino, magnanelli ed il simbolismo del fascio littorio e di un
capo unico (il duce). Se togliete queste cose, quello che resta e' una
struttura statale che pare essere il modello dell'Italia di oggi.
Ed i cittadini oggi, cresciuti per la maggior parte nel dopo guerra,
in una scuola che mi sembra non sapevano insegnare i principi democratici
(perche' gli insegnanti a suo tempo NON LI CONOSCEVANO) esprimono spesso
questa cultura; non e' facile spiegare cio' in cui si e' immersi, ma
provo con alcune frasi che ritengo tipiche della cultura fascista
(senza volere dare del "fascista" come "insulto" a nessuno):
a) me ne frego
b) cosa fa lo Stato per me
c) cio' che non e' espressamente permesso e' vietato
d) fino a prova contraria, il cittadino e' un bugiardo
e) il cittadino e' colpevole fino a quando non dimostra la sua innocenza
Spero di essere riuscito almeno a scalfire le certezze di chi non ha
mai conosciuto altra societa' che quella in cui vive (qualcuno lo
definisce: provincialismo, ma sono stufo di leggere che la gente si
sente insultata).
E non dimentico, che chiederei conto al giudice se e' lecito citare
una legge superata, che, stranamente, considerando il conflitto di
interesse per cui ogni lavoro in piu' e' un guadagno per il mercenario,
favorisce il mercenario nel fare credere al condomino ignaro che la
cassetta postale sarebbe obbligatoria, quando in realta', dal 2008
vale l'alternativa:
"In MANCANZA, il ritiro dell'invio avverra' presso l'ufficio postale
previo AVVISO DI GIACENZA."
che non ha nulla di strano, perche' e' come da sempre viene gestita
la consegna delle spedizioni da parte dei corrieri.
Anzi, proprio su questo punto e' intervenuto un altra regolamentazione
(ripeto "regolamentazione") verso il servizio universale:
DM del 7 Ottobre 2008, pubblicato su GU n.252/2008
art.2
1. Il criterio di distribuzione degli uffici postali e' costituito
dalla distanza massima di accessibilita' al servizio, espressa in
chilometri percorsi dall'utente per recarsi al punto di accesso piu'
vicino, per popolazione residente.
2. Con riferimento all'intero territorio nazionale, il fornitore
del servizio universale assicura:
un punto di accesso entro la distanza massima di 3 chilometri dal
luogo di residenza per il 75% della popolazione;
un punto di accesso entro la distanza massima di 5 chilometri dal
luogo di residenza per il 92,5% della popolazione;
un punto di accesso entro la distanza massima di 6 chilometri dal
luogo di residenza per il 97,5% della popolazione.
3. Il fornitore del servizio universale assicura l'operativita' di
almeno un ufficio postale nel 96% dei comuni italiani.
4. Nei comuni con unico presidio postale non e' consentito
effettuare soppressioni di uffici postali.
5. Nei comuni di cui al comma 4 e' assicurata un'apertura non
inferiore a tre giorni e a diciotto ore settimanali.
Che serve proprio ad evitare che il cittadino che utilizzi la scelta
del ritiro allo sportello, sia costretto a fare viaggi di decine di km.