Ancora una volta: "elusione fiscale" non ha nulla a che fare con il
"sottrarsi ad una legge fiscale". L'ottica di implicare un "sottrarsi" e'
di chi vorrebbe criminalizzare l'elusione fiscale con l'ovvio ed unico
intento di incrementare ancora di piu' le entrate fiscali.
> ho voluto sottolineare questo termine in quanto se non
> lo fosse sarebbe permesso,
Non sono sicuro di capire questa doppia glissata, ma mi limito a precisare
che la "elusione fiscale" *e'* permessa!
> intendo partecipare con Terzi ad eludere le tasse.
L'elusione fiscale fatta da solo o con terzi resta semplice
elusione fiscale.
> Come ? L'esempio classico è quello di non richiedere
> scontrini,fatture, ricevute in modo tale da o averne un tornaconto
Questi atti non rientrano in alcun modo nella definizione di
"elusione fiscale". Punto.
La invito a rileggere la definizione e distinguere tra gli effetti
immediati di una azione (che possono essere classificati sotto la
definizione linguistica di di "elusione fiscale") e effetti
"probabilistici" (lei implica oltre tutto un meccanismo causa-effetto
come automatico quando non solo non e' affatto certo, ma oggi giorno
e' sempre piu' creduto falsamente da parte di consumatori che spesso
sono piu' maligni del lavoratore autonomo medio),
> oppure fregarsene.
Questo poi non c'entra nulla, neanche indirettamente, con "elusione
fiscale". E' la differenza tra lo stupido ed il bandito nella
classificazione dell'economista Cipolla (quello della teoria sulla
stupidita').
> Ciò implica che il Terzo non dichiara redditi
> tassabili
Questa e' una sua presunzione, oltretutto oggi a bassa probabilita' di
avere un fondamento: se oggi non contratta chiaramente un prezzo diverso
(minore), in mancanza di fattura o scontrino, lei non mi puo' provare in
nessun modo che LEI tragga un vantaggio. Nella mia definizione chi
non chiede fattura, senza null'altro contrattare, non fa neanche
lontanamente ed indirettamente "elusione fiscale" perche' non trae alcun
vantaggio economico ovvero e' uno "stupido". Ma chi invece chiede fattura
come "ricatto" per contrattare uno sconto, parimenti non fa
"elusione fiscale" ma e' in questo caso indubbiamente reo di "evasione
fiscale", ovvero e' un "bandito".
> e non paga l'IVA.
Divagazione sul tema:
Anche lei mi fa l'errore di credere che il fornitore "paga" l'IVA ?
Proprio in campo fiscale, la precisione della terminologia e' critica:
il fornitore "versa" l'IVA, che invece e' "pagata" (e trattenuta) dal
cliente.
> Un altro esempio è quello del codice
> fiscale, ovvero non utilizzarlo per non essere sottoposti a controllo
> da parte del fisco.
Non utilizzare un "codice fiscale" giustificandolo con la ragione di non
volere essere sottoposto a controllo fiscale non e' in alcun modo
definibile come "elusione fiscale", ma e' chiaramente un atto di
"evasione fiscale" !!!
Infatti, se questa fosse l'intenzione dietro l'"eludere" (attenzione
al diverso significato del termine, che ho scelto deliberatamente
per evidenziare come la sua tesi gioca sulla ambiguita' dell'uso
del verbo in senso astratto da quello della definizione fiscale)
ovvero la scelta di occultare operazioni fiscalmente rilevanti, allora
SENZA ALCUNA OMBRA DI DUBBIA si tratta di EVASIONE FISCALE (ancora una
volta, l'occultamento di operazione che vadano a variare in negativo
le entrate fiscale e' una violazione delle leggi).
Chiariamo e precisiamo una aspetto determinante perche' sia "elusione
fiscale": DEVE ESSERE FATTO ALLA LUCE DEL SOLE, ovvero l'"elusione
fiscale" non e' mai occultamento, clandestinita', nascondere o altrimenti
mascherare cio' che si fa.
(attenzione: lei, come negli ultimi anni il fisco nazionale, sta mettendo
la questione sul piano di una "guerra alle intenzioni" ed e' in questi
termini in cui le sto evidenziando l'ulteriore errore semantica e
linguistico della sua tesi: e non credo che sia piu' necessario che ricordi
a tutti chi sono coloro che utilizzano l'errore semantico e linguistico)
Faccio un paragone: si ha "obbiezione fiscale" solo se si esterna, ovvero
si dichiara nelle dichiarazione ed esplicitamente con messaggi e
dichiarazioni cio' che si sta faccendo e le intenzioni perseguite.
Altrimenti non e' "obbiezioni fiscale", ma "evasione fiscale".
La differenza e' lampante, perche' nel primo caso ci si rifiuta di pagare,
ma senza occultare alcun elemento che permetta al "fisco" di calcolare
quale e' l'imposta dovuta, anzi spesso l'obbiettore fiscale fa anche il
calcolo corretto, esplicitando quale e' la somma che si rifuta di pagare.
La collettivita' ha cosi' a modo di gestire il 100% dei casi, senza
che nulla sfugga, sanzionando (o in uno stato civile, valutando le ragioni
di chi protesta in tal modo civile, sottoponendosi alla discrezionalita'
dei funzionari) l'obbiettore. Alla fine la comunita' non subisce danno,
anzi semmai e' l'obbiettore fiscale che si carica di costi ulteriori
(evidentemente diposto a pagarli, onde evidenziare pubblicamente il suo
malessere personale o come cittadino, in modo civile, senza violenze).
L'evasore fiscale invece, occultandosi, rende difficile anche la sua
stessa individuazione, ma cosa piu' importante, dimostra un totale
disprezzo o rigetto della opinione o delle ragioni della collettivita'.
E causa quindi un grave danno alla collettivita' (sottraendosi al suo
dovere/obbligo).
Lei sta faccendo quel tipo di confusione che non permette, ad esempio, di
distinguere tra chi ha operato deliberatamente le violazioni e chi ha
operato un ravvedimento operoso. Presume, cioe', la colpevolezza,
caricando l'accusato dell'onere di dimostrare la propria innocenza.
Il contrario cioe' della logica di una legislazione del diritto individuale.