On 04/07/18 14:44,
ant.r...@gmail.com wrote:
> Oramai da due anni nel mio condominio il riscaldamento centralizzato non
> funziona. Il prossimo sarà quindi il terzo anno al freddo.
E' rotto ?
> Per varie ragioni (un debito esorbitante verso il fornitore
> del gas causato dal fatto che il precedente amministratore
> preferiva intascare le quote condominiali anziché pagare le
> bollette
Non capisco perche' i condomini, in generale, non vogliono mai
nominare un rappresentante "ufficiale" (il cosidetto componente
di un consiglio di condominio, e non il solito cosidetto
"caposcala", senza responsabilita' e senza gloria), fornendo
il nome ufficialmente alle aziende di grosse forniture, con
l'indicazione che in caso di contenzioso, di comunicare copia
delle messe in mora, al consigliere nominato.
Meglio ancora se, visto che oggi si fatto tutto con bolletta
elettronica, ogni volta si manda copia della fattura elettronica
anche al consigliere, cosi' non solo puo' verificare eventuali
morosita', ma anche controllare l'andamento delle tariffe.
E poi accadono di queste cose.
>, oltre a vari e molto ingenti lavori di riparazione che da
> anni aspettando di essere effettuati sull’impianto) molto
> probabilmente non verrà più riattivato.
Ed allora, perche' non ufficializzare la cosa ?
> Molti condomini si stanno staccando e si stanno mettendo una
> caldaia ognuno per proprio conto, senza però chiedere alcuna
> autorizzazione all’assemblea.
Non importa, visto cosa scrive dopo.
> Anche io vorrei mettere il riscaldamento autonomo. Per essere
> però sicuro che nessuno abbia nulla da chiedermi nel caso
> (molto improbabile) che un giorno l’impianto centralizzato
> venga riattivato, pensavo di mandare prima una diffida formale
> all’amministratore.
>
> Nella diffida fisserei un termine entro cui l’impianto dovrà
> essere reso funzionante. Decorso tale termine mi riterrò libero
> di staccarmi e di mettere il riscaldamento autonomo.
Ma perche' rischiare di rovinarsi la vita in futuro ? Non e' che
la sua posizione sia diversa di chi si fa la caldaia
autonoma. (per cui non esiste alcun obbligo di chiedere il permesso,
ma da dove le viene questa convinzione ?)
La procedura piu' intelligente, sulla base delle informazioni
che ha fornito, e' prendere un foglio, scrivere sompra che si
vuole la convocazioni di una assemblea urgente entro dieci
giorni, con ordine del giorno:
* dismissione impianto di riscaldamento centralizzato e quindi
cessazione del servizio centralizzato, con invito ai condomini
non ancora provvisti di riscaldamento autonomo a farselo
Come motivazione si mettera che a fronte dell'enormita' delle
spese di riparazione e ristrutturazione, costa meno farsi un
impianto autonomo; inoltre l'esperienza passata mostra che
l'impianto centralizzato presenta rischi finanziari che la
maggioranza non vuole piu' trovarsi ad affrontare.
Poi faccia il giro dei condomini che lei sa hanno gia' fatto
la caldaia autonoma e la faccia firmare. Se ha almeno 2 firme
ed minimo un sesto dei millesimi, se l'amministratore, ricevuta
la richiesta cosi' sottoscritta, non provvede con rapidita',
puo' essere revocato d'ufficcio su richiesta di un solo
condomino tramite la procedura della volontaria giurisdizione che
non richiede avvocato ed e' una procedura semplificata in cui il
condomino presenta la sua richiesta direttamente al giudice
incaricato. Se dopo un mese, l'amministratore non vi ha
ancora fissato la data dell'assemblea, puo' telefonargli
e spiegarli che non si da' una mossa, e' pronto per andare
alla cancelleria delle volontaria giurisdizione per la sua
revoca. Vedra' che si sveglia.
> Ritengo infatti che il condominio non possa costringermi a stare
> collegato ad un impianto che non intende far funzionare.
Ritiene male. Come sempre, le vie semplici sono trappole per ingenui.
> Che ne pensate?
Che deve sempre ricordarsi che siamo in Italia e del tipo di
professionisti abbiamo a disposizioni dei cittadini comuni.