Maurizio
Premesso che, al di la delle tolleranze +/- 1°, il differenziale fra la
temperatura rilevata e quella stabilita dalla norma non mi sembra eccessiva.
Va detto che l'impianto centralizzato deve, in genere, servire una
realta' complessa come quella di un fabbricato condominiale. Ogni unita'
immobiliare ha la sua esposizione, la sua distanza dalla centrale termica e
cosi' via; ogni impianto ha le sue caratteristiche strutturali e di
dimensionamento e di coibenza. La temperatura prescritta dalla norma deve,
ovviamente ed intuitivamente, essere mantenuta nella unita' immobiliare piu'
disagiata. I livelli termici erogati nelle altre unita' immobiliari saranno
conseguenti.
A titolo meramente esemplificativo si pensi alla differenza tra la
temperatura rilevabile in un primo piano, magari poco sopra il locale della
centrale termica e quella ad un piano attico ( fermo restando che rifare la
coibentazione del tetto sarebbe abbastanza costoso ) magari posto nella
scala contigua ( distanza, in un fabbricato non particolarmente esteso, di
tubazione circa 60 mt. con le " mitiche " coibentazioni esistenti ).
Ove il problema dell'eccessivo calore fosse sufficientemente sentito
anche da altre persone, si rammenta che le modalita' di erogazione del
servizio riscaldamento, compatibilmente con gli orari vigenti per zona
climatica , sono stabilite in Assemblea, alla quale, per il servizio in
parola, possono intervenire, con diritto di voto, anche i conduttori.
Ove, invece, tale problema non fosse cosi' diffusamente sentito, non
restera' altro da fare che " aprire le finestre ".
Saluti Fabio
Maurizio ha scritto nel messaggio <7cb1vh$9at$1...@news.flashnet.it>...
Non credo che l'obbiettivo della legge sul risparmio energetico sia
raggiungibile attraverso questa interpretazione.
Se ci sono delle dispersioni di calore dovute all'impianto mal congegnato
dovrebbero essere rimosse onde permettere al condomino di non morire
arrostito e quand'anche aprisse le finestre di non subire oneri da
riscaldamento per cattiva gestione energetica.
Dato che ti conosco come buon ricercatore di giurisprudenza ti sarei grato
volessi trovare un eventuale decisione della nostra suprema Corte (se
esiste).
Un saluto.
Lino P.
lin...@infuturo.it
Saluti Fabio
Lino Petrella ha scritto nel messaggio <7ce37h$cgv$1...@serv2.iunet.it>...
Leggo diverse risposte di tipo burocratico/amministrativo.
Non si potrebbe proporre qualcosa di tecnico all'assemblea ?
L'impianto, dalla descrizione data, se non č mal regolato č quantomeno
sbilanciato, quindi installare delle elettrovalvole con relativi
contaore di funzionamento pilotate da semplici termostati ambiente
permetterebbe temperature confortevoli, risparmio energetico e
corretta ripartizione dei costi di riscaldamento.
O almeno si puň tentare di chiudere parzialmente i rubinetti dei
singoli radiatori !
MazE
per rispondere togliete gli asterischi dall'email
Distinti saluti
Bettetini Nicola
Nicola Scutti ha scritto:
ma mi sono chiesto perchč non spegni o abbassi semplicemete i termosifoni??
Ti risparmieresti anche di dover aprire le finestre come qualcuno ha giustamente suggerito
come alternativa.
E cosě anche gli altri condomini che si lamentano della temperatura troppo alta e per i
costi:
dove sta scritto che devono sempre tenere acceso tutto a "manetta"???
Ma forse speravate in una risposta legale piů attinente al NG... ;-)
Ciao
Fabio
>Forse sembra una scicchezza detta da un incompetente in materia di diritto del condominio,
>
>ma mi sono chiesto perchè non spegni o abbassi semplicemete i termosifoni??
Probabilmente non ne hanno la possibilità:
Se l'impianto è centralizzato c'è solo un orologio con l'orario di accensione in
centrale termica oltre ad una valvola con centralina climatica.
Sulla centralina c'è un potenziometro con la regolazione del fattore 'k' che
determina la temperatura dell'acqua di mandata rispetto alla temperatura esterna
ed in definitiva la temperatura che si vuole raggiungere negli ambienti.
Solo che magari ci sono ambienti male isolati o disposti in modo sfortunato,
dove la dispersione di calore è maggiore e per far raggiungere quella
temperatura in quei luoghi si arrostiscono gli altri.
Sicuramente una buona controllata da un tecnico VALIDO (a trovarlo...)potrebbe
migliorare la situazione .
Poi comunque c'è la solita vecchietta che ha sempre e comunque freddo (anche se
in casa ci sono 25 gradi) e vuole il radiatore bollente e ha tutto il tempo che
vuole per scocciare l'amministratore da mattina a sera.
Fabio ha scritto nel messaggio <7cftcg$a7h$1...@news.flashnet.it>...
Accesso in ogni singola proprieta', modifica dell'impianto, applicazione
delle valvole, addebito di costi a persone alle quali non " gliene potrebbe
interessare di meno ".... e cosi' via.
>trattasi di intervento abbastanza semplice che permette di regolare la
>temperatura per singola stanza, permettendo anche un notevole risparmio
>energetico.
Contestazioni in merito alla ripartizione delle spese. Non sara' piu' valido
il criterio della superficie radiante installata ( elemento di riferimento
per la compilazione delle tabelle m/m di uso riscaldamento ). Quindi
installazione di contatori di calore ad ogni singolo radiatore, servizio di
lettura consumi e ripartizione degli stessi. Oneri conseguenti.
Contabilizzazione delle dispersioni termiche dell'impianto. Attribuzione dei
consumi conseguenti alle dispersioni stesse .....
Potrei continuare. Cio' significa ( o significherebbe ) trasformare un
impianto centralizzato in uno a contabilizzazione di calore: cosa buona
non la condivido ma .... cosi' si dice ) e fattibile ma non cosi' semplice
come ...... " mettemo ddu' valvole e amo risorto ".
Cordialita' Fabio
L'unica risposta ragionevole, IMO, č: agisci sui detentori dei corpi
scaldanti (la prossima volta perň sarebbe utile conoscere di che tipo sono
i corpi scaldanti medesimi).
Saluti
>
> Ove, invece, tale problema non fosse cosi' diffusamente sentito, non
>restera' altro da fare che " aprire le finestre ".
>
Che i condomini pensino che non esistano altre alternative percorribili tra
costose modifiche di impianto e l' " aprire le finestre " posso anche
capirlo.
Non capisco quando ad accettarlo (anche se come soluzione estrema) è un
amministratore.
Molto più semplice (ed economico per tutti) è chiudere i caloriferi.
La temperatura dell'impianto va regolata per favorire l'utenza più
disagiata, i condomini che in appartamento non riescono a scendere sotto i
23°C devono semplicemente regolare le valvole in uscita dai termosifoni in
modo da arrivare alla temperatura desiderata (diminuendo la portata si
riduce la quantità di calore introdotta nell'unità di tempo).
Se tutti si comportano in questo modo il consumo colettivo dell'immobile
cala (e spesso sensibilmente) e di conseguenza calano anche le bollette,
senza che gli appartamenti termicamente meno fortunati vengano penalizzati.
E vero che in questo modo gli appartamenti meno energivori pagheranno più di
quanto realmente consumano, ma pagheranno sicuramente molto meno di quanto
pagavano prima (magari aprendo le finestre).
Dovere dell'amministratore è anche spiegare queste cose.
Bisogna rimuovere il luogo comune per cui si pensa che in un impianto
centralizzato è inutile attuare interventi personali di risparmio energetico
visto che in ogni caso poi bisogna pagare ugualmente indipendentemente dal
consumo.
Quanto si paga è una quota parte del consumo totale. Se tutti nel loro
appartamento si occupano di non sciupare calore il totale diminuisce e la
quota parte anche.