Dato che è uso comune incentivare i propri dipendenti nella vendita di
polizze non legate all'auto, gradirei sapere come vi comportate coi vostri
impiegati: fatte 100 le vostre provvigioni, quanto retrocedete ai vostri
dipendenti (o quanto è giusto secondo voi retrocedere, nel caso non ne
abbiate)?
Ringrazio in anticipo per le vostre risposte, spero numerose.
Stefano G.
Stefano G. <stg...@libero.it> wrote in message
436fa9e4$0$8489$5fc...@news.tiscali.it...
Giuliano, Stefano NON è un agente ma dipendente di agenzia :-) :-)
Ciao
--
Giampaolo Natali
natalia...@NOSPAMlibero.it
> Giuliano, Stefano NON è un agente ma dipendente di agenzia :-) :-)
> Ciao
>
LOL.. dai scoprite un poco le carte!
Se tu fossi più attento avresti letto da tempo che Stefano Greco non è un
agente.
Lo ha scritto lui stesso in svariate occasioni.
--
Giampaolo Natali
natalia...@NOSPAMlibero.it
Giampaolo, ovviamente una tua considerazione/risposta al quesito posto è
particolarmente gradita.
Ciao
Stefano
Grazie.
S.
Ciao
Mauri
"Stefano G." <stg...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:436fa9e4$0$8489$5fc...@news.tiscali.it...
Vedi, la mia mancata risposta è dovuta ad un fatto molto semplice:
io NON pago provvigioni per la vendita a banco, così come non ho mai
incassato provvigioni per le MIE vendite al banco quando ero dipendente di
agenzia.
La possibilità di malintesi fra agente e dipendente è notevole e io ho
inteso da sempre escludere in partenza anche la sola ipotesi.
Diverso è il discorso di polizze vendute fuori dall'agenzia e al di fuori
dell'orario di lavoro; se è pur vero che qualche malinteso potrebbe comunque
verificarsi, la probabilità che accada è molto minore.
Circa la entità delle provvigioni, una indicazione abbastanza corretta ti è
stata data dai colleghi.
Un bacione all'erede da parte mia.
--
Giampaolo Natali
natalia...@NOSPAMlibero.it
Ti ringrazio (sei stato molto utile, invece).
S.
Rispetto la tua scelta, ma non la condivido (e non per il mio ruolo, ma in
quanto ne sono intimamente convinto). Penso infatti che accordi chiari (non
suscettibili di malintesi) siano facilmente realizzabili se lo si vuole, e
che essere maggiormente motivati alla vendita contribuisca al bene
dell'azienda per cui si lavora. Naturalmente la cosa può variare a seconda
della persona che si ha come dipendente, e certamente la tua (mi pare tu ne
abbia una sola) si sente più che motivata dal fatto di lavorare per te
innanzitutto, e di essere anche pagata (come mi hai detto una volta) ben al
di sopra di quanto stabilito dal Contratto Nazionale.
D'altra parte problematiche di questo tipo, a mio avviso, nascono
soprattutto in agenzie con più dipendenti, e credo che laddove ci sia un
dipendente che contribuisce fortemente alla crescita dell'agenzia, ed una
altro dipendente che invece ottiene risultati meno importanti, non si possa
(o meglio non sia giusto) retribuire entrambi in modo indifferenziato.
Un caro saluto
Stefano
[cut]
> D'altra parte problematiche di questo tipo, a mio avviso, nascono
> soprattutto in agenzie con piů dipendenti, e credo che laddove ci sia
> un dipendente che contribuisce fortemente alla crescita dell'agenzia,
> ed una altro dipendente che invece ottiene risultati meno importanti,
> non si possa (o meglio non sia giusto) retribuire entrambi in modo
> indifferenziato.
Piů che giusto, direi addirittura lapalissiano.
Infatti io contrattavo anno per anno la mia retribuzione mensile netta, a
prescindere dai contratti nazionali.
Ovvio che venivo pagato sulla base del mio rendimento.
Poi, per dirtela tutta, avevo un contratto particolare per le polizze
stipulate al di fuori dell'agenzia:
se in un mese solare superavo (parliamo degli anni '70) 300.000 lire di
provvigioni di agenzia, mi veniva riconosciuto il 50% delle stesse.
Se stavo al di sotto manco mezza lira. Spiegazione di siffatto meccanismo:
era noto che procuravo parecchi contratti, ma poichč il tempo da dedicare
all'assunzione esterna sarebbe stato poco, molto poco, mi era stato alzato
il compenso base mensile di una cifra forfettaria.
C'è di che pensare.
Storicamente il lavoratore dipendente italiano, per il tramite dei propri
rappresentanti, si è sempre e radicalmente opposto a qualunque differenza
retributiva legata al merito. Piuttosto ha voluto e preteso che fosse
codificata, nelle norme e nei contratti, un'evoluzione della retribuzione
basata sull'anzianità e sul livello. In sostanza una naja permanente.
Ti dirò anche che la rilevazione delle prestazioni del singolo (cioè lo
stabilire quanto produce o comunque quanto lavora il Sig. Rossi) contrasta
con i contratti collettivi.
Dunque la retribuzione, per specifica scelta e volontà del lavoratore, è
uguale per tutti i dipendenti inquadrati nello stesso modo. I risultati più
o meno raggiunti sono ammessi solo nei contratti dei dirigenti, mentre nei
livelli impiegatizi esiste semmai il premio di produzione, che dipende dai
CCNL e comunque va erogato indistintamente a tutto il personale (e non a
Rossi sì perchè si dà tanto da fare, e a Bianchi no perchè è sempre
imboscato).
Il motivo di questa politica non è da ricercarsi nelle piccole aziende,
bensì nei grandi carrozzoni dove il personale è in ampio sovrannumero e non
è certo celebre per la produttività. Lì ovviamente nessuno ha interesse
nella retribuzione differenziata, anzia vive nel terrore che una soluzione
del genere venga adottata.
Questo condiziona tutto il sistema nazionale, e anzi stai attento a parlare
di differenze retributive basate sul merito perchè il Prof. Biagi, per molto
meno, è stato ammazzato in piazza.
La riforma Moratti, per molto meno (contiene infatti un'embrione di
meritocrazia), viene osteggiata da tutto il mondo universitario.
L'alternativa naturalmente è quella di svolgere la professione in via
autonoma e non dipendente. Lì, per definizione, i ricavi sono proporzionali
al lavoro svolto.
Solo che sono "troppo" proporzionali, nel senso che se non si fa niente non
si incassa niente, e questo naturalmente non ti sta bene.
Quello che tu vorresti è il tuo stipendio base, garantito e sacrosanto, e IN
PIU' dei soldi se vendi una polizza ad un cliente. Per inciso se il cliente
manda una disdetta, diventa irreperibile dopo tre anni di polizza danni
decennale, chiude l'attività o comunque qualsiasi altra casistica negativa,
allora sono fatti del datore di lavoro.
Se va bene, si cuccano i soldi. Se va male, sono problemi dell'Agente.
Se vendo una polizza vita in violazione della 551 e il cliente non si lagna,
voglio le provvigioni. Se si lagna, è giusto sanzionare l'Agente perchè io
sono dipedente e protetto dalla legge (non rischio nulla).
Quanto alle tasse, se le paga l'Agente perchè io voglio i soldi fuori busta.
Scusa Stefano, io ti leggo con rispetto ma questo è volere la botte piena ed
un harem di mogli ubriache.
A.L.
> L'alternativa naturalmente è quella di svolgere la professione in via
> autonoma e non dipendente. Lì, per definizione, i ricavi sono
> proporzionali al lavoro svolto.
> Solo che sono "troppo" proporzionali, nel senso che se non si fa niente
> non si incassa niente, e questo naturalmente non ti sta bene.
> Quello che tu vorresti è il tuo stipendio base, garantito e sacrosanto, e
> IN PIU' dei soldi se vendi una polizza ad un cliente.
E cosa ci sarebbe di sbagliato? Il mio lavoro è sia di tipo amministrativo
sia legato alla vendita, quindi non vedo la contraddizione nel pretendere
una parte fissa ed una variabile. D'altra parte la cosa è espressamente
prevista come possibile dal mio CCNL: semplicemente non c'è scritto come
debbano essere calcolate le provvigioni, e questo era appunto il mio
quesito.
> Per inciso se il cliente manda una disdetta, diventa irreperibile dopo tre
> anni di polizza danni decennale, chiude l'attività o comunque qualsiasi
> altra casistica negativa, allora sono fatti del datore di lavoro.
> Se va bene, si cuccano i soldi. Se va male, sono problemi dell'Agente.
Il problema non esiste: quando c'è da pagare si paga, quando c'è da
stornare, si storna.
> Se vendo una polizza vita in violazione della 551 e il cliente non si
> lagna, voglio le provvigioni. Se si lagna, è giusto sanzionare l'Agente
> perchè io sono dipedente e protetto dalla legge (non rischio nulla).
L'agente è perfettamente in grado di verificare se tutti gli obblighi della
551 sono stati rispettati nella vendita di una polizza, prima di apporvi la
propria firma.
> Quanto alle tasse, se le paga l'Agente perchè io voglio i soldi fuori
> busta.
? Io (parlo per me ovviamente) ho sempre pagato tutte le mie tasse, trovo
naturale farlo e non pretendo certo di non pagarle.
> Scusa Stefano, io ti leggo con rispetto ma questo è volere la botte piena
> ed un harem di mogli ubriache.
> A.L.
Non direi affatto, come d'altra parte non lo dice il tuo esimio collega
Natali che definisce il mio ragionamento "più che giusto". Creare dei
meccanismi premianti è fondamentale in qualsiasi azienda seria: si tratta di
investire sui propri dipendenti e sui propri collaboratori, e se tutti gli
imprenditori seri lo fanno, sta a significare che la cosa conviene anche a
loro. Lo stesso ragionamento vale peraltro per gli agenti, che hanno un
contratto sul quale c'è scritto come vengono calcolate le loro provvigioni,
ma, al contempo, godono di rappel e premi aggiuntivi che la compagnia decide
in modo unilaterale: se la compagnia lo fa, per quanto non sia obbligata a
farlo, vuol dire che le conviene farlo.
Nel caso poi dei dipendenti di agenzia, non solo conviene, ma direi che è
assolutamente necessario, dato il livello delle nostre retribuzioni. E da
quel che leggo circa il prossimo rinnovo, pare che il nuovo CCNL sia la
stessa schifezza di quello precedente.
Stef
Questa l'ho letta nel sito di un Gruppo Agenti:
"Non chiedere mai al tuo team di fare qualcosa che non faresti tu stesso"
Chambers (Amministratore Delegato CISCO)
Basta dare le dimissioni, aprire partita IVA ed iscriversi alla Camera di
Commercio, tenere la contabilità e pagare i contributi; fatto questo, puoi
concordare con il tuo Agente tutte le parti fisse e variabili che ti pare.
Ma penso che questa non sia la tua intenzione, perchè tu chiedi sì i
benefici del lavoratore autonomo (che se vende tanto, incassa tanto) ma non
ne vuoi i rischi. Di fronte al rischio di un mese andato male, allora vuoi
lo stipendio fisso il giorno 27.
Ribadisco che è volere la botte piena e la moglie ubriaca.
> Io (parlo per me ovviamente) ho sempre pagato tutte le mie tasse, trovo
>naturale farlo e non pretendo certo di non pagarle.
Stefano, il dubbio non è sulla tua onestà. Il problema è normativo.
La legge ti consente ricavi fino a 5.000 Euro annui di natura esclusivamente
occasionale, e nel tuo caso anche se non superassi la soglia (ti augurerei
di sì), resta il problema dell' "occasionalità". Vendere tutti i mesi
polizze ai clienti abituali di agenzia, sempre nello stesso posto e per lo
stesso datore di lavoro, non si può definire "occasionale".
Puoi tirare per i capelli la definizione dicendo che "facevi una prova", ma
questo varrà per un breve periodo.
Alla fine del quale devi sobbarcarti tutti gli oneri di cui sopra
(contabilità, posizione IVA, posizione INPS commercianti ecc.).
Questo è l'unico modo legittimo per percepire provvigioni derivanti da
contratti assicurativi, e anche in quel caso il fisco si limita a darti un
anno di tregua. Dal secondo anno dovrai dichiarare anche un minimo piuttosto
elevato, o aprire un difficile contenzioso con l'Agenzia delle Entrate in
conseguenza delle Legge 146/98.
Per cui l'unica alternativa è che il tuo Agente i soldi te li dia
sottobanco, ovvero in nero.
Io non ho la minima intenzione di farlo, e infatti nel mio ufficio non si
pagano provvigioni ai dipendenti.
Tu lo faresti?
A.L.
Vedi, se uno fa il produttore e occasionalmente svolge del lavoro
amministrativo, è più che giusto che abbia la partita Iva, viva di
provvigioni ed in più abbia un fisso, proporzionato al lavoro svolto ad
esclusivo vantaggio del datore di lavoro. Se invece uno fa l'impiegato e,
solo occasionalmente, fa anche il produttore, è giusto che abbia lo
stipendio, e percepisca un compenso extra proporzionato a quanto prodotto.
Il discorso è esattamente simmetrico, e quindi coerente. Incoerente è invece
pretendere che, in quanto stipendiato, un dipendente debba anche svolgere
attività supplementare senza che la stessa venga corrisposta, oppure
toglierli lo status di dipendente perchè ha ricevuto un premio di
produzione.
> Di fronte al rischio di un mese andato male, allora vuoi lo stipendio
> fisso il giorno 27.
Forse non ti è chiaro che l'impiegato amministrativo è pagato per svolgere
attività amministrativa, quindi il fatto che non abbia prodotto polizze non
incide minimamente sul diritto di vedersi pagato lo stipendio il 27 del
mese. Se poi tu ritieni che il lavoro amministrativo non abbia valore, non
assumere impiegati amministrativi, ed il lavoro burocratico fattelo da solo.
Ma se uno lavora, va pagato, questa è una regola comunemente accettata.
> Ribadisco che è volere la botte piena e la moglie ubriaca.
E' deludente che tu liberista convinto faccia questo ragionamento. A te non
sta bene quello che invece dovrebbe essere l'abc del buon imprenditore: dare
di più a chi fa di più. Invece ti comporti da comunistaccio, perchè vuoi
pagare tutti allo stesso modo. Anzi magari pretendi dai tuoi impiegati che
raggiungano degli obbietivi di vendita, ma in cambio di nulla: questo si che
significherebbe volere la botte piena e la moglie ubriaca. Nel caso del
dipendente invece significa solo cercare di raggiungere la quarta settimana.
> Stefano, il dubbio non è sulla tua onestà. Il problema è normativo.
> La legge ti consente ricavi fino a 5.000 Euro annui di natura
> esclusivamente occasionale, e nel tuo caso anche se non superassi la
> soglia (ti augurerei di sì), resta il problema dell' "occasionalità".
Con tutto il rispetto: balle. Conosco decine di agenti (compreso il mio) che
corrispondono provvigioni extra ai propri dipendenti, ognuno fa in un modo
diverso e tutti in modo legale (figurati se l'agente rischia). Poi non
esistono solo le provvigioni: ci sono tremila cose diverse, che vanno dal
benefit fino all'aumento di stipendio, passando tra premi ed incentivi di
ogni natura. Tutte cose legali e fiscalmente detraibili.
> Per cui l'unica alternativa è che il tuo Agente i soldi te li dia
> sottobanco, ovvero in nero.
Il fatto che me li debba dare (ed in modo legale) è pacifico, l'oggetto del
post è solo sapere cosa succede al riguardo nelle altre agenzie.
> Io non ho la minima intenzione di farlo, e infatti nel mio ufficio non si
> pagano provvigioni ai dipendenti.
Mi dispiace molto per loro, se campano solo di stipendio base sono guai
seri.
> Tu lo faresti?
Sarebbe nel mio interesse motivare le persone che lavorano per me. Mi sembra
proprio ovvio.
Poco tempo fa, per la cronaca, ho realizzato un software, per conto di una
grossa agenzia, che ha lo scopo di monitorare la produzione e la gestione
delle provvigioni degli impiegati che fanno vendita al banco. Si tratta di
un agente che ha saputo innanzitutto circondarsi di persone valide, poi ha
investito su di loro, garantendo guadagni extra estremamente interessanti.
Ci saranno anche altri motivi ovviamente, ma guarda caso questa agenzia è la
*prima in Italia* per produzione (e di agenzie ce ne sono circa 600), con
grande soddisfazione di *tutto* il team, agente in testa.
Stefano
> A.L.
Al di là del fatto che, come spesso ti accade, nei tuoi giudizi fai sempre
ricorso a generalizzazioni troppo ampie per poter essere accettate, mi
sorprende che tu non prenda in considerazione un tipo di contratto, ahimé
mai aggiornato dal 1939, che risponde esattamente allo scopo.
I contratti di produttore di I e II gruppo sono a tutti gli effetti
contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato, insomma contratti
di lavoro dipendente e prevedono espressamente uno stipendio base ed una
parte provvigionale.
Le provvigioni transitano interamente in busta paga e formano oggetto di
tassazione, contribuzione previdenziale e TFR. Un tempo la contribuzione
poteva essere limitata ad una parte delle provvigioni (solitamente 50%),
oggi credo di no.
A quel punto si tratta solo di stabilire una percentuale di retrocessione
provvigionale, che era poi il problema originale di Stefano.
Saluti, Marco
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it
A mio parere l'impiegato deve rendersi conto di essere lui stesso parte di
un meccanismo il cui fine ultimo è fare profitti, ovvero vendere.
Questo è vero per tutti i settori merceologici, non essenzialmente per le
assicurazioni.
Se l'azienda non vende e non percepisce ricavi, l'attività amministrativa
fine a sè stessa non serve a niente. L'amministrativo è l'ingranaggio di una
macchina.
Ciò premesso, non si contesta il diritto del dipendente a percepire lo
stipendio a fine mese a prescindere dall'eventuale produzione, ma
l'impostazione generale.
Quando gestisci male una pratica amministrativa e il cliente si infuria e
manda la disdetta (ed è successo a tutti, succede e succederà), chi subisce
il danno economico, tu o l'agente?
Se non sbaglio, il tuo stipendio resta sempre uguale. La redditività di
agenzia, no.
Io lo capisco e fa parte del gioco, ma mi dispiace se la mia impiegata
allunga la manina quella sporadica volta che le è scappato di vendere una
polizza.
Questa mattina una delle nostre ragazze ha fatto una cazzata tremenda su un
cliente importante, e siccome la polizza era urgentissima me la sono dovuta
rifare io mentre lei era in pausa pranzo. Le devo decurtare un'ora di
stipendio per il lavoro amministrativo per cui è pagata e che invece mi sono
dovuto fare da solo?
Naturalmente no, perchè tutti possono sbagliare e, per una volta, essere al
di sotto delle aspettative.
Tuttavia... se vende una polizza abitazione la devo pagare per quella volta
che, invece, è andata AL DI SOPRA delle aspettative?
Così non sarebbe un po' troppo comodo?
Altra cosa, invece, se si mette in piedi un'iniziativa in cui c'è del lavoro
supplementare e magari fuori orario. Allora è giusto che la remunerazione ci
sia.
Con una particolarità.
Ti assicuro che il modo normativamente corretto per erogare provvigioni ai
dipendenti con una certa regolarità, non c'è. Quello che altri colleghi
fanno è sul filo del rasoio, con interpretazioni tirate per i capelli della
normativa fiscale.
>A te non sta bene quello che invece dovrebbe essere l'abc del buon
>imprenditore: dare di più a chi fa di più.
Perchè non esiste la regola che mi permette di dare di meno a chi fa di
meno. Tu proponi "diamo di più a chi lavora di più" ma non dimentichiamo che
vuoi una base fissa e garantita per tutti.
Questo è troppo comodo. Rischio zero, si incassa e basta: se va bene si
incassa più del solito, se va male si incassa comunque il solito.
>Poi non esistono solo le provvigioni: ci sono tremila cose diverse, che
>vanno dal benefit fino all'aumento di stipendio, passando tra premi ed
>incentivi di ogni natura. Tutte cose legali e fiscalmente detraibili.
NON PUOI dare un premio di produzione ad un dipendente solo. Leggi il CCNL.
E' automatico, prestabilito dal contratto collettivo e soprattutto erogato a
tutti.
Puoi modificare il superminino, i livelli... questo sì. Se vuoi la guerra
interna tra le impiegate.
Io non voglio passare la giornata a rispondere ai "perchè lei sì e io no",
magari con minacce di ricorrere alla tutela sindacale o al giudice del
lavoro. Per un giorno di ferie nel ponte di Ognissanti tra un po' si
prendevano a coltellate.
A.L.
Questa me la vado a cercare perchč potrebbe essere interessante.
Se perň non mi sbaglio, i produttori dei primi 3 gruppi avevano dei vincoli
di inquadramento, in termini di obiettivi da raggiungere.
Ho poi un sospetto che riguarda l'INPS.
Gli intermediari vanno iscritti alla gestione INPS commercianti, mentre i
dipendenti hanno la loro gestione. Tuttavia l'INPS, forte di alcune norme
recenti, tende a non considerare il principio di prevalenza e ad appioppare
pro-quota l'uno e l'altro regime contributivo.
(Sul tema, ha persino fatto varare una norma ad hoc per rifilare in certi
casi la doppia contribuzione. Non pro-quota. Proprio doppia).
Sembrerebbe normale sottoporre una parte dei ricavi ad un regime, ed una
parte ad un altro. Solo che calcolare i
contributi da commerciante sulla provvigioni EFFETTIVE č un privilegio dei
produttori di gruppo IV. Tutti gli altri, se incassano un solo Euro di
provvigioni, pagano i contributi su 13mila perchč questo č il minimale
normativo.
Ecco, il sospetto č che ci sia questo non indifferente problema, tale da far
passare la voglia a chiunque.
Naturalmente, all'epoca non c'era.
A.L.
> A mio parere l'impiegato deve rendersi conto di essere lui stesso parte di
> un meccanismo il cui fine ultimo è fare profitti, ovvero vendere.
> Questo è vero per tutti i settori merceologici, non essenzialmente per le
> assicurazioni.
> Se l'azienda non vende e non percepisce ricavi, l'attività amministrativa
> fine a sè stessa non serve a niente. L'amministrativo è l'ingranaggio di
> una macchina.
> Ciò premesso, non si contesta il diritto del dipendente a percepire lo
> stipendio
E' evidente che se un imprenditore assume personale, lo fa perchè gli è
necessario. Quindi la premessa corretta è che il lavoratore dipendente
esiste in quanto necessario, se non è necessario non viene assunto.
Posto quindi che il lavoratore dipendente, se esiste, è automaticamente
necessario, quanto e come è giusto remunerarlo? Posto che è giusto
assicurargli un minimo, è così scandaloso premiarne eventuali meriti
supplementari?
> Quando gestisci male una pratica amministrativa e il cliente si infuria e
> manda la disdetta (ed è successo a tutti, succede e succederà), chi
> subisce il danno economico, tu o l'agente?
Il danno economico immediato lo subisce l'agente. Ma non vedo lo scandalo:
si tratta di professioni diverse remunerate secondo differenti parametri.
> Se non sbaglio, il tuo stipendio resta sempre uguale. La redditività di
> agenzia, no.
Immediatamente è così. Ma se è vero che il dipendente è un ingranaggio del
sistema, va da sè che è interesse non solo dell'agente ma anche del
dipendente lavorare bene: in prospettiva il lavoro fatto male ricade su
tutti, ed in questo caso chi pagherebbe di più è il dipendente.
In linea di massima è anche giusto pagare meno se uno vale meno. Tuttavia è
anche giusto pagarlo, perchè comunque quel dipendente è stato a tua
disposizione tutta la giornata e qualcosa di buono avrà senz'altro fatto
(d'altra parte se non ti convenisse lo licenzieresti). Detto questo, cioè il
fatto che un minimo devi comunque pagarlo, è doveroso chiedersi quanto debba
essere questo minimo: a questo quesito risponde il CCNL che stabilisce
proprio il minimo retributivo per ogni dipendente. Il problema è però nel
fatto che tu lo paghi già al minimo, a prescindere da quanto ti rende:
quindi andare ancora più giù non è possibile.
Quindi il "solito" è la paga base, al di sotto della quale, specialmente in
una grande città, significa semplicemente sfruttare il lavoro dipendente.
Ebbene, uno può anche fare un errore, ma in ogni caso deve almeno
raggiungere la fine del mese. Dato che a stento si raggiunge la terza
settimana, il tuo liberismo sfrenato consiste nel non far superare la
seconda?
Riguardo la tua ragazza che ha sbagliato la polizza ed alla quale vorresti
decurtare un'ora di paga, non mi esprimo perchè sarebbe interessante (e
molto) conoscere anche l'altra campana. Posso solo dire che lavorare in un
ufficio in cui sia i bravi che quelli meno bravi vengono tutti pagati allo
stesso modo, porta inevitabilmente ad una parificazione al ribasso delle
mansioni e delle competenze. Se io mi faccio il culo 8 ore producendo
quantità e qualità, e vengo pagato quanto uno che vale poco e sbaglia
spesso, inevitabilmente prima o poi mi chiederò "ma chi me la fa fare?" Se
invece trovo gli stimoli giusti e vedo premiati i miei sforzi, la mia
quantità e qualità potrà solo aumentare. Anche a me, per esempio, qualche
volta capita di sbagliare: e dato che è una cosa che non sopporto io il
pranzo lo salto senza problemi, oppure lavoro il sabato, anche quando
l'agente è in Australia a farsi le ferie. Se la tua dipendente invece non si
offre per porre rimedio ad un problema che lei stessa ha causato, ci sarebbe
da chiedersi un sacco di cose, una fra tutte se fossi l'agente: "perchè
questa mia dipendente non ha un briciolo di entusiasmo nel fare il suo
lavoro? E' tutta colpa sua? Cosa posso fare io per creare maggiore
entusiasmo nel lavoro?"
E spesso non si tratta solo di mettere mano al portafoglio, ma innanzitutto
gestire i rapporti umani in modo tale da essere una squadra, in cui il
lavoro di tutti è considerato importante e valorizzato. A volte fare un
apprezzamento o un sorriso è più importante di quanto si pensi (non lo dico
solo io, ma Dale Carnegie, per esempio).
Ma se il comportamento è conseguente al pensiero, ritengo che il sostanziale
disprezzo che manifesti in modo sistematico verso il lavoro dipendente,
influenzi in modo solo negativo l'ambiente di lavoro, e quindi,
coseguentemente, l'impiegata sbaglia la polizza e se ne strafotte di porre
rimedio. Figurati se spreca tempo e fiato per farti produzione gratuita.
> NON PUOI dare un premio di produzione ad un dipendente solo. Leggi il
> CCNL.
> E' automatico, prestabilito dal contratto collettivo e soprattutto erogato
> a tutti.
Io sto parlando di premi decisi dall'agente, non dell'elemosina del CCNL.
> Puoi modificare il superminino, i livelli... questo sì. Se vuoi la guerra
> interna tra le impiegate.
> Io non voglio passare la giornata a rispondere ai "perchè lei sì e io no",
> magari con minacce di ricorrere alla tutela sindacale o al giudice del
> lavoro. Per un giorno di ferie nel ponte di Ognissanti tra un po' si
> prendevano a coltellate.
>
> A.L.
La guerra esiste quando non si è squadra. Se non si è squadra, normalmente
la responsabilità maggiore è di chi dovrebbe fare da caposquadra.
Stefano
Sarei curioso di sapere cosa deve fare l'azienda quando il dipendente
DIVENTA non necessario poichè il lavoro, oltre ad aumentare sempre, guarda
caso può anche contrarsi.
In questa situazione il lavoratore, assertore fino a cinque minuti prima
della proporzionalità -che tu enunci- tra numero delle unità ed esigenze
effettive (se assumi, è perchè hai bisogno), cambia immediatamente opinione
e diventa un sostenitore del magico articolo 18.
Il quale, senza tanti fronzoli, così si traduce: "caro imprenditore, del tuo
volume d'affari non ce ne frega una beata mazza. Il dipendente te lo tieni a
vita e discorso chiuso: se ti serve, lo paghi. Se non ti serve, lo paghi lo
stesso".
Continuo a rammentare che l'ultimo fiero sostenitore della libertà di
ageduare il personale alle necessità effettive dell'azienda, è stato
ammazzato in piazza.
>Immediatamente è così. Ma se è vero che il dipendente è un ingranaggio del
>sistema, va da sè che è interesse non solo dell'agente ma anche del
>dipendente lavorare bene: in prospettiva il lavoro fatto male ricade su
>tutti, ed in questo caso chi pagherebbe di più è il dipendente.
Pagherebbe il dipendente? E cosa gli potrà mai succedere, la letterina di
richiamo?
Attenzione a non farne due di fila, perchè correrebbe alla CGIL a denunciare
il "mobbing", se uomo, o la discriminazione sessuale, se donna.
Puoi fare una ricerca per le sentenze del giudice del lavoro, a partire da
Milano sezione V: sono molto educative per insegnare onestà e morale ai
figli. Alcune perle: riassunzione del dipendente "malato" fotografato sui
campi da sci (il datore di lavoro ha violato la legge facendolo spiare).
Riassunzione dell'impiegata beccata da una telecamera mentre arraffa dalla
cassa (la telecamera è illegale, va riassunta e indennizzata).
Riassunzione della dipendente di supermarket beccata mentre porta fuori un
carrello pieno e la collega cassiera fa finta di non vedere (era una
disattenzione, l'accordo tra le due non è provato).
La più bella di tutte. riassunzione di un finanziere che chiedeva tangenti
(ha sbagliato, ma la perdita dei mezzi di sostentamento -cioè del posto di
lavoro- è una pena troppo severa).
>Ebbene, uno può anche fare un errore, ma in ogni caso deve almeno
>raggiungere la fine del mese.
Questo diritto da dove gli discende? Da Dio?
Un lavoratore deve essere retribuito se fa il proprio dovere con coscienza e
se ha le capacità per farlo. Questo non vuol dire valutarlo sulla base di un
episodio, ed in genere il datore di lavoro non è così stupido.
Ma ti assicuro che mia moglie, che lavora nel settore sanitario, vede
incompetenti in camice bianco, laureati chissà come e chissà dove, fare
boiate su boiate ed essere continuamente spostati nel reparto meno
pericoloso da un'amministratore che prega solo che un giorno non ammazzino
qualcuno.
Io devo far uccidere mio figlio malato da un incapace di medico perchè
"anche lui ha diritto a raggiungere la fine del mese"??
Devo prendere l'aereo e cadere in mare perchè il magazziniere non sa
cambiare i pezzi ma "deve raggiungere la fine del mese?".
Quanto al licenziamento, vedi sopra.
>Dato che a stento si raggiunge la terza
>settimana, il tuo liberismo sfrenato consiste nel non far superare la
>seconda?
Se è un medico incapace, non deve superare neanche la soglia del reparto.
A.L.
Curioso il tuo modo di quotare, quindi mi adeguo anch'io.
Solo per dirti che articolo 18 e medici in camice bianco non c'entrano
nulla, dato che si sta discutendo dei lavoratori di una agenzia di
assicurazioni, normalmente meno di 15. Com'era inevitabile, il tuo discorso
è uscito fuori dal merito ed è diventato politico: ti prego solo di
estendere tutta la mia solidarietà ai tuoi sfortunati dipendenti.
Stefano
A volte leggendoti, mi chiedo come faccia la gente che frequenta il n.g, a
non comprendere i concetti di base che con modi magari un po ''diretti''
(per alcuni), ma sicuramente lineari e spesso inattaccabili, esprimi con
disarmante semplicità.
Ad ognuno i suoi difetti e questo vero è, ma quando uno merita, che piaccia
o no è doveroso riconoscerlo.
Con simpatia, sincera !!!
Otto
> >I contratti di produttore di I e II gruppo sono a tutti gli effetti
> >contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato, insomma contratti
> >di lavoro dipendente e prevedono espressamente uno stipendio base ed una
> >parte provvigionale.
> Questa me la vado a cercare perchè potrebbe essere interessante.
> Se però non mi sbaglio, i produttori dei primi 3 gruppi avevano dei vincoli
> di inquadramento, in termini di obiettivi da raggiungere.
> Ho poi un sospetto che riguarda l'INPS.
> Gli intermediari vanno iscritti alla gestione INPS commercianti, mentre i
> dipendenti hanno la loro gestione. Tuttavia l'INPS, forte di alcune norme
> recenti, tende a non considerare il principio di prevalenza e ad appioppare
> pro-quota l'uno e l'altro regime contributivo.
> (Sul tema, ha persino fatto varare una norma ad hoc per rifilare in certi
> casi la doppia contribuzione. Non pro-quota. Proprio doppia).
> Sembrerebbe normale sottoporre una parte dei ricavi ad un regime, ed una
> parte ad un altro. Solo che calcolare i
> contributi da commerciante sulla provvigioni EFFETTIVE è un privilegio dei
> produttori di gruppo IV. Tutti gli altri, se incassano un solo Euro di
> provvigioni, pagano i contributi su 13mila perchè questo è il minimale
> normativo.
> Ecco, il sospetto è che ci sia questo non indifferente problema, tale da far
> passare la voglia a chiunque.
> Naturalmente, all'epoca non c'era.
> A.L.
Il problema della contribuzione alla gestione commercianti non c'è, perché
le eventuali provvigioni formano parte della retribuzione e pertanto sono
assoggettate all'INPS dipendenti.
Il limite (o il vantaggio) dei contratti di Produttore di I e II gruppo è
che, da un punto di vista retributivo, sono delle scatole vuote: non c'è
contrattazione collettiva, nè si applica quella dei dipendenti
amministrativi. Il mio (dal quale mi sono dimesso qualche mese fa) era
indicizzato ISTAT, ma per libera contrattazione fra me e l'Agente Generale.
Per cui ho visto colleghi con il mio stesso contratto guadagnare stipendi
di 500 come di 5000 Euro.
Questo può consentire, come dici tu, di retribuire in modo legale, in base
alle capacità, l'impegno, le responsabilità o qualunque altro parametro tu
ritenga importante.
Certo può non essere facile proporlo a chi ha già un contratto di
dipendente amministrativo, ma sicuramente risulta per un neoassunto molto
più gratificante e rassicurante dei vari pseudo contratti flessibili della
Legge 30.
Scusate se mi intrometto in quello che sembra un dialogo personale.
Caro Stefano
ti ho letto molte volte e il tuo pensiero mi è sempre sembrato molto
*sensato*.
Alex lo conosciamo: è molto intransigente nei suoi commenti ma anche molto
razionale. Se non fosse così *estremista* non si potrebbe mai dargli torto.
Solo che per far capire bene i suoi concetti li esaspera.
E' evidente, come hai detto tu, che è importante creare un ambiente di
lavoro sereno per far rendere tutti al meglio. E' anche evidente che non è
sempre necessario dare soldi in più ma basta anche una *pacca sulla spalla*.
Sono però convinto che questo Alex non solo lo sappia ma anche che lo metta
in pratica (non conosco la sua agenzia ma lo reputo troppo intelligente per
agire diversamente).
Se il problema da te posto (provvigioni su polizze vendute da un impiegato
amministrativo) lo avesse sollevato un agente (cosa mi consigliate di fare
per incentivare economicamente i miei impiegati affinchè vendano di più?) la
risposta sarebbe stata diversa.
Ma se un impiegato chiede *quanto* dovrebbe essergli riconosciuto (non *se*
ma solo *quanto*) per un lavoro che svolge durante l'orario di lavoro
(almeno questo si deduceva dalla tua domanda) allora la risposta di Alex,
per quanto *dura* è corretta.
Per esperienza personale ti posso dire che io riconoscevo alcune provvigioni
alle impiegate che vendevano polizze allo sportello, proprio per cercare di
incentivarle, ma ho dovuto fare marcia indietro nel momento in cui quelle
che stavano nel back office si sono lamentate perchè non avevano le stesse
possibilità di contatto con il pubblico. Proprio perchè il clima all'interno
di un ufficio è più importante di una polizza in più ho smesso subito di
*incentivare* le vendite allo sportello. Non che adesso non lo facciano, ma,
chissa perchè, i risultati sono più bassi. Ovviamente il dubbio che non
tutte diano il massimo di quello che possono mi è venuto. E quindi, pur
avendo un rapporto splendido con le mie impiegate, sono anche d'accordo con
l'analisi di Alex.
Tu dici che non essendoci l'art. 18 se diminuisce il lavoro basta licenziare
una persona. Ma proprio perchè le realtà agenzia sono generalmente piccole
si crea una atmosfera familiare che pesa come un macigno quando si deve
prendere una decisione del genere.
Un saluto
Sistemas
Beh, storicamente Alex considera tutti i dipendenti dei fancazzisti -
ladri - parassiti, quindi il dubbio che la stessa considerazione (come
peraltro è emerso dal thread) sia riservata anche ai dipendenti suoi, è più
che un legittimo sospetto.
> Se il problema da te posto (provvigioni su polizze vendute da un impiegato
> amministrativo) lo avesse sollevato un agente (cosa mi consigliate di fare
> per incentivare economicamente i miei impiegati affinchè vendano di più?)
> la risposta sarebbe stata diversa.
>
> Ma se un impiegato chiede *quanto* dovrebbe essergli riconosciuto (non
> *se* ma solo *quanto*) per un lavoro che svolge durante l'orario di lavoro
> (almeno questo si deduceva dalla tua domanda) allora la risposta di Alex,
> per quanto *dura* è corretta.
Forse non sono stato chiaro io, riformulo la domanda.
Dato che il mio agente, diversamente da quanto farebbe Alex, intende
retribuirmi per la mia attività produttiva, ma non abbiamo trovato un
accordo sulla proporzione che deve esserci tra le sue e le mie provvigioni,
a quanto (e mi riferisco agli agenti che pagano queste benedette provvigioni
ai propri dipendenti) secondo voi dovrebbe corrispondere il guadagno
percentuale del dipendente?
Nonostante il lunghissimo thread, ho avuto solo tre risposte valide: 50%
(Giuliano) e 70% (Mauri). Giampaolo ha invece detto che lui preferisce non
pagare provvigioni ma dare una retribuzione diversa dal CCNL, sulla base del
rendimento (cosa che giudica "lapalissiana").
Non ho chiesto se è giusto o no avere una retribuzione supplementare per
quanto prodotto, perchè da una parte ne sono già convinto, e dall'altra ne è
convinto pure il mio agente: quindi per me questo problema non si pone.
> Per esperienza personale ti posso dire che io riconoscevo alcune
> provvigioni alle impiegate che vendevano polizze allo sportello,
Quindi, volendo, potresti rispondere anche tu al mio quesito.
> proprio per cercare di incentivarle, ma ho dovuto fare marcia indietro nel
> momento in cui quelle che stavano nel back office si sono lamentate perchè
> non avevano le stesse possibilità di contatto con il pubblico. Proprio
> perchè il clima all'interno di un ufficio è più importante di una
> polizza in più ho smesso subito di *incentivare* le vendite allo
> sportello. Non che adesso non lo facciano, ma, chissa perchè, i risultati
> sono più bassi. Ovviamente il dubbio che non tutte diano il massimo di
> quello che possono mi è venuto. E quindi, pur avendo un rapporto splendido
> con le mie impiegate, sono anche d'accordo con l'analisi di Alex.
A mio avviso, prima di decidere sugli incentivi, bisognerebbe parlarne
apertamente coi dipendenti, soprattutto se c'è un buon rapporto si trova
facilmente una soluzione che possa accontentare tutti: il miglior rimedio
per tutto è essere chiari e trasparenti.
Da una parte chi svolge esclusivamente attività di back office (salvo che
non faccia attività produttiva oltre il normale orario di lavoro), deve ben
comprendere che quello è il suo ruolo e non può pretendere di avere contatti
col pubblico che invece sono affidati al front line, che conosce meglio la
clientela ed ha maggiori possibilità di vendita. Allo stesso tempo, se non
esistesse l'impiegata amministrativa, chi fa più vendita dovrebbe anche
interessarsi del back office, e certamente la sua produzione diminuirebbe:
quindi, indirettamente, anche quella impiegata contribuisce alla produzione.
E se c'è più produzione, anche il lavoro di back office aumenta: quindi
ritengo che laddove siano erogati degli incentivi, anche l'impiegata di back
office ne debba godere, certo magari meno di chi effettua materialmente la
vendita.
Ora le tue impiegate sono a stipendio base immagino, e tu dici che non paghi
più incentivi al fine di mantenere un clima sereno nell'agenzia (ma avendolo
fatto in passato, mi pare di capire che non sei pregiudizialmente
contrario). Sono convinto che se tu proponessi alle tue dipendenti delle
provvigioni leggermente più basse (ovviamente comunque significative),
dirottando una quota alla tua impiegata di back office, tutti accetterebbero
volentieri questa soluzione, soprattutto se argomentata e non calata
dall'alto senza contraddittorio.
> Tu dici che non essendoci l'art. 18 se diminuisce il lavoro basta
> licenziare una persona. Ma proprio perchè le realtà agenzia sono
> generalmente piccole si crea una atmosfera familiare che pesa come un
> macigno quando si deve prendere una decisione del genere.
>
> Un saluto
>
> Sistemas
Mi rendo conto che licenziare non è facile, ma se questa difficoltà è
effettivamente dovuta all'atmosfera familiare che si respira in ufficio, e
quindi ci si immedesima realmente nei problemi che possono sorgere per la
perdita del lavoro, credo che ci siano tutti i presupposti per immedesimarsi
anche quando il dipendente si distingue positivamente nel suo lavoro, per
qualità e quantità, e, per questo, attende un riconoscimento particolare.
Ciao
Stefano
> Forse non sono stato chiaro io, riformulo la domanda.
> Dato che il mio agente, diversamente da quanto farebbe Alex, intende
> retribuirmi per la mia attività produttiva, ma non abbiamo trovato un
> accordo sulla proporzione che deve esserci tra le sue e le mie
> provvigioni, a quanto (e mi riferisco agli agenti che pagano queste
> benedette provvigioni ai propri dipendenti) secondo voi dovrebbe
> corrispondere il guadagno percentuale del dipendente?
> Nonostante il lunghissimo thread, ho avuto solo tre risposte valide: 50%
> (Giuliano) e 70% (Mauri). Giampaolo ha invece detto che lui preferisce non
> pagare provvigioni ma dare una retribuzione diversa dal CCNL, sulla base
> del rendimento (cosa che giudica "lapalissiana").
> Non ho chiesto se è giusto o no avere una retribuzione supplementare per
> quanto prodotto, perchè da una parte ne sono già convinto, e dall'altra ne
> è convinto pure il mio agente: quindi per me questo problema non si pone.
Noi di solito retrocediamo il 60% delle provvigioni in acquisizione in
merito a contratti nuovi, ed il 30% per l'aumento dei premi di contratti già
in essere se trattasi di contratti pluriennali.
Nessuna provvigione di incasso per le ragazze in ufficio, il 50% a tutti i
collaboratori esterni consolidati e regolarmente a posto con le norme
contrattuali vigenti.
A dire il vero non capita spesso che le impiegate contribuiscano ad
incrementare il portafoglio di agenzia anche perchè, cosi come è stata
impostata la strategia del consolidamento e dello sviluppo agenziale, poco
spazio rimane a chi, per prima cosa quando si trova in ufficio, deve
necessariamente attenersi in ''primis''
alle proprie attività assuntive. ( emissione, contabilità, apertura
sinistri, ecc, ecc... ).
Cmq, a mio modesto parere, sono convinto che sia materialmente impossibile
riuscire a gestire BENE entrambe le cose e che queste debbano essere per
loro natura, BEN distinte e separate.
Cosi facendo, andando avanti nel tempo, si rischia di dover trascurare prima
o poi, o questo o quello, causando l'inevitabile ed odiato ''scaricabarile''
in merito alla possibile ''confusione'' venutasi a creare.
Questo è quanto.
Ciao,
Otto