Vi scrivo per chiedere se qualcuno può darmi una mano a trovare sentenze
giuridiche aventi ad oggetto cause tra aziende e assicurazioni in merito al
valore del risarcimento da fenomeno elettrico in caso di danni ad
apparecchiature elettroniche o impianti.
Tra l'altro, colgo l'occasione per chiedere se esiste un database ufficiale
delle sentenze emesse dai vari giudici dei vari tribunali d'Italia,e in caso
affermativo se è accessibile anche da privati e aziende, e quali sono i
criteri usati per la classificazione delle sentenze (e quindi i criteri di
ricerca impostabili),
Ringrazio anticipatamente chi vorrà aiutarmi.
Un cordiale saluto,
Christian
I contratti di assicurazione per il danno da fenomeno elettrico
stipulate da clienti corporate (aziende, usi professionali) non sono
tutti uguali. Non importa tanto la Compagnia quanto le condizioni
aggiuntive scelte dal cliente.
Per esempio: cablaggi, tubi elettronici, valore del software, data
entry e via dicendo.
E' impossibile valutare la bontà di un risarcimento se non si
conoscono questi fattori, neppure consultando gli esiti dei
contenziosi legali.
A.L.
grazie per l'interessamento, però la tua risposta non corrisponde proprio a
quello che ho chiesto.
Quindi, ringraziandoti nuovamente per il tuo aiuto, e sperando tu voglia
continuare ad aiutarmi ad approndire il problema, mi sembra corretto
illustrarti la situazione in modo più dettagliato. Spero avrai voglia di
leggere una mail un po' lunga, ma che affronta un argomento a mio avviso
molto interessante.
Questo è quanto è successo: a causa di un fenomeno elettrico si è rotto un
computer server. Il server era molto vecchio ed obsoleto, pertanto i pezzi
di ricambio sono risultati irreperibili sul mercato, quindi se ne è
acquistato uno di nuovo.
Il nuovo server è costato poco più di 10000 euro, e le caratteristiche sono
state valutate assieme al perito dell'azienda, in modo da acquistare un
server che possa tenere in piedi decentemente la rete informatica aziendale,
grosso modo come faceva quello che si è rotto.
Partendo dal valore attuale di mercato del server rotto (circa 500 euro), il
perito dell'assicurazione, di concerto con la stessa, ha ragionato in questo
senso: qual'è il server minimo acquistabile sul mercato con caratteristiche
più vicine possibili al server rotto? A fronte di questo ragionamento,
l'assicurazione ha offerto in iva ufficiale un risarcimento di 2000 euro.
Il perito dell'azienda, dal canto suo, ha dichiarato per iscritto nella
propria perizia che non conviene riparare il server rotto perchè il costo
per l'ottenimento dei pezzi di ricambio sarebbe pari se non superiore al
costo di un nuovo server più moderno (infatti i pezzi di ricambio avrebbero
dovuto essere prodotti ad hoc proprio perchè ormai non più reperibili), ed è
pronto a dichiarare sempre per iscritto che il nuovo server acquistato ha
caratteristiche similari per il valore d'uso al server rotto, considerando
l'avanzamento tecnologico e ciò che si trova sul mercato al momento attuale.
Quindi, entrambi i periti hanno ragione, solo che il perito
dell'assicurazione valuta un valore economico del bene danneggiato al
momento del danno, mentre il perito dell'azienda valuta un valore d'uso del
bene danneggiato e lo quantifica nel valore del nuovo server.
Ho letto le condizioni della polizza assicurativa, e il "fenomeno elettrico"
è una condizione aggiuntiva che l'azienda ha fatto inserire, per il quale è
previsto un massimale di 20000 euro in caso di danni ad impianti o
apparecchiature elettroniche.
Leggendo le condizioni generali della polizza, invece, vi trovo indicate
varie tipologie di beni: fabbricati, macchinari, mobili e arredi, merci,
apparecchiature elettroniche (cioè pc, eleboratori dati, ecc...). Un
articolo sempre delle condizioni generali, poi, parla chiaramente della
determinazione del danno e del valore del valore del rimborso
specificatamente per ciascuna delle tipologie di beni sopra indicate, tranne
che per la tipologia di beni "apparecchiature elettroniche".
Nemmeno la clausola aggiuntiva del fenomeno elettrico dice nulla in merito
alla valutazione del danno e al valore del rimborso.
Pertanto, le argomentazioni delle due parti sono le seguenti:
- l'assicurazione sostiene che lei valuta il valore del bene danneggiato al
momento del danno (e dal canto suo è anche stata generosa perchè ha offerto
un risarcimento non tanto pari al valore del bene danneggiato di 500 euro ma
pari al valore di un bene sostitutivo di 2000 euro);
- l'azienda sostiene che il valore da rimborsare è l'intero valore del
server pari a poco più di 10000 euro, per i seguenti motivi:
punto 1) nelle condizioni generali della polizza assicurativa vengono
identificate le modalità di valutazione del danno e del valore del rimborso
per tutte le tipologie di beni tranne che per le apparecchiature
elettroniche;
punto 2) la clausola fenomeno elettrico identifica i beni danneggiati come
una famiglia di beni (apparecchiature elettroniche, definite secondo le
condizioni generali), parla di un massimale di 20000 euro ma non dice nulla
in merito alla valutazione del danno e al valore del rimborso;
punto 3) la modalità di rimborso basata sul valore del bene danneggiato al
momento del danno (ovvero come la modalità di rimborso proposta
dall'assicurazione) non ha senso per apparecchiature elettroniche perchè
sono beni ad elevata obsolescenza, quindi ha senso che esista una clausola
aggiuntiva "fenomeno elettrico" se essa è rivolta a tutelare l'azienda da un
rischio, e quindi nel caso si verifichi il danno l'azienda ripristina le
"apparecchiature elettroniche" danneggiate riparandole o sostituendole con
altre apparecchiature elettroniche che svolgano le stesse funzioni con
caratteristiche uguali o anche differenti, e l'assicurazione rimborserà la
spesa sostenuta dall'azienda fino ad un massimo di 20000 euro. In questo
modo l'azienda si è assicurata dal rischio di fenomeno elettrico è ha
ripristinato il valore d'uso dei beni danneggiati (e non il valore
economico).
punto 4) a fronte di quanto detto sopra al punto 3, e a fronte dell'elevata
obsolescenza dei beni "apparecchiature elettroniche", affrontando il
discorso da un punto di vista commerciale, per l'assicurazione non avrebbe
senso proporre la clausola aggiuntiva "fenomeno elettrico" ai propri clienti
in uno di qusti due modi:
punto 4.1) compiendo perizie sui beni assicurati in modo da definire il
premo e i rimborsi per ogni bene di anno in anno;
punto 4.2) rivedendo ogni anno i massimali sulla base di dati statistici
riferiti alla perdita di valore dei beni del settore elettronico, e quindi
il relativo premio di tale clausola, proprio a causa della perdita di valore
rapida a cui i beni assicurati sono soggetti per loro natura (cosa che in
azienda non è stata fatta perchè non è stata compiuta alcuna perizia sui
beni e sono anni che si mantengono gli stessi massimali pur avendo le stesse
apparecchiature).
Da questo espresso in questo punto, inoltre, la buona fede
dell'assicurazione viene messa in discussione.
Per fare un paio di esempi presi dal settore privato, in un'assicurazione
auto per furto/incendio il bene è identificato e periziato e il valore
massimo del rimborso è noto, e siccome l'auto perde valore ogni anno il
premio viene ridotto proporzionalmente ogni anno; mentre in un'assicurazione
per malattia il valore del rimborso è noto e premio viene stabilito sulla
base dell'età della persona, dello stile di vita, ecc... (fattori che
servono per valutare il rischio), poi se malauguratamente avviene il fatto,
il valore del risarcimento è noto. Seppur presi dal settore privato, questi
due esempi mi sembra abbiano molte similitudini con il caso avvenuto in
azienda: il caso dell'auto è simile al punto 4.1, il caso dell'assicurazione
per malattia è simile al punto 4.2.
Per questo motivo chiedevo informazioni sulle sentenze: per capire se altre
aziende hanno avuto problemi similari, in modo da capire come sono stati
risolti e qual'è l'orientamento della giurisprudenza in merito.
Spero in una tua risposta più esaustiva, ora che sai tutta la questione, e
ti ringrazio anticipatamente se vorrai aiutarmi.
Un saluto,
Christian
"Alex Lustig" <alexl...@katamail.com> ha scritto nel messaggio
news:7bf14ef1-e2df-4b3f...@s12g2000prg.googlegroups.com...
Leggendo la questione da perito, si puo' solo dar ragione
all'assicurazione, in quanto non si tratta di una polizza stipulata per
assicurare determinate apparecchiature elettroniche, ma una generica
estensione di un'altra polizza.
Ora, il pezzo di ferro che fungeva da server, sarebbe morto
spontaneamente in qualsiasi istante dei prossimi mesi, premesso cio', la
valutazione di 2000, dicesi duemila euro, e' in ogni caso generosa .
Non e' colpa di nessuno se un computer e' vecchio dal momento in cui si
compra...Io non rischierei azioni legali, il massimo e' un arbitrato,
qualche centinaio di euro in piu' puo' far guadagnare.
Per quanto riguarda la domanda pricipale del post, la risposta e' NO, non
esiste nessun database sui risarcimenti assicurativi, forse esiste per i
risarcimenti infortuni, ma solo forse, per i danni lo escludo per pratica
quotidiana di lavoro...Sarebbe molto utile , ma non esiste.
Raffaele
> Leggendo le condizioni generali della polizza, invece, vi trovo indicate
> varie tipologie di beni: fabbricati, macchinari, mobili e arredi, merci,
> apparecchiature elettroniche (cioč pc, eleboratori dati, ecc...). Un
> articolo sempre delle condizioni generali, poi, parla chiaramente della
> determinazione del danno e del valore del valore del rimborso
> specificatamente per ciascuna delle tipologie di beni sopra indicate,
> tranne
> che per la tipologia di beni "apparecchiature elettroniche".
> Nemmeno la clausola aggiuntiva del fenomeno elettrico dice nulla in merito
> alla valutazione del danno e al valore del rimborso.
come ti hanno gia' scritto
se la polizza non prevede il "valore a nuovo" per i danni elettrici,
e la cosa sarebbe piu' unica che rara per un' estensione di polizza,
i 2.000 euro sono veramente una buona proposta da parte dell' assicurazione
se vai in giudizio ne prendi 500 davvero
>punto 2) la clausola fenomeno elettrico identifica i beni danneggiati come
>una famiglia di beni (apparecchiature elettroniche, definite secondo le
>condizioni generali), parla di un massimale di 20000 euro ma non dice nulla
>in merito alla valutazione del danno e al valore del rimborso;
Se non dice nulla, allora vale la legge. La legge afferma che il
risarcimento non può essere superiore al valore del bene al momento
del sinistro, pur non ponendosi come norma inderogabile.
Vale a dire che è possibile pattuire con l'assicuratore un
risarcimento superiore al valore del bene usato e vetusto.
Se questa clausola ci fosse, però, sarebbe nel contratto. Siccome non
c'è, allora la regola generale non è derogata e vale nella sua
formulazione standard: si liquida il valore per quello che è.
Certo che se io fossi il liquidatore e mi venisse detto che "è in
discussione la buona fede" e che, in sostanza, sono un ladro (perchè
questo è il succo del discorso) ritirerei all'istante l'offerta dei
2.000 Euro.
Che il cliente vada pure in tribunale a prenderne 500.
A.L.
--
Christian
"newbie" <fu...@fuffa.it> ha scritto nel messaggio
news:4793a3a6$0$10621$4faf...@reader2.news.tin.it...
Sono d'accordo. Infatti non sto contestando il valore del vecchio server, ma
la modalità di determinazione del danno e di rimborso.
>punto 2) la clausola fenomeno elettrico identifica i beni danneggiati come
>una famiglia di beni (apparecchiature elettroniche, definite secondo le
>condizioni generali), parla di un massimale di 20000 euro ma non dice nulla
>in merito alla valutazione del danno e al valore del rimborso;
Se non dice nulla, allora vale la legge. La legge afferma che il
risarcimento non può essere superiore al valore del bene al momento
del sinistro, pur non ponendosi come norma inderogabile.
Vale a dire che è possibile pattuire con l'assicuratore un
risarcimento superiore al valore del bene usato e vetusto.
Se questa clausola ci fosse, però, sarebbe nel contratto. Siccome non
c'è, allora la regola generale non è derogata e vale nella sua
formulazione standard: si liquida il valore per quello che è.
Certo che se io fossi il liquidatore e mi venisse detto che "è in
discussione la buona fede" e che, in sostanza, sono un ladro (perchè
questo è il succo del discorso) ritirerei all'istante l'offerta dei
2.000 Euro.
Che il cliente vada pure in tribunale a prenderne 500.
E' vero anche questo, però dal venditore della polizza mi sarei aspettato
una consulenza migliore. A mio avviso avrebbe dovuto suggerire all'azienda
di ridurre di anno in anno il massimale assicurato, a causa dell'elevata
obsolescenza economica dei beni, se non addirittura di non introdurre tale
clausola dal momento che tutte le apparecchiature in azienda risultavano
vecchie.
Questo sarebbe stato un comportamento corretto da parte di un venditore che
avesse voluto lavorare con testa, onestà e lungimiranza il proprio cliente,
il quale non ha mai avuto fortunatamente danni durante tutti gli anni in cui
è stato assicurato.
Così non è stato, quindi se fossi il titolare dell'azienda cambierei
immediatamente assicurazione.
Ti ringrazio per l'aiuto, è stato formativo confrontarmi con te.
--
Christian
"Raffaele Benzi" <raffae...@alice.it> ha scritto nel messaggio
news:47936c0c$0$36447$4faf...@reader5.news.tin.it...