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Dino Campana e il sorteggio della pazzia

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augustobenemeglio

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Mar 29, 2007, 1:54:35 PM3/29/07
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Dino Campana è autore di un solo libro , I canti Orfici , stampato
a suo spese in una tipografia di Marradi , il paese vicino Firenze ,
al confine con la Romagna , in cui nacque il 20 agosto 1885 , e dove
tutti lo ritenevano pazzo, tant è che lo chiamavano Mat Campena , un
paese in cui amò , forsennatamente , con dolore e passione, con
furia , una sola vera persona, poeta come lui, matta come lui, Sibilla
Aleramo, che si era innamorata per via epistolare - del suo
talento , e la cui vicenda è stata abbastanza romanzata nel film
(discutibile) di Michele Placido Un viaggio chiamato amore : Vi
amai nella città dove per sole/Strade si posa il passo
illanguidito.Dove una pace tenera che piove/A sera il cuore non sazio
e non pentito/Volge a un ambigua primavera in viole/Lontane sopra il
cielo impallidito .In un momento /Sono sfiorite le rose /I petali
caduti /Perché io non potevo dimenticare le rose /Le cercavamo
insieme /Abbiamo trovato delle rose /Erano le sue rose erano le mie
rose /Questo viaggio chiamavamo amore /Col nostro sangue e colle
nostre lagrime facevamo le rose /Che brillavano un momento al sole del
mattino /Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi / Le rose che
non erano le nostre rose /Le mie rose le sue rose


Era nato lì, Mat Campana , in quel paese toscano dove
parlavano il dialetto romagnolo , da un insegnante elementare
siciliano complessato , desideroso di integrarsi ed emergere nella
società piccolo borghese provinciale del piccolo paese di Toscana ,
fino ad arrivare ad essere Direttore didattico , e da Fanny
Luti , una ragazza puritana toscana tutta scialle nero sulle
spalle e rosario tra le mani , che presto odiò pervicacemente quel
figlio balzano e non cercò altro che di sbarazzarsene il più presto
possibile , facendolo dichiarare pazzo dal marito e condannandolo ,
infine , alla orrenda prigione manicomiale.
Lui, Dino , era inadatto a vivere come tutti i poeti , ma era anche
ribelle e disperato, anarchico , contro qualsiasi regola o
disciplina , e fu costretto per tutta la vita a fughe, ritorni,
viaggi, illusioni, chimere, prostitute, visioni deliranti, ricoveri
nei manicomi, ci mise del suo per farsi dichiarare pazzo e alla fine
si riconobbe, fatalmente, tale: Il sorteggio della pazzia è toccato a
me!/Allora avanti coraggio...Mi tuffo dal più alto precipizio della
mente/ non c'è fondo... Oblio fedeltà, solo i dubbi assassini
tormentano l'anima,/ma la pazzia possiede un'anima?.......Musica
silenziosa che vuoi ballerine danzanti su note fantasma. Prendimi
alienazione e portami con te in caverne primitive dove l'essere
razionale è escluso... inebria l'abulia dell'animo di dissomiglianza
di saggezza invecchiata.Tienimi pazzia...tienimi....!( continua)


--
augusto

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