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Le schiave bianche del sesso

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Artamano

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Sep 22, 2010, 5:01:08 PM9/22/10
to


American Dissident Voices

Rapporto scritto, oggetto della trasmissione radiofonica del 26 ottobre
2009, a cura della American Dissident Voices.

Fra le tante vicende inerenti i crimini commessi contro i bianchi e contro i
gentili, non note al pubblico ed accuratamente evitate dai mass-media, vi è
quella delle schiave bianche del sesso, perpetrata da ebrei. Si tratta di
donne bianche, catturate da bande ebraiche e costrette a lavorare nei
bordelli di Israele e altrove. I pochi articoli che parlano di questo
argomento non fanno mai riferimento agli ebrei come i fautori di ciò. Viene
invece usato l'eufemismo politicamente corretto di bande russe, crimine
organizzato russo e mafia russa. In verità non vi sono molti russi coinvolti
in questo giro di schiave, come i giornalisti che scrivono questi articoli
ben sanno, ma sanno anche bene che se puntualizzassero la natura ebraica di
questi trafficanti di donne, si ritroverebbero ben presto senza lavoro.
L'adescamento delle vittime avviene in un ambiente di estrema povertà.

La Russia ed i suoi Stati satelliti ex comunisti dell'Est europeo sono stati
prosciugati economicamente per vari decenni dallo stesso sistema comunista
creato dagli ebrei. Quando il sistema collassò, capitalisti opportunisti ed
ex comunisti, trasformatisi in riformisti, molti dei quali ebrei, iniziarono
il saccheggio, comprarono industrie, approfittarono dei cittadini del posto
non abituati a pratiche affaristico-predatorie, facendo, ancora oggi, man
bassa di ampi territori dell'Europa dell'Est, facendo impoverire la gente
fino alla fame, nonostante gli europei orientali siano tra le popolazioni
bianche più acculturate del mondo. E' noto a chiunque che russi, moldavi e
ucraini vogliono fuggire dalla miseria e andare a Ovest; giovani donne, a
migliaia, si fanno pubblicità per sposare uomini occidentali su dozzine di
siti per cuori solitari. Molti operai in questi Paesi guadagnano meno di 30
dollari al mese. Quando a queste giovani viene offerta la possibilità di
guadagnare decine di volte di più, non c'è da stupirsi se, a migliaia,
accettano senza batter ciglio.

Molte di loro finiscono in Israele, dove il traffico di schiave bianche del
sesso è molto comune e raramente notato dalle autorità, le quali danno il
loro tacito benestare. Le organizzazioni ebraiche hanno reti internazionali
e le schiave bianche sono vendute a bordelli, controllati da ebrei, in
Europa, Turchia e Paesi asiatici.

Ecco alcune tristi storie:

Lara Matveyava non sapeva che lo straniero gentile, che le offrì di uscire
dalla povertà, era unreclutatore di un giro malavitoso ebraico dedito alla
tratta delle bianche. Nel suo caso, le fu promesso un lavoro di domestica in
Germania, annaffiare le piante e dar da mangiare agli animali domestici,
sarebbe stato il suo lavoro. Quando arrivò ad Amburgo, la banda iniziò la
prima parte del rituale, cioè ritirandole il passaporto per ragioni di
sicurezza, facendola pertanto diventare una clandestina e quindi al di fuori
della legge. Tre giorni dopo le fu detto quello che sarebbe stato il suo
lavoro: fare la prostituta in un bordello di Amburgo. Nonostante fosse
determinata a tornarsene a casa, fu imprigionata per sei mesi in vari
bordelli mascherati da bar e night-club, finchè riuscì a fuggire. Una volta
a casa disse che la maggior parte delle donne da lei incontrate erano così
terrorizzate dai loro carcerieri che avevano rinunciato a fuggire. Ancora
oggi, Lara, non usa il suo vero nome, per paura di ritorsioni da parte dei
suoi ex carcerieri ai quali appartiene. Disse «Niente più mi indigna ormai,
perché le peggiori cose che potevano capitarmi, mi sono capitate. Pochissime
delle donne da me incontrate sono diventate volontariamente delle
prostitute. La maggior parte vi furono indotte. Non c'erano alternative. Non
avevamo più i passaporti e non sapevamo a cosa andavamo incontro se ci
fossimo rivolte alla Polizia. Eravamo clandestine, dedite ad un'attività
illegale, non potevamo aspettarci nessun conforto. All'inizio rifiutai di
lavorare ma poi lo dovetti fare perché non c'era altro mezzo per mangiare e
spesso vedevo i pestaggi che subivano altre donne quando si rifiutavano di
collaborare». Alle donne viene detto che devono ripagare il loro debito,
prima di ritornare libere. Si tratta di cifre esageratamente alte, che
vengono incrementate arbitrariamente dai carcerieri con multe se le donne si
rifiutano di sottomettersi a qualsiasi degrado sessuale richiesto, incluso
lo stupro di gruppo. Quando un protettore ebreo decide di volere carne
fresca, le donne più vecchie vengono vendute ad altri, spesso varie volte
nello stesso anno e il debito sale ad ogni nuova trattativa. Le associazioni
dei diritti umani stimano che circa 500.000 donne bianche siano state
catturate e violentate da queste bande, una cifra che si riferisce alla sola
Russia ( London Observer, Domenica 12 Novembre 2009).

Irina, 21 anni, pensava di fare la ballerina quando scese dalla nave ad
Haifa, in Israele, proveniente dall'Ucraina. Pochi giorni dopo fu portata in
un postribolo, dove il suo nuovo padrone ebreo le bruciò il passaporto in
sua presenza. «Sei di mia proprietà» disse «e lavorerai finchè non ti sarai
guadagnata la libertà. Non tentare di andartene, non hai documenti e non
parli la nostra lingua. Saresti arrestata e trasferita, dopodiché ti
riprendiamo e ti riportiamo qui». All'inizio si rifiutò di fare la
prostituta, ma le botte ed i ripetuti stupri da parte dei suoi padroni
ruppero la sua resistenza. Irina disse: «Non credo che l'uomo che ha
rovinato la mia vita, pagherà per questo».

Fino a poco tempo fa la tratta delle Bianche non era nemmeno fuorilegge in
Israele e solo dietro ripetute pressioni internazionali, sono state
promulgate leggi restrittive lo scorso anno. I processi tuttavia sono rari e
le sentenze leggere. Le autorità del posto fanno finta di non vedere la
schiavitù nella quale vengono obbligate le donne bianche, ma, d'altra parte,
è insito nella loro tradizione considerarsi come i soli e veri esseri umani,
mentre queste schiave bianche non sono, purtroppo, ebree.

Marco Buffo, responsabile del nucleo anti-sfruttamento in Italia, ha
dichiarato: «E' risaputo che i prezzi più alti vengono oggi pagate per le
donne bianche. Sono la novità del momento».

Mikhail Lebed, responsabile delle indagini criminali del ministero degli
Interni ucraino, ha affermato: «I gangster fanno più soldi con queste donne
in una settimana, di quelli che noi riusciamo ad avere come budget annuale.
Per essere onesti, a meno che qualcuno non ci aiuti, non riusciremo a
fermare questo traffico».

Recentemente, Yitzhak Tyler della Polizia di Haifa, ha rilasciato qualche
indiscrezione su alcune operazioni di polizia in quella città portuale
israeliana: «Questi uomini pagano da 500 a 1.000 dollari per una donna
ucraina o russa. Capisce quello che intendo dirle? Comprano queste donne per
poi ricavarci una fortuna. Prendete un piccolo locale e metteteci dieci
ragazze. Ognuna riceve da 10 a 15 clienti al giorno. Moltiplicate questo per
200 shekels (la moneta israeliana). Entrano quindi ogni giorno 30.000
shekels. Ogni ragazza lavora per 25 giorni al mese, minimo. Parliamo quindi
di 750.000 shekels al mese, ossia 215.000 dollari. Una sola persona, a
volte, è proprietaria di cinque locali. Il che fa un milioni di dollari al
mese. Niente tasse, niente spese generali se non il cibo necessario per
sopravvivere. E' una fabbrica con schiave come mano d'opera. E sono sparse
in tutto Israele».

Un milione di dollari al mese per un protettore ebreo di media caratura. E
cosa ricevono in cambio le ragazze? Botte, stupri, prestazioni sessuali
forzate a richiesta, un po' di cibo e qualche spicciolo per le sigarette.
Sbarre alle finestre. Sfilano nude nei mercati ebraici delle schiave quando
vengono rivendute, magari per la quarta volta in un anno. Violenze di gruppo
e ritorsioni sulle famiglie se fuggono. Condanna ed espulsione, quando va
bene, a cura di un sistema legale colluso. Gli sfruttatori ebrei sono così
fiduciosi della loro invulnerabilità che uno di loro, Jacob Golan,
proprietario di tre postriboli, incluso il Tropicana di Tel Aviv,
rilasciando un'intervista al New York Times, disse: «Agli israeliani
piacciono le russe. Sono bionde, di bell'aspetto e diverse da noi», mentre
ridacchiava e si accarezzava i suoi capelli neri, «. e sono disperate,
farebbero qualsiasi cosa per soldi». Sempre pieno di ragazze russe mezze
nude, il club è aperto 24 ore al giorno. Al Tropicana ci sono 12 cubi, dove
venti donne lavorano a turni, otto di giorno e dodici di notte. Gli affari
vanno a gonfie vele e non solo con gli stranieri, anche i soldati
israeliani, con il fucile a spalla, frequentano il luogo assieme a uomini
d'affari e turisti. Al signor Golan fu chiesto se la maggior parte delle
donne che lavorano al club lo fanno volontariamente. Scoppiò in una risata
ma non rispose. In un supremo atto di amara ironia, il reporter notò che
Golan stava preparando un poster di una donna israeliana scomparsa da
attaccare davanti al suo club. Che anima altruista! Non è vero? (The New
York Times, 11 gennaio 2008).

Le Nazioni Unite affermano che la tratta delle bianche è, al momento, il
business in maggior crescita del crimine organizzato. La maggior parte di
queste schiave sono bianche. Il quotidiano australiana Sydney Morning Herald
asserisce che questo traffico è un affare che, come importanza di lucro,
supera quello del traffico di droga. Dopo tutto la droga può essere venduta
una sola volta in attesa del suo consumo, mentre le bianche possono essere
usate e poi portate al mercato degli schiavi più volte, per anni, fino alla
loro morte o al decadimento del loro aspetto.

La storia di Mariana è tipica. Illusa da promesse di un facile lavoro e buon
guadagno, lasciò la Russia alla volta di Israele. La routine del bordello
era brutale ed efficiente. Lavorava 7 giorni a settimana con 20 clienti in
media al giorno, sia ebrei che arabi. Un uomo stava di guardia alla sua
stanza, spartanamente arredata con un letto, un comò, una doccia e un
lavandino. Era isolata dal mondo esterno, tranne nel caso di una donna che
si fermava a vendere cibo a lei e ad altre ragazze russe. Le chiamate
telefoniche a casa per assicurare i genitori che il lavoro andava bene,
venivano monitorate. Dopo circa 5 mesi a Mariana fu permesso di lasciare il
grigio edificio con un autista per incontrare dei clienti in un hotel di Tel
Aviv. Tre giorni dopo, un gruppo di uomini la sequestrarono in una casupola
dietro all'hotel. «Fai quello che ti diciamo. Non dare calci e non urlare,
non vale la pena di resistere» ricordò queste parole prima che la
stuprassero in gruppo. Disperata tentò anche di fuggire dal bordello ma fu
riacciuffata. Il governo russo ammette che circa 100.000 donne vengono fatte
espatriare ogni anno dalla Mafia ebraica, facendo passare la stima globale
di 500.000 donne, da parte delle associazioni dei diritti umani, una cifra
ottimista. E questo, ribadisco, riguarda solamente la Russia.

Doros Michael, funzionario del Gruppo d'Azione per il sostegno
all'immigrazione di Cipro, spiega che le donne bianche sono le schiave del
sesso più ambite. Le russe si presume siano più istruite, più carine e più
bianche delle asiatiche (Sydney Morning Herald, 8 .arzo 2008).

Amnesty International ha steso rapporti, criticando aspramente Israele per
la sua tolleranza verso l'industria della tratta delle bianche. Ma questa
notizia non è stata diramata da nessuna TV e da nessun media di primo piano.
Amnesty International affermò: «Il Governo d'Israele non è riuscito a
prendere le misure adeguate per prevenire, indagare, processare e punire le
persone responsabili delle violazioni dei diritti umani, nell'ambito della
Tratta delle Bianche». Fu citato anche il caso della ventisettenne
Valentina, la quale disse: «Le condizioni erano orribili. La maggior parte
delle ragazze soffriva di malattie veneree. Non si poteva andare da nessuna
parte. C'erano sbarre alle finestre e guardie per tutto il tempo, giorno e
notte». Valentina riuscì a fuggire da una finestra del secondo piano, evitò
la Polizia israeliana e potè, in seguito, raccontare la sua storia. Ma
migliaia di ragazze russe sono ancora là.

Una giovane russa, Larissa, disse di essere sfuggita al suo sfruttatore, ma
fu arrestata dalla Polizia israeliana, la quale la vendette ad un altro
sfruttatore che ammise di essere un ex ufficiale di Polizia.

Queste schiave bianche non hanno speranze e non hanno amici. I pochi ebrei
che si oppongono a questo turpe commercio, sono al di fuori dei centri di
potere e di comando in Israele. I bianchi in Occidente sono troppo occupati
nel loro stile di vita consumistico e non sono informati di questo traffico,
in quanto i media, controllati dal mondo ebraico, non danno notizie in
merito.

In una recente conferenza sui diritti umani, indetta dalla Coalizione
Mondiale contro la Tratta delle Bianche, è stato stimato che nella sola Tel
Aviv ci siano più di duecento bordelli. E' stato inoltre affermato: «Quando
arrivano in Israele, partecipano (le bianche) ad un `seminario educativo'
che include stupro e vendita all'asta, dopodiché i loro passaporti vengono
ritirati e vengono imprigionate in appartamenti-prigione. Vengono obbligate
a prostituirsi in modo da `ripagare' il debito contratto durante il loro
trasferimento in Israele».

Poche ex schiave del sesso hanno avuto il coraggio di parlare.

«Sono Ilona. Sono stata venduta per 15.000 dollari e dopo alcuni mesi fui
rivenduta nuovamente.

Mi obbligarono ad andare con 150 clienti alla settimana. Tanta gente
conosceva sia me che le altre ragazze. C'erano taxista e persone del negozio
di alimentari che portavano alcolici ed anche dottori che ci davano pillole
anti-concezionali da prendere per tutto il mese, così non avremmo perso
giorni di lavoro nemmeno con le mestruazioni. I dottori ci visitavano dopo
essere state picchiate e ci davano degli anti-dolorifici. Ma il peggio
successe con i poliziotti che mi conoscevano. Una volta riuscii a scappare e
mi presentai alla Polizia. Mi passarono ad un poliziotto che conosceva il
russo. Gli parlai e lui ascoltava attentamente. Dopo un'ora di ascolto del
mio racconto, il mio boss, cioè lo sfruttatore, arrivò alla centrale di
Polizia, mi riportò a casa e lì mi diede un sacco di botte davanti alle
altre ragazze a scopo intimidatorio. Per alcuni giorni non potei lavorare».

«Sono Yanna. All'aereoporto sono stata presa in consegna da Ilyosha. Avevo
sei o sette clienti al giorno per Ben-Yehuda, gli facevo guadagnare 600-700
shekels al giorno, ricevevo cibo e sigarette e 20 shekels al giorno. Dopo
due settimane mi vendette a Peter e Gershon per i quali lavorai nella loro
sala massaggi, 10 o 15 clienti al giorno, 150 shekels per mezz'ora e 20
shekels per me più cibo e sigarette. Due mesi dopo Peter mi mandò in un
altro bar. Quando non lavoravo venivo chiusa in un appartamento e mi
portavano ciò di cui avevo bisogno. Peter mi diceva che sarei potuta
andarmene solo dopo avergli fatto guadagnare 40.000 dollari. In questo bar
avevo tra i 7 e i 10 clienti e là dovevo guadagnare 700 shekels. Se la
giornata era fiacca, dovevo lavorare di più il giorno dopo. Nella sala
massaggi venivo picchiata anche dal direttore e dai dipendenti».

Un'associazione benefica, la Miramed, che cerca di aiutare donne e bambini
russi prevenendo che questi cadano nella rete dei trafficanti ebraici, stima
che «il 90% delle donne che lasciano la Russia nelle grinfie di questi
criminali, non sanno di essere dirette sulla strada della prostituzione e
non sanno nemmeno che verranno schiavizzate dietro a delle sbarre e
obbligate a soddisfare le voglie dei loro carcerieri su richiesta ed essere
poi rivendute più volte in mercati ebraici per schiavi».

I media ebraici hanno ossessionato per decenni sul tema della schiavitù dei
neri in Nord America, che fu abolita dai bianchi e che non esiste più da
oltre 130 anni. Ma quante volte abbiamo sentito parlare della schiavitù dei
bianchi che sta avvenendo oggi? Voglio che leggiate queste mie parole e che
non dimentichiate ciò che ebrei stanno facendo a ben mezzo milione delle
nostre donne e ragazze. Non dimenticate nemmeno che gli ebrei comandano i
media, i quali piangono lacrime di coccodrillo per mesi se un criminale nero
va a sbattere contro il manganello di un poliziotto bianco, ma che chiudono
gli occhi davanti ad un numero di schiave bianche del sesso sufficente a
triplicare la popolazione di Rockford nell'Illinois. Quando dico non
dimenticate intendo dire non fidatevi più di loro.

Kevin Alfred Strom

National Alliance Hillsboro, West-Virginia (USA)


__________ Informazioni da ESET NOD32 Antivirus, versione del database delle firme digitali 5471 (20100922) __________

Il messaggio è stato controllato da ESET NOD32 Antivirus.

www.nod32.it


Pier

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Sep 22, 2010, 6:59:23 PM9/22/10
to

> Rapporto scritto, oggetto della trasmissione radiofonica del 26 ottobre
> 2009, a cura della American Dissident Voices.
>
> Fra le tante vicende inerenti i crimini commessi contro i bianchi e contro
> i gentili, non note al pubblico ed accuratamente evitate dai mass-media,
> vi è Lara Matveyava non sapeva che lo straniero gentile, che le offrì di
> uscire dalla povertà, era unreclutatore di un giro malavitoso ebraico
> dedito alla

terribile e impensabile


Giancarlo

unread,
Sep 23, 2010, 3:46:47 AM9/23/10
to

"Artamano" <artam...@katamail.com> ha scritto nel messaggio
news:o8umo.99183$Ua.2...@twister2.libero.it...


Anche il procacciatore di femmine di Berlusconi è ebreo?

Ciao Giancarlo


Arduino

unread,
Sep 23, 2010, 3:50:36 PM9/23/10
to

"Pier" <mark...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:fTvmo.210518$9f6.4...@twister1.libero.it...

> terribile e impensabile

Impensabile che ci sia uno così ingenuo da crederci.
Ad'I

Arduino

unread,
Sep 23, 2010, 3:52:24 PM9/23/10
to

"Artamano" <artam...@katamail.com> ha scritto nel messaggio
news:o8umo.99183$Ua.2...@twister2.libero.it...


Vedo che stavolta neppure un Mutti ha osato firmare una simile serie di
balle che dovresti vergognarti di copincollare.
Ad'I

Pier

unread,
Sep 24, 2010, 7:17:58 AM9/24/10
to

>> terribile e impensabile
>
> Impensabile che ci sia uno cosě ingenuo da crederci.

ma secondo te non č vero ?
Una mistificazione puň essere cosě spudorata ?


Artamano

unread,
Sep 24, 2010, 1:51:32 PM9/24/10
to

"Arduino" <ar...@nomail.com> ha scritto nel messaggio
news:4c9baff7$0$18658$4faf...@reader3.news.tin.it...

> Vedo che stavolta neppure un Mutti ha osato firmare una simile serie di
> balle che dovresti vergognarti di copincollare.
> Ad'I

pensi che un membro del "popolo eletto" non possa avere a che fare con
prostituzione e pedofilia?
Guarda l'articolo:
Sex and the Jews: lettera ad una corrispondente ebrea
Dr. Lasha Darkmoon 23 Settembre 2010


«Quello che era proibito, oggi è permesso» - Rabbi Samuel Dresner

Alcuni mesi fa ricevetti una lettera arrabbiata da una giovane donna di nome
Victoria. Dopo avermi aspramente rimproverata per alcune cose che avevo
detto in un articolo, e dopo un ulteriore scambio di lettere commoventi,
Vittoria, che era mezza ebrea, mi disse che non mi avrebbe più scritto.
Allora le inviai due righe di saluto nelle quali mi accomiatavo da lei con
le seguenti amichevoli parole: «Addio mia cara ebrea!».

Seguirono diverse settimane di silenzio. Poi, con mia grande sorpresa,
ricevetti un'altra lettera provocatoria da Victoria informandomi che mi
scriveva per «correggere alcuni tuoi giudizi erronei» e per dirmi che
scrivermi era «inutile».

Trovai ciò alquanto divertente. Non mi capita spesso di ricevere lettere che
elencano le mie mancanze e che mi dicano di quanto sia inutile scrivermi. Il
fatto è che Victoria si era offesa del termine ebrea. «Definendomi una ebrea
è stato offensivo e altezzoso» - rimbrottò - «perché sono solo ebrea in
parte. Ma immagino che nella tua mente razzista il fatto che io sia anche
soltanto ebrea a metà sia per te una ragione sufficiente per negare
completamente la mia umanità. Continuare una qualsiasi ulteriore
corrispondenza con te è inutile».

Questa è la lettera che scrissi a Victoria in risposta alla sua ultima
missiva. In genere non scrivo lettere così lunghe ai miei corrispondenti,
complete di apparati, di fatti accademici, cifre, citazioni, collegamenti
incorporati, illustrazioni e foto. Questa volta decisi di fare una
eccezione.

* * *

Cara Victoria,

La tua accusa che la parola ebrea possa essere anti-semitica potrebbe essere
accettata. Per quanto mi riguarda non intendevo procurare offesa, in ogni
caso ti prego di accettare le mie scuse.

E' probabile che tu non lo sappia Victoria, ma è tristemente noto che a
causa delle gravi ristrettezze economiche sofferte dagli ebrei nei secoli
passati, molte ragazze ebree furono costrette a prostituirsi. In tutte le
grandi città europee si poteva trovare un certo tipo di prostituta:
dall'aspetto
esotico e semi-asiatico. Era ebrea ed era molto richiesta. La parola Jewess
(ebrea) è quindi entrata nel linguaggio come sinonimo interpretativo di
prostituta ebrea.

Quando Baudelaire scrisse una poesia riguardante una prostituta parigina con
la quale aveva trascorso la notte, egli si riferiva a lei semplicemente come
ebrea. Ciò era sufficiente per identificarla come una prostituta. «Une nuit
que j'étais près d'une affreuse Juive» (una notte passata vicino ad una
orribile ebrea).

Quando Keats si riferisce alle prostitute ebree in un inedito frammento
poetico riportato in una lettera privata (1819), lui non le chiama
prostitute ma le chiama semplicemente ebree.

Perché? Perché così tante ebree erano prostitute che i due termini erano
praticamente diventati intercambiabili.

«Nor in obscured purlieus would he seek/For curled Jewesses, with ankles
neat,/Who, as they walk abroad, make tinkling with their feet» (Né in oscuri
luoghi d'incontro avrebbe egli cercato ricciute ebree con elenganti caviglie
che nell'incedere tintinnano al piede)

Tratto da Character of Charles Brown (John Keats).

Quì Keats fa riferimento alla tipica donna ebrea con i suoi ricciolini. I
campanelli tintinnanti alle caviglie, di cui egli parla, erano spesso
indossati in epoche passate dalle prostitute per segnalare il loro
approccio. Fin dai tempi dell'India antica questi campanelli erano accessori
delle prostitute.

* * *

Victoria, tu dici di essere ebrea per metà e che la tua famiglia in origine
proveniva dall'Ucraina. Sapevi che Odessa, la quarta città più grande
dell'Ucraina
una volta era una calamita che attirava gli amanti delle prostitute da tutta
l'Europa? La città era famosa per i suoi sontuosi bordelli, tutti gestiti da
ruffiane ebree che erano state anch'esse prostitute in passato. In quanto
alle ragazze che lavoravano in questi bordelli, erano in maggioranza ebree.
Richieste per le loro doti seduttive, queste ragazze da compagnia venivano
chiamate semplicemente ebree.

Ecco una citazione pertinente:


«Tra il 1860 ed il 1870 un francese che visitava Odessa scrisse che gli
ebrei del posto erano responsabili della tratta delle donne bianche russe
vendute come schiave alla Turchia. Ciò è possibile in quanto sappiamo che i
tenutari ebrei dei bordelli esistevano già anche dall'altra parte a
Costantinopoli (Istanbul). Un censimento del 1889 constatò che le tenutarie
ebree con licenza per i bordelli nella provincia di Kherson, dove si trovava
Odessa, ammontavano a 30 su 36. Nel 1908 il console americano del luogo
affermò che l'intero giro della prostituzione era quasi esclusivamente nelle
mani degli ebrei. Le ebree erano in primo piano nella pratica della
prostituzione. Così, su 5.127 prostitute autorizzate ad esercitare nell'anno
1889, di queste, 1.122, cioè il 22%, erano ebree» (il 22% è una percentuale
alta se pensiamo che gli ebrei costituivano solo il 4% della popolazione
ucraina).


Il rabbino Rosenak dell'Unione tedesca dei rabbini scrisse nel 1902 che
nella sua zona il 50% delle prostitute erano ebree. Egli deplora questo
fatto e considera «inconcepibile» che così tante donne ebree debbano
traviarsi in quel modo.

La prostituzione ebraica fiorì durante l'impero austro-ungarico. Le mezzane
ebree gestivano i bordelli, facendo prostituire sia ragazze ebree che
cattoliche. Una ruffiana ebrea era conosciuta come Lucky Sarah, così
nominata perché fu abbastanza lucky (fortunata) da aver fondato il
redditizio traffico di ragazze ungheresi. Le ragazze ungheresi erano
considerate sexy. Avevano occhi scuri dalle ciglia lunghe e alti zigomi
esotici che molti uomini trovavano attraenti. Insomma, il look ebraico lo si
trova stereotipato nella prima femme fatale di Hollywood, noto anche come
The Vamp.


Una di queste era Theda Bara (nata Theodosia Goodman, 1885-1955) taciturna
attrice ebrea dello schermo, famosa per i suoi ruoli di femme fatale, con i
suoi boccoli a cavatappi menzionati in precedenza da Keats. Wikipedia ci
dice che la classica femme fatale di Hollywood era spesso di non precisate
origini est-europee o asiatiche. Altrettanto nota nel mondo della malavita
ebraica del tempo era Sarah Grossman, un'altra mezzana ebrea soprannominata
The Turk (la turca) per via del numero di ragazze che aveva avviato sulla
strada della prostituzione a Costantinopoli. Due importanti centri erotici
erano le città industriali di Czernowitz e Lemberg. Qui numerosissime
ragazze furono risucchiate in una vita di schiavitù sessuale. Nel 1892 a
Lemberg si tenne un famoso processo intentato a ben 27 mezzane. Tutte le
imputate erano ebree. Si dice che il processo fu di un interesse tale da
segnare un punto di sbarramento per gli anti-semiti.


«Un importante strumento delle mezzane era una cerimonia ebraica conosciuta
come stillah chuppah (matrimonio clandestino davanti a testimoni suggellato
da un regalo e in assenza di un rabbino). Ciò significava una cerimonia
nuziale religiosa che non aveva nessuna validità civile. La donna che da lì
a poco sarebbe stata rapita, veniva raggirata facendole credere che si
sarebbe sposata con tutti i diritti di una moglie, scoprendo però più tardi
che i suoi diritti legali erano nulli. A causa di questo imbroglio numerose
ebree finirono nei bordelli» (vedere qui).


Vedi come stanno le cose Victoria? Un vasto numero di innocenti ragazze
ebree furono avviate con l'inganno sulla strada della prostituzione dai
propri correligionari ebrei. Erano quelli della loro stessa razza che le
ingannavano e le vendevano. Ciò mi ricorda i rabbini ebrei che rubarono con
l'inganno la quota del rimborso danni per l'olocausto alla madre di Norman
Finkelstein.

Questi sono i fatti Victoria. Sono la verità. Puoi resistere alla verità ma
alla fine essa prevarrà.

Anziché definirmi come un anti-semita per aver tratto ovvie conclusioni da
noti fatti storici, dovresti fare i conti col fatto che la maggior parte dei
comuni ebrei sono i bidonati e le vittime dell'ebraismo organizzato. Io non
critico e nemmeno condanno questi comuni ebrei ma lo faccio nei confronti
dei loro controllori rabbinici e ideologici: i burattinai, oppure i maestri
dell'orazione per usare una appropriata definizione di Israel Shamir.

Non sono le pecore il problema ma il Cattivo Pastore.

* * *

Nessuna categoria di uomini sembra essere così ossessionata dal sesso come
gli ebrei ortodossi ed il rabbinato. Se paragoni i testi religiosi delle
varie religioni mondiali, troverai che tutti quanti, ad eccezione del
giudaismo, mantengono un alto profilo morale. Non stanno lì a battere sullo
stesso chiodo dei seni e dei peni, prostitute o sperma. Il giudaismo invece
lo fa.

Prova a considerare questo brano incendiario dalla Bibbia inglese ebraica,
abbastanza da fare arrossire le guance di qualsiasi fanciulla:


«. e si appassionò per quei fornicatori dal membro d'asino, dall'ardor di
stalloni. Così tu tornasti alle turpitudini della tua giovinezza, quando gli
egiziani ti premevan le mammelle a motivo del tuo vergine seno» (Ezechiele
23: 20-21).


Il numero di donzelle vittoriane che devono essere andate in estasi nel
leggere questo passo deve essere incalcolabile.

Vai a vedere il Talmud babilonese e ti vedrai improvvisamente immersa in un
mondo di aneddoti indelicati che parlano in particolar modo di prostitute e
dei loro clienti rabbinici. Ce ne sono così tante di queste storie nel
Talmud che fu necessario coniare un nome per esse: aggadah.

Sebbene questi aneddoti istruttivi tocchino tutti gli argomenti
immaginabili, di solito con un rabbino come figura centrale, il sesso è
spesso in primo piano. Si può tranquillamente sostenere che il giudaismo è
più ossessionato dal sesso di qualunque altra religione esistente.

Una di queste storie inizia così: «Si diceva del rabbino Elazar ben Dordia
che non vi era prostituta al mondo che lui non conoscesse. Una voltà apprese
che c'era una certa prostituta in una città sul mare che chiedeva come
prezzo una borsa di dinari. Il rabbino prese una borsa di dinari e per
raggiungerla attraversò sette fiumi» (Trattato Avodah Zara 17°).

Un'altra storia comincia così: «C'era una volta un uomo che venne a sapere
dell'esistenza di una prostituta in una città sul mare che chiedeva come
prezzo quattrocento monete d'oro. Lui le mandò le quattrocento monete d'oro
e fissò un appuntamento per incontrarla. Quando arrivò il momento, si
presentò. Lei disse: 'fatelo entrare'. E quando egli entrò, lei si sedette
nuda sul letto. ecc. ecc.» (Trattato Menachot, 44a).

Il Talmud è pieno di queste storie di rabbini e dei loro studenti che fanno
visita alle prostitute.

Poiché la parola Pornografia significa letteralmente scrivere in merito alle
prostitute, il Talmud è forse l'unico classico religioso che potrebbe essere
descritto, nel senso letterale, come pornografico.

Leggiamo nel Talmud di Rahab la meretrice, ad esempio, menzionata per la
prima volta nel libro di Joshua. Una delle più affascinanti femmes fatales
dell'antichità, al pari di Elena di Troia è la favolosa cortigiana Corinzia
Lais menzionata da Demostene, la bella Rahab iniziò a vendere il proprio
corpo all'età di 10 anni. «Non c'erano principi o governanti che non
avessero dormito con Rahab la prostituta» - ci dice il Talmud lasciandoci
senza fiato (trattato Zavachim 116b).

I rabbini, essendo le autorità religiose dell'epoca, erano fra i primi ad
usufruire dei favori delle nubili ninfette. Pedofilia? Sì, il Talmud ne è
pieno. Ci è stato raccontato di questa Lolità ebrea:

«Essi (i rabbini) le concedono un posto d'onore nella tradizione ebraica. Il
suo passato di meretrice non le si ritorce contro, anzi, viene completamente
dimenticato non appena essa si converte al Giudaismo».

Pare che la pedofilia vada bene se sei un rabbino ebreo o un Roman Polanski,
ma non se sei un prete cattolico. La pedofilia non è la sola perversione
sessuale nei confronti della quale il Talmud pare essere tollerante. C'è
anche il voyeurismo (il fenomeno dei guardoni). Un interessante aneddoto
racconta di come Kahane, uno studente yeshiva, si nasconda sotto il letto
del suo rabbino per ascoltarlo quando fa l'amore con la moglie. Viene
scoperto e severamente rimproverato dal suo maestro che gli ordina di
lasciare immediatamente la stanza. Lo studente si rifiuta. «No, non me ne
vado» - dice lo studente - «come dice la Torah, io devo imparare».

Il rabbino è obbligato a prendere la cosa in considerazione. Spiare le
persone che fanno sesso è probabilmente OK se il motivo che le spinge a
farlo è la passione per una Più Alta Conoscenza. (vedi, The Passionate
Talmud, introduzione, pagina 1).

Un'altra parte del Talmud tratta della bestialità. Le vedove vengono
avvisate di non tenere cani. Perché? «Perché» - si dice - «si sospetta di
ciò che una donna possa fare col suo cane una volta che ha già conosciuto i
piaceri della carne».

Non sto esagerando quando dico che l'ossessione talmudica per il sesso è
unica fra le religioni del mondo. Sorprendentemente deve essere l'unico
testo religioso al mondo che discute e paragona la dimensione del pene della
maggior parte dei suoi venerati savi (vedi The Passionate Talmud,
introduzione, pagina 1).

Eccoci rapidamente nel 21° secolo e ci accorgiamo che il rabbinato
contemporaneo si può difficilmente citarlo come un modello di limitazione
sessuale.

Passa dal Talmud al racconto di Ilana Hammerman In luoghi stranieri: Tratta
delle Donne in Israele e leggerai storie strazianti circa l'industria del
sesso israeliana del giorno d'oggi. Ragazze innocenti, molte delle quali
minorenni, vengono rapite in Russia e nell'Europa dell'Est ed avviate con la
forza sulla strada della prostituzione a Tel Aviv. Chiuse a chiave senza
cibo, soggette a minacce e a violenze da parte dei loro magnaccia
israeliani, queste disgraziate possono talvolta andare a letto con ben 60
clienti in un giorno. I loro più assidui clienti, con cappelli neri e barbe
cespugliose, sono religiosi ebrei ortodossi che si prendono un sabbatico
dalle loro mogli.

Questo è il tipo di rivelazioni in cui ci imbattiamo nel scioccante libro di
Hammerman:

«Conoscevo un rabbino molto noto che veniva per prenotare una ragazza che
doveva fare sesso con lui in posizione canina e le chiedeva di abbaiare»,
questo è ciò che testimoniò una ex tenutaria di bordello davanti al comitato
parlamentare della Knesset. Una delle donne che lavoravano, presentata come
una devota cristiana, espresse la sua avversione nei confronti dei suoi
clienti religiosi: «Avevano un grande cappello nero e sotto ne avevano un
altro nero e piccolo ed erano veramente dei pervertiti».

In base ad un rapporto della CNN del 1998, Israele avrebbe il più alto
consumo pro-capite di servizi della prostituzione al mondo. Un milione di
visite a prostitute vengono fatte ogni mese, facendo dei bordelli uno dei
principali passatempi nazionali. Migliaia di donne vengono rapite ogni anno,
per lo più in Russia, Ucraina, Moldavia, Uzbekistan e Cina per essere
vendute come schiave del sesso in Israele. «La situazione» - scrisse
l'autore
israeliano David Weinberg in un articolo del 1998 circa la prostituzione in
Israele, intitolato «non tanto una Terra Santa», «è sufficiente da far
piangere dalla disperazione o vomitare dalla vergogna».


Gli ebrei hanno certamente il sesso stampato nel cervello.

«Sono una tale macchina da sesso» si vanta Howard Stern ospite di
un'intervista
radiofonica - «che potrei prendere un pezzo di legno e farlo diventare un
qualcosa di erotico».

Woody Allen, leale sostenitore del pedofilo Roman Polanski, fu accusato
dalla sua moglie separata Mia Farrow di aver abusato della loro figlioletta
di 7 anni Dylan. Woody è noto oggi per le sue brillanti spiritosaggini come:
«Non critico la masturbazione. Non è altro che sesso con qualcuno che amo».

Hope Weissman, un professore ebreo all'università Wesleyan nel Connecticut,
fu il primo a fare un corso di pornografia durante il quale gli studenti
dovevano studiare le riviste pornografiche più oscene ed assistere ad un
esibizione di spogliarello da parte della porno-star (ebrea) Annie Sprinkle
che avrebbe incluso la sua famosa abitudine di lasciare che le persone le
sbirciassero la vagina con una pila.

Nel 2001 il professore ebreo Peter Singer trovò un sinonimo per la parola
bestialità all'università di Princeton, chiamando Heavy Petting (pomiciata
spinta) per un qualcosa che qualcuno farebbe col proprio cane. Sempre nel
2001 una comunità ebraica in Inghilterra fece notizia quando tre
spogliarelliste furono invitate ad eseguire espliciti atti sessuali in una
sinagoga, magari alla presenza del rabbino ivi residente.

Nel 1998 il commentatore israeliano Jonathan Rosenblum, notando che un
documentario della CNN rivelava che Israele aveva il più alto tasso di
prostituzione nel mondo, disse quanto segue: «Ancora una volta gli
anti-semiti ci dipingono come dei libertini e dei pervertiti sessuali per
minare la nostra autorità morale. Oggi ammettiamo gioiosamente quelle
accuse».

Di una cosa possiamo essere ragionevolmente certi: qualsiasi società che
ospita un vasto numero di ebrei può aspettarsi di entrare in una spirale di
decadenza nel giro di pochi anni. Si instaura una anarchia morale. La
promiscuità sessuale scatenerà il male del vaso di Pandora. Lo abbiamo già
visto nella Germania di Weimar. Lo stiamo vedendo oggi prendere piede in
America. Lo vediamo soprattutto in Israele, una società di coloni fanatici e
di rabbiosi rabbini di estrema destra: un Paese condannato ad implodere su
se stesso, prima o poi, sotto la pressione dei suoi eccessi morali e
militari.

Non posso farci niente se una grande tempesta si sta preparando e che solo
un colpo di Stato militare o una rivoluzione può salvare l'America. Salvarla
da cosa? Dal cancro spirituale che la sta consumando dall'interno e dalle
guerre esterne nelle quali si è immersa - Afghanistan, Iraq e presto forse
anche l'Iran - per conto di un altro Paese e delle sue indefesse quinte
colonne sul suolo americano.

A meno che non succeda un miracolo e alcuni leader carismatici vengano in
nostro soccorso, ci attende un futuro tetro e cupo, un futuro nel quale le
sole consolazioni che ci restano saranno stupidi intrattenimenti, droga,
alcool, intossicazione sessuale e suicidio.

I miei migliori auguri Victoria e buona fortuna a te nei giorni di terrore e
sofferenza che ci aspettano.


Dr. Lasha Darkmoon accademico, 32 anni, laurea in Discipline Classiche

Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di Giancarlo Spotti


__________ Informazioni da ESET NOD32 Antivirus, versione del database delle firme digitali 5476 (20100924) __________

Arduino

unread,
Sep 24, 2010, 1:59:51 PM9/24/10
to

"Pier" <mark...@libero.it> ha scritto nel messaggio

news:GN%mo.99702$Ua.2...@twister2.libero.it...

> ma secondo te non è vero ?
> Una mistificazione può essere così spudorata ?

Si tratta di nazisti, falsari per eccellenza:
In un mondo dove c'è un eccedenza di prostitute, ti pare che un piccolo
stato grande come il Piemonte, democratico dove ognuno può andare a
controllare dove vuole, abbia bisogno di rapire ragazze?
Ciao
Ad'I

Arduino

unread,
Sep 24, 2010, 2:02:18 PM9/24/10
to

"Artamano" <artam...@katamail.com> ha scritto nel messaggio
news:Ey5no.99875$Ua.2...@twister2.libero.it...

> pensi che un membro del "popolo eletto" non possa avere a che fare con
> prostituzione e pedofilia?
> Guarda l'articolo:
> Sex and the Jews: lettera ad una corrispondente ebrea
> Dr. Lasha Darkmoon 23 Settembre 2010

Ma la prostituzione esiste ovunque. In Israele e nella Germania nazista.
Tutto il mondo è paese e gli ebrei sono esattamente come il resto del mondo.
Ciao
Ad'I

AlmostIndigo(tm)

unread,
Sep 24, 2010, 3:14:53 PM9/24/10
to

"Arduino" <ar...@nomail.com> ha scritto nel messaggio
news:4c9ce7a8$0$40284$4faf...@reader2.news.tin.it...

> Ma la prostituzione esiste ovunque. In Israele e nella Germania nazista.
> Tutto il mondo è paese e gli ebrei sono esattamente come il resto del
> mondo.

Una volta tanto devo sottoscrivere in pieno, aggiungendo che dalle nostre
parti abbiamo tratte di nigeriane, di slave, di balcaniche, cinesi, gestite
da connazionali delle donne e da conniventi italiani. Da questo punto di
vista siamo proprio tutti nudi ed eguali davanti alla legge.
Ciao,
F.


Giove

unread,
Sep 24, 2010, 6:19:57 PM9/24/10
to

"Arduino" <ar...@nomail.com> ha scritto nel messaggio
news:4c9baff7$0$18658$4faf...@reader3.news.tin.it...

Un 5 anni fa ho visto un film di un regista israeliano sull'argomento. Non
ricordo né il suo nome, né il titolo del film.
Ma ti assicuro che il regista era israeliano (sebbene "pacifista"), e non
palestinese.

Artamano

unread,
Sep 25, 2010, 7:18:51 AM9/25/10
to

"Arduino" <ar...@nomail.com> ha scritto nel messaggio
news:4c9ce715$0$40290$4faf...@reader2.news.tin.it...

> Si tratta di nazisti, falsari per eccellenza:
> In un mondo dove c'è un eccedenza di prostitute, ti pare che un piccolo
> stato grande come il Piemonte, democratico dove ognuno può andare a
> controllare dove vuole, abbia bisogno di rapire ragazze?
> Ciao
> Ad'I

i falsari sono quelli che hanno bisogno di adottare il reato d'opinione per
difendere il mito dell'olocausto.
E quanto alla violenza legata alla prostituzione basta vedere la cronaca
nera dei giornali.
Solo che magari non piace parlare quando si tratta di gente del "popolo
eletto"

__________ Informazioni da ESET NOD32 Antivirus, versione del database delle firme digitali 5477 (20100924) __________

Arduino

unread,
Sep 25, 2010, 9:10:55 AM9/25/10
to

"Artamano" <artam...@katamail.com> ha scritto nel messaggio
news:vUkno.100081$Ua.2...@twister2.libero.it...


> Solo che magari non piace parlare quando si tratta di gente del "popolo
> eletto"

Il tuo problema è questo: Non hai in mano alcun argomento o prova per
sostenere che gli ebrei pratichino lo schiavismo sessuale. (Ed infatti,
quando ci sono degli arresti, sono sempre di romeni, albanesi, slavi, e mai
sentito ebrei) ma tu vivi in una realtà metafisica, se non arrestano ebrei,
è perché sono intoccabili, se nessuno ne parla è perché è proibito parlar
male degli ebrei, pertanto, nulla al mondo potrà discolpare gli ebrei ai
tuoi occhi, perché più sono estranei al fatto e più nella tua mente si forma
l'assioma che siano così potenti da impedire a tutto il resto del mondo di
denunciare i loro crimini.
Ciao
Ad'I

Claudio Bianchini

unread,
Sep 25, 2010, 8:28:06 PM9/25/10
to
"Artamano" <artam...@katamail.com> ha scritto nel messaggio

> pensi che un membro del "popolo eletto" non possa avere a che fare con
> prostituzione e pedofilia?

Il membro di Ron Jeremy č ebreo di sicuro

http://www.beliefnet.com/Entertainment/Celebrities/That-Jewish-Porn-Star.aspx


Arduino

unread,
Sep 26, 2010, 4:37:32 PM9/26/10
to

"AlmostIndigo(tm)" <almost...@gmail.com> ha scritto nel messaggio
news:NM6no.211171$9f6.4...@twister1.libero.it...

> Una volta tanto devo sottoscrivere in pieno, aggiungendo che dalle nostre
> parti abbiamo tratte di nigeriane, di slave, di balcaniche, cinesi,
> gestite da connazionali delle donne e da conniventi italiani. Da questo
> punto di vista siamo proprio tutti nudi ed eguali davanti alla legge.

Anche se mi dai un pochettino l'idea di dispiacertene, ti ringrazio per la
condivisione.
Ciao:-)
Ad'I


> Ciao,
> F.
>

Arduino

unread,
Sep 26, 2010, 4:42:58 PM9/26/10
to

"Giove" <no....@nospam.np> ha scritto nel messaggio
news:hu9no.99959$Ua.2...@twister2.libero.it...

> Un 5 anni fa ho visto un film di un regista israeliano sull'argomento. Non
> ricordo né il suo nome, né il titolo del film.
> Ma ti assicuro che il regista era israeliano (sebbene "pacifista"), e non
> palestinese.

Ma film si possono fare su tutto.
Ciò che l'articolo anonimo fa, è dare termini razziali ad attività
criminali. Le schiave sono bianche (la tratta delle nigeriane è legittima?)
gli schiavisti ebrei. Ce ne saranno, esattamente come ci sono italiani,
albanesi, rumeni, russi, polacchi, cinesi, e chi più ne ha più ne metta.
Ciao
Ad'I

n3tgan3sh

unread,
Sep 27, 2010, 10:46:33 AM9/27/10
to
On 25 Set, 13:18, "Artamano" <artaman...@katamail.com> wrote:
> "Arduino" <a...@nomail.com> ha scritto nel messaggionews:4c9ce715$0$40290$4faf...@reader2.news.tin.it...

>
> > Si tratta di nazisti, falsari per eccellenza:
> > In un mondo dove c'è un eccedenza di prostitute, ti pare che un piccolo
> > stato grande come il Piemonte, democratico dove ognuno può andare a
> > controllare dove vuole, abbia bisogno di rapire ragazze?
> > Ciao
> > Ad'I
>
> i falsari sono

nazista, sei arrivato pure alle puttanate sulla tratta delle "povere
bianche schiave di sesso".
Sei ridicolo e patetico

Artamano

unread,
Sep 28, 2010, 10:14:06 AM9/28/10
to

http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&task=view&id=27594&Itemid=135

Gli «enigmatici» attentati intra-islamici
Maurizio Blondet 28 Settembre 2010


Saad Hariri, attuale primo ministro libanese e figlio del premier Rafik
Hariri, assassinato nel febbraio 2005 in un mega attentato, ha ammesso
pubblicamente: «Abbiamo sbagliato ad accusare la Siria dell'assassinio di
mio padre, l'abbiamo fatto per motivi politici...».

Questa tardiva (ma rara) resipiscenza ha motivi politici. In realtà, il
Tribunale Speciale sul Libano allestito dall'ONU, dopo aver tentato per anni
e invano di provare che i siriani erano i mandanti dell'attentato, cambiato
personale (il procuratore tedesco Detlev Mehlis s'è dovuto dimettere: aveva
manipolato testimoni) oggi sotto la guida di Antonio Cassese si preparava a
mettere sotto accusa, per l'attentato, Hezbollah (e dietro questo, l'Iran):
il governo israeliano contava di provocare una guerra civile libanese
(Hezbollah fa parte del governo di unità nazionale sotto Hariri jr.) o di
avere il pretesto di interventire in Libano contro l'organizzazione sciita,
ormai bollata dall'ONU come criminale internazionale.

Il tentativo è fallito. Il capo di Hezbollah, Sayyed Nasrallah, ha portato
al Tribunale prove che Israele sarebbe implicato nell'attentato Hariri, come
dimostrerebbero intercettazioni telefoniche: recenti arresti di spie in
Libano (su indicazione di Hezbollah, che per sè ha installato una rete di
telecomunicazioni autonoma, ed ha condotto proprie indagini sulla rete di
spie ebraiche) hanno dimostrato che il Mossad aveva almeno un centinaio di
uomini suoi nelle telecom libanesi. Adesso il Tribunale ha in mano queste
prove e, come ha detto il generale Aoun (il capo dei cristiani libanesi) non
può gettarle nel cestino senza screditarsi definitivamente.

Persino il re saudita ha mandato il capo dei suoi servizi segreti in
Francia, con una lettera a Sarkozy in cui lo prega di trovare una via
d'uscita
per il Tribunale, nei guai perchè non riuscirebbe più ad incolpare
Hezbollah... Sarko ha risposto che la cosa non dipende da lui, perchè sul
Tribunale esercitano influenza solo gli americani.

John Bolton
«Americani» è un po' generico: meglio dire John Bolton, ambasciatore USA
all'ONU
sotto (o sopra) Bush jr., nonchè membro del Jewish Institute For National
Security Affairs, dell'American Enterprise, del Project for a New American
Century (la fondazione culturale che auspicò, nel 2000, «una nuova Pearl
Harbor» per convincere gli americani a fare le guerre del nuovo millennio)
insomma un neocon che è capace di tutto per amore di Israele, specie
alimentare strategie della tensione nei Paesi musulmani. Del resto, Thierry
Meyssan (Réseau Voltaire) ha rivelato che il procuratore Mehlis era da anni
«consulente» strapagato di sedicenti centri di ricerca americani finanziati
dall'AIPAC, American Israeli Political Committee. (La commission Mehlis
discréditée)

Detlev Mehlis
E' anche noto che, avendo dovuto Mehlis ritirarsi, Bolton disse che per il
Tribunale sul Libano cercava «un clone di Mehlis». Se l'abbia o no trovato
in Cassese, ormai, sembra non faccia differenza: il piano di
destabilizzazione del Libano pare sventato. Per il momento. La versione
ufficiosa è che il regime saudita abbia fatto le dovute pressioni su Hariri,
suo satellite: vuole staccare la Siria dall'abbraccio con l'Iran, obbligato
finchè Damasco si sente sotto attacco internazionale ed isolata come
Stato-terrorista secondo gli ordini israeliani.

Il fatto è che Hezbollah sciita non esce solo politicamente più forte, ma
anche con il ruolo morale di audace bocca della verità nel mondo islamico.
Giorni fa Sayyed Nasrallah ha reso una dichiarazione rivelatrice: «Se il
livello delle attività spionistiche israeliane è così alto in Libano, che
cosa si deve dire dello spionaggio israeliano in Iraq, sotto occupazione
americana? Sappiamo tutti che un Iraq forte ed unito è anatema per Israele.
Per questo Israele promuove giorno e notte conflitti fra iracheni».

Nasrallah alludeva al documento, apparso nel 1982 sulla rivista Kivunim
(Direttive) dell'Organizzazione Sionista Mondiale, dove un analista
collegato ai servizi, Oded Yinon, indicava quanto fosse opportuno spaccare
l'Iraq
nelle sue componenti etnico-religiose, onde dividerlo in tre staterelli, uno
sciita, uno sunnita, uno curdo. E non solo l'Iraq: lo studio-direttiva
lumeggiava, per ciascuno Stato islamico, le «fragilità», ossia le minoranze
etnico-religiose che si potevano eccitare l'una contro l'altra per il bene
di Israele.

Ora, non passa giorno senza che i nostri media non riferiscano di
sanguinosissimi attentati intra-islamici, sia in Afghanistan, Iraq o
Pakistan. Ci viene detto che tali attentati sono rivendicati da sigle
terroristiche come la ben nota Al Qaeda, o mai sentite; ci viene raccontato
che si è trattato di attentati suicidi, senza fermarsi a spiegare come mai i
terroristi di Allah trovino tanti martiri disposti a farsi a pezzi per
uccidere altri musulmani, sicuri poi di andare in paradiso. Nessuna altra
informazione ci viene data sui kamikaze autori delle stragi. Nessun corpo
dei suicidi viene identificato, o almeno non ci vien detto dove hanno
condotto le indagini - sicuramente pronte e approfondite - che sono seguite
agli attentati. Nessuna rete viene mai smantellata seriamente. I kamikaze
continuano ad imperversare, sempre più numerosi.

Ora Jonathan Azaziah, un benemerito ebreo d'origine marocchina che vive in
USA, ha provato a fare un elenco dei casi di attentati islamici più
sospetti. A cominciare dall'orrendo attentato esplosivo che uccise 125
fedeli sciiti nella moschea dell'Imam Ali il 29 agosto 2003 a Najaf, le
bombe in serie che ne uccise 178 e ne ferì 500 nella festa di Ashura del
marzo 2004, i due camion-bomba che fecero strage di 152 civili a Tel Afar
(tra Mossul e Kirkuk) nel marzo 2007: le prime prospezioni rivelarono che
erano stati usati esplosivi di tipo militare, addirittura proiettili
all'uranio
impoverito trovati sulla scena del crimine. Inoltre, si è appurato spesso
che gli ordigni improvvisati o IED (Improvised Explosive Device) che
colpivano automezzi americani non sembravano affatto improvvisati, visto che
alcuni erano capaci di rivoltare un carro armato da 70 tonnellate. Il
sistema di innesco elettronico, con segnale radio o laser, era sofisticato.

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La strage di Tel Afar, 152 morti


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I Marines fecero qualche indagine e, a farla breve, giunsero alle porte
della ditta israeliana di armamenti Rafael, da cui pareva uscito l'uranio
impoverito dei componenti esplosivi, e della Zapata Engineering, una ditta
collegata alla Zapata Oil (la compagnia di George Bush jr.) con sede in
North Carolina e a Tel Aviv, che ha ottenuto un contratto da 200 milioni per
lo smaltimento delle munizioni in Iraq e l'assistenza ai motori dei veicoli
USA e NATO. La Zapata Engineering ha assunto molti ex del Mossad.

Suscitò sospetti anche il fatto che gli insorgenti sapessero con troppa
precisione da dove passavano i veicoli da prendere di mira, e chi ci fosse
dentro, se un qualunque soldato o un importante ufficiale: informazioni
piuttosto alla portata della Zapata e dei suoi ex-Mossad. Due ufficialesse
dei Marines incaricate delle indagini sugli strani IED furono trovate con la
gola tagliata e chiuse in sacchi della spazzatura. Omicidio islamico,
naturalmente.

C'è stato, nell'autunno del 2005, il caso dei due soldati britannici fermati
dalla polizia irachena mentre, nella sciita Bassora, guidavano un'auto
caricata a bombe, ed erano mascherati da musulmani (e precisamente da
elementi dell'Armata del Mahdi, il partito sciita maggioritario a Bassora)
proprio nell'imminenza di un importante evento religioso. Per liberare i
loro commandos arrestati, i britannici assaltarono la prigionein cui erano
detenuti con tank ed elicotteri; incredibilmente, il ministero inglese degli
Interni confermò la gravissima circostanza, mentre il ministro della Difesa
la negò, sostenendo che il rilascio dei due era stato «negoziato». Erano
proprio militari britannici? (British "Undercover Soldiers" Caught driving
Booby Trapped Car)

Nel marzo 2005, è accaduto che i Marines arrestarono ben 19 agenti del
Mossad che avevano sparato due volte ad un posto di blocco degli stessi
Marines. I soldati americani pestarono ben bene i diciannove, strappando
loro le stelle di David che tenevano al collo. A quanto pare, erano
impiegati della Zapata.

Il 16 ottobre 2006, la CNN mandò in onda un video (che disse di aver
ottenuto da un innominato « rappresentante dei ribelli») che mostrava
soldati americani uccisi da cecchini. Il video era stato evidentemente
ripreso da una telecamera-mirino montata sulla carabina dell'assassino: un
aggeggio sofisticatissimo, prodotto dalla israeliana Rafael Advanced Systems
che ha perfezionato questi apparecchi «in corpore vili» di palestinesi,
nella repressione dell'insorgenza. (www.rafael.co.il)

Centinaia di israeliani circolano liberamente in Iraq, spesso sotto divise
americane, coperti da alte protezioni. Fino al luglio 2003 il capo delle
forze americane in Iraq è stato il generale Tommy Frank, un ebreo
ultrasionista (oggi nella direzione della Bank of America) e dal 2006 c'è
addirittura un ufficiale di collegamento tra le forze USA e quelle del
Mossad in Iraq: il generale dei Marines Richard Natonsky, ufficialmente
vice-comandante per i plans, policies and operations.

Nell'inverno 2004, durante il feroce attacco americano a Falluja,
l'uccisione
di un ufficiale israeliano portò alla casuale scoperta, per dirla col
quotidiano Al-Hayat, di « un grande numero di ufficiali, franchi tiratori e
parà israeliani» che stava prendendo parte all'attacco. Secondo la stampa
israeliana, v'erano allora almeno mille militari e ufficiali israeliani
sparsi nelle forze armate USA in Iraq; ma il numero di rabbini operanti come
cappellani militari (37) fa pensare che il numero fosse, almeno ai tempi di
Falluja, ancora superiore. All'epoca un rabbino, Irving Elson, di New York,
pronunciò un infiammato discorso in cui invitava «rabbini combattenti» ad
arruolarsi nelle forze armate americane.

Al novembre 2009, almeno 950 agenti israeliani risultano operanti a Kirkuk
come consiglieri del governo separatista curdo, con uffici d'intelligence,
magazzini e luoghi di costruzione di ordigni. Proprio nel territorio curdo
avvengono i più feroci attentati islamici alle persone e alle chiese della
minoranza cristiana, con l'evidente (e riuscito) scopo di indurre col
terrore alla fuga quella minoranza, in vista di un futuro referendum
secessionista: Aziaziah ci ricorda che la minoranza cristiana, attiva, colta
e modernizzante, è stata storicamente la promotrice della Rivoluzione del 14
luglio che liberò l'Iraq dal giogo coloniale britannico, che da sempre
propugnava l'unità del Paese, e i cui scienziati hanno fatto dell'Iraq il
paese con le migliori università del Medio Oriente.

Non sono certo sciiti nè sunniti i terroristi che dal giorno
dell'occupazione
hanno compiuto l'elimininazione sistematica, andandoli a cercare nelle loro
case, di 530 scienziati e docenti universitari iracheni, e fatto sparire
molti loro familiari. In compenso si sa che uno dei maggiori fornitori di
armamenti per gruppi terroristici in Iraq dal 2005 è un ex agente
dell'intelligence
israeliana di nome Shmoel Avivi; che specialisti in interrogatori e tortura
operano nelle carceri note (tipo Abu Ghraib) e segrete, torturando civili
com'è stato occasionalmente scoperto dalla Polizia collaborazionista
irachena; e che è in atto un sistematico ritorno di israeliani di origine
irachena nel Curdistan, dove comprano terreni nei pressi di pretesi luoghi
santi ebraici (spesso abbandonati dai cristiani in fuga) essenzialmente le
tombe presunte di patriarchi biblici onorate anche dai musulmani - il
profeta Daniele a Kirkuk, il biblico Giona a Mpssul, il profeta Nahum ad
Al-Qush - che i fanatici espansionisti reclamano come parte di Eretz Israel,
dunque proprietà da mettere sotto il controllo del ministero del Turismo
israeliano. Elementi di Israele stanno anche reclamando come proprietà
ebraica altri luoghi santi fuori dal Curdistan, come la pretesa tomba di
Ezechiele (Al Kifl, presso Najaf) e la tomba di Esdra ad Al Uzair presso
Bassora, nel territorio dove l'assoluta maggioranza è sciita.

Il che fa intuire che lo smembramento dell'Iraq nelle sue etnie non è lo
scopo finale; esisterebbero piani di annessione al Grande Israele delle
porzioni dell'antica Babilonia citate nella Bibbia o come inizio della
storia sacra abramitica, o come sedi dell'esilio babilonese ai tempi di
Nabucodonosor (597 avanti Cristo - 515 avanti Cristo).

Nel giugno 2003 una delegazione israeliana ha visitato Mossul dichiarando,
con l'appoggio del capo separatista curdo Massud Barzani, l'intenzione di
prendere il controllo dei santuari di Giona e di Nahum; un affare con
risvolti finanziari in cui si dice i figli di Barzani abbiano le mani in
pasta. Non a caso, i miliaziani curdi peshmerga espellono col terrore non
solo i cristiani, ma gli arabi e i turcomanni turcofoni, liberando case e
terreni, con l'assistenza israeliana. (Israel hopes to colonize parts of
Iraq as 'Greater Israel')

Nel colossale saccheggio dei tesori d'arte e archeologici scatenato fin dai
primi giorni dell'occupazione americana, non sono mancate le sottrazioni di
antichità ebraiche ed antichi manoscritti del Talmud di Babilonia,
operazione a cui è stata addetta una speciale unità dell'esercito USA, la
MET Alpha Unit.

Diane Feinstein
Inoltre, almeno 55 aziende israeliane fanno affari in Iraq, spesso sotto
falso nome: fra cui la ditta Perini, proprietà di un ebreo-americano di nome
Richard Blum, che è - per caso - il marito della senatrice ultra-sionista
Diane Feinstein: la ditta ha ricevuto contratti di costruzione per mezzo
miliardo di dollari.

Il Mossad vi opera anche attraverso la Kurdish Lending Bank, con sede a
Sulaymaniyah, creata per acquistare vaste estensioni di terreni agricoli
vicini ai campi petroliferi dell'Iraq del Nord, che i separatisti intendono
annettersi (e già si sono praticamente annessi).

Tempo fa Netanyahu in persona annunciò che presto petrolio iracheno sarebbe
arrivato in Israele con un oleodotto attraverso la Giordania, facendo di
Haifa un importante hub per le petroliere e di Israele una potenza
petrolifera. Uno dei maggiori businessman nel settore, secondo l'agenzia
araba Yaqen, è Amnon Lipkin-Shahak, che è stato capo di Stato Maggiore, e
poi ministro delle Comunicazioni in Israele. L'Iraq occupato è adesso aperto
alle esportazioni da Israele: i sionisti vi vendono ogni anno merci per 300
milioni di dollari.

Israele dunque trae guadagni da un Paese pieno di rovine, dove (scrive
Azaziah)

«vent'anni fa le sanzioni ONU già hanno portato via un milione e mezzo di
vite innocenti, fra cui 500 mila bambini; e i sette anni di occupazione
hanno prodotto il massacro di un altro milione e mezzo di iracheni. Tre
milioni di esseri umani, di martiri, i cui nomi non sapremo mai (...) Dove
la devastazione ha ridotto 5 milioni di iracheni alla condizione di profughi
interni o all'estero. Dove decine di migliaia di ragazze sono state inserite
nelle reti dello sfruttamento sessuale gestite da curdi e israeliani in
tutto il Medio Oriente. Dove la mortalità infantile è cresciuta del 150% dal
1990, anno di inizio delle sanzioni ONU, risoluzione 661. Dove solo il 5%
dei bambini in età scolare va a scuola, dove il 70% della popolazione non ha
accesso all'acqua potabile, dove il 70% è disoccupata e il 43% vive in
povertà estrema. Dove 5.800 iracheni sono detenuti in prigioni americane per
nessuna ragione e senza nessuna prova, e altri 30 mila sono detenuti dal
governo fantoccio nelle condizioni più inumane».

« Dove, in aggiunta ai saccheggi, distruzioni, assassinii e stupri, le
armate anglo-americane hanno ridotto l'Iraq a una discarica tossica, in cui
sono sparse 1.700 tonnellate di uranio impoverito, 5 mila tonellate di altri
materiali pericolosi, ed oltre 14.500 tonnellate di petrolio che contaminano
i suoli. Falluja è stata squarciata da fosforo bianco e 'mark-77' (il
neo-napalm usato dai Marines, ndr) fra cui le sue 133 belle moschee. Dove la
gente muore di cancro e di infezioni prima socnosciute, madri si suicidano
per le malformazioni dei loro neonati, dove l'acqua è imbevibile, dove
l'agricoltura
è distrutta»...

... E dove, nonostante tutto ciò, ignoti terroristi islamici hanno ancora
abbastanza energia da scagliarsi l'uno contro l'altro, sunniti contro sciiti
e viceversa, in incomprensibili attentati-strage (The Zionist Murderers Of
Iraq)

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=7493

UNA TESTIMONE DELLA CRISI SANITARIA IN IRAQ
Postato il Lunedì, 27 settembre @ 17:10:00 CDT di marcoc A CURA DEL
COMITATO PER IL CORDINAMENTO DELLE ONG IN IRAQ (NCCI)

ATTENZIONE! L'articolo contiene alcune immagini molto forti, se ne
sconsiglia la visione ai lettori impressionabili. N.d.r.

Nahoko Takato parla delle sue esperienze da attivista e del suo impegno come
operatrice umanitaria in Iraq

Nahoto Takato, un'operatrice umanitaria giapponese, sviluppò velocemente un
legame forte a Ramadi e Falluja, Iraq, in seguito all'invasione americana
del 2003. In un'intervista esclusiva con il NCCI, lei ci racconta la cronaca
di come da allora svolge servizi d'emergenza medica nei centri di salute
affrontantdo traumi, l'intimidazione e l'indifferenza internazionale. Takato
rivolge l'attenzione anche verso l'aumento nel numero di malati di cancro,
di neonati affetti da malformazioni congenite, e da altre malattie in molte
zone lungo l'Iraq.

NCCI: Ci può raccontare che cosa l'ha portato a concentarsi su Falluja e
Ramadi, le due città maggiori nel governatorato occidentale di Anbar, Iraq,
nel suo lavoro come operatrice umanitaria?

Nahoko: Il primo maggio 2003 visitai per la prima volta Baghdad, in Iraq.
Due iracheni che venivano da Ramada e Falluja...vennero a Baghdad per
bussare alle porte dei media alloggiati all'Hotel Palestine. Questi due
iracheni volevano che i media venissero e testimoniassero quello che stava
succedendo a Falluja. Solo tre giorni prima, ci fu una manifestazione
pacifica presso una scuola di Falluja dove i soldati americano aprirono il
fuoco sui civili uccidendone 17. Molti tra gli adetti stampa dissero loro
cose della serie: "Ma state esagerando" e così via. Ma alcuni giornalisti
(giapponesi) seguirono i due uomini a Falluja e io mi accodai a loro...
Visitai l'Ospedale Generale di Falluja. Era molto affollato e trovai molte
vittime. Alcuni di loro avevano ricevulto i colpi d'arma da fuoco sulle
gambe. Vidi molte persone che avevano subito amputazioni. Qualcuno fu
colpito sull'addome...Sui media, sentivamo cose come: "I combattimenti sono
cessati in Iraq..." Ma non era ancora finita. Mentre l'ex presidente Bush
diceva "Missione compiuta", il popolo iracheno diceva "La guerra vera è
cominciata". Mi resi conto di quanto fosse complessa la situazione, e
riconobbi che dovevo fare qualcosa per loro a proposito dell'assistenza
medica d'emergenza.

Visitai la farmacia dell'ospedale. Non c'era praticamente nulla... Di
conseguenza contattai immediatamente alcune ong giapponesi. Loro
acquistarono medicine e materiale ospedaliero basi come l'ovatta, le
fasciature e gli antibiotici. Diversi giorni dopo, noleggiai un grosso
autobus per portare le scatole che contenevano i medicinali e i materiali
fino all'ospedale. Visitai Falluja e Ramadi molto spesso...

NCCI: Quando fu rapita nell'aprile del 2004 e successivamente rilasciata, i
media giapponesi ed internazionali seguirono con molta attenzione il suo
caso. Che conseguenze ha avuto questo incidente sulla sua capacità di
continuare a lavorare nell'assistenza umanitaria in Iraq?

Nahoko: Fu terribile per me tornare in Giappone dopo il mio rilascio...
Quando venni catturata, un politico annunciò in conferenza stampa che:
"Nahojo Takoto è legata alla resistenza di Falluja. Si è sequestrata da
sola...". Scrissi un libro in cui ho cercato di spiegare che cosa succedeva
a Ramadi e a Falluja all'epoca. Ma ai media non interessava. Loro erano
interessati soltanto al sequestro... Ogni volta che cercavo di parlare della
situazione in Iraq dopo il mio ritorno in Giappone, ero spaventata. Qualcuno
mi urlò, "Sei una terrorista! Tornatene in Iraq!" Mia famiglia mi offrì
protezione ma mia madre si raccomandò fortemente con me, "Dopo che avrai
finito di scrivere il tuo libro, tornatene in Giordania e ricomincia. Aiuta
il popolo iracheno. Non ti fermare". Quindi lo portai a termine e
successivamente andai in Giordania, dove incontrai i miei amici di Ramadi e
Falluja. Ricominciammo.

[Un progetto di distribuzione alimentare organizzato da Nahojo Takato e dai
suoi colleghi iracheni. ]

NCCI: Dopo l'intensificarsi dei combattimenti fra le milizie irachene e le
forze della coalizione multinazionale in Iraq (MNF-I), alcuni medici
affermarono di testimoniare un aumento nei casi di malformazioni alla
nascita, di cancro, e di altri malattie croniche e rare. Esistono cartelle
cliniche dettagliate negli ospedali di Ramadi e Falluja in grado di
illustrare queste tendenze?

Nahoko: E' questo il problema. No, in realtà non ci sono. Sono in contatto
con la Dottoressa Samira, la quale appare spesso nei media, parlando di
problemi come questo. Lei deve fronteggiare malformazioni alla nascita,
deformità e il cancro quotidianamente nel ospedale dove lavora a Falluja. Ma
lei non possiede alcun referto d'archivio... In Iraq, sono i pazienti quelli
che archiviano la documentazione. Spesso è assai difficile raccogliere
informazioni accurate e a sufficienza dai pazienti...le strutture pare non
abbiano la possibilità di produrre e tenere questo tipo di documenti. Questo
è uno dei motivi per cui rispetto il lavoro di Chris Busby (1), e di tutto
il gruppo che pubblicò uno dei più recenti studi sull'andamento di queste
malattie ad Anbar. La squadra ha fatto visita a circa 700 famiglie. Dovevano
andare alle abitazioni dei pazienti per reperire queste informazioni proprio
perché non si trova negli ospedali.

NCCI: Il Ministero della Sanità dell'Iraq definisce Anbar come un'area ad
"alto rischio" per motivi sanitari. L'accesso e l'utilizzo delle strutture
sanitarie ad Anbar si collocano tra le peggiori dei 18 governatorati
dell'Iraq.
Ci può descrivere le condizioni delle strutture sanitarie che visitò a
Ramadi e a Falluja?

Nahoko: Tra Ramadi e Falluja, ci sono situazioni diverse... L'Ospedale
Infantile di Ramadi è grande, è dotato di circa 270 letti. Nel 2003,
l'ospedale
era molto affollato con molti dottori ed infermiere. Tuttavia, l'anno
scorso, c'erano meno dottori e meno infermiere. Notai che una buona parte
dell'attrezzatura era sparita... Il direttore mi spiegò che nel 2006, la
città di Ramadi fu occupata dall'esercito americano. L'ospedale di Ramadi e
l'Università di Ramadi divennero basi americane. I soldati americani
gettarono tutta l'attrezzatura -misuratori della pressione sanguigna,
scrivanie, attrezzatura medica, frigoriferi...via. Potete trovare i resti
ridotti a spazzatura intorno all'ospedale...potete trovare sedie a rotelle,
letti ed attrezzatura medica. E' tutto completamente danneggiato.


[L'Università di Anbar presso Ramadi fu gravemente danneggiata in seguito
all'occupazione militare da parte delle forze americane durata diversi mesi
nel 2006.]

Cambiarono completamente gli edifici... Trasformarono le aule in camerate.
Da ospedale passò ad essere una postazione internet per i soldati. Perfino
le scuole furono occupate. Quando i soldati Sahwa presero il controllo nel
2007, gli americani lasciarono le strutture occupate, ma già allora i danni
erano ingenti. La situazione migliorò -radicalmente- dopo l'inizio del
movimento Sahwa. Quella volta molti dottori tornarono.

NCCI: Ma quando visitò l'ospedale di Ramadi l'anno scorso, nel 2009, lei
vide meno dottori rispetto a quanti ne vide nel 2003?

Nahoko: Molti di meno, sì. Molti di loro sono stati uccisi, detenuti o si
sono rifugiati.

NCCI: Come sono le condizioni dell'ospedale generale di Falluja paragonate
all'ospedale di Ramadi?

Nahoko: Fallujah ha un nuovo ospedale generale. Non l'ho ancora visitato,
però l'ho visto in un video della Dottoressa Samira e sembra sia ben
equipaggiato... Quando la gente di Ramadi visitava il vecchio ospedale
generale di Falluja resteva molto sconvolta. Perfino il vecchio ospedale
generale di Falluja sembra migliore dell'ospedale infantile e il reparto
maternità di Ramadi. Ci sono ottime incubatrici, livelli elevati di igiene e
perfino lenzuola e federe per i letti. Più di dieci dottori provenienti dal
nuovo ospedale generale di Falluja sono venuti in Giappone per ricevere
formazione medica. Ma l'ospedale di Ramadi fa veramente pena...


[Nell'ospedale infantile e reparto maternità di Ramadi, le forniture basiche
come i camici non sono igienici (sinistra) e le strutture sono poveramente
equipaggiate (destra).]

NCCI: Può la gente di Ramadi usufruire del nuovo Ospedalde Generale di
Falluja?

Nahoko: Non è facile. Un cittadino di Ramadi può ingressare a Falluja a
piedi, ma non può entrare in città con l'automobile perché c'è bisogno di
una autorizzazione particolare che è molto difficile da ottenere. Se c'è
gente di Ramadi che ce l'ha fatta ad entrare a Falluja, sicuramente sarebbe
per loro una festa "Siamo andati a Falluja! Siamo andati a Falluja!"

NCCI: Come descriverebbe/giudicherebbe la presenza del settore degli aiuti
umanitari e il modo in cui fanno fronte alle emergenze nel distretto
sanitario di Anbar?

Nahoko: Falluja è famosa, ed è relativamente semplice trovare aiuti e fondi
per realizzare progetti in questa città. Se paragoni Falluja alla situazione
a Ramadi...Poche persone riconobbero la situazione molto critica a Ramadi,
soprattutto nel 2006. Qualche volta me lo spiego così: "I media hanno
riportato che i massacri a Falluja nel 2004 furono "massacri nascosti". Ma a
Ramadi, si tratta di un massacro completamente sconosciuto. Nessuno ne sa
nulla e nessuno si rende conto." Visitai il cimitero di Ramadi costruito nel
2006...in un parco intero dedicato alle vittime dei massacri. A Falluja, il
cimitero principale per le vittime dei massacri del 2004 si trovava in uno
stadio di calcio. Nel cimitero di Ramadi, c'erano tante, tantissime tombe di
bambini. Non avevano un nome. C'era scritto soltanto "bebé".

[Su questa lapide si legge semplicemente "bebé", si trova presso un cimitero
dedicato alle vittime dei massacri del 2006 a Ramadi. Foto di Takashi
Morizumi.]

Ma perfino a Falluja, dove la situazione è assai migliore proprio perché c'è
più interesse e preoccupazione su scala internazionale, hanno ancora bisogno
d'aiuto. Hanno bisogno di inchieste. Hanno bisogno di formazione medica.

NCCI: Queste tendenze sanitarie preoccupanti sono limitate esclusivamente a
Falluja e Ramadi oppure si tratta di un problema più diffuso?

Nahoko: Conosco un giornalista giapponese che...visitò l'ospedale di Mosul e
vi trovò molti casi di malformazioni e di mortalità infantile, molto più
elevate rispetto alla media. Qualche volta sento un dottore che lavora a
Kirkuk. Mi chiede sempre, "Cosa posso fare? Abbiamo così tanti bambini
afflitti da difetti congeniti del cuore. Sono sicuro che la percentuale stia
aumentando, ma non so perché".


[Sin dalla invasione del 2003, la percentuale di persone colpite da cancro,
leucemia, mortalità infantile e mutazioni genitali in molte città, comprese
Falluja e Ramadi, era salita in modo preoccupante. Questi bambini, nati nel
Ospedale Infantile (sinistra) e Maternità di Ramadi e nel nuovo Ospedale
Generale di Falluja (right), sono alcuni tra i tanti neonati colpiti da
gravi malformazioni congenite e da mutazioni.]

NCCI: Sin dall'invasione del 2003, i rapporti sui diritti umani suggeriscono
che gli Stati Uniti ed altre forze della coalizione abbiano usato il fosforo
bianco (WP white phosphorus), l'uranio impoverito (DU in inglese depleted
uranium) ed altre armi ad alto potenziale sulle città di Ramadi e Falluja in
particolare. L'uso di queste armi in aree densamente popolate da civili è
proibito dagli accordi internazionali. Lei ha visto qulsiasi prova a
supporto del presunto utilizzo indiscriminato da parte delle truppe
americane di queste armi letali sui civili iracheni?

Nahoko: ...Quando visitai l'Iraq per la prima volta, notai che i giornalisti
giapponesi portavano con sé dei contatori Geiger per controllare e misurare
tracce d'uranio (2). Negli edifici del governo, come il Ministero
dell'Informazione,
bombardato a Baghdad, c'era un alto livello di radioattività. A Samawah (3),
punto base delle truppe giapponesi che visitai due volte, trovammo tracce
elevate di radioattività. L'anno scorso, visitai la casa di un giornalista a
Ramadi - Ali Al - Mashhdani - inviato per la Reuters. Fu arrestato
dall'esercito
americano per otto volte e la sua casa fu attaccata da un velivolo Apache
due volte. Misurammo livelli insolitamente elevati di radioattività in
questa casa.


[Un contatore Geiger mostra livelli di radioattività da 2 a 3 volte
superiori alla norma in un palazzo abbandonato a Baghdad (sinistra). Il
giornalista Ali Al-Mashhdani si trova a casa sua, fortemente colpita da un
Apache. Il posto ora emette livelli pericolosi di radiazioni. Foto di
Takashi Morizumi (sinistra) e Rei Shiva (destra). ]

NCCI: Ha misurato tracce elevate di radioattività a Ramadi e Falluja nelle
sue visite?

Nahoko: Le misurazioni sono...più alte della media, ma non come a Hiroshima
e Nagaski. Non sono sicura sulle cause di questi problemi alla salute, ma so
cosa pensano gli iracheni... Credono che l'esercito americano abbia usato
armi illegali e vietate sulle loro città. E ci sono prove certe che durante
la guerra del Golfo del '91 gli americani hanno usato munizioni all'uranio
impoverito in Iraq... La maggioranza degli iracheni non hanno i mezzi per
controllare i livelli di radioattività, quindi è impossibile sapere con
certezza cosa sia sicuro. Tuttavia, quando le forze di Forze di Auto-Difesa
Giapponesi (JSDF) -parte della coalizione sotto guida americana - erano
ancora presenti in Iraq, indossavano degli apparecchi sulle loro divise in
grado di misurare e monitorare costantemente l'esposizione a tracce
d'uranio,
soprattutto a Samawah.

NCCI: Pensa che queste restrizioni all'ingresso abbiano impedito alla
comunità internazionale di avviare un'inchiesta super partes sul fenomeno
della sanità emerso in seguito all'invasione americana del 2003?

Nahoko: Non posso affermarlo apertamente, ma mi pare sia così e si sente
così. Voglio dire, perché Falluja si trova sotto un assedio così pesante?
Perché si trova sotto stretta sorveglianza perfino oggi? Quando visitai
Falluja l'anno scorso, mi è stato molto difficile trovare un'autorizzazione
per farvi ingresso. E' circondata da posti di blocco... Fondamentalmente,
soltanto quelli che hanno le carte d'identità fornite dall'esercito
americano posso entrare. E tra le macchine, solo quelle che hanno un numero
fornito sempre dall'esercito americano possono entrare. Un cittadino di
Ramadi può entrare a Falluja a piedi, ma non può entrare a Falluja
all'interno
della sua auto perché ha bisogno di un'autorizzazione speciale molto
difficile da ottenere...Forse l'esercito americano ha paura che uno
straniero raccolga prove dell'inquinamento, delle tracce d'uranio, e così
via. Ma l'uranio rimane quasi per sempre. La sua vita media è di circa 4,5
miliardi di anni. Il momento in cui le bombe atomiche furono sganciate (su
Hiroshima e Nagasaki) 100.000 persone mirorirono...Nei mesi successivi,
molte persone sono venute a Hiroshima a cercare i sopravvissuti... Ma le
radiazioni erano rimaste, invisibili. Queste persone ne furono esposte.
Quindi 65 anni dopo, ci sono ancora vittime colpite da leucemia e altri tipi
di cancro. E' simile all'Iraq, mentre la gente continua a tornare mesi e
anni dopo. Le tracce d'uranio sono ancora presenti nel suolo, nell'acqua e
nell'aria.

Sin dal 1994, tre anni dopo la Guerra de Golfo (1990-91), medici iracheni e
giapponesi incominciarono a raccogliere dati sulle vittime a Bassora colpite
da sintomi e malattie simili a quelle di Ramadi e Falluja oggi. Ora ci sono
maggiori prove che suggeriscono che in combattimento le truppe americane
abbiano usato munizioni all'uranio impoverito a Basora e in altre regioni
dell'Iraq durante la Guerra del Golfo. Ci sono inoltre altre prove che
indicano che queste contaminazioni coincidono con l'aumento del tasso di
malattie che colpirono queste zone. La comunità internazionale deve iniziare
a indagare sulle cause dei più recenti incrementi nella percentuale di
malattie a Ramadi, Falluja, Kirkuk, Mosul ed altri posti al più presto.

NCCI: Al di là delle difficoltà nel raggiungere comunità come Faluja, perché
lei pensa che la comunità internazionale non abbia avviato un'inchiesta
super partes onde determinare quali fattori abbiano causato un aumento senza
precendenti nel tasso di malati di canco e di malformazioni alla nascita?

Nahoko: Essendo giapponese, penso al modo in cui gli attivisti a Hiroshima e
Nagasaki stiano cercando di far conoscere al mondo le vittime delle armi
nucleari. Sessantacinque anni sono passati. E abbiamo fatto soltanto un
passo avanti. E' difficile far sì che il pubblico si interessi a queste
problematiche... Le bombe a grappolo ed altri armi sono visibili. L'uranio
impoverito è invisibile. Non è facile per noi raccogliere le prove... E'
perfino difficile convincere certe persone del fatto che queste armi debbano
essere bandite, che si tratta di armi inumane. Ci sono alcuni scienziati i
quali negano fortemente che l'uranio impoverito abbia conseguenze negative
sulla salute...Forse dicono questo perché vogliono appoggiare l'esercito
americano per diversi ragioni...

Tuttavia il Pentagono riconosce chiaramente che l'uranio impoverito è molto
dannoso per i soldati americani. Queste erano informazioni nascoste, coperte
dal massimo della segretezza...finché non sono state fatte trapellare di
recente. Ma i soldati americani tornano nel loro Paese. La gente del posto è
costretta a restare in Iraq.

NOTE

(1) Chris Busby è uno dei coautori dello studio epidemiologico "Cancro,
mortalità infantile e rapporto dei sessi nelle nascite a Falluja, Iraq,
2005-09", (titolo originale: "Cancer, Infant Mortality and Birth Sex-Ratio
in Falluja, Iraq, 2005-2009" N.d.t.). Lo studio comprendeva un sondaggio
porta a porta dei residenti di Falluja. Il gruppo di ricercatori ha
intervistato i cittadini di Fallujah sull'incidenza straordinariamente
elevati del cancro e delle malformazioni alla nascita, e ha riportato che il
cancro è aumentato di 38 volte sin dall'invasione americana del 2003. Benché
i ricercatori non abbiano ottenuto risultati definitivi, hanno ipotizzato
che le forze americane abbiano usato munizioni all'uranio impoverito a
Falluja, provocando danni genetici su scala regionale e di conseguenza
causando le tendenze sanitarie allarmanti apparse a Falluja nel corso degli
ultimi sette anni.

(2) Un contatore Geiger, conosciuto anche come contatore Geiger-Mueller, è
un rilevatore di particelle che può essere usato per rilevare se un oggetto
emette o meno radiazioni nucleari.

(3) La città di Samawah si trova a circa 280 chilometri a sudest di Baghdad.
E' il capoluogo del governatorato di Muthanna.

Titolo originale: "A Witness to Iraq's Health Crisis: Nahoko Takato Speaks
about her Experiences as an Activist and Aid Worker in Iraq "

Fonte: http://www.uruknet.org.uk
Link
09.09.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di NIKLAUS47


__________ Informazioni da ESET NOD32 Antivirus, versione del database delle firme digitali 5486 (20100928) __________

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