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Elisa Springer

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abenemeglio

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Jun 16, 2005, 9:50:29 AM6/16/05
to
A 86 anni è morta , a Manduria , la scrittrice Elisa Springer ,
un’ebrea austriaca , pugliese d’adozione . ( Viveva da quasi sessant’anni a
Manduria , di cui era originario il marito) . Aveva – come tanti sopravvissuti
ai Lager - l’ossessione della shoà , della memoria . Primo Levi fu talmente
segnato e ossessionato da quell’atroce esperienza ,e dal terrore che tutto
ciò potesse un giorno ritornare , da togliersi la vita ( si gettò per la
tromba delle scale del palazzo in cui abitava, a Torino)
Per Elisa Springer , che fu deportata insieme ad Anna Frank ( erano
nello stesso convoglio che da Auschwitz le aveva portate a Bergen Belsen ,
anzi nella stessa baracca e spesso avevano parlato insieme, lei ricordò come
Anna cercasse ansiosamente almeno un mozzicone di matita per poter scrivere
qualcosa su quello che stava loro succedendo) , si è verificato l’opposto.
Ha cominciato a scrivere la sua terribile storia di deportata , quando
ormai era già anziana
( nel 1997) , ma da allora non ha più smesso di raccontarla , soprattutto ai
giovani , girando tutte le scuole d’Italia e anche all’estero . Da questo
racconto di morte e di resurrezione, di struggente pietà per l’umiliazione
dell’uomo , è nato il suo libro più famoso , «Il silenzio dei vivi - all´ombra
di Auschwitz” , che è giunto alla ventesima edizione (la prima uscì nel
1997) e ha venduto circa 150 mila copie.
“Ho scritto questo libro per non dimenticare a quali aberrazioni può condurre
l'odio razziale e l'intolleranza, non voglio celebrare il rito del ricordo, ma
donare a tutti la cultura della memoria".
Il racconto dei giorni trascorsi nei lager, redatto in italiano, non solo rende
giustizia ai martiri che ne fecero esperienza, non solo permette a Elisa di
riacquistare un'identità celata ormai da più di cinquant'anni, ma parla anche
alla coscienza di ogni suo lettore. E’ un inno alla forza della vita. Ogni
pagina è percorsa sì da profonda e struggente pietà per l’uomo umiliato ,
ridotto a numero , a “ pezzo” di un’orrenda catena di montaggio , ma le parole
di questa donna mite e fiera non lasciano spazio all'incredulità e
all'indifferenza; lucido ricordo di una vita dominata dal silenzio, il libro
di Elisa Springer diventa testimonianza di un passato, anche italiano, da non
rimuovere.

Viveva per incontrare i giovani , parlare con loro. Era diventata una
missione per lei, soprattutto dopo la morte prematura del figlio , la prima
persona con cui Elisa si aprì dopo tantissimi anni di silenzio.
Quando venne a Gallipoli, al Teatro Italia , nell’inverno del 1999 ,
disse: “Ho capito che dovevo parlare anche per voi giovani, perché il futuro è
nelle vostre mani, ma non esiste un futuro senza passato e perché queste cose
non avvengano più, io mi sono auto-violentata e, per amore di mio figlio che
voleva sapere e per amore anche verso voi giovani, ho scritto questo mio libro
che spero possa in qualche modo contribuire a rendere un po' migliore il mondo
perché siamo tutti figli di un unico Dio e siamo tutti della stessa razza, non
esistono razze diverse, ci sono solo due categorie di uomini: quelli buoni e
quelli cattivi. Quello che conta non è il colore della pelle, ma quello che si
ha qui , dentro il cuore e l’anima...
“Le ferite del corpo col tempo si cicatrizzano. Le ferite che non spariscono
mai sono quelle morali”.
Era un messaggio accorato e ancora sofferente, quello che la Springer
trasmetteva a tutti i ragazzi di Gallipoli , che assiepavano il Teatro. Ma fu
anche un messaggio di speranza: «Immagino la vita come una bella rosa. Le spine
sono le difficoltà. Quelle spine si possono togliere, e io credo di essere un
esempio vivente».
Libertà, fraternità , uguaglianza possono ancora esistere dopo Auschiwitz, dove
Elisa fu rasata e marchiata.?
“Dovremmo amarci e aiutarci; l´ odio non dovrebbe esistere. Ma l´uomo ancora
non ha capito nulla. Oggi conta la gran sete per il denaro e per il potere, e
non si pensa che prima o poi bisogna lasciare tutto”.
Ed ecco di nuovo Auschwitz. L’ombra nera e terrifica di Auschwitz. La neve di
Auschwitz. I binari di Auschwitz. I bastioni dell’inferno di Auschwitz. Il gelo
assoluto di Auschwitz.
«Ragazzi, il mio libro si conclude con queste parole: adesso il mio futuro è
negli occhi di mio figlio" Oggi , dopo la morte del mio Silvio, posso e devo
dire che il mio domani è negli occhi vostri».


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