francesco <
fra...@fastwebnet.it> ha scritto:
> Questo sito
http://unirr.it/storia/l-arm-i-r-armata-italiana-in-russia
> mi pare ben argomentato, ma come tanti altri è di parte italiana.
> Le pochissime pubblicazioni di parte inglese, che riportano
> dichiarazioni di generali tedeschi, dicono l'esatto opposto.
> Non conosco il russo e pertanto non so se esistano resoconti della loro
> parte.
> Le forze russe attaccanti, variano, a seconda dell'autore e della sua
> nazionalità, da un battaglione a 4 divisioni...
Con tutta evidenza, Michele conta come partecipanti all'attacco alla
Sforzesca truppe che in realtà attaccarono le divisioni Ravenna e Pasubio.
Ad attaccare la Sforzesca fu la 197^ sovietica, supportata da altri piccoli
reparti e in seguito, per ampliare la testa di ponte, confluirono la 14^, la
203^ e infine la 38^. Scopo di queste forze era quello di tagliare i
rifornimenti all'armata di Paolus, in avanzata verso Stalingrado.
Causa la resistenza delle truppe italiane, tedesche e croate, questo
obiettivo non fu raggiunto, ma fu forse allora che ai russi venne in mente un
altro micidiale piano: i tedeschi, dopo aver sfiorato la vittoria, erano
stati a un passo dalla catastrofe nell'inverno 1941-42, ma l'abile difesa del
generale Heinrici evitò il peggio, e il 31 marzo i soldati tedeschi poterono
tirare un sospiro di sollievo, il terreno davanti a Mosca si stava
scongelando, l'offensiva invernale russa era finita.
Hitler, il 5 successivo ordinò un nuovo piano d'attacco, l'Operazione Blu,
che avrebbe dovuto portare ai pozzi di petrolio del Caucaso. Come azione
preliminare fu attaccata la Crimea dove i russi subirono dure perdite in
uomini e armi. Poi iniziò l'attacco a est che era parso nascere sotto i
migliori auspici. Ma a questo punto il dittatore tedesco aveva commesso una
serie di errori: aveva dirottato su un altro fronte l'armata di Von Manstein,
aveva poi abbandonato il piano iniziale di compiere prima l'avanzata
sull'ansa del Volga per tagliare il collegamento fluviale, e dopo avanzare in
Caucaso, trovandosi così a dover alimentare due avanzate contemporanee.
Inoltre, l'inetto Paolus ci aveva messo del suo, non mandando avanti le sue
colonne corazzate a congiungersi con la quarta armata, lasciandosi così
sfuggire due armate sovietiche che si rifugiarono nella città di Stalingrado.
I sovietici elaborarono allora il piano di resistere il più possibile nella
città, per poi attaccare, quando il terreno fosse gelato, le armate dei paesi
alleati della Germania, che si trovavano al fianco e alle spalle della 6^
armata germanica.
Però, a quella latitudine il terreno congelava all'incirca a metà novembre,
ma in quel periodo e fino a circa metà dicembre era impossibile un'azione
anfibia di attraversamento del Don, perché il fiume era percorso da lastroni
di ghiaccio trascinati dalla corrente. Perciò, sarebbe stato necessario
aspettare la metà dicembre, quando sul fiume si fosse consolidato uno spesso
strato ghiacciato. Difficile però ipotizzare che Stalingrado potesse
resistere così a lungo. I sovietici progettarono allora di lanciare l'attacco
dalla testa di ponte che avevano conquistato alla Sforzesca. I romeni, quando
a metà ottobre rilevarono le postazioni italiane, si avvidero del pericolo,
ma per sloggiare i sovietici avrebbero avuto bisogno dell'aiuto dei tedeschi,
che in quel momento non ne potevano dare. Fu così che il 19 novembre iniziò
l'operazione Urano che si sarebbe conclusa con la disfatta di Stalingrado.
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Arduino d'Ivrea