Dr. Lasha Darkmoon 23 Settembre 2010
«Quello che era proibito, oggi è permesso» - Rabbi Samuel Dresner
Alcuni mesi fa ricevetti una lettera arrabbiata da una giovane donna di nome
Victoria. Dopo avermi aspramente rimproverata per alcune cose che avevo
detto in un articolo, e dopo un ulteriore scambio di lettere commoventi,
Vittoria, che era mezza ebrea, mi disse che non mi avrebbe più scritto.
Allora le inviai due righe di saluto nelle quali mi accomiatavo da lei con
le seguenti amichevoli parole: «Addio mia cara ebrea!».
Seguirono diverse settimane di silenzio. Poi, con mia grande sorpresa,
ricevetti un'altra lettera provocatoria da Victoria informandomi che mi
scriveva per «correggere alcuni tuoi giudizi erronei» e per dirmi che
scrivermi era «inutile».
Trovai ciò alquanto divertente. Non mi capita spesso di ricevere lettere che
elencano le mie mancanze e che mi dicano di quanto sia inutile scrivermi. Il
fatto è che Victoria si era offesa del termine ebrea. «Definendomi una ebrea
è stato offensivo e altezzoso» - rimbrottò - «perché sono solo ebrea in
parte. Ma immagino che nella tua mente razzista il fatto che io sia anche
soltanto ebrea a metà sia per te una ragione sufficiente per negare
completamente la mia umanità. Continuare una qualsiasi ulteriore
corrispondenza con te è inutile».
Questa è la lettera che scrissi a Victoria in risposta alla sua ultima
missiva. In genere non scrivo lettere così lunghe ai miei corrispondenti,
complete di apparati, di fatti accademici, cifre, citazioni, collegamenti
incorporati, illustrazioni e foto. Questa volta decisi di fare una
eccezione.
* * *
Cara Victoria,
La tua accusa che la parola ebrea possa essere anti-semitica potrebbe essere
accettata. Per quanto mi riguarda non intendevo procurare offesa, in ogni
caso ti prego di accettare le mie scuse.
E' probabile che tu non lo sappia Victoria, ma è tristemente noto che a
causa delle gravi ristrettezze economiche sofferte dagli ebrei nei secoli
passati, molte ragazze ebree furono costrette a prostituirsi. In tutte le
grandi città europee si poteva trovare un certo tipo di prostituta:
dall'aspetto
esotico e semi-asiatico. Era ebrea ed era molto richiesta. La parola Jewess
(ebrea) è quindi entrata nel linguaggio come sinonimo interpretativo di
prostituta ebrea.
Quando Baudelaire scrisse una poesia riguardante una prostituta parigina con
la quale aveva trascorso la notte, egli si riferiva a lei semplicemente come
ebrea. Ciò era sufficiente per identificarla come una prostituta. «Une nuit
que j'étais près d'une affreuse Juive» (una notte passata vicino ad una
orribile ebrea).
Quando Keats si riferisce alle prostitute ebree in un inedito frammento
poetico riportato in una lettera privata (1819), lui non le chiama
prostitute ma le chiama semplicemente ebree.
Perché? Perché così tante ebree erano prostitute che i due termini erano
praticamente diventati intercambiabili.
«Nor in obscured purlieus would he seek/For curled Jewesses, with ankles
neat,/Who, as they walk abroad, make tinkling with their feet» (Né in oscuri
luoghi d'incontro avrebbe egli cercato ricciute ebree con elenganti caviglie
che nell'incedere tintinnano al piede)
Tratto da Character of Charles Brown (John Keats).
Quì Keats fa riferimento alla tipica donna ebrea con i suoi ricciolini. I
campanelli tintinnanti alle caviglie, di cui egli parla, erano spesso
indossati in epoche passate dalle prostitute per segnalare il loro
approccio. Fin dai tempi dell'India antica questi campanelli erano accessori
delle prostitute.
* * *
Victoria, tu dici di essere ebrea per metà e che la tua famiglia in origine
proveniva dall'Ucraina. Sapevi che Odessa, la quarta città più grande
dell'Ucraina
una volta era una calamita che attirava gli amanti delle prostitute da tutta
l'Europa? La città era famosa per i suoi sontuosi bordelli, tutti gestiti da
ruffiane ebree che erano state anch'esse prostitute in passato. In quanto
alle ragazze che lavoravano in questi bordelli, erano in maggioranza ebree.
Richieste per le loro doti seduttive, queste ragazze da compagnia venivano
chiamate semplicemente ebree.
Ecco una citazione pertinente:
«Tra il 1860 ed il 1870 un francese che visitava Odessa scrisse che gli
ebrei del posto erano responsabili della tratta delle donne bianche russe
vendute come schiave alla Turchia. Ciò è possibile in quanto sappiamo che i
tenutari ebrei dei bordelli esistevano già anche dall'altra parte a
Costantinopoli (Istanbul). Un censimento del 1889 constatò che le tenutarie
ebree con licenza per i bordelli nella provincia di Kherson, dove si trovava
Odessa, ammontavano a 30 su 36. Nel 1908 il console americano del luogo
affermò che l'intero giro della prostituzione era quasi esclusivamente nelle
mani degli ebrei. Le ebree erano in primo piano nella pratica della
prostituzione. Così, su 5.127 prostitute autorizzate ad esercitare nell'anno
1889, di queste, 1.122, cioè il 22%, erano ebree» (il 22% è una percentuale
alta se pensiamo che gli ebrei costituivano solo il 4% della popolazione
ucraina).
Il rabbino Rosenak dell'Unione tedesca dei rabbini scrisse nel 1902 che
nella sua zona il 50% delle prostitute erano ebree. Egli deplora questo
fatto e considera «inconcepibile» che così tante donne ebree debbano
traviarsi in quel modo.
La prostituzione ebraica fiorì durante l'impero austro-ungarico. Le mezzane
ebree gestivano i bordelli, facendo prostituire sia ragazze ebree che
cattoliche. Una ruffiana ebrea era conosciuta come Lucky Sarah, così
nominata perché fu abbastanza lucky (fortunata) da aver fondato il
redditizio traffico di ragazze ungheresi. Le ragazze ungheresi erano
considerate sexy. Avevano occhi scuri dalle ciglia lunghe e alti zigomi
esotici che molti uomini trovavano attraenti. Insomma, il look ebraico lo si
trova stereotipato nella prima femme fatale di Hollywood, noto anche come
The Vamp.
Una di queste era Theda Bara (nata Theodosia Goodman, 1885-1955) taciturna
attrice ebrea dello schermo, famosa per i suoi ruoli di femme fatale, con i
suoi boccoli a cavatappi menzionati in precedenza da Keats. Wikipedia ci
dice che la classica femme fatale di Hollywood era spesso di non precisate
origini est-europee o asiatiche. Altrettanto nota nel mondo della malavita
ebraica del tempo era Sarah Grossman, un'altra mezzana ebrea soprannominata
The Turk (la turca) per via del numero di ragazze che aveva avviato sulla
strada della prostituzione a Costantinopoli. Due importanti centri erotici
erano le città industriali di Czernowitz e Lemberg. Qui numerosissime
ragazze furono risucchiate in una vita di schiavitù sessuale. Nel 1892 a
Lemberg si tenne un famoso processo intentato a ben 27 mezzane. Tutte le
imputate erano ebree. Si dice che il processo fu di un interesse tale da
segnare un punto di sbarramento per gli anti-semiti.
«Un importante strumento delle mezzane era una cerimonia ebraica conosciuta
come stillah chuppah (matrimonio clandestino davanti a testimoni suggellato
da un regalo e in assenza di un rabbino). Ciò significava una cerimonia
nuziale religiosa che non aveva nessuna validità civile. La donna che da lì
a poco sarebbe stata rapita, veniva raggirata facendole credere che si
sarebbe sposata con tutti i diritti di una moglie, scoprendo però più tardi
che i suoi diritti legali erano nulli. A causa di questo imbroglio numerose
ebree finirono nei bordelli» (vedere qui).
Vedi come stanno le cose Victoria? Un vasto numero di innocenti ragazze
ebree furono avviate con l'inganno sulla strada della prostituzione dai
propri correligionari ebrei. Erano quelli della loro stessa razza che le
ingannavano e le vendevano. Ciò mi ricorda i rabbini ebrei che rubarono con
l'inganno la quota del rimborso danni per l'olocausto alla madre di Norman
Finkelstein.
Questi sono i fatti Victoria. Sono la verità. Puoi resistere alla verità ma
alla fine essa prevarrà.
Anziché definirmi come un anti-semita per aver tratto ovvie conclusioni da
noti fatti storici, dovresti fare i conti col fatto che la maggior parte dei
comuni ebrei sono i bidonati e le vittime dell'ebraismo organizzato. Io non
critico e nemmeno condanno questi comuni ebrei ma lo faccio nei confronti
dei loro controllori rabbinici e ideologici: i burattinai, oppure i maestri
dell'orazione per usare una appropriata definizione di Israel Shamir.
Non sono le pecore il problema ma il Cattivo Pastore.
* * *
Nessuna categoria di uomini sembra essere così ossessionata dal sesso come
gli ebrei ortodossi ed il rabbinato. Se paragoni i testi religiosi delle
varie religioni mondiali, troverai che tutti quanti, ad eccezione del
giudaismo, mantengono un alto profilo morale. Non stanno lì a battere sullo
stesso chiodo dei seni e dei peni, prostitute o sperma. Il giudaismo invece
lo fa.
Prova a considerare questo brano incendiario dalla Bibbia inglese ebraica,
abbastanza da fare arrossire le guance di qualsiasi fanciulla:
«. e si appassionò per quei fornicatori dal membro d'asino, dall'ardor di
stalloni. Così tu tornasti alle turpitudini della tua giovinezza, quando gli
egiziani ti premevan le mammelle a motivo del tuo vergine seno» (Ezechiele
23: 20-21).
Il numero di donzelle vittoriane che devono essere andate in estasi nel
leggere questo passo deve essere incalcolabile.
Vai a vedere il Talmud babilonese e ti vedrai improvvisamente immersa in un
mondo di aneddoti indelicati che parlano in particolar modo di prostitute e
dei loro clienti rabbinici. Ce ne sono così tante di queste storie nel
Talmud che fu necessario coniare un nome per esse: aggadah.
Sebbene questi aneddoti istruttivi tocchino tutti gli argomenti
immaginabili, di solito con un rabbino come figura centrale, il sesso è
spesso in primo piano. Si può tranquillamente sostenere che il giudaismo è
più ossessionato dal sesso di qualunque altra religione esistente.
Una di queste storie inizia così: «Si diceva del rabbino Elazar ben Dordia
che non vi era prostituta al mondo che lui non conoscesse. Una voltà apprese
che c'era una certa prostituta in una città sul mare che chiedeva come
prezzo una borsa di dinari. Il rabbino prese una borsa di dinari e per
raggiungerla attraversò sette fiumi» (Trattato Avodah Zara 17°).
Un'altra storia comincia così: «C'era una volta un uomo che venne a sapere
dell'esistenza di una prostituta in una città sul mare che chiedeva come
prezzo quattrocento monete d'oro. Lui le mandò le quattrocento monete d'oro
e fissò un appuntamento per incontrarla. Quando arrivò il momento, si
presentò. Lei disse: 'fatelo entrare'. E quando egli entrò, lei si sedette
nuda sul letto. ecc. ecc.» (Trattato Menachot, 44a).
Il Talmud è pieno di queste storie di rabbini e dei loro studenti che fanno
visita alle prostitute.
Poiché la parola Pornografia significa letteralmente scrivere in merito alle
prostitute, il Talmud è forse l'unico classico religioso che potrebbe essere
descritto, nel senso letterale, come pornografico.
Leggiamo nel Talmud di Rahab la meretrice, ad esempio, menzionata per la
prima volta nel libro di Joshua. Una delle più affascinanti femmes fatales
dell'antichità, al pari di Elena di Troia è la favolosa cortigiana Corinzia
Lais menzionata da Demostene, la bella Rahab iniziò a vendere il proprio
corpo all'età di 10 anni. «Non c'erano principi o governanti che non
avessero dormito con Rahab la prostituta» - ci dice il Talmud lasciandoci
senza fiato (trattato Zavachim 116b).
I rabbini, essendo le autorità religiose dell'epoca, erano fra i primi ad
usufruire dei favori delle nubili ninfette. Pedofilia? Sì, il Talmud ne è
pieno. Ci è stato raccontato di questa Lolità ebrea:
«Essi (i rabbini) le concedono un posto d'onore nella tradizione ebraica. Il
suo passato di meretrice non le si ritorce contro, anzi, viene completamente
dimenticato non appena essa si converte al Giudaismo».
Pare che la pedofilia vada bene se sei un rabbino ebreo o un Roman Polanski,
ma non se sei un prete cattolico. La pedofilia non è la sola perversione
sessuale nei confronti della quale il Talmud pare essere tollerante. C'è
anche il voyeurismo (il fenomeno dei guardoni). Un interessante aneddoto
racconta di come Kahane, uno studente yeshiva, si nasconda sotto il letto
del suo rabbino per ascoltarlo quando fa l'amore con la moglie. Viene
scoperto e severamente rimproverato dal suo maestro che gli ordina di
lasciare immediatamente la stanza. Lo studente si rifiuta. «No, non me ne
vado» - dice lo studente - «come dice la Torah, io devo imparare».
Il rabbino è obbligato a prendere la cosa in considerazione. Spiare le
persone che fanno sesso è probabilmente OK se il motivo che le spinge a
farlo è la passione per una Più Alta Conoscenza. (vedi, The Passionate
Talmud, introduzione, pagina 1).
Un'altra parte del Talmud tratta della bestialità. Le vedove vengono
avvisate di non tenere cani. Perché? «Perché» - si dice - «si sospetta di
ciò che una donna possa fare col suo cane una volta che ha già conosciuto i
piaceri della carne».
Non sto esagerando quando dico che l'ossessione talmudica per il sesso è
unica fra le religioni del mondo. Sorprendentemente deve essere l'unico
testo religioso al mondo che discute e paragona la dimensione del pene della
maggior parte dei suoi venerati savi (vedi The Passionate Talmud,
introduzione, pagina 1).
Eccoci rapidamente nel 21° secolo e ci accorgiamo che il rabbinato
contemporaneo si può difficilmente citarlo come un modello di limitazione
sessuale.
Passa dal Talmud al racconto di Ilana Hammerman In luoghi stranieri: Tratta
delle Donne in Israele e leggerai storie strazianti circa l'industria del
sesso israeliana del giorno d'oggi. Ragazze innocenti, molte delle quali
minorenni, vengono rapite in Russia e nell'Europa dell'Est ed avviate con la
forza sulla strada della prostituzione a Tel Aviv. Chiuse a chiave senza
cibo, soggette a minacce e a violenze da parte dei loro magnaccia
israeliani, queste disgraziate possono talvolta andare a letto con ben 60
clienti in un giorno. I loro più assidui clienti, con cappelli neri e barbe
cespugliose, sono religiosi ebrei ortodossi che si prendono un sabbatico
dalle loro mogli.
Questo è il tipo di rivelazioni in cui ci imbattiamo nel scioccante libro di
Hammerman:
«Conoscevo un rabbino molto noto che veniva per prenotare una ragazza che
doveva fare sesso con lui in posizione canina e le chiedeva di abbaiare»,
questo è ciò che testimoniò una ex tenutaria di bordello davanti al comitato
parlamentare della Knesset. Una delle donne che lavoravano, presentata come
una devota cristiana, espresse la sua avversione nei confronti dei suoi
clienti religiosi: «Avevano un grande cappello nero e sotto ne avevano un
altro nero e piccolo ed erano veramente dei pervertiti».
In base ad un rapporto della CNN del 1998, Israele avrebbe il più alto
consumo pro-capite di servizi della prostituzione al mondo. Un milione di
visite a prostitute vengono fatte ogni mese, facendo dei bordelli uno dei
principali passatempi nazionali. Migliaia di donne vengono rapite ogni anno,
per lo più in Russia, Ucraina, Moldavia, Uzbekistan e Cina per essere
vendute come schiave del sesso in Israele. «La situazione» - scrisse
l'autore
israeliano David Weinberg in un articolo del 1998 circa la prostituzione in
Israele, intitolato «non tanto una Terra Santa», «è sufficiente da far
piangere dalla disperazione o vomitare dalla vergogna».
Gli ebrei hanno certamente il sesso stampato nel cervello.
«Sono una tale macchina da sesso» si vanta Howard Stern ospite di
un'intervista
radiofonica - «che potrei prendere un pezzo di legno e farlo diventare un
qualcosa di erotico».
Woody Allen, leale sostenitore del pedofilo Roman Polanski, fu accusato
dalla sua moglie separata Mia Farrow di aver abusato della loro figlioletta
di 7 anni Dylan. Woody è noto oggi per le sue brillanti spiritosaggini come:
«Non critico la masturbazione. Non è altro che sesso con qualcuno che amo».
Hope Weissman, un professore ebreo all'università Wesleyan nel Connecticut,
fu il primo a fare un corso di pornografia durante il quale gli studenti
dovevano studiare le riviste pornografiche più oscene ed assistere ad un
esibizione di spogliarello da parte della porno-star (ebrea) Annie Sprinkle
che avrebbe incluso la sua famosa abitudine di lasciare che le persone le
sbirciassero la vagina con una pila.
Nel 2001 il professore ebreo Peter Singer trovò un sinonimo per la parola
bestialità all'università di Princeton, chiamando Heavy Petting (pomiciata
spinta) per un qualcosa che qualcuno farebbe col proprio cane. Sempre nel
2001 una comunità ebraica in Inghilterra fece notizia quando tre
spogliarelliste furono invitate ad eseguire espliciti atti sessuali in una
sinagoga, magari alla presenza del rabbino ivi residente.
Nel 1998 il commentatore israeliano Jonathan Rosenblum, notando che un
documentario della CNN rivelava che Israele aveva il più alto tasso di
prostituzione nel mondo, disse quanto segue: «Ancora una volta gli
anti-semiti ci dipingono come dei libertini e dei pervertiti sessuali per
minare la nostra autorità morale. Oggi ammettiamo gioiosamente quelle
accuse».
Di una cosa possiamo essere ragionevolmente certi: qualsiasi società che
ospita un vasto numero di ebrei può aspettarsi di entrare in una spirale di
decadenza nel giro di pochi anni. Si instaura una anarchia morale. La
promiscuità sessuale scatenerà il male del vaso di Pandora. Lo abbiamo già
visto nella Germania di Weimar. Lo stiamo vedendo oggi prendere piede in
America. Lo vediamo soprattutto in Israele, una società di coloni fanatici e
di rabbiosi rabbini di estrema destra: un Paese condannato ad implodere su
se stesso, prima o poi, sotto la pressione dei suoi eccessi morali e
militari.
Non posso farci niente se una grande tempesta si sta preparando e che solo
un colpo di Stato militare o una rivoluzione può salvare l'America. Salvarla
da cosa? Dal cancro spirituale che la sta consumando dall'interno e dalle
guerre esterne nelle quali si è immersa - Afghanistan, Iraq e presto forse
anche l'Iran - per conto di un altro Paese e delle sue indefesse quinte
colonne sul suolo americano.
A meno che non succeda un miracolo e alcuni leader carismatici vengano in
nostro soccorso, ci attende un futuro tetro e cupo, un futuro nel quale le
sole consolazioni che ci restano saranno stupidi intrattenimenti, droga,
alcool, intossicazione sessuale e suicidio.
I miei migliori auguri Victoria e buona fortuna a te nei giorni di terrore e
sofferenza che ci aspettano.
Dr. Lasha Darkmoon accademico, 32 anni, laurea in Discipline Classiche