Il 11/07/2018 14.52, Maurizio Pistone ha scritto:
> Arduino <
22340i...@mynewsgate.net> wrote:
>
>> Nell'immaginario nazionalpopolare gli artefici della sconfitta
>> italiana, nella seconda guerra mondiale, sono stati gli scarponi di
>> cartone e "il vecchio fucile 91".
>
> è in fondo uno dei tanti miti autoassolutori: "E che ci potevamo fare,
> con quel vecchio catorcio del 91"; e non si approfondiscono i veri
> motivi della sconfitta.
>
Beh, intanto, a fare discorsi del genere sarà rimasto qualche vecchio ex
ufficiale. Chiunque altro non sa di certo con che arma individuale era
armato il soldato italiano nel 1940.
Ciò, posto, certo, non è la qualità del fucile che ha causato la sconfitta.
Ciò detto, il Mannlicher-Carcano Mod 91 *era* peggio degli altri fucili
bolt-action in dotazione agli altri eserciti. Tanto per cominciare, era
quello col calibro minore; tutti gli altri avevano un calibro tra i
7,5mm (il MAS Mle 36 francese) e i 7,92mm (il Mauser 98 tedesco). Il
Mannlicher-Carcano era di 6,5mm. I vantaggi di questa cartuccia
asfittica erano che pesava di meno e soprattutto costava di meno, come
quasi tutto nell'arsenale fascista. In teoria aveva anche una
traiettoria più dritta, ma questo era un vantaggio puramente teorico
alle reali distanze d'ingaggio con i fucili.
Poi il Lee-Enfield aveva un caricatore da 10 colpi invece che da 5; il
Mauser era più affidabile; il MAS era più leggero; il Mosin-Nagant più
preciso; lo Springfield aveva una velocità alla bocca superiore e faceva
più danno. Non saprei dire se l'Arisaka 99 Shiki avesse anche quello
qualche aspetto superiore, a parte il calibro.
Che il calibro 6,5mm non andasse bene lo sapevano anche i generali, e
infatti avevano deciso di passare al 7,35mm (notare che comunque resta
al di sotto di tutti gli altri...). Ma il nuovo Modello 91/38 era appena
entrato in distribuzione che quel genio di Mussolini iniziò la guerra.
Perciò anche questo modello si riconvertì al calibro 6,5mm, e alcuni
lotti furono ricamerati. Il tutto aveva lo scopo di evitare problemi
logistici, ma alcune unità erano già state equipaggiate con i 7,35mm...
vi lascio immaginare.
Poi c'era la carabina, semplicemente una versione corta, in dotazione
dapprima ai bersaglieri, artiglieri, alla cavalleria ecc., e poi anche
ai paracadutisti, e man mano sempre più diffusa, anche se la grande
maggioranza dei soldati italiani fu sempre equipaggiata con il fucile.
Per la carabina, che certo era più leggera e maneggevole, il confronto
però è con le carabine del nemico, e anche questo non è lusinghiero.
Senza contare infine che man mano che la guerra continuava, gli altri
eserciti introducevano fucili semiautomatici, se non anche, i Tedeschi,
il primo fucile d'assalto.
Infine, pare che alcune unità di fanteria coloniale in Etiopia fossero
ancora equipaggiate con il Vetterli-Vitali Mod 70/87, del quale,
nonostante il calibro molto maggiore, il massimo che si può dire è
"meglio del Vetterli 1870 che avevano prima". Esisteva anche un
aggiornamento del 1915 che aveva installato la canna ed il meccanismo di
caricamento da 6,5mm su questi vetusti aggeggi, con risultati molto
discutibili quanto all'affidabilità; ma dubito che fosse in uso nel 1940
salvo forse nel caso di qualche guarnigione africana disperata che li
avesse ancora in magazzino.
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