<
mosca...@gmail.com> wrote:
> Ma la Arendt stessa definiva come nazionalsta il sionismo. In realtà fu un
>socialista ebreo polacco a fondar Erez Sion, disperato dei pogrom che
>periodicamente colpivano gli ebrei nella Polonia zarista. Dopo vani
>tentativi di avere solidarietà dall'Internazionale socialista (la
>seconda).
>
> Per cui pensò e propose uno Stato per quel popolo disperso e senza difesa.
L' '800 è stata l'epoca delle grandi rivoluzione nazionali; e gi ebrei
hanno imparato sulla loro pelle cosa significa essere un popolo privo di
identità nazionale in un'Europa di nazionalismi più o meno aggressivi.
Dal punto di vista ebraico, il passaggio dal "popolo deicida" all'
"Ebreo senza patria" è stato un cambiamento tutt'altro che vantaggioso.
La scelta sionista di costituire un movimento politico laico equivalente
ai nazionalismi delle altre nazioni diventa quindi una reazione
perfettamente naturale e razionale - anche se si è dovuto pagare il
prezzo della rottura con le correnti più conservatrici dlel'ebraismo
religioso.
In altri termini, essendo l' '800 l'epoca della secolarizzazione
dell'ebraismo, è naturale che siano state assorbite le idee chiave
dell'epoca, a partire dalla laicità dello stato, e poi le diverse
ideologie politiche, come il socialismo e il nazionalismo.
Che questo potesse portare ad una normalizzazione della condizione
dell'ebreo in Europa si è dimostrata un'illusione: chi ha odiato l'ebreo
per venti secoli in quanto "diverso", ha continuato ad odiarlo negli
ultimi due secoli perché da "diverso" pretendeva di diventare "uguale".
Quanto al nazionalismo ebraico, però, non si tratta solo del sionismo,
che almeno nella sua forma militante credo che sia la scelta di una
minoranza (a meno che non sia una scelta obbligata); c'è soprattutto
l'adesione al nazionalismo dei paesi di residenza.
Gli ebrei italiani hanno partecipato con entusiasmo al Risorgimento che
abbatteva le porte dei ghetti; nella I guerra mondiale gli ebrei hanno
combattutto su tutti i fronti per le rispettive nazioni, e molti ebrei
negli anni '20 hanno aderito, con le stesse motivazioni, al fascismo. È
difficile oggi immaginare lo sgomento di questi ultimi di fronte alle
leggi razziali del '38.
Naturalmente fra le ideologie politiche dell' '8-900 non c'è solo il
nazionalismo; vi è anche l'internazionalismo socialista e comunista,
anch'esso segnalato dalla presenza di molti ebrei: prova provata, per
quegli altri, che il comunismo altro non è se non l'ennesima
macchinazione dell' "ebreo senza patria".
Insomma, che siano nazionalisti o cosmopoliti, gli ebrei sbagliano a
prescindere.
E questo succede anche oggi. Si detesta negli ebrei quello che si
ammira, a seconda dei gusti personali, nei polacchi, nei greci, nei
catalani o nei russofili del Donbass. Si maledice il nazi-sionismo di
Israele sventolando le bandiere palestinesi. E contemporaneamente si
denuncia il globalismo della finanza internazionale ebraica.
> Quanto ai giochi di parole lascio perdere.
anche perché non c'è niente di più stancamente ripetitivo dei giochi di
parole