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Il riarmo della Germania, le banche e gli ebrei

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artamano

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Oct 28, 2004, 4:31:14 PM10/28/04
to
http://www.thule-italia.com/controstoria/riarmo.html

Il riarmo della Germania, le banche e gli ebrei

Crisi, Guerra, Rivoluzione: la Seconda Guerra Mondiale
Dalla prima guerra mondiale nasce la Società delle Nazioni, tappa
provvisoria verso una maggiore integrazione mondiale; gli impéri di tipo
teocratico sono cancellati, mentre all'Est il comunismo, prefigurazione
possibile della futura Repubblica Universale, corona l'opera delle società
segrete. In Occidente, i vincitori di Versailles suscitano tutta una serie
di staterelli senza storia in cui si esasperano nazionalismi e
particolarismi, venendo a mancare quell'unità nella diversità che
caratterizzava l'Impero Asburgico. Una situazione instabile, potenzialmente
esplosiva, nella quale la Germania fungerà da detonatore. Ma perché essa
potesse svolgere questa funzione serviva un poderoso riarmo e a tal fine si
richiedevano anzi tutto mezzi economici e strutture industriali, poi
fabbriche specializzate e truppe addestrate. Ebbene, il rilancio economico
venne reso possibile da un massiccio afflusso di capitali, a séguito di
un'abile svalutazione del marco: capitali dell'Alta Finanza naturalmente. I
banchieri della Morgan Bank e il direttore della Banca d'Inghilterra Montagu
Norman fin dal 1924 avevano, infatti, escogitato il Piano Dawes per porre
l'economia tedesca sotto l'amministrazione controllata delle banche
anglosassoni1.

In tale contesto nel solo periodo 1924-26 Wall Street e la City di Londra,
vale a dire National City Bank, Chase Manhattan Bank, Morgan Bank, Kuhn &
Loeb Bank, Standard Oil dei Rockefeller, General Motors, Paul Warburg,
trasferirono all'economia tedesca ben 975 milioni di dollari, dei quali 170
vennero destinati alla creazione di tre grandi cartelli 2:

Vereinigte Stahlwerke (acciaio)
IG-Farben, (chimica) guidata dalla potente famiglia ebraica dei Warburg,
che, da sola, nel 1938 controllava in Germania ben 380 imprese
AEG (settore elettrico).
Nel 1939 le prime due assicureranno dal 50 al 95% della produzione bellica
tedesca nei rispettivi settori di produzione, mentre l'AEG (omologa tedesca
della General Electric americana) fornirà la parte elettromeccanica. Adolf
Hitler, per la sua ascesa al potere, riceverà dalla Pilgrims' Society
solamente tra il 1929 e il 1933, 32 milioni di dollari 3.

Non sarà superfluo inoltre ricordare l'accreditamento concesso dalla Gran
Bretagna alla,Germania dei 6 milioni di sterline in riserve d'oro ceche
depositate a Londra al momento dell'invasione della Cecoslovacchia nel marzo
1939. La motivazione addotta dal governo britannico (maggio 1939) fu "di non
potere dare ordini alla Banca di Inghilterra" 4.

Più complesso il problema delle fabbriche di armi e dell'addestramento delle
truppe: non tutto poteva essere fatto alla luce del giorno; il gioco per
riuscire non doveva essere troppo scoperto e solo a pochissimi era dato di
conoscerlo fino in fondo. Ora, sul suolo tedesco vi erano commissioni
interalleate per il controllo del rispetto delle clausole contro il riarmo
contenute nel trattato di Versailles. Per eluderle si ricorse, fin dal 1922,
e cioè ben prima dell'ascesa al potere di Hitler, alla complicità della
Russia comunista5.

La collaborazione fra imprese americane e tedesche si fece strettissima al
punto che Standard Oil e General Motors - ad esempio - misero a disposizione
dell'IG-Farben nel 1917 i loro laboratori del New Jersey e del Texas per la
fabbricazione di gas ad uso militare 6.

La Bendix Aviation, controllata dalla Banca Morgan, fornì attraverso la
Siemens tutti i sistemi di pilotaggio e quadri di bordo degli aerei
tedeschi, e ciò fino al 1940 7. Londra dal canto suo, nel solo periodo
1934-35, inviò in Germania 12 mila motori d'aereo ultramoderni, mentre la
Luftwaffe riceveva mensilmente da Washington equipaggiamenti e accessori
sufficienti per 100 aerei 8. Le due principali fabbriche di blindati e di
carri vennero realizzate dalla Opel, filiale della General Motors, mentre
FI.T.T., che attraverso il cartello AEG controllava tutte le
telecomunicazioni tedesche, cesserà di lavorare per gli armamenti del Reich
solo nel 1944. La geografia dei bombardamenti angloamericani che, nel
1944-45 raserò al suolo Dresda e Colonia, è istruttiva a più di un titolo:
in quasi nessun caso i settori dove sorgevano le fabbriche a capitale
angloamericano subirono rilevanti danni. Uno studio interalleato stabilirà
che le perdite in macchinali dell'industria tedesca non superavano,
all'inizio del 1946, il 12% del potenziale del Reich9.

Le commissioni di controllo del trattato di Versailles non vedevano nulla: e
come potevano vedere il principale poligono di tiro in cui si addestravano
gli artiglieri tedeschi, se esso era sito a Luga, nei pressi di Leningrado?
O se i carristi delle Panzer-Divisionen imparavano a pilotare i loro
blindati, fabbricati dalla Krupp e dalla Rheinmetall, in territorio russo, a
Katorg presso Mosca10? Tutti gli aviatori tedeschi che combatterono sui
fronti di guerra fra il 1939 e il 1942 vennero formati sui campi di Lipetsk,
Saratov e della Crimea11.

Il trattato di Rapallo in fondo sancì questa semplice verità: senza Stalin,
Hitler non sarebbe stato possibile, né Stalin senza Hitler. Washington e
Londra dirigevano...

Il denaro, i finanziamenti, provenivano infatti da un'unica fonte, come
scrisse uno storico delle società superiori del POTERE, il professor Carroll
Quigley, trattando di quel periodo: (si trattava) "nientemeno che di creare
un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private, in grado di
dominare il sistema politico di ciascun paese e l'economia mondiale"12.

Perno delle manovre dell'Alta Finanza in Germania non fu Hitler, ma il
banchiere protestante e frammassone Hjalmar Horace Greeley Schacht13, la cui
famiglia originava dalla Danimarca. Nato a New York alla fine della prima
guerra mondiale, Schacht si associò ad una delle tre maggiori banche
tedesche, la Darmstàdter Bank, guidata da quel Jakob Goldschmidt che avrebbe
successivamente favorito la sua nomina, avvenuta il 17 marzo 1933, alla
guida della Reichsbank.

Ministro delle Finanze del Reich, legato al Movimento Paneuropeo di
Coudenhove-Kalergi e agli ambienti di Wall Street e della City, in
particolare al banchiere Norman Montagu, governatore della Banca
d'Inghilterra, discendente da una famiglia di banchieri e membro della
Pilgrims14, nel settembre 1930 Schacht si imbarca per gli U.S.A. dove in
forma privata incontra i capi dell'Alta Finanza anglosassone.

Schacht ritornerà quindi negli U.S.A. nel 1933 per ottenere da Roosevelt la
garanzia della neutralità U.S.A. in caso di riarmo della Germania.

Ma allora, ci si potrebbe chiedere, come fu possibile il successivo
rovesciamento delle posizioni? Avvenne lo stesso gioco del 1914, quando le
élites angloamericane erano germanofile, ma contemporaneamente firmavano un
accordo segreto con la Francia in senso contrario. Infatti, solo nel 1938 le
principali concentrazioni della City (dirette dagli ebrei tedeschi Baring,
Schroeder, Goschen, Kleinwort, Erlanger, Seligman, Japhet, Rothschild)
diventeranno avversarie di Hitler, quando egli farà arrestare uno di loro,
chiedendo un forte riscatto per la sua liberazione (Louis de Rothschild)15.

I tempi erano evidentemente maturi per il 33 Roosevelt e il suo entourage di
consiglieri, tutti membri della Pilgrims' Society e della Round Table, che
affrettarono i preparativi per la guerra16. Essa infatti si può dire inizi
il 7.11.1938, quando a Parigi il giovane ebreo Grynspan assassina il terzo
segretario dell'ambasciata tedesca. Il 9 e il 10 novembre scatta la
rappresaglia in Germania; Roosevelt richiama il suo ambasciatore a Berlino,
annuncia la costruzione di 24 mila aerei da combattimento17, chiede agli
americani di boicottare i prodotti tedeschi e fa pressione sull'Inghilterra,
attraverso il Pilgrims Joseph Kennedy, affinchè rinunci alla politica di
conciliazione con la Germania.

Ultima operazione: poiché la popolazione americana è ostile all'ingresso in
guerra a fianco degli alleati, si dovrà attendere il 7.12.1941, l'attacco
aeronavale nipponico alla base U.S.A. di Pearl Harbour, che, per il gioco di
alleanze tra le potenze dell'Asse, consentirà agli Alleati di dichiarare
guerra alla Germania.

... E la guerra inizia

Note

Cfr. F. William EngdahI, A Century of War - Anglo-American Oil Politics and
New World Order, Wies-baden, Dr. Bòttinger Verlag, 1993, ISBN 3-925725-19-9,
pp. 86-97.
P.F. de Villemarest, Les sources financières du nazisme, cit., pp. 23 e
segg.. In questo piccolo libro l'autore ha largamente attinto alle opere
dello storico americano Antony C. Sutton, in particolare a: Wall Street and
the rise of Hitler, Seal Beach, California, 76 Press,1976, dove la tesi
dell'appoggio americano alla Germania nazista è fondata su una notevole
dovizia documentale.
Op. cit., pp. 28, 29.
Carroll Quigley, Tragedy and Hope - A History of The World in Our Time, New
York - London, Ed. Collier-Macmillan, 1966, p. 644.
Sull'azione di sostegno dell'Alta Finanza a nazismo e comunismo sovietici e
sulle collusioni fra questi, v. P. de Villemarest, A l'ombre de Wall Street.
Complicités et financements soviéto-nazis, Paris, Ed. Godefroy de Bouillon,
1996.
P.F. de Villemarest, Les sources financières du nazisme, cit., p. 34.
Ivi p. 35
Pekin information,edizione francese, n.38/1978
P. F. de Villemarest, op. cit., pp. 43, 44. I bombardamenti aerei alleati
del 1945, raddoppiati durante l'invasione della Germania sulle grandi città
tedesche, Amburgo, Berlino, Dresda, Emdel, Chemnitz, We-sel, Lipsia, eco.,
conseguirono risultati apocalittici.: 593 mila morti e più di 620 mila
feriti. Ma fu soprattutto su Dresda che si concentrò la furia stermìnatrìce
alleata: gli unici obiettivi di qualche interesse militare come i ponti
sull'Elba e l'aeroporto non furono neppure attaccati, scopo
dell'incursione - condotta da 1223 bombardieri che in tre ondate riversarono
sulla città centinaia di migliaia di tonnellate di bombe e spezzoni
incendiari - era solamente uccidere civili, quei profughi che in numero di
tre milioni occupavano la notte del 13 febbraio la città, in fuga davanti ai
russi che avanzavano. Con l'aiuto degli americani la R.A.F. uccise in
quattordici ore fra 100 e 250mila civili inermi secondo David Irving
(Apocalisse su Dresda, Milano, Ed. Mondadori, 1992, p. 294), fino a 275 mila
secondo la Croce Rossa Internazionale di Ginevra: mai altrettanti esseri
umani furono sterminati in un sol giorno. Narra l'Irving come, dopo le tre
ondate che avevano ormai incenerito la città, avvolta in una tempesta di
fuoco di proporzioni dantesche -visibile nella notte dai bombardieri alleati
da oltre 300 km di distanza, con una temperatura che si aggirava, a causa
del fosforo degli spezzoni incendiari, sui 1500 gradi - sulla popolazione
che cercava scampo nella fuga da quell'inferno si avventassero i caccia
americani massacrando da pochi metri d'altezza i profughi. Una mattanza, una
"Auschwitz discesa dal cielo", come la definì Piero Buscaroli (// Giornale,
19.2.1995), ad opera della "Strategie Command" che agiva alle dirette
dipendenze di Winston Churchill, un vero assassinio di massa, senza
giustificazioni di sorta, che ancora attende di essere riconosciuto tale.
P. F. de Villemarest, Les sources financières du communisme, cit., p. 194.
Ivi, p. 192.
C. Quigley, Tragedy and Hope..., cit., p. 324.
II suo nome è un programma: Hjalmar per ricordare l'origine danese, Horace
Greeley in onore dell'Illuminato di Baviera omonimo, finanziatore del
Manifesto di Marx.
Notizie dettagliate sui rapporti fra M. Norman e Schacht in: Hjalmar
Schacht, Magia del denaro, Milano, Edizioni del Borghese, 1968, p. 112 e
passim.
II massacro degli ebrei, teorizzato nelle logge pangermaniche antisemite e
realizzato da Hitler, non ne toccò l'aristocrazia che, anzi, ne fu la
mallevadrice. Qui ci limitiamo ad annotare che i banchieri sinarchi
Oppenheim, fra i principali sostenitori finanziari di Hitler che li dichiarò
"ariani d'onore", presenti in Germania dall'inizio del secolo (e tutt'oggi)
disponevano di due uffici alla Reichsbank, erano consiglieri di Schacht e
del filosovietico n. 3 delle S.S. E. Kaltenbrunner e controllavano, secondo
gli atti del processo di Norimberga, il deposito del denaro e dei gioielli
che i nazisti avevano confiscato ai loro correligionari dopo il 1937. La
loro banca Oppenheim-Pferdenmenges nel 1936 incamerò 500 milioni di marchi
dell'epoca in seguito alla confisca del solo gruppo ebraico L. Halevy (cfr.
P.F. de Villemarest, Les sour-ces financières du nazismo, cit., p. 71).
II 30 giugno 1939 venne presentato a Roosevelt un piano strategico per una
guerra sui due oceani, nell'Atlantico contro la Germania, nel Pacifico
contro il Giappone (Remolo Gobbi, Chi ha provocato la Seconda Guerra
Mondiale?, Padova, Ed. Franco Muzzio, 1995, p. 67).
G. Vitali, Franklin Delano Roosevelt, Milano, Ed. Mursia, 1991, p. 67.

- Thule Italia -


Necaev

unread,
Oct 28, 2004, 6:37:41 PM10/28/04
to
> all'Est il comunismo, prefigurazione
> possibile della futura Repubblica Universale, corona l'opera delle società
> segrete

l'agenzia segreta di Zio Paperone?

> Ebbene, il rilancio economico
> venne reso possibile da un massiccio afflusso di capitali, a séguito di
> un'abile svalutazione del marco:

abile svalutazione del marco?

quotazione del dollaro rispetto al marco
1914: 4,2
1919 (gennaio): 8,4
1923 (15 novembre): 4.200.000.000.000

la svalutazione del marco era una manovra destinata solo a mitigare il costo
delle riparazioni!
l'inflazione devastante porta agli aiuti americani (anche perchè se la
germania non riusciva a pagare le riparazioni a francia e inghilterra,
queste ultime non avrebbero potuto ripagare gli usa)

questa precisazione non modifica l'opinione circa il resto del messaggio
(almeno quello immediatamente successivo), che risulta nulla più che
consultivo
ovviamente non può risultare originale p scandalosa la parte che tratta dei
rapporti economici tra usa e germania...forse che nel periodo della guerra
fredda usa e urss non avessero relazioni economiche? forse che gli usa non
proposero il piano marshall anche all'urss (per ovvi interessi, mi pare
chiaro)?
la chiusa è un po' ridicola...gli ebrei che finanziano la barbarie nazista
finchè ad un certo punto decidono di cambiare idea...bah...


artamano

unread,
Oct 31, 2004, 8:14:18 AM10/31/04
to

> la chiusa è un po' ridicola...gli ebrei che finanziano la barbarie nazista
> finchè ad un certo punto decidono di cambiare idea...bah...
>

ammetto che la cosa possa apparire strana ma devi considerare che per la
classe dirigente capitalista i soldi contano più di qualunque altra cosa.
WALL STREET E LE FONTI FINANZIARIE DEL NAZIONALSOCIALISMO
Dietro le quinte della Rivoluzione
Articolo apparso sul n. 28-30 (1977) di Cristianità

Troppo spesso gli storici sembrano dimenticare le origini anche
finanziarie dei movimenti e delle organizzazioni politiche di cui affrontano
lo
studio. La letteratura così abbondante, e talvolta inutile, fiorita attorno
ai
due maggiori fenomeni rivoluzionari di questo secolo - il comunismo e il
nazionalsocialismo -, è estremamente avara di elementi in proposito; e la
negligenza
appare tanto singolare da essere sospetta, quando tale studio lascia
emergere
imprevedibili e sconcertanti ascendenze finanziarie convergenti tra realtà
politiche e
culturali che si vorrebbero irriducibilmente antitetiche. Più
esplicitamente:
alla nascita e allo sviluppo del nazional-socialismo risultano strettamente
legati
gli stessi uomini e gruppi finanziari che offrirono il sostegno economico
decisivo alla Rivoluzione d'Ottobre. Hitler e Lenin furono finanziati dallo
stesso
"clan" supercapitalista che appoggiò negli anni Trenta il New Deal
roosveltiano.L'affermazione è apparentemente sorprendente, ma il recente
studio del
prof.Antony C. Sutton dedicato a Wall Street and the Rise of Hitler, che
completa la
trilogia dello stesso studioso sull'argomento, ci offre tutti gli elementi
per
provarne l'evidenza (1).IL SUPERCAPITALISMO INVADE L'ECONOMIA DI WEIMAR
Va premesso che al prof. Sutton mancano le grandi linee del quadro che
vede lo scontro decisivo della nostra epoca nella lotta tra le forze della
Rivoluzione e
quelle della Contro-Rivoluzione (2). Ma il pregio della sua opera è
costituito
dalla serietà documentaria, dal rigore scientifico, dal tono equilibrato,
dalla
prudenza nel giudizio: qualità assolutamente necessarie per affrontare
problemi
tanto facilmente fuorvianti. Le pagine di Sutton offrono dunque un
contributo
circoscritto ma prezioso alla storia "occulta" dell'espansione
rivoluzionaria
nel nostro secolo. Nella prima parte del suo volume lo studioso americano
dimostra che l'ascesa del nazionalsocialismo, il suo consolidamento e il suo
stesso imponente
sforzo bellico sono strettamente legati all'assistenza economica e
tecnologica offerta
fin dagli anni Venti da Wall Street alla Repubblica di Weimar. L'entità
delle
riparazioni di guerra imposte alla Germania sconfitta, costrinse infatti i
tedeschi a rivolgersi, per fare fronte ai debiti, alle banche americane.
Wall Street organizzò, non disinteressatamente, i due programmi di prestiti
noti
sotto i nomi di "piano Dawes" (1924) e "piano Young" (1928). Non a caso,
osserva
Sutton, i negoziati per la "ricostruzione" videro al tavolo delle
trattative, da
una parte banchieri come Charles Dawes e Owen Young, notori esponenti
dell'Establishment supercapitalista, dall'altra il presidente della
Reichsbank
Hjalmar Horace Greeley Schacht (3). legato all'Establishrnent da vincoli
familiari, l'uomo che si rivelò il "legame chiave tra l'élite di Wall Street
e
il circolo più chiuso di Hitler" (4).Prese avvio così una artificiosa
ricostruzione economica che ebbe come risultato l'occupazione dell'economia
tedesca da parte del capitale americano e il suo indebitamento nei confronti
di Wall Street. Si trattava, in realtà, del tassello di un mosaico più
ambizioso, il cui disegno ultimo, scrive Sutton
citando l'opera del prof. Quigley, era "Nient'altro che la creazione di un
sistema
mondiale di controllo finanziario in mani private capace di dominare il
sistema
politico di ogni paese e l'economia globale del mondo" (5).Dalla corrente di
denaro americana affluita in quegli anni in Germania nacquero i cosiddetti
"cartelli", come la I.G. Farben (chimica) e le Vereinigte Stahlwerke
(acciaio): colossi industriali legati agli interessi americani, con
finanzieri americani nei consigli di amministrazione. Alla vigilia della
seconda guerra mondiale, il 95 per cento della produzione di esplosivi in
Germania dipenderà dalla Farben e dalle Vereinigte Stahlwerke: una
produzione,
sottolinea Sutton, che ha la sua ragione prima nei prestiti e poi
nell'assistenza
tecnologica americana.Accanto a quello dei "cartelli" tedeschi, non va
dimenticato il ruolo delle multinazionali americane, come la General
Electric, la Standard Oil of
New Jersey è la International Telephone and Telegraph (l.T.T.). La General,
Electric, che controllava in Germania la Allgemeine Elektricitäts
Gesellschaft
(A.E.G.) e la Osram, negli stessi anni in cui si assicurava il monopolio
della
produzione elettrica sovietica, offriva il suo contributo determinante allo
sviluppo dell'industria elettrica nazional-socialista. La Standard Oil of
New
Jersey assicurava all'industria nazionalsocialista la sua assistenza per la
produzione della benzina sintetica, che avrebbe risolto gran parte dei
problemi
logistici tedeschi durante la guerra; la I.T.T., oltre a una partecipazione
di
quasi il 30% nell'industria aeronautica Focke-Wolfe, alla quale si devono
alcuni
tra i migliori aerei da combattimento tedeschi della seconda guerra
mondiale,
attraverso il banchiere nazional-socialista Kurt von Scröder, che curava gli
interessi della multinazionale americana in Germania, finanziò regolarmente,
dal
1932 al 1944, lo stesso Himmler e l'ambiente economico legato alle SS.Merita
di essere sottolineato ancora un particolare rivelato da Sutton. Al momento
della guerra la produzione elettrotecnica tedesca era concentrata nelle mani
di un ristretto numero di imprese tedesche collegate con la General Electric
e la I.T.T. Si trattava di un complesso industriale che avrebbe dovuto
costituire un obiettivo di eccezionale importanza per i bombardamenti
americani. In realtà solo industrie elettrotecniche prive di legami con Wall
Street, come la Brown Boveri a Mannheim e la Siemensstadt a Berlino, furono
bombardate e subirono pesanti danni. Fino al 1944 gli stabilimenti
dell'A.E.G. e delle altre industrie collegate con le multinazionali
americane (Sutton riporta statistiche ed esempi, come gli impianti
dell'A.E.G. a Koppelsdorf o a Norimberga)furono misteriosamente risparmiati;
con l'ovvia conseguenza di un continuo incremento della produzione elettrica
tedesca. "LE FONTI FINANZIARIE DEL NAZIONALSOCIALISMO" Nella seconda parte
del suo volume il prof. Sutton offre la prova inconfutabile di un
finanziamento anche diretto di Wall Street all'ascesa di Hitler.
Attingendo infatti agli archivi del tribunale militare di Norimberga,Sutton
ci offre la documentazione fotografica degli ordini di pagamento dei
finanziatori
di Hitler in occasione delle elezioni del 1933. In tutto, un totale di tre
milioni di marchi, sottoscritto da importanti imprese e uomini di affari
tedeschi, ma soprattutto dalle multinazionali tedesco-americane, fu
versato,attraverso la Delbruck Schickler Bank, al Nationale
Treuhand,amministrato da Rudolf Hess e da Hjalmar Schacht. Lo stesso Schacht
aveva organizzato lo storico incontro del 20 febbraio 1933, in casa di
Goering, allora presidente del Reichstag, in cui Hitler aveva presentato i
suoi piani agli esponenti dell'alta finanza tedesca. La maggiore sovvenzione
(circa il 30% del totale) fu versata dall'I.G.Farben:500 mila marchi, a cui
si possono aggiungere altri 200 mila marchi,versamento personale di un suo
dirigente, A. Steinke della Bubiag. Vale la pena ricordare che l'I.G.
Farben, creata da Herman Schmitz nel 1925 grazie ai
prestiti americani, contava tra i suoi dirigenti negli Stati Uniti alcuni
tra i più
influenti uomini di Wall Street, come Edsel B. Ford della Ford Motor
Company, C.
E. Mitchell della Federal Reserve Bank di New York e Walter Teagle,
della Federal Reserve Bank di New York e della Standard Oil Company of New
Jersey,amico e consigliere del presidente Roosevelt. Ma soprattutto va
ricordato il
nome di Paul Warburg, primo direttore della Federal Reserve Bank di
New York e presidente della Bank of Manhattan, che dirigeva la Farben negli
Stati
Uniti,mentre il fratello Max la dirigeva in Germania (6).Ma il capitolo più
interessante del volume di Sutton è forse quello dedicato a un misterioso
volumetto su Le fonti finanziarie del nazional-socialismo (7)apparso in
Olanda nel 1933 sotto il nome di Sidney Warburg e poi improvvisamente
scomparso dalla circolazione. Sutton è riuscito a rintracciarne una delle
sole tre copie apparentemente sopravvissute e ce ne offre un articolato
riassunto. Il libro, che si presenta come una sorta di "diario" di un
esponente di Wall Street deluso dagli intrighi del mondo supercapitalista, è
diviso in
tre capitoli, rispettivamente intitolati "1929", "1931" e "1933". Il primo
descrive
una riunione segreta dell'alta finanza, americana svoltasi nel giugno del
1929.
Il problema sul tappeto era quello delle pesanti richieste francesi di
riparazioni di guerra che ostacolavano la cooperazione economica tra la
Repubblica di Weimar e Wall Street. Secondo i presenti, per liberare la
Germania
dal ricatto economico francese si sarebbe dovuto ricorrere a una
rivoluzione,comunista o nazionalista. In una riunione successiva si optò per
la
seconda soluzione e a un giovane banchiere israelita presente, "Sidney
Warburg", venne affidato l'incarico di stabilire un contatto con l'uomo
politico prescelto:
Adolf Hitler. In cambio dell'appoggio economico al suo movimento ,
Hitler si sarebbe dovuto impegnare a condurre, una volta giunto al potere,
una
aggressiva politica di "rivincita" nei confronti della Francia, che
l'avrebbe
costretta a fare appello alla Gran Bretagna e agli Stati Uniti per un aiuto
sul
piano internazionale. Hitler avrebbe dovuto comunque rimanere all'oscuro dei
motivi ultimi di questo appoggio economico.Warburg accettò la missione e
lasciò New
York per la Germania con un passaporto diplomatico e lettere di
raccomandazione
dei più autorevoli esponenti di Wall Street. Dopo alcune difficoltà
iniziali,
riuscì a incontrare Hitler a Monaco. Wall Street offrì al leader
nazional-socialista, tramite Warburg, dieci milioni di dollari. La somma fu
pagata attraverso la banca Mendelsohn di Amsterdam, che emise assegni
in marchi incassati da dirigenti nazionalsocialisti in dieci diverse città
tedesche.
Qualche settimana dopo la stampa americana cominciò a interessarsi del
nazionalsocialismo e il New York Times iniziò a pubblicare regolarmente
brevi
resoconti sui discorsi di Hitler (8). Il secondo capitolo del libro descrive
un'altra riunione dell'alta finanza,svoltasi nell'ottobre 1931 in seguito a
una richiesta di aiuto
economico dello stesso Hitler. Le opinioni, questa volta, furono
discordanti. Mentre
alcuni finanzieri (tra cui Rockefeller) si dimostrarono favorevoli alla
nuova
sovvenzione, altri, tra cui Montagu Norman della Banca d'Inghilterra,
si dissero contrari, sostenendo che Hitler non sarebbe mai riuscito a
impadronirsi del
potere. Fu stanziato, tuttavia, un nuovo finanziamento e Warburg riprese la
strada della Germania. A Warburg Hitler disse che si presentavano per il suo
movimento due possibili vie di conquista del potere: una via rivoluzionaria,
che avrebbe avuto bisogno di tre mesi di tempo e sarebbe costata 500 milioni
di marchi, e una via legale,che avrebbe richiesto tre anni e 200 milioni di
marchi. Wall Street
preferì la seconda via, assicurando un finanziamento di 15 milioni di
dollari,
pagati anche in questo caso da banche diverse, in città diverse, per
disperderne
ogni traccia.Il terzo capitolo del libro riferisce l'ultimo incontro di
Warburg con
Hitler,la notte dell'incendio del Reichstag. Hitler informò il suo
interlocutore dello
sviluppo del suo partito e chiese un nuovo finanziamento di 7 milioni di
dollari, pagato attraverso i consueti canali.Fin qui il contenuto del
volume, che si conclude con note amare sul mondo di Wall Street e sul futuro
di Hitler da parte del presunto Sidney Warburg. Dico "presunto" perché, poco
dopo l'apparizione dei libro, il 24 novembre 1933, una nota sul New York
Times smentì categoricamente che l'autore delle pagine fosse Felix Warburg o
altro appartenente alla nota famiglia di banchieri
tedesco-americani. L'"inesistenza" dell'autore fu, apparentemente, il
motivo che portò al ritiro dalla circolazione del volume, la cui storia non
è
comunque esaurita.L'apparizione, dopo la guerra, di due libri, Spanischer
Sommer (9) di René Sonderegger e Lieber Euere Feinde (10) di Werner
Zimmermann, in cui si
rievocava il misterioso volumetto, provocò una nuova reazione dei Warburg.
James
Paul Warburg, figlio di Paul, in un affidavit, in una testimonianza giurata
pubblicata in appendice alle Memorie di Franz von Papen (11), pur ammettendo
di
conoscere il volumetto solo dal resoconto di Sonderegger e Zimmermann,
smentì nuovamente l'esistenza dell'autore e il presumibile contenuto.A
questo punto però, anche ammesso che Sidney Warburg non sia mai esistito, il
che è probabile, resta straordinaria attinenza dei particolari
rivelati nel libro, certamente sconosciuti al grande pubblico nel 1933, con
risultati delle ricerche di Sutton. Resta, osserva lo stesso Sutton,
"l'incontrovertibile evidenza che alcuni Warburg, compreso il padre di James
Paul [...]
furono dirigenti dell'I.G. Farben e si sa che la I.G. Farben ha finanziato
Hitler. Se Sidney Warburg è un mito, i direttori della Farben Max e Paul
Warburg
non lo sono" (12). Resta, infine, il mistero, osserva ancora Sutton, del
motivo per cui un ebreo come James Paul Warburg abbia deciso di smentire a
quindici anni della sua apparizione, un libro che afferma di non avere
letto, scegliendo
come veicolo proprio le memorie di un noto gerarca nazional-socialista come
von Papen (13).Va aggiunto, a titolo informativo, un particolare ricordato
da Sutton.
Secondo Sonderegger, la cui testimonianza è confermata da una scrittrice
solitamente informata come L. Fry, il volumetto sarebbe stato preso molto
sul
serio da Dollfuss, che lo avrebbe studiato e annotato allo scopo di
pubblicarlo, e proprio a questa intenzione sarebbe legato l'assassinio dello
statista
austriaco. La signorina Fry ricorda, infine, che l'ambasciatore
nazionalsocialista a Vienna, von Papen, così stranamente risparmiato al
processo di Norimberga, afferma nelle sue memorie di avere conservato nel
suo archivio un esemplare del libro olandese. "Sarà quello - ella si
chiede -l'esemplare appartenuto a Dolfuss sul quale egli stesso segnò i suoi
appunti?"(14).
LA CHIAVE NELLE ORIGINI "ESOTERICHE" DEL NAZIONALSOCIALISMO?
La lettura del libro di Sutton stabilisce alcune certezze e pone molti
interrogativi. Le certezze sono le conclusioni di Sutton: il socialismo
sovietico, il New Deal socialista e il nazionalsocialismo, versioni diverse
del
collettivismo moderno, furono finanziati da uno stesso "clan"
supercapitalista. Gli interrogativi riguardano le vere origini, la natura e
i reali fini di questo "clan", che sembra inadeguato ridurre a una
personificazione dei "profitto" nei tempi moderni. Lo stesso Sutton,nella
prefazione al suo volume, ci offre tuttavia uno spiraglio, scrivendo
che il ruolo di questa élite finanziaria dovrebbe essere esaminato in
rapporto a un
aspetto del nazionalsocialismo nei confronti del quale confessa la sua
incompetenza: le origini "mistiche" ed "esoteriche". "Un elemento tanto
importante - sottolinea Sutton - quanto quello delle origini finanziarie "
(15).
L'affermazione colpisce proprio perché proveniente da uno scrittore
così poco incline, per mentalità, a questo tipo di interessi e offre nuovi e
inconsueti stimoli agli storici vogliano fare luce sul vero volto dei
fenomeni rivoluzionari del nostro tempo. ROBERTO DE MATTEI
NOTE
(1) Cfr. ANTONY C. SUTTON, Wall Street and the Rise of Hitler, '76
Press, Seal
Beach (California) 1976. Gli altri due volumi che completano la
trilogia sono
Wall Street and the Bolshevik Revolution, Arlington House, New York
1974, e Wall
Street and Franklin Delano Roosvelt, Arlington House New York 1975.
L'unica
segnalazione italiana del volume, a quanto mi risulta, si deve a
Luciano
Marrocco, Come Wall Sireet finanziò Hitler, in L'Alternativa,
25-4-1977.
Marrocco fa peraltro riferimento a una recensione del volume apparsa
nel numero
di marzo di quest'anno della rivista australiana The New Times.
(2) Cfr. PLINIO CORRÊA DE OLIVEIRA, Rivoluzione e ControRivoluzione,
3a ed. it.
accresciuta, Cristianità, Piacenza 1977.
(3) Hjalmar Schacht, "massone di alto grado" (cfr. J. FEST, Hitler,
tr. it.,
Rizzoli Milano 1976, p. 530), fu governatore della Reichsbank dal 1924
al 1929,
poi ministro delle finanze di Hitler dal 1936 al 1939, per ritornare
infine alla
guida della Reichsbank. Fu assolto a Norimberga. Sutton ne ricorda il
secondo
nome "Horace Greeley", per sottolinearne l'origine americana (la
famiglia di
Schacht era legata alla Equitable Trust di Wall Street). Può essere
interessante
ricordare che Horace Greeley, affiliato alla setta degli Illuminati di
Baviera,
fu uno dei finanziatori del Manifesto di Marx (cfr. tra l'altro J.
BORDIOT, Le
pouvoir occulte fourrier du communisme, Editions de Chiré, Parigi
1976, pp. 132,
140).
(4) ANTONY C. SUTTON, op. cit., p. 18.
(5) CARROLL QUIGLEY, Tragedy and Hope, The MacMillan Company, New York
1966, p.
324.
(6) Sul ruolo dei Warburg nel finanziamento della Rivoluzione
d'Ottobre, cfr.
ROBERTO DE MATTEI, Rivoluzione d'Ottobre e supercapitalismo, in
Cristianità,
Piacenza aprile 1977, anno V, n. 24.
(7) Cfr. SIDNEY WARBURG, De Geldbronnen van Het NationaalSocialism
(Drie
Gesprekken Met Hitler), Van Holkema e Wacendorf, Amsterdam 1933.
(8) Da allora, il New York Times non smise di mostrare particolare
"propensione"
nei confronti di Hitler. Testimonianza preziosa è un commento
all'attentato del
20 luglio e alla congiura antihitleriana, pubblicato il 9 agosto 1944,
in cui si
fa notare che i dettagli del fatto ricordavano "l'atmosfera del
tenebroso mondo
del crimine" più che quella che "ci si attenderebbe normalmente nel
corpo degli
ufficiali di uno stato civile". Per un anno intero, sottolineava il
giornale
dell'Establishment in tono di rimprovero, alcuni dei più alti
ufficiali
dell'esercito tedesco si erano occupati di piani "per imprigionare o
per
uccidere il Capo dello Stato e il Comandante supremo dell'Esercito".
Alla fine
organizzarono il loro piano "con una bomba, l'arma tipica del mondo
dei
delinquenti..." (cfr. HANS ROTHFELS, L'opposizione tedesca al nazismo,
trad.
it., Cappelli, Bologna 1963, p. 256).
(9) Cfr. RENE SONDEREGGER, Spanischer Sommer, Aehren Verlag, Affoltern

(Svizzera) 1948.
(10) Cfr. WERNER ZIMMERMANN, Lieber Euere Feinde, Frankhauser Verlag,
Thielle-Neuchatel 1948.
(11) Cfr. FRANZ VON PAPEN, Memoires, E. P. Dulton, New York 1953 (cfr.
per
l'affidavit, pp. 593-602).
(12) ANTONY C. SUTTON, op. cit., p. 135.
(13) Ibid., p. 146.
(14) L. FRY, in Woman Voice, 27-8-1953, cit. in H. COSTON L'alta
finanza e le
rivoluzioni, trad. it., Edizioni di Ar, Padova p. 36.
(15) ANTONY C. SUTTON, op. cit., p. 14.

Necaev

unread,
Oct 31, 2004, 1:04:29 PM10/31/04
to
> > la chiusa è un po' ridicola...gli ebrei che finanziano la barbarie
nazista
> > finchè ad un certo punto decidono di cambiare idea...bah...
> >
> ammetto che la cosa possa apparire strana ma devi considerare che per la
> classe dirigente capitalista i soldi contano più di qualunque altra cosa.

già, non capisco perchè non hai risposto al resto del mio post, dove
tral'altro accennavo a cose molto più interessanti...
che riguardava (il resto del mio post) le considerazioni che riproponi
(niente di nuovo, le avevi già scritte queste cose) qui sotto...
non vedo dove sia lo scandalo...solo un cretino potrebbe stupirsi nel sapere
che gli usa hanno pianificato aiuti per la germania post-guerra...cosa
c'entra con il nazismo? qual è il senso recondito di questi articoli? non
riesco a capirli

> WALL STREET E LE FONTI FINANZIARIE DEL NAZIONALSOCIALISMO
> Dietro le quinte della Rivoluzione
> Articolo apparso sul n. 28-30 (1977) di Cristianità
>
> Troppo spesso gli storici sembrano dimenticare le origini anche
> finanziarie dei movimenti e delle organizzazioni politiche di cui

affrontano[...]


> Secondo i presenti, per liberare la
> Germania
> dal ricatto economico francese si sarebbe dovuto ricorrere a una
> rivoluzione,comunista o nazionalista. In una riunione successiva si optò
per
> la
> seconda soluzione e a un giovane banchiere israelita presente, "Sidney
> Warburg", venne affidato l'incarico di stabilire un contatto con l'uomo
> politico prescelto:
> Adolf Hitler. In cambio dell'appoggio economico al suo movimento ,
> Hitler si sarebbe dovuto impegnare a condurre, una volta giunto al potere,
> una
> aggressiva politica di "rivincita" nei confronti della Francia, che
> l'avrebbe
> costretta a fare appello alla Gran Bretagna e agli Stati Uniti per un
aiuto
> sul
> piano internazionale. Hitler avrebbe dovuto comunque rimanere all'oscuro
dei

> motivi ultimi di questo appoggio economico...

forse sfugge all'autore di questo articolo che la questione riparazioni si
concluse nel 1932 con l'abolizione di tali riparazioni
questo a mio parere induce a considerare la teoria del complotto a danni
della francia una grandissima idiozia...una francia che trattava la germania
esattamente come gli usa trattavano la stessa francia
furono le pressioni politiche degli usa a concludere la questione
riparazioni, appunto nel '32 con l'accordo di losanna


Claudio Bianchini

unread,
Oct 31, 2004, 8:03:08 PM10/31/04
to

"artamano" <arta...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:Ky5hd.235584$35.11...@news4.tin.it...

>> la chiusa è un po' ridicola...gli ebrei che finanziano la barbarie
>> nazista
>> finchè ad un certo punto decidono di cambiare idea...bah...
>>
> ammetto che la cosa possa apparire strana ma devi considerare che per la
> classe dirigente capitalista i soldi contano più di qualunque altra cosa.
> WALL STREET E LE FONTI FINANZIARIE DEL NAZIONALSOCIALISMO
> Dietro le quinte della Rivoluzione
> Articolo apparso sul n. 28-30 (1977) di Cristianità

Il "Codice da Vinci" di Dan Brown è più attendibile nel dimostrare le sue
tesi, credimi

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