Cara Alessandra,
l'uomo politico italiano definito "Cagoia" fu Francesco Saverio Nitti.
Nitti (Melfi, Potenza 1868 - Roma 1953), fu economista e politico italiano.
Meridionalista di orientamento radicale, fu ministro durante l'età
giolittiana e poi presidente del Consiglio dei ministri nel 1919, in un
periodo delicato della storia italiana, nel quale la classe dirigente
dell'Italia liberale fu oggetto di un diffuso sentimento di ostilità.
Durante il suo governo vi furono l'occupazione di Fiume da parte di
volontari capeggiati da Gabriele D'Annunzio, che Nitti affrontò duramente, e
forti agitazioni sociali nelle campagne e nelle fabbriche; diede le
dimissioni nel giugno del 1920. Costretto all'esilio dal fascismo, fondò nel
1945 un raggruppamento laico e liberale chiamato Unione democratica
nazionale, a cui aderirono Benedetto Croce, Vittorio Emanuele Orlando e
Ivanoe Bonomi, che non riuscì però a configurarsi come un nuovo partito.
Fu proprio a causa del suo atteggiamento nei confronti del problema della
Dalmazia - ma soprattutto della città di Fiume - che i fascisti gli
appiopparono il soprannome di Cagoia ("lumaca" in dialetto istriano-dalmato,
con evidenti assonanze con altre parole ben più volgari). Fu Nitti ad
ordinare il bombardamento di Fiume ("Natale di sangue") nel 1919. Mussolini
parlò di Nitti chiamandolo proprio col soprannome dispregiativo in un
discorso tenuto a Trieste il 6 febbraio 1921: "(...) Dopo il Patto di Roma,
non si poteva piantare il ginocchio sul petto alla Jugoslavia: questa la
verità. Così è accaduto che il popolo italiano, stanco ed impoverito,
snervato da due lunghi anni di inutili trattative, demoralizzato dalla
politica di *Cagoia* e dalla tremenda ondata di disfattismo postbellico alla
quale solo i Fasci hanno potentemente reagito, ha accettato o subito il
trattato di Rapallo, senza manifestazioni di gioia o di rammarico. Pur di
finirla, una buona volta, molta gente avrebbe trangugiato anche la linea
terribile di Montemaggiore. Tutti i partiti, di tutte le gradazioni di
destra o di sinistra, hanno accettato il trattato come un "meno peggio". Noi
lo abbiamo subìto considerandolo soprattutto come una cosa effimera e
transitoria (c'è mai stato nel mondo e specialmente sulle sabbie mobili
della diplomazia qualche cosa di definitivo?) e, nell'intento di preparare
tutte le forze affinché la prossima o lontana, ma fatale revisione, migliori
il trattato e non lo peggiori; porti il nostro confine alle Dinariche, ma
non porti mai più il confine jugoslavo all'Isonzo. La sorte toccata alla
Dalmazia ci angoscia profondamente. Ma la colpa della rinuncia non è da
attribuirsi tutta ai negoziatori dell'ultima ora: la rinuncia era già stata
perpetrata nel Parlamento, nel giornalismo, nell'Università stessa, dove un
professore ha stampato libri - naturalmente tradotti a Zagabria - per
dimostrare - a modo suo - che la Dalmazia non è italiana ! (...)"
Cordiali saluti.
Gigi
Se non erro, non Giovanni Giolitti, ma Francesco Saverio Nitti fu
soprannominato *cagoia*, e non dagli interventisti, ma da D'Annunzio durante
l'avventura fiumana. L'esatto significato del soprannome mi sfugge, ma pare
proprio composto a partire da uno dei tanti sinonimi di *defecare*. Peraltro
D'Annunzio aveva una bella penna di *copy-writer* (come si direbbe oggi):
sapevi che il nome del liquore *Aurum* e quello de *La Rinascente* sono sue
coniazioni?
ciao
bene
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