....................................................L'antica avversione si
prolungava nel tempo. Riguardo all'odio anti romano di un altro famoso ebreo
riportiamo quanto scriveva Alain De Benoist nel suo <Visto da
Destra>(Akropolis, Napoli, 1981) all' inizio del capitolo < Cartagine contro
Roma> "Ne La Scienza dei Sogni S. Freud narra come da ragazzo si
identificasse con Annibale: "Quando studiavo le guerre puniche -scrive-
simpatizzavo per i Cartaginesi e non per i Romani".
Si è a lungo ricordato la scena in cui Amilcare fa giurare ad
Annibale,davanti all'altare domestico,di vendicarsi dei Romani. E aggiunge
che da allora Annibale occupò un posto importante tra i suoi fantasmi.".
Non vi è da stupirsi: "I Fenici(erano) un popolo del gruppo cananeo, dello
stesso ceppo degli ebrei. "(ibidem . )
Il Mattogno nel suo più volte citato volume (pag. 64) ricorda che il sofista
Filostrato nella sua <Vita di Apollonio di Tiana> fa parlare lo stoico
Eufrate il quale dando un severo giudizio dei costumi giudaici dice riguardo
alle loro insurrezioni che
"I Giudei sono insorti non solo contro Roma, ma contro tutta l'umanità,
perché sono esseri asociali che non condividono con i loro simili né la
tavola,né le libagioni,né le preghiere,né i sacrifici,e per tale ragione
sono lontani dallo spirito ellenico e romano più di quanto Susa,Battria e
l'ancor più lontana India lo siano da
Alessandria."
(1) Nell'ambito del sionismo vi sarebbero,attualmente, velleità di
ricostruire il tempio di Gerusalemme. Maurizio Blondet < La setta ebraica
dei ricostruttori del tempio>in <Studi Cattolici>(N. 360 Febbraio 1991)
riferiva che tale ricostruzione assieme al proposito di costituire uno stato
per soli ebrei comprendente "tutta la terra dal Nilo all'Eufrate",
dall'Egitto all'Irak, territorio dal quale tutti gli Arabi avrebbero dovuto
venire
espulsi, avrebbe fatto parte del programma della "Banda Stern" uno dei più
sanguinari gruppi partigiani sionisti. Inquietante quello che scriveva
Edoardo Longo <I Segreti del Popolo Eletto> in <Orion>n. 73 ottobre 1990:
"il popolo ebraico si appresterebbe a rinnovare il proprio "patto"con il suo
dio al fine di restaurare l'antico culto giudaico del sacrificio, unico
rito. che può obbligare il <dio geloso> a mantenere l'antica promessa di
dominio sulle genti, fatta ad Israele nella notte dei tempi" Sarebbe
interessante avere notizie più recenti in proposito. Comunque
".l'insurrezione per la redenzione politica di Israele assume i connotati di
una guerra
messianica contro gli "idolatri" al fine di imporre su tutte le genti la
sovranità di Jahvè e del "popolo eletto"G.P. Mattogno <L'antigiudaismo
nell'Antichità
Classica>(pag. 150). Si veda anche a pag.133 di questo libro riguardo al
collegamento tra le rivolte e le accuse rivolte al popolo ebraico di mirare
a quale dominio del mondo che,d'altra parte,gli era stato promesso dalle sue
"sacre" scritture.
(2) Arnold Toynbee in <Il Racconto dell'Uomo>(Garzanti, Milano, 1977, pag.
289) sintetizzava "Durante la prima fase della storia dell'Impero Romano (31
a.C.-235 d. C.) solo un popolo ai confini dell'Impero, cioè gli ebrei,aveva
avuto un cospicuo aumento. La popolazione di Giuda era probabilmente scarsa
nel 586 a.C., l'anno in cui il regno venne eliminato da Nebuchadnezzar, ma
da allora gli Ebrei avevano popolato una buona parte dell'antico regno di
Israele, confinante della Giudea, mentre una diaspora (dispersione) li aveva
sparsi in tutte le direzioni, in lontane regioni:¨dapprima in Babilonia,poi
in Egitto e infine in tutto il mondo greco. In Babilonia, e dal 63 a.C. a
Roma i pionieri della diaspora ebraica erano stati deportati, ma gran parte
della dispersione ebraica fu impresa volontaria.
Gli Ebrei si erano stabiliti all'estero come mercenari e commercianti.
L'aumento costante della forza numerica del popolo ebraico è ancor più
notevole se
pensiamo all'entità delle perdite che esso ebbe a subire(ma anche inflisse
ai suoi vicini non Ebrei) nelle sue insurrezioni contro il governo imperiale
romano in Palestina nel 66/70 e nel 132/135 d.C., a Cipro e in Cirenaica
attorno al 115/117. In quest'ultima insurrezione, la comunità ebraica locale
non solo ottenne per qualche tempo un'egemonia locale sulla Cirenaica,ma se
ne servì anche come base per un'invasione dell'Egitto."
".quella che scoppiò nel 115 sotto Traiano non fu una guerra dei Parti, ma
piuttosto una autentica crociata degli Ebrei, nella quale come rappresaglia
per la distruzione di Gerusalemme tutta la popolazione "infedele"-greca-di
Cipro, che si vuole contasse duecentocinquantamila anime,fu massacrata.
Nisibis a quel tempo venne difesa da Ebrei in un celebre assedio. Il
bellicoso Adiabene era una Stato giudaico. In tutte le guerre dei Parti e
dei Persi contro Roma combatterono in prima linea nuclei guerrieri e
contadini costituiti da Ebrei della Mesopotamia.". Oswald Spengler <Il
Tramonto dell'Occidente> Longanesi, Milano, 1957, pag-767.
D'altra parte "Roma non ignorava. di avere a che fare con un nemico
micidiale, un nemico che, numericamente,assommava a circa 8 milioni di
individui su una popolazione di 60 o 70 milioni di sudditi"Claudio
Mutti<Ebraicità ed Ebraismo.>pag. 24-25.
Per spiegare, almeno in parte, lo straordinario incremento numerico della
diaspora ebraica si è fatta anche l' ipotesi che in essa siano confluiti,
dopo la distruzione di Cartagine da parte dei Romani, i superstiti di quella
punico-fenicia.
Ciò potrebbe riguardare ad esempio, la penisola iberica in cui la
colonizzazione cartaginese assunse notevoli dimensioni.
Qui ".. si registra. una voce singolare, secondo la quale i molti ebrei
spagnoli che, fino alla cacciata nel tardo Quattrocento ebbero una parte
tanto rilevante nella vita economica e spirituale del regno cristiano fra
Gibilterra e i Pirenei, non sarebbero veri discendenti del popolo d'Israele,
bensì,in gran parte dei fenici, a loro così simili.
A sostegno della tesi si adduce che il loro gran numero- verso il 1490
c'erano in Spagna oltre trecentomila ebrei- non si spiega neppure ammettendo
che
forti gruppi ebraici immigrassero al seguito dei mori. Inoltre, argomentano
i suoi sostenitori, dopo la Reconquista non si fecero più distinzioni
precise fra gente di aspetto semitico di fede giudaica, islamica o
cristiana: Ebreo o "marrano"(letteralmente:porco),cioè ebreo battezzato, era
considerato chi ne avesse l'aspetto.
Poiché però i fenici o i loro discendenti non differivano molto dagli ebrei
genuini o dai discendenti di questi, acquista verosimiglianza l'ipotesi che
ci fodero effettivamente molti lontanissimi nipoti di mercanti cartaginesi
fra I "sephardim"che, cacciati dal grande inquisitore Torquemada nell'Africa
settentrionale, in Turchia o nell'America meridionale,vi fondarono in parte.
dinastie del denaro". Gerhard Hern < L'Avventura dei Fenici> (Garzanti,
Milano, 1984, pagg 223-224)
E'forse lecito chiedersi se l'odio contro Roma dei figli di Cartagine sia
confluito in un simile sentimento nutrito da quelli di Gerusalemme. Riguardo
all'eredità della presenza fenico cartaginese Valerio M. Manfredi <I Greci
d'Occidente>( Il Giornale, Milano, 1996,pag. 74) scrive "..la componente
semitica non si eclissò mai completamente né in Africa né in Sicilia né in
Spagna. Il fatto che queste terre ricevessero in seguito e assimilassero con
profonda
adesione la cultura pure semitica, degli Arabi, in una sovrapposizione
geografica quasi identica a quella dell'antica espansione cartaginese, non
può essere considerata semplicemente come una delle tante bizzarrie della
Storia." E' noto il ruolo che,in seguito,le comunità ebraiche della Spagna
svolsero a favore di un'altra invasione semitico -africana quella islamica.
( 3) "In tutti i luoghi in cui avevano raggiunto uno stato di supremazia,
gli ebrei si conducevano come orde di cannibali, nutrendosi della carne
delle loro vittime e spalmandosi del loro sangue." W: Morrison (<Gli ebrei
sotto.> cit. pag. 245)" Particolare interessante "Durante la rivolta del
66-.74 d.C. vi furono numerosi cristiani che combatterono contro i Romani
con lo stesso accanimento degli ebrei" M. Baigent, R. Leigh, V. Lincoln<Il
Santo Graal>(Mondadori, Milano, 1990, pag.404-) ".nell'Impero Romano, dopo
la distruzione di Gerusalemme, il giudaismo divenne. il centro di tutti i
dissensi e di tutte le idee rivoluzionarie" C. R. S. Mead <Frammenti di una
Fede Dimenticata>(I Dioscuri, Genova, 1988, pag. 68)
(4)Sulla grande insurrezione ebraica del 117-118 cfr. anche Revilo P.
Oliver,<Conspiracy or Degeneracy> e Bruno Gallotta <La Diaspora Orientale
insorge contro l'Impero Romano>in <Storia Illustrata>n. 266 Gennaio 1980.
Infine ,si può ricordare che in testi talmudici numerano a milioni le
vittime delle repressioni romane dopo le rivolte del 115-117 e 132-135. Ad
esempio ,si legge di 40 milioni di ebrei uccisi dai Romani dopo la, rivolta
di Bar Cocheba (cfr Daniel Mc Calden <Exiles fron History> (Londinium
Press,London, e,a cura del Committee for Truth in History, <The Six Million
Reconsidered> (Historical Review Press,Gran Bretagna,1977) a dire di alcuni
non sarebbero questi gli unici "olocausti" le cifre delle cui vittime
sarebbero state gonfiate a dismisura.
E ora ritorniamo, tramite le opere di Julius Evola, ad un'altra grande lotta
tra Roma e un centro del semitismo: la fenicia Cartagine.
Più volte l'autore tradizionalista ha scritto sui motivi profondi
dell'implacabile
ostilità che oppose l'Urbe alla città fenicia.
Ad esempio nello scritto < Il Simbolo aristocratico romano e la disfatta
classica dell'Aventino> -poi riproposto nell'antologia <La Tradizione di
Roma>(AR, Padova, 1977, pag. 131 )leggiamo :
".. soprattutto nelle guerre puniche, nella muta forma di realtà e di
potenze politiche , tradizione del Nord e tradizione del Sud si scontrano".
Ed ecco come uno storico moderno introduce il grande duello tra Roma e la
città asiatica dell'Africa Settentrionale:
"Racconta Plutarco che Pirro, nell'atto di abbandonare per sempre la
maggiore isola mediterranea, abbia esclamato: "Che bel campo di battaglia io
lascio ai Cartaginesi e ai Romani" .
E la lotta stava per iniziarsi, e proprio lì, in Sicilia, si sarebbe svolto
l'ultimo atto del drammatico duello cominciato tre secoli prima fra Semiti
ed Ari per il dominio del Mediterraneo occidentale, e nel quale ai Greci,
che avevano fino allora tenuto non inonoratamente il campo, stremati, ma non
vinti, sottentrava ora, fresca di formidabili energie, Roma ,destinata a
conchiudere la gara col trionfo definitivo del genio e della tenacia latini
sulla presuntuosa scaltrezza fenicia"(G. Gianelli e S. Mazzarino <Trattato
di Storia Romana >Tuminelli, Roma, 1965Vol.I, pag. 245)
Purtroppo il trionfo non fu definitivo (secoli dopo i Normanni scesero dal
Nord per liberare la Sicilia dal giogo afro asiatico islamico e oggi l'isola
viene ,come tante altre parti dell'Europa, occupata a poco a poco
dell'invasione
degli immigrati dal Terzo Mondo) (1)
"Le profonde differenze di carattere, etnico, culturale, religioso e la
diversità delle strutture economiche e delle istituzioni politiche e
militari rendeva impossibile tra le due potenze(Roma e Cartagine) una
convivenza basata su un equilibrio di forze, sia pure precario.." AA VV
<-Storia Universale>--Rizzoli Larousse Vol.I, Pag. 242. Utili considerazioni
in proposito li possiamo cogliere anche dal volume di Marco Baistrocchi
<-Arcana Urbis considerazioni su alcuni rituali arcaici di Roma>, -(Ecig,
Genova, 1987), a pag. 50 possiamo leggere: "- Per il popolo romano. la
guerra tra Roma e Cartagine non era tanto sentita come un conflitto
d'interessi
e di imperialismo economici, quanto piuttosto quale un'ordalia sacra tra due
sistemi e principi religiosi antitetici e inconciliabili." e poco oltre
(pag. 51) ".. il contrasto tra i Punici e coloro che ritenevano di essere i
discendenti dei Troiani era sentito dall'intero popolo romano come uno
scontro manicheo ed escatologico, il cui significato trascendeva i concreti
avvenimenti storici.".
Ancora "..una titanica teomachia di principi e concezioni divine
incompatibili.
Da una parte la via mediterranea e ctonica delle madri, impersonata da
Tanit/Giunone e, dall'altra, la via celeste dei padri, incarnata dalla
virile potenza folgoratoria di Giove Tonante, di cui i due imperi furono
soltanto l'espressione contingente"(pag. 54).
Inoltre, (pag. 55) "Cartagine . mirava al dominio mercantile delle vie di
comunicazione del Mediterraneo fondandosi sulle armi prezzolate,mentre Roma
aspirava all'Impero Universale liberando il mondo caotico e barbarico dal
giogo delle necessità e sottoponendolo all'ordo,allo Jus ,,al Fas"
"E a pag. 62 l'autore si chiedeva: "Costituisce forse una coincidenza del
tutto casuale il fatto che durante le guerre puniche le città greche ed
italiane a regime aristocratico avessero appoggiato Roma,mentre quelle a
governo plebeo fossero a favore dei Cartaginesi.?" .
Riteniamo di poter dire che tra i ceti aristocratici fosse più viva
l'eredità
indo/europea a differenza di quanto avveniva nei ceti popolari in cui erano
più forti le simpatie per le multicolori armate della città afro/semitica,
forse, appunto, per effetto di ancestrali parentele etniche.
C. Nortchote Parkinson nel suo delizioso <East and West> (pag. 83 ) scrive:
"Razzialmente vicini agli Ebrei, (i Cartaginesi) erano (rispetto ai Romani)
del tutto estranei, deliberatamente diversi.
Si è notato che la caratteristica principale della religiosità cartaginese
era di debolezza e sottomissione degli uomini di fronte al sovrastante e
minaccioso potere degli dei e alla necessità di placarli. Tale carattere di
dipendenza si riscontrerebbe nei nomi stessi dei cartaginesi; Asdrubale
significherebbe "il mio aiuto è in Baal", Annibale "favorito da Baal",
Amilcare "servitore di Baal".
I lettori potranno facilmente constatare come un simile atteggiamento verso
la Divinità lo si ritrovi anche nelle antiche scritture ebraiche.
Ben diverso era l'atteggiamento verso nei riguardi del Sacro proprio agli
Indo/europei scriveva H.F.K. Gunther in <Religiosità Indoeuropea>(
AR,Padova,1980,pagg. 31-32):
"Il rapporto di sudditanza e sottomissione tra l'uomo e il Dio è
caratteristico dei popoli di lingua semitica. .Gli appellativi Baal, Adon,
Melech, Rabbat e molti altri, sottolineano la potenza sovrana di Dio sulle
creature umane servilmente prostrate al suo cospetto.
Per gli Indoeuropei onorare una divinità, "adorarla" era soprattutto
educazione e coltivazione dell'istinto della venerazione e del rispetto..
Nelle lingue semitiche la parola "adorazione" risale ad una radice abad
equivalente ad "essere schiavo".
Anna prega Jahvé (I Samuele 1,2), il Dio nazionale ebraico, di donare un
figlio a lei, sua schiava; Davide si dichiara servo del suo Dio (II Samuele
7,18) e così Salomone (II I Re, 3,6).
"Terribile" è l'aspetto di Jahvé (II Mosè23,27; Isaia 8,13).
Mai gli Ariani provarono simili sentimenti nei confronti dei loro Dei.
Anche nel Cristianesimo la virtù richiesta ai credenti di fronte a Dio è
l'umiltà,
in tedesco demut (della stessa radice di dienen servire)letteralmente
"animo servile".
Questo modo di sentire non è indoeuropeo,ma il frutto di una sensibilità
religiosa orientale. E, poiché, non è il servo di un sovrano Iddio,
l'indoeuropeo
non prega a terra o in ginocchio, ma in piedi, con gli occhi al cielo e le
braccia protese in avanti.
Nella sua pienezza di uomo, in tutta la sua dignità, sta l'ariano di fronte
al suo Dio o ai suoi Dei. Ogni forma di religiosità che diminuisce l'uomo
per rimpicciolirlo di fronte ad una Divinità troppo potente e oppressiva non
è religiosità indoeuropea"(2).
Ci sarebbero altri motivi di differenza tra la visione del Sacro propria ai
Semiti e quella degli antichi Arii(ad esempio l'assenza tra questi ultimo di
quello "spirito missionario" che si è dimostrato nella storia il principale
distruttore delle varie culture, )dovremmo, piuttosto, chiederci (argomento
che qui, per ora, non possiamo affrontare)come mai nei popoli in cui era
ancora vivo il retaggio indoeuropeo si siano potute imporre delle forme
religiose di origini estranee.
Abbiano già fatto cenno all'ipotesi che parte della diaspora cartaginese sia
confluita in quella ebraica.
Scrive il Von Glasenapp (<Le Religioni non Cristiane>cit. ,pag. 176-177) che
oltre che ad Alessandria d'Egitto
"Anche in altre città e regioni del Mediterraneo, e dal II secolo a.C. anche
a Roma, sorsero ben presto comunità ebraiche fiorenti: poiché non è
pensabile che tutti questi Israeliti fossero profughi giudei, bisogna
supporre che si trattasse in gran parte di proseliti fatti dal giudaismo,
soprattutto di Fenici, che s'erano convertiti a questa religione.
E'noto che i Fenici avevano colonie commerciali in molte zone costiere; ma
poiché nel corso della storia, le loro tacce si perdono del tutto, questa
supposizione avanzata per la prima volta da Georg Rosen e George Bertram è
assai attendibile.".
Da parte sua il Parkinson (cit pag. 106-107) scriveva "Cartagine era stata
distrutta, ma tra i satelliti dei cartaginesi vi erano gli Ebrei, diffusi ad
Occidente della Palestina, ma di origini e simpatie asiatiche, potenziali
spie e ribelli, difficili da assimilare e di cui era impossibile fidarsi.
Gli Ebrei rappresentavano allora, e tali sono apparsi da quei tempi, un
nemico all'interno delle linee europee, tollerati, quando le forze
dell'Oriente
erano in ritirata ma considerati pericolosi quando esser avanzavano". (si
veda quanto abbiamo scritto sull'alleanza di fatto, in epoca medioevale,tra
comunità ebraiche e invasori islamici dell'Europa)
Citiamo ancora Alfred Rosenberg che nel suo <Der Mythus des 20°
Jahrunderts>( trad. francese <Le Mythe du XXe Siecle>Avalon, Paris,
1986,pag. 54)scriveva :
" La distruzione di Cartagine fu un'impresa estremamente importante dal
punto di vista della storia delle razze: grazie ad essa anche la successiva
cultura dell'Europa centrale e occidentale fu preservata dagli influssi di
questo pestilenziale focolaio.
Ma certo lo storia avrebbe prese, forse, un'altra direzione, se insieme alla
distruzione di Cartagine fosse stata effettuata interamente anche quella di
tutti gli altri centri semitico-asiatici.
L'impresa di Tito avvenne troppo tardi:il parassita del vicino oriente non
era più solamente a Gerusalemme,ma aveva esteso i suoi potenti tentacoli a
partire dall'Egitto e dall'Ellade, contro Roma .E già agiva nella città
stessa."
La stessa distruzione della grande rivale nord africana di Roma non ebbe
effetti duraturi: scrive C.D.Darlington (<L'Evoluzione dell'Uomo e della
Società> (pag. 310):
"Di Cartagine non sopravvisse proprio nulla? La città e lo stato furono
certamente annientati. La classe dirigente scomparve: ma della sua gente
sopravvissero alcuni frammenti, che si sparsero nelle sue colonie. Da Leptis
Magna alla Mauritania, e da Gades(Cadice) a Cartagena, e che conservarono in
quei luoghi la loro lingua. (che)mantennero la loro razza e il carattere.
Individui di varie qualità, scrittori e imperatori, senatori e santi.
furono indubbiamente i discendenti dei Cartaginesi.".
Ha scritto Alain De Benoist (cit, pag 63) : ". nel secondo secolo della
nostra era, Cartagine divenne la più importante comunità cristiana
dell'Africa."
V.M.Manfredi in<I Greci d'Occidente>(Il Giornale,Milano,1996 pag-74 )
scriveva"..la componente semitica non si eclissò mai completamente né in
Africa né in Sicilia né in Spagna. Il fatto che queste terre ricevessero in
seguito e assimilassero con profonda adesione la cultura pure semitica,
degli Arabi, in una sovrapposizione geografica quasi identica a quella
dell'antica
espansione cartaginese, non può essere considerata semplicemente come una
delle tante bizzarrie della Storia."
E Cartagine sarebbe stata motivo di ispirazione per altre invasioni
semitiche dell'Europa.
Scriveva. Michele Amari <Storia dei Musulmani in Sicilia>Vol. I Le Monnier,
Firenze, 2002 pag. 151 di Musa ibn Noseir ideatore dell'attacco
"..un gran disegno, attribuito da alcuni scrittori a Musa-ibn-Noseir. Ed era
di rinnalzare la potenza che la schiatta semitica avea fondato in quelle
medesime regioni quindici secoli innanzi, la quale non avea ceduto che alla
virtù di Roma. Narra un de' primi cronisti arabi che Musa, venuto a
Cartagine, sentendo dir dai paesani berberi delle antiche imprese navali di
quel popolo, si deliberasse a ritentare tal via, sì come poi occupata la
Spagna gli lampeggiò alla mente di tornare in Oriente a traverso la
terraferma di Europa, imitando e avanzando Annibale."
Riassumiamo: " Lo scontro tra Roma e Cartagine non rappresentò soltanto il
mortale conflitto tra due città rivali per il dominio del Mediterraneo. In
esso, invece si confrontarono due opposti mondi metafisici, culturali,
etnici. Da un lato, in Roma, l'universo della Luce, del Nous, delle Idee
Divine, di una realtà popolata da essenze luminose che la permeavano in ogni
suo aspetto, in una ricca varietà di manifestazioni, tutte armonizzatesi al
Genius delle singole stirpi.
Dall'altro, con Cartagine, il tetro mondo del dio Baal, il Moloch collerico
che esige, per placarsi, continui sacrifici umani, divinità arcigna ed
intollerante, nume tutelare di un popolo infido e crudele, senza grandezza
d'animo
e senza gioia.
Dopo che Roma ebbe sconfitto e raso al suolo Cartagine. la lotta si spostò
su altri piani.
Il Dio sconfitto, torvo e vendicativo, cercò altre strade per nuocere alla
Città che aveva infranto i suoi simulacri.
Dagli angiporti inquieti e torbidi del Levante, dalla Fenica, dalla Cananea,
dalla Palestina, dall'Arabia, ad ondate si riversarono ad Occidente, verso i
lidi dell'Italia... la Saturnia Tellus, molteplici correnti ostili alla sua
Tradizione dilagando sul resto dell'Europa."(<Il Ghibellino>n. 7-8 Ottobre
1982-Aprile 1983 ).
J. Michelet <Storia di Roma>(Rusconi, Rimini, 2002 pagg. 195-196 riassume:
"Non senza motivo il ricordo delle guerre puniche si impresse tanto
universalmente e vivamente nella memoria degli uomini. Dall'esito di quel
duello, non dipendeva soltanto il destino di due città o di due imperi bensì
quello di due razze: l'indogermanica e la semitica, che si contendevano il
dominio del mondo. .Queste due razze nemiche si scontrarono un po' dovunque.
Leggiamo nell'antichissima storia dei Persiani e dei Caldei le continue
lotte dei primi contro i loro industriosi e perfidi vicini. ..Ripetutamente
si combatterono su tutte le spiagge del Mediterraneo i Greci e i Fenici. I
Greci soppiantavano da per tutto i loro emuli nell'Oriente, come fecero poi
i Romani in Occidente.
Si noti il furore con cui i Fenici, protetti da Serse, attaccarono la Grecia
presso Salamina, nello stesso anno in cui i cartaginesi, loro fratelli,
sbarcavano in Sicilia quel prodigioso esercito che Gelone sbaragliò e
distrusse presso Imera.
E i Greci, per porre fine alla partita, mossero a loro volta ad assalire i
loro eterni nemici in casa loro. Alessandro procurò maggior danno a Tiro che
non Salmanasar o Nabuccodonosor; non pago della distruzione della città,
fece sì che non potesse più risorgere contrapponendole Alessandria e
cambiando per sempre la via del traffico del mondo.
Durava tuttavia Cartagine e il suo impero,.Roma lo annientò. ...Molti secoli
passarono prima che il duello tra le due razze si riaccendesse, prima che
gli Arabi, formidabile retroguardia del mondo semitico, uscissero a ondate
dai loro deserti. Lo scontro delle razze divenne allora scontro di
religioni. Per fortuna, quegli audaci cavalieri si imbatterono in Oriente,
nelle ..mura di Costantinopoli; in Occidente, nell'azza di Carlo Martello e
nella spada del cid Rodrigo.
Le crociate furono la naturale ritorsione alle incursioni arabe, e l'ultimo
tempo di quell'immane duello fra i due più importanti gruppi del genere
umano.>.(3)
(1)"La fenicia Cartagine,la figlia di Tiro,era l'Asia semita. Senza Roma
,tutto il bacino del Mediterraneo occidentale sarebbe stato semitizzato. Se
ne immaginano le conseguenze per l'Italia,l'Iberia e la Gallia." G. De
Reynold <La Cittadella Assediata>(Idee in Movimento,Genova,2008 ,pag.7)
(2) Tra gli Indoeuropei " non c'è posto per l'umiltà, virtù invece
necessaria nel rapporto di sottomissione al Dio nelle religioni rivelate
delle <Genti del Libro>: Giudaismo, Cristianesimo e Islamismo"così Claudio
Rutilio <Pax Deorum. La Religione prisca di Roma>(Sear edizioni, Scandiano,
1989, pag. 15).
(3) "Narra Polibio (XXXVII, 21,1) che Scipione Emiliano pianse sulle rovine
di cartagine, oppresso dal presentimento che un giorno anche la sua patria,
Roma, avrebbe subito lo stesso destino. Il presentimento di Scipione si
rivelò veritiero. Che altro avrebbe potuto egli fare, se non piangere, se
avesse saputo che per lunghissimi secoli, Roma e il Lazio sarebbero caduti
nel dominio politico di una teocrazia per la quale il "popolo eletto" era
quello dell'Antico Testamento ,e non il Populus Romanus ?"(Gherardo
Donoratico<Aquila in Auro Terribile. Tradizione ghibellina e tradizionalismi
guelfi> in <Il Ghibellino>n.1- luglio 1980)