Google Groups no longer supports new Usenet posts or subscriptions. Historical content remains viewable.
Dismiss

Corriere della Sera 10/10/2004 - I novant' anni di Straulino l' uomo che inventò la vela

16 views
Skip to first unread message

Axel Famiglini

unread,
Oct 11, 2004, 4:49:56 PM10/11/04
to
I novant' anni di Straulino l' uomo che inventò la vela


«Sono stanco ma ho un ultimo desiderio: rivedere il mare» Vive a Roma al
terzo piano di una casa popolare senza ascensore: «Non è il passato
avventuroso
che mi pesa, sono questi ultimi anni che mi hanno affaticato»
LA STORIA / Dal trionfo di Helsinki ' 52 al timone della Vespucci
Vecchiarelli Valerio

ROMA - L' Ammiraglio è stanco. Oggi nella piccola casa del quartiere Prati
si festeggiano i 90 anni del Comandante Agostino Straulino. Lui è la storia
della vela italiana, il termine di paragone per chi va in mare sospinto
dal vento, il riferimento per ogni marinaio. Un altro bel traguardo, dopo
i tanti ottenuti in mare, l' oro olimpico di Helsinki ' 52, l' argento di
Melbourne ' 56, i quattro titoli mondiali, i dieci europei, l' ordine di
«Cavaliere di Gran Croce» della Repubblica italiana, primo velista a
ricevere
l' alta onorificenza per volere di Carlo Azeglio Ciampi. Eppure oggi
Straulino
sembra non aver voglia di ricordare, vuole cancellare la memoria,
dimenticare
i momenti di gloria e seppellirli sotto alla difficoltà del presente. È
un bell' anziano, l' Ammiraglio. Bello e malinconico: «Non è il passato
avventuroso che mi pesa, sono questi ultimi anni che mi hanno stancato.
Cosa devo raccontare? Che ho una moglie su una sedia a rotelle da quattro
anni e vivo facendo l' infermiere. Chiuso dentro casa, al terzo piano, senza
ascensore. Non poter uscire è come stare in prigione, mi pesa questo
compleanno,
mi pesa questa vita che mi ha costretto a scegliere Roma per problemi
economici
e a chiudermi in una casa popolare». L' Ammiraglio è sfinito, ma basta una
parola perché i suoi occhi si illumino d' immenso: mare. «Oh, quanto tempo
è che non lo vedo. Troppo». Uomo di mare, fino a sei anni fa a Fiumicino
era ormeggiato il suo 12 metri, appena poteva usciva in acqua a respirare
sensazioni antiche: «Ma poi l' ho dovuto vendere. Ho fatto un pessimo
affare,
non era molto ben equipaggiato: la mia è la generazione del sestante. Ma
sono stato obbligato: se hai una barca ti devi prendere cura di lei, la
devi controllare, coccolare, tenere in splendida forma. Io non potevo più
farlo e allora per rispetto l' ho data via. Era una bella barca: otto anni
fa salpai da Fiumicino e andai da solo a Lussinpiccolo, la mia isola, in
Dalmazia. Là sono nato, là sono cresciuto, là ho capito il mare e il mare
mi ha accolto tra i suoi abitanti. L' ho trovata molto cambiata: i croati
l' hanno trasformata in isola di turisti, alla mia epoca era solo un' isola
di capitani, pescatori e lupi di mare». Lussino, dove è nato il mito:
«Passavo
le serate della mia adolescenza a sentire i racconti dei tanti capitani
del posto. Avventure di mare, vita di mare. E il giorno che mi diplomai
all' Istituto Nautico mio padre mi fece il regalo che mi ha cambiato la
vita: mi offrì la sua barca a vela e mi disse che ero libero di andare da
solo per mare. Diceva che un uomo di mare non si troverà mai a disagio nella
vita, anche se decidesse di cambiare mestiere. Sono stati due anni
eccezionali,
ho vissuto pescando, ho conosciuto il vento, l' ho fatto diventare mio
amico».
La nostalgia se ne va, l' Ammiraglio ricorda e sono ricordi che si
rincorrono,
bordeggiano, sconfinano nell' orgoglio di marinaio: «Io in Marina non ci
dovevo andare, stavo facendo il militare di leva proprio nel periodo in
cui iniziavano i primi movimenti bellici. E così la leva diventò ferma
prolungata
e poi arrivò la Guerra mondiale e io mi ritrovai nella Decima Mas, tra i
nuotatori assaltatori del gruppo Gamma. Nello Stretto di Gibilterra dovevamo
piazzare le cariche magnetiche sotto alle navi inglesi. Ho rischiato di
perdere un piede per colpa delle pale di un' elica di una vedetta
britannica,
ma alla fine eccomi qui. Ce l' ho fatta». Finita la Guerra, Straulino resta
in Marina e torna al grande amore: le regate. Gareggia nella classe Star,
in coppia con Nico Rode. Il ricordo dell' amico prodiere è un condensato
di affetto: «Anche lui era di Lussinpiccolo. Anche lui aveva studiato al
Nautico e giocavamo insieme nella squadra di calcio dell' isola. In barca
non parlavamo mai, non servivano le parole. Ci capivamo in silenzio: Rode
faceva quello che volevo prima ancora che glielo chiedessi. Penso che ogni
timoniere vorrebbe avere un equipaggio del genere. Il mio era il migliore
del mondo, anche se fuori dalla barca non ci siamo mai frequentati». Con
Rode perde di un soffio, per disalberamento all' ultima regata, l' oro all'
Olimpiade di Torquay, 1948. Quella sconfitta ancora brucia, come brucia
l' argento di Melbourne 1956: «Là facemmo di tutto per tenere dietro gli
americani Williams e Herbert. Io pesavo 90 chili e Rode circa un quintale,
ma gli statunitensi in coppia sfioravano i due quintali e mezzo. E grazie
al loro peso presero il sopravvento». L' Olimpiade non si scorda mai: «Un'
avventura che ti rimane dentro per sempre. È un' emozione indescrivibile,
in cui all' ansia della gara si aggiunge la responsabilità di essere lì
per il tuo Paese. Non sei solo tu in mare contro gli avversari, sei un
italiano
contro il mondo». L' Olimpiade lontana e quella vicinissima: Atene. Non
per Straulino: «Ho guardato le gare in televisione, molta atletica, un po'
di scherma. La vela no, non ce l' ho fatta». Colpa della nostalgia, da
spaccare
il cuore. Oggi l' Ammiraglio compie 90 anni. Ma non aspetta telefonate,
non vuole feste: «Le mie feste erano altre. La più bella? Quando, nel 1964,
diventai comandante della Vespucci. Che barca! È il nostro orgoglio che
va per mare, è tanta gioventù, è entusiasmo. Mi ricordo sempre quella volta
che a vela dalla Manica risalimmo il Tamigi fino all' ormeggio di Londra.
Gli allievi non credevano che saremmo arrivati senza accendere i motori,
dimostrai loro che si poteva fare. E la festa fu ancora più bella». Torna
la malinconia, ma non cancella l' orgoglio: «Oggi la Coppa America sembra
aver fagocitato tutto. Non sarei mai salito su una di quelle barche, non
mi piace che tutto sia regolato dal business e soprattutto non mi piacciono
le regate con due soli partecipanti. La vela è astuzia, è tattica, è
prendere
una decisione un attimo prima dei tuoi avversari. E io mi considero ancora
l' ultimo oro della vela italiana, è un peccato che poi non ci sia più stato
un giovane capace di affermarsi. L' oro della Sensini a Sydney? Sì, lei
è una ragazza splendida, ma io sto parlando di vela ». L' Ammiraglio è
stanco,
saluta, si fa rapire dalla tristezza. «A che servono tutti questi ricordi?
Sono ottimista per natura e voglio pensare al futuro, ma il presente mi
sta consumando». Se solo potesse rivedere il mare. A 90 anni l' Ammiraglio
Straulino non chiede altro alla vita. Valerio Vecchiarelli Una vita piena
di imprese 1914 È NATO IN DALMAZIA La Guerra in Marina Agostino Straulino
è nato a Lussinpiccolo, Isola di Lussino (Dalmazia), il 10 ottobre 1914.
Ha partecipato alla Seconda guerra mondiale nella Regia Marina italiana.
Con il gruppo «Gamma» ha assaltato la Rocca di Gibilterra 1952 CAMPIONE
DELLA STAR Sei volte ai Giochi Ha partecipato a 6 edizioni dei Giochi: nella
classe Star, in coppia con Nicolò Rode (foto sotto), ha vinto l' oro a
Helsinki
' 52 e l' argento a Melbourne ' 56. Vanta anche 4 titoli mondiali, 10
europei
e 12 italiani 1964 COMANDA LA VESPUCCI Il Tamigi senza motore Dal 1964 al
1965 è stato comandante dell' Amerigo Vespucci, la nave scuola della Marina
italiana. Due le sue imprese: l' uscita dal porto di Taranto a vela e la
risalita del Tamigi fino a Londra.

0 new messages