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La Voce 01.04.05 - ( *** ) Fiume : Andrea Lodovico de Adamich - Un uomo che ha segnato un'epoca

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Zuane Dalla Zonta

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Apr 2, 2005, 9:05:13 AM4/2/05
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Il Museo della Città di Fiume ha dedicato una mostra ad Andrea Lodovico de
Adamich
Un uomo che ha segnato un'epoca


Imprenditore e commerciante di successo, seppe reggere il passo con i tempi;
dotato di uno straordinario spirito d'iniziativa, una singolare perspicacia
e intuizione, Andrea Lodovico de Adamich riuscì a dare impulso - inisieme
con gli ambienti più dinamici del patriziato fiumano - alla trasformazione
di Fiume in una città moderna, tra la fine del Settecento e la prima metà
dell'Ottocento. In altre parole, anticipò l'avvento della società
industriale e borghese, sfruttando le grandi opportunità che si presentarono
in seguito agli avvenuti cambiamenti giuridico-politici.

Ma chi era Andrea Lodovico de Adamich? Nacque a Fiume il 28 novembre 1766
(Andrea Francesco Xaver Maximilian, il nome completo all'anagrafe), quarto
filgio di Anna e Simone Giuseppe Adamich, un ricco industriale e
commerciante, fondatore della fabbrica di rosoli e della prima fabbrica
tabacchi di Fiume. Compie gli studi a Vienna, presso la Reale Accademia di
Commercio, sul finire degli anni Settanta. All'Hauptschule di Josefstadt è
tra gli allievi migliori. Ma oltre alle nozioni di base, apprende anche una
serie di insegnamenti pratici, che gli torneranno estremamente utili per la
sua futura carriera di imprenditore. E non solo. Perfeziona pure le
conoscenze del disegno tecnico, i fondamenti dell'edilizia.

Si fermerà nella capitale dell'impero fino a metà anni Ottanta, affinando i
"ferri del mestiere", finanze e il commercio (nel cui campo si avvantaggerà
anche dei legami familiari: il matrimonio gli aprirà i circoli del
patriziato fiumano e grazie anche al suocero Barcich, pure egli
commerciante, nonché console raguseo, instaurerà buone relazioni d'affari).

E infatti, de Adamich - che parlava correntemente il latino, l'italiano, il
tedesco, il francese, l'"ilirico" e in seguito anche l'inglese (sorprende
però che il catalogo della mostra, privo di un riassunto in più lingue, non
rifletta appieno la multiculturalità del personaggio che nel catalogo della
mostra - capì subito che l'avvenire economico della città natale dipendeva
dai traffici con i paesi del bacino danubiano, il vero hinterland della
città. Quando formulò la proposta di congiungere mediante ferrovia Fiume a
Budapest, l'autorevole giornale ungherese "Pesti Hirlap" la lanciò il motto
"Tengerre magyar!" (ungheresi al mare!), più tardi ripreso dallo stesso
Kossuth.

Nel 1786, insieme con il padre lavora (cura anche la corrispondenza, essendo
il genitore analfabeta) alla Simone Adamich e Figlio (la società si spegnerà
nel 1800) e due anni dopo sposa Elisabetta Barcich (testimoni di nozze
Giovanni Nepomuceno de Celebrini e Luigi Peretti). Tanti i campi d'azione:
liquori, tabacchi, rifornimento di carni, spaccio del vino, canapi, legname,
per non parlare della raffineria zuccheri, della filatura per impiegare i
poveri (anche i ragazzi meno abbienti, che negli ambienti dello stabilimento
avrebbero ottenuto anche un'istruzione elementare), delle assicurazioni
marittime, della vetreria e della cartiera che aprì lungo l'Eneo (che dopo
la sua morte fu acquistata da Walter Crafton Smith e Carlo Maynier)...

Sarà un armatore di rilievo, costruttore edile (numerosi i piani e i
progetti), progettò di rendere navigabile il fiume Kupa, da Karlovac fino a
Slavonski Brod, dopodiché di costruire una nuova strada che mettesse in
comunicazione Fiume e Buccari con l'interno della Croazia.

Agli inizi dell'800 in un'epoca travagliata, contrassegnata dalle guerre
napoleoniche, de Adamich ottenne dall'imperatore la licenza per poter
iniziare i lavori della strada che univa Fiume a Karlovac. Per termine con
successo l'impresa costituì a Vienna un consorzio diretto dal conte Vincenzo
Batthyani e dall'ingegner Vukasovic. La nuova strada fu aperta al traffico
nel 1813 e in onore dell'imperatrice Ludovica fu chiamata Ludovicea.

Adamich è dunque un "visionario", ma anche un pragmatico: durante le guerre
napoleoniche, gira per i porti del Mediterraneo per evitare la confisca
delle sue navi. E riesce a "navigare" piuttosto bene in quelle acque
"cattive" (salvo un breve periodo trascorso in carcere): vende a entrambe le
parti, grazie anche alla conoscenza con le autorità francesi, primo fra
tutti il governatore delle Province Illiriche, il generale Marmont. Ma è
anche amico del maresciallo austriaco Laval Nugent (al quale riuscirà a far
acquistare il castello di Tersatto), del ministro austriaco Hudelist e del
ministro degli esteri inglese Castlereigh.

Ma viaggia anche per affari, contattando soprattutto gli Inglesi. Ha buoni
rapporti commerciali anche con la Francia (esporta legno per le costruzioni
navali), con Malta, Tunisi, la Turchia e persino l'America centrale (vetro),
il Brasile e Cuba. È presidente della Camera di commercio, partecipa alle
varie delegazioni fiumane che si recano dall' Imperatore (a Vienna, a
Lubiana), è consigliere della Dieta ungaro-croata di Bratislava e persino
console della Gran Bretagna.

Lodovico de Adamich non fu solo un abile imprenditore. Assorbendo lo spirito
della cultura illuministica (del resto, come in uso, era massone), comprese
che occorreva dare a Fiume un decoro particolare. Sul finire del XVIII
secolo prolificavano caffè e club, luoghi d'incontro, di svago (si leggevano
i giornali, si giocava a biliardo e a carte - e Adamich possedeva una
manifattura di carte da gioco) ma anche di scambio d'idee. Nelle osterie e
nelle trattorie si divertiva il popolino.

Ma una delle sedi più prestigiose della vita sociale diventerà proprio il
teatro voluto " Adamich ", inaugurato il 3 ottobre 1805 (sarà demolito nel
dicembre del 1883 per lasciar spazio al nuovo Teatro comunale). Al primo
piano fu aperto nel 1806 un circolo per soli soci, il Casinò degli impiegati
e dei commercianti, un caffé. Purtroppo, le guerre napoleoniche in tutta
l'Europa nuovi sconvolgimenti politici, che provocarono anche a Fiume un
rallentamento nello sviluppo delle sue attività produttive e commerciali. Il
29 ottobre 1828 de Adamich morì lasciando le sue fortune al figlio Leopoldo.

Il progetto che si è voluto dedicare a questo grande "figlio di Fiume" rende
dunque omaggio al suo straordinario lascito.

Ilaria Rocchi

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