Ora è il momento di considerare una popolazione speciale che per molti
secoli non ha avuto una propria madrepatria: gli ebrei.
Come molti altri gruppi hanno una cultura peculiare,tuttavia, grazie alla
loro particolare natura, possono contribuire a dimostrare l'idea che
importanti aspetti della cultura abbiano basi genetiche.
Capitolo 8 tratto dal libro
http://www.codiceedizioni.it/libri/una-scomoda-eredita/
Gli adattamenti degli ebrei
Come è ovvio [.] il giudaismo è qualcosa di più della storia dell'antisemitismo.
Di certo gli ebrei possono essere definiti e, di fatto, sono definiti da
altri così come da se stessi, per le loro qualità esemplificate dalla fede,
dal lignaggio, dai testi sacri e dagli insegnamenti morali grazie ai quali
sono riusciti a sopportare secoli di persecuzioni.
Gertrude Himmelfarb1
In molti ambiti dell'esistenza, gli ebrei hanno dato contributi che vanno
ben oltre quanto ci si potrebbe aspettare considerando la dimensione della
loro
popolazione, che rappresenta appena lo 0,2 per cento del totale mondiale;
eppure hanno vinto il 14 per cento dei premi Nobel nella prima metà del
ventesimo secolo, a dispetto della discriminazione sociale e dell'Olocausto,
e il 29 per cento nella seconda metà.
Nel 2007 poi il numero di premi Nobel attribuiti a ebrei ha raggiunto il 32
per cento di quelli assegnati finora nel ventunesimo secolo(2).
Gli ebrei si sono distinti non soltanto nella scienza ma anche nella musica
(si
pensi, per esempio, a Mendelssohn,Mahler e Schönberg), nella pittura
(Pissarro, Modigliani, Rothko) e nella filosofia (Maimonide, Bergson,
Wittgenstein).
Autori ebrei hanno vinto il premio Nobel per la letteratura
scrivendo in inglese, francese, tedesco,russo, polacco, ungherese, yiddish
ed
ebraico(3).
Risultati simili richiedono una spiegazione e, tra quelle proposte, una
risposta interessante sostiene che gli ebrei si sono geneticamente adattati
a
modalità di vita che richiedono capacità cognitive più spiccate del
consueto.
Le persone sono molto portate all'imitazione, pertanto se il vantaggio
degli ebrei fosse puramente culturale,per esempio se fosse dovuto
all'influenza di madri severe o a una maggiore attenzione rivolta all'istruzione,
non dovrebbe essere difficile imitarli.
Se però consideriamo le più recenti scoperte e, in particolare,il fatto che
l'evoluzione abbia interessato gli esseri umani nel corso della nostra
storia passata, possiamo ipotizzare che le prestazioni intellettuali degli
ebrei dipendano da una qualche pressione evolutiva propria della loro
peculiare vicenda.
Come le razze si sono evolute nel passato recente, anche le etnie all'interno
delle razze devono essere emerse quando una popolazione rimaneva isolata in
termini riproduttivi dalla popolazione ospite per la presenza di ostacoli
geografici o differenze religiose.
L'adattamento degli ebrei a una peculiare nicchia cognitiva, se è
davvero frutto di un processo evolutivo come sarà spiegato in seguito,
costituisce uno straordinario esempio della capacità della selezione
naturale
di cambiare una popolazione umana in appena qualche secolo.
Quando il sequenziamento rapido del DNA non era ancora disponibile,
potevamo ipotizzare che gli ebrei fossero una popolazione separata dalle
altre a causa delle norme religiose poco aperte all'esogamia.
Nessuno però poteva affermarlo con certezza perché,in assenza di prove
genetiche, era impossibile stimare il numero di matrimoni con persone di
religione diversa comunque verificatisi nel corso della storia.
Le analisi del DNA confermano che gli ebrei sono una popolazione distinta e
che almeno gli ashkenaziti possono essere distinti su base genetica dagli
altri europei.
Tutte le comunità ebraiche sono state interessate da incroci con persone
appartenenti ad altre popolazioni locali ma in numero ridotto.
Questa peculiarità, come affermano gli antropologi ebrei, permette di
spiegare perché gli ebrei in tutto il mondo si somiglino, ma siano al
contempo simili alle popolazioni di cui fanno parte.
La somiglianza è legata al fatto che gli ebrei sono originari di Israele e
sono
dunque accomunati con la popolazione semitica locale con cui condividono
caratteri ereditari.
Soltanto 3000 anni fa,quando si pensa sia nata questa religione, gli ebrei
non erano diversi dagli altri e appartenevano alla comune popolazione del
Vicino Oriente da cui discendono anche gli arabi, i turchi e gli armeni di
oggi.
Tuttavia dal momento in cui la religione cominciò a vietare i matrimoni con
persone di fede diversa, la popolazione ebraica si ritrovò in una condizione
di isolamento riproduttivo,come se all'improvviso si fosse trovata isolata
dal resto del mondo.
Un certo grado di isolamento riproduttivo costituisce la condizione
necessaria
perché una popolazione cominci a compiere un proprio percorso evolutivo
distinto.
Per quanto riguarda gli ebrei d'Europa, gli ashkenaziti, gli studi genetici
dimostrano che il mescolamento con gli europei è stato nell'ordine del
20-30 per cento a partire dalla nascita della popolazione nel 900 d.C.
Gran parte di questo mescolamento risale probabilmente a tempi moderni(4).
Alcuni ricercatori hanno compiuto uno screening degli SNP in 550.000 siti
del genoma, dichiarando che era possibile distinguere con notevole
accuratezza gli ashkenaziti dagli europei non ebrei.
Questo metodo si applica alle popolazioni e non ai singoli individui,dal
momento che dipende da come le persone possono essere raggruppate
tenendo conto delle differenze statistiche nelle sequenze dei loro genomi.
Comunque lo studio prova che gli ashkenaziti sono una popolazione
distinta che può, di conseguenza, essere stata soggetta a forze della
selezione
naturale diverse da quelle che hanno agito sugli altri europei.
Probabilmente gli ashkenaziti differiscono in termini genetici dagli
altri europei perché includono nella loro ascendenza una componente
originaria del Vicino Oriente:
«È chiaro che i genomi degli individui con completa ascendenza ashkenazita
portano una firma chiara della loro ereditarietà ebraica e questo sembra
dovuto con più probabilità alla loro specifica ascendenza mediorientale che
all'inbreeding»(5).
Il tasso di mescolamento con le popolazioni dei paesi in cui gli ebrei si
sono stabiliti è probabilmente simile per le altre due popolazioni ebraiche
principali, ossia i sefarditi e gli ebrei orientali o mizrahi.
I sefarditi, vissuti a lungo in Spagna e Portogallo, furono espulsi da quei
paesi tra il 1492 e il 1497.
Successivamente si dispersero in tutto il Mediterraneo raggiungendo
località come l'Africa settentrionale e le terre dell'impero ottomano.
Molti sefarditi si stabilirono anche in Olanda.
Gli ebrei orientali sono vissuti per molto tempo nei paesi arabi e in Iran.
L'origine dei sefarditi è ancora oscura,ma alcuni studi genetici dimostrano
che,
insieme agli ashkenaziti, discendono dalla grande comunità ebraica che
viveva a Roma nei primi secoli dell'impero romano.
Nelle mappe genetiche delle popolazioni del mondo, i tre gruppi di
ebrei sono riuniti insieme e collocati tra le popolazioni mediorientali, con
le
quali hanno un'ascendenza comune, e le popolazioni europee, con le quali si
sono mescolati ashkenaziti e sefarditi.
Considerato questo grado di separazione genetica, è del tutto logico
supporre che le popolazioni ebraiche abbiano seguito un percorso evolutivo
leggermente diverso da quello degli europei mentre si adattavano alle loro
peculiari circostanze storiche e sviluppavano capacità cognitive inconsuete.
Ciononostante l'idea che possano esistere significative differenze
genetiche tra gruppi umani è fermamente negata da molti ricercatori.
Per questi studiosi la mente è una tabula rasa su cui può scrivere soltanto
la cultura, e non la genetica; pertanto negano il fatto che
l'evoluzione possa aver indotto un qualsiasi cambiamento nella mente
umana in tempi recenti.
Gli studiosi di questa opinione rifiutano l'ipotesi che un qualsiasi
comportamento umano, non parliamo poi dell'intelligenza, possa
avere basi genetiche.
Accusano quindi di razzismo chiunque suggerisca che le capacità cognitive
possono differire tra i diversi gruppi di popolazioni.
Tutte queste prese di posizione sono il prodotto dei dogmi politici della
sinistra
e dei marxisti, e non di indagini scientifiche.
Comunque la maggior parte degli studiosi non si addentra in questo
territorio nel vivo timore di essere demonizzata dai colleghi accademici.
Un'obiezione più sostanziale per non approfondire questo argomento ha a che
fare con la sensibilità della comunità ebraica.
Come è accaduto alle comunità di immigrati cinesi in Asia, il loro duro
lavoro e il successo che ne è derivato hanno spesso provocato invidia e
inimicizia da parte delle popolazioni ospitanti, con conseguenti
discriminazioni, espulsioni e perfino massacri.
C'è sempre il rischio che il dibattito sull'intelligenza degli ebrei
sollevi qualche ostilità, ma i giorni dei pogrom sono passati e ignorare
ogni
questione difficile servirebbe soltanto ad alimentare le forze
dell'oscurantismo.
L'unico tentativo serio compiuto in tempi recenti dai ricercatori per
indagare sui legami tra caratteristiche genetiche e intelligenza degli ebrei
è
rappresentato da un ampio saggio di Gregory Cochran, Jason Hardy ed Henry
Harpending della University of Utah.
Il loro lavoro è stato proposto a diversi curatori di riviste scientifiche
negli Stati
Uniti, i quali hanno tutti affermato che si trattava di una ricerca molto
interessante ma che non poteva essere pubblicata.
Gli autori sono poi riusciti a pubblicarla in Inghilterra sul "Journal of
Biosocial
Science"(6).
In breve, il gruppo dello Utah sostiene l'esistenza di una connessione
causale tra due insoliti fatti altrimenti inspiegabili.
Il primo è il fatto che gli ashkenaziti, al di là delle loro prestazioni
culturali, hanno valori del QI alti, di solito compresi tra 110 e 115, un
punteggio medio più alto rispetto ad altri gruppi etnici.
Il secondo aspetto è rappresentato dalla presenza negli ashkenaziti di una
malattia mendeliana, ossia un raro disturbo causato dalla mutazione di un
singolo gene.
Cochran e colleghi hanno notato innanzitutto che, oltre ad essere elevato,
il valore del QI degli ashkenaziti ha una struttura insolita.
Gli ashkenaziti eccellono nelle parti del test che richiedono competenze
verbali e matematiche, mentre hanno un punteggio più basso rispetto alla
media in quelle che richiedono capacità visuospaziali.
Nella maggior parte delle persone questi due tipi di capacità sono
profondamente correlate.
Ciò suggerisce che alcune forze specifiche abbiano agito nel dar
forma all'intelligenza ashkenazita, come se la popolazione si fosse adattata
non tanto a cacciare, un compito che richiede eccellenti qualità
visuo-spaziali, quanto a occupazioni più tipiche della vita urbanizzata e
migliorate dalla capacità di manipolare parole e cifre.
È pertanto particolarmente interessante scoprire che gli ashkenaziti,
fin da quando la loro presenza è attestata in Europa, intorno al 900 d.C.,
si sono occupati per lo più di prestare denaro.
Questa fu infatti la principale occupazione degli ebrei in Inghilterra,
Francia e Germania.
Il commercio richiedeva un certo tipo di capacità di alto livello, tra cui
saper leggere e scrivere contratti e fare calcoli aritmetici. L'alfabetizzazione
era poco diffusa nell'Europa medievale.
Nel sedicesimo secolo, per esempio,soltanto il 10 per cento della
popolazione nella maggior parte dei paesi europei era alfabetizzata, mentre
quasi tutti gli ebrei sapevano leggere e scrivere(7).
Per quanto riguarda l'aritmetica, fare i conti con i numeri arabi in uso
oggi
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