di Antonio Giuliano
13-04-2011
Nerone “santo subito”. È stata sufficiente una mostra inaugurata il 12
aprile a Roma (durerà fino al 18 settembre) per beatificare l’imperatore
romano (37-68 d.c.) salito al potere all’età di 17 anni e morto suicida a
31. Tutta colpa della storiografia contemporanea e cristiana, sentenziava
il 12 aprile su La Stampa Silvia Ronchey: gli storici hanno attribuito a
Nerone i «bui tratti di molti altri imperatori» e hanno ignorato invece il
«raffinato carisma» di un sovrano che sarebbe stato modello dell’
"imperatore filosofo" Marco Aurelio, istruito nella paideia (educazione)
greca, campione sportivo, poeta, attore e musicista… Così come sono state
oltremodo stigmatizzate, secondo la Ronchey, «le condanne inflitte alla
minoranza cristiana dopo l’incendio attribuitole dalla plebe», ma non dal
sovrano… E anche Popotus, il pregevole giornale per bambini di Avvenire,
il 5 aprile scorso, dedicava all’imperatore un titolone ambiguo: «Piromane
forse, di sicuro pompiere», asserendo che Nerone, dopo il famoso incendio
del 64, tornò da Anzio nella capitale «per organizzare i soccorsi e
limitare i danni, mettendo a disposizione i suoi giardini per fornire agli
sfollati un ricovero e assicurare loro i viveri».
Nessuno tocchi Nerone, insomma. Come se fossero stati incidenti di
percorso le persecuzioni anticristiane e gli omicidi di cui si macchiò: il
fratellastro Britannico, la madre Agrippina, la prima moglie Ottavia,
l’adorata seconda moglie Poppea, il maestro Seneca…
Ma chi era davvero Nerone? Alfredo Valvo, docente di Storia romana
all’Università Cattolica di Brescia è assai stupito. «Questi articoli non
fanno bene alla verità storica, ma la ridicolizzano. Sono colpito dalla
lettura di tante inesattezze. Stiamo parlando di un imperatore megalomane
che dal 62 fino alla fine, nel 68, si è macchiato di delitti ignobili.
Faceva leva sugli strati più bassi del popolo per consolidare un potere
autocratico e teocratico. Un’auto-divinizzazione che non ha nulla a che
vedere con la paideia greca: perseguitò allo stesso modo gli stoici e i
cristiani. Altro che “raffinato carisma”: mise in atto raffinate crudeltà».
Ma si può dire che le prime persecuzioni anticristiane ci furono solo
durante l’impero di Domiziano (81-96)?
Non è così. Oltre ad autori cristiani come Melitone, Tertulliano e
Lattanzio, sappiamo da fonti al di sopra di ogni sospetto, come Tacito e
Svetonio, che Nerone perseguitò i cristiani, ne fu anzi il primo
persecutore, a meno di non mettere in discussione fonti autorevoli come
quelle citate. Da Tertulliano sappiamo che un Senato Consulto del 35 d.C.,
quindi dell’età di Tiberio, aveva dichiarato la religione cristiana
illecita (superstitio illicita), diversamente dal Giudaismo, del quale i
cristiani inizialmente rappresentarono una costola, ed è questo
provvedimento, con molta probabilità, all’origine delle persecuzioni.
L’atteggiamento di Nerone verso i cristiani fu tollerante fino al 62
quando Nerone decise di solidarizzare con le correnti filo-giudaiche in
tutto l’impero romano che vedevano nel cristianesimo un pericolo. Secondo
Tacito, che è il solo a collegare la persecuzioni anti-cristiana con
l’incendio di Roma, nell’anno 64, la colpa di esso ricadde sui cristiani.
Nerone sarebbe stato responsabile di questa "operazione" per allontanare
da sé i sospetti di essere l’ispiratore e il regista del tragico incendio.
Tacito parla di ingens multitudo di cristiani martirizzati.
A proposito dell’incendio, chi fu il mandante?
Come ricordava Marta Sordi, a parte Tacito che riporta accanto alla
responsabilità di Nerone (dolo principis) anche la versione di coloro che
attribuivano l’incendio al caso, le fonti antiche concordano
nell’imputarlo a Nerone: da Plinio Il Vecchio a Tacito, Svetonio e Cassio
Dione. Non si può concludere con certezza che la responsabilità
dell'incendio sia stata sicuramente di Nerone, anche perché ancora nel I
secolo gli incendi erano all’ordine del giorno in quanto molte case romane
erano fatte di materiale incendiabile e non era raro che interi quartieri
di Roma andassero a fuoco. Di sicuro, però, Nerone non fece nulla per
spegnere l’incendio. È infondata l’ipotesi che si sia adoperato per
“limitare i danni”. Anche le fonti che definiscono l’incendio fortuito
raccontano che fu alimentato da uomini dell’imperatore il quale era ben
contento di dar vita così al nuovo assetto urbanistico di Roma. Progetti
come la Domus Aurea o il colosso di Nerone testimoniano la megalomania di
Nerone.
È vero che la storiografia e le rappresentazioni di Nerone nel corso dei
secoli ne hanno sminuito le sue doti culturali?
L’amore per la poesia, la musica e l’arte faceva parte dell’educazione che
veniva data ai principi all’interno del palazzo. Comunque Nerone non era
colto quanto Adriano, che era un amante del bello nel senso più elevato,
ed era un uomo dotato di grande equilibrio. Se la storiografia è stata
ostile a Nerone, lo è stata per il suo comportamento paranoico, per la
voglia smisurata di mettersi sempre e comunque in evidenza: era geloso
persino dei suoi generali. E soprattutto gli storici hanno sottolineato i
delitti di cui si rese colpevole. Poppea venne uccisa con un calcio mentre
era incinta. Seneca, suo maestro, stoicamente preferì togliersi la vita.
Per non parlare, appunto, delle persecuzioni contro i cristiani: anche
Adriano e altri imperatori fecero condannare alcuni credenti ma
sicuramente Nerone fu tra i principali protagonisti di esse.
Eppure pare che il popolo lo adorasse…
Ma parliamo degli strati di popolazione più bassi e perciò ricattabili. Il
popolino di Roma era una massa informe: bastava una parola d’ordine per
allinearsi. Aspettavano la sportula, il necessario per sopravvivere. Erano
costretti ad assecondare il padrone. Nerone fu criticato in seguito
all’incendio, ma attraverso la sua politica di compiacere il popolo riuscì
ad accattivarsi la plebaglia, non tutto il popolo. E il fatto che dopo la
sua morte molti si augurassero che ritornasse in vita non vuol dire
granché: allora si pensava che tutti gli imperatori ricevessero l’apoteosi
e che fossero assunti tra gli dei. E l’attesa di un ritorno, come l’età
dell’oro, faceva parte della cultura romana.
Napoleone Bonaparte avrebbe detto che «il popolo amava Nerone perché
opprimeva i grandi ma era lieve con i piccoli».
Per fortuna Napoleone non era uno storico. Il culto della personalità
imposto da Nerone riguardava tutti. E il fatto che si accanisse contro
l’aristocrazia aveva anche un tornaconto economico: tutti quelli che
venivano accusati di lesa maestà erano anche spogliati dei loro beni.
L’imperatore aveva dilapidato enormi fortune per progetti urbanistici
dissennati, tanto che Vespasiano dovette faticare parecchio per rimettere
a posto i conti dell’impero.
La Ronchey mette anche in dubbio la decapitazione di san Paolo che invece
sarebbe stato assolto da Nerone…
Questi sono errori inspiegabili. Paolo fu dapprima assolto in un processo,
ma non per merito di Nerone. Egli venne decapitato nel 63, negli anni in
cui imperversava la violenza dell’imperatore. Sono davvero tante le fonti
cristiane che lo attestano: Eusebio di Cesarea, Melitone, Lattanzio,
Tertulliano e molti altri. D’altra parte, il martirio di Paolo poteva
benissimo essere ignorato dalle fonti pagane. La storiografia del
novecento ha avvalorato le fonti. Ma c’è ancora, talvolta, un uso
improprio, anche ideologico della storia, che tende ad escludere
accusandole di partigianeria le testimonianze di autori cristiani. Si
cerca di far passare i cristiani come persecutori e non come perseguitati
(e gli scritti apologetici, gli Atti dei martiri erano esercizi
letterari?) e di riabilitare certi imperatori che sarebbero vittime della
storiografia cristiana, in quanto laici. Ma queste ricostruzioni
pseudo-storiche non rendono un buon servizio alla verità.
http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-contro-i-cristiani-riabilitano-anche-nerone-1578.htm
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it
Mah, difficile che a 17 anni Nerone facesse fuori il fratellastro,
per giunta durante un banchetto.
La descrizione del delitto fatta da Tacito è del tutto inverosimile.
> la madre Agrippina,
se lo meritava
> la prima moglie Ottavia,
l’unico delitto che gli si può realmente attribuire
> l adorata seconda moglie Poppea,
Falso
> il maestro Seneca
aveva complottato per ucciderlo cosa pretendeva, un premio?
> Ma si pu dire che le prime persecuzioni anticristiane ci furono solo
> durante l impero di Domiziano (81-96)?
> Non cos . Oltre ad autori cristiani come Melitone, Tertulliano e
> Lattanzio, sappiamo da fonti al di sopra di ogni sospetto, come Tacito e
> Svetonio, che Nerone perseguit i cristiani, ne fu anzi il primo
> persecutore, a meno di non mettere in discussione fonti autorevoli come
> quelle citate.
Sallustio è autorevole quanto lo è Alfonso Signorini,
Gli autori cristiani non sono molto attendibili ovviamente,
Tacito, su questo punto, non è così critic su Nerone.
> Da Tertulliano sappiamo che un Senato Consulto del 35 d.C.,
> quindi dell et di Tiberio, aveva dichiarato la religione cristiana
> illecita (superstitio illicita), diversamente dal Giudaismo, del quale i
> cristiani inizialmente rappresentarono una costola, ed questo
> provvedimento, con molta probabilit , all origine delle persecuzioni.
Se è così allora perché ha aspettato il 64 per perseguitare i
cristiani.
Comunque è difficile pensare che già nel 35 i romani sapessero
Distinguere tra ebrei e cristiani.
> L atteggiamento di Nerone verso i cristiani fu tollerante fino al 62
> quando Nerone decise di solidarizzare con le correnti filo-giudaiche in
> tutto l impero romano che vedevano nel cristianesimo un pericolo.
Veramente era Poppea a simpatizzare per gli ebrei.
> Secondo
> Tacito, che il solo a collegare la persecuzioni anti-cristiana con
> l incendio di Roma, nell anno 64, la colpa di esso ricadde sui cristiani.
> Nerone sarebbe stato responsabile di questa "operazione" per allontanare
> da s i sospetti di essere l ispiratore e il regista del tragico incendio.
Veramente che la motivazione fosse questa lo riconoscono
tutti gli storici seri. Lo dimostra il fatto che la persecuzione
fu circoscritta nello spazio (la sola Roma) e nel tempo
(immediatamente dopo l’incendio).
Resta da capire se Nerone fosse in malafede quando agì
oppure riteneva possibile che i cristiani fossero colpevoli.
> Di sicuro, per , Nerone non fece nulla per
> spegnere l incendio. infondata l ipotesi che si sia adoperato per
> limitare i danni .
Questa è grossa. Lo stesso Tacito, che sputa su Nerone ad ogni pagina,
riconosce l’impegno profuso nel soccorrere la popolazione.
>
> Se la storiografia stata
> ostile a Nerone, lo stata per il suo comportamento paranoico, per la
> voglia smisurata di mettersi sempre e comunque in evidenza:
Questo è vero (l’unica cosa sensata dell’articolo).
Nerone deve la sua cattiva fama a due cose:
il suo comportamento bizzarro e, diremmo oggi, trasgressivo
che scandalizzava i contemporanei;
l’aver ucciso qualche aristocratico (il ceto che produceva
i suoi biografi)
> Adriano e altri imperatori fecero condannare alcuni credenti ma
> sicuramente Nerone fu tra i principali protagonisti di esse.
Esagerato. Accoppò molti meno cristiani dei suoi successori.
> Eppure pare che il popolo lo adorasse
> Ma parliamo degli strati di popolazione pi bassi e perci ricattabili. Il
> popolino di Roma era una massa informe: bastava una parola d ordine per
> allinearsi.
Questo vale per tutti gli imperatori.
Va detto che Nerone tentò numerose riforme per migliorare
le condizioni di vita della popolazione e che cercò sempre di favorire
la carriera di uomini nuovi non legati all’aristocrazia tradizionale.
> E il fatto che dopo la
> sua morte molti si augurassero che ritornasse in vita non vuol dire
> granch : allora si pensava che tutti gli imperatori ricevessero l apoteosi
> e che fossero assunti tra gli dei. E l attesa di un ritorno, come l et
> dell oro, faceva parte della cultura romana.
Se è così perché non si è sviluppata la stessa attesa anche per tutti
gli
altri imperatori?
> Napoleone Bonaparte avrebbe detto che il popolo amava Nerone perch
> opprimeva i grandi ma era lieve con i piccoli .
Frase azzeccatissima.
> Per fortuna Napoleone non era uno storico.
Lo è ancora meno l’autore di questo articolo.
Uno storico serio e cattolico come Franco Cardini ha appena pubblicato
un testo che tratta appunto dei rapporti tra i cristiani e il potere
romano:
“Cristiani perseguitati e persecutori” sarà sicuramente meglio di
questo insulso articoletto.
Non ha niente a che fare con il cristianesimo... da tempo i migliori
studiosi di storia romani sanno che l'immagine tradizionale dei principes
della dinastia giulio-claudia è sbagliata e che va riscritta.
Di 5 principes solo il primo viene descritto bene dagli storici romanisi,
eppure quella dinastia pose fine alla crisi della repubblica e realizzò così
bene il passaggio istituzionale che nessuno tornò più indietro.... tolto
Ottaviano, credi davvero che un pazzo, un idiota e due criminali potessero
salvare l'imperium e creare la prima età d'oro? Visto che la letteratura
dell'epoca e' soprattutto di fonte senatoria (ed i senatori sono coloro che
persero il potere a cusa dei giulio-claudi), non pensi che l'immagine che
ci hanno lasciato sia parziale e politicamente negativa?