IL punto che non ho spiegato riguarda la fase sucessiva...
Lo stesso Diamond ha spiegato che (sempre secondo lui), la possibile evoluzione di una comunità in Civiltà necessita di un surplus di produzione, cheè consentito solo con agricoltura ed allevamento.
per capirci, fa l'esempio delle comunità tribali esisetnti nelel picoclwe isole del Pacifico.
Piccole comunità, che non potevano avere incrementi demografici significativi a causa delle scarse risorse disponibili.
Nessun agricoltura possibile causa mancanza di terreno adatto (atolli brulli), sostentamento garantito dalla raccolta di molluschi ed altro sulle spaigge, ma in quantità tali da garantire appena la sopravivenza.
Poca pesca, a causa della scarsità/mancanza di legno per costruire barche.
Anche il "re" di quelle comunità, per poter sopravvivere , "doveva" pescare e/o raccogliere molluschi, pena la morte per inedia.
Quindi, la totalità delle persone impiegata nella semplice sussistenza.
Che civiltà può mai sorgere in un luogo simile?
L'esempio opposto è l'Egitto.
Una striscia fertile in mezzo al deserto, con piene annuali che rendevano fertilissimo un territorio sufficientemente vasto da garantire, tramite l'agricoltura, una eccedenza produttiva .
La quale eccedenza, consentì di "liberare" persone dalla necessità di coltivare e/o cacciare, "creando" di fatto le nuove categorie "improduttive", cioè governanti, soldati, sacerdoti..
Facile creare una "Civiltà" in presenza di surplus.
L'Egitto però è un caso particolare.
La natura del suo terreno, il fatto che le piene apportino limo morbido, non rende necessario avere un animale di grosa taglia per trainare un aratro, ma è sufficiente la semina a spaglio.
Diciamo che è l'eccezione che conferma al regola.
IN altri luoghi, similarmente, l'eccedenz aproduttiva consentita dall'agricoltura e dall'allevamento hanno "liberato" manodopera che si è evoluta in clasi "non lavoranti".
In soldoni, la Civiltà nasce in Eurasia (ed in Egitto) perchè ci sono le condizioni per avere questo "surplus".
NON nasce in africa (o molto limitatamente..) eprchè queste condizioni non ci sono.
Qui mi allacciavo al discorso del tribalismo.
Una società frammentata è facile preda di nemici esterni.
L'esempio che tu hai fatto, quello Greco, rende benissimo l'idea,
Tante città-Stato, parecchie anche fondanti colonie all'estero, ma mai, o quasi mai, in gradi di esprimere un Governo Comune", che le avrebbe perlomeno protette dalle invasioni esterne (Persiani, Macedoni,etc.).
Bella la capacità, in condizioni critiche, di allearsi, ma è una eccezione, non la regola.
Atene e Sparta si alleano sotto la minaccia Persiana, ma è una cosa momentanea, contingente.
Subito dopo riprendono a scaanrsi allegramente.
Mi risulta che Sparta venne sconfitta dai Tebani.
Chissà cosa avrebbero potuto produrre le menti Greche unite?
Pensa ad una federazione "permanente" di tutte le città.
Una Macedonia egemone ha conquistato il mondo allora conosciuto (diciamo buona parte).
Una Grecia unita, chissà dove si sarebbe spinta.
Idem gli Africani: divisi in tribù, erano preda di qualunque nemico esterno, fosse arabo od europeo.
Ricorda la campagna di Gallia di Cesare.
Le tribù Celte erano complessivamente molto, ma molto più forti delle forze Romane.
Però Cesare le affronta separatamente e le sconfigge.
Si fosse trattato di un Paese unito, credo non ce l'avrebbe fatta.
Stessa cosa in America.
NON è stato Cortez a sconfiggere gli Aztechi.
O meglio, lo ha fatto, ma utilizando le tribù rivali , sottomesse dagli Aztechi o meno.
Con gli Incas invece il paradigma non funziona.