Un grande buco provocato da una granata fu la loro tomba. Uccisi anche
tre
bambini. Il giovane che sparò si suicidò tre giorni dopo
Fucilata dagli sloveni la famiglia scomparsa nel '44
Sette persone di Povoletto sparirono, ora un prete d'oltreconfine
racconta
la loro vera storia
di FRANCO BORTUZZO
Raune, un pugno di case abbarbicate su una collina sopra Cernice, un
tempo,
in tempo di guerra, Cernizza Goriziana, a una quindicina di chilometri
dal
confine italiano. La casa al numero 15 è ancora lì, in piedi, la tinta
giallo pallida, la vite rampicante tutta attorno. Al numero 15 abitava
la
famiglia Pascolini da Povoletto: ci abitarono dal 1935 al 1944, fino
al 7
gennaio di quell'anno. La casa era di proprietà dell'ente agrario per
le tre
Venezie: Leonardo, la moglie Adalgisa e i sette figli si trasferirono
là
spinti dal fascismo, come molti altri friulani (i Panzeri, i Biasizzo,
i
Bevilacqua e tanti altri) a caccia di un avvenire migliore, mentre
altrettanti sloveni, residenti in quella che allora era terra
italiana,
venivano "trasferiti" nella penisola (molti abitanti di Cernizza sono
finiti
addirittura a Poggibonsi, Toscana).
7 gennaio 1944, dicevamo: quel giorno il parroco di Cernizza Luigi
Novak
segnala diligentemente nel suo registro: "Oggi all'una i partigiani
hanno
prelevato la kaplanka (la "sagrestana") sua figlia, entrambe di
cognome
Sleiko e la famiglia friulana che abita al numero 15 di Raune. Dove li
hanno
portati? Dio solo lo sa".
Dio e qualcun altro, qualcun altro che abita proprio a Cernizza, una
gentile
signora che ricorda ancora, l'unica testimonianza orale rimasta oltre
a
quella del friulano Ferruccio Flebus. "Eh sì che conoscevo la
famiglia,
specialmente Rina e Rosalia che erano mie coetanee. Ricordo che
presero e
portarono via la famiglia intera. La portarono giù, verso Volcja
Draga, in
un boschetto a 4-5 chilometri da qui. Lì li uccisero". Sette persone
liquidate (mancano i due figli più grandi, Luigi ed Evaristo),
abbandonate
alla voracità delle volpi, che fecero scempio dei corpi e, solo
qualche
giorno dopo, seppellite (forse) in una buca provocata da una granata
d'aereo.
Ma è tremenda anche la storia di chi ha compiuto la strage: "Era un
ragazzo
che aveva prestato servizio militare con l'esercito italiano in
Africa. Poi
era tornato a casa. No, lui non un comunista, ma tutta la sua famiglia
sì.
Gli dissero che doveva uccidere quelle persone, altrimenti avrebbero
ucciso
lui. E allora lui eseguì l'ordine, ma qualche giorno dopo, per il
rimorso,
si ammazzò".
Ma perché, perché uccidere sette persone, compresi tre bambini di 11,
13 e
14 anni? A dirla adesso sembra assurda: "Perché nella loro casa, dopo
il
settembre del '43, si erano insediati gli squadristi fascisti. Ma i
Pascolini erano gente buona; io credo che i fascisti siano finiti lì
solo
perché era la casa più grande di Raune e quella situata più in alto,
in
posizione strategica".
La storia ha un'appendice, anche se ora i ricordi sloveni e quelli
friulani
prendono strade diverse. Il fratello Luigi, militare italiano (quindi,
non
sarebbe stato un partigiano del "Corpus" sloveno) dopo la Liberazione
di
Udine, intorno ai primi di maggio del '45, si reca a Cernizza per
sapere che
fine ha fatto la propria famiglia: "C'era quest'uomo in divisa che
gridava,
sbraitava, in paese, diceva che voleva vendicare i suoi. Una vicina mi
ha
sussurato che era Evaristo (l'ultimo dei fratelli Pascolini, anche lui
militare nell'esercito italiano, quello che però attualmente dovrebbe
essere
vivo e vegeto in Argentina, dopo essere transitato per un campo di
concentramento in Germania: probabilmente c'è stato un errore nei
nomi): i
partigiani lo hanno preso, portato via e liquidato".
Oggetto: *Messaggero Veneto19/02/01"Un testimone racconta.."
Un testimone racconta: "Così furono uccisi dai titini"
Ferruccio Flebus: uno dei bambini, Odorico, non morì subito, per tre
giorni
si udirono i suoi lamenti
Non è una strage dimenticata quella della famiglia Pascolini di
Povoletto,
scomparsa nel nulla nel gennaio 1944. Negli archivi del Comune
risultano ben
chiari i nomi dei componenti di questa famiglia con una data certa di
trasferimento a Cernizza, in provincia di Gorizia: 8 aprile 1935. Rita
Cecutti, impiegata comunale, non sa dirci altro, ma ci indirizza a
Salt di
Povoletto, dove c'è chi conosce a fondo la vicenda della famiglia
Pascolini.
E' Ferruccio Flebus, che ci accoglie, assieme alla consorte Marisa,
nella
sua abitazione di via Udine. Assieme hanno gestito per molti anni a
Salt un
bar con trattoria molto rinomato per le specialità friulane e le
portate a
base di pesce (oggi si è trasformato in una birreria).
Ferruccio ha 75 anni ben portati - è del 1926 - e una memoria storica
lucidissima. Inizia così la sua testimonianza sulla tragica vicenda
della
famiglia Pascolini, composta da Leonardo (il padre, classe 1892),
Adalgisa
Basso (la madre, classe 1894) e i sei figli Luigi, Rosalia, Rina,
Noemi,
Odorico e Maria.
Il registro dell'Istituto Friulano per la Storia del Movimento della
Liberazione riporta per ognuno: "7 gennaio 1944: arrestato a Cernizza
Goriziana probabilmente da formazioni partigiane slovene e disperso";
per
tutti meno che per Luigi, il quale viene registrato come disperso nove
giorni dopo, il 16 gennaio. In ogni caso nove anni dopo il loro
trasferimento in quella località. Cosa è successo in quel tragico
gennaio a
Cernizza Goriziana, una quindicina di chilometri da Gorizia?
"La famiglia Pascolini - attacca Ferruccio - risiedeva proprio nella
nostra
frazione, Salt di Povoletto, a quattro passi da qui, in via Cadorna.
Li
conoscevo molto bene, il mio ricordo è nitido anche se al momento che
se ne
andarono, nel 1935, avevo solo nove anni. Si trasferirono a Santa
Lucia di
Tolmino, in provincia di Gorizia".
"Successivamente - prosegue Flebus -, il capofamiglia, Leonardo, si
trasferì
in Africa per motivi di lavoro e ci rimase per un anno e mezzo. I
figli
maggiori nel frattempo svolgevano il servizio di leva. Nel 1940 partì
Luigi,
poi l'altro figlio grande Evaristo, classe '22".
"Qui da noi - prosegue Ferruccio Flebus - i tedeschi avevano occupato
tutto,
anche parte dell'ex Jugoslavia. Luigi Pascolini si arruolò con i
partigiani
del "Nonus Corpus" che cooperava con la divisione Garibaldi, ma nel
frattempo lavorava a Chiasiellis alla Todt (ente alle dipendenze dei
tedeschi). I "titini" sloveni, molto probabilmente, ritennero questo
fatto
di gravità estrema, e se la presero con tutta la famiglia. In sette
furono
passati per le armi nel 1944". Ferruccio Flebus aggiunge all'atroce
realtà
un particolare agghiacciante: "Per i tre giorni successivi alla strage
mi
hanno raccontato che si udirono i lamenti del piccolo Odorico che,
evidentemente, non aveva avuto la fortuna di morire sul colpo come gli
altri".
"Luigi, invece, era scampato, per il momento, alla strage. Tempo dopo
cercò
di raggiungere la famiglia e questo gli fu fatale. Venne fermato e
arrestato
sulla strada che porta a Gorizia, riconosciuto e giustiziato nel
maggio del
1945".
Ma c'è un superstite della famiglia Pascolini: è il fratello Evaristo,
quello del '22. "Fu anch'egli arrestato nel periodo dal 1943 al 1944
dalla
Gaf (Guardia di frontiera) e deportato in Germania. Questo però gli
salvò la
vita. Quando, al termine del conflitto, rientrò in Italia, nel giugno
1945,
gli sconsigliarono di andare alla ricerca della suoi cari, perchè non
c'erano più. Emigrò in Argentina e nel 1959 è ritornato per un breve
periodo. Ricordo che Francesco Ballico, allora impiegato nel Comune di
Povoletto, si adoperò per fargli avere un vitalizio per danni di
guerra.
Adesso Evaristo dovrebbe essere ancora vivo, da qualche parte, in
Argentina".
Alessia Bonin