Evocare l'Olocausto per difendere l'occupazione- di John Mearsheimer

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Artamano

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Dec 17, 2008, 4:57:18 PM12/17/08
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Ohibò!

EVOCARE L'OLOCAUSTO PER DIFENDERE L'OCCUPAZIONE

Di John Mearsheimer, 9 Dicembre 2008[1]

Per i lettori americani, la grande virtù del nuovo importante libro[2] di
Avraham Burg è che dice cose su Israele e sul popolo ebreo che non si
sentono praticamente mai nel discorso "mainstream" degli Stati Uniti. E'
difficile credere quanto sia stentata e prevenuta la copertura di Israele
nei media americani, per non parlare del livello a cui i nostri politici
hanno portato l'arte di compiacere lo stato d'Israele. La situazione è
diventata così brutta nella recente campagna presidenziale che i giornalisti
Jeffrey Goldberg e Shmuel Rosner - entrambi fedeli difensori d'Israele -
hanno scritto pezzi intitolati ""Già abbastanza su Israele".

Speriamo che The Holocaust is Over venga ampiamente letto e discusso, perché
presenta argomenti che hanno bisogno di essere ascoltati e valutati dagli
americani di tutte le convinzioni, ma specialmente da quelli che hanno un
profondo attaccamento per Israele. Anche il fatto che Burg abbia scritto
questo libro conta molto. Non può essere facilmente liquidato come un ebreo
che odia sé stesso o come un pazzo, poiché proviene da un'importante
famiglia israeliana ed è stato profondamente coinvolto dalla politica
israeliana "mainstream" per gran parte della propria vita da adulto.

Burg esprime molte opinioni intelligenti nel suo libro, ma vorrei
concentrarmi su quelli che ritengo siano i suoi argomenti centrali. Il suo
messaggio fondamentale è che Israele si trova in guai seri a casa propria e
che vi sono buone ragioni per pensare che le cose possano finire molto male
in futuro. Sottolinea che Israele è molto cambiata dal 1948. Su questo punto
cita sua madre: "Questo paese non è il paese che abbiamo costruito. Nel 1948
avevamo fondato un paese differente ma non so dove sia finito". "Oggi
Israele", scrive, "è spaventosamente simile ai paesi a cui non avremmo mai
voluto assomigliare". Parlando della svolta a destra di Israele nel corso
del tempo, fa l'osservazione sbalorditiva che "Gli ebrei e gli israeliani
sono diventati dei delinquenti".

Burg mette in chiaro che non mette sullo stesso piano il comportamento
passato d'Israele con quello che accadde nella Germania nazista, ma nota
inquietanti somiglianze tra Israele e la Germania "che precedette Hitler".
Questo suscita l'ovvia domanda: potrebbe Israele arrivare a scatenarsi in
modo omicida contro i palestinesi? Burg pensa che è possibile. Scrive:
"L'idea
che questo non può succederci perché la nostra storia di popolo perseguitato
ci rende immune dall'odio e dal razzismo è molto pericolosa. Uno sguardo
dentro Israele mostra che l'erosione è incominciata". Egli contempla persino
la possibilità che vi possa essere una guerra civile all'interno d'Israele,
la quale "non sarà una guerra tra membri del popolo ebreo di orientamenti o
di convinzioni differenti, ma una battaglia irriducibile tra i buoni e i
cattivi".

Burg si rende conto che molti ebrei americani liquideranno i suoi argomenti
perché sono così in contrasto con l'immagine di Israele che hanno nella
propria testa. Perciò, ricorda al lettore: "Io vengo da lì, e i miei amici e
parenti stanno ancora lì. Ascolto i loro discorsi, conosco le loro
ambizioni, e sento i battiti del loro cuore. So dove sono diretti". Ed è
molto preoccupato dalla direzione che potrebbero prendere. Di nuovo, egli
teme che Israele finirà per seguire le orme della Germania, dove "una lenta
evoluzione alterò la percezione della realtà, al punto che la follia divenne
la norma, e poi venimmo sterminati. Accadde nella terra dei poeti e dei
filosofi. Lì fu possibile, e qui anche, nella terra dei profeti. La
fondazione di uno stato guidato dai rabbini e dai generali non è un incubo
inverosimile. So quanto problematico sia questo paragone, ma per favore
aprite le vostre orecchie, i vostri occhi, i vostri cuori".

Molti ebrei americani pensano che Israele oggi è nei guai a causa
dell'antisemitismo
o a causa del fatto che è circondato da pericolosi nemici che minacciano la
stessa sicurezza di Israele. Gli stessi israeliani, ricorda Burg, amano
sottolineare che "il mondo intero è contro di noi". Egli liquida queste
convinzioni infondate: "Oggi siamo armati fino ai denti, meglio attrezzati
di ogni altra generazione della storia ebraica. Abbiamo un esercito
spaventoso, un'ossessione per la sicurezza e la rete di protezione degli
Stati Uniti.L'antisemitismo sembra ridicolo, persino innocuo paragonato alla
forza attuale del popolo ebreo".

Secondo Burg, i guai d'Israele vengono da sé stessa. In particolare, la
causa principale dei problemi di Israele è l'eredità dell'Olocausto, che è
diventato onnipresente nella vita di Israele. "Non passa giorno", scrive,
"senza una menzione della Shoah sul solo giornale che leggo, Ha'aretz". In
realtà, ai bambini israeliani viene insegnato a scuola che "siamo tutti
sopravvissuti della Shoah". Il risultato è che gli israeliani (e la maggior
parte degli ebrei americani su questa questione) non riescono a pensare in
modo giusto al mondo che li circonda. Pensano che chiunque li voglia
catturare, e che i palestinesi non sono certo differenti dai nazisti. Data
questa prospettiva disperata, gli israeliani ritengono che ogni mezzo sia
giustificato per combattere i propri nemici. La conseguenza dell'argomento
di Burg è che se ci fosse meno enfasi sull'Olocausto, gli israeliani
cambierebbero la loro percezione degli "altri" in modo sostanziale, e questo
permetterebbe loro di raggiungere un accordo con i palestinesi e di condurre
una vita più pacifica e dignitosa.

C'è una certa verità in questo argomento psicologicamente difensivo, ma Burg
fornisce anche molti argomenti per un'interpretazione diversa di quanto
l'Olocausto
sia legato alla vita israeliana. In particolare, egli mostra che la società
israeliana è afflitta da una moltitudine di problemi gravi che minacciano di
farla a brandelli, e che l'Olocausto "è uno strumento al servizio del popolo
ebreo", strumento che essi usano per proteggere Israele dalle critiche e per
tenere a bada queste forze centrifughe. Egli identifica tre problemi
basilari: 1) gli israeliani sono malamente divisi tra loro stessi; "il mondo
ebraico ha sempre avuto dispute colossali tra personaggi colossali"; 2) il
grave pericolo che un gran numero di israeliani possa emigrare in Europa e
in Nordamerica e 3) l'Occupazione, che ha avuto un effetto di corruzione
sulla società israeliana e ha attirato critiche da tutto il mondo. Si è
pensato che giocare la carta dell'Olocausto, mostra Burg, fosse il modo
migliore per affrontare questi problemi. Egli cita lo scrittore israeliano
Boaz Evron, per spiegare questo punto: la Shoah "è oggi la nostra risorsa
principale. E' la sola cosa con cui cerchiamo di unificare gli ebrei. E' il
solo modo per convincere gli ebrei a non emigrare. E' la sola cosa con cui
cercano di ridurre al silenzio i non ebrei". Naturalmente, c'è un altro
strumento che Israele e i suoi difensori usano frequentemente, ed è l'accusa
di antisemitismo.

Facendo fare un passo ulteriore alla mia argomentazione sugli strumenti,
Burg fornisce le prove che la ragione principale per la quale gli israeliani
e i loro sostenitori evocano l'Olocausto è a causa dell'Occupazione, e delle
cose orribili che Israele ha fatto e continua a fare ai palestinesi. La
Shoah è l'arma che gli israeliani e i loro sostenitori della Diaspora
utilizzano per scansare le critiche e per permettere a Israele di continuare
a commettere crimini contro i palestinesi. Scrive Burg: "Tutto viene
paragonato alla Shoah, schiacciato dalla Shoah, e perciò tutto è permesso -
siano gli steccati, gli assedi, i tribunali, i coprifuoco, la privazione del
cibo e dell'acqua, o gli omicidi senza spiegazioni. Tutto è permesso perché
siamo passati attraverso la Shoah e voi non ci direte come comportarci".

La prova migliore che l'ossessione di Israele per l'Olocausto è legata
all'Occupazione
si trova nella trattazione di Burg dell'evoluzione del pensiero israeliano
sull'Olocausto stesso. Egli mostra chiaramente che il pensiero israeliano
sulla Shoah è molto cambiato nel corso del tempo. I leader dell'Yishuv
"fecero molto poco in risposta all'annientamento degli ebrei d'Europa",
quando era in corso. "Non volevano sprecare risorse emotive che potevano
essere altrimenti incanalate nella costruzione dello stato israeliano".
Inoltre, gli israeliani non prestarono molta attenzione all'Olocausto nel
primo decennio circa dopo il 1948, e mostrarono sorprendentemente poca
compassione per i sopravvissuti che venivano in Israele dopo la guerra. Ma
tutto questo cambiò negli anni '60, a cominciare con il processo Eichmann,
per raggiungere il massimo della pressione dopo che Israele conquistò la
Cisgiordania e Gaza nel 1967 e dopo che iniziò l'Occupazione. "Per capire la
peiga sbagliata che abbiamo preso", scrive, "dobbiamo tornare indietro agli
anni '60, al processo Eichmann, alla Guerra dei Sei Giorni, e a tutto quello
che si trova in mezzo". Egli va anche oltre e osserva che gli anni '90 -
ricordando che la Prima Intifada scoppiò nel Dicembre del 1987 - furono "il
decennio della transizione dalla mitologia del vecchio stato ai viaggi
ossessivi sulla scena del crimine". Lo schema sembra chiaro: l'Olocausto è
stato l'arma principale che gli israeliani (e i loro sostenitori all'estero)
hanno utilizzato per fornire una copertura agli orrori che Israele ha
inflitto ai palestinesi nei Territori Occupati.

Tutto questo per dire che il modo migliore per salvare Israele dai suoi guai
non è semplicemente andare oltre l'Olocausto, ma cessare l'Occupazione.
Allora, il bisogno di parlare in modo incessante dell'Olocausto si ridurrà
in modo significativo, e Israele sarà un paese più sano e sicuro.
Tristemente, non c'è una fine in vista per l'Occupazione e così è probabile
che sentiremo parlare di più, non di meno, dell'Olocausto nei prossimi anni.

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile
all'indirizzo:
http://tpmcafe.talkingpointsmemo.com/2008/12/09/for_american_readers_the_great/
[2] http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/0230607527/talpoimem-20


.
__,_._,___

aki...@fastwebnet.it

unread,
Dec 17, 2008, 6:06:32 PM12/17/08
to
Ma non solo per difendere l'occupazione,

anche e soprattutto

PER CONTINUARE A VIOLARE TUTTI I DIRITI UMANI,
IN TUTTO IL MONDO !!!


"Artamano" <artam...@katamail.com> ha scritto nel messaggio
news:2Be2l.125875$Ca.2...@twister2.libero.it...

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