>Vorrei sapere gli aeromobili impiegati sia di produzione italiana che
>tedesca.
>Perchè i partigiani hanno ucciso il Maggiore Adriano Visconti e se i suoi
>esecutori hanno subito un regolare processo.
>Renato
I modelli principali impiegati dai reparti della RSI furono
il Macchi C.205 V "Veltro", il Fiat G.55 "Centauro" e dai primi mesi
del '45 il Messerschmitt Bf.109 G, impiegati dal 1° e dal 2° Gruppo
c.t.; furono inoltre impiegati dal Gruppo aerosiluranti "Buscaglia"
(successivamente Gruppo "Faggioni") i Savoia Marchetti S.M.79III
"Sparviero".
Per quanto riguarda l'uccisione del magg. Visconti comandante del
1° Grp. c.t. e del s.ten. Stefanini, avvenuta a Milano il giorno
29.04.45, esiste la copia (non si sa se autentica o meno) di una
sentenza di un Tribunale di Guerra Partigiano in cui i due ufficiali
sono accusati di crimini di guerra e condannati alla fucilazione.
Rimane comunque un certo alone di clandestinita' sulla morte dei due
ufficiali tale da far apparire la loro esecuzione come un regolamento
di conti.
Se sei interessato esiste una biografia del maggiore Visconti:
Pesce-Massimello
Adriano Visconti Asso di guerra
Stroria Militare Editore (non sono sicuro dell'editore).
ciao
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alb...@iol.it
Numquam obliviscar
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> Vorrei sapere gli aeromobili impiegati sia di produzione italiana che
> tedesca.
> Perch=E8 i partigiani hanno ucciso il Maggiore Adriano Visconti e se i =
suoi
> esecutori hanno subito un regolare processo.
> Renato
Ti riporto integralmente il testo dal libro "Aviatori Italiani" di
Franco Pagliano, Ed. Longanesi & C. - 1964, dal capitolo intitolato
"Quattro su un monoposto" la parte riguardante gli ultimi giorni di vita
del Magg. Adriano Visconti (dal 25 al 29 aprile 1945):
"...In primo luogo, per non esporre inutilmente il personale e per
evitare conflitti con altri italiani, decise di far radunare tutti i
suoi dipendenti a Gallarate, in un edificio scolastico dove aveva sede
il comando di Gruppo. Durante il trasferimento un suo rapido intervento
valse a risolvere un incidente nel quale erano rimasti coinvolti a
Cardano il tenente Fioroni e alcuni tedeschi, ma per il resto tutto and=F2=
liscio e si svolse con calma. Tanta calma che, il mattino del 27 aprile,
un plotone del I Gruppo, regolarmente inquadrato ed armato, pot=E9 uscire=
dalla caserma, raggiungere la Malpensa, completare la distruzione degli
aeroplani per evitare che cadessero in mano agli angloamericani ormai in
avanzata oltre il P=F2 e rientrare.
E' indubbio che il merito di questa calma fu dovuto tanto all'onesta
azione dell'ingegner Vismara, esponente del CLN locale, quanto al fermo
atteggiamento di Visconti e dei suoi uomini. Essi sapevano benissimo
d'essere arrivati alla fine; ma questo non era un buon motivo perch=E9
tutti pretendessero di presentarsi a loro in veste di vincitori.
Visconti disse chiaramente ai vari "capi" che si alternarono
nell'avanzare proposte che, nella sua qualit=E0 di soldato, egli avrebbe
trattato soltanto con soldati, purch=E9 avessero le carte in regola.
Ricev=E9, infatti, i colonnelli Sacchi e Giannotti, che il generale Sala,=
a nome della Regia Aeronautica, aveva mandato da Milano a Gallarate
perch=E9 ottenessero lo scioglimento del reparto.
Tutti coloro che ebbero modo di parlare con Visconti in quei tragici
giorni sanno che il suo punto di vista era quanto mai lineare: egli
teneva quanto e pi=F9 degli altri ad evitare un inutile spargimento di
sangue, ma come militare aveva il dovere di tutelare materialmente e
moralmente i suoi uomini. Probabilmente se avesse dovuto trattare
soltanto con l'ingegner Vismara o con i colonnelli Sacchi e Giannotti,
anche in una situazione cos=EC drammatica avrebbe trovato una soluzione
accettabile.
Affid=F2 quindi al colonnello Sacchi uno schema di accordo affinch=E9 lo
portasse al generale Sala, ma ne attese invano il rientro. Arriv=F2 invec=
e
a Gallarate il capitano Serego, inviato dal generale Cadorna, e il suo
arrivo coincise con le rinnovate insistenze del clero che scongiurava di
evitare a qualunque costo un conflitto armato che avrebbe potuto
provocare vittime innocenti tra la popolazione civile. In effetti, erano
arrivate a Gallarate alcune formazioni partigiane che avevano messo in
postazione qualche cannone tedesco; gli stessi capi delle bande fecero
sapere che i loro uomini non conoscevano i pezzi e che, se Visconti non
avesse ceduto, avrebbe avuto la responsabilit=E0 delle vittime che, per
l'inesperienza dei serventi, avrebbero potuto essere provocate nel
vicino ospedale.
Le insistenze del clero e del capitano Serego portarono infine Visconti
a sottoscrivere la sera del 28 aprile un accordo in base al quale il I
Gruppo Caccia sarebbe stato sciolto il mattino del 29 a queste
condizioni: onore delle armi, passaggio regolare di consegna di tutto il
materiale del reparto ad un ufficiale superiore di aviazione,
salvacondotto per tutti i sottufficiali e militari di truppa, diritto
per gli ufficiali di conservare la pistola e loro trasferimento a Milano
sotto scorta, con impegno di consegna alle autorit=E0 militari italiane o=
alleate come prigionieri di guerra.
Il documento compilato in pi=F9 copie, fu sottoscritto da Visconti e
controfirmato per la controparte da sette persone: ingegner Vismara a
nome del CLN di Gallarate, tenente colonnello pilota Giannotti per la
Regia Aeronautica, capitano Serego per il comando militare CLNAI, e dai
capi partigiani "Luciano", "Aldo", "Manlio" e "Iso", al secolo il
geometra Aldo Aniasi, attuale assessore ai lavori pubblici presso il
comune di Milano (data del libro 1964).
Su questi uomini, anche se in misura diversa, grava la responsabilit=E0 d=
i
aver sottoscritto patti che non erano in condizioni di far rispettare.
Abbiamo accertato che tre di essi, Giannotti, Serego e "Luciano", non
avrebbero potuto far nulla perch=E9 il mattino del 29 aprile, dopo
l'austera cerimonia di scioglimento del reparto, svoltasi alla presenza
dei partigiani, lasciarono agli altri quattro il compito di accompagnare
a Milano il personale del I Gruppo Caccia; e diamo atto all'ingegner
Vismara di essere rimasto con gli ufficiali, garantendone l'incolumit=E0,=
sino all'atto del loro ingresso nella caserma del Savoia Cavalleria che
era in quei giorni occupata dalle brigate partigiane Rocco e Redi.
Gli ufficiali del Gruppo, come abbiamo gi=E0 detto, avevano conservato in=
base agli accordi la loro pistola e tre partigiani che avevano firmato
questi accordi erano entrati con loro nella caserma: "Aldo", "Manlio", e
"Iso". E' accertato che soltanto il primo protest=F2 debolmente quando, d=
a
parte di un commissario politico, che aveva accompagnato gli ufficiali
in uno stanzone del secondo piano, fu imposto loro, accordi o non
accordi, di consegnare le pistole.
E' pure accertato in maniera inoppugnabile che, subito dopo l'avvenuto
disarmo, e precisamente intorno alle ore 13, Visconti e Stefanini furono
chiamati nominativamente ed invitati a scendere al comando per un
interrogatorio.
Ugualmente accertato =E8 che Visconti e Stefanini furono colpiti alle
spalle da raffiche di mitra verso le ore 13,30, nel cortile della
caserma.
Gli altri ufficiali del I Gruppo furono salvati dall'intervento del
colonnello Della Beffa che, assunto il comando della caserma quando gi=E0=
trentuno prigionieri erano stati uccisi, riusc=EC prima a far sospendere
l'esecuzione di dieci capitani e poi, con l'aiuto di un plotone di
carabinieri, a trasferire tutti gli ufficiali alle carceri militari di
via Crivelli. Di qui, essi vennero in parte dimessi e in parte avviati
in campo di concentramento. Il capitano Robetto, con l'aiuto del
generoso avvocato Ugo Diappi, gi=E0 appartenente al I Gruppo, del
cappellano militare don Luigi Botto e della materna e nobilissima
signora Irma Rachelli, riusc=EC l'8 maggio a recuperare le salme dei due
ufficiali che erano state affossate nel cortile della caserma e a
trasportarle al cimitero.
Sono trascorsi diciotto anni da allora. Diciotto anni durante i quali i
familiari e i compagni di Visconti e di Stefanini hanno tentato invano
di sapere perch=E9 essi furono uccisi. Non esistendo una causa, n=E9
un'accusa, n=E9 un processo, si deve pensare ad una vendetta, cio=E8 a un=
delitto.
Si sono raccolti dati, relazioni e testimonianze: si otterr=E0 giustizia?=
"
Fin qui il racconto di Franco Pagliano, ti riporto inoltre dal libro " I
Disperati" di Gianni Rocca - A.Mondadori Editore - 1991, brevemente:
"...[]...Aveva compiuto sin'allora 591 missioni con 1342 ore di volo, e
affrontato 72 combattimenti aerei...[]... Il mattino del 29 aprile
Visconti e un gruppo di ufficiali sono trasferiti nella caserma del
Savoia Cavalleria. Cominciano gli interrogatori. Mentre attraversa il
cortile della caserma, Visconti viene riconosciuto da alcuni partigiani:
una raffica di colpi lo uccide a tradimento. Uno degli ultimi foschi
capitoli di una tragedia cominciata il 10 giugno 1940."
Come ti ha suggerito Piero Graglia, piacerebbe anche a me sapere se
Ferdinando D'amico conosce altri particolari sulla fine di Visconti,
credo inoltre che lui abbia recuperato in Argentina e possegga il diario
del I Gruppo Caccia.
Edoardo Buricchi
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