Dal 1500 ad oggi le istituzioni sociali, economiche e politiche del mondo
hanno subito un sovvertimento totale. La Rivoluzione Protestante, la
Rivoluzione Inglese, la Rivoluzione Americana, la Rivoluzione Francese, la
Rivoluzione Russa, la I e la II Guerra Mondiale, il Patto di Yalta; queste
sono state le tappe fondamentali del sovvertimento.
« Viviamo in una delle piú decisive epoche della storia e nessuno se ne
rende conto, nessuno lo comprende ... La Rivoluzione Mondiale avanza
inarrestabile verso i suoi ultimi risultati ... Chi predica la sua fine o
crede addirittura di averla sconfitta non l'ha compresa ... La lotta si
combatte anche nell'interiorità del singolo uomo, sebbene egli non lo sappia
affatto. Per questo così pochi giungono a vedere chiaramente da quale parte
essi veramente si trovano»; sono parole di Oswald Spengler, l'insigne
studioso dei cicli storici(Spengler, Anni decisivi, Edizioni del Borghese,
Milano 1973, p. 25). Esse esprimono esattamente la tragedia dell'uomo
contemporaneo, convinto di essere libero ed arbitro del proprio destino
terreno, senza avvedersi del Grande Parassita, che tende reti di
sfruttamento e di dominio sull'umanità intera.
In verità, del Grande Parassita dell'umanità non si parla in alcun libro.
Nessun giornale, nessuna radio, nessuna televisione lo menziona mai. La
gente di ogni parte della terra, nella sua compatta generalità, ne ignora
insomma l'esistenza. Eppure il Grande Parassita esiste veramente e, celato
nell'ombra, occultamente trae la sua linfa vitale dal sudore, dalle fatiche,
dalle sofferenze dell'umanità intera.
Fuori di metafora, il Grande Parassita dell'umanità è il Potere Economico
Mondiale.
Il Potere Economico Mondiale è il Padrone del Mondo. «Autorizzatemi ad
emettere moneta ed a controllare il sistema monetario di un paese, ed io non
mi preoccupo più di chi fa le leggi», era solito affermare Mayer Amschel
Rothschild, iniziatore nel XVIII secolo della maggiore dinastia di banchieri
mai apparsa fra gli uomini.
Sulla medesima falsariga concettuale si esprimeva William Paterson,
fondatore nel 1694 della Banca d'Inghilterra: «La Banca guadagna grazie agli
interessi maturati sui denari creati dal nulla».
Ecco, queste due frasi, accuratamente omesse dalle pagine di tutti i libri
ufficiali di storia oggi esistenti, sono già in grado, pure nella loro
estrema concisione e stringatezza, di dare bene il senso della trama
d'inganni, nella quale il Grande Parassita ha avviluppato il mondo intero,
grazie ad un abilissimo e paziente lavoro di sovvertimento del modo di
pensare e di vivere degli uomini (A. Bonatesta, Il sovvertimento
intellettuale come premessa delle rivoluzioni politiche del mondo moderno,
in "L'uomo libero" n' 9 del gennaio 1982, Milano). diuturnamente condotto
innanzi negli ultimi cinque secoli con un coerente processo rivoluzionario,
iniziatosi con la pubblicazione delle 95 tesi di Lutero e giunto alla sua
fase piú avanzata e significativa con la "spartizione del mondo" orchestrata
da Roosevelt e Stalin.
Occorre a questo punto precisare, per una esigenza di chiarezza propedeutica
nell'esposizione, che il Potere Economico Mondiale non è un soggetto
indeterminabile e quindi generico; esso è reale e concreto.
Il Potere Economico Mondiale è costituito dai Manipolatori di Capitali,
ossia dai Grandi Speculatori Internazionali, i quali formano tutti insieme
l'Usurocrazia Mondiale, vale a dire la Tirannia dell'Usura su tutti i popoli
del mondo.
Il potere Economico Mondiale agisce prevalentemente per mezzo delle Società
Anonime di Capitali.
Queste ultime sono strumenti per dare vita alle Banche ed alle
Multinazionali di Produzione e di Commercio, che sono le strutture operative
nelle quali si sostanze l'Impero Mondiale del Capitale.
E' attraverso di esse, infatti, che il Potere Economico Mondiale si
procaccia parassitariamente le ricchezze, sfruttando il lavoro e
l'ingegnosità altrui.
Nell'opinione pubblica è generalizzato l'equivoco che le strutture anzidette
operino soltanto in quella parte del mondo ch'è oggi organizzata secondo gli
schemi economico politico-sociali del Liberalcapitalismo.
Ciò non è assolutamente vero. Le medesime strutture di dominio sono
compiutamente operanti anche nella restante parte del mondo, ossia in quella
attualmente di pertinenza del Socialcomunismo.
Il libro intitolato Vodka-Cola, di Charles Levinson (C. Levinson,
Vodka-Cola, Vallecchi, Firenze 1978, pp. 336.), è una buona fonte
d'informazioni al riguardo. In particolare,esso documenta:
a) che le principali banche dell'area liberalcapitalista, prime fra tutte
quelle targate Morgan e Rockefeller, hanno proprie filiali nei paesi
socialcomunisti, e che le banche dell'area socialcomunista hanno anch'esse
filiali proprie nei paesi liberalcapitalisti;
b) che i governi del sistema socialcomunista affittano i loro lavoratori, a
basso salario e senza diritto di sciopero, alle Multinazionali del sistema
liberalcapitalista;
c) che l'economia liberalcapitalista sorregge quella socialcomunista con un
flusso continuo di credito agevolato.
Un dossier pubblicato dal periodico OP Nuovo nel maggio 1982 ha reso noto
inoltre che la GOSBANK, ossia la Banca Centrale Sovietica, è una società per
azioni, con partecipazione di capitali privati stranieri. Luigi d'Amato,
docente universitario e giornalista, ha scritto sul Giornale d'Italia del 21
giugno 1982: « La storia del grande capitale finanziario è quella di un
potere demoniaco,- essa gronda sangue ». Questa frase lapidaria condensa
molto bene i tre millenni di storia ch'è necessario prendere in
considerazione, qualora si voglia avere una visione chiara, inclusiva di
ogni nesso causale, circa l'origine e l'evoluzione del sistema di potere dei
Manipolatori di Capitali. Insegna infatti Giacinto Auriti (G. Auriti,
L'ordinamento internazionale del sistema monetario, Solfanelli, Chieti
1981, p.33),che la radice originaria del lunghissimo processo storico, che
in epoca moderna ha condotto all'avvento tra i popoli dell'Usurocrazia
Mondiale, è situata appunto tre millenni addietro nel tempo; per
l'esattezza, al 1250 a.C., momento presunto dell'Esodo degli Ebrei
dall'Egitto.
2. L'invenzione del denaro senza valore.
Per quanto è possibile ricostruire, le cose allora dovettero svolgersi - piú
o meno - nel modo seguente. Gli Ebrei, nell'abbandonare il paese che li
ospitava, fecero man bassa di gioielli e provocarono anche la morte dei
figli primogeniti degli Egiziani, attribuendo quest'ultimo misfatto a Jahvè.
Con intenzioni del tutto intuibili, l'esercito del Faraone si pose alle
calcagna dei fuggiaschi, i quali sotto la guida di Mosè, trovarono scampo
nel deserto del Sinai, dove rimasero nascosti per ben quarant'anni, non
osando uscirne per timore di un duro castigo.
In quella situazione, il Popolo Ebraico non aveva che una alternativa per
sopravvivere: spendere il tesoro sottratto agli Egiziani, consumando
definitivamente la ricchezza accumulata, oppure escogitare un espediente per
appropriarsi, senza costo e senza fatica, dei beni prodotti da altri popoli.
Scelse questa seconda soluzione.
Incominciò a comprare merci, tutto ciò che gli occorreva per tirare avanti,
per sfamarsi, per vestirsi: ma invece di pagare con oro o argento,
introdusse nel mercato, come mezzi di pagamento, dei documenti che valevano
come titoli rappresentativi dell'oro e dell'argento e che i mercanti
stranieri erano bene disposti ad accettare in luogo delle monete metalliche
poichè, con tale espediente, evitavano di essere rapinati dai predoni, del
tutto ignari del valore di quei documenti. A parte ciò, i mercanti avevano
la massima fiducia nei simboli di pagamento inventati dagli Ebrei poichè
quelle primitive cambiali erano garantite solidalmente da tutta la
collettività ebraica.
La certezza dell'adempimento da parte degli Ebrei divenne tale che il
possessore del titolo di credito incominciò a considerare piú conveniente
servirsi di esso per i propri commerci, piuttosto che presentarlo per la
conversione in metalli preziosi. Il portatore del titolo, in altre parole,
incominciò a sentirsi soddisfatto del proprio credito per il fatto stesso
del possesso del documento; con ciò, il titolo di credito cessava di essere
un mezzo per conseguire un valore ed assumeva valore esso stesso, al pari
dell'oro. Ciò consentí dunque agli Ebrei di realizzare scambi commerciali a
tutto loro vantaggio, giacchè essi offrivano semplici simboli, privi di
valore intrinseco, e ne ottenevano in cambio merci d'uso e di consumo, tutte
viceversa provviste di valore intrinseco effettivo.
Fu precisamente in quella lontana fase che prese consistenza l'abilità
finanziaria degli Ebrei. Essi, una volta scoperto il meccanismo che
consentiva di ottenere ricchezza senza nulla dare in cambio, non fecero
altro, da quel momento in poi, che perfezionare sempre piú la loro scoperta,
.attuando alla fine una vera e propria strategia di dominazione su tutti i
mercati, per mezzo della creazione di un sistema bancario sempre piú vasto.
A datare circa dal 732 a.C., infatti ebbe inizio la Diaspora Ebraica; gli
Ebrei cioè presero a sparpagliarsi in tutti luoghi del mondo. E ovunque
essi puntarono a conquistare la sovranità monetaria, mediante il monopolio
del conio dei simboli monetari di costo nullo.
Ciò fu reso possibile, oltre che dalla esclusività del segreto scoperto
durante i quarant'anni d'isolamento nel Sinai, anche dal vincolo di
solidarietà, mai piú decaduto, che la Legge Mosaica aveva instaurato fra le
comunità ebraiche e che continuò in perpetuo a tenerle collegate fra loro.
I dodici secoli successivi alla morte di Gesú rappresentarono un crescendo
ininterrotto di attività speculative, di tipo prevalentemente parassitario,
da parte degli Ebrei. Costoro prestavano denaro a tutti: ai Governi per le
loro funzioni ed i loro eserciti, ai Nobili per i loro lussi, ai piccoli
artigiani ed ai poveri contadini per la piú elementare sopravvivenza.
Perfino ai Papi.
Gli interessi pretesi come contropartita erano così elevati ed era tanto
diffusa e capillare tale attività di strozzinaggio che il termine ebreo finì
col confondersi completamente con quello di usuraio.
Può sembrare strano, quasi incredibile, che nessuna autorità - Re o
Feudatario o Prelato - sia mai insorta per decretare la fine di un così
metodico sistema di sfruttamento del bisogno e della miseria da parte di una
cerchia minoritaria di persone, ma la spiegazione di ciò è semplice; gli
Ebrei erano ormai riusciti a diventare così indispensabili nel puntellare le
finanze dei vari Governanti che costoro addirittura se ne contendevano l'un
l'altro la presenza.
Così rimanendo sempre omogenei e solidali fra loro, gli Ebrei andavano
attraversando molti secoli di storia senza mai mutare la propria occupazione
fondamentale: dare denaro, ricevere denaro, accumulare denaro, investire
denaro.
In tale loro lucrosa inclinazione essi erano, per così dire, incentivati e
legittimati da un Comandamento del Deuteronomio, che cosí recitava:
«Non farai a tuo fratello prestiti ad interesse, nè di denaro, nè di viveri,
nè di qualsivoglia cosa che si presti ad interesse. Allo straniero potrai
prestare ad interesse, ma non a tuo fratello, affinchè l'Eterno Iddio tuo ti
benedica in tutto ciò a cui porrai mano, nel paese dove stai per entrare per
prenderne possesso».
Con ogni evidenza si trattava di un comandamento pensato da Ebrei per uso e
consumo degli Ebrei. Per il Cristiano infatti qualsiasi uomo era fratello:
dunque a nessuno poteva prestare ad interesse. Per l'Ebreo invece soltanto
l'Ebreo era fratello: col Non-Ebreo dunque si poteva praticare l'usura.
Tuttavia le grandi esplorazioni, lo sviluppo delle vie di comunicazione, le
stesse Crociate andavano intanto propiziando la trasformazione
dell'economia, sempre più intollerante dei lacci e delle limitazioni che
dalla norma deuteronomica discendevano. Perciò fu esattamente in tale fase
dell'evoluzione storica che incominciò ad evidenziarsi una convergenza
d'interessi, via via piú perfetta, fra gli speculatori Ebrei e quelli
Cristiani: ambedue, per potere lucrare a pieno ritmo e senza problemi,
avevano bisogno che fosse rimosso qualsiasi ostacolo al libero estrinsecarsi
degli affari e, tanto per cominciare, che venisse a cadere qualsiasi divieto
sui prestiti ad interesse.
Ebbene, nella prima metà del 1500, la Rivoluzione Protestante soddisfece
pienamente l'aspirazione degli affaristi Cristiani e degli usurai Ebrei.
Grazie ad essa, la pratica del prestito ad interesse risultò completamente
liberalizzata.
Ispiratori della Rivoluzione Protestante furono Lutero e Calvino. Dal
matrimonio tra l'Ebraismo ed il Protestantesimo era dunque nato il Grande
Parassita, ancora sommamente incerto e malfermo sulle gambe ma subito
proteso a dare la scalata alla somma dei poteri terreni, pronto all'uso di
qualunque mezzo, lecito o illecito, pacifico o cruento, idoneo allo scopo.
I Manipolatori di Capitali infatti puntarono in grande.Essi cioè non si
posero affatto l'obiettivo limitato di conquistare per sè uno spazio di
tolleranza e di rispetto nell'assetto politico e sociale egemonizzato fino
ad allora dalla Nobiltà e dal Clero ma, sin dall'inizio, mirarono al
sovvertimento completo di tutte le strutture di vita in atto e, perciò,
impostarono un attacco articolato ed avvolgente contro tutti i poteri
teocratici e contro tutti i princìpi esistenziali che all'assetto teocratico
inerivano.
Di tutto ciò la Rivoluzione Protestante fu semplicemente il prologo. Essa
innanzi tutto rappresentò, al di là delle sue molteplici motivazioni
contingenti, il rifiuto dell'elemento gerarchico e spirituale, ch'era
componente basilare della migliore tradizione cattolica. Introdusse inoltre
nella storia uno sfrenato individualismo religioso, che fu battistrada del
liberalismo in campo economico e politico. Infine fece venire meno ogni
esigenza di eticità della vita economica, giacchè accreditò la concezione
puritana del guadagno come segno della benevolenza divina: e ciò,
fatalmente, finì col giustificare qualsiasi pratica speculativa, anche la
più abietta, purchè fosse produttiva di lucro.
Trecento anni piú tardi, nel XIX secolo, la diffusione generalizzata,
uniforme, consolidata del Liberalcapitalismo sulle due sponde dell'Oceano
Atlantico aveva ormai date stabili basi all'Impero Mondiale del Capitale, il
sistema sovranazionale di potere dei Manipolatori di Capitali.
A quel punto, per conseguimento del fine, l'impulso rivoluzionario sarebbe
dovuto cessare.
Le cose invece andarono diversamente perchè la componente ebraica della
Plutocrazia Cosmopolita Rivoluzionaria al principiare del 1900, mostrò di
voler puntare con improvvisa virulenza, per mezzo del Socialcomunismo,a
demolire gli archi di volta della stessa ideologia borghese, nell'intento di
dare infine una qualche concretezza alla mai obliata promessa biblica di
dominio del popolo eletto sulle genti e sui paesi di tutta la terra.
Non è possibile alcun dubbio circa la matrice ebraica della Rivoluzione
Russa. Ebrei furono i teorizzatori del Socialcomunismo : Marx, Engels, per
tacere di Weishaupt e di Moses Hess. Ebrei furono molti dei terroristi
russi prerivoluzionari: Goldemberg, Helfmann, Mloditskj, Hirsh, Gershuni,
Karpovich, Stillman, Bogrov, ecc. Ebrei furono i capi della Rivoluzione:
Trotskj, Martov, Zinoviev, Uritzkj, Axelrod ed infiniti altri. Ebrei furono
i finanziatori principali: Schiff, Warburg.
Un libro molto interessante di Joaquin Bochaca, intitolato La historia de
los vencidos, prossimo ad apparire anche in lingua italiana per le Edizioni
Barbarossa, rivela che gli stessi Lenin e Stalin erano di discendenza
ebraica e che il secondo dei due aspirava addirittura a proporsi quale
Messia del popolo d'Israele.
3. Il sistema della disinformazione e della menzogna.
Il Grande Parassita dell'Umanità, inveramento storico dell'Oscuro Signore
del Male, ideato da J.R.R. Tolkien, ha fondato i suoi strumenti di
sfruttamento e di dominio sulla menzogna, sull'inganno, sul sovvertimento
intellettuale meticolosamente pianificato per centinaia di anni".
Attraverso il Liberalcapitalismo ha soggiogato gli esseri umani col fantasma
della libertà e col miraggio della ricchezza, ammiccanti a due passi e
sempre inafferrabili.
Attraverso il Socialcomunismo ha ipnotizzate le masse con l'utopia della
giustizia e con la menzogna della uguaglianza, facendole poi ridestare
nell'Arcipelago Gulag, dietro cortine di ferro e muri di cemento. Il patto
di Yalta ha dato infine stabile equilibrio all'insieme, in un mondo che
Norimberga, Hiroshima e Piazzale Loreto hanno dissuaso da eresie politiche,
sociali, economiche.
La disinformazione è oggi lo schermo protettivo dell'impero Mondiale del
Capitale.
Fra la primavera e l'estate del 1982 si è svolto negli USA, presso
l'università di Stanford, un convegno sulla crisi dell'informazione (L.
Lami, I media della menzogna, in "Il Giornale Nuovo" del 17 luglio 1982).
In quell'occasione, il giudice della Corte Suprema della California ha
apertamente accusato i mass-media di mentire sistematicamente. «La TV tiene
da tempo in ceppi l'opinione pubblica», gli ha fatto eco la saggista Rose
Bird. Altri congressisti hanno lanciato, a loro volta, un grido di allarme
contro il pilotaggio dell'opinione pubblica, condotto oggi attraverso il
mezzo televisivo con raffinatissime ed ultramoderne tecniche subliminali.
Wall Street e la City, attraverso le Fondazioni dei Ford, dei Carnegie, dei
Rockefeller, dei Rotschild, alimentano con inesauribili fiumi d'oro la
macchina che tiene in piedi il gigantesco inganno (C. Quigley, Tragedy and
hope, The MacMillan Company, New York, 1974, pp.1348).
Giustamente Enrico Ronzoni, acuto interprete della Tradizione ha scritto: «I
tempi oscuri in cui viviamo si caratterizzano, rispetto alle epoche
trascorse, per il modo totalitario e capillare con cui vengono condizionate
le masse e per il modo in cui, in nome della Democrazia, vengono
subdolamente tenute all'oscuro su quanto viene deciso contro di loro.
Dietro il paravento della moderna Democrazia si nasconde una tecnica di
condizionamento intellettuale che oggi, con l'ausilio della tecnologia e dei
mass-media, risulta la piú potente e pericolosa, quanto nessun'altra sin qui
conosciuta. Di un vero e proprio esercito d'iniziati al segreto giurato ha
bisogno questo marchingegno leviatano. La proliferazione delle sette
massoniche e del Sionismo all'ombra di ogni democrazia sta a dimostrare che
democrazia e potere occulto sono le due facce di una medesima realtà»..( E.
Ronzoni, Il paradosso di Celine, in "L'uomo libero" n'l 1 del 12 luglio
1982,Milano).
Ma queste isolate denunzie si sono spente immediataunente, come sempre,
grazie alle tecniche di sviamento dell'attenzione, nelle quali il Potere
Economico Mondiale ha raggiunto ormai una perizia assoluta. «Nel mondo
comunista», ha lamentato piú volte Solgenitzin, «la verità è ignorata dal
popolo perchè l'autorità di governo, puramente e semplicemente, le impedisce
di circolare. Nell'occidente capitalista invece lo stesso risultato viene
ottenuto con metodologia opposta, ossia con l'eccesso d'informazione. Un
diluvio di notizie eterogenee, spesso contrastanti è rovesciato
clamorosamente ed incessantemente sul cittadino, privato in tale modo della
dimensione temporale indispensabile alla riflessione, all'analisi, al
discernimento, mentre la sua attenzione, ormai divenuta del tutto
superficiale, è continuamente sollecitata da nuovi richiami».
Tale situazione è sostanzialmente confermata da Peter L. Berger. «Nelle
società industriali avanzate di tipo capitalistico», egli rileva, «la
pubblicità fa da sfondo onnipresente e sofisticatissimo alla vita
quotidiana. La sua incidenza deriva in parte dal fatto che il più delle
volte la sua presenza non viene registrata a livello cosciente: è integrata
nella trama, data per scontata, della realtà ordinaria ... L'assenza di
pubblicità nei paesi socialisti o la sua minore quantità non implica un
ruolo inferiore delle comunicazioni di massa ... Il posto della pubblicità è
preso dalla propaganda governativa (P. L. Berger, Le piramidi del
sacrificio, Einaudi, Torino 198 1, p. 37.). Esplicando in termini piú
elementari: il messaggio pubblicitario è nel sistema liberalcapitalista
sostanzialmente messaggio politico, poichè attraverso di esso si alimenta la
concezione del mondo economicistico-consumistica, ch'è alla base del sistema
stesso. Nel sistema socialcomunista invece il messaggio ideologico
sostituisce quello pubblicitario, dato che la concezione del mondo
messianistico-collettivistica, sottesa al sistema stesso, richiede per non
inaridirsi una ininterrotta e potente opera di propaganda ideologica, ossia
d'indottrinamento dei cittadini.
Ancora una testimonianza, quella di Gore Vidal: «Io credo che la maggior
parte di quella che noi consideriamo la Storia Umana sia probabilmente un
falso. Noi non abbiamo alcun modo di sapere, a parte quello che ci hanno
raccontato. Ciò che sappiamo è che la storia è stata scritta da coloro che
vinsero le guerre, pertanto ne conosciamo solo un lato... Noi non conosciamo
tante cose e dobbiamo accettarne come vere moltissime. Certamente è
possibile che si creino delle immagini totalmente false e che poi ognuno vi
creda: non c'è nulla di piú semplice. Per mantenere la pace e l'ordine in
una grande società, occorre fornire determinate immagini per evitare che la
gente possa fare domande importanti... Chi governa vuole che nessuno giunga
alla radice dei problemi perchè, se vi giungesse, allora il popolo potrebbe
cambiare il governo. Oggi chi governa esercita il suo potere attraverso la
televisione.e la stampa, dando false immagini del mondo» (L'Informatore
Librario» n.1 del 1984). Tale diagnosi è lapidariamente condivisa dal
filosofo G.B.Mondin: «Oggi la verità sono i mass-media, piú esattamente
gl'interessi di coloro che ne detengono il controllo(B. Mondin, Il valore
uomo, Ed. Dino, Roma 1983)». Chi non sia del tutto persuaso circa
l'efficacia soggiogante, condizionante, plagiante, omogeneizzante, che gli
attuali strumenti per le comunicazioni di massa sono in grado di dispiegare
verso i destinatari dei loro messaggi, può consultare, fra i tanti, i tre
libri seguenti, agevolmente reperibili in bìblioteca ed in libreria:
Psicologia delle folle, di Gustave Le Bon, I riflessi condizionati, di Ivan
P.Pavlov, Ipersuasori occulti, di Vance Packard.
Nè si deve credere che l'intuizione dei meccanismi del coartamento
comportamentale risalga a tempi del tutto recenti: Cartesio, ad esempio, già
alla metà del secolo XVII enunciava che determinati stimoli esterni
provocano risposte determinate da parte dell'organismo umano.
E' del tutto comprensibile e naturale che il lettore di queste note possa
provare il morso del dubbio e domandarsi come sia possibile tutto ciò, ossia
come possa accadere che la generalità degli uomini sia olimpicamente ignara
del Grande Parassita annidato sulle sue spalle. Bene, è un dubbio del tutto
lecito ma infondato, che può essere dissipato con talune autorevoli
testimonianze. Si può incominciare con una celebre frase di Disraeli: «Il
mondo è governato da persone ben diverse da quelle immaginate da chi non
conosce i retroscena» . Si può rammentare che le ultime parole pronunziate
da Walter Rathenau, morente per l'attentato che subì nella Germania di
Weimar, furono un'angosciata, sibillina allusione ai settantadue che guidano
il mondo (S. Hutin, Governi occulti e società segrete, Mediterranee, Roma
1973, p. 3 i.), inoltre, alcuni anni or sono, padre P.Arrupe, all'epoca
Superiore dell'Ordine dei Gesuiti, fece la seguente dichiarazione,
assolutamente inequivocabile: «E' in atto una strategia perfettamente
congegnata. Essa realizza il controllo pressochè perfetto delle
Organizzazioni Internazionali, dei Circoli Finanziari e del settore delle
comunicazioni di massa: stampa, cinema, radio, televisione».
E' così dunque: il Potere Economico Mondiale riesce a mantenersi occulto
perchè oggi ha il pieno controllo di tutti i centri di potere della terra. I
governi sono fantocci nelle sue mani. Le Organizzazioni Internazionali sono
sue emanazioni. La stampa, la televisione, la radio, il cinema sono sue
dipendenze, nonchè strumenti attraverso i quali si attua il condizionamento
mentale dei popoli. La massoneria è il suo braccio onnivigilante ed
onnipervadente. D'altra parte, fra gli intellettuali, nessuno osa uscire
dal solco della storiografia consentita e della sociologia omologata, ben
consapevole ciascuno di essi che la pur minima trasgressione troncherebbe di
netto carriere accademiche, prebende, onori e trasformerebbe in tragedia la
sua vita.
Henry Ford, Robert Brasillach, Ezra Pound, Aleksandr Solgenitzin, Andrei
Sacharov, Robert Faurisson: questi nomi esemplificano compiutamente
l'assunto. Se poi, nonostante l'accurata vigilanza dispiegata in via
preventiva su scala mondiale, ancora si fa avanti qualche incorrotto,
qualche coraggioso, qualche indomabile, un Richard Harwood ad esempio, o un
Paul Rassinier , o un Arthur R. Butz, oppure un altro qualsiasi, che miri a
fare centro, costi quel che costi, nella coscienza di qualche lettore o
ascoltatore di buona volontà, per farvi esplodere la consapevolezza
dell'esistenza e della trama del Grande Parassita, allora entra in funzione
l'estremo ed il piú subdolo espediente dell'Usurocrazia Mondiale,
preordinato alla sterilizzazione della verità, onde questa evapori in
fretta, senza avere fecondato alcun seme (Richard Harwood è autore di
Hauschwitz o della soluzionefinale.- storia di una leggenda, Le Rune, Milano
MCMLXXVIII. Paul Rassinier è autore di alcuni libri di demistificazione sul
genocidio ebraico da parte dei Nazisti. Arthur R. Butz è autore di The hoax
of the twentieth century, Historical Review Press,Brighton, England 1976) .
Il marchingegno del caso è la teoria cospirativa della storia. Questa
teoria viene tirata immancabilmente in ballo quando nel sistema censorio
dell'Impero Mondiale del Capitale si apre una falla e ne sfuggono dati e
notizie che il Potere Economico Mondiale, per salvaguardare la propria
esistenza, intende invece mantenere incognite o incomprese sulla terra. In
tale caso, non potendosi negare l'evidenza , se ne prescinde del tutto,
sminuendone la forza d'impatto nell'opinione pubblica in via surretizia e
cioè incollandole sopra, ben visibile, un'etichetta dogmatica, concepita
come squalificante e discreditante: quella, appunto, della teoria
cospirativa della storia.
Et voilà, les jeux sont faits! Questo metodo di distruzione per
denigrazione delle argomentazioni dell'avversario politico, del
dissenziente, del non conformista ha un'efficacia straordinaria, dato che i
Manipolatori di Capitali hanno il pieno controllo, già lo si è detto, di
tutti i mass-media. Si tratta di un metodo repressivo che ha fatte vittime
illustri negli ultimi due secoli. Si pensi, ad esempio, all'abbè Barruel,
autore di una monumentale, demistificante storia della Rivoluzione Francese
(Abbè Augustin Barruel, Memoires pour servir a l'histoire du jacobinisme,
Edition de Chirè, 2 voll., Vouillè 1973, France). Si pensi come altro
esempio, a Lèon de Poncins, autore di libri fondamentali sulla Massoneria,
sull'Ebraismo, sul Comunismo, con i quali ha svelato molti dei retroscena
della Rivoluzione Mondiale. Si pensi anche a Nesta H.Webster, a Maurice
Pinay, al Werner Sombart del libro Gli Ebrei e la vita economica. Per tutti
la medesima sorte: la scomunica da parte della intellighentia ufficiale ed
il confino nel ghetto dei visionari, dei volgari contafrottole, dei
farneticanti, degli inattendibili.
Da questo tipo di censura repressivo, basato sulla distruzione della verità
per falsificazione e dell'avversario per denigrazione, nessuno dei momenti
angolari della storia moderna e contemporanea è uscito indenne. Il senso
vero e profondo degli avvenimenti è stato sistematicamente schermato
dall'ordo clausus degli intellettuali organici. Dei fatti sono state
rappresentate ed evidenziate le apparenze di comodo, non l'intima sostanza.
Le voci discordi sono state private di ogni cassa di risonanza. Ciò,
appunto, al servizio e nell'interesse del Grande Parassita.
4. Fascismo e Nazionalsocialismo: il riaffiorare della Tradizione.
«L'immenso catechismo della storia in divenire», ha scritto Adriano
Romualdi, «pone in luce filoni di vero oro per poi ricoprirli e nuovamente
farli riapparire agli occhi di uomini nuovi, remoti nel futuro. Queste vene
auree, affioranti a tratti dall'oscurità come dal buio delle viscere dei
monti, affondano le loro invisibili radici nell'essere. Noi chiamiamo
valori questi filoni spirituali».
Al primo volgere degli anni '20 di questo secolo, tutto procedeva nel modo
migliore per i Manipolatori di Capitali. L'Impero Germanico era stato
battuto ed umiliato, l'Impero Austro-Ungarico frantumato, l'Autocrazia
Zarista cancellata. Nella forma del Liberalcapitalismo oppure in quella del
Socialcomunismo, il dominio del Potere Economico Mondiale era esteso, senza
eccezioni, a tutta la terra. I popoli, devitalizzati dai dogmi rivoluzionari
dell'egalitarismo e dell'internazionalismo, irretiti nei rituali
democratico-parlamentari, apparivano impossibilitati ed incapaci a
scrollarsi di dosso l'occulto giogo. Ma proprio in quei medesimi anni '20
tornò improvvisamente a discoprirsi agli uomini il filone spirituale della
primigenia Tradizione, assumendo in Italia le forme del Fascismo, in
Germania quelle del Nazionalsocialismo.
Ciò fu reso possibile dall'apparire di due Capi di eccezionale talento
politico, Benito Mussolini ed Adolf Hitler, fascinatori di masse,
suscitatori di atmosfere teofaniche. «Il fascismo rappresenta», proclamò
Mussolini, «un principio nuovo fra gli uomini. Esso è l'antitesi netta,
categorica, definitiva di tutto il mondo della Democrazia, della
Plutocrazia, della Massoneria: di tutto il mondo, per dirla in una parola,
degli immortali princìpi dell'89». E ancora: «La lotta fra i due mondi non
ammette compromessi: o noi o loro. 0 le nostre idee o le loro. O il nostro
Stato o il loro».
Fu dunque chiaro fin dall'inizio che il nuovo movimento politico, che andava
prendendo consistenza in Italia, si proponeva come portatore di una
concezione di vita in tutto antitetica a quella materialistica ed
economicistica, sulla quale aveva poggiate le sue fondamenta l'impero
Mondiale del Capitale. Di fatto, ai sistemi del Liberalcapitalismo e del
Socialcomunismo il Fascismo contrappose il modello dello Stato organico a
struttura corporativa, istituzionalmente inteso ad eliminare la lotta di
classe attraverso la fisiologica Conciliazione degli interessi dei
lavoratori con quelli dei datori di lavoro. Inoltre, per rimarcare la
propria totale estraneità rispetto al regno della quantità dei tempi
moderni, situò le proprie radici spirituali nel Mito della Romanità.
«Roma», enunziò Mussolini,«è il nostro punto di partenza e di riferimento.
E' il nostro simbolo, è il nostro mito». E fu come un ponte gettato sopra
uno iato di secoli, per riprendere contatto con l'unico retaggio veramente
valido di tutta la storia svoltasi su suolo italiano.Anche Hitler avvertì la
necessità insopprimibile della lotta ad oltranza contro il Potere Economico
Mondiale, con speciale riguardo alla sua componente ebraica, onnipresente e
potentissima in Germania. In tale Nazione, per ciò, egli dette il via ad
una economia di mercato guidata, facendo entrare in circolazione cartamoneta
autarchica, ossia a fattore-lavoro (R. Sédillot, Storia delle monete,
Armando, Roma 1975, p. 148.) , del tutto svincolata dai circuiti di potere
dell'Alta Banca Internazionale, ed istituendo un rigido controllo degli
scambi, in modo che i partners commerciali esteri della Germania fossero
obbligati, nella maggiore parte dei casi, a spendere in Germania stessa i
loro ricavi. «Ein Reich, ein Volk, ein Fuhrer!», fu questa la parola d'
ordine fondamentale del Nazionalsocialismo, anch'esso radicato sopra un
deposito di verità tradizionali, trasmesso dal fondo delle età. A giudizio
di Savitri Devi, il sistema hitleriano, spogliato di quanto la sua
espressione tedesca poteva avere di contingente, fu un riaffiorare della
Tradizione primordiale iperborea, quella stessa che aveva avuto nel
Brahamanesimo la forma vivente piú antica (Savitri Devi, L'India e il
nazismo, Ed. All'Insegna del Veltro, Parma 1979, p. 49.). Pure
nell'immediata eccellenza dei risultati conseguiti, sia in politica interna
che estera, Mussolini ed Hitler rimasero ben consapevoli che, a lungo
andare, il gioco perverso dei manipolatori di Capitali, arbitri tanto del
mercato finanziario internazionale quanto delle scelte politiche dei Governi
democratici, sarebbe riuscito a soffocare la vitalità economica dell'Italia
fascista e della Germania nazionalsocialista, qualora il Fascismo e il
nazionalsocialismo fossero rimasti anomali fenomeni isolati, incapaci di
ramificare anche altrove.
Mussolini, certo della capacità di autoaffermazione della concezione del
mondo fascista nella coscienza dei popoli, mirò apertamente ad assecondare
la spontanea fascistizzazione dell'Europa, preludio alla nascita di una
grande Federazione Europea, affrancata dal dominio dell'Impero Mondiale del
Capitale.
«Ovunque in Europa», testimonia Leon Degrelle, «Si guardava a Mussolini, si
studiava il Fascismo, se ne ammirava l'ordine, lo slancio, le prestigiose
realizzazioni politiche e sociali». E che fosse realmente così lo conferma
lo storico contemporaneo H.W.Neulen: «All'inizio degli anni '30 il Fascismo
italiano divenne il modello di tutti i fascismi europei e Roma la Mecca dei
militanti antiliberali ed antimarxisti della Francia, della Romania, della
Jugoslavia, dell'Ungheria. Influenzati dalle idee di Mussolini sullo stato
e sulla società, in tutta l'Europa sorsero partiti e movimenti che si
ispiravano a Roma ed annunziavano la lotta ai partiti borghesi e
comunisti(H. W. Neulen, L'Eurofascismo e la seconda guerra mondiale, Volpe,
Roma 1982,) .
Mentre il Fascismo si diffondeva sempre più in Europa in virtù del suo
messaggio di liberazione, Hitler iniziò a battere per la Germania una via di
potenza alquanto differente, giacchè la weltanschauung nazionalsocialista,
incentrata sul mito della razza e sul concetto dello spazio vitale,
postulava l'uso delle armi. L'idea del Fuhrer fu quella di dare vita ad un
Impero Germanico della Nazione Tedesca, ossia ad un blocco europeo
autosufficiente, in grado di sottrarsi a qualsiasi pressione o
condizionamento extraeuropeo, egemonizzato e diretto dalla Germania, e nel
Mito del XX secolo, di Rosemberg. Fu straordinaria ed entusiasmante la
fioritura di giovani grandi Capi nell'Europa del Fascismo: oltre ad Hitler
ed a Mussolini, emerse Codreanu, si rivelò De Rivera, e Szalasi, e Pavelic,
e Degrelle, e Mosley, ed altri ancora. Ed incominciò a formarsi anche una
nuova specie di uomini: uomini puri, dallo spirito incontaminato,
dall'intelletto incorrotto, destinati ad essere quella Razza di Signori che
Hitler chiamava a vegliare per i tempi venturi sulla Fortezza-Europa.
L'uomo nuovo del Nazionalsocialismo germanico trovò espressione nelle SS, le
leggendarie formazioni di asceti guerrieri, non indegni epigoni degli
antichi spartani.
L'uomo nuovo del Fascismo italiano si sarebbe dovuto formare alla Scuola di
Mistica Fascista, fondata da Niccolò Giani. Tuttavia non vi fu il tempo
per realizzare nulla: non per precisare o consolidare ciò ch'era appena
abbozzato, non per maturare ciò ch'era soltanto intuito. Ebbe inizio la II
Guerra Mondiale, l'immane conflitto armato tra le forze della Tradizione e
le forze della Rivoluzione. Non è il caso di approfondire qui i come ed i
perchè dello scontro mortale, tanto essi appaiono scontati ed ovvii. Il
binomio Fascismo-Nazionalsocialismo e quello
Liberalcapitalismo-Socialcomunismo erano portatori di concezioni di vita
antitetiche, l'una negativa dell'altra: dunque non potevano coesistere. In
una tale ottica, perde rilevanza la causa contingente della guerra. Lo
scontro armato era necessario al Grande Parassita: prima per sopravvivere,
poi per conservare il dominio sui popoli. Ma, di fatto, era una via
obbligata anche per le Nazioni del Nazionalsocialismo e del Fascismo: prima
per affrancare l'Europa dalla trama dello sfruttamento, poi per edificarvi
una civiltà millenaria, fondata sui valori della Tradizione.
La Plutocrazia Cosmopolita chiamò a raccolta le forze di tutti i suoi Stati
serventi, allineando sul campo di battaglia gli eserciti della Gran
Bretagna, degli USA, dell'URSS, della Francia e di decine e decine di altri
paesi di tutto il mondo. Al fianco delle civiltà solari dello
Svastica e del Fascio Littorio, serrò le fila un'altra antica civiltà
solare: quella del Giappone. Esiste un bellissimo libro
di Adriano Romualdi, intitolato «Le ultime ore dell'Europa», che narra
l'epilogo amaro di quella lotta drammatica e, quanto altre mai, crudele e
sanguinosa. Nell'Aprile 1945 le ultime Waffen-SS caddero, senza arrendersi,
nell'estrema difesa di una Berlino divenuta uno spettrale cumulo di macerie.
La migliore gioventú europea era accorsa volontaria nelle loro file e vi
aveva sacrificato la vita, nel sogno dell'Europa Fascista come patria comune
del domani.
5. Yalta: il patto degli sciacalli
Nel febbraio 1945, Roosevelt, Stalin, Churchill s'incontrarono in quel di
Yalta e concordarono pariteticamente i principi direttivi, ai quali la
successiva Conferenza di Potsdam si sarebbe poi attenuta nel fissare la
nuova sistemazione territoriale ed economica del mondo del dopoguerra. Tale
almeno è la tesi dei libri di storia che godono del placet del Grande
Parassita, i soli ammessi a fare cultura nelle scuole, nelle università, nei
seminari di studio, nei circoli accademici, nelle biblioteche. Aggiungono
tali libri che le decisioni allora adottate dai vincitori furono ispirate al
bene dell'umanità, in quanto mirarono ad assicurare al mondo un futuro di
pace e di prosperità.
Occorre forse specificare che si tratta - more solito- di una versione
completamente falsa e menzognera di ciò che accadde veramente? La
verità è che gli ebrei Roosevelt e Stalin, sicari eminenti del Potere
Economico Mondiale, dopo avere straziata l'Europa piú di quanto ogni
esigenza prettamente bellica richiedesse, ne spartirono sciacallescamente le
spoglie in due quantità piú o meno equivalenti, annettendole in forma
vassallatica l'una al Sistema Liberalcapitalista e l'altra a quello
Socialcomunista dell'Impero Mondiale del Capitale, in esecuzione di un
accordo, ch'essi avevano raggiunto segretamente già dal 1943. La prova di
ciò è data da Pierre Virion, il quale riporta in un suo libro, intitolato
«Une super et contre-Englise. Bientot un Gouvernement mondial?», una lettera
segreta del 20 febbraio 1943, inviata da Roosevelt a M.Zabrousky, Presidente
del Giovane Consiglio d'Israele nonchè agente di collegamento con Stalin,
per dare a quest'ultimo assicurazioni precise in merito alla spartizione da
effettuare a guerra conclusa.
E' scritto in quella lettera, fra l'altro: «Noi accorderemo all'URSS un
accesso al Mediterraneo, verremo incontro ai suoi desideri concernenti la
Finlandia ed il Baltico, esigeremo dalla Polonia una giudiziosa attitudine
di comprensione e di compromesso. Stalin conserverà un vasto campo di
espansione negli incoscienti piccoli paesi dell'est-europeo e recupererà
totalmente territori che sono stati temporaneamente strappati alla
grande Russia. E soprattutto: il pericolo tedesco, dopo la spartizione del
III Reich e l'incorporazione dei suoi pezzi e degli altri territori, sparirà
definitivamente , sparirà in quanto pericolo per l'URSS, per l'Europa, per
il mondo intero. Quanto all'Asia: d'accordo con le sue richieste, salvo
complicazioni ulteriori. Quanto all'Africa: che volete? Gli USA entrano
parimenti nella partita per diritto di conquista e pretenderanno
necessariamente qualche punto vitale per le loro zone d'influenza» (P.
Virion, Bientot un gouvernement mondial? Une super et contre-eglise,
EdSaint-Michel, Saint-Céneré, Maienne 1967, France). Ma la lettera
ricevuta da Zabrouskj conteneva anche taluni altri accenti, ch'è parimenti
necessario riportare, per introdurre il discorso sulla Sinarchia Universale,
progetto di un nuovo ordine mondiale, finalizzato a trasfondere linfa di
vita perenne nelle vene del Grande Parassita.
6. Origine ed evoluzione storica del progetto sinarchico. Diceva ancora
Roosevelt, nella sua lettera a Zabrousky: «Nella riorganizzazione futura
del mondo del dopoguerra, l'URSS farà Parte del Consiglio d'Europa e del
Consiglio d'Asia. Alla pari dell'Inghilterra e degli USA, l'URSS sarà
membro dell alto Tribunale, che sarà creato per risolvere le divergenze fra
le nazioni. Riserviamo alla Francia, come premio per la sua resistenza
d'oggi ma come castigo per la sua debolezza di ieri, un Segretariato con
funzioni consultive ma sprovvisto di diritto di voto».
Consiglio d'Europa.., Consiglio d'Asia.., Alto Tribunale:donde traeva
Roosevelt espressioni di quella fatta, inconsuete ed inevocanti per
l'opinione pubblica degli anni '40 ed ignote ai piú anche oggi? Bene, per
rispondere ad un tale interrogativo, occorre inoltrarsi dietro le quinte
della storia e prendervi conoscenza di un particolare filone cospirativo:
quello mirante ad instaurare sulla terra, attraverso il sincretismo di tutte
le ideologie politiche e religiose, un nuovo modello
politico-economico-sociale, dotato d'intrinseca definitività, individuato
col nome di Sinarchia Universale. Chi voglia compiere
un'indagine storica sulla idealità sinarchica, dalla sua prima origine alla
condizione attuale, può trarre non indebite mosse addirittura da Mosè. Si
legge infatti nel libro di Saint-Yves d'Alveydre, intitolato "La mission des
Juifs": «La forma di governo istituita da Mosè, dietro ordine del proprio
iniziatore Jethro in nome di Javè, non fu altro che la Sinarchia».
Quale esperimento sinarchico può essere riguardato anche il rozzo
sincretismo religioso promosso circa 300 anni piú tardi da re Salomone, il
quale fece erigere in Gerusalemme, a fianco dello splendido Tempio di Javè,
altri templi, dedicati ad Astarte, a Milcom, a Camos e ad altri Dei coevi
(S.Hutin, Governi occulti e società segrete, Mediterranee, Roma 1973, p.
185).
.Qualche studioso intravede nella Repubblica di Platone la prima esplicita
teorizzazione di un modello sociale ispirato all'ideale sinarchico. In
realtà, la nascita del pensiero sinarchico, come consapevole teorizzazione
politica, non è anteriore al XVII secolo, legandosi al nome di Jan Amos
Komensky (1592-1670), detto Comenius. Secondo Comenius, le
forme culturali, politiche, religiose avrebbero dovuto essere
universalizzate attraverso le seguenti tre organizzazioni internazionali:
1) il Tribunale dei Letterati (o Consiglio della Luce), avente il compito di
controllare ovunque la stampa, le librerie, i metodi ed i programmi
d'insegnamento, la cultura in genere;
2)il Tribunale Ecclesiastico (o Tempio della Pansofia), avente la missione
d'instaurare l'ecumenismo delle religioni del mondo, secondo un modello
tipicamente massonico;
3) il Tribunale Politico (o Aeropago del Mondo), con la funzione di
assicurare la giustizia e la pace fra i popoli. Dopo Comenius tuttavia il
pensiero sinarchico tornò nell'ombra per quasi due secoli, durante i quali
l'ingegno dei costruttori d'ideologie rivoluzionarie si applicò soprattutto
alla sistemazione concettuale del Liberalcapitalismo, nel quale era stato
intuito lo strumento ottimale e vincente Per frantumare, a favore
dell'emergente Classe Borghese, strumentalizzata dai Manipolatori di
Capitali, le strutture del potere teocratico, fondamento dell'egemonia
sociale della Nobiltà e del Clero. Poi, in pieno trionfo del
Liberalcapitalismo e mentre il messianismo ebraico andava per suo conto
riattualizzandosi negli schemi teorici del Socialcomunismo, il progetto
sinarchico tornò a fiorire, grazie alle riflessioni di Saint-Yves d'Alveydre
(1842-1909). Iniziato all'esoterismo cabalistico ed in rapporti di
assiduità con martinisti, spiritisti e teosofisti, Saint-Yves d'Alveydre
sostenne in numerosi scritti l'opportunità di dare vita ad una Chiesa
Universale, risultante dalla paritetica unione delle varie religioni, sotto
l'alta ispirazione della Cabala: in realtà, sotto il controllo della
Massoneria. La vagheggiata Chiesa Universale avrebbe dovuto accogliere nel
suo abbraccio le seguenti chiese particolari:
1) la Chiesa del Vangelo;
2) la Chiesa di Mosè;
3) la Chiesa dei Veda;
4) la Chiesa Protestante;
5) la Chiesa Islamica;
6) la Chiesa Buddista.
Anche l'organizzazione politica dei popoli avrebbe dovuto ispirarsi ad una
concezione universalistica analoga, assorbente rispetto alle forme politiche
particolari. Questi gli organi previsti:
1) un Consiglio delle Chiese Nazionali, competente in materia di religione,
di scienza, di cultura in genere;
2) un Consiglio degli Stati Nazionali, competente in materia di politica e
di giurisdizione;
3) un Consiglio dei Comuni Nazionali, competente in materia di economia, di
lavoro, di progresso civile.
Contemporaneo di Saint-Yves d'Alveydre fu l'abbè Roca (1830-1893), anch'egli
attivissimo propagatore dell'idea della Chiesa Universale in chiave
massonica. Roca, piú che all'opera della produzione intellettuale, si
dedicò a quella del proselitismo, mirando in particolare all'indottrinamento
dei membri del Clero, ch'egli pensò di trasformare in agitatori politici,
esortandoli a partecipare alle ordinarie attività lavorative e sindacali
della gente comune.
L'abbè Mélinge, noto con lo pseudonimo di dottor Alta, e l'abbè Lelong, noto
con lo pseudonimo di Siouville, ambedue collegati con società segrete di
matrice massonica, proseguirono nel XX secolo lungo la medesima via
dell'abbè Roca. Il principio della immanenza del divino nel mondo fu la
cornice concettuale predisposta dal dottor Alta per inquadrare col migliore
risalto la tesi, già sostenuta dall'abbè Roca, che i princìpi religiosi
devono marciare con la storia e subire così un processo costante di
revisione e di aggiornamento, funzionale al generale progresso sociale.
Siouville si agganciò a tale enunciato con un libro del 1925, intitolato «Il
principe di questo mondo ed il peccato originale», nel quale andò a
sostenere che la Chiesa Cristiana aveva tradito ed abbandonato il vero
insegnamento di Cristo da piú di mille anni e che dunque s'imponeva la
rigenerazione della Chiesa stessa attraverso la realizzazione di una mistica
democratica, ispirata appunto alla concezione della immanenza del divino
nell'umano. L'ideazione della mistica democratica, tendente ad accreditare
nell'opinione pubblica il primitivo Cristianesimo quale progenitore di un
socialismo purificatore e redentore, da porre a fondamento di un ordinamento
sinarchico venturo, corrispose, nell'area culturale di lingua francese,
all'esigenza di spostare il progetto sinarchico dal piano della proposizione
teorica a quello dell'operatività politica. Era stata la Massoneria a dare
nel 1922 il segnale della nuova fase da iniziare. «Non dobbiamo avere alcuna
esitazione», essa aveva proclamato, «nel fare la guerra a tutte le
religioni. Riprendiamo dunque la nostra feroce lotta di sempre al grido
rinnovato di Voltaire: "Schiacciamo l'infame! ".
Quello stesso anno era stato costituito in Francia il Mouvement Synarchique
d'Empire,organizzazione segreta avente il preciso scopo di promuovere la
nascita nel mondo del Nuovo Ordine Sinarchico.
En passant con riferimento all'opera teoretico-politica svolta da Saint-Yves
d'Alveydre, dall'abbè Roca, dal dottor Alta, da Siouville e dal Mouvement
Synarchique d'Empire, si è usata l'espressione di area culturale di lingua
francese. Tale accenno qualificativo è stato fatto a ragion veduta e
corrisponde, ancora una volta, ad una esigenza di chia......