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mosca...@gmail.com> wrote:
> La realtà era che l'esercito borbonico era contro il suo re, Ferdinando,
> odiato dai siciliani particolarmente. Inoltre Cavour corruppe gli
> ufficiali. Inoltre i siciliani fecero una rivoluzione, repressa poi da
> Nino Bixio. La vera guerra cominciò dopo, con 30 anni di "brigantaggio", alias resistenza.
Che i generali napoletani fossero stati corrotti mi pare sia solo una
chiacchiera borbonica, dovuta credo all'incapacità di accettare che un
pugno di uomini abbia sconfitto un esercito regolare. Quale sarebbe la
documentazione al riguardo? Ci sono molte pure e semplici dicerie che sono
diventate negli ultimi anni, grazie a un'ampia pubblicistica, "verità
alternative" indiscusse.
I fatti sono sufficientemente spiegati dalla pura e semplice incompetenza
dei comandanti napoletani, vecchi e selezionati per vicinanza ai maneggi di
corte più che per capacità. Va ricordato che l'esercito serviva
principalmente per il controllo e la repressione interna, non per la
difesa. E proprio l'esercito aveva costituito negli anni precedenti un
vivaio di "rivoluzionari" (da Guglielmo Pepe a Pisacane): per i Borboni
fedeltà e incompetenza erano proprio le doti più rassicuranti in un
generale.
È vero che in Sicilia i borboni erano amati pochissimo un po' da tutta la
popolazione, trasversalmente, a partire dalle classi dirigenti fino ai
contadini. E l'esistenza di una rivoluzione in atto è stato proprio
l'argomento con il quale si convinse Garibaldi a intervenire. Ma al momento
dello sbarco non c'era proprio nessuna rivoluzione e fino a Calatafimi i
siciliani stettero a guardare. L'esercito borbonico, da parte sua, ha
combattuto come doveva.
Si tende spesso a dimenticare che Garibaldi, oltre a essere un grande
motivatore, ha avuto anche doti militari non indifferenti. Combattendo
quasi sempre in condizioni di grave inferiorità, si è spesso distinto (come
tutti i grandi comandanti) per la capacità di sorprendere e prendere in
contropiede gli avversari. Sul campo di battaglia il disorientamento, la
confusione e il panico sono armi potentissime.
Per cui, tornando al thread principale, direi che la campagna dei Mille sia
senz'altro tra quelle da includere in una classifica delle guerre vinte in
condizioni di grave inferiorità. Anche perché, a differenza ad esempio dei
conquistadores spagnoli o di greci e persiani, ha visto scontrarsi
avversari omogenei sul piano culturale e tecnologico.
Ma per conto mio metterei in uno dei primi posti la guerra dei sette anni
di Federico II.