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Il calendario tebaico - origine e storia millenaria dei decani astrologici [long]

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Bhisma

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Oct 10, 2015, 1:34:18 PM10/10/15
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Il "Calendario Tebaico", o tebano, ancor oggi largamente diffuso in
astrologia, altro non è che una tavola zodiacale dove ognuno dei
dodici segni, cui è associato un "genio", e' suddiviso in tre decani
di dieci giorni, a ognuno dei quali corrisponde uno "spirito
planetario". Per ognuno dei giorni è presente una figura associata a
un motto, suscettibille di svariatissime interpretazioni [1]
Per quanto ci siano differenze, rivisitazioni, modifiche dovute a
questo o a quell'astrologo, medium etc, praticamente tutte le versioni
contemporanee del "Calendario Tebaico" sono riconducibili alla
versione che ne diede Paul Christian (al secolo Jean-Baptiste Pitou)
nel suo manuale romanzato di occultismo "L'homme rouge des Tuileries",
uscito in Francia nel 1863. [2]

Al di là dell' uso attuale tristemente fuffarolo di questa tavola, è
tuttavia possibile rintracciare in modo solido attraverso la sua
storia il filo che lega, se non proprio questa versione del Calendario
Tebaico almeno il concetto ad essa soggiacente, suddivisione dello
zodiaco in decani quinari e gradi, assegnazione di motti ed immagini
magici e talismanici ad ognuno di essi etc. sin dalla più remota
antichità, dall'Egitto antico all'antichità grecoromana, dal medioevo
bizantino ed arabo, al rinascimento e all'occultismo moderno.

Il "Calendario Tebaico" dei giorni nostri come pubblicato da
Christian, comparirebbe più o meno "as is" in Giuseppe Scaligero, un
eminente umanista e storico del XVI° secolo che fece approfonditi
studi comparativi su calendari e misurazioni del tempo antiche.
Scaligero lo avrebbe ripreso da Abraham Ibn Ezra, un celeberrimo
sapiente ebreo spagnolo vissuto nel XII° secolo che effettivamente
presentò una tavola del genere nel suo "I principi della sapienza" [3]
Ma far risalire il Calendario tebaico alla Tebe dell'antico Egitto,
come comunemente si fa, non è una mera favola.

In primo luogo esiste una testimonianza antica molto nota che potrebbe
aver suggerito quest'idea. Diodoro Siculo, uno storico siceliota del
I° sec. a.e.v. che viaggiò in Egitto, magnificando la grandiosità dei
monumenti della città di Tebe e della tomba del faraone Ozymandias
(Ramesse II) che vi si trova, scrive che il monumento una volta era
coronato da <<a circular border of gold crowning the monument, three
hundred and sixty-five cubits in circumference and one cubit thick;
upon this the days of the year are inscribed, one in each cubit of
length, and by each day the risings and settings of the stars as
nature ordains them and the signs indicating the effects which the
Egyptian astrologers hold that they produce.This border, they said,
had been plundered by Cambyses and the Persians when he conquered
Egypt.>> [Bibl. Histor. 1, 49] Non a caso, subito dopo, Diodoro passa
a vantare l'antichità e la grandezza degli antichissimi
astrologi/astronomi tebani, i primi a inaugurare un calendario solare
etc.

In secondo luogo e direi molto più significativamente, abbiamo
documentazione archelogica della raffigurazione di decani astrologici
su svariati sarcofagi di legno del Primo Periodo Intermedio e del
Medio Regno (cioé grosso modo sin dal secondo millennio a.e.v.).
Originariamente si tratta di pura simbologia astronomica, di una sorta
di orologio siderale notturno che indica per un periodo di dieci
giorni l'ora della comparsa di una data stella. Si ritiene però che
piuttosto precocemente questa osservazione si cristallizzi in "figure
di genii", le "anime delle stelle degli dèi" che assumono grande
potere magico-religioso autonomo, sino ad approdare alla concezione
evidente nell'assai più tarda iscrizione del tempio di Kom Ombos in
onore di un re tolemaico (probablimente Tolomeo VIII) <<I decani
brillano dopo il Sole. Essi camminano in cerchio, levandosi luno dopo
l'altro; appaiono dopo che si è coricato, alla loro ora secondo la
stagione. O voi, anime delle stelle degli dei, che vi innalzate per
promettere dei benefici, fate innalzare il figlio del Sole, il signore
dei diademi, Tolomeo eterna mente vivo, lìamico di Ptah e di Isis,
come vi innalzate voi stesse” [3]
Ora, sfortunatamente, dell'astrologia egizia antica e dei suoi
rapporti con l'astrologia babilonese sappiamo ben poco, in realtà. Ma
sappiamo con sicurezza che la "Sphaera barbarica", ovverossia una
rappresentazione della sfera celeste diversa da quella dell'astronomia
greca ("Sphaera Graecanica", Eudosso, Arato di Soli che principalmente
influenzerà le successive concezioni astrologiche e lo stesso Tolomeo)
è di derivazione egizio-babilonese. Alla "Sphaera Barbarica"
nell'astrologia successiva sono sempre riferite le tavole dei decani,
quinari e gradi dello zodiaco, e le loro rappresentazioni grafiche,
onomantiche, motti etc (detta anche "astrologia monomerica".
Anche nella "Sphera barbarica" si può ricorrere alle osservazioni
planetarie ("Siderea clara") ma essa è ritenuta portatrice di una
sapienza ancora più occulta e magico-talismanica (Miriogenesi) che
altro non sono che le attribuzioni dei decani etc.

Il fascino di questa concezione è attestato da importanti autori
romani e greci. Sappiamo ad esempio che Nigidio Figulo, un filosofo
pitagorico romano del I° sec, a.e.v. di notevole importanza politica
sociale e culturale (fu amico di Cicerone, pompeiano, etc.), scrisse
un trattato oggi perduto sulla rappresentazione della sfera celeste,
il "De sphaera", che sappiamo essere stato imperniato su una "Sphaera
Grecanica" e una "Sphaera Barbarica".
Un altro testo importante sull'argomento è stato lasciato da Firmico
Materno, autore prima pagano e poi cristiano del tardo impero nel suo
"De nativitatibus", il testo che forse più di ogni altro influenzò
l'astrologia medievale, che però riporta solo "i motti" e non le
immagini dei decani.
Ma il concetto dei decani della loro rappresentazione etc. viene fatto
risalire da autori medievali come Psello ed antichi come Porfirio a un
non molto altrimenti conosciuto "Teucro il babilonio". La nota più
lunga su di lui di cui disponiamo è appunto quella di Michele Psello
(Bisanzio, XI secolo) che nel suo "Perì paradóxon anagnosmáton"
scrive “Mediante i libri di Teucro il Babilonio si potrebbero
acquisire molte cose più che meravigliose, e mediante i segni
zodiacali che sono nel cielo e mediante (gli astri) che si levano
con ciascuno di essi e mediante i cosiddetti decani,
procacciandosi risorse di ogni tipo nelle differenti questioni.
Sono infatti annoverati in ciascuno dei segni tre decani che
hannovarie forme, l’uno dei quali reca un’ascia, l’altro che raffigura
qualche altra immagine; se tu incidi le loro immagini e le loro
figure sul castone, ti tuteleranno da ogni ingiuria. Queste
cose [han detto] Teucro e i più qualificati nello studio dei fenomeni
celesti alla sua maniera”. Varie sono state le speculazioni su
Teucro, ma in buona sostanza non sappiamo altro su di lui, né quando
visse (certo prima di Porfirio, III° secolo, ma oltre questo terminus
ante quem non si va) né dove, dato che il termine "babilonio" potrebbe
essere anche riferito ad una cittadina egizia e non alla metropoli
babilonese. In ogni caso da Teucro originano una molteplicità di testi
astronomico-astrologici, tutti della stessa natura del "Calendario
Tebaico", che sarebbe lunghissimo seguire nelle loro varie comparse,
alessandrine, greco-romane, bizantine, arabe, medievali etc. e per i
quali come per le altre notizie che sono andato sin qui espondendo
rimando ai due saggi linkati nelle note 3 e 4.

La questione si fa ancora più complessa per l'astrologia
rintracciabile nei testi ermetici. Non si è nemmeno sicuri se sia di
derivazione greca "travestita" da egizia, o di derivazione
effettivamente egizia condita di filosofia greca, anche se alcuni
frammenti dell' "Antologia" di Stobeo (VI° secolo, area bizantina,
cita spesso più antichi testi ermetici) che assegnano preminente
importanza cosmologica ai decani sembrerebbero di precisa derivazione
egizia. Per questo problema, e per le relazioni ancora più complicate
tra questi aspetti cosmologici e la tradizione cristiana antica,
gnostica, esseni, papiri di Nag Hammadi eccetera rimando al capitolo
"Ermetismo" del saggio "Scienza greco-romana. Astrologia" di T.
Barton [5]

In ogni caso, attraverso un complicato gioco di influenze tematiche e
di reciproche influenze la tematica arriverà sino all'India (difficile
dire se per produzione autoctona o per mediazione alessandrina prima
ed araba poi) per poi tornare a riscuotere estremo interesse
nell'Europa medievale e rinascimentale.

Nel 1300 Pietro d'Abano, il celebre medico filosofo matematico ed
astrologo, morto in prigione durante un processo per eresia ed
ateismo, si era interessato molto dei decani traducendo pure lui, tra
l'altro, quell'Abraham ibn Ezra ebreo che verrà poi ripreso nel 1500
da Scaligero. Si suppone comunemente che questo lavoro sia stato alla
bade del ciclo astrologico di affreschi del Salone del Palazzo della
Ragione di Padova, originariamente dipinti da Giotto e poi
riaffrescati dopo essere stati distrutti da un incendio [6]

Ma dove la ridondante complessità di questi rimandi testuali e
figurativi e del loro intrecciarsi, del loro reciproco influsso e del
loro comporsi in una visione del mondo umnanistica letteralmente
esplode in trionfali rappresentazioni artistiche rinascimentali del
massimo interesse figurativo, storico e culturale è nel il celebre
ciclo pittorico degli affreschi del Salone dei Mesi a palazzo
Schifanoia a Ferrara (1470 circa) (e negli altri influssi del genere
ravvisabili nelle corti rinascimentali italiane).
Gli studi critici hanno messo in evidenza come le fonti
astronomico-astrologiche del ciclo d9 Ferrara siano almeno tre: la
tradizione astronomica occidentale veicolata da Marco Manilio ed altri
per la fascia dello "zodiaco olimpico", la tradizione "barbarica"
veicolata attraverso la mediazione di Albumasar (Abu Ma'shar
al-Balkhi, IX secolo, Baghdad, autore di celebri trattati che tradotti
in latino ebbero la massima diffusione nell'Occidente medievale) per
la fascia dei decani e il "Picatrix", trattato di "scienza magica
delle immagini", composto nella Spagna islamica verso l'XI secolo, che
ebbe anch'esso enorme successo in Occidente in una sua versione
latina. Per questo argomento, che è anche del massimo interesse per la
storia dell'arte e della cultura rinascimentali, rimando alla grande e
ben documentata disamina che ne ha fatto la rivista "Engramma", in
particolare nei numeri monografici 102 e 105 [7]



======
[1] Oltre all'uso astrologico-divinatorio di questa tavola, che ogni
veggente di turno al giorno d'oggi si interpreta a modo suo, magari
per averci "meditato su", è più interessante e meno noto il fatto che
essa fosse usata a scopi piuttosto diversi in associazioni segrete
esoteriche, a partire come minimo dal 1700. Per dirla in breve, essa
ricorre in procedimenti astrologici numerologici ed onomantici
prefissati e volti a determinare sia le "cifre" e i "nomi magici"
personali da attribuire all'iniziato prendendo un esame la sua
"costituzione occulta" e da usare in riti di catena e simili sia nomi
e simbologie da usare nelle operazioni magiche di evocazioni
invocazioni etc. E' impossibile dire se quest'uso rimonti alla più
remota antichità tradizionale come questi gruppi invariabilmente
affermano, ma credo che proprio a questo alluda già Cornelio Agrippa
quando nel 1500 nel suo "De Occulta Philophia" scrive (3, 16) <<Dodici
intelligenze principali presiedono pertanto ai dodici segni dello
zodiaco; trentasei altre intelligenze presiedono a un egual numero di
decani, settantadue altre ad altrettanti quinari celesti, alle favelle
umane e alle nazioni; quattro intelligenze presiedono alle triplicità
e agli elementi; sette intelligenze ai sette pianeti. A ciascuna è
stato conferito un nome e sono stati attribuiti segni chiamati
caratteri, che gli antichi adoperavano nelle invocazioni e negli
incantesimi e che incidevano sugli strumenti magici, sulle immagini,
sulle lamine, sugli specchi, sugli anelli, sulle carte, sui ceri e
simili, dimodochè quando operavano in funzione delle entità legate al
Sole facevano le loro invocazioni coi nomi del Sole e coi nomi dei
demoni solari, e cosi per le altre.>>

[2] Il Calendario tebaico di Paul Christian:
http://tinyurl.com/oe5z67v

[3] L. Bellizia "Da Teucro il Babilonio a Palazzo Schifanoia: i
Decani" http://tinyurl.com/p2jnbk5

[4] L. Bellizia "I "Paranatellonta" nella letteratura astrologica
antica" http://tinyurl.com/pzfo4ul

[5] T. Barton "Scienza greco-romana. Astrologia"
http://tinyurl.com/pbvq9hz

[6] M. Borgherini, E. Garbin: "Il monumento analogo. Rappresentazione
e comunicazione di un grande manufatto urbano: il Palazzo della
Ragione a Padova." http://tinyurl.com/nab9vps

[7] Indice dei contributi pubblicati in "Engramma" sul rapporto tra
arte e cultura astrologica nelle corti italiane del Rinascimento, con
particolare attenzione al ciclo del Salone dei Mesi di Palazzo
Schifanoia a Ferrara. http://tinyurl.com/q35fcnl

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