IL FATTO
Come tutti i fatti nudi e crudi, anche quelli di Guernica, se separati dal
movente, non direbbero quasi nulla a chi non già non li conoscesse, e
volesse da essi comprendere la dinamica dell'accaduto.
Nel pomeriggio del 26 aprile 1937, nel contesto della guerra civile
spagnola 1936-1939, accadde che la cittadina di Guernica, di circa 5000
abitanti, situata nella provincia di Vizcaya (Biscaglia) nei
semi-indipendenti Paesi Baschi, venisse distrutta da un violento incendio
che durò quasi due interi giorni, lasciando un cumulo di rovine. Degli
edifici della città ne risultarono distrutti il 71%, e i rimanenti
restarono più o meno gravemente danneggiati.
Nella notte tra il 26 e il 27 giunsero dalla vicina Bilbao numerosi
giornalisti, attirati dalla notizia del disastro subito annunciata dalla
radio. Tra essi, c'erano corrispondenti esteri che seguivano le vicende
della guerra civile, e uno di questi, George Steer, scrisse un accorato
articolo nel quale descriveva un attacco aereo condotto proditoriamente
dai tedeschi, alleati degli "insorti" di Francisco Franco, contro una
pacifica cittadina lontana dal fronte e senza alcuna importanza ai fini
bellici.
L'articolo fu pubblicato dal Times di Londra il giorno 28, e ripreso da
buona parte della stampa mondiale. L'impatto emotivo sul pubblico fu
violentissimo. L'indignazione nei confronti dei "metodi barbari" dei
fascisti divenne un'onda lunga anche grazie a Pablo Picasso, il quale si
trovava a Parigi ed era stato incaricato dal governo repubblicano
spagnolo, fin da gennaio, di dipingere un'enorme tela, che avrebbe dovuto
ricoprire un'intera parete del padiglione spagnolo all'Esposizione
Internazionale che si sarebbe tenuta di lì a poco nella capitale francese.
L'artista fu profondamente colpito dal dramma di Guernica, di cui lesse il
resoconto sulla stampa francese, e il dipinto fu da lui eseguito, a
partire dal 1° maggio, proprio sul soggetto del bombardamento di Guernica.
L'opera divenne in breve famosissima, e a dispetto del suo notevole
ingombro, fu portata in giro per l'Europa in mostre estemporanee, il cui
scopo era, tra l'altro, quello di raccogliere fondi a favore del governo
spagnolo, impegnato (e soccombente) nella sanguinosa guerra civile. La
vittoria di Franco, avvenuta nel 1939, indusse Picasso a rifiutare la
collocazione della propria opera in Spagna, finché non fosse tornato un
governo legittimo, e nel frattempo designò il MOMA (Musem Of Modern Arts)
di New York come depositario della tela di Guernica.
Nel dopoguerra, Guernica divenne un simbolo mondiale della PACE, una
testimonianza artistica della follia della guerra. Ma a dispetto del
nobile scopo di quella designazione, le polemiche politiche intorno a quel
fatto non accennarono a spegnersi: anzi, si rinfocolarono con maggior
virulenza.
CHI HA DISTRUTTO GUERNICA?
Come dicevo più sopra, i fatti non spiegano nulla, se non si trova un
responsabile e il suo movente. E qui inizia il "mistero" storiografico.
Nonostante l'articolo di Steer, che addebitava la responsabilità
dell'accaduto all'aviazione tedesca (la Legione Condor, dipendente dal
generale Sperrle, ma comandata in loco dal ten. col. Wolfram von
Richthofen), anche in virtù del ritrovamento di bombe incendiare inesplose
di fabbricazione germanica, la reazione di Francisco Franco fu di NEGARE
qualsiasi responsabilità da parte delle sue truppe e dei suoi alleati.
Guernica, sostenne dopo aver promosso un'inchiesta-farsa, era stata
distrutta dagli stessi baschi, che avevano preferito distruggere la città
con la dinamite, per poi darla alle fiamme: Movente? Impedire che cadesse
in mano al nemico.
Guernica era una città-simbolo. L'albero secolare che vi si trova
(miracolosamente sopravvissuto all'incendio) rappresenta l'unità del
popolo basco, e il solo pensare che la cittadina venisse deliberatamente
distrutta dagli stessi baschi era un'insulto al loro senso di identità.
Ritirarsi da Guernica lasciando terra bruciata era altresì una bestemmia
dal punto di vista tattico, perché il fronte era sufficientemente lontano,
truppe nemiche non si vedevano ancora all'orizzonte, e prima che a
Guernica, l'evacuazione sarebbe dovuto toccare in sorte a una dozzina di
altre cittadine.
Le bombe inesplose? Ma sì, l'aviazione aveva fatto un'incursione, quel
giorno, per distruggere un ponte fuori città, e può darsi che per un
errore di lancio QUALCHE bomba fosse caduta sulla periferia della città,
ma nulla di grave.
Per quanto assurda, quella tesi fu imposta in tutta la Spagna franchista,
perfino nei libri di scuola. In qualsiasi occasione gli venisse posta una
domanda su Guernica, il "generalissimo" Francisco Franco rispondeva
seccamente che era stata distrutta dai "rojos" in ritirata, punto e basta.
Il regime era sufficientemente oppressivo per scoraggiare gli oppositori
(e i testimoni oculari) dal denunciare pubblicamente l'evidente impostura,
cui nessuno in realtà credeva.
Il fatto che al di fuori della Spagna si continuasse a parlare di Guernica
"martirizzata" dai nazisti operanti per conto di Franco, era generalmente
liquidato come un cumulo di menzogne, montate ad arte dal giornalista
Steer, che venne addirittura accusato di essere un agente dei Servizi
inglesi, un provocatore incaricato dal suo governo di influenzare
l'opinione pubblica a sfavore degli insorti franchisti. Steer era solo un
corrispondente di guerra, che morì in Birmania nel 1944 facendo
onestamente il suo lavoro. Ma il linciaggio morale cui fu sottoposto in
Spagna ha lasciato pesanti strascichi, che durano tuttora, a giudicare
dall'accanimento con cui viene analizzata ogni singola parola di quel suo
famoso articolo, nel tentativo di dimostrare che fosse un deliberato
MENTITORE.
Ad accrescere il disagio dei franchisti vennero poi i memoriali degli
aviatori tedeschi, pubblicati dopo il 1945. Nella Legione Condor fecero
infatti esperienza alcuni degli "assi" resi celebri dal successivo
conflitto mondiale, da Hans-Ulrich Rudel ad Adolf Galland, i quali
ammisero di aver partecipato al bombardamento di Guernica. Lo stesso
Wolfram von Richthofen, deceduto in ospedale nel 1945, aveva annotato nel
suo diario la propria eccitazione per la "brillante operazione" contro la
cittadina basca. Senonché Galland, scrivendo nel 1953 (dunque ben conscio
dell'ascesa di Guernica, avvenuta nel 1949, a simbolo mondiale della
barbarie della guerra), non trovò di meglio che smentire il suo
comandante, descrivendo l'incursione su Guernica come un disastro
organizzativo, una serie di tragici errori che causarono danni ben oltre
le intenzioni originarie.
La tesi di Galland non soddisfaceva comunque il governo franchista, che
insistette per decenni sulla responsabilità degli stessi baschi, e
continuò a ritenere ininfluente il concorso della Legione Condor nella
distruzione di Guernica.
Finché, nel 1971, il colonnello José Manuel Martinez Bande, capo del
Servizio Storico dell'Esercito, pubblicò il suo libro "Vizcaya", nel quale
descriveva le operazioni belliche in quella primavera del 1937. Per la
prima volta, con Franco ancora in vita, qualcuno ammetteva che la
distruzione di Guernica era avvenuta per esclusiva responsabilità della
Legione Condor. Fin troppo esclusiva, forse, perché la tesi era che von
Richthofen avesse agito di testa propria, andando al di là delle consegne
ricevute dal generale Mola, che comandava le operazioni al "frente del
Norte".
Il libro provocò reazioni indignate nelle frange più ortodosse del
franchismo, ma dopo la morte del "Caudillo", avvenuta nel 1975, il "caso
Guernica" scoppiò con estrema virulenza.
Storici di tutto il mondo accorsero in Spagna, dove il nuovo governo
metteva a disposizione gli archivi sulla guerra civile, precedentemente
preclusi agli stranieri, e alcuni di essi poterono aggiornare (come nel
caso del prestigioso storico Hugh Thomas) ciò che avevano scritto in
precedenza su basi incerte e insufficientemente documentate.
Tuttavia, essi si accorsero che certa documentazione era stata occultata o
secretata, e altra era stata contraffatta per supportare la versione
ufficiale franchista, evidenziando così nuovi margini di incertezza, entro
i quali si consolidarono ancora una volta due distinte versioni.
Dal 1975 al 1980 vennero pubblicati a centinaia i libri sulla guerra
civile (per lo più da giornalisti improvvisatisi storici), con particolare
attenzione al bombardamento di Guernica. L'esame dei documenti e delle
testimonianze si focalizzò allora sul PERCHE' Guernica fu distrutta, non
più su CHI la distrusse.
In altri termini, trovato "il colpevole", ci si accapigliò (e si continua
ancora oggi ad accapigliarsi) per cercare di capire se il fatto fu
intenzionale, colposo o preterintenzionale. Se non addirittura una
legittima difesa!
Ma nessuno (o QUASI) dubita più che la distruzione di Guernica fu causata
dal bombardamento effettuato dalla Legione Condor.
Il "quasi" ha una sua ragione, naturalmente. Finché non si concluse la
seconda guerra mondiale, la versione spagnola sull'auto-distruzione di
Guernica fu diffusa come veritiera nei Paesi che appoggiarono Franco nella
sua conquista del potere: in Italia e in Germania certamente, ma
probabilmente anche altrove, dove i governi "simpatizzavano" per la sua
causa. Dopo la fine del conflitto, come si è detto, rimase solo la Spagna
a sostenere ufficialmente quella versione. Ma in certi ambienti al di
fuori della Spagna, essa circolava ancora, ufficiosamente, come VERA. E
circola pure oggi, visto che l'ultracattolico Vittorio Messori propone
l'autodistruzione di Guernica come "verità" contrapposta alle menzogne
propagandistiche di Steer, mitizzate e perpetuate "dalle sinistre" (?),
come se in Inghilterra o negli USA storici e mass media fossero manovrati
dal Cominform...
E' evidente che il regime di Franco era gradito in determinati ambienti:
il "generalissimo" combattè una battaglia all'ultimo sangue contro le
sinistre del proprio paese, e qualsiasi ombra venga gettata sulla sua
fulgida crociata, viene recepita in quegli stessi ambienti come un
attentato alla "purezza" dei suoi ideali. Fino al punto di assolvere i
suoi alleati nazisti dall'accusa di utilizzare metodi barbari e spietati
(e sì che ne diedero prove ancora più eclatanti in seguito!) e di
continuare ostinatamente a dare la colpa dell'accaduto alla rozza empietà
dei "rojos" repubblicani, notoriamente senza rispetto per nulla e per
nessuno. E pazienza se i baschi non erano rojos, e avevano ben altri
motivi per resistere ai falangisti di Franco.
PERCHE' GUERNICA FU DISTRUTTA?
Come detto più sopra, il vero interrogativo storiografico è oggi
rappresentato dal movente della distruzione di Guernica.
Fin dall'origine, l'atteggiamento degli storici era indirizzato verso il
deliberato atto terroristico, in base alle teorie in proposito del
generale Giulio Douhet, in quegli anni al centro delle discussioni degli
strateghi militari. Dopo qualche sporadico episodio durante la prima
guerra mondiale, il bombardamento dall'aria a scopo terroristico era stato
teorizzato come "arma strategica", forse capace di decidere da sola
l'esito delle future guerre. Le potenze coloniali fecero i loro
esperimenti in relativo segreto, per reprimere rivolte indigene. Il Regno
Unito aveva iniziato già nel 1919, nella Somalia in agitazione per il "Mad
Mullah". L'Italia lo sperimentò per ultima, durante la campagna d'Etiopia
del 1936.
Non ci voleva molto per immaginare che la Germania, priva di occasioni
coloniali, avrebbe approfittato della guerra civile spagnola per fare
questo tipo di esperienza.
L'articolo di George Steer, che descriveva una specie di apocalisse
"scientifica" scesa su Guernica, pareva la dimostrazione evidente di
quell'intenzione. Ma Steer raccolse, in poche ore, le testimonianze
soggettive dei guernicani sotto choc, rielaborandole poi sulla base delle
sue scarne conoscenze delle tecniche aviatorie. Non raccontò come avvenne
il bombardamento in realtà, ma come esso era stato percepito dalla gente
terrorizzata, e pretese di raccontare "la guerra del futuro" facendone una
fantasiosa ricostruzione.
Su queste lacune e inesattezze (certamente grossolane, viste a posteriori)
si sono scagliati - e tuttora si scagliano - i sostenitori del franchismo,
neanche fosse una deposizione giurata invece che un articolo scritto in
preda a una comprensibile eccitazione, e senza aver assistito
personalmente all'evento.
Lo stesso Steer aggiustò il tiro un anno più tardi, quando pubblicò un più
meditato "The Tree of Gernika", ma l'articolo che apparve sul Times il 28
aprile 1937 è continuamente fatto a pezzi, parola per parola, nell'intento
di dimostrare che si è trattato di una gigantesca montatura. Facile
bersaglio, certamente. Ma sono meno facili da fare a pezzi le risultanze
degli studi storici effettuati nella seconda metà degli anni '70, che in
sostanza confermano l'ipotesi del bombardamento terroristico richiesto
dalla Luftwaffe alla Legione Condor per verificarne gli effetti. Guernica
sarebbe stata scelta dallo stesso von Richthofen per una serie di
coincidenze, ma non si è mai appurato se agì di sua sponte, oppure col
consenso del generale Mola (il quale morì poco dopo il fatto).
A queste conclusioni si contrappongono invece ALTRI studi storici, tesi a
dimostrare che Guernica era invece un legittimo obiettivo militare,
attaccato secondo la logica spietata, ma necessaria, delle esigenze
tattiche.
Che poi l'attacco sia finito in un immane disatro è pura fatalità:
disorganizzazione, errori di mira, un forte vento che alimentò l'incendio
delle case, fatte quasi tutte in legno. La tesi di Adolf Galland, insomma,
che a suo tempo era stata snobbata da Franco.
Per dimostare la legittimità dell'attacco a Guernica, si è tentato di
definirla una "piazzaforte", armata fino ai denti o comunque di vitale
importanza nel sistema difensivo dei baschi. Si cita l'esistenza in città
di più fabbriche di armi (a ciò viene contrapposta la presenza di una sola
fabbrica, ben ai margini della cittadina), di una linea ferroviaria di
grande collegamento (che è invece un ramo secondario del sistema
ferroviario basco), inoltre la presenza di ben tre caserme con altrettanti
battaglioni di "gudaris" baschi (ma i guernicani sostengono che in quei
giorni ce n'era uno solo), e infine l'esistenza di un ponte sul fiume Oca
(lungo una ventina di metri) che avrebbe costituito un punto di passaggio
obbligato per masse di soldati che si dirigevano verso Bilbao per la sua
estrema difesa.
Se questi erano gli obiettivi, allora non si spiega la soddisfazione con
la quale von Richthofen annotava nel suo diario "magnifico risultato".
Perché il ponte rimase intatto, la fabbrica di armi pure, la stazione fu
distrutta ma i binari non subirono danni: tutti obiettivi dichiarati, e
collocati ai margini sud-orientali di Guernica (il ponte era addirittura a
centinaia di metri FUORI CITTA'). Ma in compenso tutto il centro della
città fu investito da 5 tonnellate di bombe incendiarie (imbarcate su
Ju-52, come risulta dai piani di volo, che nessuno più contesta dai tempi
di Martinez Bande), e che le case fossero in legno non era un imprevisto,
era descritto perfino nelle guide turistiche.
Si è discusso a lungo anche sulla distanza di Guernica dal fronte, e sul
fatto che gli abitanti sapessero benissimo che la loro città era ormai un
obiettivo militare "a rischio". In realtà, la posizione geografica di
Guernica la metteva al riparo da pericoli immediati, in quanto il
dispositivo difensivo dei baschi, noto come "Cintura di ferro", era
parecchio distante e "fuori asse".
L'avanzata franchista verso Bilbao seguiva, secondo la logica orografica
del terreno, la ferrovia e la strada nazionale, ed era stata arrestata
davanti a Durango, a 30 km. da Guernica, che si trova in fondo a una valle
laterale rispetto alla direttrice Durango-Bilbao.
Senza entrare nel merito degli sviluppi militari di quella campagna, un
paio di giorni prima del bombardamento avvenne uno sfondamento del fronte
lungo la costa biscaglina, in un punto inaspettato, e i baschi in ritirata
ripiegarono verso Bilbao attraverso strade men che secondarie (è da tenere
presente la conformazione montuosa della costa, solcata da valli in
precaria comunicazione tra loro), attraversando il ponte appena fuori
Guernica e proseguendo verso il capoluogo. La vigilia del bombardamento,
una domenica, i guernicani si resero conto di poter essere investiti
improvvisamente da quello spostamento del fronte. L'hanno riconosciuto
chiaramente a posteriori, nessuno ha fatto finta di essere ignaro di quel
pericolo, anche se non pareva così prossimo.
Ma basta questo, per giustificare l'incursione aerea che il giorno
successivo distrusse la città? C'è chi lo sostiene, appoggiandosi alla
comune esperienza dei bombardati della seconda guerra mondiale, certamente
non più "colpevoli" degli abitanti di Guernica (salvo poi fare l'indignato
per Dresda). Ma nel 1937 non era questa la prassi del bombardamento aereo.
Esso era concepito "in appoggio alla fanteria", funzionale cioè al
combattimento ravvicinato. Proprio ciò che qualche settimana prima era
accaduto a Durango, difesa accanitamente dai baschi contro le falangi
franchiste, e perciò bombardata per scompigliarne le difese, senza che
nessuno strepitasse perché le bombe avevano falciato anche un bel po' di
civili.
Non si possono biasimare, perciò, i guernicani che si aspettavano di
diventare un bersaglio solo e quando si fossero presentate a tiro le
truppe del generale Mola, quando cioè la città fosse diventata la nuova
linea del fronte. Ma Mola era ancora ben lontano, il 26 aprile. Chi
sostiene la necessità inderogabile di bombardare Guernica, non riesce a
spiegare perché le truppe del gen. Mola (in quel caso, le italiane Frecce
Nere) impiegarono ben tre giorni per arrivare davanti a Guernica.
Il ponte doveva essere distrutto per impedire il riflusso dei baschi verso
Bilbao? D'accordo, anche se i pontieri avrebbero impiegato poche ore per
costruirne uno di fortuna, su un fiumiciattolo come l'Oca. Ma al ponte
venne destinata una minima parte della forza aerea che aggredì Guernica
(per la precisione, pochi aerei dell'aviazione italiana) mentre il grosso
della formazione si accanì sul centro della città.
Giunti a questo punto, le polemiche tra quelli che possono essere chiamati
"vittimisti" e "giustificazionisti", si perdono in un rivolo di
particolari di scarsa importanza per gli storici. C'era o non c'era il
mercato del lunedì, quel giorno a Guernica? Quanti profughi erano giunti
dalla Guipuzcoa (provincia limitrofa), e dove dormivano? Cosa produceva
precisamente la fabbrica Talleres de Guernica? Cosa trasportava la
ferrovia che univa indirettamente la valle dell'Oca con Bilbao?
Attraverso questi particolari si tenta di affermare, o smentire,
l'importanza di Guernica come obiettivo militare (sempre sorvolando sul
fatto che il bombardamento fu assolutamente slegato dai movimenti di
truppa dei franchisti), e il risultato evidentemente sproporzionato di
quella operazione bellica è considerato da una parte come frutto di
fatalità e di situazioni contingenti, dall'altra come una deliberata
azione sperimentale di terrorismo aereo, una "prova generale" di
operazioni simili che i tedeschi ripeteranno poi a Varsavia nel 1939 e a
Rotterdam nel 1940 (per poi diventare prassi comune a TUTTE le aviazioni
militari)
Tali e tante sono le contraddizioni e le manipolazioni di cui ogni fazione
accusa l'altra, che sembra ormai impossibile, a quasi 70 anni dai fatti,
risalire a una VERITA' unica e indiscutibile.
QUANTE FURONO LE VITTIME?
Un ultimo, e spinoso, argomento di polemica è rappresentato dal numero
delle vittime del bombardamento. Il governo di Bilbao diramò, qualche
giorno dopo, un comunicato che parlava di oltre 1600 morti, e più di 800
feriti. Il numero era talmente esagerato, considerata la popolazione di
Guernica, che avrebbe dovuto indurre gli storici alla prudenza. Ma la
proibizione di Franco di indagare sull'accaduto, ottenne il risultato di
far consolidare quella cifra, che apparve sui primi libri dedicati alla
guerra civile spagnola, e che ancora oggi viene citata acriticamente in
qualche pubblicazione divulgativa.
Gli studi di parte "vittimista" degli anni '70, hanno infatti ridotto il
numero dei deceduti a una cifra imprecisata, compresa tra 200 e 300.
Quelli di parte "giustificazionista" pretendono invece di poter contare
nominativamente i morti. Che sarebbero 93 secondo lo screditato
revisionista David Irving (poi ripreso da Vittorio Messori), poco più di
120 secondo il generale franchista Salas Larrazabal e qualche altro
autore. Dodici, addirittura, secondo l'hidalgo Ricardo de la Cierva.
Gli storici più seri, in Spagna e altrove, ritengono assolutamente
impossibile determinare il numero esatto delle vittime, qualsiasi metodo
si voglia adottare. Lo si può solo STIMARE, in base a studi statistici, i
quali a loro volta sono contestati nel metodo, da una parte come
dall'altra.
Ma è così importante sapere se furono 100, 200, o 300?
I giustificazionisti ne fanno il loro cavallo di battaglia, continuando a
ricordare che la cifra di 1654 morti è fasulla, e ciò PROVA che i
vittimisti hanno creato una leggenda assolutamente fantasiosa intorno a
Guernica. Però non ho mai sentito un giustificazionista contestare
seriamente gli studi che stimano in 200 o 300 le vittime. Troppo poca la
differenza, parrebbe: non c'è "ritorno" a livello suggestivo. Continuano
invece a insistere sull'enormità di 1654, rapportati al centinaio che
risulta a loro. Ma è dagli anni '70 che dall'altra parte nessuno crede più
a quella cifra, anche se di tanto in tanto fa ancora capolino in qualche
enciclopedia.
E' dunque sufficiente che il governo basco abbia diramato una cifra
fasulla, e che qualcuno poco informato la riporti ancora oggi, per
sostenere che una specie di "complotto internazionale" ha creato una
leggenda metropolitana intorno a Guernica?
Per i polemisti che non si sono mai rassegnati a vedere Guernica diventare
un simbolo di pace a livello mondiale (evidentemente a loro sgradito),
sembra che tanto basti per iniziare un "processo indiziario" che, come
detto sopra, finisce per perdersi poi in particolari di ben scarsa
rilevanza e che in sè non provano nulla (né pro né contro qualsiasi tesi).
In Spagna, c'è chi non ne può più di questa diatriba. E invita i
giornalisti a non provocare ulteriore confusione, e a lasciare il campo
agli storici di mestiere.
-----------------
Hoy, el saludable ejercicio de recuperación de la memoria se lleva a cabo
historiográficamente con el necesario rigor, apartándose de posiciones que
pueden representar visiones victimistas, unilaterales o reivindicativas,
que sin base alguna, además de distorsionar, tienden por lo general a
construir sesgadamente la historia. De ahí la importancia de ser serios
con estos temas, también como homenaje a las víctimas. En caso contrario y
como ya manifestó el profesor Santiago de Pablo, el esfuerzo solo sirve
para que periodistas sin escrúpulos y pseudohistoriadores revisionistas
prosigan su labor manipuladora.
--------------
Oggi, il salutare esercizio di recupero della memoria viene portato avanti
col necessario rigore storiografico, distanziandosi da posizioni che
possono rappresentare visioni vittimistiche, unilaterali o rivendicative,
che senza alcuna base, quando non a distorcerla, tendono in generale a
costruire scorrettamente la storia. Da qui l'importanza di essere seri con
questi temi, anche come omaggio alle vittime. In caso contrario, come già
ebbe a dire il prof. Santiago de Pablo, lo sforzo servirebbe solo a che
giornalisti senza scrupoli e pseudo storici revisionisti continuino il
lavoro lavoro di manipolazione.
[da "Foro por la Memoria", GERNIKAZARRA HISTORIA TALDEA ]
--
Piero F.
> Vorrei conoscere il parere di chi è più interessato ai problemi
> storiografici che alle polemiche a sfondo ideologico, relativamente
> alla possibilità che un giornalista italiano, oggi, possa
> affermare trionfalmente di aver scoperto *la verità* tra un mucchio
> di menzogne, basandosi su fonti secondarie e terziarie, e
> trovando documenti "inediti" laddove avevano già frugato tutti
> gli storici del mondo.
Non posso partecipare con verità mie, ma posso riassumere la versione di
Gabriel Jackson, tanto ormai l'ho citato decine di volte. Una di più che
differenza fa ... :-)
Jackson nemmeno si sofferma sulla contabilità dei morti, e descrive Guernica
«una cittadina priva della benchè minima importanza militare, del tutto
indifesa e situata al di fuori della direttrice dell'avanzata verso Bilbao.
Gli aerei tedeschi sganciarono bombe ad alto potenziale, mitragliarono la
popolazione civile che fuggiva dall'abitato e, a completamento dell'azione,
usarono bombe incendiarie. L'attacco durò 2 ore e 45 minuti, inclusi gli
intervalli fra le varie fasi (utilizzati per valutarne l'efficacia);
Guernica era situata in un'ampia vallata; il tempo era buono e consentiva
un'ottima visibilità».
In merito alle motivazioni, oltre a ribadire la tesi dell'esperimento
militare (non l'unico in quel periodo: quasi contemporaneamente le truppe
repubblicane abbandonavano posizioni favorevoli logorati dall'azione aerea
nemica, pur imprecisa, mentre incursioni analoghe a quella di Guernica si
ebbero su Durango e Eibar), identifica il carattere simbolico dell'obiettivo
che era «capitale medievale e nazionale dell'Euzkadi e, distruggendola, i
nazionalisti non avrebbero potuto scegliere un modo migliore per esprimere
concretamente e simbolicamente la loro volontà di annientare l'autonomia
basca». Ciò allontanerebbe la tesi della distruzione volontaria, almeno da
parte basca.
In quanto alle fonti, si afferma che «il 29 Burgos annunciò che la città era
stata incendiata dai rossi, leggenda che qualche portavoce spagnolo cerca di
sostenere ancora oggi ma, oltre alla testimonianza oculare del canonico
Alberto Onaindia, sacerdote basco indiscutibilmente attendibile, tutti i
punti essenziali sono stati confermati dalle dichiarazioni di parecchi
ufficiali tedeschi ai processi di Norimberga nel 1946». Le note citano
Victor Monserrat ("Le drame d'un peuple incompris") per quanto riguarda la
versione del sacerdote, e il già menzionato Steer ("The tree of Guernika")
per le testimonianze sue e di altri giornalisti che visitarono il luogo dopo
che i nazionalisti annunciarono che era stata bruciata dai rossi.
Jacson scrive tutto questo per la prima volta nel 1961, ma nell'edizione
2003 di "La Repubblica Spagnola e la Guerra Civile", dopo vent'anni di
domicilio in Spagna, ribadisce senza revisioni.
Ciao
OndaMax
> Non posso partecipare con verità mie, ma posso riassumere
> la versione di Gabriel Jackson, tanto ormai l'ho citato decine
> di volte. Una di più che differenza fa ... :-)
<cut>
> Ciò allontanerebbe la tesi della distruzione volontaria, almeno da
> parte basca.
Beh, a questa tesi è rimasto attaccato solo Messori, ormai :-)
> tutti i punti essenziali sono stati confermati dalle dichiarazioni
> di parecchi ufficiali tedeschi ai processi di Norimberga nel 1946».
A questa affermazione (imprudente) si attacca Stefano Mensurati per
screditare Jackson, e con lui tutta la sua versione.
Al processo di Norimberga non si parlò di Guernica (solo una volta,
nell'interrogatorio di von Runstedt, che in pratica rispose non so, non
ricordo).
Però gli interrogatori non avvennero solo durante il processo: in carcere,
gli imputati furono assai più ciarlieri, nell'intento di ingraziarsi i PM.
Spesso erano interrogati da uomini estranei al processo, appartenenti ai
servizi di intelligence. Ma di questi interrogatori non si trovano i
verbali, e poiché i fatti di Spagna erano stati stralciati dal processo,
le ammissioni dei nazisti sono indimostrate e indimostrabili.
Averne parlato nel suo libro come di un fatto certo, testimonia della
scarsa attendibilità di Jackson, secondo Mensurati:
«a Norimberga Göring non sarebbe stato il solo a parlare di Guernica.
Ad affermarlo, nella sua monografia sulla guerra civile spagnola, lo
storico e professore universitario americano Gabriel Jackson, che
dopo aver descritto il bombardamento di Guernica secondo i soliti
luoghi comuni, conclude lapidariamente: "... and all the essential points
were confirmed by the testimony of several German officers during
the Nüremberg trials in 1946"
Insomma, a Norimberga i nazisti avrebbero gettato la maschera. Ma
cosa hanno raccontato, cosa hanno confermato e con quali parole?»
[Mensurati, "Il bombardamento di Guernica. La verità tra due leggende"]
Vedi che il problema, proprio dal punto di vista storiografico, non è di
facile soluzione? ;-)
ciao,
--
Piero F.
A quanto pare hai dato corso ai propositi di acquisto. Quando avrai concluso
il tuo esame, ci farei ovviamente sapere qualcosa, vero?
Saluti,
Arturo
>[CUT]
Ho letto con piacere, specie dopo il lungo thread sul libro di
Mensurati, questo tuo post sull'argomento Guernica ma...
>Oggi, il salutare esercizio di recupero della memoria viene portato avanti
>col necessario rigore storiografico, distanziandosi da posizioni che
>possono rappresentare visioni vittimistiche, unilaterali o rivendicative,
>che senza alcuna base, quando non a distorcerla, tendono in generale a
>costruire scorrettamente la storia.
Io tutto questo rigore storiografico mica ce lo vedo (non mi riferisco
a te o a qualcuno in particolare ma faccio un discorso piu' generale)
sull'argomento Guernica. A mio avviso, salvo una ristrettissima elite
di persone, la stragrande maggioranza della gente sbandiera ancora
versioni unilaterali da una parte e dall'altra... insomma mi sembra
proprio che il recupero della memoria sia ancora ben lonatano
Nessuno dice che sia vicino. Quelli di Gernikazarra stanno AUSPICANDO che
gli studi storiografici, tuttora in corso, facciano piazza pulita delle
versioni vittimistiche e/o rivendicative. Ho citato quel passo perché
volevo appunto sottolineare come il polverone su Guernica (che, come ho
detto, è da addebitare a giornalisti improvvisatisi storici) finisca per
occultare le poche prove tangibili che restano.
Come avrai visto seguendo il thread, all'immagine (falsa) di una Guernica
bucolica e pastorale, al di fuori del tempo, si contrappone un'immagine
ancora più falsa, e cioè quella di una Guernica "piazzaforte" militare e
industriale, di importanza bellica fondamentale. Non si riesce nemmeno a
stabilire QUANTE fabbriche di armi c'erano. Per certo ce n'era una, ma
Mensurati ne conta almeno tre, e forse quattro.
Anche il solo sapere se Talleres de Guernica nel 1937 faceva bombe, oppure
minuterie metalliche che finivano in una fabbrica di bombe di Bilbao, non
è facile come sembra. Sono spariti i libri mastri di quegli anni. A me il
loro ufficio ha detto che la fabbricazione di bombe iniziò nel 1938.
Mensurati dice di aver parlato con l'attuale proprietario, ma non ha
riferito cosa questi gli abbia detto.
Solo un paziente lavoro di microstoria locale potrà appurarlo, ed è quello
che sta promuovendo Gernikazarra Historia Taldea. Col rigore storiografico
cui allude in quella frase.
Quando il loro lavoro sarà completato, e avrà avuto il riconoscimento (a
livello di metodo) dagli ambienti accademici di tutto il mondo, allora (si
spera) si smetterà di fare polemiche e di accusarsi a vicenda di
mistificare. Ma non mi aspetto che quel giorno venga tanto presto.
--
Piero F.
> > [Mensurati, "Il bombardamento di Guernica. La verità tra
> > due leggende"]
> [cut]
>
> A quanto pare hai dato corso ai propositi di acquisto. Quando
> avrai concluso il tuo esame, ci farei ovviamente sapere qualcosa,
> vero?
E dove lo trovo il tempo di leggere, occupato come sono in tante
querelles???
A parte gli scherzi, non mancherò di comunicare le mie conclusioni, ma
credo che ci vorrà il suo tempo. Ma intanto mi aspettavo qualche parere
sul problema storiografico e sul modo di risolverlo. Anche da te,
naturalmente :-)
saluti,
--
Piero F.
Ti dico subito che a me interessa di più un'analisi dell'approccio di
Mensurati che non il "che cosa è successo". Quanto al tempo, figurati che io
sto ancora raccogliendo materiale per riprendere una discussione di più di
un anno fa...;-).
> Ma intanto mi aspettavo qualche parere
> sul problema storiografico e sul modo di risolverlo. Anche da te,
> naturalmente :-)
Oh, beh, credevo che il mio parere fosse scontato, comunque lo esprimerò con
una citazione tratta da un'intervista rilasciata da Emilio Gentile (uno dei
miei contemporaneisti preferiti, lo dico chiaramente) a "L'Espresso" del 29
gennaio dell'anno scorso:
"[...] nella storia gli scoop non esistono, ogni avvenimento è
connesso e spiegato da altri avvenimenti. I grandi storici del passato, da
Federico Chabod a Rosario Romeo, non hanno mai fatto uno scoop nella loro
vita."
Voglio però aggiungere una piccola riflessione in relazione alla questione
della scelta di Guernica come obiettivo: se l'oggetto dell'indagine è il
movente dei tedeschi, mi pare ozioso dibattere su quante erano le fabbriche
di armi, se c'erano truppe acquartierate o quant'altro, quando mi pare ci si
dovrebbe concentrare esclusivamente su ciò che sapevano e pensavano i
tedeschi. Per dire: a Guernica poteva esserci anche l'equivalente spagnolo
della Krupp, ma per sostenere che era quello l'obiettivo occorrerebbe
dimostrare che i tedeschi erano al corrente della sua esistenza e che era la
sua distruzione che si proponevano...
Saluti,
Arturo
> Ti dico subito che a me interessa di più un'analisi
> dell'approccio di Mensurati che non il "che cosa è successo".
Guarda, l'approccio era ben chiaro fin dalle citazioni che sono state
fatte del suo libro (dai suoi stessi fans). In questo brano
(http://tinyurl.com/8ufsf) c'è di tutto, ironia, polemica, so-tutto-io,
tranne il rigore dello storico.
> Voglio però aggiungere una piccola riflessione in relazione
> alla questione della scelta di Guernica come obiettivo: se
> l'oggetto dell'indagine è il movente dei tedeschi, mi pare
> ozioso dibattere su quante erano le fabbriche di armi, se
> c'erano truppe acquartierate o quant'altro, quando mi pare
> ci si dovrebbe concentrare esclusivamente su ciò che
> sapevano e pensavano i tedeschi. Per dire: a Guernica
> poteva esserci anche l'equivalente spagnolo della Krupp,
> ma per sostenere che era quello l'obiettivo occorrerebbe
> dimostrare che i tedeschi erano al corrente della sua esistenza
> e che era la sua distruzione che si proponevano...
Non è proprio così, Arturo. I tedeschi della Condor hanno sempre sostenuto
di non mai nemmeno saputo dell'esistenza di Guernica. Ma il generale Mola
chiese un'azione contro quella città, e dopo una ricognizione, fu deciso
quale tipo di azione sarebbe stata. Perché portarsi dietro 18 Junkers
Ju-52 (i famosi trimotori, nei film uno dei simboli nazisti per
eccellenza) carichi di 2500 bombe incendiarie, se c'era da distruggere un
ponte e qualche fabbrica, per cui occorrevano bombe dirompenti? Mistero.
Perché 43 aerei parteciparono a un'azione per la quale bastavano i pochi
Savoia Marchetti dell'aviazione italiana?
Infatti gli italiani parteciparono al bombardamento del ponte e della zona
industriale ai margini sud-est della città (senza colpire nulla) e i
guernicani nemmeno si accorsero della loro presenza. Dai piani di volo,
pubblicati da Ferdinando Pedriali nella sua ricostruzione dell'intervento
militare italiano in Spagna, risulta che l'aviazione legionaria fu
allertata con urgenza solo due ore prima del bombardamento, col preciso
compito di bombardare il ponte. L'ordine ricevuto dagli italiani
prescriveva che "Il paese, per evidenti ragioni politiche, non deve essere
bombardato". Cesar Vidal spiega così le ragioni "politiche":
«Non sembra difficile intuire l'esatta natura di quelle "ragioni
politiche". Come abbiamo già visto, gli Italiani stavano cercando da tempo
di ottenere la firma di un accorso di pace separato con i nazionalisti
baschi. Ovviamente, sarebbe stato illogico gettare al vento quei
precedenti contatti per via di un atto che, in termini militari, era
relativamente secondario. La distruzione di una città dell'importanza
simbolica di Guernica poteva provocare nei Baschi nazionalisti una
reazione tale da vanificare mesi di sforzi diplomatici. Perciò, il
bombardamento doveva essere limitato a obbiettivi strettamente militari
situati in quella che potrebbe essere chiamata la periferia della città.»
Perché dunque la Legione Condor fece piovere l'inferno sulla città, se
erano in ballo anche questi colloqui diplomatici? La congettura più logica
è che il gen. Mola volesse distruggere il ponte, e forse la stazione e le
fabbriche a sud-est della città, perciò raccomandò sia agli italiani che
ai tedeschi di non bombardare l'abitato. Ma von Richthofen fece di testa
sua, presumibilmente per sperimentare quello che più tardi sarebbe stato
chiamato *feuersturm*, tempesta di fuoco. Su una città che le ricognizioni
promettevano avrebbe bruciato bene, in quanto composta da case in legno,
divise da stretti vicoli medievali.
Solo DOPO, per coprire la sciagurata iniziativa tedesca, si tentò di
annettere grande importanza agli obiettivi militari di Guernica, anche a
costo di inventarseli.
> Quanto al tempo, figurati che io sto ancora raccogliendo
> materiale per riprendere una discussione di più di un anno fa...;-).
Eh, sì, noi due abbiamo ancora un conto in sospeso :-)
Ma come vedi, ho il dono di cacciarmi in sempre nuove querelles (e magari
fossero solo quelle di questo ng!). Beati i tempi in cui partecipavo a una
discussione per volta!
saluti,
--
Piero F.
Qualcosa di cui si sentiva la mancanza, insomma...
[cut]
> Ma von Richthofen fece di testa
> sua, presumibilmente per sperimentare quello che più tardi sarebbe stato
> chiamato *feuersturm*, tempesta di fuoco. Su una città che le ricognizioni
> promettevano avrebbe bruciato bene, in quanto composta da case in legno,
> divise da stretti vicoli medievali.
> Solo DOPO, per coprire la sciagurata iniziativa tedesca, si tentò di
> annettere grande importanza agli obiettivi militari di Guernica, anche a
> costo di inventarseli.
Credo di aver capito (mi scuso se sarò impreciso, ma conosco veramente poco
la vicenda): in altre parole, in assenza di una fonte diretta riguardo le
intenzione tedesche, si è costretti a inferirle sulla base delle loro azioni
(procedimento correttissmo, peraltro). Ho detto bene?
> > Quanto al tempo, figurati che io sto ancora raccogliendo
> > materiale per riprendere una discussione di più di un anno fa...;-).
>
> Eh, sì, noi due abbiamo ancora un conto in sospeso :-)
Vero, però nel caso specifico mi riferivo ancora a un'altra discussione (non
fra noi, tranquillizzati ;-)), che riprenderò con una serie di post
abbastanza lunghi. Comunque non voglio anticipare nulla: vedrai nei prossimi
mesi...(almeno spero...)
> Ma come vedi, ho il dono di cacciarmi in sempre nuove querelles (e magari
> fossero solo quelle di questo ng!). Beati i tempi in cui partecipavo a una
> discussione per volta!
Chi è causa del suo mal...;-).
Saluti,
Arturo
> Credo di aver capito (mi scuso se sarò impreciso, ma
> conosco veramente poco la vicenda): in altre parole,
> in assenza di una fonte diretta riguardo le intenzione
> tedesche, si è costretti a inferirle sulla base delle loro azioni
> (procedimento correttissmo, peraltro). Ho detto bene?
Hai detto bene. Ma ci sarebbero anche elementi indiziari, oltre alle loro
azioni. Qualche anno fa, in una ricerca affannosa tra i miei libri, le
biblioteche pubbliche, e siti web più che attendibili, mi ero imbattuto
nella descrizione di alcuni telegrammi scambiati tra von Richthofen e la
Luftwaffe la sera stessa del bombardamento, e nei giorni successivi. Non
si nominava mai Guernica, ma la sera del 26 Richthofen comunicava
direttamente a Göring (saltando stranamente il gradino gerarchico del gen.
Sperrle, suo diretto superiore) l'esito brillante di una certa operazione,
avente un nome in codice. Due giorni dopo, il 28, Göring porgeva a
Richthofen le personali congratulazioni del Führer. Quante probabilità ci
sono che si riferisse a qualcosa di diverso da ciò che era accaduto a
Guernica?
I telegrammi fanno parte della documentazione bellica tedesca, finita
nelle mani degli inglesi. Il problema è che non ricordo più DOVE ho
trovato quella notizia.
Sto ricontrollando piano piano tutto ciò che avevo consultato a suo tempo,
quando lo trovo lancio un urlo :-)
Comunque tale indagine va nella direzione di scoprire se i tedeschi
avessero o no un movente proprio, e diverso da quello dei falangisti di
Franco. Gli eredi dei quali (non ho mai capito bene il perché) difendono
la Condor sostenendo che Guernica DOVEVA essere bombardata per la sua
estrema importanza bellica. Per loro, c'è solo quel movente. Poi magari a
Richthofen è "scappata la mano" e ha fatto più danni del necessario...
Per questo ritengo sia indispensabile valutare *esattamente* cosa avesse
Guernica di così importante (per i falangisti, se non per i tedeschi),
anche se così lontana dalla linea del fronte, da essere bombardata
massicciamente sul centro città, azione che invece fu espressamente
vietata agli italiani .
IL MOVENTE. E' questa l'essenza del "problema storiografico" dell'oggetto.
> Chi è causa del suo mal...;-).
Touché :-))
Saluti,
--
Piero F.