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Movimenti studenteschi del '68 e '77

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Federico

unread,
Dec 19, 2002, 3:11:08 PM12/19/02
to
Salve a tutto il ng, avrei bisogno di alcune informazioni e risorse
riguardanti la differenza che esiste tra il movimento del '68 e quello del
'77. Ammetto la mia ignoranza, e confesso che prima di qualche giorno fa non
conoscevo l'esitenza del movimento
del '77. Potreste aiutarmi a capire meglio la differenza sotto vari aspetti
che c'e' fra questi due movimenti?
Grazie in anticipo!

--
Saluti, Federico.

------------------------------------
Fede wa takoyaki ga suki desu!
http://tako.altervista.org/index.php
------------------------------------

Piero F.

unread,
Dec 21, 2002, 10:07:15 AM12/21/02
to

"Federico" ha scritto

> avrei bisogno di alcune informazioni e risorse
> riguardanti la differenza che esiste tra il movimento del '68
> e quello del '77.

Se ti interessano gli aspetti "dottrinali" temo che pochi ti possano
aiutare.
Mi sono occupato nei NG delle vicende storiche degli anni '70 perché ho
vissuto quel periodo, ho letto i giornali, ho conosciuto molte persone
coinvolte in quei movimenti, ma... se dovessi dire di aver CAPITO le
differenze che cerchi, sarei un bugiardo:-)

Ti consiglio di scaricarti un documento (una tesi di laurea che spero non ti
richieda un master in "sinistrese") nel quale troverai senz'altro quello che
cerchi.
http://thegangit.altervista.org/leggere/approfondimenti/movimento77/moviment
o77.zip
(ricomponi il link se viene fuori spezzato)

Il succo è difficile da tirar fuori in poche parole. Cito a mo' di esempio:

«Il Settantasette rappresentò per certi versi il rovesciamento del
Sessantotto e dei suoi slogan: gli striscioni ora invocavano il "godere
operaio", il "potere dromedario" e il "potere a nessuno". La rivolta del '77
fu sia politica che esistenziale, fu l'espressione di un disagio giovanile
molto forte. Fu il cosiddetto "operaio sociale" il protagonista del
"movimento" del 1977, non più l'operaio massa del 1968, ma il giovane
semi-occupato o precario, che non aveva nessun motivo di sentire
attaccamento al lavoro, perché il lavoro occasionale non consentiva nessuna
"garanzia".
Il "movimento" del '77 crebbe così ineducato, rozzo, esigente, violento,
meno ampio, meno presentabile, più plebeo e più radicale; la sua identità
culturale era fatta di rifiuti, di negazioni: solo contro tutti, sviluppò
una prassi incapace di mediazioni anche al proprio interno. La tematica dei
bisogni e dei consumi, del "riprendiamoci la vita", ne fece un "movimento
materiale" che esigeva la soddisfazione immediata di bisogni
"insoddisfacibili".»

Se poi capisci cosa si proponeva di fare il movimento '77, torna qui e
spiegalo anche a me:-)

saluti
--
Piero F.

Federico

unread,
Dec 21, 2002, 4:59:18 PM12/21/02
to
"Piero F." ha scritto:

> Se ti interessano gli aspetti "dottrinali" temo
> che pochi ti possano aiutare.
> Mi sono occupato nei NG delle vicende
> storiche degli anni '70 perché ho vissuto quel periodo,

>...(cut)...


> Se poi capisci cosa si proponeva di fare il
> movimento '77, torna qui e spiegalo anche a me:-)

Ciao, ti ringrazio tantissimo per la risposta!! Ormai pensavo che
nessuno mi
avrebbe risposto.
Queste informazioni servono alla mia ragazza che e' giapponese, sta
scrivendo la tesi di laurea
su uno scrittore contemporaneo di Bologna. Tra le varie cose che ha
trovato
su di lui e' uscito un riferimento riguardo al movimento del '77, cosi'
lei,
che non ha mai sentito parlare di questo movimento, e conosce solo
quello
del '68 (come me anche se sono italiano), vorrebbe avere informazioni
riguardo appunto le differenze che contraddistinguono questo movimento
con
quello del '68. A mio parere quello che interessa maggiormente e' un
commento molto diretto e facile da capire, non ricercato o
particolarmente
sofisticato, in modo da dare un'idiea delle differenze piu' importanti
tra i
due movimenti.
L'esempio che hai citato mi ha aiutato abbastanza, e della tesi che mi
hai
consigliato nel link ho letto la parte relativa alle conclusioni.
Da quello che mi sembra di aver capito, il movimento del '77 e' un
movimento
per lo piu' violento dal quale piano piano hanno cercato di andarsene un
po'
tutti, dai politici ai quotidiani. Quelli che rimanevano non sembra
avessero
buoni propositi da discutere ma cercavano solo la violenza e la
disapprovazione di tutte le cose in modo quasi indiscriminato. Sembra un
movimento senza un senso. Non ho capito per quale motivo, a causa di
cosa e'
nato questo movimento.
Ora potresti dirmi se a grandi linee quello che ho capito possa essere
almeno un po' vicino al vero?
Avresti mica altre citazioni in pillole e brevi che fanno il confronto
fra
questi due movimenti?
Grazie ancora!

Arduino D'Ivrea

unread,
Dec 22, 2002, 8:27:14 PM12/22/02
to

"Federico" <ba...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:Wu5N9.39130$TC5.1...@twister1.libero.it...
> "Piero F." ha scritto:
Non contraddicendo niente di quanto detto da piero, ma ricollegandomi ad
esso al solo scopo di completare la risposta, aggiungerei che i due, non
furono movimenti del tutto distinti, ma che si potrebbe affermare che quello
del 1977 fu in pratica un onda lunga di quello sessantottino.
Infatti, il movimento del 1968, iniziato con il Maggio francese, e dilagato
rapidamente in tutta Europa, non si esaurě certamente con il finire di
quell'anno, anzi, nel 1969 in Italia acquistň addirittura maggiore forza,
collegandosi con l'ultima grandiosa protesta operaia, quella che fu definita
"l'Autunno Caldo" anche nel 1970, la protesta operaia e studentesca (e anche
femminista) continuarono (con slogans del tipo: meno orario, piů salario. le
fabbriche agli operai, la terra ai contadini. Bisogna trovare un altro modo
per fare le automobili. slogans che adesso parrebbero anacronistici, cosě
come i contemporanei femministi, tipo La f... č mia, e la gestisco io)
perň verso la fine dell'anno, i movimenti di protesta cominciarono a segnare
il passo, molti borghesi e industriali erano spaventati, fra l'altro, negli
ultimi giorni del 1969 una bomba della quale furono accusati gli anarchici,
nella banca dell'agricoltura a Milano, aveva fatto strage di sedici persone.
nel 1971 ci fu una forte ondata di crescita della destra missina che in
Sicilia superň il venti per cento dei voti nelle elezioni regionali. Questo
fatto spaventň la D.C. Che si orientň decisamente a sinistra, creando cosě
un fronte unitario antifascista, nel quale si riconoscevano gli eredi del
movimento del 1968 (che erano confluiti nel gruppo politico, denominato
Manifesto) i comunisti, guidati da Berlinguer, i socialisti di De Martino e
i democristiani di moro e Andreotti. L'arresto di Pino Rauti (Che poi fu per
due anni segretario del msi e diversi anni segretario del Fiamma) per la
strage di piazza Fontana, ridimensionň il msi nelle elezioni del 1972, e
negli anni successivi, il movimento antifascista crebbe, ottenendo un forte
risultato elettorale nelle elezioni regionali del 1975, Ma nel 1976 dopo un
ulteriore successo alle politiche, nel movimento si creň una scissione di
fatto, infatti, i componenti di sinistra, contestavano l'accordo governativo
che il pci aveva fatto con la dc. Da questo malcontento, nacque il movimento
del 1977, formato da giovani, che contestavano l'accordo Dc-Pci (il
cosidetto compromesso storico) e simpatizzavano in molti casi, con il
movimento terroristico delle brigate rosse, molto attive in quegli anni in
Italia.
Una caratteristica peculiare di quel movimento, fu quella di cercare lo
scontro violento, i partecipanti alle manifestazioni, furono ribattezzati:
"quelli della P38" Dal nome della pistola che alcuni di loro portavano alle
manifestazioni.
Ma proprio questa violenza, causň la crisi del movimento, molti ragazzi che
negli anni precedenti partecipavano alle manifestazioni con spirito
goliardico, o comunque di pacifica protesta, disertarono manifestazioni in
cui il morto non era un eccezione. Il rapimento di Aldo Moro, avvenuto il
diciotto marzo dell'anno successivo, con la conseguente minore tolleranza
verso i gruppi violenti, segnň la fine del movemintismo studentesco, che era
cominciato nel Maggio di dieci anni prima.
Ciao
Ad'I

F3d3r1c0

unread,
Dec 23, 2002, 2:06:55 AM12/23/02
to
Arduino D'Ivrea <ardui...@hotmail.com> wrote:
> "Federico" <ba...@libero.it> ha scritto nel messaggio
> news:Wu5N9.39130$TC5.1...@twister1.libero.it...
> Non contraddicendo niente di quanto detto da piero, ma ricollegandomi
> ad esso al solo scopo di completare la risposta, aggiungerei che i
> ...[CUT]...
> tolleranza verso i gruppi violenti, segnò la fine del movemintismo

> studentesco, che era cominciato nel Maggio di dieci anni prima. Ciao
> Ad'I

Ringrazio moltissimo per l'interesse mostrato! La spiegazione e' stata anche
di facile comprensione.
Ho mandato tutto a Yuki che ringrazia anche da parte sua per
l'interessamento.
Da parte mia ho arricchito la mia cultura e colmato almeno in parte una
lacuna.

Arduino D'Ivrea

unread,
Dec 23, 2002, 7:40:10 AM12/23/02
to

"F3d3r1c0" <ba...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:jCyN9.43094$Ou4.1...@twister2.libero.it...

>
> Ringrazio moltissimo per l'interesse mostrato! La spiegazione e' stata
anche
> di facile comprensione.
> Ho mandato tutto a Yuki che ringrazia anche da parte sua per
> l'interessamento.
> Da parte mia ho arricchito la mia cultura e colmato almeno in parte una
> lacuna.
>
> --
> Saluti, Federico.
>
Debbo farti una lode: il 90% di coloro che pongono domande (spesso anche del
tipo: Chi di voi ha notizie della famiglia Barbieri nel 1271) poi
spariscono, senza avere dato il minimo segno di aver letto le risposte.
Perciň anche a nome degli altri utenti, ti ringrazio per la cotesia, e ti
invio i piů fervidi auguri di un buono e sereno Natale.
Ciao
Ad'I

Danilo Giacomelli

unread,
Dec 23, 2002, 4:35:22 AM12/23/02
to

"Arduino D'Ivrea" <ardui...@hotmail.com> ha scritto ...
......

> nel 1971 ci fu una forte ondata di crescita della destra missina che in
> Sicilia superò il venti per cento dei voti nelle elezioni regionali.
Questo
> fatto spaventò la D.C. Che si orientò decisamente a sinistra, creando così

> un fronte unitario antifascista, nel quale si riconoscevano gli eredi del
> movimento del 1968 (che erano confluiti nel gruppo politico, denominato
> Manifesto) i comunisti, guidati da Berlinguer, i socialisti di De Martino
e
> i democristiani di moro e Andreotti.

Detto così mi pare fuorviante. Nel 1972 si formò addirittura un governo di
centro destra, il cosiddetto "Andreotti-Malagodi".
E' vero che si svilupparono i Comitati Unitari Antifascisti e si rafforzò il
concetto di "arco costituzionale", ma questa spinta puntava "solo" ad
esaltare l'irreversibilità dell'ordinamento stabilito dalla Costituente e
la presenza di un comune sentimento democratico.
All'interno del movimento studentesco tale linea era sostenuta in toto dai
giovani della sinistra "parlamentare" ma esisteva un vasto arco di
sfumature.
Ricordo ad esempio, a Brescia, di essere riuscito in un paio di occasioni a
mediare un documento comune ad un arco di organizzazioni che andava dal
Movimento giovanile Dc fino a Lotta Continua!
Anche sui temi più strettamente scolastici le posizioni prefiguranti il
movimento dei tardi anni '70 erano minoritarie, ed erano centrate sullo
slogan della "diminuizione dei carichi di studio". Ricordo che la
contrapposizione più costante era tra le parole d'ordine "gestione sociale"
(parzialmente concretizzatasi con i Decreti delegati del '74) e "uso
parziale alternativo" (sostenuto dai "capanniani").

.....


> negli anni successivi, il movimento antifascista crebbe, ottenendo un
forte
> risultato elettorale nelle elezioni regionali del 1975, Ma nel 1976 dopo
un

> ulteriore successo alle politiche, nel movimento si creò una scissione di


> fatto, infatti, i componenti di sinistra, contestavano l'accordo
governativo
> che il pci aveva fatto con la dc. Da questo malcontento, nacque il
movimento
> del 1977, formato da giovani, che contestavano l'accordo Dc-Pci (il
> cosidetto compromesso storico) e simpatizzavano in molti casi, con il
> movimento terroristico delle brigate rosse, molto attive in quegli anni in
> Italia.

???!!!
Il Pci e la Dc non furomo mai al governo insieme dopo il '47.
Il Compromesso storico era una strategia delineata da Berlinguer subito dopo
il golpe cileno del '73 (cfr. ad es.
http://www.cronologia.it/mondo25d.htm ).
Solo nel '78 vi fu l'appoggio esterno del Pci ad un governo di "solidarietà
nazionale".

ciao

--
Danilo Giacomelli
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Adamo fu cacciato dall'Eden, e gli fu detto:
"Tu dovrai fare la spesa, gettare la spazzatura e rispondere al telefono".
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Piero F.

unread,
Dec 23, 2002, 3:30:25 PM12/23/02
to

Federico" ha scritto

> A mio parere quello che interessa maggiormente e' un
> commento molto diretto e facile da capire, non ricercato o
> particolarmente sofisticato, in modo da dare un'idiea delle
> differenze piu' importanti tra i due movimenti.

............
> Da quello che mi sembra di aver capito, il movimento del '77 ....
> sembra un movimento senza un senso. Non ho capito per quale


> motivo, a causa di cosa e' nato questo movimento.
> Ora potresti dirmi se a grandi linee quello che ho capito possa essere
> almeno un po' vicino al vero?

Sì, soprattutto sulla mancanza di senso ;-)
Posso ricostruire come è nato il movimento, ma anche leggendo quella tesi
non mi sono chiarito *perché* ha preso quell'aspetto piuttosto che un altro.
Mancanza di idee e di proposte? Boh. Fatto sta che non ha combinato niente,
e i pochi sopravvissuti stanno confinati nei centri sociali, proprio come
gli indiani nelle riserve.

> Avresti mica altre citazioni in pillole e brevi che fanno il confronto
> fra questi due movimenti?

Guarda, un tema simile in pillole finisce sempre per essere arruffato e poco
chiaro. Ho visto che Arduino ci ha provato, ma quello che ti è parso tanto
chiaro è in realtà ciò che ha percepito lui di quegli eventi. E già iniziano
le contestazioni...

Io stesso avevo fatto uno sforzo di sintesi per spiegare gli "anni di
piombo", con un post pubblicato in ICS la primavera scorsa. Rileggendolo,
vedo che pur essendo molto più lungo di quanto tu auspicheresti, è ancora
impreciso e non risponde con precisione alla tua domanda (e del resto, se
non ho capito l'essenza del movimento '77, potrei parlarne per ore ma
rimarrei sempre nel vago...)

Forse può servirti e forse no (più per la tua cultura che per la tesi di
Yuki, comunque), ma ti ripropongo quel mio post. Tanto non ci metto niente a
fare un copia & incolla, è solo un po' "pesante" da scaricare :-)
Ah, un'avvertenza: mi ero permesso il vezzo invece di citare dei film
piuttosto che dei libri. Il Cinema è una mia passione, anche più della
Storia. Almeno potrò darmi al cinema se qualcuno penserà che è meglio se non
scrivo più di storia :-)

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PRIMA DEGLI ANNI DI PIOMBO (da ICS, 1 maggio 2002)
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LA CONTROCULTURA AMERICANA
Tutto ha inizio negli USA, dove una buona parte della popolazione
studentesca acquista nozione, nei primi anni '60, delle ingiustizie
sociali nel mondo, e in primis a casa loro.
E' l'epoca nella quale la "protest song" di Bob Dylan, Joan Baez, e
del vecchio Pete Seeger, amplifica a dismisura l'audience delle
istanze sociali. Le manifestazioni per i diritti civili della
popolazione di colore sono il primo obiettivo della nuova ondata di
"leftism", appoggiata dai "liberals" indignati per la segregazione
razziale dei neri nel Sud. Non che la cosa non fosse risaputa, ma una
specie di congiura del silenzio la faceva passare in secondo piano.
Non senza scontri, anche violenti (questa fase è documentata nel film
« Mississippi Burning ») il movimento di Martin Luther King ottiene,
nel 1964/65, un successo decisivo, che incoraggia ad estendere ad
altri settori della vita pubblica la pratica della "contestazione".
Una contestazione ancora più radicale dei valori tradizionali
americani si manifesta col movimento Hippy, una sorta di rifiuto della
competizione insita nell'american way of life. Antimoderno, e
vagamente ispirato a ideali ecologici e collettivistici, l'hippismo
raccoglie consensi soprattutto fra i giovani delle aree urbane, che
non hanno un'idea precisa di quanto sia duro il contatto con la natura
selvaggia. I veri hippies saranno sì e no 100.000, e conducono una
vita assai difficile e tribolata. Ma diventano ugualmente un simbolo
positivo per la gioventù.
Accanto a questo movimento pacifista e non violento, ne cresce anche
uno più radicale e interno alla comunità afro-americana: il Black
Power, che si presenta con la sommossa di Watts, il ghetto nero di Los
Angeles, messo a ferro e fuoco per giorni e giorni nel 1965.
Negli stessi anni, l'amministrazione Johnson decide di impegnarsi a
fondo nel sostegno del corrotto regime sudvietnamita, pur di arginare
l'avanzata dell'influenza comunista nel sud-est asiatico. Il fatto in
sé non avrebbe turbato le coscienze americane, se non fosse
intervenuta la coscrizione obbligatoria nell'intento di rifornire
Saigon di un massiccio aiuto militare, senza distogliere forze
strategiche dal fronte della guerra fredda.
La coscrizione era stata reintrodotta anche per la guerra di Corea, ma
allora i ragazzi americani credevano di fare solo il proprio dovere di
cittadini. L'esito deludente dell'inutile conflitto coreano, e il
contemporaneo diffondersi di una "controcultura" giovanile avulsa
dalla logica della guerra fredda, rendevano improponibile, solo un
decennio dopo, il ricorso a migliaia e migliaia di giovani strappati
al loro universo fatto di musica, sfide alla società, e libertà di
costumi sessuali. (filmografia: « American Graffiti », « Fandango »,
Un mercoledì da leoni ».)
La scintilla della ribellione scocca a Berkeley, nel campus
universitario. I feroci scontri e la repressione della polizia
(aiutata perfino dalla Guardia Nazionale) non rimangono isolati:
presto l'incendio si propaga in molte università del Paese, inducendo
coscritti di tutte le classi sociali a organizzare falò rituali delle
cartoline precetto. Si forma una frattura generazionale insanabile (si
veda il film « Fragole e sangue »); gli americani benpensanti hanno
orrore dei propri rampolli, seguaci delle teorie di liberazione
sessuale di Wilhelm Reich, e infatuati delle teorie sociali di Herbert
Marcuse.
In questo turbolento periodo avvengono raccapriccianti attentati
politici, nei quali perdono la vita John e Robert Kennedy, Malcom X e
Martin Luther King : l'America ne è sconvolta fino alle fondamenta e
la reazione già si prepara con l'elezione, nel 1968, del "duro" Nixon.
Ma intanto ne approfittano le minoranze nere dei ghetti urbani per
uscire allo scoperto, sospinte dal movimento dei Black Muslims, la
frangia più dura del Black Power. Soprattutto emergono le Black
Panthers (rivelatesi al mondo col clamoroso gesto del pugno chiuso
alla premiazione dei Giochi di Città del Messico), di vaga ispirazione
comunista. I ghetti delle maggiori città diventano teatro di una vera
e propria guerriglia urbana, sia pure senza raggiungere le
devastazioni di Watts. Ormai siamo nel 1969, e al megaconcerto di
Woodstock la nuova generazione prende coscienza di sé e della propria
forza aggregativa. Pare di assistere al trionfo della "controcultura"
pacifista e antimoderna degli hippies, ma sarà una breve illusione. La
fine dell'esperienza in Vietnam segnerà anche la fine delle
contestazioni di massa.

LA BREVE STAGIONE EDONISTICA INGLESE
In Europa, intanto, non si sta a guardare indifferenti. Benché
l'ultima generazione non si senta minacciata quanto quella
d'oltreoceano, il malessere giovanile si diffonde rapidamente, e le
teorie di Reich e Marcuse vengono accolte con uguale entusiasmo.
L'Inghilterra "isola felix" del laburista Wilson diventa in quegli
anni il faro della rivoluzione dei costumi; il clima creativo e
anticonformista della Swinging London afferma un modello adottato
dalla gioventù di mezzo mondo. La frattura con la generazione
precedente avviene anche qui clamorosamente: la restituzione
dell'onoreficenza MBE da parte di "Sir" John Lennon, per protesta
contro l'intervento inglese in Biafra, ne è uno dei simboli di
maggiore efficacia.
Ma il gesto politico di Lennon non deve trarre in inganno. I Beatles
si rendono coscienti di avere un'influenza maggiore dei leader
politici, ma sono divisi fra loro sull'uso da fare di questo potere (e
per questo si separeranno). Lennon si trasferirà in America a
proseguire le sue battaglie, perché in realtà la tendenza della
gioventù inglese andava verso l'edonismo, o meglio verso
quell'autocompiacimento per la "diversità" che si manifesterà
platealmente nel decennio successivo col movimento Punk.
A differenza del movimento americano, nato nei campus universitari,
quello inglese nasceva dalle periferie urbane, tra la working class.
Fosse dovuto allo stress da guerra fredda e all'incubo nucleare, o a
una percezione negativa delle convenzioni ipocrite della società
borghese, l'atteggiamento dei giovani inglesi era improntato alla fuga
dalla realtà.
Le fisosofie orientali, come pure la sperimentazione di droghe
allucinogene (è di quegli anni la scoperta dell' LSD) assecondano il
desiderio di sottrarsi alla logica delle lotte politiche e di classe.
Si vagheggia l'amore universale («All you need is love», cantavano i
Beatles) ma nel contempo ci si scontra selvaggiamente fra Rockers e
Mods per "sentirsi vivi" (vedasi il raro film « Quadrophenia »), senza
fermarsi ad analizzare le evidenti contraddizioni di questa ingenua
filosofia.
Sembra più serio e coerente il movimento dei Provos, nella vicina
Olanda, che in modo meno radicale degli hippies auspicano il ritorno a
forme meno complesse di società, e soprattutto a una maggior
attenzione all'ambiente (famose divennero le loro biciclette bianche):
nasce coi Provos il primo movimento "verde" d'Europa, presto assorbito
da un più vasto schieramento politico, e perciò semidimenticato.
Ma tocca adesso alla Francia occupare il posto d'onore nella vetrina
mondiale,.mentre in Inghilterra si spegne l'ebbrezza del welfare state
di Wilson, sopraffatto dal suo insostenibile peso finanziario, e sta
per iniziare l'era Heath di "austerity",

LA FRANCIA ABBRACCIA LA RIVOLUZIONE CINESE
Il "maggio parigino" del 1968 è assurto a simbolo della rivoluzione
culturale che infiammò il mondo occidentale, simbolo destinato a
durare nella storia almeno quanto il 1848, l'anno delle rivoluzioni
borghesi che plasmarono il mondo occidentale così come lo conosciamo.
A differenza del pragmatismo dei movimenti inglesi e americani,
intenti a isolare la gioventù da un mondo adulto nel quale non si
vuole riconoscere, le barricate parigine sono l'espressione di una
rivolta più colta e intellettuale, che teorizza un ruolo attivo dei
giovani sulla scena mondiale.
Gli slogan paradossali ("L'immaginazione al potere") cedono presto il
passo a una lucida visione dei problemi sociali. Gli studenti della
Sorbona, qualche mese più tardi, occuperanno la sede della prestigiosa
università e scenderanno in piazza a sostenere la protesta degli
operai Renault in sciopero. Da questi momenti confusi e creativi
emerge dunque un ruolo di sostegno alle classi operaie che vuole
andare ben oltre quello istituzionale dei sindacati. Il massimo
ideologo "del '68" diventa Daniel Cohn-Bendit (ora europarlamentare
per i Verdi), il quale per diversi anni sarà un punto di riferimento
per tutte le sinistre extraparlamentari che si formano nei vari Paesi
d'Europa. Ai nuovi fermenti aderiscono entusiasticamente anche gli
esistenzialisti, cioè i contestatori della generazione precedente.
Simone de Beauvoir e Jean-Paul Sartre tenteranno però inutilmente di
conciliare le differenze filosofiche fra i due movimenti: il loro
apporto teorico non verrà raccolto praticamente da nessun gruppo
europeo. Al contrario, un pensiero venuto da molto lontano contagerà
la Francia e l'Europa...
Poiché nel 1966 era avvenuta una singolare "rivoluzione culturale" in
Cina (nella quale in realtà Mao era stato privato del potere da un
gruppo di "fondamentalisti", per poi essere usato come un feticcio
vivente), i dogmi di quella rivoluzione, racchiusi in quello che
divenne famoso come "il libretto rosso di Mao", divennero i dogmi
anche di questa altrettanto anomala rivoluzione giovanile. Ripudiata
l'Unione Sovietica come "guida" del comunismo (nello stesso 1968 c'era
stata la repressione dell'«eresia» cecoslovacca, con grande sgomento
delle sinistre occidentali, che miravano a una maggior autonomia da
Mosca), il Verbo era ormai diventato il Maoismo. Per questa fase di
osmosi franco-cinese, percorso filmico obbligato sono le opere di
Jean-Luc Godard, da « La cinese » a « Crepa padrone, tutto va bene ».

L'ESPERIENZA SUDAMERICANA.
Prima di occuparci della peculiare interpretazione italiana dei
fermenti giovanili che avvenivano all'estero, è necessario ricordare
alcuni fatti avvenuti nei Paesi latino-americani, fatti che si
sarebbero rivelati gravidi di conseguenze per l'Italia.
Il successo della rivoluzione cubana aveva galvanizzato gli oppositori
dei regimi più o meno dittatoriali dell'area latina, ma sembrava
veramente difficile ripetere quell'exploit: la CIA aveva raddoppiato
la sorveglianza e la situazione rimaneva saldamente in mano agli
eserciti governativi controrivoluzionari.
Ernesto «Che» Guevara, l'argentino artefice della vittoriosa impresa
cubana, non era un personaggio notissimo. Era tutt'al più considerato
un tecnico della guerriglia: il suo libretto « La guerra per bande »
parve del tutto innocuo, fu pubblicato nel 1962 dalle Edizioni del
Gallo, di proprietà del Partito Socialista Italiano, e passò del tutto
inosservato. Il suo nuovo ruolo, nella Cuba post-rivoluzione, era
tutt'altro che entusiasmante: una poltrona da ministro e tante
scartoffie da firmare. Verso la metà degli anni '60 era sparito
improvvisamente senza lasciare traccia, tanto da far pensare che fosse
stato eliminato dallo stesso Castro per la sua non-ortodossia (Guevara
non era propriamente comunista, era un rivoluzionario puro).
Ma ben presto si sparge la voce che il Che sta combattendo insieme ai
ribelli del tale o del talaltro Stato sudamericano, apportando la sua
esperienza di stratega della guerriglia. La sua leggenda inizia a
prendere corpo. Quando è ucciso dall'esercito boliviano, e la
fotografia del suo cadavere orgogliosamente mostrata alla stampa di
tutto il mondo, nasce il mito del generoso combattente per la causa
dei deboli e degli oppressi, il Garibaldi del '900.
Questo mito pervade tutto il movimento giovanile perché appunto non si
presta a interpretazioni esegetiche di carattere ideologico, come il
libretto di Mao, o la dottrina di Lenin: è puro slancio romantico
verso la ribellione all'ingiustizia, è la teorizzazione della
rivoluzione per la rivoluzione.
D'altra parte proprio il fallimento della guerriglia in Bolivia, pur
guidata da quel mitico condottiero, impone un ripensamento strategico
della lotta clandestina per il rovesciamento del potere. Le esperienze
dei ghetti negri nordamericani suggeriscono che il modo migliore per
sottrarsi alla reazione governativa non è nascondersi sulle montagne o
nella giungla, bensì mimetizzarsi nelle grandi città, mischiati a
milioni di individui.
Tocca all' Uruguay, uno dei Paesi più tranquilli e meno in vista di
tutto il continente, di sperimentare la nuova tecnica di
destabilizzazione. A differenza del terrorismo classico, fatto di
attentati dinamitardi in luoghi pubblici, o di omicidi politici
commessi nelle strade, si sperimenta il sequestro di persona a scopo
di ricatto politico. Il gruppo rivoluzionario dei Tupamaros (che
deriva il nome dal ribelle inca Tupac Amaru) balza alle cronache
mondiali nel 1970 col clamoroso sequestro di tre diplomatici, il
console del Brasile e due "consulenti" statunitensi della CIA. In
cambio della liberazione degli ostaggi, i Tupamaros pretendono la
scarcerazione di alcuni loro esponenti. Nel braccio di ferro che ne
segue, viene ucciso a sangue freddo uno degli agenti CIA, Daniel A.
Mitrione (la vicenda è ricostruita nel film « L' amerikano »), e alla
fine i Tupamaros ottengono quello che vogliono.
Naturalmente il successo di questo metodo, presto imitato ovunque,
troverà contromisure adeguate: sanguinose repressioni da parte delle
dittature, sempre più appoggiate dalla CIA. Nella sola Argentina, si
conteranno a decine di migliaia i "desaparecidos", simpatizzanti (o
sospettati tali) delle sinistre: saranno rastrellati, torturati ed
eliminati in gran segreto (film: « La notte delle matite spezzate »)
L'evento più clamoroso è il rovesciamento, in Cile, del governo a
maggioranza socialista regolarmente eletto, e presieduto da Salvador
Allende. La CIA prima destabilizza l'economia cilena, poi appoggia e
organizza il colpo di stato del generale Pinochet, che introduce un
regime di terrore con migliaia di "desaparecidos" (quando gli
statunitensi sapranno il ruolo avuto dalla CIA se ne vergogneranno,
vedasi il film « Missing »)
Ma tornando ai fatti uruguayani del 1970, si può dire che è quello il
principio del moderno terrorismo occidentale. A questa impresa ne
seguono altre dei Tupamaros, e poi dei loro colleghi argentini
Montoneros, e via via il metodo si sparge a macchia d'olio, fino alla
costituzione, in Germania, della RAF-Rote Armee Fraktion, del partito
armato di Andreas Baader e Ulrike Meinhoff. Della tragica conclusione
di quella esperienza tedesca (quasi tutti i componenti morti suicidi -
o forse suicidati - in carcere) si occupa il film « Anni di piombo »,
che ricostruisce la vicenda della militante della RAF Gudrun Ensslin.

L' ITALIA DOPO IL BOOM.
Dalle esperienze variegate degli altri Paesi, il movimento giovanile
italiano sceglie e adatta alla propria realtà ciò che più gli aggrada.
Per tentare di capire quelle scelte occorre dare uno sguardo alla
situazione che si era venuta a creare durante gli anni '60 nella vita
politica della nazione.
All'inizio degli anni '60, dopo oltre 13 anni di governi di Centro, il
PSI entra nella coalizione governativa. Benché si tratti di un
appoggio dall'esterno, è nei fatti il primo governo di
centrosinistra, ed esordisce con una massiccia nazionalizzazione delle
risorse strategiche (energia, reti telefoniche) che erano
precedentemente di proprietà privata. L'Italia è in pieno sviluppo
economico (quel periodo sarà ricordato come quello del "boom", o del
"miracolo italiano") sulla spinta dei sostanziosi aiuti forniti dagli
USA con il piano Marshall. Qualcosa però si inceppa nell'ingranaggio,
dato che i grandi imprenditori, spaventati dall'iniziativa socialista
(che a loro appare addirittura "bolscevica"), iniziano a trasferire
capitali all'estero, sottraendoli all'ulteriore sviluppo economico
nazionale (si veda il film « La congiuntura »). Questo brusco arresto
della crescita viene battezzato appunto "congiuntura", con l'intento
di minimizzare le sue conseguenze e attribuirlo a un assestamento
casuale e passeggero. Invece si protae per diversi anni, congelando la
crescita dei salari che era prevista per gli anni '60 a completamento
del processo di industrializzazione a tappe forzate. Di fatto, la
classe operaia attendeva impazientemente che il boom economico
iniziasse a distribuire verso il basso le cospicue ricchezze prodotte
negli ultimi anni. Nell'immediato dopoguerra di ricchezze da
distribuire non ne esistevano, e un lavoro purchessia era sempre
meglio della disoccupazione (se non lo si conosce già, si veda
«Ladri di biciclette »). Le masse operaie erano mobilitate
prevalentemente in funzione politica: lo sciopero generale del 1960
contro il governo Tambroni, che ne provocò la caduta a prezzo di morti
e feriti, ne è l'esempio più eclatante.
Ma quanto a rivendicazioni salariali, la situazione aveva ristagnato
per anni, anche a causa dell'eccesivo frazionamento sindacale, a sua
volta espressione del frazionamento politico delle masse lavoratrici.
In queste condizioni, il potere d'acquisto dei salari è uno dei più
bassi d'Europa, e il più basso in assoluto rispetto al PIL.
Per un tuffo in quel passato socio-economico, con tanto di prezzi,
salari e abitudini dei consumatori, consiglio questa volta un libro
dal tocco leggero, « Vola colomba » di Gian Franco Venè (Mondadori).
Quanto ai film, dopo il neorealismo dell'immediato dopoguerra era
prevalsa la tesi andreottiana che non si dovessero lavare i panni
sporchi in pubblico, e dopo un decennio di cinema "rosa" è proprio con
l'avvento del centro-sinistra che si ricomincia a parlare di sociale
anche nel cinema. Interessanti documenti della situazione
giovani/lavoro di quell'epoca sono « Il posto » del cattolico Ermanno
Olmi, « I basilischi » della socialista Lina Wertmüller, e « I nuovi
angeli » del comunista Ugo Gregoretti.
A rendere esplosiva questa situazione, già tesa di per sé, viene la
grande migrazione interna, che mette a stretto contatto culture
arcaiche e depoliticizzate con altre già ben addentro nei meccanismi
dell'industrializzazione (da non perdere il grandissimo « Rocco e i
suoi fratelli »).
Le incomprensioni reciproche rendono problematica e conflittuale la
vita nei grandi centri di produzione del Nord per tutti gli anni '60,
sia in fabbrica che nei quartieri operai, e sarà proprio il movimento
sessantottino a incanalare la rabbia proletaria verso un nemico
comune.

Ci sarebbe da chiedersi cosa poteva fare il centro-sinistra, e perché
non l'ha fatto, in una situazione così difficile per la condizione
operaia. Ma si rischierebbe di fare la storia con i "se", perciò sarà
bene soprassedere e ricapitolare invece la storia tormentata della
sinistra in quegli anni.
Nel 1964 era prevista una seconda fase del centrosinistra, con
l'ingresso dei socialisti nelle responsabilità dirette di governo, ma
al momento buono la DC appare chiaramente spaventata dalla reazione
della grande borghesia, che già aveva raggiunto l'inaspettato
risultato di fermare la crescita economica. Cerca quindi di frenare la
smania riformista del PSI, ma Nenni resiste, a costo di provocare la
crisi del governo. A questo punto il presidente della Repubblica,
Antonio Segni, riceve la visita del generale dei carabinieri Di
Lorenzo, il quale fino all'anno precedente era stato a capo del SIFAR
(come si chiamava allora il Servizio Segreto) e aveva raccolto un
voluminoso dossier su tutte le personalità politiche del tempo. Il
generale propone, papale papale, un colpo di stato congegnato nei
minimi particolari (prevede l'arresto e il confino di tutti i
parlamentari di sinistra), e poiché i carabinieri dipendono
direttamente dal capo dello Stato, chiede l'avallo di Segni. Non si
sono mai chiarite le responsabilità di quest'ultimo, ma quando il
piano (denominato "SOLO") trapela e fallisce, improvvisamente Segni
accusa un gravissimo malore e più tardi si dimette dalla carica. I
segretari dei partiti si riuniscono e si accordano per un "governo di
salute pubblica" onde non esasperare gli animi di fronte al grave
attentato alle istituzioni (che verrà taciuto all'opinione pubblica, e
scoperto solo tre anni dopo da L'Espresso). I socialisti devono
accettare un programma di riforme molto annacquato, e la loro ala
sinistra si distacca per protesta sotto la guida di Tullio Vecchietti.
Nasce così il PSIUP, che ben presto si troverà su posizioni più
radicali dello stesso PCI.
Nello stesso anno muore Togliatti, e il partito affida la leadership a
Longo, un uomo onesto che però non ha il carisma del suo
predecessore, né la sua astuzia politica: il PCI perde il suo appeal
soprattutto fra le ultime generazioni, che guardano con simpatia al
nuovo battagliero PSIUP. Deluso dalla mancanza di duttilità del
partito, un gruppo di intellettuali dissidenti si stacca dal PCI per
dar vita a un nuovo movimento, Il Manifesto, che in effetti guadagna
la simpatia di studenti e intellettuali, ma è pur sempre uno
schieramento d'élite e non di massa..
Intanto il PSI, senza contrappesi a sinistra, si avvicina sempre più a
posizioni centriste, fino ad abbracciare di nuovo il PSDI di Saragat
(transfugo dal 1948): nasce il PSU, ma avrà vita breve. Tra gli altri
motivi di disaccordo, gli eventi incalzanti del '68, e l'analisi che
di essi verrà fatta nella segreteria, divideranno un'altra volta i
partiti socialisti, senza peraltro che il PSI recuperi la sua ala
sinistra, che ormai cavalca la tigre della contestazione giovanile. La
scissione provocherà comunque una crisi di governo, nell'agosto 1969,
alla vigilia di quell'"autunno caldo" di rivendicazioni salariali, che
inaugurerà il lungo decennio di torbidi politici.

DALLA CONTESTAZIONE GENERALE ALLA STRAGE
Nel corso degli anni '60 si andava formando anche da noi, per
imitazione dei modelli inglesi e americani, lo stesso universo
giovanile musicofilo, vagamente pacifista e fortemente critico nei
confronti del mondo "adulto". Le teorie di Marcuse penetravano solo
nelle élites universitarie, quelle di Reich si scontravano con il
forte substrato cattolico (istruttivi sono i film «I pugni in tasca» e
«Grazie zia»). Solo quando arriva l'eco del maggio parigino, si
comincia a formare una coscienza del ruolo che il mondo giovanile può
assumere nella società. Fino a quel momento nelle università si erano
verificate sporadiche occupazioni (Pisa, gennaio; Milano, febbraio
1968) ma si è ancora ben lontani dalle barricate di Parigi. Quell'anno
passa apparentemente tranquillo, ma in realtà il dibattito nelle
scuole si va facendo sempre più rovente, provocando la scissione per
partenogenesi del movimento studentesco, cancellando vecchie
associazioni e creandone di nuove (si veda la mappa dei principali
gruppi e movimenti, ricostruita dall'allora giovanissimo giornalista
Massimo Fini e pubblicata da Linus nel 1973).
Sempre a Milano il prof. Trimarchi della "Statale" viene sequestrato e
malmenato dagli studenti, più tardi la prof. Malcangi dell'Istituto
Cattaneo verrà fatta ruzzolare dalle scale fra i lazzi dei suoi
alunni; mentre in tutte le scuole compaiono i famigerati tatzebao di
ispirazione cinese. La scuola assomiglia sempre più alla «Corazzata
Potemkin», ormai.
Ma la prima avvisaglia che i giovani sono scesi sul piede di guerra
anche al di fuori della scuola viene dalla Versilia, dove la notte di
Capodanno fra il '68 e il '69 un nutrito gruppo di studenti di Pisa
(il futuro Potere Operaio) "contesta" con uova e ortaggi lo spreco e
il lusso dei ricchi che festeggiano il nuovo anno nel locale chic La
Bussola (negli scontri con la polizia un giovane viene ferito e
rimarrà paralizzato; lo spettacolo intanto viene sospeso).
C'è poco da festeggiare per l'avvento del 1969: sarà uno degli anni
più bui del dopoguerra...
Sull'esempio francese, i giovani arrabbiati e contestatori scelgono il
mondo operaio quale oggetto della loro azione nel sociale. Per
l'autunno sono previste lotte sindacali per il rinnovo dei contratti
dei metalmeccanici: gli studenti promettono un "autunno caldo", e
difatti sarà talmente caldo che quella stagione passerà alla storia
con quel nome.
Fuori dalle fabbriche, arringano gli operai coi microfoni, e tentano
di sostituirsi ai sindacati classici promettendo tutto e di più,
subito. Gli operai sembrano entusiasti di un tale sostegno, e un po'
dappertutto nascono i CUB, comitati unitari di base, che voltano le
spalle soprattutto alla CGIL, accusata di non tutelare abbastanza gli
interessi della classe operaia. Si veda *assolutamente* il film « La
classe operaia va in Paradiso », forse troppo simbolico ma essenziale
per capire la dinanica di quella lotta per contendersi la leadership
sulle enormi masse operaie, le uniche forze che avrebbero potuto
vincere una vera rivoluzione.
Non si erano mai visti scioperi di tale portata, l'Italia ne è
shockata al punto che dopo soli 4 mesi dall'inizio delle
manifestazioni, Adriano Celentano interpreta a Sanremo il disagio
borghese di fronte a tanto sconquasso presentando una canzone dal
titolo significativo: « Chi non lavora non fa l'amore ». Il bello è
che la canzone vince il concorso canoro, a dimostrazione
dell'incapacità della gente di capire il momento cruciale che l'Italia
sta vivendo.
Milano diventa la piazza più "calda" d'Italia, durante uno sciopero i
dimostranti si scontrano con la polizia e ci scappa il morto, l'agente
di P.S. Annarumma. Ai suoi funerali esponenti di destra scatenano una
caccia all'uomo, studenti di "aspetto maoista" vengono percossi
brutalmente (si veda «San Babila ore 20: un delitto inutile»). Nei
primi anni la singola vittima fa ancora impressione, il suo nome resta
scolpito nella memoria (lo studente Franceschi, il dimostrante
Zibecchi...), ma più tardi le vittime saranno talmente numerose che
nessuno le memorizzerà più.
Il Movimento Studentesco di Mario Capanna assurge alle cronache per
una battaglia a colpi di spranga con altre fazioni di sinistra, e da
lì si svilupperà un infinito contenzioso su chi è più a sinistra degli
altri, giudice sempre la spranga...
Il bisogno di sentirsi "diversi" si spinge ben oltre la
contrapposizione al mondo adulto della politica tradizionale e delle
cosiddette ipocrisie borghesi. Ogni giovane sembra voler cercare una
propria identità in gruppi minuscoli e selettivi, e le diverse
correnti del pensiero di sinistra (marxismo-leninismo, maoismo,
trotzkismo) sono il pretesto per dividersi anziché unirsi.
Il 7 dicembre 1969, per non essere da meno dei "potoppisti" di Pisa,
Capanna organizza una replica della contestazione di Viareggio: il
lancio di uova marce contro il bel mondo che si dà appuntamento alla
Scala per la "prima" stagionale ha un'eco mondiale, e l'establishment
adulto inizia a interrogarsi sulle motivazioni che spingono giovani
universitari, mediamente benestanti, a ribellarsi contro il lusso nel
quale pure sono cresciuti. Questo sconcerto è manifestato nel film
Contestazione generale », che vorrebbe liquidare con ironia la
contraddizione per cui dei padri borghesi vengono accusati dai figli
(che sono altrettanto borghesi ma si fingono eroi di cartapesta) di
essersi arricchiti...
Ma il 12 dello stesso mese, sempre a Milano, accade un fatto tragico
che fa passare la voglia di sorridere e scuotere la testa: la bomba
che esplode nella Banca dell'Agricoltura di Piazza Fontana fa delle
vittime vere (16, più 98 feriti), e non di cartapesta. Un analogo
attentato, nello stesso giorno, alla Banca Commerciale di Roma fa
"solo" 16 feriti e viene subito dimenticato.
E' l'inizio degli
ANNI DI PIOMBO.
La polizia arresta gli anarchici, "perché si sa che le bombe le
mettono loro". Ma quando? All'inizio del secolo? E le bombe dell'OAS
francese, solo qualche anno prima, chi le metteva, se non gli
estremisti di destra? L'ufficio politico della Questura di Milano è
protagonista di un episodio agghiacciante: l'anarchico Pinelli viene
trovato morto nel cortile, sfracellato dopo un volo di tre piani. E'
un suicidio, dice il commissario Calabresi: per non cedere
all'interrogatorio ha preferito gettarsi dalla finestra. E' un
omicidio, sostiene tutta la sinistra: Pinelli è stato sospeso nel
vuoto con la minaccia di lasciarlo andare se non parlava, e qualcuno
ha mollato la presa (accidentalmente, forse, ma questo non diminuisce
la gravità del fatto).
L'episodio surriscalda gli animi, Dario Fo scrive il testo di «Morte
accidentale di un anarchico», Calabresi subisce un linciaggio morale
senza precedenti, finché nel 1972 viene assassinato da un commando
armato. Vent'anni più tardi Leonardo Marino, un "pentito" in stato
confusionale, si autoaccuserà di partecipazione all'omicidio, compiuto
materialmente da Ovidio Bompressi, e indicherà come mandanti gli
allora massimi dirigenti di Lotta Continua, Adriano Sofri e Giorgio
Pietrostefani. Nonostante l'evidente labilità psichica
dell'accusatore, per gli inquirenti il caso è risolto. Misteri
d'Italia... (per questi c'è addirittura un apposito sito,
http://misteriditalia.com)
Quello di Luigi Calabresi è un nome maledetto ormai: nel 1973, alla
cerimonia di commemorazione tenutasi in Questura nel primo
anniversario della sua morte, irrompe uno squilibrato e lancia bombe a
mano sulla folla, forse per colpire il ministro Mariano Rumor, facendo
una strage. Si chiama Gianfranco Bertoli, è un anarchico sbandato, e
non sa dare una spiegazione plausibile per il suo gesto. Altro
mistero.
Ma i misteri di quegli anni sono tantissimi, ed il primo è proprio
quello relativo alla bomba di Piazza Fontana. Subito dopo il caso
Pinelli, la Questura interroga il tassista che potrebbe aver portato
l'attentatore alla Banca dell'Agricoltura. Fra le segnaletiche degli
anarchici, riconosce il cliente che ha trasportato: è Pietro Valpreda,
un coreografo che la sera stessa del 12 si trovava a Roma per uno
spettacolo. Non importa, la polizia dimostra che si poteva mettere la
bomba, prendere un altro taxi per l'aeroporto di Linate, ed essere a
Roma in tempo per lo spettacolo.
Valpreda viene così arrestato, il tassista lo riconosce in un
confronto all'americana («E' lui, è lui!» sarà anche il titolo del
libro di memorie di Valpreda), ma non potrà mai ripeterlo in un
tribunale perché morirà l'anno seguente.
Valpreda resta in carcere fino al 1972, nonostante ormai nessuno creda
più alla sua implicazione: in Veneto il giudice Casson ha trovato una
pista molto più credibile, che porta agli ambienti di estrema destra.
La detenzione prolungata di Valpreda, senza che abbia la possibilità
di vedere un giudice, indigna gli italiani: esce il film «Detenuto in
attesa di giudizio» che narra una vicenda diversa ma in sostanza
simile, e infine Valpreda sarà candidato alle elezioni politiche del
1972 dal "Manifesto", un gesto inusitato, con grande eco politica, che
sarà emulato in seguito dai Radicali di Marco Pannella.
Le "piste nere" di Casson porteranno all'arresto degli estremisti di
destra Freda e Ventura (saranno poi assolti, come Valpreda finalmente
giudicato dopo oltre 20 anni: la bomba non l'ha messa nessuno,
quindi...) e si comincia a vociferare di "strategia della tensione"
ordita dai neofascisti per instaurare uno Stato di Polizia, complici i
servizi segreti. Uno 007 di nome Giannettini viene indagato, e si
scopre una struttura "deviata" che poi diventerà il comodo alibi di
tutte le fumosità dietrologiche di uno scaricabarile politico durato
anni e anni (significa, in soldoni, che nessuno poteva prendere nessun
altro con le mani nel sacco: era sempre un abile depistaggio dei
"servizi deviati"...). Le inefficienze dei servizi investigativi
alimentavano il sospetto di segrete coperture del terrorismo, ma il
più delle volte si trattava delle inefficienze tipiche delle strutture
burocratiche, delle quali abbiamo avuto tutti testimonianza in vari
campi. Questo non faceva eccezione. Per esempio non è la Digos, ma i
giornalisti a scoprire che un factotum della sede milanese del MSI è
praticamente un sosia di Valpreda. Viene inquisito ma la pratica
subito archiviata, a norma di procedura l'unico in grado di accusarlo
sarebbe il tassista, già morto da tempo...
Esistono davvero in quegli anni tentativi di provocare il terrore per
favorire la reazione?
In effetti, l'ondata giovanile di sinistra provoca da subito una
violenta reazione di destra: nel 1970 a Reggio Calabria si instaura
quasi una specie di Repubblica di Salò, al grido "Boia chi molla!", e
tutto perché il capoluogo di Regione viene spostato a Catanzaro...
Più serio nelle intenzioni, ma più ridicolo nell'esito è invece il
tentativo di colpo di stato che nel mese di dicembre di quello stesso
anno è messo in atto dagli ex legionari della Xª MAS sotto la guida
del loro antico comandante Junio Valerio Borghese: sembra che i
vegliardi della Legione abbiano pasticciato con gli orari e i luoghi
degli appuntamenti, e dopo una notte persa in vani spostamenti, al
mattino abbiano portato mestamente a casa i gagliardetti...
Questo episodio è trasposto nel film satirico «Vogliamo i colonnelli»,
ma c'è chi non ride per questi tentativi velleitari, la tensione è
veramente al culmine. E ancora si dovevano vedere le stragi dei
neofascisti bombaroli a Brescia (Piazza della Loggia) e sul treno
Italicus, in un crescendo che raggiunse il culmine nel 1980 con la
bomba all'affollatissima stazione di Bologna. E ancora gli omicidi di
matrice BR di magistrati e altre personalità politiche, fino al
delitto Moro...
Con tutte le forze di polizia impegnate contro il terrorismo, la
microcriminalità inizia a dilagare, la droga pesante - fenomeno prima
pressoché sconosciuto - diventa una piaga sociale, la mafia
addirittura cambia pelle e si trasforma, secondo modelli americani, in
un grande business internazionale. Chi non ha vissuto quegli anni non
può capire cosa sia la paura di uscire da casa, perlomeno nelle grandi
città... (su questo argomento c'è il film «Il belpaese», significativo
ma non bello).
Ma è in questo tremendo contesto storico che nasce la lotta armata
delle B.R., ispirata dall'esperienza dei Tupamaros e delle Black
Panthers, è in questo momento che si stampano libri "alternativi" dai
suggestivi titoli («Mai più senza fucile», «Il mitra è proletario»),
che la rivoluzione vagheggiata dal movimento giovanile sembra
imminente (film: «Maledetti vi amerò»).
Negli anni 70 un giovane di un grande centro urbano "non poteva" non
essere di sinistra. Poteva al massimo scegliere a quale particolare
corrente aderire. Nel 1975 voteranno per la prima volta i diciottenni
(prima ci volevano 21 anni), e il PCI passerà dal 28 al 34%
all'istante, nonostante che i "rivoluzionari" disperdano i voti ancora
più a sinistra. E' un breve trionfo.
Il fallimento di queste velleità giovanili è sancito dal raduno di
Bologna nel 1977, che dà origine a quello che poi sarà chiamato
"Movimento del '77" ma non saprà mai coordinare un'iniziativa che è
una. L'anno prima c'era stato, al Parco Lambro di Milano, un patetico
tentativo di ripetere l'evento di Woodstock (il famoso Festival di Re
Nudo) ed era finito in rissa, con gli organizzatori che insultavano i
partecipanti e sospendevano il Festival. Nessuno sembra più riuscire a
frenare l'anarchismo e l'individualismo, e i dirigenti dei principali
gruppi (LC, AO, Potop) mollano tutto lasciando al loro destino
"fricchettoni" e "indiani metropolitani".
Poi viene il delitto Moro che sconcerta, invece di galvanizzare,
queste ultime frange di rivoluzionari, e quella è stata veramente la
fine. Iniziava il cosidetto "riflusso", che avrebbe allontanato la
generazione successiva dalle ideologie di sinistra in favore di un
esasperato edonismo. Il 7 aprile 1979, con l'arresto degli ideologi di
Potop (Negri, Piperno e Scalzone) si chiude la stagione
dell'ultrasinistra. Cinque anni prima questi arresti avrebbero
scatenato una rivolta di massa, ma in quel momento non si leva che
qualche protesta da parte degli intellettuali. Una lunga serie di
firme e nulla più.
Rimanevano da sconfiggere le ultime formazioni armate clandestine, ma
nessuno aveva dubbi, era solo questione di tempo. Nel 1983 la
battaglia era ormai stata vinta dallo Stato, e il bisogno dei giovani
di identificarsi in gruppi rivali trova nuove strade: ormai non si
distinguono più fra trotzkisti, leninisti e maoisti, ma fra paninari,
rockabilly e metallari...
----------------

Arrivato fino in fondo? Complimenti per la tenacia ! :-)

--
Piero F.

Arduino D'Ivrea

unread,
Dec 23, 2002, 9:09:40 PM12/23/02
to

"Danilo Giacomelli" <danilo.g...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:au6lfa$4qnt5$1...@ID-147750.news.dfncis.de...

>
> "Arduino D'Ivrea" <ardui...@hotmail.com> ha scritto ...
> ......
> > nel 1971 ci fu una forte ondata di crescita della destra missina che in
> > Sicilia superò il venti per cento dei voti nelle elezioni regionali.
> Questo
> > fatto spaventò la D.C. Che si orientò decisamente a sinistra,

> Detto così mi pare fuorviante. Nel 1972 si formò addirittura un governo di


> centro destra, il cosiddetto "Andreotti-Malagodi".

Non è forviante, posso accettare però il rimprovero, di aver saltato (per
ragioni di brevità) Un passaggio. La Dc già in difficoltà di fronte
all'offensiva della sinistra, rimase sorpresa e sbigottita da questa
improvvisa vampata della destra. A Catania, il Msi non fu il primo partito
per un centinaio di voti. Parole come: I giovani del Msi, o, fascisti in
doppiopetto, erano all'ordine del giorno sulla stampa italiana. A Milano,
Adamo Dagli Occhi, era riuscito a organizzare imponenti manifestazioni della
così detta: Maggioranza silenziosa.
La Dc decisa quindi dui correre ai ripari, da una parte, una decisa campagna
antimissina che assunse ben presto caratteri antifascisti; Dall'altra parte
però, cercò per prima cosa un recupero della sua immagine di partito di
destra. Perciò, caduto il governo Colombo, si diede vita ad un governo
DC-PLI, che frà l'altro, frustrò il sogno del segretario del Pdium
(Monarchici) Alfredo Covelli, di costituire quella che aveva battezzato
Grande destra, che avrebbe dovuto comprendere Pli Pdium Msi. (il partito
monarchico, che contava all'epoca sei deputati e due senatori, confluì in
quei mesi nel Msi) Il Governo (che fu chiamato, come tu ricordi: Andreotti
Malagodi) non ottenne la maggioranza alle camere, e si tennero le prime
elezioni anticipate della storia italiana, il Msi, pur ottenendo un buon
risultato (passò dal 4,6 al 7,3%) fu molto ridimenzionato rispetto ai
risultati siciliani. La Dc perciò poté proseguire nella realizzazione della
sua politica, dopo un breve periodo in cui si ebbe un secondo governo
Andreotti di tipo centrista (che fu chiamato anch'esso Andreotti Malagodi,
nonostante il Vicepresidente del consiglio fosse il socialdemocretico
Tanassi) Si ebbero due governi Rumor, che inaugurarono la nuova formula
politica, che fu chiamata del Pentapartito, in quanto, aveva definitivamente
aggregato il Pli alla precedente compagine del centrosinistra
DC-PRI-PSDI-PSI.
Il fronte unitario antifascista, dette i suoi frutti nel 1975 il Pci
realizzò una grandiosa avanzata nelle elezioni regionali provinciali e
comunali. Il Governo Rumor cadde e si formò un governo presieduto da Aldo
Moro, mentre alla segreteria della Dc andò Benigno Zaccagnini (Con Amintore
Fanfani alla presidenza del partito) Quella che all'epoca fu definita: cura
Zaccagnini, portò buoni frutti, nelle elezioni politiche anticipate del 1976
i comunisti avanzarono ulteriormente. Persero voti i socialisti (in seguito
alla sconfitta il segretario Francesco De Martino si dimise e fu sostituito
da Bettino Craxi) i liberali (con dimissioni di Malagodi, sostituito da
Altissimo) anche gli altri partiti minori subirono perdite, i missini
arretrarono notevolmente dal risultato del 1972 (a fine anno, subiranno la
scissione del gruppo che prese il nome di Democrazia Nazionale, alla quale
aderiranno più della metà dei deputati e scomparirà alle elezioni del 1979)
Ma la Dc recuperò addirittura voti.
Si diede qundi vita al terzo governo Andreotti (mentre Moro assumeva la
carica di presidente del Partito e Fanfani tornava alla presidenza del
senato, mentre alla presidenza della Camera, al posto di Sandro Pertini, fu
nominata la comunista Nilde Jotti) Questo governo, era monocolore
democrisiano, con l'astenzione di tutti gli altri partiti esclusi missini,
radicali (che avevano debuttato nel parlamento con quattro deputati) e
Manifesto.

> E' vero che si svilupparono i Comitati Unitari Antifascisti e si rafforzò
il
> concetto di "arco costituzionale", ma questa spinta puntava "solo" ad
> esaltare l'irreversibilità dell'ordinamento stabilito dalla Costituente e
> la presenza di un comune sentimento democratico.
> All'interno del movimento studentesco tale linea era sostenuta in toto dai
> giovani della sinistra "parlamentare" ma esisteva un vasto arco di
> sfumature.
> Ricordo ad esempio, a Brescia, di essere riuscito in un paio di occasioni
a
> mediare un documento comune ad un arco di organizzazioni che andava dal
> Movimento giovanile Dc fino a Lotta Continua!
> Anche sui temi più strettamente scolastici le posizioni prefiguranti il
> movimento dei tardi anni '70 erano minoritarie, ed erano centrate sullo
> slogan della "diminuizione dei carichi di studio". Ricordo che la
> contrapposizione più costante era tra le parole d'ordine "gestione
sociale"
> (parzialmente concretizzatasi con i Decreti delegati del '74) e "uso
> parziale alternativo" (sostenuto dai "capanniani").

Verissimo.

Vero, ma l'astenzione del pci verso il governo Andreotti, (determinante per
la sopravvivenza del governo) fu considerata unanimemente la realizzazione
del compromesso storico, o almeno il primo importante passo verso di esso.
Successivamente, si giunse all'accordo per l'appoggio esterno del Pci al
quarto governo Andreotti. Governo che si presentò alle camere lo stesso
giorno del rapimento Moro. Fu proprio la morte di questo statista, che era
il più acceso fautore democristiano dell'apertura a sinistra, a determinare
la crisi della politica di compromesso storico Infatti un anno dopo, la
coalizione si ruppe, i democristiani andarono alle elezioni con un governo
Dc-Pri-Psdi. Presieduto dallo stesso Andreotti (il quinto) con Ugo La Malfa
vicepresidente (ma morirà prima che il governo si presentasse alle camere)
Il pci subì un forte ridimenzionamento, sia alle politiche, sia alle europee
che si tennero una settimana dopo. Da questo momento, per il Pci inizierà un
lento declino (interrotto dalla fiammata del 1984 in seguito all'emozione
per la morte di Berlinguer) che si concluderà con il cambio di nome del
partito nel 1991 e la contemporanea scissione di rifondazione comunista.
Ciao e buon Natale
Ad'I

Pietro Buttiglione

unread,
Dec 23, 2002, 2:28:15 PM12/23/02
to
On Mon, 23 Dec 2002 10:35:22 +0100, "Danilo Giacomelli"
<danilo.g...@tin.it> wrote:
io aggiungerei anche un anello IMO basilare:
POTERE OPERAIO.
Questo 'movimento' cercava lo scontro nelle manifestazioni.
Con enorme ed imperdonabile miopia politica fu messo al bando.
Ecco COME nacquero le BR.
MAI costringere un movimento alla clandestinita'.
Meglio controllarlo bene in vista!!!
pietro

Lucia

unread,
Dec 23, 2002, 5:12:44 PM12/23/02
to

Piero F. <mail...@jumpy.it> wrote in message
BnKN9.19271$Q%4.61...@news1.tin.it...

> Sull'esempio francese, i giovani arrabbiati e contestatori scelgono il
> mondo operaio quale oggetto della loro azione nel sociale. Per
> l'autunno sono previste lotte sindacali per il rinnovo dei contratti
> dei metalmeccanici: gli studenti promettono un "autunno caldo", e
> difatti sarà talmente caldo che quella stagione passerà alla storia
> con quel nome.
> Fuori dalle fabbriche, arringano gli operai coi microfoni, e tentano
> di sostituirsi ai sindacati classici promettendo tutto e di più,
> subito.

che gli studenti abbiano tentato di sostituirsi ai sindacati mi sembra
un'affermazione azzardata.

> Milano diventa la piazza più "calda" d'Italia, durante uno sciopero i
> dimostranti si scontrano con la polizia e ci scappa il morto, l'agente
> di P.S. Annarumma. Ai suoi funerali esponenti di destra scatenano una
> caccia all'uomo, studenti di "aspetto maoista" vengono percossi
> brutalmente (si veda «San Babila ore 20: un delitto inutile»). Nei
> primi anni la singola vittima fa ancora impressione, il suo nome resta
> scolpito nella memoria (lo studente Franceschi, il dimostrante
> Zibecchi...), ma più tardi le vittime saranno talmente numerose che
> nessuno le memorizzerà più.

ti diemtichi i fatti di Battipaglia in cui gli studenti non è che
c'entrassero

> Il Movimento Studentesco di Mario Capanna assurge alle cronache per
> una battaglia a colpi di spranga con altre fazioni di sinistra, e da
> lì si svilupperà un infinito contenzioso su chi è più a sinistra degli
> altri, giudice sempre la spranga...

non direi proprio che il contedendere fosse su chi era più di sinistra ma su
opposte concezioni e visioni della politica, visto poi la fine che hanno
fatto molti partecipanti allo scontro.

ciao
andrea

F3d3r1c0

unread,
Dec 23, 2002, 3:16:35 PM12/23/02
to
Arduino D'Ivrea <ardui...@hotmail.com> wrote:
> "F3d3r1c0" <ba...@libero.it> ha scritto nel messaggio
> news:jCyN9.43094$Ou4.1...@twister2.libero.it...
> Debbo farti una lode: il 90% di coloro che pongono domande (spesso
> anche del tipo: Chi di voi ha notizie della famiglia Barbieri nel
> 1271) poi spariscono, senza avere dato il minimo segno di aver letto
> le risposte. Perciò anche a nome degli altri utenti, ti ringrazio per
> la cotesia, e ti invio i più fervidi auguri di un buono e sereno
> Natale. Ciao
> Ad'I

Un po' di cortesia per ringraziare chi si e' dato da fare e ha perso tempo
(gratuitamente) per aiutare il prossimo, mi sembra solo il minimo,
soprattutto in casi come questo in cui la risposta non e' proprio immediata.

Maurizio Pistone

unread,
Dec 24, 2002, 7:28:45 AM12/24/02
to
"Danilo Giacomelli" <danilo.g...@tin.it> ha scritto su
it.cultura.storia.moderato:

>Nel 1972 si formò addirittura un governo di
>centro destra, il cosiddetto "Andreotti-Malagodi".

scusate se entro in ritardo nella discussione, e forse dico cose
che non c'entrano, ma vorrei ricordare che Malagodi mantenne
senpre fede alla tradizione antifascista del PLI.

Detta oggi, l'espressione "centro destra" ha un signficato ben
diverso.


--
Maurizio Pistone - Torino
strenua nos exercet inertia Hor.
scri...@mauriziopistone.it
http://www.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it

F3d3r1c0

unread,
Dec 24, 2002, 2:22:39 AM12/24/02
to
Piero F. <mail...@jumpy.it> wrote:
> Federico" ha scritto
> ... [CUT]...

> ----------------
>
> Arrivato fino in fondo? Complimenti per la tenacia ! :-)

Ciao, beh dal niente che prevedevo, adesso non ho parole su come ringraziare
sia te che Arduino per l'aiuto che avete prestato. Per i consigli da dare a
Yuki per la sua tesi ho trovato molti spunti interessanti dalle conclusioni
della tesi di laurea sul movimento del '77, anche quella citazione che mi
hai riportato ha reso molto l'idea. Infine a completare il tutto ho preso
molti spunti dalle impressioni di Arduino. Insomma con tutto questo
materiale Yuki riuscira' sicuramente ad aprire una parentesi sensata (la
buona volonta' c'e') riguardo questi movimenti.
Grazie ancora.

Pietro Buttiglione

unread,
Dec 25, 2002, 2:04:04 AM12/25/02
to
On Tue, 24 Dec 2002 02:09:40 GMT, "Arduino D'Ivrea"
<ardui...@hotmail.com> wrote:

>Fu proprio la morte di questo statista, che era
>il più acceso fautore democristiano dell'apertura a sinistra, a determinare
>la crisi della politica di compromesso storico Infatti un anno dopo, la
>coalizione si ruppe, i democristiani andarono alle elezioni con un governo
>Dc-Pri-Psdi. Presieduto dallo stesso Andreotti (il quinto) con Ugo La Malfa
>vicepresidente (ma morirà prima che il governo si presentasse alle camere)
>Il pci subì un forte ridimenzionamento, sia alle politiche, sia alle europee
>che si tennero una settimana dopo.

------------------------------------------------------------------------------------
posso fare un appunto a qs. NG?
Vorrei, proprio xche' e' un NG di discussioni, che NON si riducesse
alla semplice elencazione dei fatti storici.. ma che tutti ci si
esponesse un po' di piu' con la loro interpretazione....
E che ovviamente poi si rispettasse la interpretazione diversa dalla
nostra, semplicemente portando contro-argomenti (il che' e' il sale
dell'NG...^--^)
-------------------------------------------------------------------------
Cosi' a qs. ricostruzione storica io aggiungerei che Andreotti,
quello del potere che logora chi non ce l'ha..., sapeva fin da prima
COSA voleva ottenere da quel governo... cioe' il funerale
del compromesso storico...
Istruttivo a tal fine leggere quanto scrisse Aldo Moro in prigionia...
Depurato di ovvie punte di <dolore> quel doc e' tutto un j'accuse
contro Andreotti... un uomo, val la pena ricordarlo, che nella sua
vita seppe sempre salire sul carro vincente...
Proporrei adesso che e' ancora vivo, una bella discussione su questo
personaggio che a me ricorda tanto l'oratoria formalistica di un
Cicerone o il cinismo dell'Ecclesiaste!
a sentire voi...
pietro

Basilio Secondo

unread,
Dec 26, 2002, 5:47:35 AM12/26/02
to
Il 25 Dic 2002, 08:04, Pietro Buttiglione <pietro_bu...@insieme.net>
ha scritto:

> On Tue, 24 Dec 2002 02:09:40 GMT, "Arduino D'Ivrea"
> <ardui...@hotmail.com> wrote:
>
(cut)

> posso fare un appunto a qs. NG?
> Vorrei, proprio xche' e' un NG di discussioni, che NON si riducesse
> alla semplice elencazione dei fatti storici.. ma che tutti ci si
> esponesse un po' di piu' con la loro interpretazione....
> E che ovviamente poi si rispettasse la interpretazione diversa dalla
> nostra, semplicemente portando contro-argomenti (il che' e' il sale
> dell'NG...^--^)

Sono una persona diffidente per natura, pertanto non vorrei che questo NG
diventasse una succursale del NG sulla politica o replicasse ICS.
Questo NG è stato creato, correggetemi se sbaglio, proprio per evitare
discussioni politiche che portavano a scambi di insulti, continui OT e cose
del genere.
Personalmente ritengo che come sta procedendo adesso vada bene, seguo i
thread e molto spesso sono interessantissimi, vedi questo sui movimenti
studenteschi.
E poi davvero si sono enunciati solo fatti storici?
Alcuni hanno anche espresso il loro parere, non ti pare?
Non ho nulla in contrario se si sviluppa una discussione su diversi punti di
vista politici, basta che si rimanga nei limiti della correttezza e
soprattutto si cerchi di convincere impiegando le fonti storiche, non i
semplici insulti.
Deto questo passo a dire cosa penso su Andreotti e Moro.

> Cosi' a qs. ricostruzione storica io aggiungerei che Andreotti,
> quello del potere che logora chi non ce l'ha..., sapeva fin da prima
> COSA voleva ottenere da quel governo... cioe' il funerale
> del compromesso storico...

Presumibilmente si.
Il compromesso storico avrebbe disturbato il sistema politico nel quale
Andreotti aveva sempre giocato una parte da protagonista.
Personalmente credo che si sarebbe adattato bene anche se i comunisti
fossero arrivati al potere, ma non senza fatica.

> Istruttivo a tal fine leggere quanto scrisse Aldo Moro in prigionia...
> Depurato di ovvie punte di <dolore> quel doc e' tutto un j'accuse
> contro Andreotti... un uomo, val la pena ricordarlo, che nella sua
> vita seppe sempre salire sul carro vincente...

Su questo sono molto meno d'accordo, Andreotti non saliva sul carro
vincente, spessissimo era lui che costituiva il carro vincente, o al limite
faceva parte di una cordata, sicuramente non è stato un mero parassita che
sfruttava i successi degli altri.

> Proporrei adesso che e' ancora vivo, una bella discussione su questo
> personaggio che a me ricorda tanto l'oratoria formalistica di un
> Cicerone o il cinismo dell'Ecclesiaste!
> a sentire voi...

Discutere quello che è stato Andreotti è cosa decisamente difficile, forse
manca davvero la prospettiva storica.
Bello il paragone con l'Ecclesiaste, un libro della Bibbia cinico?
Un cattolico democristiano cinico?

Saluti
Basileus

--------------------------------
Inviato via http://usenet.libero.it

Arduino D'Ivrea

unread,
Dec 26, 2002, 10:23:58 AM12/26/02
to

"F3d3r1c0" <ba...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:DaKN9.45351$TC5.1...@twister1.libero.it...

>> Un po' di cortesia per ringraziare chi si e' dato da fare e ha perso
tempo
> (gratuitamente) per aiutare il prossimo, mi sembra solo il minimo,
> soprattutto in casi come questo in cui la risposta non e' proprio
immediata.
> --
> Saluti, Federico.
>

Fa sempre piacere trovare persone cortesi come te.
Scusandomi se non ti ho fatto pervenire gli auguri di buon Natale, ti
anticipo quelli di buon anno.
Ciao
Ad'I

Arduino D'Ivrea

unread,
Dec 26, 2002, 10:42:56 AM12/26/02
to

"Maurizio Pistone" <scri...@mauriziopistone.it> ha scritto nel messaggio
news:rjkg0vo696btcp4pr...@4ax.com...

> "Danilo Giacomelli" <danilo.g...@tin.it> ha scritto su
> it.cultura.storia.moderato:
>
> >Nel 1972 si formň addirittura un governo di

> >centro destra, il cosiddetto "Andreotti-Malagodi".
>
> scusate se entro in ritardo nella discussione, e forse dico cose
> che non c'entrano, ma vorrei ricordare che Malagodi mantenne
> senpre fede alla tradizione antifascista del PLI.
>
> Detta oggi, l'espressione "centro destra" ha un signficato ben
> diverso.

Quanto a tradizione antifascista del PLI dovrei fare una premessa,
l'antifascismo degli anni sessanta e settanta, se era (almeno in parte, non
dimentichiamoci della giunta regionale siciliana, Pci, dissidenti
democristiani Msi guidata da Milazzo e l'elezione del presidente Gronchi con
identica maggioranza) sincero nella sinistra, era ipocrita nei partiti di
centro. Impossibile credere che negli anni settanta fossero cosě fieramente
antifascisti da attuare il patto ad escludem (cioé se una qualunque legge
fosse stata approvata con i voti determinanti del msi si sarebbe ritenuta
non valida la votazione) mentre non si era battuto negli anni cinquanta,
ciglio sui governi Zoli e Segni appoggiati dal msi, e solo per la mezza
insurrezione della sinistra aveva indotto ad abbandonare il governo
Tambroni.
Premesso questo, debbo riconoscere che negli anni settanta, il PLI aveva una
decisa posizione antifascista, che avrebbe potuto collocare il partito al
centro (il centro del centro, o estremisti del centro, si definivano loro)
Ma nel contempo, debbo aggiungere che aveva posizioni economiche molto piů a
destra del msi. Fu forse questo fatto, che fece definire i governi Andreotti
Malagodi, governi di centrodestra.
Ciao
Ad'I

Danilo Giacomelli

unread,
Dec 26, 2002, 1:20:54 PM12/26/02
to

"Arduino D'Ivrea" <ardui...@hotmail.com> ha scritto ...
.....
> > Detta oggi, l'espressione "centro destra" ha un signficato ben
> > diverso.
.....

.
> Premesso questo, debbo riconoscere che negli anni settanta, il PLI aveva
una
> decisa posizione antifascista, che avrebbe potuto collocare il partito al
> centro (il centro del centro, o estremisti del centro, si definivano loro)
> Ma nel contempo, debbo aggiungere che aveva posizioni economiche molto più

a
> destra del msi. Fu forse questo fatto, che fece definire i governi
Andreotti
> Malagodi, governi di centrodestra.

A questo va aggiunto che il Pli era reduce da una battaglia ostruzionistica
durissima contro l'attuazione (a dir poco tardiva) delle autonomie
regionali.
Il Pli si distingueva anche nel non voler partecipare ai comitati
antifascisti.

Comunque il Pli di allora si poteva considerare destra moderata (all'incirca
come la neonata UDC) con componenti di centro, forse emerse poi con Zanone.

ciao

--
Danilo Giacomelli
--------------------------
Democrazia = Aristocrazia di massa
--------------------------

Pietro Buttiglione

unread,
Dec 27, 2002, 9:05:02 AM12/27/02
to
On Thu, 26 Dec 2002 19:20:54 +0100, "Danilo Giacomelli"
<danilo.g...@tin.it> wrote:
in questa galleria di ricordi aggiungo anch'io qualcosa sul PLI :
- il PLI era, specie nel Sud, il partito dei ricchi, ricchi x nascita!
- prima dell'ingesso dei partiti parlamentari nelle Universita'
(1960..) era presente abbastanza tra gli studenti (colegando al punto
precedente si capisce...)
- lo stesso Pannella e' nato nella gioventu' liberale all'Universita'.
Poi rompeva troppo le scatole e fu cacciato via...
ma e' sempre rimasto un liberale!!
Mi pare che con lui ci fosse quello che per primo si batte' in Italia
per la liberalizzazione (lib!) dei preservativi (CENTRI AI...?)
Ah. la memoria!
ciao
pietro

Ulisse

unread,
Dec 27, 2002, 1:20:00 PM12/27/02
to

"Federico" <ba...@libero.it> ha scritto nel messaggio
news:wJpM9.32532$TC5.9...@twister1.libero.it...

> Salve a tutto il ng, avrei bisogno di alcune informazioni e risorse

eccoti alcune news sul movimento del '77
Per organizzarci
Molti segni indicano oggi che il divario tra la condizione di vita dei
proletari e la ricchezza dei loro bisogni, tra l'oppressione del controllo
sociale e la qualità dei comportamenti autonomi di lotta, si è approfondito
ed esteso in maniera irreversibile.
Al punto in cui siamo non si può restare fermi. Occorre che la ribellione
sociale, già consolidatasi in alcuni settori di classe, si arricchisca degli
strumenti organizzativi necessari a far fronte adeguatamente al processo di
ristrutturazione statuale e padronale.
L'urgenza, la qualità e le forme del processo organizzativo si presentano, a
nostro avviso, come la questione cruciale di questa nuova stagione politica.
Su questo tema la discussione interna al movimento ed anche all'area
dell'Autonomia Operaia organizzata, si è andata approfondendo già prima
dell'estate rispetto ai problemi posti, ma non risolti, dal movimento del
'77; sia rispetto a quelli connessi al caso Moro e sia rispetto al
progressivo diffondersi di comportamenti autonomi dal sindacato tra i
lavoratori occupati.
Le stesse analisi fatte da riviste come Controinformazione e Primo Maggio,
che introducono nuovi (per loro) elementi di valutazione teorica sull'
autonomia operaia e con le quali riteniamo giusto intraprendere un dibattito
a partire dai prossimi numeri, testimoniano dell'attualita di questo tema.
Ma l'analisi dell'autonomia e dei suoi compor tamenti, così come l'analisi
della ristrutturazione del capitale, non bastano se di pari passo non si
avvia concretamente il processo organizzativo.
Occorre, per essere più espliciti, chiarire che cosa fare e come farlo, per
uscire tanto dalle secche del qualunquismo di sinistra generato
principalmente da Lotta Continua, quanto per superare la vacazione
minoritaria dimostrata da alcune componenti dell'Autonomia Operaia come
Rosso e Senza Tregua.
E' questo un impegno a cui, da oltre un anno, ci siamo dedicati unitamente
ai compagni di altre situazioni organizzate dell'Autonomia Operaia del Nord
e del Sud. La proposta che facciamo, quindi, il Movimento del- 1'Autonomia
Operaia, è la risultante di questo sforzo collettivo e intendiamo metterla
in discussione nel movimento per verificarla ed arricchirla dei contributi
che, Collettivi o singoli compagni, riterranno di dare, fino ad
approssimarne sempre più le tappe della sua realizzazione attraverso momenti
di confronto su temi specifici e generali, quali certamente, ma non
esclusivamente, il Convegno Operaio a Ottobre e l'Assemblea nazionale a
Novembre che, come scrivevamo nel numero cinque del giornale, e tutta da
costruire.
Per assolvere a questo compito "I Volsci" diventeranno meno "romani" e si
arricchiranno dei contributi di tutte le popolazioni barbare del territorio
nazionale, non per fare del giornale il "portavoce dell'organizzazione", ma
per renderlo uno strumento adatto alla sua promozione.
Nelle pagine che seguono quindi, il giornale cerca di interpretare questa
esigenza, fornendo i termini specifici per l'avvio del dibattito
sull'organizzazione (con la pubblicazione del documento sul Movimento
dell'Autonomia Operaia) e i termini iniziali un'analisi di fase e di
programma da verificare, sia attraverso la rispondenza che i compagni vi
troveranno rispetto alla propria situazione, sia riguardo alla possibilità
di tradurre praticamente queste analisi in forme di lotta e di
organizzazione.

------------------------------------------------------------------------

Premessa
Per anni la dialettica interna al movimento di classe ha visto prevalere fra
le avanguardie, i compagni, fin dentro a vastissimi settori di proletariato,
il dato pressante della lotta anticapitalistica e della risposta immediata
agli attacchi che sotto diversi aspetti venivano dall'iniziativa padronale.
Per anni il referente politico di ogni dibattito è stato, giustamente, la
tradizione di lotta del movimento operaio italiano, la sua capacità di
tenuta, la sua intelligenza riflessiva nel cercare costantemente un terreno
che fosse, se non il più privilegiato, il meno sfavorevole per l'iniziativa
di classe. Lo stesso movimento del '77 ha ripreso, pure se con elementi
nuovissimi, questa tradizione di lotta lasciando però inevasa l'al tra
questione fondamentale di ogni processo rivoluzionario che e quella
dell'organizzazione. Anzi, per la portata delle implicazioni sociali e
politiche che hanno investito in pieno tutte le istituzioni dello stato,
proprio dal movimento del '77 è risultata ancora più stringente la necessità
di risolvere alcuni punti strategici (dalla questione del potere a quella
della forma-stato), dello sviluppo e dell'organizzazione necessari a portare
a compimento un processo rivoluzionario in senso comunista. Come compagni
dell'Autonomia operaia organizzata di situazioni diverse, che da oltre un
anno si confrontano sul problema dell'organizzazione, crediamo non più
rinviabile l'esigenza che questo tema sia fatto proprio dall'intero
movimento in termini di dibattito e di proposte concrete. Questo documento
rappresenta, al tempo stesso, un elemento di discussione e verifica di
quanto ci ha permesso di concludere il confronto sulla nostra esperienza
organizzativa. E perciò che, per le cose dette, abbiamo, analizzato e
sintetizzato il nostro punto di vista sul tema dell'organizzazione,
prescindendo deliberatamente dall'analisi del la fase politica attuale e del
programma, la cui elaborazione, crediamo, va certamente sviluppata, (come
tentiamo di fare nelle altre parti del giornale), ma soprattutto va
ricercata nei termini concreti con cui si sviluppa lo scontro di classe.
Questa proposta, quindi è rivolta all'autonomia diffusa, nel senso che ci
interessa che un'esperienza organizzativa sia condotta a partire non tanto
dalla sommatoria delle forze disponibili quanto dalla continuità che queste
forze (militanti, sedi, collettivi, comitati) stabiliscono o intendono
stabilire con l'antagonismo sociale diffuso, con le forme di lotta spontanee
ed organizzate nelle quali si esprime oggi in Italia l'autonomia di classe.
Ricondurre con decisione il dibattito politico sull'obiettivo
dell'organizzazione è una scelta che per la sua importanza non può essere
delegata ad una discussione che si svolga per linee interne, riducendosi a
grottesco lavorio diplomatico tra qualche sede "potente" e qualche sparuta
avanguardia con ostinata vocazione minoritaria. Al contrario, se autonomia
operaia è la sintesi politico-militante che proviene non da sparute
avanguardie, ma da situazioni di lotta significative all'interno di un
processo rivoluzionario, allora questo dibattito e questa scelta dovrà
attraversare assolutamente l'intero movimento in modo capillare e diffuso
[ ...] continua su http://italy.indymedia.org/news/2002/12/141671.php

Arduino D'Ivrea

unread,
Dec 27, 2002, 5:38:16 PM12/27/02
to

"Pietro Buttiglione" <pietro_bu...@insieme.net> ha scritto nel
messaggio news:13mi0vco4a0qhkmej...@4ax.com...

> On Tue, 24 Dec 2002 02:09:40 GMT, "Arduino D'Ivrea"
> <ardui...@hotmail.com> wrote:
>
> >che si tennero una settimana dopo.
> --------------------------------------------------------------------------
----------
> posso fare un appunto a qs. NG?
> Vorrei, proprio xche' e' un NG di discussioni, che NON si riducesse
> alla semplice elencazione dei fatti storici.. ma che tutti ci si
> esponesse un po' di piu' con la loro interpretazione....
> E che ovviamente poi si rispettasse la interpretazione diversa dalla
> nostra, semplicemente portando contro-argomenti (il che' e' il sale
> dell'NG...^--^)
> -------------------------------------------------------------------------
> Cosi' a qs. ricostruzione storica io aggiungerei che Andreotti,
> quello del potere che logora chi non ce l'ha..., sapeva fin da prima
> COSA voleva ottenere da quel governo... cioe' il funerale
> del compromesso storico...

Non so se quello fosse esattamente il suo intento, certamente, non gli č
dispiaciuto che le cose siano andate come sono andate. ma non credo che
Andreotti fosse un alto idealista, che soffriva per il compromesso storico,
e anelava a ristabilire il pentapartito. Penso piuttosto, che se i comunisti
si mantenevano forti, avrebbe continuato a governare con loro, limitandosi
semmai a tenerli piů a lungo possibile, lontani dagli scranni ministeriali.
Ma vedendo che invece si indebolivano, mentre la Dc sull'onda dell'emozione
per la morte di Aldo Moro, avanzava, non esitň a cacciarli a pedate.

> Istruttivo a tal fine leggere quanto scrisse Aldo Moro in prigionia...
> Depurato di ovvie punte di <dolore> quel doc e' tutto un j'accuse
> contro Andreotti... un uomo, val la pena ricordarlo, che nella sua
> vita seppe sempre salire sul carro vincente...
> Proporrei adesso che e' ancora vivo, una bella discussione su questo
> personaggio che a me ricorda tanto l'oratoria formalistica di un
> Cicerone o il cinismo dell'Ecclesiaste!
> a sentire voi...
> pietro

Come dice giustamente Pietro, Andreotti con la sua presenza, spesso
determinava la vittoria del carro. Ma come avevo accennato in principio,
Andreotti non č uomo di alti ideali, quindi, non hai torto, non sarebbe mai
salito su un carro perdente per idealismo.
Ciao
Ad'I

Ulisse

unread,
Dec 28, 2002, 5:45:14 AM12/28/02
to
Tratto da http://www.zzz.it/~ago/ ottimo portale sui movimenti
degli
anni '70
* Questo documento, redatto da alcune delle "situazioni di lavoro e
di
intervento" che avevano costituito l'ossatura portante della
"Commissione
fabbrica e quartiere" del movimento del '77 a Roma, fu pubblicato come
supplemento a "Collegamenti per l'organizzazione diretta di classe" n.2
settembre 1977, su esplicito consenso dei compagni che gestivano tale
rivista, pur non essendo mai stato assunto da essi come effettivo
materiale
"interno" al loro dibattito ed alla loro attività editoriale. Questo,
anche
se, evidentemente, le posizioni politiche e le aree di interlocuzione
erano
assai contigue, come dimostra il fatto che la redazione romana di
Collegamenti, pur non firmando come tale il documento, partecipò
organicamente alla sua stesura ed allo sforzo politico-organizzativo che
ad
esso seguì, andando a dar vita all'esperienza di "Filo Rosso"; una
rivista,
questa, che fu espressione di un collettivo che giunse a raggruppare
un'area
assai vasta di compagni, tutti espressione di situazioni di radicamento
e di
lotta nei luoghi di lavoro più svariati della metropoli capitolina
(fabbriche e servizi, pubblico e privato, quartieri e scuole). Nel
merito,
oltre che la raccolta dei fascicoli di "Filo Rosso" (reperibili presso
l'archivio del "Gruppo di studio per la critica della politica e il
soggetto
collettivo", tramite contatti con la redazione romana di "Vis-à-Vis", o
via
e-mail MDO...@MCLINK.IT), si può vedere anche il contributo di Marco
Melotti
al Dibattito su "Dieci anni di Primo Maggio", su "Primo Maggio", n.21,
primavera 1984, pp.63/66. Si è deciso di dar modo ai compagni di
rileggere
queste righe, evidentemente, perchè si ritiene di poter valutare tale
documento come una sorta di utilissimo passe-partout per confrontarsi
analiticamente con la memoria critica del movimento del '77, di cui
incontrovertibilmente questo testo, a pieno titolo, fa parte.
1. 2 febbraio '77: "Compagno Bellachioma te lo giuriamo ogni
fascista
preso lo massacriamo!"; 5 febbraio: "Contro Malfatti e tutti i suoi
baroni:
10,100,1000 occupazioni!"; 17 febbraio: "Dal Tibet al Perù tutti i Lama
a
testa in giù!"; 11/12 marzo: "Carabiniere non lo scordare abbiamo
Francesco
da vendicare!"; 23 marzo: "Lama, Macario, Benvenuto: chi dei tre é il
più
venduto?!"; 21 aprile: "Il Movimento di lotta non si tocca, Saverio
Passamonti t'abbiamo sparato in bocca!?"; 1maggio: "Provocatori sono PCI
e
sindacato che pieni di paura invocano lo Stato!"; 12/13 maggio:
"Polizia,
Carabinieri: assassini più di ieri!"; 19 maggio: "Contro la soppressione
delle festività scendiamo in piazza in tutte le città!"; 23/25
settembre:
"Zangherì-Zangherà gli untorelli sono qua! In galera si va così con
l'accordo DC/PCI!"; 30 settembre: "Compagno Walter te lo giuriamo d'ora
in
avanti anche noi spariamo!"; 20 ottobre: "Che tristezza, che peccato il
signor Schleyer s'é suicidato". [....] continua su
http://italy.indymedia.org/news/2002/12/141788.php

Piero F.

unread,
Dec 29, 2002, 1:51:05 PM12/29/02
to

"Lucia" (andrea) ha scritto:

> che gli studenti abbiano tentato di sostituirsi ai sindacati mi sembra
> un'affermazione azzardata.

Be', certo non intendevo nelle contrattazioni salariali!
Bensì nella direzione strategica delle rivendicazioni operaie, e di questo
sono stato testimone io personalmente. Siccome abito a Milano, posso parlare
dell'esperienza alla Innocenti, che era a poca distanza da casa mia. Ma non
credo che alla Fiat le cose andassero diversamente, a giudicare dalle
scritte sui muri di Mirafiori...
Ho citato, tra l'altro, «La classe operaia va in paradiso» come
*assolutamente da vedere*, perché si occupa proprio di questa contesa
sindacati/studenti sulla pelle degli operai sempre più frastornati. Non è
finzione filmica, parola di testimone oculare:-)

> ti dimentichi i fatti di Battipaglia in cui gli studenti non è che
> c'entrassero

E' vero, li avevo dimenticati. Nella ricostruzione degli eventi chissà
quante altre cose ho dimenticato, ma anche se mi fossi ricordato di quei
fatti, non li avrei citati perché non toccati dal "fil rouge" della
rivoluzione giovanile: appunto perché gli studenti non c'entravano non avrei
potuto considerare utile parlare di Battipaglia.
E' chiaro che la mia posizione geografica mi porta a privilegiare i fatti
accaduti a seguito di un'industrializzazione ormai matura, mentre
Battipaglia testimonia di un disagio del Sud, nel quale
l'industrializzazione non ha mai attecchito, e anzi ha portato più danni che
benefici. E' di quello stesso periodo l'apertura di Pomigliano d'Arco,
ricordi? Quali problemi ha risolto? Quanti ne ha creati all'Alfa Romeo,
invece?
Se vuoi apriamo un thread su questi problemi, ma in tema di contestazione
giovanile tra '68 e '77 è abbastanza incongruo parlarne.

> non direi proprio che il contendere fosse su chi era più di sinistra ma su


> opposte concezioni e visioni della politica, visto poi la fine che hanno
> fatto molti partecipanti allo scontro.

La frase "opposte concezioni e visioni della politica" è sicuramente più
elegante e politicamente corretta, ma la mia "infinito contenzioso su chi è
più a sinistra degli
altri, giudice sempre la spranga" è ovviamente una visione scettica e
apertamente ironica. Anche di questo ho lo status di testimone, ma non lo
invoco: potrei essere come il villano "venuto da Como per niente" di cui
parlava Jannacci in «Prete Liprando e il giudizio di Dio», cioè uno di
quelli che vedono ma non capiscono ciò che vedono...
Preferisco invece rimandarti alle diatribe interne a questi movimenti
testimoniate dagli aderenti ai movimenti stessi: era un dibattito apparso su
vari numeri di Linus nel 1973, che ho riportato integralmente il ICS lo
scorso aprile: puoi rintracciare il thread su Google inserendo come ricerca
del MITTENTE: "1973", dato che ho avuto la balzana idea di pubblicare tutto
il dibattito come se fosse un thread di NG, al quale partecipavano utenti
come Massimo Fini.1973, Oreste Scalzone.1973, Oreste del Buono.1973 ecc.
Se dopo aver letto le accuse reciproche che si lanciano questi personaggi,
dici ancora che la materia del contendere non era su "chi stava più a
sinistra" e chi faceva finta di esserlo... Be', allora spiegami tu per
quali "opposte concezioni" litigavano :-)

ciao
--
Piero F.

Danilo Giacomelli

unread,
Dec 29, 2002, 1:42:52 PM12/29/02
to

"Arduino D'Ivrea" <ardui...@hotmail.com> ha scritto ...
.....
> Non so se quello fosse esattamente il suo intento, certamente, non gli è

> dispiaciuto che le cose siano andate come sono andate. ma non credo che
> Andreotti fosse un alto idealista, che soffriva per il compromesso
storico,
> e anelava a ristabilire il pentapartito. Penso piuttosto, che se i
comunisti
> si mantenevano forti, avrebbe continuato a governare con loro, limitandosi
> semmai a tenerli più a lungo possibile, lontani dagli scranni

ministeriali.
> Ma vedendo che invece si indebolivano, mentre la Dc sull'onda
dell'emozione
> per la morte di Aldo Moro, avanzava, non esitò a cacciarli a pedate.

E' ovviamente da considerare l'ipotesi che Andreotti sperasse che lo
facesse, ma fu il Pci a ritirare l'appoggio esterno al governo.
Quel giorno ero a Roma per un convegno degli universitari della Fgci.
Durante il suo intervento Occhetto fece degli accenni a "novità", con un
sorrisino.
A mezzanotte usciva la prima edizione di Paese Sera: andammo all'edicola e
vedemmo il titolo "Il Pci dice basta!".
Ricordo i commenti:
- E' Il Male che imita Paese Sera
- No, è proprio Paese Sera
- Allora è Paese Sera che imita Il Male!

ciao

--
Danilo Giacomelli
------------------------
Il parlamento italiano è il più cristiano del mondo.
Infatti, Cristo salvò il ladrone di destra.
-------------------------

Pietro Buttiglione

unread,
Dec 30, 2002, 2:32:55 AM12/30/02
to
On Fri, 27 Dec 2002 22:38:16 GMT, "Arduino D'Ivrea"
<ardui...@hotmail.com> wrote:

>Andreotti non č uomo di alti ideali,

personalmente la piu' GROSSA castroneria che gli addebito
fu il domicilio coatto ai mafiosi fuori dalla Sicilia.
Io sono pugliese di origine.
In Puglia NON esisteva camorra, non esisteva mafia,
non esisteva ndrangheta.
In particoilare il Salento, zona FUORI dalla grandi vie di
comunicazione, era una isola beata e felice, in cui potevi davvero
lasciare la tua casa aperta senza problemi.
Lui ci mando' i Mafiosi.
E quelli organizzarono una mafia locale.
Esiste una disanima esaurientissima di questa genesi della Sacra
Corona Unita fatta al Tribunale di Bari.
Possibile che uno che si vanta di avere duemila anni di storia
al suo attivo (in quanto conoscitore sommo della Storia del
Vaticano..) NON abbia saputo prevere questo??
Cosi' ingenuo???
ai posteri la sentenza...
pietro

Pietro Buttiglione

unread,
Dec 30, 2002, 12:16:49 PM12/30/02
to
On Sun, 29 Dec 2002 19:42:52 +0100, "Danilo Giacomelli"
<danilo.g...@tin.it> wrote:

>A mezzanotte usciva la prima edizione di Paese Sera: andammo all'edicola e
>vedemmo il titolo "Il Pci dice basta!".

era in Dicembre, inizio. Era proprio quello che ricordavo.
Fu il PCI a dire <basta>.
Ma fu il mitico Andreotti a 'giocarlo' su tutto
fino a farlo esplodere dall'interno...
Davvero una operazione in perfetto stile democristiano,
cioe' in stile pulito/privato... chi ricorda il sussiego di
certi parlamentari, tipo il Colombo E. o di quel Vittorio Orefice??
pit bum

Lucia

unread,
Dec 30, 2002, 12:32:48 PM12/30/02
to

Piero F. <mail...@jumpy.it> wrote in message
tuHP9.35794$Q%4.11...@news1.tin.it...

>
> "Lucia" (andrea) ha scritto:
>
> > che gli studenti abbiano tentato di sostituirsi ai sindacati mi sembra
> > un'affermazione azzardata.
>
> Be', certo non intendevo nelle contrattazioni salariali!
> Bensì nella direzione strategica delle rivendicazioni operaie, e di questo
> sono stato testimone io personalmente. Siccome abito a Milano, posso
parlare
> dell'esperienza alla Innocenti, che era a poca distanza da casa mia. Ma
non
> credo che alla Fiat le cose andassero diversamente, a giudicare dalle
> scritte sui muri di Mirafiori...
uno dei punti di discordia dei vari movimenti era proprio questo, se il
movimento doveva guidare o subordinarsi al movimento operaio, il terzo
tentativo di unificazione dei movimenti (Trento marzo '68 o '69, sai la Bse
comincia ad avere i suoi effetti). Le scritte sui muri contano poco,
tendenzialmente gli operai ne facevano poche.

> Ho citato, tra l'altro, «La classe operaia va in paradiso» come
> *assolutamente da vedere*, perché si occupa proprio di questa contesa
> sindacati/studenti sulla pelle degli operai sempre più frastornati. Non è
> finzione filmica, parola di testimone oculare:-)

che gli operai fossero frastornati dagli studenti è molto opinabile, parola
di chi c'era :-))


>
> > ti dimentichi i fatti di Battipaglia in cui gli studenti non è che
> > c'entrassero
>
> E' vero, li avevo dimenticati. Nella ricostruzione degli eventi chissà
> quante altre cose ho dimenticato, ma anche se mi fossi ricordato di quei
> fatti, non li avrei citati perché non toccati dal "fil rouge" della
> rivoluzione giovanile: appunto perché gli studenti non c'entravano non
avrei
> potuto considerare utile parlare di Battipaglia.

il mio era un esempio di lotta in cui gli studenti non c'entravano e potrei
citarne altri

> Se vuoi apriamo un thread su questi problemi, ma in tema di contestazione
> giovanile tra '68 e '77 è abbastanza incongruo parlarne.

volevo solo far presente che nel '68 a differenza del '77 c'era una forte
componente operaio

> La frase "opposte concezioni e visioni della politica" è sicuramente più
> elegante e politicamente corretta, ma la mia "infinito contenzioso su chi
è
> più a sinistra degli
> altri, giudice sempre la spranga" è ovviamente una visione scettica e
> apertamente ironica.

il giudice la spranga non lo contesto ma la mia frase syava a significare
che non potevano convivere concezioni completamente diverse (vedi il citato
Trento e i precedenti tentativi di Milano e Torino) cosa potevano condivere
uno stalinista con un trotskista, o un maoista con un leninista militante?

> Anche di questo ho lo status di testimone, ma non lo
> invoco: potrei essere come il villano "venuto da Como per niente" di cui
> parlava Jannacci in «Prete Liprando e il giudizio di Dio», cioè uno di
> quelli che vedono ma non capiscono ciò che vedono...

potrei fare altrettanto, ma non come uno che vedeva ;-)

> Preferisco invece rimandarti alle diatribe interne a questi movimenti
> testimoniate dagli aderenti ai movimenti stessi: era un dibattito apparso
su
> vari numeri di Linus nel 1973, che ho riportato integralmente il ICS lo
> scorso aprile: puoi rintracciare il thread su Google inserendo come
ricerca
> del MITTENTE: "1973", dato che ho avuto la balzana idea di pubblicare
tutto
> il dibattito come se fosse un thread di NG, al quale partecipavano utenti
> come Massimo Fini.1973, Oreste Scalzone.1973, Oreste del Buono.1973 ecc.
> Se dopo aver letto le accuse reciproche che si lanciano questi personaggi,
> dici ancora che la materia del contendere non era su "chi stava più a
> sinistra" e chi faceva finta di esserlo... Be', allora spiegami tu per
> quali "opposte concezioni" litigavano :-)

bei personaggini che mi citi, io mi riferisco a persone molto più serie e a
dibattiti in fabbrica; molti di quei figuri (non quelli da te citati) hanno
fatto una fine ben misera, tanto per riferirmi al post iniziale
Brandirali...
ciao
andrea

Piero F.

unread,
Jan 3, 2003, 6:00:52 PM1/3/03
to

"Lucia" (andrea) ha scritto

> che gli operai fossero frastornati dagli studenti è molto opinabile,


> parola di chi c'era :-))

A questo punto mi pare di capire che questa storia l'abbiamo vissuta da
punti di osservazione diversi:-)
Io all'epoca ero un giovane manager in un'industria (non metalmeccanica,
però), ma le mie impressioni dipendono più dalla frequentazione di ambienti
universitari, dove parlavano tutti in sinistrese e (forse) posso aver capito
fischi per fiaschi...
Ma quelle impressioni, oltre a vederle confermate nel film di Elio Petri
(che è del 1972), sono ribadite, per esempio, da Renato Curcio, che in «A
viso aperto» risponde tra l'altro a Scialoja che lo interroga:
----------------
[Scialoja] A quel punto avete sottoposto all'approvazione degli altri
la sigla Brigata rossa?
[Curcio] Sì, in primo luogo agli operai Pirelli, e venne subito
accettata. Anche perché qualcuno ricordò che nel nostro movimento
avevamo già un simpatico gruppo che si fregiava del colore
rivoluzionario, le «zie rosse».

[Scialoja] I volantini li scrivevi tu?
[Curcio] In genere sì. Ero quello che redigeva il testo. Lo facevo
dopo aver lungamente ascoltato il parere degli operai e dei compagni
che erano stati direttamente coinvolti nella vicenda. Il mio disegno
era quello di rilanciare gli slogan raccolti in fabbrica aggiungendovi
le nostre analisi. Guardate, scrivevo, dobbiamo cominciare a pensare
in modo nuovo le lotte operaie: proponiamo un'organizzazione meno
aperta e più guerrigliera del potere operaio.

[Scialoja] Tu partecipavi sempre anche agli attentati?
[Curcio] All'inizio, sono stato un po' in disparte, ma presto ho
cominciato a partecipare agli attentati come gli altri. Comunque in
quel periodo non avevamo problemi di «mano d'opera» perché quando si
trattava di compiere un'azione punitiva contro un capetto di fabbrica
c'erano decine di nostri compagni operai che chiedevano di
partecipare.
Noi all'epoca non eravamo ancora dei clandestini. Nel movimento ci
conoscevano tutti. E in fabbrica molti, compresi i sindacalisti del
Pri e gli operai che aderivano alle altre formazioni
extraparlamentari, sapevano chi eravamo e anche cosa facevamo.
Partecipavamo a dibattiti pubblici. Abitavamo in appartamenti
affittati col nostro vero nome. Insomma, agivamo quasi allo scoperto,
senza molte cautele. Ma le Brigate rosse erano nate.

[Scialoja] Nell'estate '72 arrivano dunque le Br alla Fiat...Quali
sono state le vostre prime azioni a Torino?
[Curcio] All'inizio ci dedicammo a organizzare dei «fogli di lotta»
praticamente quotidiani. Scritti dall'interno dei reparti, esaminavano
il ciclo lavorativo e i suoi punti critici, informavano sulla crescita
delle lotte operaie, lanciavano appelli e convocazioni per le
assemblee. Ne distribuivamo molte centinaia, che venivano poi raccolti
nei «diari di lotta» pubblicati dai giornali di controinformazione.
Intanto, alcune «tute blu» vicine a Potere operaio, come Cristoforo
Piancone e Luca Nicolotti, divennero nostri militanti. E passò con noi
anche Angelo Basone, uno dei giovani dirigenti della sezione del Pci
interna alla Fiat.
In quel momento la fabbrica torinese si avvicinava al suo ciclo di
lotte più violente che sfocerà nella grande occupazione di Mirafiori
dell'autunno '73. Il potere operaio in fabbrica si manifestava nei
continui cortei interni che spesso si trasformavano in veri e propri
scontri. I «fazzoletti rossi», gli operai più politicizzati e attivi,
venivano individuati e puniti, con licenziamenti e trasferimenti, da
odiatissimi controllori e capetti.

[Scialoja] «Colpirne uno per educarne cento»: anche alla Fiat avete
cominciato a organizzare sequestri dimostrativi.
[Curcio] Esattamente. Nel febbraio '73 preleviamo per strada Bruno
Labate, capo del sindacato fascista Cisnal.[...]
Labate rimane lì alla gogna fino all'arrivo della polizia, per più di
un'ora,
circondato dagli operai che gliene dicono di tutti i colori. E nessuno
apre bocca per fornire indicazioni utili a identificarci.
A quel punto, l'area dei nostri simpatizzanti all'interno della Fiat
era diventata veramente molto ampia.
------------------------

Forse si potrebbe usare qualche altro termine al posto di "frastornati", ma
non mi pare di dire eresie ribadendo che l'intrusione di elementi estranei
alla vita di fabbrica aveva sconvolto gli equilibri interni, mettendo in
crisi i sindacati (che reagiranno con la storica confederazione promossa da
Lama, che sarà poi cacciato - ricordi? - dall'università La Sapienza: "Dal
Tibet al Perù tutti i Lama a testa in giù!"). Ci fu, eccome, uno scontro
studenti/sindacati per la guida delle lotte operaie, e se poi vinsero i
sindacati ciò non vuol dire che gli operai restassero graniticamente
compatti attorno alla loro tradizionale istituzione...

> > appunto perché gli studenti non c'entravano non avrei
> > potuto considerare utile parlare di Battipaglia.

> il mio era un esempio di lotta in cui gli studenti non c'entravano e
potrei
> citarne altri

> volevo solo far presente che nel '68 a differenza del '77 c'era una forte
> componente operaio

Ah, su questo siamo d'accordo. Ma nel mio lungo "appunto" sulla rivoluzione
giovanile mi pareva chiaro il fatto che l'autunno caldo ci sarebbe stato lo
stesso, e ne spiegavo le ragioni sociali in un ritardo nella distribuzione
delle ricchezze prodotte dal boom. Che gli studenti abbiano deciso di
cavalcare la tigre delle lotte operaie per dare un senso ai loro malesseri,
è un fatto contingente e non significa che le due cose siano legate da uno
stretto rapporto di causa-effetto.


> il giudice la spranga non lo contesto ma la mia frase stava a significare


> che non potevano convivere concezioni completamente diverse (vedi il
citato
> Trento e i precedenti tentativi di Milano e Torino) cosa potevano
condivere
> uno stalinista con un trotskista, o un maoista con un leninista
militante?

Ecco, viste dall'interno le concezioni paiono completamente diverse, ma per
i comuni mortali era tutta "sinistra", e facevano fatica anche a capire
perché il PCI non fosse abbastanza, e ci si dovesse schierare ancora più a
sinistra di esso...
E' un po' come parlare di Presbiteriani, Battisti, Luterani, Avventisti:
come, non sono tutti "protestanti"? Che bisogno c'è di dividersi in tante
sette, per questioni dottrinali che nessuno comprende?
Lo so, il discorso non è molto "culturale", ma spero di rendere l'idea :-)

> bei personaggini che mi citi, io mi riferisco a persone molto più serie e
a
> dibattiti in fabbrica; molti di quei figuri (non quelli da te citati)
hanno
> fatto una fine ben misera, tanto per riferirmi al post iniziale
> Brandirali...

Be', non entro nel merito;-)
Adesso ho inquadrato meglio la tua esperienza, che come dicevo a inizio post
è molto diversa dalla mia: ma questo vale per i dettagli e per qualche
differenza interpretativa, non però per un giro d'orizzonte sui problemi
dell'Italia in quel periodo. Se proprio devo essere sincero, le mie simpatie
andavano per i trotzkisti di AO, e non per questioni ideologiche, ma perché
conoscevo in quell'ambiente persone serie e molto colte. Dei m-l non
conoscevo quasi nessuno, nonostante ci fosse una sezione a pochi passi da
casa mia. La domenica mattina suonavano alla porta per vendermi il loro
giornale (con cui incartavo la verdura;-)) ed era l'unica attività
"visibile" che avessi notato...

ciao.
--
Piero F.

Lucia

unread,
Jan 4, 2003, 2:35:49 PM1/4/03
to

Piero F. <mail...@jumpy.it> wrote in message
ECoR9.53412$Q%4.17...@news1.tin.it...

> A questo punto mi pare di capire che questa storia l'abbiamo vissuta da
> punti di osservazione diversi:-)

questa è una certezza :-))

> Io all'epoca ero un giovane manager in un'industria (non metalmeccanica,
> però), ma le mie impressioni dipendono più dalla frequentazione di
ambienti
> universitari, dove parlavano tutti in sinistrese e (forse) posso aver
capito
> fischi per fiaschi...

anch'io frequentavo ambienti universitari (poco) e molto riunioni operaie

> Ma quelle impressioni, oltre a vederle confermate nel film di Elio Petri
> (che è del 1972), sono ribadite, per esempio, da Renato Curcio, che in «A
> viso aperto» risponde tra l'altro a Scialoja che lo interroga:

ha frequntato le superiori ad Albenga vicino a casa mia, ma Curicio è un
classico esempio di chi è slegato con il mondo operaio, se non per qualche
singolarità


> ----------------
> [Scialoja] A quel punto avete sottoposto all'approvazione degli altri
> la sigla Brigata rossa?
> [Curcio] Sì, in primo luogo agli operai Pirelli, e venne subito
> accettata. Anche perché qualcuno ricordò che nel nostro movimento
> avevamo già un simpatico gruppo che si fregiava del colore
> rivoluzionario, le «zie rosse».

non credo proprio che l'abbiano proposto al consiglio di fabbrica

> [Scialoja] I volantini li scrivevi tu?
> [Curcio] In genere sì. Ero quello che redigeva il testo. Lo facevo
> dopo aver lungamente ascoltato il parere degli operai e dei compagni
> che erano stati direttamente coinvolti nella vicenda. Il mio disegno
> era quello di rilanciare gli slogan raccolti in fabbrica aggiungendovi
> le nostre analisi. Guardate, scrivevo, dobbiamo cominciare a pensare
> in modo nuovo le lotte operaie: proponiamo un'organizzazione meno
> aperta e più guerrigliera del potere operaio.

si riferisce ai volantini delle BR e non ai volantini dei consigli di
fabbrica, ti posso assicurare che nelle fabbriche le BR non erano ben viste,
anzi la, giusta, lotta della polizia nei loro confronti ostacolava non poco
la normale attività sindacale.

> [Scialoja] Tu partecipavi sempre anche agli attentati?

> [Curcio] (cut).


> Noi all'epoca non eravamo ancora dei clandestini. Nel movimento ci
> conoscevano tutti. E in fabbrica molti, compresi i sindacalisti del
> Pri e gli operai che aderivano alle altre formazioni
> extraparlamentari, sapevano chi eravamo e anche cosa facevamo.
> Partecipavamo a dibattiti pubblici. Abitavamo in appartamenti
> affittati col nostro vero nome. Insomma, agivamo quasi allo scoperto,
> senza molte cautele. Ma le Brigate rosse erano nate.

l'errore del PCi all'inzio fu quello di considerarli "compagni che
sbagliano" creando non poche difficoltà all'interno del movimento operaio,
mi aggredirono (quelli del Pci nota e non quelli dei gruppi) perchè criticai
ferocemente Curcio & C.
------------------------


>
> Ci fu, eccome, uno scontro
> studenti/sindacati per la guida delle lotte operaie, e se poi vinsero i
> sindacati ciò non vuol dire che gli operai restassero graniticamente
> compatti attorno alla loro tradizionale istituzione...

nel sindacato ci fu uno scontro molto duro e molti rimasero all'interno
tentando portare al suo interno una linea non movimentista ma di vera difesa
degli interessi operai.


> Che gli studenti abbiano deciso di
> cavalcare la tigre delle lotte operaie per dare un senso ai loro
malesseri,
> è un fatto contingente e non significa che le due cose siano legate da uno
> stretto rapporto di causa-effetto.

I giovani si lasciano attrarre culturalmente dagli operai e cercano di
farsene capi, ma nelle crisi storiche tornano all'ovile (Gramsci)

> Ecco, viste dall'interno le concezioni paiono completamente diverse, ma
per
> i comuni mortali era tutta "sinistra", e facevano fatica anche a capire
> perché il PCI non fosse abbastanza, e ci si dovesse schierare ancora più a
> sinistra di esso...
> E' un po' come parlare di Presbiteriani, Battisti, Luterani, Avventisti:
> come, non sono tutti "protestanti"? Che bisogno c'è di dividersi in tante
> sette, per questioni dottrinali che nessuno comprende?
> Lo so, il discorso non è molto "culturale", ma spero di rendere l'idea :-)

rendi benissimo l'idea, è una domanda che molti giovani mi hanno posto e ti
confesso che ho passato ore prima di fare un barlume di chiarezza

> Se proprio devo essere sincero, le mie simpatie
> andavano per i trotzkisti di AO, e non per questioni ideologiche, ma
perché
> conoscevo in quell'ambiente persone serie e molto colte. Dei m-l non
> conoscevo quasi nessuno, nonostante ci fosse una sezione a pochi passi da
> casa mia. La domenica mattina suonavano alla porta per vendermi il loro
> giornale (con cui incartavo la verdura;-)) ed era l'unica attività
> "visibile" che avessi notato...

a quali m-l ti riferisci?
ciao
andrea

Piero F.

unread,
Jan 5, 2003, 11:12:20 AM1/5/03
to

"Lucia" (Andrea) ha scritto

> I giovani si lasciano attrarre culturalmente dagli operai e cercano di
> farsene capi, ma nelle crisi storiche tornano all'ovile (Gramsci)

Bellissima, non la conoscevo! Sembra che avesse la sfera di cristallo ;-))

> > Dei m-l non conoscevo quasi nessuno, nonostante ci fosse una
> > sezione a pochi passi da casa mia. La domenica mattina suonavano
> > alla porta per vendermi il loro giornale (con cui incartavo la
verdura;-))
> > ed era l'unica attività "visibile" che avessi notato...

> a quali m-l ti riferisci?

Dunque... cavolo, che sforzo di memoria... Allora si faceva chiamare Partito
Comunista (marxista-leninista) d'Italia, o PC(ml)I, se ricordo bene.
Il giornale si chiamava La Nuova Unità, credo. Poi non so altro, ho un vago
ricordo di vicissitudini, fusioni, rimpasti, cambi di sigla, ma la sede a
Milano Est (Via Meucci) c'è ancora, solo che ora si chiama Cellula Mao
Zedong e pubblica un altro giornale, credo si chiami Il Bolscevico, che però
non ho mai preso (ogni tanto qualcuno suona ancora al mio campanello, ma
attraverso la porta gli dico che voto Berlusconi, così se ne va inorridito,
senza insistere;-))

ciao
--
Piero F.

Lucia

unread,
Jan 5, 2003, 5:49:55 PM1/5/03
to

Piero F. <mail...@jumpy.it> wrote in message
EPYR9.76951$R45.3...@news2.tin.it...

>
> "Lucia" (Andrea) ha scritto
>
> > I giovani si lasciano attrarre culturalmente dagli operai e cercano di
> > farsene capi, ma nelle crisi storiche tornano all'ovile (Gramsci)
>
> Bellissima, non la conoscevo! Sembra che avesse la sfera di cristallo ;-))
leggere i classici serve :-))

> Dunque... cavolo, che sforzo di memoria... Allora si faceva chiamare
Partito
> Comunista (marxista-leninista) d'Italia, o PC(ml)I, se ricordo bene.
> Il giornale si chiamava La Nuova Unità, credo. Poi non so altro, ho un
vago
> ricordo di vicissitudini, fusioni, rimpasti, cambi di sigla, ma la sede a
> Milano Est (Via Meucci) c'è ancora, solo che ora si chiama Cellula Mao
> Zedong e pubblica un altro giornale, credo si chiami Il Bolscevico, che
però
> non ho mai preso (ogni tanto qualcuno suona ancora al mio campanello, ma
> attraverso la porta gli dico che voto Berlusconi, così se ne va
inorridito,
> senza insistere;-))

e si dovevano essere tutti i gruppi che ruotavano, si scioglievano,
rincoparivano, sparivano ecc. intorno a Brandirali e a Servire il Popolo,
penso che quelli che suonano ora non siano più loro, si sono estinti (credo)
e Brandirali è in Comunione e Liberazione.
un OT a proposito si campanelli, un alico esasperato dai Testimoni di Genova
si è fatto trovare con un bicchiere di granita ben carico esaltando le virtù
del bere sangue...
ciao
andrea


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