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Aratro di Roma

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Arduino

unread,
Jul 5, 2018, 8:00:02 AM7/5/18
to
Aratro Romano



Dietro le quadrate legioni di Roma arrivava sempre l'aratro. I romani
si facevano consegnare dai vinti un terzo delle terre, e in alcuni
casi, allontanavano completamente il popolo vinto, come coi Galli Boi
che finirono in Boemia, che da loro prese il nome.
In tal modo le colonie romane a macchia di leopardo seguirono
l'espandersi dell'impero.

Però, come tutti quelli dell'antichità, l'aratro romano aveva gravi
limiti, non poteva essere trainato dai cavalli; il sistema di
aggiogamento al collo avrebbe soffocato l'animale se fosse stato
sottoposto al gravoso traino di un aratro. I buoi erano invece
eccellenti, ma pochi potevano permettersi di tenerli. Non era ancora
stata inventata la falce fienaria, per cui solo quantità minime di
foraggio potevano essere raccolte. Nella buona stagione non c'era
problema, gli animali pascolavano, ma d'inverno l'erba smetteva di
crescere, perciò per il pascolo era necessaria una quantità di terreno
cinquanta volte maggiore di quella occorrente in estate, sulle Alpi e
al nord, anche cento.

Quindi non era raro che fossero degli uomini, generalmente schiavi, a
tirare l'aratro. Ciò, unitamente alla forma a chiodo poco adatta per
terre dure, segnò il limite dell'espansione romana. Nelle terre nere e
sode della Germania e dell'Ucraina l'aratro romano non riusciva ad
arare, per cui i romani si fermarono ai limiti della loro capacità di
arare. Del tutto erroneamente, si usa dire che conquistarono tutte le
terre allora conosciute, conquistarono invece tutte le terre fertili
allora conosciute. Su quel confine scavarono il Limes, il vallo che
avrebbe dovuto impedire agli abitanti delle steppe di invadere le
fertili terre di Roma.
Ma non potendo più espandersi, la popolazione cominciò a crescere
troppo: nonostante arcaici metodi anticoncezionali e la pratica
dell'esposizione dei figli di troppo, le bocche che dovevano essere
sfamate dai contadini cominciavano a divenire troppe. Ma c'era un altro
problema, le terre si impoverivano; l'aratro romano non rivoltava la
terra.

Gli attuali aratri, rivoltando i terreni, permettono alternativamente
alle due superfici del terreno di riposare ed arricchirsi; gli antichi
contadini si erano accorti subito che, tranne dove le alluvioni
portavano il fertile fango, come il limo del Nilo, la terra dava un
prodotto molto inferiore se veniva coltivata due volte di seguito.

Come rimedio empirico, adottarono il sistema di coltivare i terreni ad
anni alterni. In principio il sistema andò bene, ma col passare dei
secoli i terreni si impoverirono, anche perché, non conoscendo il mais,
il riso e la segale, i romani potevano compiere una rotazione limitata
a frumento, orzo e miglio. Un ottimo sistema sarebbe stato alternare le
colture di cereali con colture erbacee ma, come abbiamo visto,
l'allevamento era poco redditizio, per via del fatto che potevano
essere allevati solo pochi animali, inoltre con gli aratri a chiodo,
che non tagliavano la terra, sarebbe poi stato gravossissimo arare un
terreno in cui le radici delle erbe avessero fatto da legante.

Per cui l'impero pian piano si impoverì, decadde e infine cadde.

--
Arduino d'Ivrea

gio

unread,
Jul 6, 2018, 8:15:02 AM7/6/18
to


"Arduino" ha scritto nel messaggio
news:201807051...@mynewsgate.net...
----------------------------------------------------
quindi non è vero che si fermarono davanti ai Germani perchè troppo
bellicosi e non riuscirono a domarli?
mi sembra che Hitler se n'era fatto un vanto di questa cosa... :)))









---
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Arduino

unread,
Jul 6, 2018, 8:15:02 AM7/6/18
to
Arduino <22340i...@mynewsgate.net> ha scritto:

> Aratro Romano
>

Per focalizzare il problema, è necessario avere qualche conoscenza
agricola: attualmente gli agricoltori possono coltivare lo stesso cereale
sullo stesso terreno per sette, otto, o anche per un numero indeterminato
di anni. L'uso di quindici quintali di concimi all'ettaro per il mais, di
una decina per il frumento, ecc. oltre che l'aggiunta di oligominerali di
cui il terreno sia povero, fa sì che il problema della rotazione incida
relativamente poco (poco, non nulla!)
Così non era logicamente per l'agricoltura tradizionale. La rotazione in
uso fino all'inizio degli Anni Settanta, prevedeva l'alternanza di due o
tre anni a cereali, con quattro o cinque ad erba.

Ma rispetto a un agricoltore degli Anni Sessanta, il contadino romano
aveva altri notevoli svantaggi: non essendo redditizio l'allevamento, lo
stallatico era scarso (va aggiunto che a partire dai primi del Novecento
era invalso comunque l'uso in misura crescente dei concimi artificiali,
anche se al massimo si raggiunse un terzo delle attuali dosi), inoltre
per la difficoltà di arare con aratri a chiodo dei manti erbosi, si
preferiva arare sempre nello stesso posto. Se si aggiunge che la terra
non veniva rivoltata, si ha il quadro completo della situazione, e in
effetti, dove l'agricoltore lombardo ricava mediamente 400 chili in un
anno, il contadino romano sui suoi svenati campi, ne raccoglieva 15 ogni
due.

Il problema aveva colpito anche altri popoli e fu causa del declino di
molte civiltà. E' accertato inoltre che, ad esempio, i Maya per tre volte
si trasferirono su terre vergini e fresche; non potevano però di certo
farlo i Romani.

--
Arduino d'Ivrea

Arduino

unread,
Jul 6, 2018, 12:05:02 PM7/6/18
to
gio <a...@ggg.it> ha scritto:


> ----------------------------------------------------
> quindi non è vero che si fermarono davanti ai Germani perchè troppo
> bellicosi e non riuscirono a domarli?
> mi sembra che Hitler se n'era fatto un vanto di questa cosa... :)))

Prima ancora di hitler lo aveva fatto Martin Lutero.
Sicuramente la disfatta di Teutoburgo aveva scosso l'animo dei Romani, ma
questa sconfitta non fu dovuta a una superiore potenza germanica , ma
bensì all'ingenuità e incapacità di Quintilio Varo, e all'abilità e alla
perfidia ingannatrice di Arminio.
Quando però si trovarono di fronte a un uomo d'arme valoroso e capace:
Giulio Cesare Germanico, i Germani furono duramente sconfitti nel campo
di Idistaviso e al vallo di Angrivari. Solo il fatto che l'imperatore
Tiberio, padre adottivo di Germanico alla fine di quell'anno lo richiamò
e stabilì il confine sul Reno, evitò ai Germani la sconfitta totale.
Naturalmente potevano essere entrati in campo altri fattori. Ma il fatto
che i Romani si fossero fermati al limite della capacità del loro aratro,
e non tentarono mai più di andare oltre, non può essere, e non è un caso.



--
Arduino d'Ivrea

Stefano

unread,
Jul 16, 2018, 8:05:02 AM7/16/18
to
Intervengo con due domande:
1)I Romani non si accorgevano dell'inaridimento delle terre?


2)Portando alle estreme conseguenze il processo, si dovrebbe arrivare all'aridità totale, una terra che non è in grado di dare un surplus di cereale rispetto alla semente. I Romani non sono arrivati a questo livello semplicemente perché sono caduti prima? Oppure ci sono altri meccanismi di attenuazione?

Arduino

unread,
Jul 21, 2018, 7:50:02 AM7/21/18
to
Stefano <stca...@gmail.com> ha scritto:

Intervengo con due domande:

> 1)I Romani non si accorgevano dell'inaridimento delle terre?


> 2)Portando alle estreme conseguenze il processo, si dovrebbe arrivare
>all'aridità totale, una terra che non è in grado di dare un surplus di
>cereale
>rispetto alla semente.
>I Romani non sono arrivati a questo livello semplicemente perché sono
caduti
>prima? Oppure ci sono altri meccanismi di attenuazione?



Difficile rispondere con le attuali conoscenze su tematiche riguardanti
un’ agricoltura distante anni luce dalla nostra. Nel periodo successivo
al Medioevo i terreni agricoli erano stati suddivisi in tre "squadre".
Nei terreni della prima squadra il contadino riversava annualmente il
letame prodotto dai suoi animali, unitamente a ciò che veniva prodotto da
lui e i familiari, oltre a cisterne delle osterie, delle case di chi non
aveva terreno, ecc. (ad esempio i terreni attorno a Milano erano tutti di
prima squadra, ricevendo lo sterco cittadino). Questi terreni avevano una
rotazione triennale con frumento, seguito dal miglio su metà terreno, poi
la segale l'anno successivo, e foraggio per animali il terzo anno. Sui
terreni di seconda squadra il contadino effettuava solo una leggera
concimazione, la rotazione era la stessa ma senza il secondo raccolto di
miglio. I terreni di terza squadra ricevevano solo saltuarie
concimazioni, qualche sovescio, e venivano coltivati a segale ad anni
alterni .

Per i terreni romani, tenendo conto che per i motivi di cui ho scritto la
concimazione doveva essere scarsa, la similitudine penso vada fatta
soprattutto coi terreni di seconda e terza squadra, però con una notevole
differenza: la terra non veniva rivoltata, per cui non c'era un’
alternanza di suoli del terreno, inoltre per la difficoltà di arare con
gli aratri romani un terreno erboso, si arava anche il terreno che non
veniva coltivato.

Dato che i terreni romani venivano arati prima in verticale, poi in
orizzontale, è pensabile che i romani arassero in autunno il terreno che
dovevano seminare, poi, probabilmente in primavera, aravano il terreno a
riposo, quindi, prima che le erbacce mettessero consistenti radici,
effettuavano la seconda aratura, compiendo in tal modo un’ azione
diserbante, per poi compiere in autunno le due arature necessarie per la
semina.

Però il suolo viene arricchito di azoto dai rizomi delle radici delle
erbe leguminose, nei terreni dei romani invece ciò non avveniva, il suolo
semplicemente riposava, ma tranne qualche eventuale ciuffo di erba, e le
leggere concimature che avranno effettuato, non c'era un reale
arricchimento del terreno che in pochi decenni sarebbe divenuto
improduttivo.

Però c'è un fattore di arricchimento sconosciuto ai più e di cui
sicuramente i romani ignoravano l'esistenza: i fulmini. Essi trasformano
l'azoto atmosferico in ossido di azoto, il quale, a contatto con l'acqua
della pioggia, si trasforma in acido nitrico (HNO3) un fertilizzante che
in quantità media prodotta dai fulmini in un anno, fornirebbe metà della
concimazione necessaria, per cui su terreni coltivati ad anni alterni era
sufficiente.
Però ci sono altri processi, come la riduzione dell'humus che
impoveriscono il terreno.
In Europa si rimediò con l'aratro versorio, in Nord'Africa, invece, gli
arabi imposero di coltivare tutti gli anni e venne il deserto.
Quanto all'accorgersi, forse verso la fine. Magari rispondo dopo aver
approfondito un poco.

--
Arduino d'Ivrea
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