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> On 2 Mag, 18:36, "Michele" <
SPAMmiarmelN...@tln.it> wrote:
>> Uccidere un prigioniero di guerra era già un crimine di guerra ai tempi
>> delle guerre napoleoniche. Tuttavia nessuno aveva ancora concepito i
>> crimini
>> contro l'umanità.
>
> Crimini contro l'umanità che, nella loro attuale accezione, accadevano
> evidentemente anche in passato.
Gli eventi accadevano anche in passato. E "nella loro attuale accezione"
sono definibili come crimini, oggi. Allora, no.
Compito dello storico è trovarne
> traccia e discuterne. Senza moralismi o richieste di condanne penali,
Ma appunto. Forse non ti è chiaro che chiedere come mai nessuno dice che
Giulio Cesare era un criminale di guerra equivale, in linea teorica, a
richiederne la condanna penale.
> ma analizzandole nel loro contesto storico, utilizzando strumenti e
> sensibilità moderne.
> Come giustamente evidenzia lo storico militare Virgilio Ilari, "Se non
> potessimo applicare categorie moderne alla storia antica, sarebbe del
> tutto insensato occuparsene".
> Elaborare teoricamente un concetto in un preciso momento storico, non
> significa che nella pratica esso non venisse applicato anche nel
> passato e che quindi non se ne possa discutere. Da notare in tal
> senso, per rimanere in ambito romano, il dibattito storiografico sul
> concetto di "Grande Strategia". Concetto relativamente recente, ma
> secondi molti storici, tranquillamente applicabile anche al mondo
> romano.
> Questo è ciò che non vuoi, o forse non puoi, comprendere.
>
Quello che tu non vuoi, o forse non puoi, comprendere è che appunto cercare
di applicare a Cesare l'etichetta di criminale di guerra equivale proprio a
cercare di dire che i Romani erano consci di impiegare, è il caso di dire,
ante litteram, la grande strategia, o a cercare di sostenere che i Romani si
rendevano conto del meccanismo dell'inflazione.
Così come non avevano teorizzato la grande strategia e avevano poca o
nessunissima consapevolezza delle conseguenze inflazionistiche di certe
furberie, allo stesso modo non definivano come criminali dei comportamenti
che, guarda caso, non violavano nè le loro leggi nè le poche leggi
internazionali di allora.
>
>
>> Scusa, Plinio ha parlato di iniuria, che può voler dire ingiustizia ma
>> anche
>> offesa, danno ecc., tanto che la traduzione fin qui citata parla di
>> "oltraggio".
>
> No, è stata anche citata l'affermazione di Plinio secondo cui "non
> rivelando l'entità del massacro causato dalle guerre civili, Cesare ha
> riconosciuto l'enormità del suo crimine".
Eh. Guarda che non è un'altra affermazione. Il testo di origine continua ad
essere lo stesso, il 92 del libro VII, e l'unica parola usata continua ad
essere "iniuriam". Se a te fa comodo duplicarla in "oltraggio" e in
"crimine", fai pure, basta che non insisti che a dire questo non sei tu ma
Plinio.
> Questa frase non ha valore dal punto di vista legale ma lo ha dal
> punto di vista storiografico. Ed è su queste testimonianze che si
> fonda una analisi ed un dibattito storico, che non si ferma certo di
> fronte alla demenziale teoria che l'argomento non è trattabile perché
> la legislazione dell'epoca non prevedeva il tal reato.
>
Certo che la teoria sarebbe demenziale. Per fortuna nessuno l'ha sostenuta.
>
>> > Che poi il "crimine contro l'umanità" sia un concetto entrato in
>> > giurisprudenza solo nel 1945 non cancella le azioni pregresse dal
>> > giudizio morale dei posteri.
>>
>> Un classico esempio di quello cui accennavo all'inizio di questo thread:
>> l'incapacità di alcuni osservatori odierni di valutare gli eventi del
>> passato nel loro contesto, culturale, e, ovviamente, legale.
>
>
> Quindi secondo te non si può discutere del genocidio in America latina
> nel XVI secolo perché il contesto legale dell'epoca non lo prevedeva?
Taglio i tuoi esempi, che si sforzano di mettermi in bocca cose che non ho
detto. E ti sconsiglio di usare simili mezzucci per il futuro. Se vuoi
discutere con me, discuti con quello che ho detto, non con quello che non ho
detto.
Ti ripeto quanto ho scritto nel messaggio cui rispondi, che forse dovresti
rileggere:
"In primis perchè io non ho mai detto che non si devono applicare principi
legali odierni agli eventi del passato. Volendo lo si può benissimo fare,
per esempio per comprenderli meglio.
Per esempio si potrebbe dire che lo sterminio degli Eburoni, _se_ commesso
_oggi_ (!!!) sarebbe un crimine contro l'umanità e probabilmente porterebbe
ad un'accusa di genocidio davanti al Tribunale Internazionale dell'Aia. Con
ciò abbiamo applicato un concetto odierno ed una legge di oggi ad un evento
del passato."
Come vedi, si può benissimo discutere di genocidio nel caso degli Eburoni, o
in quello di altri popoli, e anche dire che se commesso oggi sarebbe da
portare all'Aia. Quello che non si può dire è che fosse un crimine secondo
le leggi di allora, e questo è tutto quello che io abbia mai sostenuto.
>
> Ergo, volente o nolente, devi accettare il fatto che una seppur
> piccola parte della storiografia, sin da tempi antichi, ha valutato
> negativamente la condotta di Cesare,
Che io sia nolente quanto a questo, te lo sei del tutto immaginato tu. Forse
dovresti leggere con più attenzione ciò che scrivono gli altri. A me sta
benone che gli storici, i non storici, e i romanzieri "valutino
negativamente" Cesare, Pinco Pallo e Madre Teresa di Calcutta. Perchè quelle
sono _opinioni_, non dati di fatto.
fino a bollarlo come criminale
> (vedi, ripeto, Plinio).
A patto naturalmente che si accetti la tua equazione per cui atto
inglorioso, offensivo ecc. = crimine.
E, in ogni caso, ti sfugge la possibilità che anche uno scrittore del tempo,
se avesse per ipotesi usato il termine delictum o crimen (cosa che Plinio
_non_ fa), avrebbe potuto perfettamente fare la stessa cosa che fanno oggi
gli antiabortisti statunitensi bollando come "criminali" i medici abortisti:
e cioè un uso metaforico, letterario, moraleggiante, propagandistico ecc.
ecc. del termine.
>
>> Per esempio si potrebbe dire che lo sterminio degli Eburoni, _se_
>> commesso
>> _oggi_ (!!!) sarebbe un crimine contro l'umanità e probabilmente
>> porterebbe
>> ad un'accusa di genocidio davanti al Tribunale Internazionale dell'Aia.
>
> Pensa che sussiste un dibattito sulla effettiva storicità del
> genocidio dei Galli Senoni da parte dei Romani nel III secolo a.C.
> Personalmente ho seguito, almeno in parte, il dibattito leggendo saggi
> ed articoli di diverso tenore, basati in particolare sulle persistenze
> o meno di ritrovamenti archeologici attribuibili ai Senoni in epoca
> storica posteriore al presunto accadimento in questione
> Beh, giuro che nessuno storico se ne è mai uscito con la demenziale
> frase "No, non possiamo parlare di genocidio perché all'epoca dei
> fatti non sussisteva tale reato!"
>
1. Non ho mai detto che non si possa parlare di genocidio. Comincio a
stufarmi di doverti ricordare che cosa ho scritto e che cosa non ho scritto.
2. Quanto poi alla preparazione in materia di diritto internazionale degli
storici, ti rimando all'illuminante post di Arturo in altro newsgroup.
3. Prova a rivolgerti non agli storici e invece ai giurisperiti. Se
chiedessi ad uno di loro: "è possibile definire come reato un certo
comportamento, nonostante la legge che stabilisce che sia un reato sia
entrata in vigore dopo che il comportamento si è svolto?" cosa pensi che ti
risponderebbe? Mai sentito parlare di non retroattività? No, immagino di no.
Un altro argomento su cui puoi leggere qualcosa.
>
>> Ma in secundis, l'errore grave, come a questo punto capiscono anche i
>> sassi,
>> sarebbe di dire che siccome _oggi_ quel comportamento è un reato, lo era
>> anche _allora_. Perchè mentre la decisione in merito al fatto che una
>> misura
>> economica abbia effetti inflattivi, oppure no, dipende dalle leggi
>> dell'economia, le quali sono, in buona misura, sempre vigenti, la
>> decisione
>> in merito al fatto che un atto sia criminale, oppure no, dipende dalle
>> leggi
>> dell'uomo, le quali cambiano.
>
> Appunto. E tali cambiamenti si formano attraverso il dibattito
> culturale che investe la società, che nel caso della schiavitù può
> portare ad una modifica del pensiero e della morale sulla materia.
> E ti piaccia o no, questo può portare a rivedere in modo critico
> quanto avvenuto nel passato.
Ma guarda che a me piace. Sono ben contento che si possa dire che la
schiavitù è un male oggi, e che, _a mio parere, un parere odierno_, lo era
anche al tempo di Cesare. Quello che non si può dire...
...e ti prego di stare attento perchè questo è quello che sto dicendo dal
primo post, ma tu invece leggi quel che ti va di leggere...
...è che i _Romani_ _allora_ considerassero la schiavitù un male.
Allo stesso modo, non ho problemi a dire che il saccheggio di una città che
è stata presa d'assalto è un crimine _oggi_, ma...
...e ti prego di stare attento perchè questo è quello che sto dicendo dal
primo post, ma tu invece leggi quel che ti va di leggere...
...quello che non si può dire è che _allora_, _per i Romani e per il resto
del mondo_, fosse un crimine.
>
>> Se portiamo la tua fallacia da una dislocazione temporale ad una
>> spaziale,
>> penso che ciò ti aiuterà a rendertene conto. Invece di guardare a tempi
>> diversi, guardiamo a luoghi diversi, oggi. Dimmi: oggi convertirsi
>> dall'Islamismo ad altra religione è un crimine? Una violazione della
>> legge?
>> Oppure non lo è?
Sei libero di rispondere anche subito, se te la senti.
>
> Prendiamo un esempio di guerra religiosa: la strage degli ugonotti
> nella notte di San Bartolomeo.
> I cattolici hanno forse violato una specifica legge massacrando i
> calvinisti? Non credo, ma se hai un'opinione contraria cita pure
> questa legge.
Scusa, se ci tieni ad attenerti a principi storiografici, applichiamo il
metodo. Tu affermi che nessuna specifica legge fu violata? A te l'onere di
dimostrarlo.
Per quanto mi riguarda, pur non avendo sottomano i codici rilevanti,
scommetterei che la Francia di allora fosse un paese abbastanza civile da
avere una "specifica legge" contro l'omicidio.
Ma andiamo più in dettaglio.
Per quanto riguarda l'uccisione di un ristretto numero di nobili ugonotti,
sembra che ci fosse un preciso ordine in questo senso da parte della corte.
Si può presumere che queste uccisioni siano avvenute in un'area grigia
legalmente parlando, dato che la famiglia reale temeva un'insurrezione
protestante e/o un attacco da fuori le mura di Parigi (dove si era radunato
un piccolo esercito ugonotto) e quindi queste uccisioni, avvenute con
sanzione reale, potrebbero essere interpretate come una misura preventiva
nei confronti di un temuto alto tradimento.
Ma tutte le altre uccisioni, svoltesi per iniziativa popolare da parte dei
cattolici, penso fossero in violazione dell'ovvia legge contro l'omicidio. E
mi sorprenderebbe che qualcuno, sine ira et studio, possa pensare il
contrario.
Taglio quindi la tua trattazione che è rivolta ad uno strawman e non a me.
Noto che hai tagliato i mei altri esempi, senza spiegare perchè. Un motivo
ci sarà.
Infine, un ringraziamento per averti spiegato la differenza tra crimini
contro l'umanità e crimini di guerra sarebbe stato un gesto elegante da
parte tua.