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unread,Nov 16, 2013, 7:50:41 AM11/16/13You do not have permission to delete messages in this group
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PREMESSE
Il periodo di guerre civili che va dal 193 al 197 ha origine nella notte del 31 dicembre 192, quando viene assassinato l'imperatore Commodo, figlio di Marco Aurelio.
Il Senato proclama imperatore Publio Elvio Pertinace il 1 gennaio 193, assassinato però pochi mesi dopo (28 marzo 193) dai pretoriani, che fanno salire al trono Didio Giuliano. Ciò scatena la rivolta dei gruppi legionari alle frontiere imperiali, con le proclamazioni pressoché contemporanee di altri due imperatori, Pescennio Nigro per le legioni orientali e Settimio Severo per quelle danubiane e renane.
Per quanto riguarda quest'ultimo, ecco cosa scrive Yann Le Bohec nel suo recentissimo "La Bataille de Lyon – 197 apr. J.-C." (2013), di cui questo post costituisce sostanzialmente un sunto.
"Septime Sévère consulta ses collègues les plus proches, governeurs et commandants d'armées en Bretagne, dans les Germanies et dans les provinces danubiennes, où vivaient dix-huit légions plus leurs auxiliaires et les marins. Au vu de leurs réactions, toutes favorables, avec seulement quelques reserves de la part du légat de Bretagne, il fut proclamé empereur le 9 avril".
Come vediamo, Le Bohec si aggiunge alla infinita schiera di storici che non hanno alcun dubbio sulla proclamazione ad imperatore di Severo anche da parte delle legioni renane.
Ad occidente dunque, solo il legato di Britannia, Clodio Albino, mantiene un atteggiamento di cautela evitando di schierarsi apertamente con Severo. Quest'ultimo successivamente cerca un accomodamento con Albino, offrendo allo stesso il titolo di Cesare, che viene accettato da Clodio.
Nel frattempo Severo passa a sbarazzarsi degli altri pretendenti imperiali.
La pratica Didio Giuliano viene sbrigata in pochi mesi, con l'eliminazione dello stesso il 2 giugno 193.
Poi Severo si dirige ad oriente, dove con l'expeditio asiana ha ragione del suo avversario Pescennio Nigro (maggio 194).
Poco tempo dopo anche i rapporti tra Severo e Clodio entrano in crisi.
Il 15 dicembre 195 Albino viene dichiarato dal Senato nemico pubblico ("hostis publicus").
Non è chiara la scansione degli eventi, ossia se la dichiarazione senatoriale, pilotata da Severo, avviene dopo la proclamazione imperiale di Clodio o se quest'ultimo si dichiara imperatore dopo l'accusa di infamia da parte di Severo.
In ogni caso si tratta di una dichiarazione di guerra.
I MOVIMENTI
All'inizio del 196 Clodio fa imbarcare le truppe britanniche a Dubrae (Dover), dove si trovava il principale porto della Classis Britannica, per poi farle sbarcare a Gesoriacum (Boulogne), un altro porto della stessa flotta. Seguendo la Via d'Agrippa, che va da Boulogne a Langres e poi a Lione, Albino marcia attraverso la Gallia impadronendosi di numerose città , mentre il governatore locale, sostenitore di Severo, si dà alla fuga. La città di Lugdunum (Lione) diventa la capitale di questo candidato all'impero.
Il sostegno della provincia a Clodio non sembra comunque essere molto esteso, se è vero quanto riportato da Erodiano (III, 7, 1), secondo cui diverse città galliche, sostenitrici di Severo, rifiutano di rispondere alle richieste di Albino in merito a rifornimenti di argento e materiali.
Alla notizia della ribellione di Clodio Albino, Severo si trova a Roma, lontano dalle sue legioni.
Il 6 aprile 196 proclama Cesare suo figlio Caracalla, e l'invia in Pannonia (CIL, XII, 4345; SHA, Sev. X, 3).
Lo stesso Severo spende l'inverno nei preparativi di guerra, dopodiché parte in primavera verso nord, accompagnato dalla guardia pretoria e probabilmente dalla II Parthica. Superano le Alpi attraversano l'attuale Svizzera per poi entrare nella provincia della Germania superiore (ILAlg, I, 648 = ILS, 1143).
Nel frattempo le legioni danubiane risalivano la valle del Danubio, attestandosi in una zona del corso superiore del Reno. L'esatto punto è sconosciuto, ma probabilmente va collocato nel sud dell'attuale Alsazia, dalle parti di Mulhouse.
A questo punto la riunita armata severiana discende lungo la valle del fiume Saona in direzione di Tournus, per poi prendere la strada per Lione.
Al momento dello scontro tra le due armate, si assiste quindi ad una inversione di traiettorie: Severo, che partiva da sud, arriva e si schiera a nord, mentre Albino, che veniva da nord, si prepara allo scontro schierandosi a sud.
I NUMERI
Dione Cassio ed il suo epitomatore Xifilino (LXXVI, 6) scrivono che i contendenti schierarono sul campo di battaglia di Lione 150.000 uomini ciascuno.
Questa cifra è sembrata eccessiva, a giusto titolo, a molti autori. Secondo il britannico A.J. Graham ad esempio, tale numero andrebbe inteso come il totale complessivo degli effettivi in campo, equamente diviso tra i due contendenti.
Anche questa soluzione è però difficilmente accettabile, per la motivazione che una simile concentrazione di uomini avrebbe costretto a sguarnire pericolosamente le frontiere britanniche, renane e danubiane.
Inoltre Clodio Albino non aveva a propria disposizione un numero di uomini di questa importanza.
LE FORZE DI SEVERO
Il calcolo delle forze al seguito di Severo nella sua campagna gallica non è semplice.
Sicuramente saranno state al suo fianco le coorti pretoriane, ricostituite da Severo nel 193 con elementi tratti dalle legioni danubiane. Queste unità sommavano complessivamente 10.000 uomini, l'equivalente di due legioni. Un'iscrizione trovata in Pannonia, a Ptuj-Pettau (attuale Poetovio), menziona un tribuno della X coorte pretoriana che fece una dedica a Giove al momento in cui "partì per ordine dell'Imperatore per sopprimere le rivolte scoppiate in Gallia" (CIL, III, 4037 = ILS, 3029).
Severo inoltre creò ed installò vicino Roma, ad Albano, la Legio II Parthica. Non ci sono testimonianze certe sulla partecipazione di questa unità alla campagna gallica, ma è da ritenersi altamente probabile che fece parte dell'esercito schierato contro Clodio Albino.
Per quanto riguarda le legioni danubiane, gli autori antichi indicano che esse seguirono senza esitazione l'Imperatore, ma va detto che solo per una parte di esse si hanno certezze dell'effettiva partecipazione alla campagna militare.
Da un'iscrizione scoperta a Roma, una dedica in onore di un importante personaggio, Lucius Marius Maximus Perpetuus Aurelianus, sappiamo che comandò l'armata di Mesia che combatté davanti Bisanzio e Lione (CIL, VI, 1450 = ILS, 2935).
Un'altra iscrizione (ILAlg, I, 648 = ILS, 114) ci informa che Caracalla restò in Pannonia come "imperatore designato" (imperator destinatus), mentre il padre era impegnato con l'esercito nella campagna in Gallia.
Anche in assenza di iscrizioni, ci sono comunque pochi dubbi sull'atteggiamento delle legioni di Dacia, del Norico e della Retia: queste seguirono le unità di Mesia e di Pannonia nella spedizione, come narra Erodiano (II, 7, 2) raggruppando tutte queste province sotto l'appellativo di "Illyricum".
Nel 197 l'armata danubiana ammontava ad un totale di 12 unità legionarie, circa 60.000 uomini.
Le legioni di Siria, in piena fase di riorganizzazione dopo la guerra civile con Pescennio Nigro, sicuramente non parteciparono alle operazioni in Gallia.
Per quanto riguarda le legioni renane, se il loro sostegno a Severo è indubbio sin dal 193, nulla indica la loro effettiva partecipazione alla campagna del 197.
Sappiamo che nel 196 la XXII Primigenia, di base a Magonza, intervenne in soccorso della città di Treviri assediata dalle forze clodiane, così come appreso da un'iscrizione in onore di Severo e Caracalla (CIL, XIII, 6800).
Inoltre Severo, dopo l'annientamento in battaglia della coorte urbana di Lione, decise di ricostituire l'unità con elementi tratti a turno dalle legioni renane, segno intangibile della riconoscenza dell'imperatore verso la lealtà dimostrata da queste legioni.
Come si accennava sopra però, non esistono elementi da cui si possa trarre la notizia di una diretta partecipazione delle legioni renane alla campagna gallica di Severo.
Dobbiamo pertanto supporre che queste legioni continuarono ad essere impiegate per i loro compiti istituzionali, ossia il controllo del limes renano. Con tutta probabilità l'armata renana era anche pronta ad intervenire per tagliare la strada alle forze albiniane a settentrione, nell'eventualità in cui queste avessero tentato di ritornare verso le proprie basi in Britannia.
Le forze nominalmente a disposizione di Severo per la campagna gallica dovrebbe quindi essere state le seguenti:
Coorti pretoriane, da Roma, 10.000 uomini
II Parthica, da Albano, 5.000 uomini
IV Flavia e VII Claudia dalla Mesia superiore, 10.000 uomini + ausiliari
I Italica, V Macedonica, XI Claudia dalla Mesia inferiore, 15.000 uomini + ausiliari
XIII Gemina dalla Dacia, 5.000 uomini + ausiliari
I Adiutrix, X Gemina, XIV Gemina dalla Pannonia superiore, 15.000 uomini + ausiliari
II Adiutrix dalla Pannonia inferiore, 5.000 uomini + ausiliari
II Italica dal Norico, 5.000 uomini + ausiliari
III Italica dalla Retia, 5.000 uomini + ausiliari
Abbiamo pertanto 75.000 uomini tra legionari e pretoriani, a cui vanno sommati un numero inferiore di ausiliari.
Severo non aveva dunque alcun problema di effettivi, e questo spiega il mancato coinvolgimento degli uomini delle flotte italiche.
Ovviamente, se poteva portare con sé praticamente tutti gli effettivi stanziati in Italia, non poteva certo sguarnire il turbolento limes danubiano, anzi più della metà dei soldati danubiani doveva restare a guardia delle frontiere.
Calcolando in 100.000 uomini gli effettivi danubiani (60.000 legionari e 40.000 ausiliari), quelli che seguirono Severo in Gallia dovranno essere stati 40-45 mila, a cui vanno aggiunti i circa 15.00 italici.
Abbiamo quindi un corpo di spedizione tra i 50 ed i 60.000 uomini a disposizione di Severo.
LE FORZE DI ALBINO
Albino aveva con sé innanzi tutto le legioni britanniche, la II Augusta, la VI Victrix e la XX Valeria Victrix, per un totale di 15.000 uomini.
Non era invece nella sua disponibilità la VII Gemina di stanza a Leon in Spagna, che non lasciò mai la città per dirigersi in Gallia.
Il già citato A. J. Graham, nel suo articolo "The numbers at Lugdunum" (Historia, 27 – 1968) sostiene che Albino aveva ai suoi ordini in Gallia 75.000 uomini.
Per questo calcola in 6.000 gli effettivi delle legioni britanniche, arrivando così a 18.000 legionari. In quel periodo legioni così imbottite di uomini sono però decisamente rare ed inoltre il ragionamento di Graham presuppone che l'intero corpo legionario abbandonasse la Britannia per la Gallia, un'ipotesi in realtà difficilmente praticabile.
Aggiunge inoltre 50.000 ausiliari britannici, anch'essi ovviamente tutti sbarcati in Gallia, più qualche altro migliaio di soldati reclutati direttamente in Gallia.
In realtà nei primi due secoli d.C. gli ausiliari in Britannia sembrano raggiungere un picco massimo di 35.000 effettivi, con un probabile calo nel periodo post vallo di Adriano.
Come scrive D.B. Cuff in "The Auxilia in Roman Britain and the Two Germanies from Augustus to Caracalla", dovrebbe attestarsi intorno a 50 il numero di unità ausiliarie presenti contemporaneamente in Britannia, ossia circa 25 - 30.000 unità.
Secondo Le Bohec c'erano invece non più di 15 - 20.000 ausiliari in Britannia in quel periodo, ma a mio avviso sottostima tale numero.
Calcolando quindi in circa 40 - 45.000 i soldati britannici complessivamente a disposizione di Clodio, occorre toglierne almeno 15.000 per la difesa delle frontiere dell'isola.
Restano a Clodio per la campagna di Gallia circa 25 – 30.000 uomini, a cui vanno sommati i 500 uomini della XIII coorte urbana di Lione, attestati dalle fonti. Possiamo inoltre ipotizzare qualche migliaio di uomini reclutati ed addestrati alla meglio in Gallia nel breve lasso di tempo a propria disposizione.
Si arriva così ad un'armata clodiana composta tra i 30 ed i 35.000 uomini.
Severo dunque arriva allo scontro con una sensibile superiorità numerica rispetto al proprio rivale Clodio.
IL PRELUDIO
Prima della battaglia decisiva, potrebbero esserci stati uno o più scontri tra le avanguardie delle due armate. Probabilmente uno scontro avvenne presso Tinurtium, da identificarsi con l'attuale Tournus, a 85 km. da Lione. Non deve comunque stato un confronto di grande ampiezza né deve aver sortito risultati di una certa rilevanza.
IL LUOGO E LA DATA DELLA BATTAGLIA
Non c'è alcuna certezza sulla localizzazione della battaglia di Lione.
Secondo Le Bohec ci sono buone possibilità che essa si sia svolta nella zona di Sathonay, da dove si estende verso nord uno spazio molto vasto, piatto e limitato ad ovest dal corso del fiume Saona e, a nord-est, dall'altopiano del Dombes.
Come riportano le fonti, il fianco sinistro dello schieramento severiano (ed quindi il fianco destro di quello clodiano), era delimitato da un burrone, non troppo profondo e di limitata pendenza.
Sulla data invece ci sono pochi dubbi, dato che l'Historia Augusta parla dell'undicesimo giorno prima delle calende di marzo, una data confermata indirettamente da una iscrizione africana (ILAlg, I, 3041).
Si tratta quindi del 19 febbraio 197.
GLI SCHIERAMENTI DI BATTAGLIA
Severo disponeva di una doppia riserva, composta dalle dieci coorti pretoriane, 10.000 uomini, posizionata sulla sinistra, e di una nutrita forza di cavalleria, posizionata sulla destra al comando del prefetto del pretorio Laetus.
Queste forze erano poste dietro la linea principale composta da un classico ordine di battaglia, con ala destra, centro ed ala sinistra, oltre ad aliquote di cavalleria su entrambi i fianchi a protezione della fanteria.
Anche Clodio Albino aveva adottato un dispositivo similare, collocando sull'altra destra le sue truppe migliori, ossia le legioni britanniche, e sull'ala sinistra le truppe meno efficaci, costituite principalmente dalle leve galliche dell'anno precedente, con aliquote di cavalleria su entrambi i lati.
Per rimediare all'inferiorità numerica, aveva poi fatto scavare lungo il fronte della sua ala destra un fossato e, davanti a questo, aveva posto una serie di trappole e di profonde buche, il tutto accuratamente ricoperto da vegetazione, in maniera similare a quanto predisposto da Cesare ad Alesia.
Dietro entrambi gli schieramenti, i due comandanti avevano posto i loro campi con gli attendamenti.
LO SVOLGIMENTO DELLA BATTAGLIA
La battaglia inizia con esiti differenti sulle due ali.
L'ala destra severiana, integrata da una parte del centro, avanza contro l'ala sinistra di Clodio, composta dai suoi elementi più scarsi, che sbanda immediatamente sotto l'attacco degli illirici di Severo. I clodiani vengono battuti ed i superstiti arretrano cercando rifugio nel proprio campo, inseguiti dai fanti e dai cavalieri severiani che ne fanno strage, finendo poi per espugnare il campo clodiano ed abbandonarsi al suo saccheggio.
Sull'ala destra clodiana, i veterani britannici avanzano fino al fossato, scagliando ogni genere di missili verso lo schieramento avversario, per poi arretrare e ritornare sulle proprie posizioni iniziali.
Questo movimento viene disciplinatamente ripetuto diverse volte, generando nei severiani la sensazione di avere di fronte degli avversari impauriti, o comunque poco propensi ad affrontare uno scontro ravvicinato.
Lo scopo dei clodiani è infatti proprio quello di esaltare gli avversari ed indurli a gettarsi su di loro in modo veemente e non coordinato, facendo affidamento sulle trappole sparse nel terreno per mandare in confusione lo schieramento severiano.
Le speranze clodiane si avverano ben presto. L'ala sinistra severiana avanza spavalda verso l'avversario ed i soldati delle prime linee iniziano a subire ferite agli arti inferiori a causa delle trappole, od a cadere nelle buche scavate. Gli uomini iniziano ad ammucchiarsi sempre di più, senza riuscire a fare troppi progressi nell'avanzata contro il nemico, mentre quelli non ancora coinvolti nelle cadute entrano nel panico e si ritirano disordinatamente andando a sbattere contro gli uomini delle linee successive, che cercano di mantenere con difficoltà l'ordine di schieramento. Restando immobilizzati da una parte tra le trappole ed i fossati e dall'altra tra i propri commilitoni schierati, la maggior parte di questi soldati cerca scampo alla propria sinistra, finendo così a ridosso del burrone.
Possiamo immaginare la scena dei soldati che rotolano lungo il pendio spinti dai commilitoni che si accalcano dietro di loro, mentre vengono fatti bersaglio di ogni genere di missili dai clodiani, alcuni colpiti probabilmente anche dal "fuoco amico" dei loro fratelli d'arme delle seconde linee che cercavano di rispondere all'attacco.
Come narrano Cassio Dione/Xilifino anche la cavalleria sull'ala sinistra severiana viene coinvolta in questo massacro.
A questo punto della battaglia, la situazione è contrastante ma resta comunque a vantaggio di Severo. La sinistra clodiana è completamente disfatta ed il campo è caduto nelle mani dei soldati illirici, con la possibilità di intervento alle spalle dell'avversario non appena concluse le operazioni di saccheggio.
Dall'altra parte, abbiamo una disfatta parziale della sinistra severiana, che comunque non è affatto annientata.
Le fonti narrano che a questo punto Severo cade da cavallo, probabilmente travolto nella ritirata dei suoi uomini. Una volta appiedato però, l'imperatore prende in pugno la situazione e sprona i soldati a tornare ad avanzare contro il nemico.
Al di là della veridicità dell'episodio, sicuramente a questo punto Severo fa intervenire una delle sue riserve, costituita dai 10.000 uomini della guardia pretoriana che, insieme al resto della fanteria dell'ala sinistra non coinvolta nella rotta, rinnova l'attacco contro il centro e l'ala destra clodiana.
Con tutta probabilità l'attacco viene portato aggirando la zona coperta dalle trappole e dal fossato, finendo col prendere i clodiani in una morsa a tenaglia. La maggior parte dei severiani saranno senz'altro passato lungo il proprio fianco destro, dunque su quello sinistro dell'armata clodiana, attaccandone il fianco che non poteva avere neanche il supporto della propria cavalleria schierata all'estrema destra.
Quando anche i veterani britannici iniziano a cedere, entra in azione la cavalleria di riserva di Laetus, non lasciando più alcuno scampo ai clodiani. L'intervento accresce la spinta della fanteria severiana, che ormai è totalmente padrona del campo, mentre la cavalleria di Laetus toglie ogni spazio di fuga alle truppe in ritirata.
Sul destino di Clodio Albino, gli autori antichi riportano informazioni discordanti. Secondo Dione Cassio riuscì a fuggire dal campo di battaglia ma, circondato all'interno di un edificio situato presso il Rodano, preferì suicidarsi.
Secondo Orosio ed Eutropio si fece uccidere da un suo schiavo.
Per altri ancora venne colpito dai propri soldati che speravano così di ottenere clemenza da Severo in battaglia.
Secondo alcuni infine, venne trovato in fin di vita sul campo di battaglia e portato davanti a Severo, che diede ordine di finirlo.
Comunque sia andata, Clodio Albino non uscì vivo dallo scontro con Severo.
Medesima sorte toccò a molti degli ufficiali superiori delle unità clodiane. Secondo Le Bohec almeno 24 tra legati di legione, prefetti di campo e tribuni equestri perirono a Lione.
Anche a molti dei senatori che avevano parteggiato per Albino toccò una sorte infelice. Ben 64 senatori vennero accusati di tradimento, 29 vennero giustiziati ed un numero imprecisato si suicidò prima di essere arrestato (Erodiano III, 7, 7 – 8, 2 – H.A. Sev., XII, 1-3).
Una sorte crudele toccò molto probabilmente anche alla città di Lione, schierata, volente o nolente, dalla parte di Clodio e perciò diventata preda di guerra per i soldati severiani. Gli studi archeologici e il ritrovamento di tesoretti monetari indicano che i soldati entrarono in città, uccidendo molti lionesi e mettendo a fuoco interi quartieri.
La città non venne comunque rasa al suolo e presto tornò a riprendere le sue attività politiche e commerciali, conservando il suo rango di capitale provinciale.
Dopo la battaglia di Lione, Severo poteva dirsi completamente padrone di Roma.
Valete