- L'Italia ha vinto o perso la seconda guerra mondiale?
Spero che si riesca a parlare di storia e non di politica (e quindi a
lasciare la polemica fuori dalla porta).
A mio avviso l'Italia, in quanto "cobelligerante" e non "alleata", ha perso
il secondo conflitto mondiale, vedendosi al limite "alleggerire" le
conseguenze della sconfitta ma non piů di tanto.
Fulmine!
(Scatto, Travolgo, Vinco)
Sent via Deja.com http://www.deja.com/
Before you buy.
Ha perso, senza dubbio, xchč la IIGM per l'Italia č finita il 8/9/43.
Dopo quella data c'č stata la Guerra Civile con un'Italia
vicitrice,(politicamente, xchč era militarmente inesistente) ed una
sconfitta, ma che, secondo me, ne č uscita meglio dal punto di vista morale
quanto meno per aver combattuto sempre dalla stessa parte, giusta o
sbagliata che fosse.
Michele
L'Italia fascista ha perso militarmente e politicamente.
>In questo ng (ed anche in it.cultura.storia.militare) vedo un pò di
>confusione su una cosa, quindi chiederei a tutti di esprimersi degnamente
>sul seguente quesito:
>
>- L'Italia ha vinto o perso la seconda guerra mondiale?
Quella fascista e razzista l'ha persa. Per fortuna.
Quella liberale, partigiana anti-fascista l'ha vinta! PER FORTUNA!
--
Echo
>
>- L'Italia ha vinto o perso la seconda guerra mondiale?
>
>>Fulmine!
>(Scatto, Travolgo, Vinco)
>
>
>
>
>
E' una domanda che trasuda di grande ottimismo :-)
Come stato, come potenza militare, siamo stati sconfitti.
Dal punto di vista militare, come affermo' Mussolini nel discorso che
accompagno' la dichiarazione di guerra, l'Italia era scesa in campo per
"risolvere il problema delle sue frontiere marittime"
Vale a dire per conquistare Suez (collegandosi cosi' alle colonie africane)
e magari Tangeri, Biserta e Malta (per dominare i due passaggi chiave del
Mediterraneo: Gibilterra e Canale di Sicilia).
Non solo non conseguimmo questi obiettivi (fatto che gia' di per se' si
qualificherebbe come sconfitta) ma perdemmo anche tutti i possedimenti
oltremare accumulati nei 60 anni precedenti.
E ne avremmo sentito molto prima le conseguenze, se non avessimo avuto gli
alleati tedeschi a levarci le castagne dal fuoco in Grecia, in Yugoslavia e
nel Mediterraneo (non alludo solo a Rommel, ma anche al X Fliegerkorps ed ai
pochi U-boote, che comunque riuscirono ad affondare la portaerei britannica
"Ark Royal", risultato mai raggiunto dalle decine di sommergibili italiani
operanti in Mediterraneo).
Qui non e' questione di essere di una parte politica, piuttosto che di
un'altra.
Dal punto di vista militare e' una batosta.
Dopo l'otto settembre, il ruolo dei combattenti italiani fu molto importante
dal punto di vista politico, per mantenere una presenza nazionale
all'interno di due coalizioni contrapposte che si contendevano il territorio
italiano.
Per quanto non mancassero alcuni importanti successi militari dei
"cobelligeranti" (Repubblica dell'Ossola, Montelungo...) penso che tutti
siano daccordo nel considerare marginale il contributo militare (sottolineo
"militare") degli italiani alla vittoria alleata.
Ne' poteva essere altrimenti, vista la scarsita' di armi e di
equipaggiamenti che gli alleati mettevano a disposizione dei
"cobelligeranti" italiani.
Che poi vi sia chi rivendichi una vittoria politica, credo che questo sia un
dato di fatto, la cui discussione pero' esula dal tema di questo NG.
Marco
>>
>>- L'Italia ha vinto o perso la seconda guerra mondiale?
>
>Quella fascista e razzista l'ha persa. Per fortuna.
>Quella liberale, partigiana anti-fascista l'ha vinta! PER FORTUNA!
>
L'atteggiamento tipico dell'approfittatore che sale sul carro del
vincitore... e poi non vogliono far tornare i Savoia (quelli da operetta...
anzi, no, da avanspettacolo).
Saluti.
GFM W.Tanz
--
"...e di buona fede, con tutti i mezzi che saranno in mio potere mi
adopererò ad impedire che nessun esercito, piccolo o grosso, di Lamagna o di
qualunque altra contrada dell'Impero, che trovisi al di là dei monti, entri
in Italia...".
Dal GIVRAMENTO DI PONTIDA (VII Aprile MCLXVII)
Allora sarà stata quella a rappresentare tutta la nazione a fine '45!
Perchè la vostra presunta "vittoria politica" non ha portato un granchè di
trattamento per il nostro paese.......... (strano che un paese con una
"vittoria politica" venga trattato come se avesse perso!).
Fulmine!
(Scatto, Travolgo, Vinco)
"Fulmine!" wrote:
> > L'Italia fascista ha perso militarmente e politicamente.
>
> Allora sarà stata quella a rappresentare tutta la nazione a fine '45!
no fino al 1943
la RSI non era altro che un pupazzo di pezza in mani tedesche.. e quindi non
rappresentava nient'altro che i fascisti.
Non sto a sperare che tu riesca ad afferare il concetto, cretinetti.
>
>
> Perchè la vostra presunta "vittoria politica" non ha portato un granchè di
> trattamento per il nostro paese.......... (strano che un paese con una
> "vittoria politica" venga trattato come se avesse perso!).
meglio la dittatura fascista quindi?
che pena mi fai..
> - L'Italia ha vinto o perso la seconda guerra mondiale?
Il nostro paese ha finito la II GM senza aver conseguito alcuno dgli obiettivi
per conseguire i quali era entrato in guerra nel '40, ha patito una guerra
civile e due occupazioni. Mi pare ovvio che la guerra l'abbiamo persa.
Per quanto riguarda la ''vittoria politica'' che qualcuno ha citato sul NG,
adducendo il fatto che dopo la guerra in Italia e' nata una repubblica che, con
tutti i suoi difetti, ci ha assicurato liberta' e sviluppo economico e sociale,
prendendo questo a metro della vittoria o della sconfitta, allora anche la
Germania (almeno la RFT) ha vinto la guerra, cosi' come il Giappone. In
entrambi questi paesi, dopo la guerra, le liberta' dei cittadini sono
certamente aumentate cosi' come il benessere.
La verita' e' che quello che e' successo ''dopo'' non influisce sull'esito del
conflitto. L'asse ha indubbiamente perso, e di brutto.
Ciao
Ale
--
*Siamo pagati per adattarci, improvvisare e raggiungere lo scopo*
Gunny Highway
ratto da http://www.uomolibero.com
Non è cosa nuova che la storia venga in parte preponderante scritta dai
vincitori e che i memoriali dei capi sconfitti siano autoescusatori. In essi
si ricostruisce sulla base di quel che l'oggi richiede; ì fatti più
discutibili vengono addebitati a collaboratori defunti o ad ordini
superiori, anche se di ciò non esiste alcuna valida documentazione.
Interessate distorsioni influiscono quindi su un serio accertamento storico
dei fatti e delle intenzioni che li mossero. A distanza di 55 anni, non è
ancora possibile, di conseguenza, a chi pur le visse, ai giovani, agli
appassionati della storia, farsi un'idea obiettiva degli eventi a cavallo
degli anni 1940 che travolsero il nostro paese e lo condussero con l'Europa
alla situazione attuale.Sotto l'influenza delle potenze extraeuropee
vincitrici, quelle che a Yalta si spartirono l'Europa, dei politici e degli
uomini di cultura ad esse legati, si è giunti a considerare naturale, quasi
vantaggiosa, la situazione di protettorato coloniale nella quale l'Europa si
trovò a seguito della guerra, presentando come un evento fortunato il fatto
che le cose non fossero andate diversamente, perchè altrimenti la
Germania........La pressione culturale necessaria a far accettare come il
migliore possibile l'esito che il conflitto ebbe, non ha potuto allentarsi
neppure a grande distanza di tempo; anzi, proprio perchè a causa dei
naturale, logico fluire delle vicende dei popoli e del modificarsi dei
rapporti di forza internazionali l'aspetto politico europeo rischiava di
apparire sempre più illogico, si è scelto di calcare ulteriormente la
mano.Per far accettare la jattura delle truppe sovietiche a Berlino, Praga,
Budapest e la sudditanza dell'Europa Occidentale agli USA, è stata evidente
la necessità di contrapporvi un'ipotesi ancora peggiore.C'è però una
differenza tra quel che viviamo e " l'ipotesi peggiore ", ed essa sta nel
fatto che l'ìmperialismo comunista ieri e quello economico-culturale degli
USA oggi, sono una triste realtà, così come i regimi da loro imposti, mentre
quel che sarebbe accaduto all'Europa se comunismo e democrazie fossero
risultate soccombenti è ipotesi tutta da dimostrare. E' certo comunque che,
in quest'ultimo caso, qualsiasi decisione sul nostro futuro sarebbe rimasta
affidata a noi Europei.Nessuno è del resto riuscito a dimostrare che la
Germania avesse mire ad occidente o a sud, e che le sue ambizioni
territoriali fossero smisurate. All'inizio del conflitto essa disponeva di
600.000 Kmq. di territorio contro 40 milioni per quanto riguarda solamente
l'Impero Britannico! Si tratta di riflessioni semplici dalle quali gli
Europei son tenuti lontani, a causa degli effetti anestetici della sconfitta
non ancora smaltiti. Dovrebbero essi rinunciare a pensare ai modi ed ai
tempi della rinascita ed accontentarsi del modesto benessere consumista,per
chi ce l'ha,e accettare la perpetua inamovibilità del modello di vita che
dalla sconfitta ci è stato imposto.Ma se il regime che stiamo subendo è un
male, è male anche la sconfitta che gli ha permesso di installarsi
parassitariamente sulle nostre carni. Vogliamo uscire dal labirinto senza
uscita della storiografia quale ci viene suggerita dai vincitori, verificare
la fondatezza di quel che è dai più ritenuta opinione intangibile, capire
quanto e da chi siamo stati ingannati.E'd'uso che dopo una guerra persa,
ogni nazione indaghi sulle cause della sconfitta, cerchi di capire se è
stato fatto tutto quanto poteva essere fatto per vincere. Si esaminano a
fondo il momento storico, il perchè del conflitto, il comportamento dei capi
politici e militari; non di rado si giunge a processarli per gli errori
dolosi o colposi del loro operare.Per l'Europa e per l'Italia, il conflitto
1940-1945, a questo proposito è stato un caso dei tutto anomalo. Sparito per
debellatio il regime fascista sconfitto, quello subentrato, la democrazia,
senza fornire di ciò alcuna motivata analisi, molto difficile del resto
perchè tutta basata su quanto non è accaduto, dà per scontato che il perdere
la guerra sia coinciso con il bene della Nazione.Essa non pensa affatto di
rinfacciare a " quelli di prima " responsabilità inerenti al fatto di aver
portato il paese alla sconfitta, anzi, in cuor suo, li benedice come
strumento necessario al proprio riemergere.Il convinto democratico si è
finora rifiutato di approfondire in tal senso l'argomento. Il farlo lo
avrebbe predisposto ad aprire il suo inconscio ad inconfessabili dubbi, a
vaghe misteriose paure, a dover ammettere, una volta constatata l'erroncità,
il debole riparo dogmatico della premessa, di aver sbagliato
tutto.L'indagine sui fatti è del resto " sconsigliata ", resa
necessariamente incompleta, dall'art. 16 del trattato di pace, inserito a
tutela dei traditori in guerra, con il quale l'Italia dovette accettare di
non perseguirli per quanto fatto a servizio del nemico, prima
dell'armistizio dell'8 settembre 1943.I processi dei dopoguerra contro
politici e militari furono quindi tutti improntati alla logica del vae
victis e seguirono la traccia indicata dalla farsa giuridica di
Norimberga.La storiografia ufficiale dell'antifascismo italiano, nei suoi
due filoni, quello comunista e quello democratico, rinunciò a mettere sotto
accusa le manchevolezze più gravi della dirigenza fascista, quelle che
costarono al Paese la sconfitta, fermandosi invece agli aspetti più
superficiali e demagogici di esse: la qualità di certo armamento, le "
scarpe di cartone "; gli antifascisti finsero, con cinica demagogia, dopo
avere intrallazzato col nemico, di prendere le parti dei nostri soldati, che
secondo loro avrebbero dovuto sì essere ben guidati, ben nutriti e ben
armati, ma, per carità di patria, avrebbero comunque dovuto perdere.Si cercò
di gettare il ridicolo, con un'analisi parziale, subdolamente limitata, su
tutta una serie di scelte politiche, culturali, storiche, sulle quali
l'antifascismo uscì vincente, non per propria superiorità, ma per aver
avuto, fuori dai confini (e questo già dovrebbe far riflettere) chi, per i
propri interessi, lo sostenne.L'unico merito della rediviva classe politica
democratica, già estromessa dal potere negli anni 1920 dalla sua stessa
incapacità, la stessa dalla quale, nuovamente, oggi siamo afflitti, fu cioè
quello di aver puntato su vicende militari che ebbero per essa svolgimento
fortunato.Fu grandemente in ciò facilitata dalla scarsa omogeneità della
dirigenza fascista, abbondando in essa, specie nelle forze armate e nella
diplomazia, elementi infidi, legati agli ambienti massonici,
internazionalisti, ammanicati con Londra e Parigi, che avevano il proprio
punto di riferimento nella dinastia sabauda, proprio da tali ambienti messa
sul trono in Italia.Il fascismo scontò, nel momento decisivo per sè e per la
Nazione, i compromessi che da movimento l'avevano condotto a farsi regime,
sottoposto a mille condizionamenti, spogliato progressivamente di carica
rivoluzionaria. Talchè, pur avendo scelto la via dell'alleanza con la
Germania nazionalsocialista, non ebbe un comportamento conseguente a tale
decisione. Quand'era necessario valutare con estrema serietà il momento e le
conseguenze politiche del conflitto, furono perciò con leggerezza messe in
gioco le istituzioni che la Nazione con sforzo ventennale aveva costruito e
gli stessi destini politici dell'Europa. Quella della dirigenza
politico-militare italiana durante il conflitto fu azione scollata, incerta,
miope, permeata di opportunismo piccolo borghese, che raccolse, per
superficialità e slealtà di comportamento, la disistima di nemici ed
alleati.Ma questi fatti, sui quali per la loro gravità torneremo, pur avendo
avuto indubbia influenza sul risultato del conflitto, non autorizzano la
storiografia antifascista a sostenere che l'esito di esso fosse scontato, nè
ad influenzare in tal senso la pubblica opinione, indirizzandone
l'attenzione piuttosto su quelli che sono oggi i rapporti di forza nel
mondo, anzichè su quelli che erano all'epoca della guerra; a non distinguere
modi e tempi della formazione degli schieramenti, ad affermare che,
comunque, i fatti non potevano avere conclusione diversa da quella che
ebbero. Da tale suo atteggiamento, risulta unicamente quanto essenziale, per
il regime di cui si pone a difesa, è il fatto che le cose siano state
incanalate verso " questo " futuro.Non c'è da meravigliarsi che partendo da
premesse simili, si siano fino ad oggi presentate le parti in lotta
manicheisticamente divise, di qua i buoni, di là i cattivi, e le atrocità
dei sovietici e i bombardamenti terroristici anglo-americani, posti al
servizio della " causa giusta ", siano stati approvati. L'ideologizzazione
del conflitto non si è fermata col cessare delle ostilità. Si sono
perpetuate, a dispetto dei fatti che dovevano portare a conclusioni diverse,
versioni puramente propagandistiche; si è insistito, come per i cosiddetti
campi di sterminio, su mistificazioni che superata l'utilità del momento,
dopo le guerre precedenti, venivano lasciate cadere. Chi ha più il coraggio
di sostenere, oggi, che i Tedeschi, nella prima guerra mondiale, avessero
mozzato le mani ai bambini del Belgio?Oggi invece, ci si intestardisce di
proposito su un'accurata, diffamatoria " ricostruzione " dei fatti, tesa a
criminalizzare una delle parti in conflitto, quella contro la quale,
ideologicamente, ci si considera ancora in guerra. Si prosegue cioè la
guerra al di là dei raggiungimento dei suoi più macroscopici obiettivi
militari; si sfrutta per vie culturali il successo ottenuto sui campi di
battaglia.In tale disegno è comprensibile il tornaconto di affibbiare la
qualifica di fascista, coll'intento di isolarlo e rendergli difficoltosa la
diffusione delle idee, a chiunque mostra di rifiutare la pseudologica della
fazione, quella cioè, aberrante, di dover gioire per la sconfitta del
proprio paese in guerra.Si è preteso e si pretende tale masochistico
atteggiamento, unicamente perchè si vedeva nella sconfitta il seme della
sostituzione violenta della classe politica al potere.Noi riteniamo che la
sostituzione di una classe politica con un'altra debba risultare da una
dialettica interna alla Nazione e che vada comunque rifiutata l'idea di
dirimere qualsiasi controversia politica con l'aiuto di truppe
straniere.Sembra assurdo dover spendere parole per convincere che
l'indipendenza politica è la fonte di ogni libertà, che l'interesse di una
Nazione in guerra è quello di vincerla, che agire diversamente è, il peggior
delitto di cui possa macchiarsi un cittadino, ma, purtroppo, l'anteporre il
particolare al generale, l'interesse del singolo e della fazione a quello
della collettività, è così in linea con il modello di vita proposto dalle
ideologie dei partiti, che a molti, i nostri, appaiono ancora concetti
opinabili.Essere riusciti a far sembrare sino ad oggi accettabili tesi così
immorali, contronatura, dimostra quali livelli di terrorismo ideologico,
quanta faziosità antinazionale si siano dovuti sopportare fino ad oggi.Il
nostro non è un gratuito maramaldeggiare contro una classe politica già
abbastanza squalificata. L'antifascismo fu realmente su tali posizioni. Fin
dall'agosto 1939, ricorda il ministro francese De Monzie " Sforza e i
fuoriusciti antifascisti in Francia spingevano alla guerra contro l'Italia
per potersi installare s lle rovine del fascismo e della Patria ". Persino
un cervellone come Benedetto Croce, dimostra di perdersi in un bicchier
d'acqua quando ci racconta: " noi ricercammo ansiosi la formazione
dell'avvenire migliore d'Italia, non già nei successi del cosiddetto Asse,
ma nei progressi lenti e faticosi dell'Inghilterra e poi della Russia e
dell'America ".Degno castigo per costoro il ritrovarsi in compagnia di
figuri come Lucky Luciano, tirato fuori dalle prigioni di New York e
rispedito in Italia a motivo degli " speciali servizi resi alle forze armate
degli Stati Uniti ".La cooperazione tra antifascismo, esercito USA,
organizzazioni criminali americane e mafia è documentata tra l'altro dalla
presenza in Sicilia e poi a Napoli a fianco del governatore Charles Poletti,
dei noto gangster Vito Genovese, amico di Calogero Vizzini e del notissimo
mafioso democristiano Genco Russo, ambedue nominati sindaci dei loro paesi
dai " liberatori " USA.Ben lungi dal gioire per la sconfitta, è nostra
intenzione ricercarne le cause, individuando, e non in superficie, le
responsabilità, le decisioni, le scelte che portarono alla catastrofe, senza
alcun riguardo per uomini o istituzioni del regime fascista che tali
indagini indicassero colpevoli. Un atteggiamento di libertà questo che non
vorremmo però minimamente confuso o strumentalizzato in senso antifascista,
non essendo nostra intenzione etichettarci in tal senso, confonderci con chi
si pose, al servizio della fazione, contro i propri fratelli in armi.Ci pare
evidente che i meriti di una indicazione politico-culturale nulla hanno a
che vedere con le sorti militari di un conflitto ed in ogni caso gli errori
degli uni non dimostrano affatto che gli altri avessero ragione. Gli sbagli
rimangono saldo patrimonio di chi li ha commessi, e non sono affatto
maneggiabili, come in una somma algebrica, a compensare quelli
dell'avversario. Anzi, nel caso dell'Italia gli errori del fascismo e quelli
dell'antifascismo si cumularono, a svantaggio della Nazione.Ci pare oggi
possibile, sulla chiarezza di tali premesse, andare alla radice degli eventi
meno chiari, sviscerarli ed ottenere un più esatto quadro storico, per molti
aspetti diverso da quello che si è usi accettare. Spiegare qualcosa di più,
può forse aumentare il rimpianto per come le cose avrebbero potuto essere, e
l'amarezza per le circostanze nelle quali combattenti e popolo furono
chiamati a sacrificarsi, ma ci pare utile contributo alla ricerca di quella
autonomia ed autentica indipendenza che l'Europa pare oggi nuovamente
desiderare. Vogliamo chiarire questi punti: 1) enormi furono gli errori
della nostra dirigenza politica, per incapacità e gelosie personali; per
confusione sulle prospettive storiche e per deficienze gravissime nel
settore militare, specie per quanto attiene la sicurezza e l'organizzazione
del comando supremo;2) gli antifascisti, e in essi comprendiamo gli
indecisi, gli opportunisti, quegli stessi fascisti che erano ormai tali solo
di nome (ricordiamo che molti degli stessi gerarchi non esitarono a
dichiararsi apertamente filoinglesì), dettero illoro volontario contributo
perchè il conflitto scoppiasse e perchè l'Italia venisse sconfitta.3) la
guerra fu persa perchè politicamente e militarmente, soprattutto a livello
di grande strategia, non funzionarono affatto, né il patto d'acciaio tra
Italia e Germania, né il tripartito esteso al Giappone ed i meccanismi di
consultazione previsti rimasero solo sulla carta; 5) non è vero in ogni caso
che le sorti del conflitto fossero segnate in partenza. La guerra, specie se
da parte italiana ci fosse stata la grinta necessaria, avrebbe potuto essere
vinta; l'Europa uscirne diversa da quella odierna, assai migliore nella
qualità della vita. La sconfitta fu un disastro storico di incalcolabile
portata. Lo dimostrano le condizioni attuali della nostra Nazione e
dell'intero continente oppresso dal colonialismo occidentalista a tal punto
che opporsi alla "libera immigrazione " di stranieri è un crimine solo che
a livello di opinione.
--
"Calma giornata di agosto: il mare è immobile, non il minimo vento. Tutto
sembra immobile sotto il sole, anche il mio destino".
Pensieri pontini e sardi, 1943
No, ma non fa una piega il discorso di Alessandro Santini in questo stesso
Thread.
Leggitelo e prova a capirlo, il suo è un ragionamento storico senza alcuna
influenza politica.
Quando dico che l'Italia ha perso la guerra NON voglio dire che era meglio o
peggio come andavano le cose prima o dopo, analizzo solo gli eventi che
hanno portato alla fine del conflitto e come questo si è concluso, stop!
Quindi se qualcuno vuol dire "la nostra linea politica ha prevalso dopo la
seconda guerra mondiale" bene, può essere (e va trattato in un'altro ng), ma
per favore non è il caso di dire "abbiamo vinto la guerra".
Fulmine!
(Scatto, Travolgo, Vinco)
>
>Anarco-capitalismo, spudoratamente, ha scritto
>
>>>
>>>- L'Italia ha vinto o perso la seconda guerra mondiale?
>>
>>Quella fascista e razzista l'ha persa. Per fortuna.
>>Quella liberale, partigiana anti-fascista l'ha vinta! PER FORTUNA!
>>
>
>
>L'atteggiamento tipico dell'approfittatore che sale sul carro del
>vincitore...
Sul carro del vincitore? Io all'epoca sarei stato partigiano, ma nelle
fila del IX KORPUS JUGOSLAVO liberatore di Istra e Dalmacija!
P.S.: Korpus fa rima con Porzus. Vergogna!
>
>>Sul carro del vincitore? Io all'epoca sarei stato partigiano, ma nelle
>>fila del IX KORPUS JUGOSLAVO liberatore di Istra e Dalmacija!
>>
>Ah, Ah, Ah... questa è buona! Devo ricordarmi di raccontarla a Paperino e
>Topolino...
>Ah, ah, ah... i livelli raggiunti dalla follia e dallo squilibrio del Clone
>per antonomasia sono ai limiti dell'ilarità!!!
>Me la sto facendo sotto dalle risate :))))))))
>
>
>P.S.: Korpus fa rima con Porzus. Vergogna!
Vergogna per cosa? Per aver scoperto che i lerci dell'Osoppo
trescavano con i bastardi della X Mas ed aver dato loro
conseguentemente una lezioncina?
>Vergogna per cosa? Per aver scoperto che i lerci dell'Osoppo
>trescavano con i bastardi della X Mas ed aver dato loro
>conseguentemente una lezioncina?
Il peso di queste parole basterà a seppellirti nell'oblio della follia e nel
delirio di una farsa di bassa macelleria.
GFM Wilhelm Tanz
>Il peso di queste parole basterà a seppellirti nell'oblio della follia e nel
>delirio di una farsa di bassa macelleria.
>
>GFM Wilhelm Tanz
Ascolta, ai servi di Hitler che cosa ti aspettavi venisse fatto?
1- l'esercito italiano ha terminato la guerra con la data dell'8 settembre
'43 arrendendosi formalmente agli eserciti alleati e all'esercito tedesco,
2- in seguito a tale periodo non si può parlare di un vero esercito italiano
in azione sia sul fronte della RSI che a fianco degli alleati sul fronte o
nelle zone di attività partigiana(senza mancare comunque di rispetto a tutti
coloro che hanno continuato a combattere fino alla fine).
3-sempre dalla data dell'8 settembre i combattimenti avvenuti sul territorio
metropolitano vanno considerati da parte italiana collegati alla guerra di
liberazione o guerra civile che dir si voglia, alla quale ha partecipato
attivamente la Resistenza. Si può invece dire senza ombra di dubbio che
l'Italia come nazione e gli Italiani come popolo hanno vinto la guerra di
Liberazione
Raff
Con la forza, non con l'inganno.
Fulmine! <karl_vo...@decima-mas.TOGLIERE.net> wrote in message
8mb5ct$f6m$1...@fe1.cs.interbusiness.it...
> In questo ng (ed anche in it.cultura.storia.militare) vedo un pò di
> confusione su una cosa, quindi chiederei a tutti di esprimersi degnamente
> sul seguente quesito:
>
> - L'Italia ha vinto o perso la seconda guerra mondiale?
>
> Spero che si riesca a parlare di storia e non di politica (e quindi a
> lasciare la polemica fuori dalla porta).
>
> A mio avviso l'Italia, in quanto "cobelligerante" e non "alleata", ha
perso
> il secondo conflitto mondiale, vedendosi al limite "alleggerire" le
> conseguenze della sconfitta ma non più di tanto.
>
> Fulmine!
> (Scatto, Travolgo, Vinco)
>
>
>
>
>
Puoi lanciare tutti gli slogan sanguinari e tragicomici che vuoi tu, ma i
fatti restano quelli... poi se tu vorrai dargli sempre e costantemente la
tua univoca, singolare quanto bizzarra, interpretazione fai pure... ma se
qualcosa di verità c'è in ciò che dici, è destinato a perire nell'astio e
nella voglia di rivalsa che continuamente riversi su di questo gruppo di
discussione...
Rifletti.
Con cordialità,
Wilhelm
Persino in questo NG, ormai frequentato al 90% da persone con una visione
della storia - come dire? - un pochino personale e fantasiosa, non avevo
ancora visto scrivere da qualcuno che ci fossimo "arresi formalmente" ai
tedeschi. Sbaglierò io? Tuttavia vorrei capire come che ci si possa
arrendere
a qualcuno a cui si dichiarerà guerra solo 35 giorni dopo (13.10.1943).
--
Davide
"Solo se la vostra visione va oltre quella del vostro maestro,
siete adatti per ricevere e tramandare la trasmissione."
> Il nostro paese ha finito la II GM senza aver conseguito alcuno dgli obiettivi
> [snip]
solo ora rileggo il mio post....scusatemi per il pessimo italiano!
Peccato che Tito i Partigiani italiani li abbia
spediti a combattere all'interno della Jugoslavia.
Chissa' perche'?
Forse non voleva testimoni italiani ai suoi crimini
anti-italiani in Istria
Questa e' una buffonata.
Ho gia' postato due messaggi
sul processo di Porzus, ed altri due
arriveranno dopo le ferie, pero' da te e dal tuo
amichetto Sergio non e' arrivato nessun
commento.
Buffoni
Modo wrote:
ti deve essere sfuggito.
>
> Buffoni
idiota
>A parer mio l'Italia ha perso la seconda guerra mondiale per i seguenti
>motivi:
>
>1- l'esercito italiano ha terminato la guerra con la data dell'8 settembre
>'43 arrendendosi formalmente agli eserciti alleati e all'esercito tedesco,
Solo agli alleati si e' arreso, I presume.
--
bye, Wolf
"There is no OFF position on the genius switch"
David Letterman
My home page about UFO and X-Files:
http://www.geocities.com/Area51/Zone/1165/