Il 15/12/2015 7.47, Arminio ha scritto:
> Il 14/12/2015 20:41, Arduino ha scritto:
> ato se m
>> mentendo le avesse indotte alla produzione di un mezzo scadente?
>> Tralasciando anche questo aspetto, va aggiunto che invece per le
>> autoblinde il
>> suo giudizio fu distruttivo. Ma soprattutto, l'esercito che aveva gli
>> L3 Ha Vi
>> Vinto contro l'esercito che aveva i T26 (E in cielo gli I15 e I16)
>> nonostante la
>> la netta inferiorità numerica e la presenza di volontari comunisti di
>> tutto il mo
>> mondo. Forse, opinione personale, fu proprio la scadenza del materiale so
>> sovietico che diede all'Italia l'illusione di avere armamenti
>> competitivi con qu
>> quelli degli anglofrancesi.
>
>
> Materiale scadente quello sovietico ?
> i tedeschi ed i nazionalisti spagnoli non la pensavano cosi' , tutti i
> T-26 che riuscirono a catturarono li misero subito in servizio ,
> preferendoli ai Pzkw I ed agli L3
>
Ovviamente. L'aspetto scadente del T-26, su cui maggiormente si sofferma
maggiormente Babini, è l'inaffidabilità meccanica. Da questo punto di
vista, si può dire che fosse ai CV35 quel che il Matilda Mk II (dal
quale eravamo partiti) agli M11 e M13; spesso e volentieri non partivano
o restavano per strada, ma se invece camminavano, per le scatolette di
sardine italiane erano dolori.
L'altro aspetto è legato a questo:
> Ci sarebbe poi da dire che le truppe spagnole repubblicane erano formate
> in gran parte , almeno inizialmente da uomini senza una reale istruzione
> militare , privi di ufficiali capaci e riottosi alla disciplina
> In Africa gli inglesi erano ad un livello decisamente superiore
Infatti quello che più di una volta ha tolto dalle peste i carristi
italiani in Spagna è stata l'impreparazione degli equipaggi nemici, che,
specialmente a Guadalajara su terreno molto fangoso, hanno provveduto
loro stessi a rendere i T-26 inutili, impantanandoli (e/o, dopo averli
messi in difficoltà su terreno molle, guastandone i motori per cercare
di uscirne). Questo tipo di situazione in parte è inevitabile in
funzione delle condizioni atmosferiche, ma può essere resa meno
pericolosa da un equipaggio esperto che sa cosa fare e cosa non fare col
suo carro.
Che fosse necessario anche duellare con i carri nemici a suon di
cannonate e non di mitragliate è reso del tutto innegabile dal fatto che
a un certo punto i carristi italiani cominciarono a trainare con uno o
due dei loro CV35 dei cannoncini da 37mm. Impegnati dai T-26, si
fermavano, smontavano, mettevano in batteria il cannoncino anticarro e
usavano quello. No comment.
A margine, un'altra osservazione. Sia lì in Spagna che altrove,
ripetutamente i CV35 (poi L3) furono catturati dal nemico per
esaurimento del carburante e abbandono. Questo fatto è spesso presentato
come un'attenuante dai nostalgici come il nostro arditino.
Non lo è.
In primis, perchè il carburante era insufficiente - ed è sempre il
nostro Babini a dirlo, non solo io. Ma ancor più importante, c'è il
fatto che sia Babini sia gli illusi difensori di questo concetto del
"carro veloce" hanno sempre insistito sulla "protezione data dalla
velocità". Babini dice che i carri veloci potevano essere colpiti solo
se fermi o quasi. Bene, e qual è il corollario? Che non potevano mai
fermarsi. Che dovevano continuamente muoversi, e in fretta. Questo li
rendeva pressochè inutili come piattaforma di fuoco anche con le loro
misere mitragliatrici (che, in movimento, sparavano per terra o in aria,
vista l'assoluta instabilità); e, ovviamente, aveva il risultato di un
gran consumo di carburante. Che diamine, non potevano manco spegnere il
motore anche se per qualsiasi buon motivo dovevano fermarsi (vedasi
sempre Babini rispetto ai problemi di avvio).
Quindi, quando il nemico catturava i CV35 per mancanza di carburante,
non era semplicemente un triste imprevedibile evento della serie mancò
la fortuna; non era una perdita meno colpevole di quando un cannoncino
etiope da 20mm perforava la corazza frontale del mezzo nel punto più
spesso, facendo pure saltare i bulloni. No, anche quel tipo di perdita
era un giudizio di condanna su chi si ostinava a mettere in campo un
veicolo del genere.
> C' è da dire che dopo la battaglia di Guadalajara le truppe italiane
> vennero sottoposte ad una dura epurazione , una divisione di camicie
> nere venne sciolta ed oltre 7.000 uomini vennero espulsi e rimandati in
> Italia
Che le "divisioni" di "legionari" fascisti in Spagna fossero perlopiù
dilettantesche (con l'eccezione di quella che era in realtà una
divisione del R.E. in costume), è chiaro. Ma non c'entra col
Raggruppamento Carristi, che, come quella divisione, come le artiglierie
delle altre divisioni, e tutte le truppe specializzate del CTV, era
composto da professionisti del R.E., non da guitti, dilettanti, fanatici
e poveracci in camicia nera.