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Battaglia di Montgisard, 25 Novermbre 1177: tattiche militari?

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Rocky3

unread,
Mar 31, 2004, 4:51:58 AM3/31/04
to
Ciao a tutti!
Sono nuovissimo nel NG, ma ho un quesito da porvi - spero - interessante
quanto ingarbugliato. Durante la Seconda Crociata, che si č conclusa con la
sconfitta ai Corni di Hattin dei Templari e dell'esercito secolare, c'č
stato uno sporadico ma leggendario episodio: una sconfitta subita da
Saladino ad opera di Baldovino IV, il re lebbroso. Era il 25 Novembre 1177
e il luogo era chiamato Montgisard dai Franchi (Tell Djezer per gli Arabi),
so solo che si trovava vicino al castello di Ibelin. Sembra che 80
Templari, favoriti dalla nebbia e dal luogo (era una gola, a quanto pare),
abbiano sconfitto migliaia di saraceni, colti di sorpresa. Qualcuno di voi
sa indicarmi quali tattiche militari possono aver usato? O link e
bibliografia in merito? Come erano schierati i due eserciti? Cosa avvenne?
Grazie in ogni caso a chiunque abbia letto!
Ciao :-)

Luca

Ball

unread,
Mar 31, 2004, 10:29:10 AM3/31/04
to
Rocky3 wrote:
> Ciao a tutti!
> Sono nuovissimo nel NG,

Benvenutissimo, allora.

> Durante la Seconda Crociata, che

> si è conclusa con la sconfitta ai Corni di Hattin dei Templari e
> dell'esercito secolare, c'è stato uno sporadico ma leggendario


> episodio: una sconfitta subita da Saladino ad opera di Baldovino IV,
> il re lebbroso. Era il 25 Novembre 1177 e il luogo era chiamato
> Montgisard dai Franchi (Tell Djezer per gli Arabi),

In effetti il luogo della battaglia è noto, lo svolgimento un pò. Purtroppo
ho trovato solo poche righe - e in francese - per cui le posto di seguito
nella speranza che tu lo sappia o qualcuno abbia voglia di tradurle (e che
la traduzione risponda ad alcuni dei tuoi quesiti):

<<LA BATAILLE DE MONTGISARD
Sachant que Saladin (Salah ed-Dîn Yousouf ibn Ayoub), sultan d'Egypte,
le poursuivait pour envahir son royaume, Baudouin IV, le jeune roi de
Jérusalem, lépreux, âgé de seize ans, laissa une faible défense à Jérusalem
puis partit pour Ascalon, afin de renforcer la garnison avant l'arrivée de
l'ennemi. Baudouin attendait des renforts, mais il furent capturés. Saladin
assiégea Ascalon avec vingt-six mille hommes, enfermant son adversaire sans
grande défense.
Confiant, Saladin pilla, brûla toute la région afin de terroriser les
assiégés. L'armée était complètement dispersée. Mais il fit l'erreur de ne
pas investir immédiatement Ascalon, puis foncer sur Jérusalem. Il décapita
ses prisonniers, quitta Ascalon, pensant que les Ascalonites n'oseraient
jamais sortir.
Baudouin, seul à garder la tête froide, veillait. S'apercevant que le
sultan n'avait plus que la moitié de son armée de départ, il rappela les
Templiers de Gaza. Il sortit d'Ascalon et suivit la route du littoral afin
de passer inaperçu.
Outre l'infanterie, il n'emmenait que trois cent vingt-cinq
chevaliers, dont quatre-vingts Templiers. Saladin se trouvait à Montgisard
et ses troupes étaient dans le désordre le plus complet. Baudouin ne laissa
pas le temps à Saladin de rallier ses troupes et ordonna la charge. Ce fut
une fuite éperdue. La garde personnelle du sultan se sacrifia pour lui
sauver la vie. Saladin retourna en Egypte avec peine, subissant encore en
chemin des attaques des Bédouins qui pillèrent ses provisions. Les groupes
de fuyards de retour au pays ne représentaient plus que le dixième de
l'armée : une déroute totale! >>

A. Ball - Punico aviatore

PS. Per errore avevo inviato questo post alla tua mail invece che al ng e
giù mi stavo chiedendo perchè non l'avevano ancora pubblicata....
Scherzo.... :)))))

---
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frankpowerful

unread,
Mar 31, 2004, 1:34:30 PM3/31/04
to
Il 31 Mar 2004, 11:51, Rocky3 <pro...@prova.it> ha scritto:
> Ciao a tutti!
> Sono nuovissimo nel NG, ma ho un quesito da porvi - spero - interessante
> quanto ingarbugliato. Durante la Seconda Crociata, che si è conclusa con

la
> sconfitta ai Corni di Hattin dei Templari e dell'esercito secolare,


ma non è la seconda crociata...
I corni di hattin, sotto il re guido di lusignano, sono la battaglia,
decisiva, che dà l'innesco alla terza crociata.
montgisard è un interludio nella riconquista della terrasanta ( o come la
vogliamo chiamare) intrapresa da saladino.
la seconda crociata, ancora precedente, è quella di Luigi VII e Corrado II -
se non sbaglio vi partecipa Cacciaguida, antenato di dante alighieri ed è
causata dalla perdita di edessa. saladino nella II crociata non c'è ancora.
l'opera migliore sul periodo, non solo a mio parere, è, ovviamente, quella
di runciman, che credo si trovi agevolmente in italiano
ciao
frank

--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/

Rocky3

unread,
Apr 1, 2004, 3:04:45 AM4/1/04
to
In data Wed, 31 Mar 2004 15:29:10 GMT, Ball ha scritto:

> Benvenutissimo, allora.

Grazie!!

> In effetti il luogo della battaglia č noto, lo svolgimento un pņ. Purtroppo


> ho trovato solo poche righe - e in francese - per cui le posto di seguito
> nella speranza che tu lo sappia o qualcuno abbia voglia di tradurle (e che
> la traduzione risponda ad alcuni dei tuoi quesiti):

Ho fatto francese alle Medie ma non mi ricordo molto. Conto sull'aiuto di
mio padre che lo parla quasi tutti i giorni.
Grazie!!

Luca

Rocky3

unread,
Apr 1, 2004, 3:03:37 AM4/1/04
to
In data Wed, 31 Mar 2004 18:34:30 GMT, frankpowerful ha scritto:

> ma non è la seconda crociata...

Non sei il primo a dirmelo... probabilmente ho fatto un po' di confusione
con le date. Grazie per la correzione.

> montgisard è un interludio nella riconquista della terrasanta ( o come la
> vogliamo chiamare) intrapresa da saladino.

Ok.

> l'opera migliore sul periodo, non solo a mio parere, è, ovviamente, quella
> di runciman, che credo si trovi agevolmente in italiano

Ho fatto una ricerca su Internet e tutti la considerano come la migliore in
assoluto!! Si trova in italiano ed è in due volumi, ora mi chiedo solo se
posso trovarla in qualche biblioteca comunale... perché da bravo studente
liceale sono super - squattrinato!! Ma secondo te lì ci sarà un descrizione
precisa di ciò che io intendo sapere? Ci sarà un accurato studio militare?

Luca

Roberto Bagna

unread,
Apr 1, 2004, 12:11:17 PM4/1/04
to

"Rocky3" <pro...@prova.it> ha scritto nel messaggio
news:1u1gny0jaaill$.1iy0pkaoxjnbf$.dlg@40tude.net...

> In data Wed, 31 Mar 2004 18:34:30 GMT, frankpowerful ha scritto:
Ma secondo te lì ci sarà un descrizione
> precisa di ciò che io intendo sapere? Ci sarà un accurato studio militare?

Non c'è molto:

Saladino aveva attraversato la frontiera dell'Egitto il 18 novembre.
Il suo servizio di spionaggio era sempre eccellente: egli sapeva che l'al-
leanza franco-bizantina era crollata e che il conte di Fiandra si trovava
lontano nel nord. Egli decise di lanciare un improvviso contrattacco contro
la Palestina, lungo la costa. Per difendere Gaza i templari convocarono
tutti i cavalieri dell'ordine disponibili, ma l'esercito egiziano marciò
direttamente su Ascalona. Il vecchio conestabile Honfroi di Toron era
gravemente ammalato e il re si era appena rimesso da una malattia. Con le
truppe che poté raccogliere, cinquecento cavalieri in tutto, e con il
vescovo di Betlemme che portava la Vera Croce, Baldovino si precipitò verso
Ascalona ed entrò nella fortezza poco prima che vi giungesse il nemico. Egli
aveva ordinato che ogni uomo del regno in condizione di portare le armi lo
raggiungesse colà, ma i primi arruolati vennero intercettati da Saladino e
fatti prigionieri. Dopo aver lasciato un piccolo contingente a trattenere il
re nella città assediata, il generale egiziano prosegui verso Gerusalemme.
Ma per una volta tanto, Saladino si mostrò troppo presuntuoso: non rimaneva
piu nessun nemico fra di lui e la capitale cristiana, per cui allentò la
disciplina delle sue truppe e permise loro di vagare per la campagna dandosi
al saccheggio. Con il coraggio della disperazione, Baldovino riusci a
mandare un messaggio ai templari, in cui diceva loro di abbandonare Gaza e
di raggiungerlo. Quando essi furono vicini, egli si apri un varco tra le
linee degli assedianti, usci da Ascalona
e a cavallo risali la costa con tutti i suoi uomini fino ad Ibelin, poi si
vol-
se verso l'interno. Il 25 novembre l'esercito egiziano stava attraversando
un burrone vicino al castello di Montgisard, alcune miglia a sud di Ramleh,
quando all'improvviso i cavalieri franchi si recipitarono loro addosso
giungendo da nord. La sorpresa fu completa: una parte delle truppe di
Saladino erano lontane, intente a predare, ed egli non ebbe il tempo di
radunare quelle che gli restavano. Molte di esse fuggirono prima ancora
dello scontro iniziale e Saladino stesso si salvò soltanto grazie alla sua
guardia del corpo mamelucca. I reggimenti che rimasero fermi al loro posto
vennero quasi del tutto annientati. Fra i cristiani, il re si trovava in
prima fila; l'eroismo dei fratelli Ibelin, Baldovino e Baliano, e dei
figliastri di Raimondo, Ugo e Guglielmo di Galilea, contribui alla vittoria,
e san Giorgio in persona fu visto combattere alloro fianco.
Poche ore dopo l'esercito egiziano fuggiva disperatamente verso il
suo paese, abbandonando tutto il bottino e tutti i prigionieri che aveva
fatto. I soldati buttarono via persino le proprie armi per scappare piu in
fretta. Saladino riusd a ristabilire una parvenza di ordine, ma la traver-
sata del deserto del Sinai fu penosa, con i beduini che prendevano di mira i
fuggiaschi quasi del tutto disarmati. Dalla frontiera egiziana Saladino
inviò dei messaggeri al Cairo, a dorso di dromedario, per avvertire ogni
ribelle potenziale che egli era ancora in vita; e il suo ritorno nella
capitale venne annunciato in tutto l'Egitto per mezzo di piccioni
viaggiatori. Ma il suo prestigio aveva subito un colpo terribile '.
Era stata una grande vittoria e per il momento aveva salvato il regno.
Ma, in fin dei conti, non aveva mutato la situazione: le risorse dell'Egitto
erano infinite, mentre invece i franchi continuavano a essere a corto
di uomini. Se fosse stato possibile a re Baldovino inseguire il nemico fino
in Egitto o lanciare un rapido attacco contro Damasco, avrebbe forse potuto
schiacciare la potenza di Saladino, ma senza un aiuto dall'esterno egli non
poteva mettere in pericolo il suo piccolo esercito in un'offensiva.
Viceversa, egli decise di erigere delle robuste fortificazioni lungo la
frontiera damascena, dove la perdita di Banyas aveva sconvolto il sistema
difensivo del regno. Mentre Honfroi di Toron fortificava la collina di
Hunin, sulla strada da Banyas a Toron, il re si accinse a costruire un
castello sull'alto corso del Giordano, tra il lago Huleh e il Mar di
Galilea, per controllare il guado vicino al quale Giacobbe aveva lottato con
l' angelo, guado noto anche con il nome di Guado dei Dolori.

Rimane comunque consigliato l'acquisto dell'opera di Runciman.

Ciao

Roberto

Tarabas Hunnaur

unread,
Apr 1, 2004, 9:53:18 AM4/1/04
to
Rocky3 wrote:
> Ciao a tutti!
> Sono nuovissimo nel NG, ma ho un quesito da porvi - spero - interessante
> quanto ingarbugliato.
[CUT]

Ti riporto quanto contenuto nel libro "I Crociati" di Johannes Lehmann
(Garzanti, Milano, 1978) alle pp. 226-7.


La vittoria di re Baldovino

Per il Regno di Gerusalemme, la catastrofe di Misiocefalo fu altrettanto
fatale che per Bisanzio, perché i franchi ebbero a rendersi gradatamente
conto di come fosse stata Bisanzio l'unica potenza sinora in grado, con la
sua politica degli equilibri, di neutralizzare i musulmani. E se ormai non
c'era più pericolo che l'imperatore costantinopolitano marciasse sulla Siria
per rivendicare a sé la contea di Antiochia, non c'era in compenso nemmeno
la possibilità che Bisanzio intervenisse quando il mondo islamico,
finalmente unito, avrebbe attaccato i franchi. Con la battaglia di
Misiocefalo, i crociati avevano perduto il loro ultimo, per quanto inamato,
sostegno contro l'Islam.

Ne il Saladino si fece aspettare a lungo. Due mesi dopo la battaglia di
Misiocefalo attraversò il Sinai alla volta della Palestina e diresse su
Ascalona. Rè Baldovino IV ebbe solo il tempo di mettere insieme cinquecento
cavalieri e di marciare sulla città prima del suo arrivo.

Tranne che il Saladino non pensò affatto di attaccare Ascalona, ma si volse
dritto su Gerusalemme che adesso se ne stava completamente indifesa, mentre
i Templari erano ad aspettarlo a Gaza, che lui aveva passato da un pezzo, e
Baldovino coi suoi cinquecento cavalieri era fermamente deciso a difendere
una città che nessuno assaltava.

Capita alfine la gherminella, Baldovino inviò messi ai Templari perché
s'unissero a lui e riuscì a precedere l'esercito egiziano per una strada
traversa. L'incontro fra i due eserciti - quello dei quattro gatti del
sedicenne e lebbroso Baldovino e quello, enorme, del sultano - avvenne
presso la rocca di Montgisard (Teli Jezer) qualche chilometro a sud-est di
Ramla, sulla strada per Gerusalemme.

Il vescovo Alberto di Betlemme aveva un bell'essersi portata dietro la vera
croce di Cristo: la situazione restava men che rosea Ma « Iddio, il quale
manifesta la sua forza nei deboli, diede animo al sire malato », informa
Michele di Siria; « egli, sceso da cavallo chino il volto a terra ai piedi
della croce e si mise a pregare tra le lacrime. Questa vista commosse il
cuore dei combattenti che giurarono sulla croce di non cedere e di
considerare traditore chiunque prendesse la fuga. Dopodiché balzarono in
sella e partirono all'attacco. »

Quando Baldovino si presentò coi suoi cavalieri, l'esercito del Saladino
stava attraversando un fiume in una valle - e fu travolto. « D'un tratto,
ecco spuntare i cavalieri franchi », si legge in una cronaca araba, « veloci
come lupi e latranti come cani. Essi si fecero sotto per lo scontro
ravvicinato, dardeggiando come fuoco. E i figli di Maometto ripiegarono. »

L'inverosimile era accaduto: quel 25 novembre 1177 il manipolo franco aveva
disfatto a tal punto l'esercito del Saladino, che i crociati furono
impegnati per parecchi giorni nella raccolta del bottino. E fu una rotta
tanto sfrenata, che i soldati egiziani gettarono armi ed elmi pur di
sottrarsi al terrore franco; e il sultano dovette spedire messi per
dromedario al Cairo ad annunciare che il Saladino non era morto - giusto per
evitare, dopo una tale sconfitta, una possibile ribellione.

Per i franchi, fu un'ultima grande vittoria prima dell'inizio di un agonia
che si protrasse per quasi un secolo: per il Saladino, fu 1 ultima sconfitta
prima di assumere definitivamente una posizione di predominio. Da tempo,
ormai, gli stati crociati non erano più gli agenti, ma solo i reagenti.

La morte di Nur ed-Din aveva sconvolto il labile equilibrio delle forze.
Bisanzio aveva perso, il Saladino aveva vinto: Gerusalemme - e, se si vuole,
l'Occidente - ne faceva le spese. Da principio comunque, tutto rimase come
prima. Il Saladino, dovendo superare l'onta, si accontentò di scorrerie
minori: i franchi munirono le loro fortezze di confine, e seguitarono a
litigare e a sposarsi in un groviglio sempre più intricato di parentele.


Ciao
--
Tarabas Hunnaur - 10° deI FeSTosi - Referente Smial Bolgeri
Comandante sul campo FAC ed aspetti strategico-tattici di ICSM
Se un uomo volta in silenzio la testa e sacrifica un altro, afferma il
diritto
di essere sacrificato a sua volta. - Grigorij Baklanov

frankpowerful

unread,
Apr 1, 2004, 4:57:38 PM4/1/04
to

runciman non è uno storico militare, anche se descrive a mio parere
brillantemente anche le situazioni strategiche e le battaglie. se vuoi una
storia esclusivamente militare, puoi cercare, per corrispondenza, di R.C.
Smail Crusading Warfare (Cambridge university press)
ha mezza pagina su mont gisard, l'unica cosa notevole che dice è che della
battaglia non esiste alcun resoconto preciso...:-)
ciao
F

P.S. se vuoi interessarti di storia devi senz'altro essere in grado di
leggere l'inglese, possibilmente il francese e come opzione ulteriore il
tedesco. con il solo italiano non vai molto lontano...

Rocky3

unread,
Apr 1, 2004, 4:25:08 PM4/1/04
to
In data Thu, 1 Apr 2004 16:53:18 +0200, Tarabas Hunnaur ha scritto:

> Ti riporto quanto contenuto nel libro "I Crociati" di Johannes Lehmann
> (Garzanti, Milano, 1978) alle pp. 226-7.

[cut]

Io non so come ringraziarti! Mi sembrava di aver visto da qualche parte il
tuo nome, leggo infatti alla fine del post che sei un Festoso :-)... seguo
da un po' di tempo il vostro NG anche se non sono mai "comparso". La tua
descrizione č piů che esauriente, il tuo aiuto e quello di Roberto Bagna
sono stati importanti... grazie veramente!!
Io... non vorrei esagerare con le richieste... ma sei un esperto di
tattiche militari? Hai qualcosa sui Templari... sul loro modo di
combattere... di schierarsi...?
Se non puoi non preoccuparti... hai fatto giŕ tantissimo cosě!!
Grazie ancora!!

Luca

Ball

unread,
Apr 1, 2004, 5:19:50 PM4/1/04
to
frankpowerful wrote:

> P.S. se vuoi interessarti di storia devi senz'altro essere in grado di
> leggere l'inglese, possibilmente il francese e come opzione ulteriore
> il tedesco. con il solo italiano non vai molto lontano...

Triste, ma vero.

--

A. Ball - Punico aviatore

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Rocky3

unread,
Apr 1, 2004, 4:21:27 PM4/1/04
to
In data Thu, 01 Apr 2004 17:11:17 GMT, Roberto Bagna ha scritto:

> Non c'è molto:

Non preoccuparti, non ci conosciamo ma ti ringrazio infinitamente di
tutto!!! Non sapevo quasi niente di quello che hai scritto e mi sei stato
davvero utile... mi dispiace solo di non sentirmi abbastanza esperto da
poter contraccambiare a breve... ma non si sa mai ;-).
Oggi sono andato nella biblioteca del mio paese a cercare il fatidico libro
di Runciman, ma niente da fare... e purtroppo non posso comprarlo. Ma
secondo te ci può essere più di quello che hai scritto? In cosa mi può
essere utile?
Grazie ancora!!!

Luca

Tarabas Hunnaur

unread,
Apr 2, 2004, 1:52:37 PM4/2/04
to
Rocky3 wrote:
> Io non so come ringraziarti!

Lo hai giŕ fatto. :-)

> Mi sembrava di aver visto da qualche parte il
> tuo nome, leggo infatti alla fine del post che sei un Festoso :-)

Esatto. :-)

> seguo
> da un po' di tempo il vostro NG anche se non sono mai "comparso".

Scrivi quando vuoi. :-)

> La tua
> descrizione č piů che esauriente, il tuo aiuto e quello di Roberto Bagna
> sono stati importanti... grazie veramente!!

Prego.

> Io... non vorrei esagerare con le richieste... ma sei un esperto di
> tattiche militari?

Be', esperto direi proprio di no. :-)

> Hai qualcosa sui Templari... sul loro modo di
> combattere... di schierarsi...?

Mmmhhh... mi pare di no, non ho mai approfondito l'argomento Templari. Cmq
provo a guardare, se non vedi nessun post vuol dire che non ho trovato
niente.

Roberto Bagna

unread,
Apr 3, 2004, 10:36:57 AM4/3/04
to

"Rocky3" <pro...@prova.it> ha scritto nel messaggio
news:1nb133o1kfxhw$.1eiqdfbmx9v78$.dlg@40tude.net...

> In data Thu, 01 Apr 2004 17:11:17 GMT, Roberto Bagna ha scritto:
>
> Non preoccuparti, non ci conosciamo ma ti ringrazio infinitamente di
> tutto!!!

ODDIO! Non tirare fuori la storia del conoscerci, mi pare di sentire
qualcun'altro.


Non sapevo quasi niente di quello che hai scritto e mi sei stato
> davvero utile... mi dispiace solo di non sentirmi abbastanza esperto da
> poter contraccambiare a breve... ma non si sa mai ;-).

Prego.

> Oggi sono andato nella biblioteca del mio paese a cercare il fatidico
libro
> di Runciman, ma niente da fare... e purtroppo non posso comprarlo.

Probabilmente mi sbaglio, ma potrebbe essere uscito di recente in edizione
economica della Rizzoli.


Ma
> secondo te ci può essere più di quello che hai scritto?

No, è tutto quel che c'è sul libro.


In cosa mi può
> essere utile?

E' la storia delle Crociate dalla prima all'ultima ed anche se non è
incentrato tutto sull'aspetto militare delle crociate, rimane un buon libro
sul periodo.

Ciao

Roberto

Roberto Bagna

unread,
Apr 3, 2004, 10:36:58 AM4/3/04
to

"Rocky3" <pro...@prova.it> ha scritto nel messaggio
news:jyrh3voxdb5f$.d31r2hh562qh.dlg@40tude.net...

> Io... non vorrei esagerare con le richieste... ma sei un esperto di
> tattiche militari? Hai qualcosa sui Templari... sul loro modo di
> combattere... di schierarsi...?

Prova a mandare un post anche su free.it.storia.medioevo.

Ciao

Roberto

Piero F.

unread,
Apr 3, 2004, 3:08:41 PM4/3/04
to
Roberto Bagna wrote:

> Prova a mandare un post anche su free.it.storia.medioevo.

Rocky3 viene proprio da lì! E non ci sono esperti militari, in quel
gruppo...
Gli avevo consigliato anch'io di rivolgersi a icsm per gli aspetti
militari delle guerre medievali, e infatti ha rimediato una miniera di
informazioni che non so se avrebbe mai trovato altrove :-)

saluti
--
Piero F.


------------------------------
(email: togliere xyz dall'indirizzo)

Tarabas Hunnaur

unread,
Apr 5, 2004, 5:26:43 AM4/5/04
to
Roberto Bagna wrote:
> Probabilmente mi sbaglio, ma potrebbe essere uscito di recente in edizione
> economica della Rizzoli.

Non sbagli. :-)
E' stato pubblicato in due volumi in cofanetto nella collana economica BUR
(quella dei libri di Carell, per intenderci).

Roberto Bagna

unread,
Apr 6, 2004, 1:11:57 PM4/6/04
to

"Piero F." <xyzmai...@jumpy.it> ha scritto nel messaggio
news:dREbc.15620$rM4.6...@news4.tin.it...

> Rocky3 viene proprio da lì! E non ci sono esperti militari, in quel
> gruppo...
> Gli avevo consigliato anch'io di rivolgersi a icsm per gli aspetti
> militari delle guerre medievali, e infatti ha rimediato una miniera di
> informazioni che non so se avrebbe mai trovato altrove :-)
>
OPPSSS!
Va bene, per farmi perdonare da "Templari tra mito e storia", volume
realizzato nel 1997 in occasione di una manifestazione a Ravenna, ecco:

L'ORGANIZZAZIONE MILITARE DEI TEMPLARI
di Pietro Compagni

Le motivazioni alla base della costituzione del primo nucleo di cavalieri,
conosciuti nella storiografia medievale con la denominazione di Templari,
nonché i circa duecento anni della loro storia, ci permettono di inquadrare
inequivocabilmente la funzione «militare» dell 'Ordine.
Si può affermare con certezza che ogni attività svolta dai Poveri Cavalieri
del Tempio di Salomone sia tesa, sopra ogni cosa a sostenere con la massima
efficienza l'attività militare. E' nota infatti la brillante
intraprendenza dell' organizzazione templare, finalizzata a rafforzare
economicamente le casse dell'ordine, che deve mantenere in Europa e
soprattutto oltremare numerosi insediamenti, presidiati costantemente dai
propri appartenenti, i quali devono essere pronti in qualsiasi momento a
svolgere il loro servizio.
Come vedremo, esaminando la scala gerarchica dell 'Ordine, le competenze di
ogni singolo individuo, proprio a cominciare dal
gradino più alto, mirano a rendere al massimo dell'efficienza l'attività
«militare» .
Originariamente intendendo con ciò i primissimi anni di esistenza,
quando,ancora non è stata redatta una precisa regolamentazione scritta, i
templari si prefiggono lo scopo di controllare i percorsi battuti dai
pellegrini, i quali sbarcano dalle navi provenienti dall'Europa negli
approdi della Terra Santa e, a piedi, si recano a Gerusalemme e in altri
luoghi considerati sacri per ogni buon cristiano. Da pochi anni una larga
fascia costiera mediorientale è sotto il dominio dei crociati e questo fatto
provoca un rinvigorirsi dell' afflusso di pellegrini cristiani verso i
luoghi Santi, ma il controllo totale del territorio è incerto, così i Poveri
Cavalieri del Tempio percorrono a cavallo ed in armi queste impervie strade,
troppo frequentemente rese insicure da improvvise incursioni di predoni e
banditi. Compiono per così dire una vera e propria azione di polizia.
Dopo i primi anni di attività con un «organico di effettivi» numericamente
ridotto, i Templari ottengono una «regola» dettata durante il Concilio di
Troyes del 1128. Da questa «regola» scaturisce un preciso ordinamento
gerarchico ed organizzativo che permette di annoverare nell 'Ordine tre tipi
di appartenenti a pieno titolo, tutti monaci sottoposti ai voti (povertà,
castità ed obbedienza), seppure con funzioni distinte: i fratelli cappellani
con incombenze religiose a tutti gli effetti ed i fratelli cavalieri e
sergenti con incombenze militari (di conseguenza laici).
Detto questo, prendiamo in esame i vari gradini dell'ordine gerarchico,
dove il cavaliere è costantemente presente come elemento essenziale, in
quanto ogni nomina attinge fra i cavalieri il candidato a rivestire una
carica vacante. Proprio dal numero e dal tipo di cavalli affidati ad ogni
dignitario dell' ordine gerarchico templare, possiamo accertare che il
dovere di combattente non è mai secondario.

La Gerarchia
Il cosiddetto Gran Maestro dell'Ordine, o Sovrano Maestro come lo
defmiscono le cronache dell' epoca, ha la sua residenza nella «casa madre»
ovvero nella sede principale dell'Ordine, è il capo assoluto seppure
convenientemente controllato nel suo governo dal Capitolo. Per la sua
elezione esiste una procedura puntigliosamente descritta nella «regola». Il
suo incarico è gravato da numerose incombenze accuratamente previste e
regolamentate, che ovviamente esulano dal suo impegno militare che invece
riguarda la nostra ricerca. Fanno parte del suo seguito un fratello
cappellano, un chierico con tre cavalcature; un aiutante con due, uno
scudiero con una, un maniscalco, un capocuoco, un segretario-traduttore
arabo, un turcopolo e due servi o famigli. Egli stesso ha in carico cinque
cavalli di cui un turcomanno da battaglia. E' accompagnato e sorvegliato
costantemente da due cavalieri di grande rettitudine.
Il secondo dignitario nella scala gerarchica è il Siniscalco, e per il suo
seguito sono previsti un numero di uomini pari al Gran Maestro, e
altrettante cavalcature dello stesso tipo. E' sua incombenza conservare il
sigillo del Tempio e portare il famoso gonfalone «Boucéant» o bicolore.
Viene poi il Maresciallo del Tempio, coadiuvato da due scudieri, un
fratello sergente, ed un turcopolo. Ha quattro cavalli, ed è incaricato di
custodire e distribuire le armi difensive ed offensive della precettoria,
comprese le macchine da assedio, oltre a dover curare di persona l'acquisto,
la cura e la distribuzione di cavalli, di animali da soma e di finimenti. Si
occupa della mobilitazione di tutte le forze in armi dell' Ordine,
guidandole in battaglia in assenza del Sovrano Maestro e del Siniscalco. I
suoi collaboratori diretti sono il Turcopoliere ossia il comandante delle
truppe assoldate indigene, il Sottomaresciallo ed il Gonfaloniere, questi
ultimi proposti alla nomina da lui stesso.
Il Sottomaresciallo potrebbe essere definito come l'ufficiale addetto alla
logistica del Tempio, in quanto è responsabile della manutenzione e del
restauro delle armi di ogni tipo, dei finimenti, delle selle e di ogni
accessorio destinato alle cavalcature. E' suo preciso dovere sorvegliare
l'efficienza dei laboratori da lui diretti ed assegnare agli scudieri le
loro incombenze.
Il Gonfaloniere è il comandante degli scudieri, i quali non appartengono
all'Ordine, ma sono assoldati a termine o servono per carità. E' lui che
assegna loro il compenso e che mantiene la disciplina nei ranghi,
inquadrandoli in occasione di scontri armati, in ordine di battaglia.
Il Gonfaloniere è la scorta diretta del gonfalone Boucéant, di solito
portato materialmente da un sergente, seppure egli stesso inalberi sulla sua
lancia un pennone con i colori del Tempio, che innalza al momento della
carica, in battaglia.
Non essendo qualificati come appartenenti allo «stato maggiore» del
Tempio, questi tre aiutanti diretti del Maresciallo, cioè Turcopoliere,
Sottomaresciallo e Gonfaloniere sono reclutati fra i sergenti più probi.
Tornando alla Gerarchia dell'Ordine incontriamo il Commendatario o
Capitano del regno di Gerusalemme, il quale dispone di un seguito di
collaboratori e servitori nonché di dotazioni in armi e cavalcature simile a
quello del Sovrano Maestro. E' il Tesoriere dell 'Ordine quindi sovraintende
a tutte le proprietà che i Templari annoverano, dalla Terrasanta all'Europa.
Considerando che l'Ordine riceve di sovente donazioni ed elargizioni di
ogni genere, è proprio il tesoriere che gestisce questi introiti,
incamerando inoltre il bottino di guerra e occupandosi di conseguenza del
versamento di riscatti per prigionieri o schiavi. Ha il comando supremo
degli approdi di Acri per cui sono suoi subalterni e il comandante del porto
ed i comandanti delle navi templari, quindi anche le merci sono da lui
controllate e distribuite. In tempo di pace smista il personale militare fra
i vari insediamenti, suggerendo le necessità di guarnigione al Maresciallo.
Come gli altri dignitari, rende conto di tutto il suo operato al Capitolo,
che è un consiglio di probiviri.
La funzione dei Commendatari o Capitani di Tripoli e di Antiochia, è
paragonabile a quella del Sovrano Maestro e del Maresciallo insieme,
seppure limitata ai loro territori o «balìe». Hanno dotazioni simili agli
alti dignitari e portano il gonfalone Baussant quando non è presente il
Maestro.
Il Drappiere o Guardarobiere è un' altra importante figura di dignitario, in
quanto si occupa dei vestiti dei fratelli, sia per il giorno che per la
notte.
Controlla che ogni fratello sia dignitosamente vestito e che nessuno ostenti
decorazioni superflue. Raccoglie inoltre gli abiti secolari dei nuovi
fratelli, consegnando al Tesoriere eventuali eccedenze, frutto di donazioni
relative alle forniture.
Se consideriamo la rigidità della regola per quanto riguarda l'affidamento
di abiti, armamenti, cavalcature ecc. ci accorgiamo di quanto importanti
siano le figure di questi dignitari addetti al governo ed alla
amministrazione dell'Ordine.
Rimane da esaminare la figura del Capitano della città di Gerusalemme che
sempre con dotazioni simili agli alti dignitari, ha però come seguito
specifico un drappello di dieci cavalieri, che usa per scortare i pellegrini
diretti alla valle del Giordano e che utilizza come guardia alla Santa
Croce.
E' anche il Comandante dei fratelli in armi della casa di Gerusalemme.
I Precettori o Capitani di ogni singola precettoria o «mason» rivestono
invece l'incarico di presiedere alla precettoria stessa, oltre la quale il
loro potere non si estende, quindi ne comandano anche la guarnigione armata,
formata, come in qualsiasi insediamento templare, da fratelli cavalieri e
fratelli sergenti coadiuvati sempre dagli scudieri, e dove è possibile, come
in Terrasanta, da turcopoli ossia mercenari locali. Ovviamente ogni singola
precettoria assolda a seconda delle necessità, operai come carpentieri,
fabbri, muratori, fonditori ecc. e agricoltori, allevatori e famigli o
servi.
Tutto questo personale non fa parte integralmente dell 'Ordine, ma potrebbe
essere classificato come servizio temporaneo stipendiato.
Fino a questo punto abbiamo potuto rilevare che gli incarichi più impor-
tanti nell'ambito dell'Ordine del Tempio sono sempre rivestiti da fratelli
cavalieri o fratelli sergenti, per cui ora esaminiamo queste figure che sono
comunque accomunate dal fatto di combattere a cavallo.
Il fratello cavaliere templare assistito da'uno o due scudieri, ha
normalmente in dotazione tre cavalli (se disponibili anche quattro) ed un
corredo che la «regola» prevede con precisa determinazione.
Altrettanto possiamo dire per il fratello sergente, a parte lievi differenze
che metteremo in evidenza.
Una prima parte del corredo riguarda gli abiti comuni o da convento e cioé:
un paio di camicie, due paia di calze, due paia di brache, un giustacuore,
una veste di ovatta, una cappa, due mantelli (uno leggero per l'estate,
l'altro foderato di pelliccia di agnello o montone o altro animale purché
non pregiato) una tunica, una cintura di cuoio, un berretto di cotone e un
cappello di feltro. Dobbiamo aggiungere all'elenco un asciugatoio per
l'igiene personale ed un tovagliolo per la tavola. Due coperte, una leggera
ed una pesante (bianca e nera, utilizzabile anche come sottosella per il
cavallo), due lenzuola ed un pagliericcio completano la dotazione per la
notte. Inoltre ognuno riceve utensili personali sia per il cibo che per uso
civile come il bacile per l'orzo (per i cavalli) i coltelli, le bisacce, le
bottiglie, un' ascia e altri piccoli attrezzi.
Il fratello cavaliere riceve anche una: tenda personale ed un paiolo che
invece non spettano al sergente che evidentemente usa in comune con i
confratelli queste dotazioni.

L'armamento
Descrivere, seppure in maniera riassuntiva, come il cavaliere Templare
conduca la sua attività di guerriero, o meglio di fratello in armi, ci
obbliga a rivolgere la nostra attenzione all'armamento ed
all'equipaggiamento comunemente in uso nel periodo che va dall 'inizio del
XlIo secolo.
Leggendo la «regola» del Tempio, la quale indica con dovizia di dettagli
le caratteristiche dell' armamento difensivo e offensivo, verifichiamo
comprensibilmente che il «povero cavaliere» deve rinunciare a metalli
preziosi e ad altre superflue decorazioni nelle proprie dotazioni. Tutto ciò
ci pare legittimo, anche se ci sentiamo di esprimere il dubbio su quanto
possa esser frequente l'uso di materiale prezioso in equipaggiamenti che già
da soli hanno un costo altissimo. Considerando poi che la stessa «regola»
impone di combattere il nemico con la maggior efficacia possibile credo logi
co ritenere che anche il Templare come ogni buon cavaliere medievale debba
equipaggiarsi con quanto di meglio possa offrire la «tecnologia» dell'
epoca.
E' pur vero che anche i Templari come le altre armate crociate, hanno al
loro fianco, durante le loro campagne militari, combattenti non appartenenti
al Tempio, come i turcopoli, gli scudieri ed altri assoldati europei e
mediorientali, molti dei quali fanno parte delle fanterie. Tutti questi
uomini usarono una quantità di armi che sarebbe assolutamente impossibile
classificare su queste pagine, basti pensare alle armi da botta e da taglio
come clave, mazze ferrate, mazzafrusti e scuri di ogni genere, alle armi
bianche lunghe come la giusarma o il costoliere e corte come i numerosi tipi
di pugnali e coltellacci, a'lle armi da lancio come l'arco, la balestra o la
francisca (scure da laricio), il giavellotto e alle numerosissirne armi in
asta dalle origini più svariate, come spiedi, picche, forche, falcioni e
guisarme inastate.
L'armamento eterogeneo di questi soldati medioevali, ci porta ad tracciare
una nettà distinzione fra chi svolge la propria attività combattendo a
cavallo e chi, più umilmente, guerreggia a piedi.
La nostra attenzione sarà incentrata perciò sul cavaliere, sia per la
complessità ed il valore anche economicamente rilevante degli
equipaggiamenti, sia per il fatto che, come abbiamo visto, l'Ordine del
Tempio prevede per i propri fratelli in armi questo tipo di combattimento.
La regola prescrive che il fratello soldato abbia: il giaco o usbergo, i
gambali di maglia di ferro, il casco o elmo, una cotta d' arme o
sopravveste, calzature d' arme, lo scudo, la lancia, la spada, la mazza
turca ed il coltello d'armi. Vanno aggiunti a questo elenco la sella, i
fmimenti e tutto quanto riguarda il cavallo.
Non sarà purtroppo possibile approfondire in maniera radicale lo studio di
ogni singolo pezzo, in quanto la trattazione richiederebbe citazioni di
numerosi documenti d'epoca sul tipo di lastre tombali, miniature, affreschi,
mosaici, reperti d'archivio e qualche raro ritrovamento archeologico, nonché
uno spazio assai più vasto delle poche pagine di un catalogo.
Rimandiamo comunque il lettore alla bibliografia poiché esistono studi
prodotti da studiosi altamente qualificati proprio sui temi che stiamo
trattando.
Passiamo ora alla descrizione dei singoli elementi della dotazione e degli
accessori necessari all'uso ed alla conservazione.
Il primo e più importante di questi è la protezione del tronco, che
verosimilmente deve essere stato per la maggior parte dei due secoli
trattati l'usbergo, vale a dire un indumento costruito con migliaia di
piccoli anelli metallici concatenati, che richiedeva una lavorazione assai
laboriosa e lunga ed il cui costo era altissimo, sicuramente più di tutto il
resto dell' equipaggiamento. La denominazione di usbergo però riguarda
l'indumento dotato sia di cappuccio per il capo sia di maniche complete di
muffole a protezione delle mani, in quanto la protezione a maglie di ferro
priva di cappuccio e con maniche più corte o addirittura mancanti è stata
classificata genericamente come cotta di maglia mentre l'indumento simile
come tipo di protezione ma costituito da una camicia di cuoio o di robusta
tela protetta da rinforzi sul tipo di scaglie metalliche giustapposte o
borchie o ancora anelli appicati è stata definitabrunia. Non tutti gli
studiosi comunque convengono su questa defmizione. Rimane il fatto che
indossando tipi di protezioni diverse dall'usbergo il cavaliere si
proteggeva il capo con un cappuccio di maglia di ferro, al di sotto del
copricapo che vedremo più avanti. Tutte le protezioni di questo tipo
venivano generalmente portate su una tunica con imbottitura conosciuta anche
come gambeson che però troveremo indossata dalle fanterie come unica
protezione del torso.
La lunghezza e le variazioni dell 'usbergo variano col passare dei decenni,
accorciandosi e assumendo forme più leggere ed agevoli, ovviamente in
combinazione con le brache o le calze di maglia di ferro e avvicinandoci al
'300 la protezione del tronco va arricchendosi di accessori come le alette a
protezione delle spalle, i cannoni d'avambraccio, le ginocchiere, i gambali,
tutti accessori prodotti in origine con cuoio bollito, che aumentano
l'efficacia della protezione.
Passando alla protezione della testa dobbiamo affermare che proprio il
copricapo è l'elemento che più si è evoluto nei due secoli che ci interes-
sano, poiché si passa dal casco di tipo normanno con o senza nasale e con
sommità a punta normale o rivolta in avanti all' elmo cosiddetto pentolare,
che protegge completamente la testa.
Qui credo che meglio di qualsiasi descrizione valga la attenta visione delle
ricostruzioni che i fratelli Del Tin propongono in questa esposizione. Sono
rifacimenti attentissimi, completamente artigianali, riprodotti con
meticolosa attenzione da riferimenti iconografici d'epoca, e non poteva
essere diversamente, perché il tempo ha purtroppo cancellato le tracce della
quasi totalità di oggetti d'epoca di questo tipo. E così possiamo vedere
caschi normali, a nasale, a visiera e via via tutta l'evoluzione fino
all'elmo del primo '300 dove appaiono le prime visiere mobili.
Ultimo ma certo non secondario pezzo dell' equipaggiamento difensivo è lo
scudo. Anche questo subisce nel periodo in esame vistose variazioni, ma i
materiali usati per produrlo rimangono essenzialmente gli stessi e cioé
legno per la struttura protettiva e, ma non sempre, cuoio per la copertura,
le cinghie per il trasporto e per imbracciare e ferro per i rinforzi e le
bordature. La trasformazione più vistosa che lo scudo subisce è
dall'originale diffusissima forma normanna a mandorla o goccia rovesciata,
alla ridotta forma triangolare della seconda metà del '200.
Sappiamo che questo è il periodo in cui l'araldica comincia a lasciare le
proprie tracce principalmente sugli scudi, ma occupandoci noi di Templari
dobbiamo considerare che praticamente fu la croce l'unico elemento apparso
sui loro scudi, seppure con variazioni rilevabili dalla scarsa iconografia
d'epoca a loro specificamente riferita. Diciamo soltanto per curiosità che
papa Eugenio m trovandosi nel 114 7 a Parigi per la partenza della 2a
crociata, notando i candidi mantelli dei Templari concede l'uso di una croce
patente sul loro abito. Probabilmente da questo momento la croce va ad
arricchire e il gonfalone Baussant e gli scudi dei Templari.
Per ciò che riguarda le armi di offesa del cavaliere credo che ci sia poco
da aggiungere alla conoscenza collettiva. Riferendomi alla lancia posso dire
che spesso esiste al di sotto della cuspide un fermo trasversale metallico,
che forma una piccola croce, o in assenza di questo, un pennoncello di
stoffa, entrambi con la funzione di impedire una penetrazione troppo
accentuata nel corpo dello sventurato nemico che riceve la stoccata, e
facilitarne lo sfilamento durante l'azione di cavalleria. Considerato il
grande effetto perforante in fasé di carica, questo accorgimento diviene
necessario per evitare al cavaliere di restare bloccato in fasi del
combattimento alquante pericolose.
La spada è probabilmente l'elemento più emblematico di tutto il medioevo
cavalleresco, e l' iconografia d'epoca associata alla letteratura ce ne
mostrano le forme e ce ne descrivono l'uso, che in questo periodo può
esaurirsi nella scherma e nel colpo fendente che provoca ferite da taglio e
fratture. Questo spiega come la spada sia priva di punta aguzza e,come
questo sia ribadito specificamente nella «Regola». Il colpo di stoccata
poteva essere inferto in taluni casi col cosiddetto coltello d'armi, che noi
potremmo classificare come daga o pugnale per citare denominazioni generiche
atte ad indicare una delle numerose armi bianche manesche corte in uso da
cavalieri e fanti nel medioevo.
Concludiamo accennando alle armi immanicate da botta e da taglio come la
mazza turca con testa a bulbo, la mazza d' arme, la mazza ferrata, il
mazzafrusto da cavallo, la scure ecc. tutte armi che presentano numerose
varietà di forma, di costituzione e di effetto, e che continuano ad
evolversi soprattutto dopo la fine dei Templari.

Ciao

Roberto


Rocky3

unread,
Apr 9, 2004, 5:45:16 AM4/9/04
to
In data Tue, 06 Apr 2004 17:11:57 GMT, Roberto Bagna ha scritto:

> OPPSSS!
> Va bene, per farmi perdonare da "Templari tra mito e storia", volume
> realizzato nel 1997 in occasione di una manifestazione a Ravenna, ecco:

Mamma mia, grazieeeeeee!! Ho raccolto davvero un sacco di informazioni
:-)!!! Sei stato gentilissimo!!!
Ciao!!

Luca

Roberto Bagna

unread,
Apr 13, 2004, 12:33:44 PM4/13/04
to

"Rocky3" <pro...@prova.it> ha scritto nel messaggio
news:jh7h4ktplgb6$.os9stlhvoxz5$.dlg@40tude.net...

> Mamma mia, grazieeeeeee!! Ho raccolto davvero un sacco di informazioni
> :-)!!! Sei stato gentilissimo!!!


Di nulla, se mi capita sott'occhio qualche altra cosa la inserisco.

Ciao

Roberto

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