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Fronte orientale: questioni di tattica

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Haydn

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Dec 3, 2009, 12:10:37 PM12/3/09
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Laterza ha recentemente pubblicato un interessante saggio di Thomas
Schlemmer, purtroppo (come ormai � un brutto vezzo qui da noi, per cercare
di catturare lettori altrimenti distratti) drammatizzandone oltremodo il
titolo: "Invasori, Non Vittime", mentre il titolo originale tedesco � assai
pi� sobrio e scientifico.

Lo scopo principale del saggio � dimostrare che anche gli italiani, sia pure
in misura minore, parteciparono alle atrocit� tedesche sul fronte orientale,
e che molta parte del mito dei buoni italiani in Russia - e, di conseguenza,
dei tedeschi cattivi solo loro - � una frottola nata subito dopo l'8
settembre, anche a cura di Messe, e poi fiorita fino ad oggi per tutta una
serie di motivi psicologici e politici. Personalmente non ho problemi ad
accogliere la tesi dell'autore: dopo l'alluvione di smitizzazioni e
demolizioni dell'italiano buono, condotte sempre con feroce acrimonia come
una specie di catartica ri-fucilazione di Dongo rituale e seriale, una in
pi�, e pure abbastanza mite, non fa certo scandalo (forse ne fa di pi� per
l'autore, che accenna addirittura alla possibilit� fantasmagorica di essere
presi per pazzi in Italia se si mette in dubbio il dogma dell'italiano
buono). Ma non � questo il punto su cui volevo soffermarmi.

Accanto al testo, ricco di notazioni sull'esercito italiano visto dai
tedeschi (e anche oggettivamente con i suoi pregi e difetti, sia pure con
qualche affermazione discutibile riguardo alla campagna di Russia), c'� una
piccola ma significativa selezione di rapporti originali di ufficiali
tedeschi di collegamento in servizio presso l'8a Armata. Contenenti molte
osservazioni negative, e purtroppo assai vere, sugli italiani, a fianco
peraltro di alcune note luminose e perfino sorprendenti.

Un rilievo tattico mosso agli italiani per� mi sembra strano. In un
rapporto, gli italiani vengono accusati di formare linee di capisaldi
abbondanti in uomini e artiglierie ma isolati gli uni dagli altri, e di
lasciare quindi tratti di fronte sguarniti e scoperti, punti ideali di
infiltrazione per i sovietici. Quando si tratta di contrattaccare per
chiudere le falle, i rincalzi e i rinforzi attaccano dalle retrovie
frontalmente e allo scoperto, con tattiche rudimentali, subendo perdite
gravissime. Al contrario per i tedeschi - il rapporto sostiene - chiudere la
falla significa contrattaccare per riprendere il segmento di linea perduto,
dunque (sembra di capire) da sezioni di trincee adiacenti, con buona
copertura e con perdite assai inferiori.

O ho letto male, o qualcosa mi sfugge. Come potevano avere i tedeschi nel
1942 tante truppe da tenere saldamente linee continue di trincee lungo il
Don? Niente da dire sul fatto che la preparazione tattica di ufficiali e
truppa italiani fosse molto spesso non all'altezza dei tempi, dal che
derivavano perdite molto elevate. Ma accusare le linee di capisaldi di
essere un errore tattico, di per s� e in quelle circostanze, mi sembra
assurdo o pretestuoso. Per turare le falle, quello che mancava all'8a Armata
erano riserve mobili e corazzate consistenti, superiori alle frattaglie
concesse dai tedeschi. Pensare che linee continue trincerate, stile Prima
guerra mondiale, tenute forzatamente da un velo di truppe lungo centinaia di
chilometri, potessero resistere meglio ad attacchi pesanti aperti da
sbarramenti di artiglieria e massicce infiltrazioni di fanteria e carri mi
sembra totalmente senza senso. Forse la traduzione di quel rapporto non �
corretta o � incompleta. O forse l'autore del rapporto intendeva dire
qualcosa di diverso da quello che ci leggo io.

Haydn

Luca Morandini

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Dec 5, 2009, 11:56:05 AM12/5/09
to
On 03/12/09 18:10, Haydn wrote:
>
> O ho letto male, o qualcosa mi sfugge. Come potevano avere i tedeschi nel
> 1942 tante truppe da tenere saldamente linee continue di trincee lungo il
> Don?

Le linee continue non si usavano nella IIGM, a maggiore ragione su di un fronte
cos� esteso come quello orientale. Nonostante questo, a livello tattico minore
(battaglione, reggimento ?) lo schieramento nel caposaldo era continuo, nel senso
che non vi erano settori di linea non battuti dal fuoco di pi� armi a tiro
diretto.

Occorre quindi capire a che livello tattico si applichi la critica Tedesca allo
schieramento italiano: � possibilissimo che gli italiani lasciassero troppo
spazio, secondo i Tedeschi, tra una *compagnia* e l'altra (o magari tra un
*plotone* e l'altro) e fossero quindi proni, *a livello di battaglione*,
all'infiltrazione nemica e lenti al contrattacco.

Saluti,

--------------------
Luca Morandinii
www.lucamorandini.it
--------------------

Haydn

unread,
Dec 6, 2009, 10:58:13 AM12/6/09
to
"Luca Morandini" <lmora...@ieee.org> ha scritto nel messaggio
news:7nvhlbF...@mid.individual.net...

> Occorre quindi capire a che livello tattico si applichi la critica Tedesca
> allo
> schieramento italiano: � possibilissimo che gli italiani lasciassero
> troppo
> spazio, secondo i Tedeschi, tra una *compagnia* e l'altra (o magari tra un
> *plotone* e l'altro) e fossero quindi proni, *a livello di battaglione*,
> all'infiltrazione nemica e lenti al contrattacco.

Giusta e interessante osservazione, grazie.

Haydn

Claudio Bianchini

unread,
Dec 6, 2009, 6:57:47 PM12/6/09
to
"Luca Morandini" <lmora...@ieee.org> ha scritto nel messaggio

> Le linee continue non si usavano nella IIGM, a maggiore ragione su di un

> fronte
> cos� esteso come quello orientale

A leggere i libri di Erickson a me pare che le linee continue sul Fronte
Orientale ci fossero e come. Fu nella primavera del 44 che un fronte
continuo cess� di esistere

http://it.wikipedia.org/wiki/John_Erickson

Luca Morandini

unread,
Dec 8, 2009, 1:57:29 AM12/8/09
to
On 07/12/09 00:57, Claudio Bianchini wrote:
> "Luca Morandini"<lmora...@ieee.org> ha scritto nel messaggio
>
>> Le linee continue non si usavano nella IIGM, a maggiore ragione su di un
>> fronte
>> cos� esteso come quello orientale
>
> A leggere i libri di Erickson a me pare che le linee continue sul Fronte
> Orientale ci fossero e come. Fu nella primavera del 44 che un fronte
> continuo cess� di esistere

Se per "linee continue" si intendono trincee o linee dove ogni tratto di fronte �
coperto dal tiro di armi leggere questo non era vero nemmeno prima del '44 sul
fronte orientale (e nemmeno nella IGM col� c'erano linee continue di trincee).

Che post-Bagration e pre-Vistola le FFAA Tedesche abbiano avuto difficolt� anche a
tenere una linee di caposaldi e forze mobili poste nei varchi tra un caposaldo e
l'altro �, al contrario, perfettamente plausibile.

Pi� in generale, gli eserciti entrarono in guerra con una dottrina difensiva che
enfatizzava la solidit� e il raccordo delle opere difensive (ergo, trincee) a
scapito della mimetizzazione, ma gi� nel '41 i manuali tedeschi abbandonarono il
concetto, e anche in quelli britannici del '44 si enfatizzava la discrezione e la
non ovviet� delle postazioni (ergo, niente trincee) rispetto alla protezione che
potevano offrire.

Ovviamente cera molte variazioni sul tema in funzione della situazione tattica, ma
la potenza di fuoco disponibile nella IIGM rendeva le linee continue quasi
suicide: il campo di battaglia divent� "vuoto"... ma non per questo meno letale.

Saluti,

--------------------
Luca Morandini
www.lucamorandini.it
--------------------

Claudio Bianchini

unread,
Dec 8, 2009, 7:23:16 PM12/8/09
to
"Luca Morandini" <lmora...@ieee.org> ha scritto nel messaggio

> Se per "linee continue" si intendono trincee o linee dove ogni tratto di

> fronte � coperto dal tiro di armi leggere questo non era vero nemmeno
> prima del '44 sul fronte orientale (e nemmeno nella IGM col� c'erano linee
> continue di trincee)

No no, proprio a quello io mi riferivo. Mi sembra di ricordare che Erickson
parli di un "buco" di 1,5km nella linea del fronte tedesco poco prima di
Kursk nella zona di Smolensk, e intendeva proprio una zona senza trincee e
nidi di mitraglici. Poi � ovvio che nelle zone paludose e dove c'erano
foreste impenetrabili la linea del fronte cedeva all'ostacolo naturale

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