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"CONCLUSIONI
(Tratto da "Gaudo e la sorpresa di Matapan" dell'Amiraglio Iachino, 1963)
L 'operazione di Gaudo, colla sua tragica conclusione, fece naturalmente
una grande impressione in Marina e nel Paese; da allora essa è stata molto
discussa, ma spesso anche giudicata con scarso senso di obiettività.
Soprattutto mi pare che non siano stati sufficientemente apprezzati i suoi
aspetti a noi favorevoli, quali:
l'aver spinto le nostre forze navali in una azione offensiva nel
Mediterraneo orientale;
l'aver manovrato, nella seconda fase della battaglia di Gaudo, in modo da
tentare di prendere tra due fuochi il nemico;
l'aver per due volte obbligato gli incrociatori inglesi a battere in
ritirata sotto il preciso tiro delle nostre artiglierie;
l'aver evitato tutte le bombe e quasi tutti i siluri degli aerei nemici,
pur non avendo alcuna protezione dall'alto;
l'aver improvvisato una efficace difesa intorno al Vittorio Veneto ferito
durante il grande e violento attacco aereo al crepuscolo;
l'aver fatto fallire la ricerca notturna di 8 C. T. nemici, appoggiati da
incrociatori muniti di radar.
Alcuni scrittori, anziché questi aspetti dell'operazione che tornano a
onore della nostra Marina ne hanno messo in rilievo soltanto gli episodi
meno favorevoli.
Inoltre, senza tener conto delle insufficienti ed errate informazioni da
me avute prima e durante l'operazione, e senza rilevare la mancanza del
radar sulle nostre navi e le eccezionali coincidenze di tempo e di luogo
che portarono la I Divisione a scontrarsi con l'intera forza di
Alessandria (che nessuno, a bordo o a terra, sapeva fosse in mare e cosi
vicina a noi), quegli scrittori hanno condannato senza riserve la
decisione di inviare quella divisione a soccorrere il Pola.
Tale decisione fu da me presa perché, in base alle informazioni che
possedevo, ero convinto che Cattaneo non potesse, nel corso della sua
missione, incontrare pericoli maggiori di quelli ordinari di guerra.
D'altra parte, mi sembrava inumano e mi ripugnava abbandonare il Pola al
suo destino senza nemmeno far esaminare se fosse possibile tentarne il
salvataggio.
Riconosco che si poteva decidere in modo diverso, dando minor valore
all'aspetto morale della questione; ma mi conforta quanto hanno scritto in
proposito eminenti ammiragli stranieri.
Anzitutto il Cunningham, che, nel suo libro di memorie, ha detto : « ...la
decisione dell'ammiraglio Iachino di distaccare lo Zara e il Fiume per
soccorrere il Pola non può essere discussa (cannot be questioned). »
L 'ammiraglio francese R. de Belot, che, dopo aver esaminato, nel suo
libro La guerre aeronavale en Mediterranee, le ragioni che mi avevano
suggerito di inviare la I Divisione in aiuto al Pota, ha concluso :
« Queste ragioni hanno molto valore, e sarebbe ingiusto rimproverare al
comaridante in capo italiano di aver accettato dei rischi per salvare una
delle sue migliori unità. Se egli non l'avesse fatto, gli sarebbe stata
rimproverata la sua inerzia. »
Infine, l'ammiraglio Weichold, rappresentante della Marina germanica a
Supermarina, che, in una sua lettera alla Rivista Marittima
(agosto-settembre 1956), ha scritto:
« L 'apprezzamento della situazione fatto la sera del 28 marzo dal
comandante della flotta italiana si basava sui dati della ricognizione ae-
rea: e quindi non poteva essere che errato. In tali circostanze, i
Tedeschi non hanno mai criticato la decisione del comandante della flotta
Dopo il siluramento, il Vittorio Veneto naviga, forte. mente appoppato,
verso la base di Taranto di distaccare gli incrociatori Zara e Fiume. »
Guardando poi all'operazione di Gaudo da un punto di vista più generale, e
rettificando in parte i giudizi troppo parziali espressi da Pack nel suo
libro su Matapan, il critico navale del Times ha cosi concluso (23
febbraio 1961):
« Lasciamo dunque che Matapan sia riconosciuta come un'azione piena di
successo e ben fruttuosa, ma tributiamo anche onore alla Marina italiana,
quando questo onore le è indubbiamente dovuto. »
Io vorrei che anche da noi non ci si limitasse a ricordare l'operazione di
Gaudo soltanto per il doloroso sacrificio di tante giovani vite, ma si
ricordasse anche, e con giustificato orgoglio, quanto di lodevole, di
valoroso e spesso anche di ammirevole compirono le nostre navi e i no-
stri equipaggi prima di cadere nella tragica trappola di Matapan.
"
--
che onestamente più che un "aspetto favorevole" mi sembra una
"inequivocabile prova di scelleratezza" (eufemismo).
1) La tua flotta viene avvistata immediatamente da un ricognitore inglese.
2) I tuoi ricognitori danno informazioni confuse, ma TUTTI parlano di navi
inglesi in mare.
3) Sei nel raggio degli aerosiluranti nemici e fuori dal raggio della tua
caccia.
che fai? Tiri diritto, naturalmente...
> l'aver manovrato, nella seconda fase della battaglia di Gaudo, in modo da
> tentare di prendere tra due fuochi il nemico;
> l'aver per due volte obbligato gli incrociatori inglesi a battere in
> ritirata sotto il preciso tiro delle nostre artiglierie;
> l'aver evitato tutte le bombe e quasi tutti i siluri degli aerei nemici,
> pur non avendo alcuna protezione dall'alto;
Senonchè la protezione dall'alto mancava perchè si era scelto di operare
fuori dal raggio d'azione della nostra caccia...e qui torniamo al punto uno.
> l'aver improvvisato una efficace difesa intorno al Vittorio Veneto ferito
> durante il grande e violento attacco aereo al crepuscolo;
> l'aver fatto fallire la ricerca notturna di 8 C. T. nemici, appoggiati da
> incrociatori muniti di radar.
> Alcuni scrittori, anziché questi aspetti dell'operazione che tornano a
> onore della nostra Marina ne hanno messo in rilievo soltanto gli episodi
> meno favorevoli.
>
> Inoltre, senza tener conto delle insufficienti ed errate informazioni da
> me avute prima e durante l'operazione, e senza rilevare la mancanza del
> radar sulle nostre navi e le eccezionali coincidenze di tempo e di luogo
> che portarono la I Divisione a scontrarsi con l'intera forza di
> Alessandria (che nessuno, a bordo o a terra, sapeva fosse in mare e cosi
> vicina a noi), quegli scrittori hanno condannato senza riserve la
> decisione di inviare quella divisione a soccorrere il Pola.
Proprio ieri, leggendo "Storia di 10000 aeroplani", sono arrivato alla
battaglia di capo Matapan. Pagliano scrive che c'erano stati importanti
segnali del fatto che la flotta britannica era in mare e pure vicina...una
su tutte, la presenza degli Albacore:
---
"Alle 11:21, come è già stato accennato, ebbe luogo il primo attacco degli
Albacore contro il Vittorio Veneto, proprio mentre questo stava sparando
sugli incrociatori esca che erano ancora una volta riusciti ad attirare
verso sud-est la nostra flotta. Con abile manovra la corazzata evitò tutti e
sei i siluri che le erano stati lanciati contro, ma desistette dall'azione e
mise la prora verso casa. E qui c'è il primo punto da chiarire. Gli
Albacore, di poco dissimili dagli Swordfish, erano tipi di velivoli
imbarcati e quindi era facile per tutti pensare che avessero decollato
dalla portaerei. Per di più due successivi messaggi, uno proveniente dagli
aerei del CAT e l'altro da Supermarina, confermarono la cosa, precisando che
la portaerei Formidable era uscita da Alessandria.
Ammesso anche che non fosse stata segnalata l'ora di uscita nè quella di
lancio, non è facile capire perchè l'ammiraglio Jachino e il suo stato
maggiore abbiano pensato che la portaerei fosse ancora ad Alessandria o
fosse appena uscita. E' vero che fino ad allora nessun aereo ne aveva
segnalata la posizione. ma poichè il Vittorio Veneto venne attaccato a circa
660 chilometri in linea d'aria da Alessandria, a bordo avrebbero dovuto
capire che, se la portaerei non fosse stata più vicino, gli aerei che li
avevano attaccati non ce l'avrebbero fatta, dato il loro effettivo raggio
d'azione*, a raggiungere le nostre navi e a tornare indietro."
*Secondo i dati più ottimistici, il raggio d'azione utile di un Albacore
munito di siluro superava di poco i 600 chilometri. Ma a bordo nessuno
riuscì a capire che si trattava di Albacore e tutti ritennero di avere a che
fare con degli Swordfish il cui raggio d'azione con siluro era, comunque,
ancora inferiore ai 600 chilometri.
----
Aggiungiamo poi che dei 10 aerei imbarcati sulle nostre navi pare che non
uno si sia alzato in volo per cercare di vederci chiaro. Trovo ambiguo
lamentarsi di non avere informazioni e non fare nulla di più per averne,
oltre a continuare a comportarsi come se le si avesse e fossero anche buone.
Cioè non puoi, nel dubbio, far finta che la flotta nemica sia ad Alessandria
senza neanche premurarti di verificare che non sia vero il contrario...a
maggior ragione quando hai più segnali che ti dovrebbero indurre a pensare
il contrario!
Tralasciamo il fatto che si sia scelto di operare nella zona più infame del
Mediterraneo, mettendosi già in partenza in condizione di inferiorità.
Ammettiamo che una buona parte di colpa ce l'abbia l'aviazione, rea di aver
fornito informazioni sbagliate o frammentarie. Ma proprio su questa base non
mi è chiaro perchè Jachino abbia scelto di proseguire lo stesso sapendo che
le informazioni che aveva, per quanto poche e confuse, erano comunque le
peggiori possibili.
Il mio parere è che l'operazione sia nata come prova di forza della Marina,
quindi sottovalutando l'apporto fondamentale dell'arma aerea - sia italiana
sia inglese. Non mi spiego altrimenti la scelta ostinata di muoversi dove i
nostri caccia non potevano arrivare..non credo avessero pensato di mettere
gli S-79 ad inseguire gli Swordfish!
E' vero che il punto chiave era che la portaerei inglese rimanesse ad
Alessandria, ma allora perchè non si è rinunciato all'azione quando si era
ormai sicuri di essere nel raggio degli aerosiluranti inglesi?
Frakkia
FIDDer #31
> "Massimo1" <nonl...@spam.it> ha scritto nel messaggio
> news:djdu1a$l85$1...@news.newsland.it...
> > Riporto direttamente le considerazioni finali della battaglia scritte dall
> > ammiraglio Iachino:
> >
> > "CONCLUSIONI
> >
> > (Tratto da "Gaudo e la sorpresa di Matapan" dell'Amiraglio Iachino, 1963)
> >
> > L 'operazione di Gaudo, colla sua tragica conclusione, fece naturalmente
> > una grande impressione in Marina e nel Paese; da allora essa è stata molto
> > discussa, ma spesso anche giudicata con scarso senso di obiettività.
> >
> > Soprattutto mi pare che non siano stati sufficientemente apprezzati i suoi
> > aspetti a noi favorevoli, quali:
> >
> > l'aver spinto le nostre forze navali in una azione offensiva nel
> > Mediterraneo orientale;
> che onestamente più che un "aspetto favorevole" mi sembra una
> "inequivocabile prova di scelleratezza" (eufemismo).
> 1) La tua flotta viene avvistata immediatamente da un ricognitore inglese.
> 2) I tuoi ricognitori danno informazioni confuse, ma TUTTI parlano di navi
> inglesi in mare.
> 3) Sei nel raggio degli aerosiluranti nemici e fuori dal raggio della tua
> caccia.
> che fai? Tiri diritto, naturalmente...
Quando si seppe che la ricognizione inglese aveva avvistato le nostre
navi(APPENA uscite dal porto) e che il traffico navale inglese era stato
sospeso,venendo a mancare l'obiettivo della missione,ci furono delle
riunioni tra gli esponenti di Supermarina a Roma.
In queste riunioni venne deciso che la missione sarebbe continuata
ugualmente e che le navi italiane dovevano portarsi nei pressi di
Creta,occupata allora dagli inglesi....
In pratica supermarina spedi' la flotta italiana in un punto c' erano
fortissimi rischi di essere attaccati dall aviazione di base a terra,oltre
che a quella imbarcata
la responsabilita' erano di Supermarina,non di Iachino.
A Iachino era stata promessa un accurata ricognizione aerea,difesa di
caccia sulle sue navi,etc...
In praticanon ebbe nulla,nè accurate ricognizione nè tantomeno difesa
aerea(gli inglesi gli silurarono ben 2 navi !)
--
ciao
> Quando si seppe che la ricognizione inglese aveva avvistato le nostre
> navi(APPENA uscite dal porto) e che il traffico navale inglese era stato
> sospeso,venendo a mancare l'obiettivo della missione,ci furono delle
> riunioni tra gli esponenti di Supermarina a Roma.
> In queste riunioni venne deciso che la missione sarebbe continuata
> ugualmente e che le navi italiane dovevano portarsi nei pressi di
> Creta,occupata allora dagli inglesi....
Scusa l'ignoranza...che avrebbero dovuto fare a Creta? Guardare se il mare
era blu anche lì?
> In pratica supermarina spedi' la flotta italiana in un punto c' erano
> fortissimi rischi di essere attaccati dall aviazione di base a terra,oltre
> che a quella imbarcata
> la responsabilita' erano di Supermarina,non di Iachino.
> A Iachino era stata promessa un accurata ricognizione aerea,difesa di
> caccia sulle sue navi,etc...
> In praticanon ebbe nulla,nè accurate ricognizione nè tantomeno difesa
> aerea(gli inglesi gli silurarono ben 2 navi !)
Detta così sembra che Jachino sia arrivato un giorno per caso, gli abbiano
messo l'uniforme e lo abbiano imbarcato dicendogli "ora sei ammiraglio e
devi portare questa flotta a Creta". Intendo dire che Jachino un minimo di
coinvolgimento deve averlo avuto, o almeno deve aver fatto due conti...non
ci credo che un uomo responsabile di tante navi e tante vite dia cieca
fiducia a chi gli dà ordini da una poltrona a roma, senza farsi neanche una
domanda e dando tutto per scontato. E comunque resto dell'idea che pensare
di impiegare le flotte non dico senza copertura aerea ma addirittura fuori
dal raggio dei nostri aerei mi sembra follia. Nè riesco a credere che
Jachino non sapesse di non avere il supporto dell'aeronautica.
Frakkia
FIDDer #31
> "Massimo1" <nonl...@spam.it> ha scritto nel messaggio
> news:djo87q$v65$1...@news.newsland.it...
> > Quando si seppe che la ricognizione inglese aveva avvistato le nostre
> > navi(APPENA uscite dal porto) e che il traffico navale inglese era stato
> > sospeso,venendo a mancare l'obiettivo della missione,ci furono delle
> > riunioni tra gli esponenti di Supermarina a Roma.
> > In queste riunioni venne deciso che la missione sarebbe continuata
> > ugualmente e che le navi italiane dovevano portarsi nei pressi di
> > Creta,occupata allora dagli inglesi....
> Scusa l'ignoranza...che avrebbero dovuto fare a Creta? Guardare se il mare
> era blu anche lì?
:)
Supermarina aveva avuto sentore che in quella zona si trovavano degli
incrociatori leggeri inglesi.
si sperava di riuscire ad affondarli,ma dato che erano piu' veloci delle
nostre unita' riuscirono a svignarsela !
> > In pratica supermarina spedi' la flotta italiana in un punto c' erano
> > fortissimi rischi di essere attaccati dall aviazione di base a terra,oltre
> > che a quella imbarcata
> > la responsabilita' erano di Supermarina,non di Iachino.
> > A Iachino era stata promessa un accurata ricognizione aerea,difesa di
> > caccia sulle sue navi,etc...
> > In praticanon ebbe nulla,nè accurate ricognizione nè tantomeno difesa
> > aerea(gli inglesi gli silurarono ben 2 navi !)
> Detta così sembra che Jachino sia arrivato un giorno per caso, gli abbiano
> messo l'uniforme e lo abbiano imbarcato dicendogli "ora sei ammiraglio e
> devi portare questa flotta a Creta". Intendo dire che Jachino un minimo di
> coinvolgimento deve averlo avuto, o almeno deve aver fatto due conti...non
> ci credo che un uomo responsabile di tante navi e tante vite dia cieca
> fiducia a chi gli dà ordini da una poltrona a roma, senza farsi neanche una
> domanda e dando tutto per scontato. E comunque resto dell'idea che pensare
> di impiegare le flotte non dico senza copertura aerea ma addirittura fuori
> dal raggio dei nostri aerei mi sembra follia. Nè riesco a credere che
> Jachino non sapesse di non avere il supporto dell'aeronautica.
Tu dici bene,ma nella Regia Marina il comandante della flotta(Iachino,in
questo caso) era un semplice esecutore di ordini.
Le missioni erano ideate,programmate e controllate a Roma senza che
Iachino potesse mettere becco in tutto cio'...
Un sistema assurdo,che diede risultati disastrosi
> Supermarina aveva avuto sentore che in quella zona si trovavano degli
> incrociatori leggeri inglesi.
> si sperava di riuscire ad affondarli,ma dato che erano piu' veloci delle
> nostre unita' riuscirono a svignarsela !
Da quanto emerso in tempi recenti, il problema era che il Bolzano aveva l'
apparato motore in disordine e non poteva fare più di 30 nodi, e quel
genio dell' Ammiraglio della III divisione non ebbe idea migliore che di
stabilire di regolarsi sul Bolzano.
Uno con qualche neurone in più avrebbe deciso di attaccare con i due
Trento lasciando indietro il Bolzano (tattica non dissimile da quella di
Cunningham a Punta Stilo) coll' ulteriore vantaggio che se un Unità
inglese fosse azzoppata, il Bolzano l' avrebbe poi raggiunta e finita (Gli
Inglesi, difatti come dottrina abbandonano indietro le Unità azzoppate)
Saluti,
Dott. Piergiorgio.
> Tu dici bene,ma nella Regia Marina il comandante della flotta(Iachino,in
> questo caso) era un semplice esecutore di ordini.
> Le missioni erano ideate,programmate e controllate a Roma senza che
> Iachino potesse mettere becco in tutto cio'...
> Un sistema assurdo,che diede risultati disastrosi
A mio parere questa critica si attaglia alla gestione Cavagnari-Somigli
(cioè fino a Teulada compresa), ma non alla gestione Riccardi-Campioni, che
invece lasciò mano libera completa al comandante della flotta (riunita in un
unica squadra propio con la nomina di Jachino), sia in occasione del
bombardamento di Genova sia nell'operazione Gaudo-Matapan. Di quest'ultima
Jachino fu anche il patrocinatore, fin da gennaio, insistendo per far
partecipare all'operazione anche la V. Veneto. Decisione questa decisamente
errata per tutta una serie di motivi: la V. Veneto era una 'vigilata
speciale' da parte dei servizi segreti inglesi, era stanziata a Napoli,
sotto gli occhi di tutti i Consolati delle nazioni neutrali (una delle quali
gli USA, tanto per non fare nomi) che probabilmente sfruttavano i canali
telefonici cifrati per inviare informazioni all'Intelligence service. Il
traffico Egitto-Grecia avrebbe potuto essere colpito efficacemente dagli
incrociatori; noi ne avevamo *sette* da 10.000, cui gli inglesi potevano
contrapporre il solo York . Quando poi si credette, erroneamente, che le
n.d.b. di Alessandria fossero fuori combattimento cessava ogni necessità di
mandare la V. Veneto.
L'uscita di un gruppo di icnrociatori, da soli, non avrebbe allarmato così
tanto gli inglesi come quello della V. veneto, e le probabilità di colpire
qualche convoglio sarebbero state maggiori. E in caso di comparsa delle
corazzate britanniche se ne sarebbero andati senza problemi.
Iachino inoltre pretese di imbarcare sulla V. Veneto il servizio di
intercettazione e decrittazione, svincolandosi ulteriormente dalla
dipendenza da Supermarina.
Non fu Roma a vincolare la rotta di Jachino, ma le necessità della
cooperazione aerea. Mancava totalmente infatti la capacità di contatti
diretti fra navi in mare e aerei di base a terra.
Jachino sbagliò, e molto, come sbagliò in febbraio a Genova, tenendo a bordo
i Ro43. In febbraio essi avrebbero riconosciuto il convoglio francese per
quel che era, evitando il fatale cambio di rotta che permise a Somerville di
sfilare *alle spalle* di Jachino. A Gaudo avrebbero potuto informare Jachino
dell'esatta posizione della nostra terza divisione e degli incrociatori
inglesi, permettendogli di chiudere meglio la tenaglia. La cronica
dispersione delle nostre salve, checchè ne pesnsi Cernuschi, fece il resto.
Jachino commise un errore anche nell'obbligare gli incrociatori a schierarsi
ai lati della V. Veneto silurata, limitandone la velocità a quella della
corazzata (18 nodi se non vado errato). A quella velocità gli incrociatori
erano facili bersagli dei siluri. Se avesse zigzagato a 25 nodi,
probabilmente il Pola non sarebbe stato colpito.
Taciamo sul resto, per carità di patria.
G. De M.
> "Massimo1" <nonl...@spam.it> ha scritto nel messaggio
> news:djpp8s$i7h$1...@news.newsland.it...
> > Tu dici bene,ma nella Regia Marina il comandante della flotta(Iachino,in
> > questo caso) era un semplice esecutore di ordini.
> > Le missioni erano ideate,programmate e controllate a Roma senza che
> > Iachino potesse mettere becco in tutto cio'...
> > Un sistema assurdo,che diede risultati disastrosi
> A mio parere questa critica si attaglia alla gestione Cavagnari-Somigli
> (cioè fino a Teulada compresa), ma non alla gestione Riccardi-Campioni, che
> invece lasciò mano libera completa al comandante della flotta (riunita in un
> unica squadra propio con la nomina di Jachino), sia in occasione del
> bombardamento di Genova sia nell'operazione Gaudo-Matapan. Di quest'ultima
> Jachino fu anche il patrocinatore, fin da gennaio, insistendo per far
> partecipare all'operazione anche la V. Veneto. Quando poi si credette,
erroneamente, che le
> n.d.b. di Alessandria fossero fuori combattimento cessava ogni necessità di
> mandare la V. Veneto.
Veramente Iachino aveva proposto di usare la Veneto e 3 soli I.P,non lo
stuolo di navi che furono poi utilizzate.
La formazione pensata da Iachino era di poche navi,veloce,non facilmente
rilevabile dalla ricognizione aerea.
Riguardo alle N.B inglesi tieni presente che i tedeschi avevano affermato
di averne colpite 2,ma che ne restava sempre 1 in efficenza.
> L'uscita di un gruppo di icnrociatori, da soli, non avrebbe allarmato così
> tanto gli inglesi come quello della V. veneto, e le probabilità di colpire
> qualche convoglio sarebbero state maggiori. E in caso di comparsa delle
> corazzate britanniche se ne sarebbero andati senza problemi.
La Veneto non sarebbe stata una palla al piede per gli IP,si trattava di
un unita' veloce,molto piu' veloce di quelle similari inglesi e con un
armamento notevole.
> Iachino inoltre pretese di imbarcare sulla V. Veneto il servizio di
> intercettazione e decrittazione, svincolandosi ulteriormente dalla
> dipendenza da Supermarina.
E' fece bene !
Altrimenti avrebbe saputo le cose con ore e ore di ritardo.
> Non fu Roma a vincolare la rotta di Jachino, ma le necessità della
> cooperazione aerea.
La cooperazione aerea venne stabilita da supermarina,superaewreo e il X
CAT .
In modo pessimo,come si vide in seguito.
> Jachino sbagliò, e molto, come sbagliò in febbraio a Genova, tenendo a bordo
> i Ro43. In febbraio essi avrebbero riconosciuto il convoglio francese per
> quel che era, evitando il fatale cambio di rotta che permise a Somerville di
> sfilare *alle spalle* di Jachino.
Nel febbraio del 41 Iachino aveva gia' impiegato una parte dei suoi aerei
imbarcati prima di ricevere la notizia che Genova era sotto il fuoco
nemico.
Come poteva inoltre immaginare che la nostra aviazione fosse tanto inetta
da non riuscire a trovare una formazione nemica che si era spinta a 20 km
da Genova ???
> Jachino commise un errore anche nell'obbligare gli incrociatori a schierarsi
> ai lati della V. Veneto silurata, limitandone la velocità a quella della
> corazzata (18 nodi se non vado errato). A quella velocità gli incrociatori
> erano facili bersagli dei siluri. Se avesse zigzagato a 25 nodi,
> probabilmente il Pola non sarebbe stato colpito.
Gia',ma avrebbe rischiato di perdere la Veneto....
La corazzata italiana,silurata,viaggiava al max a 19 nodi,essendo cosi' un
facile bersaglio per gli aerei nemici,che avevano l'ordine preciso di
colpire la NB italiana.
Iachino fu costretto a imbastire una formazione serrata intorno alla
Veneto,per creare uno sbarramento di fuoco tale da spaventare il nemico.
Vennero inoltrwe impiegate cortine fumogene ed i proiettori.
Di tutti i siluri lanciati solo uno fece centro e la Veneto fu salva.
>> Iachino inoltre pretese di imbarcare sulla V. Veneto il servizio di
>> intercettazione e decrittazione, svincolandosi ulteriormente dalla
>> dipendenza da Supermarina.
>
> E' fece bene !
> Altrimenti avrebbe saputo le cose con ore e ore di ritardo.
Sono d'accordo.
>> Non fu Roma a vincolare la rotta di Jachino, ma le necessità della
>> cooperazione aerea.
>
>
> La cooperazione aerea venne stabilita da supermarina,superaewreo e il X
> CAT .
> In modo pessimo,come si vide in seguito.
Faccio sempre riferimento al libro di Pagliano:
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"Molto opportunamente l'ammiraglio Jachino, secondo quanto egli stesso ha
scritto nel suo libro, insistette di persona, visto che l'azione era stata
ormai decisa, per assicurarsi che le sue navi fossero protette in modo
adeguato dall'aviazione nel giorno culminante dell'azione. Era di certo il
primo a rendersi conto del fatto che, operando tra Creta e la Cirenaica,
quindi in una zona di mare compresa tra coste in mano inglese, si sarebbe
trovato esposto all'azione aerea avversaria. Era quindi naturale che
insistesse per avere un'adeguata protezione e che rimanesse piuttosto
perplesso quando, nel giorno stesso in cui doveva prendere il mare, il
tenente colonnello Giovanni Farina(*), che era suo caposervizio aeronautica,
gli fece notare che gli accordi presi da Supermarina con Superaereo e col
CAT non prevedevano affatto questa protezione per il giorno 28. E questo
perchè le basi aeree italiane più vicine alla zona di mare in cui la nostra
squadra avrebbe dovuto operare erano situate a una distanza tale da
richiedere, per una protezione sufficientemente prolungata, l'impiego di
velivoli che avessero almeno 1500 chilometri di autonomia, quindi soltanto
di grossi aeroplani inadatti allo specifico compito della protezione contro
eventuali attacchi aerei."
*nel suo libro, l'ammiraglio Jachino parla di un maggiore pilota Fontana che
non esisteva.
----
L'unica garanzia che Jachino ebbe, poco prima di partire, fu che gli
sarebbero stati inviati sopra la testa dei Cr.42 muniti di un serbatoio
supplementare. Superaereo assicurò una copertura prolungata, ma quei Cr.42
non poterono rimanere sulla zona per più di pochi minuti. Anche gli aerei
del CAT poterono rimanere sulle navi italiane per meno di un'ora.
Alcuni S.79 e Ju-88 ingaggiarono degli Albacore, i caccia dovettero
rientrare prima di avere il tempo di fare qualunque cosa.
Non credo che Jachino si sia fidato di una garanzia ricevuta all'ultimo
minuto, dopo che la copertura gli era stata negata _perchè i nostri aerei e
quelli tedeschi non ci arrivavano_. Si sarà domandato cosa avessero
combinato di così miracoloso a Superaereo per passare da _nessuna copertura_
a _copertura prolungata_ in 24 ore, e si sarà anche dato una risposta.
>> Jachino sbagliò, e molto, come sbagliò in febbraio a Genova, tenendo a
>> bordo
>> i Ro43. In febbraio essi avrebbero riconosciuto il convoglio francese per
>> quel che era, evitando il fatale cambio di rotta che permise a Somerville
>> di
>> sfilare *alle spalle* di Jachino.
> Nel febbraio del 41 Iachino aveva gia' impiegato una parte dei suoi aerei
> imbarcati prima di ricevere la notizia che Genova era sotto il fuoco
> nemico.
> Come poteva inoltre immaginare che la nostra aviazione fosse tanto inetta
> da non riuscire a trovare una formazione nemica che si era spinta a 20 km
> da Genova ???
Sempre Pagliano parla di 2 ricognitori abbattuti e avverse condizioni
atmosferiche che impedirono di seguire i movimenti della flotta. I 3
attacchi aerei successivi penso bastino a dire che la Regia Aeronautica non
era _tanto inetta da non riuscire a trovare una formazione nemica_.
Stavolta (per par condicio :-) ) mi devo trovare invece d'accordo con
Giuseppe, mandare in aria i Ro.43 non avrebbe di certo peggiorato le cose,
specie vista la confusione imperante e la quantità di navi inglesi in mare.
Frakkia
FIDDer #31
> La Veneto non sarebbe stata una palla al piede per gli IP,si trattava di
> un unita' veloce,molto piu' veloce di quelle similari inglesi e con un
> armamento notevole.
aspetta....
La Veneto era in realta' leggermente più veloce dei tipi Zara (30 nodi
contro 29.5)
Per quanto riguarda l' armamento antiaereo, io ho un idea tutta mia,
basata sugli elementi di base dell' imperfetta direzione del tiro AA prima
del radar (problema comune a tutte le marine dell' epoca, sia chiaro!):
Premesso che l' Albacore aveva linee molto simili agli swordfish, ma una
velocità leggermente superiore, bisogna considerare che, essendo nota
gia' la velocità (non eccezionale) dello Swordfish, i DT antiaerei delle
Unità Italiane sicuramente regolarono il tiro antiaereo in base ai
parametri noti, riferiti allo Swordfish, col risultato che il tiro AA
risultava inefficiente; e il fatto che a quanto risulta, solo un
aereosilurante venne abbattuto, sembra deporre a favore di questa ipotesi.
Del resto, nel tiro contro aereosiluranti, non puo' essere invocato il
serio problema causato dal ginocchiello variabile del 100/47 binato.
Saluti,
Dott. Piergiorgio.
La regolazione del tiro contraereo veniva fatta in base ai dati rilevati
dalla direzione tiro al momento. Proprio non penso che avessero i dati
preimpostati, metti il caso che quel giorno in fase d'attacco l'aereo
carburava male facendo scadere la velocità di qualche km.
Poi il Vittorio Vento aveva come artiglieria contraerea i 90/50
girostabilizzati.
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Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
Sarà rimasto sconcertato come dopo aver appreso delle "imprudenze" del suo
sottoposto e di quei poveretti che andavano a recuperare il Pola. Questo
genere di persone, ti prego di notare, nei memoriali (giacchè in genere
sopravvivono ai conflitti, almeno nella nostra esperienza nazionale)
rimangono sempre sconcertati o perplessi in casi del genere. Ma l'ammiraglio
ricorda, nelle sue memorie, che qualche anno prima era stato uno dei
principali negatori dell'utilità di un'aviazione navale imbarcata su
portaerei? Qualche anno dopo, tuttavia, rimane perplesso di fronte alle
difficoltà di organizzare una copertura decente e, soprattutto, coordinata,
dall'altra parte del Mediterraneo, senza il controllo di campi costieri.
> La regolazione del tiro contraereo veniva fatta in base ai dati rilevati
> dalla direzione tiro al momento. Proprio non penso che avessero i dati
> preimpostati, metti il caso che quel giorno in fase d'attacco l'aereo
> carburava male facendo scadere la velocità di qualche km.
In teoria avresti ragione, pero' considera che negli anni '20-'30-primi
'40 il tiro antiaereo era più un arte che una scienza; e dopotutto nel
mio ragionamento avevo presente soprattutto le DT antiaeree dei 10.000 che
più o meno erano immutate dall' entrata in servizio.
La regola di base del tiro antiaereo, comunque, era chiara in quasi tutte
le marine nel periodo anteguerra e bellico: tirare il maggior numero
possibile di colpi verso l' aereo; da qui il sempre maggiore proliferare
delle mitragliere antiaeree, fino a diventare patologico nella USN e IJN
negli ultimi mesi di guerra (Non ho ancora capito come facessero a
muoversi sul ponte di una BB USA pre-trattati, e non oso pensare a come
abbiano alloggiato le centinaia di bluejackets addetti a tutte quelle
mitragliere) Ma sto, come al solito, divagando....
Il punto e' che prendere qualche "default", per usare un termine
informatico, se aiutava a rendere più celere il tiro, era ampiamente
diffuso.
> Poi il Vittorio Vento aveva come artiglieria contraerea i 90/50
> girostabilizzati.
Come penso avrai capito da quanto detto prima, avevo più in mente il tiro
AA degli Incrociatori, anche perche' in ultima analisi, e' stato più
determinante il siluro al Pola che quello al Veneto.
Saluti,
Dott. Piergiorgio.
> On Thu, 27 Oct 2005 21:52:27 +0000, giuseppe c wrote:
> > La regolazione del tiro contraereo veniva fatta in base ai dati rilevati
> > dalla direzione tiro al momento. Proprio non penso che avessero i dati
> > preimpostati, metti il caso che quel giorno in fase d'attacco l'aereo
> > carburava male facendo scadere la velocità di qualche km.
> In teoria avresti ragione, pero' considera che negli anni '20-'30-primi
> '40 il tiro antiaereo era più un arte che una scienza; e dopotutto nel
> mio ragionamento avevo presente soprattutto le DT antiaeree dei 10.000 che
> più o meno erano immutate dall' entrata in servizio.
C' è una domanda che vorrei porre.
Il fatto che durante i ripetuti attacchi aereosiluranti inglesi la nostra
antiaerea sia riuscita ad abbattere *1* solo velivolo nemico come
dev'essere valutata ?
Scarsa capacita della nostra difesa?
Intrinseca difficolta' di abbattere aerei seppur lenti come gli albacore ?
Sia le esperienze della seconda guerra mondiale come pure le successive,
vedi Falkland, ci insegnano che da una nave č molto difficile abbattere un
aereo o missile.
Se il Vittorio Veneto subě l'onta del siluro dell'Albacore non dimentichiamo
che la tanto decantata Bismarck fu colpita da uno Swordfish. Con le
conseguenze che tutti conosciamo.
Un 10000 era stato progettato in un'epoca dove l'aereo non era ancora
considerato un pericolo mortale per una nave da guerra. Anche volendo
potenziare tale armamento non si aveva lo spazio, sufficiente.
Sull'elevato numero di addetti alla contraerea mi ero chiesto pure io dove
li mettevano. Suppongo che una parte (esempio gli addetti al trasporto delle
munizioni)fosse personale con un doppio incarico.
giuseppe c
Trascurando per un attimo l'ennesimo "colpo di culo" inglese, mi pare
infatti che anche l'antiaerea della Bismarck non abbattč alcuno Swordfish.
ciao
Jorge
I giapponesi, durante l'attacco a Prince of Wales e Repulse, utilizzarono 34
bombardieri in quota e 56 aerosiluranti, piazzando una decina di siluri e un
paio di bombe al prezzo di 2 aerei perduti.
In sostanza, io sono per la seconda ipotesi.
Frakkia
FIDDer #31