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Cefalonia - La Divisione Acqui

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Pomero

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Mar 16, 2004, 5:35:56 AM3/16/04
to
L'inizio delle stragi

L'isola di Cefalonia è la più grande delle isole greche e fa parte del
gruppo delle Ionie. Nel maggio del 1941, nel corso della campagna fascista
contro la Grecia, l'esercito italiano l'aveva occupata. Alcuni mesi dopo,
giunse sull'isola la divisione Acqui, agli ordini del generale Antonio
Gandin, forte di undicimila uomini. Sull'isola era presente anche un
presidio tedesco, con circa duemila uomini, comandato dal colonnello Hans
Barge.
La sera dell'8 Settembre 1943, quando giunge la notizia dell'armistizio tra
gli alleati e l'Italia, gli ufficiali italiani sono disorientati.
L'11 settembre il colonnello tedesco Barge, intima
ai nostri soldati la consegna delle armi.
Le esitazioni iniziali del Gen. Gandin, che comanda il presidio italiano,
hanno dovuto alla preoccupazione per la sorte dei suoi uomini, ma sono
presto superate dalla comune volontà di combattere; ufficiali e soldati sono
tutti d'accordo: bisogna resistere.

Il 14 Gandin invia un ultimatum ai tedeschi mentre il capitano Pampaloni
cerca di impedire lo sbarco dei tedeschi ad Argostoli e il sottotenente Boni
stabilisce i primi contatti con i partigiani dell'isola.
Nel pomeriggio del 15 settembre numerose formazioni di Stukas tedeschi
sorvolano l'isola e la bombardano: ma per ben due volte, nonostante la
schiacciante superiorità bellica, i nazisti sono respinti dalla divisione
Acqui. Inizia una
logorante e drammatica battaglia che, col passare dei giorni, decima le
forze italiane, inizialmente preponderanti. Quelli che non cadono in
battaglia e si arrendono sono passati per le armi.
Il 22 settembre il generale Gandin è costretto a chiedere la resa e i
tedeschi, che fingono di trattare, prendono prigionieri i militari italiani
e iniziano un ignobile massacro. 4.850 soldati e 341 ufficiali sono
fucilati.
Alla fine, della divisione Acqui e delle altre unità minori si salvano solo
duemila uomini di cui molti, dopo essere fuggiti dai campi di
concentramento, partecipano alla resistenza greca.

Riportiamo il racconto fatto dal
Capitano Amos Pampaloni
delle drammatiche ore della resa e della fucilazione dei reparti italiani:

La fucilazione

...... È stato il 21 settembre di mattina presto, dopo sette giorni di
combattimenti contro i tedeschi. La sera prima mi era stato ordinato di
spostarmi con la mia batteria nei pressi di Dilinata. La posizione che
raggiunsi in piena notte era in fondo ad una valle, circondata da monti. Il
comandante del gruppo, il tenente colonnello Deodato, mi informò
telefonicamente che il mattino seguente il comando di divisione si sarebbe
trasferito nella scuola di Dilinata. Questa notizia mi fece piacere, perché
considerai buon segno che il comando avesse deciso di avanzare per una
ventina di chilometri: però questo trasferimento non avvenne.
Invece vidi all'alba dei soldati che stavano scendendo dalle montagne
circostanti. Scendevano su un fronte amplissimo. Prima pensammo che fossero
italiani (della fanteria in ritirata. ma poi capimmo che erario tedeschi che
avanzavano indisturbati.
Disposi l'ottantina di uomini che avevo con me per una difesa ravvicinata;
telefonai al comandante di gruppo, ma lui non seppe dirmi altro che: "Fatti
onore, Pampaloni " Tentai di collegarmi con altri comandi superiori:
inutile, niente La difesa era disperata, perché i tedeschi procedevano al
coperto dal tiro. Il terreno a noi sovrastante era fatto a terrazze Speravo
che da un momento all'altro ci giungessero aiuti da parte della fanteria.
Niente. Contrastai come potevo con le due mitragliatrici Fiat 35 e con i
moschetti l'avanzata dei tedeschi. Però loro, con un ampio movimento
aggirante, circondarono la batteria,
La situazione diventò insostenibile perché cominciarono a piovere colpi di
mortaio precisi, e ci furono morti e feriti.
Allora feci rompere e nascondere gli otturatori degli obici, sparai con la
pistola negli strumenti di puntamento e ordinai di sospendere il fuoco.
Un capitano tedesco probabilmente era un austriaco, perché si trattava di
truppe alpine della divisione "Edelweiss"- arrivò immediatamente con un
centinaio di uomini. Ordinò il ritiro delle nostre armi e per mezzo di un
interprete che parlava perfettamente l'italiano - quasi certamente era un
altoatesino - mi chiese gli otturatori. Mi minacciò di morte se non glieli
avessi fatti consegnare. Naturalmente rifiutai di rivelare il nascondiglio.
Dopo alcuni minuti la domanda mi fu ripetuta, ma non risposi. Nel frattempo
i soldati tedeschi cominciavano a prenderci i portafogli, gli orologi, le
penne stilografiche e perfino le cinghie dei pantaloni. Protestai affermando
che si dovevano rispettare gli oggetti di proprietà dei prigionieri. Quel
capitano mi fece rispondere dall'interprete: «Dei prigionieri sì, ma non dei
traditori.»
Poi ci ordinarono di metterci in fila, compresi i feriti. Io, credendo che
volessero trasferirci. protestai che alcuni feriti non erano in grado di
marciare, ma non mi risposero
I soldati cominciarono a capire che qualcosa di tragico scava per accadere
Qualcuno mi disse: «Capitano, ora ci ammazzano tutti.» Il sottotenente
Tognato, un padovano molto religioso che capiva il tedesco, disse: "Ragazzi
recitate tutti un atto di contrizione!" Io ero sereno perché non potevo
immaginare la tragica realtà imminente. Rimproverai bonariamente Tognato
perché mi demoralizzava gli artiglieri
Poi mi fu detto dal capitano austriaco di 'andare in testa" e vi andai,
seguito dal tenente Tognato Il capitano era al mio fianco; mise una
pallottola in canna del suo parabellum e mi fece cenno di camminare. Feci un
passo
e un colpo mi raggiunse alla nuca: caddi senza sentir dolore e senza perdere
conoscenza Contemporaneamente in pochissimi istanti, con una mitragliatrice
che era piazzata di lato, tutti i miei artiglieri furono massacrati. Sentivo
le grida di dolore: "Mamma mia!" e "Dio mio!". Poi silenzio.
La pallottola mi aveva attraversato il collo senza ledere parti vitali:
sentivo il sangue calcio che mi bagnava la spalla.
Mi preparavo a resistere al dolore senza gemere. La testa sanguinante del
sottotenente Tognato poggiava sui miei piedi. Dal mio braccio destro
appariva scoperto l'orologio che non mi avevano preso prima: un tedesco
venne e se lo prese, senza accorgersi che ero vivo Subito dopo i tedeschi,
ridendo e sghignazzando. se ne andarono via.
Portarono con se i muli ed i conducenti dei muli, perché nell'esecuzione
avevano escluso i conducenti. Questi li avevano messi in disparte prima
della raffica. Non li hanno ammazzati, perché il mulo vuole il suo
conducente. Dunque, io, caduto per terra, dopo un po' mi sono alzato. Mi
sono nascosto nella boscaglia Dopo sono passati dei partigiani. Mi hanno
trovato, mi hanno messo un pacchetto di medicazione sulla ferita al collo.
Ma io, per la verità. non ho mai sentito dolore. Solo una certa debolezza,
per aver perso parecchio sangue."
Poi sono scappati perché è passato una colonna di tedeschi .Io mi sono
nascosto nei cespugli
Sono rimasto nascosto ed è venuto un ragazzo, gli ho chiesto dell'acqua gli
ho detto che avevo fame e sete. Lui mi ha portato una bottiglia d'acqua e
una bottiglia di latte. Lo ho prese e ho bevuto.
Aspettai tutto il giorno nascosto, perché pensavo che di giorno sarebbe
stato pericoloso muoversi. Sapevo che nell'esercito tedesco, tutti i
sottufficiali avevano dei binocoli, quindi non mi fidavo a camminare.
Aspettavo la notte - ah, dimenticavo! io sono miope primo miracolo: La
pallottola non mi ha ucciso secondo miracolo: Quando sono caduto, non ho
perso gli occhiali!

Dopo poco lo troviamo logicamente a combattere i tedeschi con la resistenza
greca

Il capitano Amos Pampaloni e decorato di Medaglia d'Argento al valor
Militare.

Ed è stato processato dal Tribunale Militare di Roma per
insubordinazione,( poi assolto) con altri militari perché non erano d'
accordo con i comandi militari di condurre la lotta contro i tedeschi.


Il testo di una canzone che ricorda il
martirio dei soldati italiani della divisione "Acqui". La canzone è composta
pochi giorni dopo il massacro dai superstiti, raccoltisi in bande sulle
montagne dell'isola greca. Non se ne
conosce l'autore. Il tema musicale è quello della canzone "Sul ponte di
Perati".

Banditi della "Acqui"
In alto il cuore:
Sui monti di Cefalonia
Sta il tricolore.
Quelli che han combattuto
Non sono tornati,
Sui monti di Cefalonia
Sono restati.
Soldati prigionieri
Già trucidati
Nel mare e nelle cisterne
Furon gettati.
Quelli che han combattuto
E torneranno
Le sorti dei compagni
Vi narreranno
[Tratta da "Canti della Resistenza italiana", Milano, Collana
del Gallo Grande, 1960, p. 102]

In queste ricerche mi è stato indispensabile il cdRom "La Resistenza" dell'
Editore Laterza
E il libro "Sommersi di Cefalonia"
Pomero

Michele Armellini

unread,
Mar 16, 2004, 9:00:52 AM3/16/04
to

"Pomero" <terz...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:gMA5c.64429$O31.2...@news4.tin.it...
> L'inizio delle stragi
>
> L'isola di Cefalonia č la piů grande delle isole greche e fa parte del
> gruppo delle Ionie.

Adesso passerň per pedante, tanto piů dopo averti espressamente chiesto su
icm di passare di qua e postare. Ma la mia opinione č che quando si posta
qualcosa si deve fare di tutto perchč non vi siano errori di sorta. L'errore
nella frase di cui sopra non toglie assolutamente nulla al valore della
divisione Acqui, ma toglie precisione al messaggio - il che fra l'altro puň
servire a chi voglia mettere in discussione qualche altro dato in esso
contenuto, magari ben piů importante.

Perciň, nel ringraziarti comunque per aver postato questo messaggio, non
posso non farti notare che Cefalonia non č piů grande di Creta o Rodi.

Nel merito, č interessante notare che Gandin č stato criticato, a
prescindere dal merito della sua decisione (combattere o no i Tedeschi), per
il fatto stesso di aver consultato i comandanti delle unitŕ e aver quindi
fatto svolgere una specie di referendum. In rottura con la tradizionale
disciplina militare.

Saluti

Nadir

unread,
Mar 16, 2004, 10:52:04 AM3/16/04
to
"Pomero"
> L'inizio delle stragi
>
> L'isola di Cefalonia [snip]

Se ti interessa a Venezia vive un vecchio generale in pensione che fu
tenente della Acqui a Cefalonia. Combatte' fin quasi alla fine e
sopravvisse per pura fortuna. Poi fece la carriera militare.

E' anziano e ancora vivo, saltuariamente fa conferenze sull'argomento.
Se ti interessa contattarlo frequenta il locale circolo dell'UNUCI.


--
Nadja Jacur

--
Posted via Mailgate.ORG Server - http://www.Mailgate.ORG

Pomero

unread,
Mar 16, 2004, 11:39:16 AM3/16/04
to

"Michele Armellini" <miarmelnientepubblicita'@tin.it> ha scritto nel
messaggio news:oMD5c.53439$z23.2...@news3.tin.it...

a volte si scrive una cosa e si pensa ad un'altra
lo scritto doveva avere questa sequenza
L'Isola di Cefalonia e la piů grande isola greca del mare Ionio
Pomero

Pomero

unread,
Mar 16, 2004, 11:40:59 AM3/16/04
to

"Nadir" <nad...@despammed.com> ha scritto nel messaggio
news:0daf703c47a9085a19a...@mygate.mailgate.org...

> "Pomero"
> > L'inizio delle stragi
> >
> > L'isola di Cefalonia [snip]
>
> Se ti interessa a Venezia vive un vecchio generale in pensione che fu
> tenente della Acqui a Cefalonia. Combatte' fin quasi alla fine e
> sopravvisse per pura fortuna. Poi fece la carriera militare.
>
> E' anziano e ancora vivo, saltuariamente fa conferenze sull'argomento.
> Se ti interessa contattarlo frequenta il locale circolo dell'UNUCI.
>
>
> --
> Nadja Jacur

Per parte mio lo vorrei solo ringraziare per quello che ha fatto
ed augurargli "Lunga Vita"
Pomero

Francesco

unread,
Mar 17, 2004, 6:09:06 AM3/17/04
to
Il Tue, 16 Mar 2004 10:35:56 GMT, "Pomero" <terz...@tin.it> ha
scritto:

Mi unisco anche io ai ringraziamenti per Pomero e mi butto nel thread.
Avevo già proposto questo tema all'interno di un'altra discussione per
chiedere informazioni su "Italiani dovete morire" di Alfio Caruso,
autore che è stato stroncato qui su icsm per il libro "Tutti i vivi
all'assalto".

Da quel poco che so, le vicende di Cefalonia sono da anni oggetto di
una polemica (dai risvolti politici) abbastanza feroce che però non ha
riscosso (credo) un grande interesse nella stampa.

>La sera dell'8 Settembre 1943, quando giunge la notizia dell'armistizio tra
>gli alleati e l'Italia, gli ufficiali italiani sono disorientati.

Disorientati è dire poco. Come tutti gli altri reparti anche la
Acqui viene di fatto abbandonata a sè stessa.

>L'11 settembre il colonnello tedesco Barge, intima ai nostri soldati la consegna delle armi.

Gandin comunica la prima volta con l'Italia l'11 settembre.
"Qualora possibile pregasi far conoscere disposizioni superiori circa
modalità eventuale evacuazione militari et armi isola Cefalonia."
http://www.frillieditori.com/books/153a.jpg

Gandin fa presente anche la richiesta dei tedeschi: consegnare le armi
oppure combattere dall'Italia.
"Comando tedesco chiede che la divisione qui decida et subito aut
combattere unitamente tedeschi aut cedere ad esse alt Mancando ogni
...... et ignorando situazione generale prego dare urgentemente
orientamento..."
http://www.frillieditori.com/books/320a.jpg

Risposte dall'Italia.
"Truppe tedesche devono essere considerate nemiche".
http://www.frillieditori.com/books/320b.jpg

"Comunicate at Generale Gandin che deve resistere con le armi at
intimazione tedesca di disarmo a Cefalonia et Corfù et altre isole.
Marina Brindisi." http://www.frillieditori.com/books/321a.jpg

Secondo Caruso i due messaggi raggiunsero Corfù l'11 e Cefalonia
soltanto il 13. E' un modo come un altro per giustificare il
proseguimento delle trattative da parte di Gandin, nonostante gli
ordini contrari. A me sembra una teoria molto poco convincente.

>Le esitazioni iniziali del Gen. Gandin, che comanda il presidio italiano,
>hanno dovuto alla preoccupazione per la sorte dei suoi uomini, ma sono
>presto superate dalla comune volontà di combattere; ufficiali e soldati sono
>tutti d'accordo: bisogna resistere.

Questo è il punto oggetto di polemica e qui le interpretazioni si
sprecano. Provo a fare un rapido riassunto.

Gandin, nonostante gli ordini ricevuti dall'Italia (ammesso li abbia
ricevuti l'11) stringe un accordo di massima con i tedeschi. Il 12
questi conquistano alcune postazioni di artiglieria: gli italiani
hanno ordine di non reagire.

Il 13 dovrebbe essere giornata di tregua. Due motozzattere tedesche
(F494 e F495) si avvicinano all'isola per rifornire la guarnigione di
Argostoli (oppure trasportare uomini e armi, a seconda della
versione): una batteria costiera comandata apre il fuoco di sua
iniziativa. Una motozattera è affondata e i tedeschi perdono cinque
uomini e hanno otto feriti. Sulla vicenda c'è questa testimonianza
raccolta dal Pubblico Ministero Militare (dopo la guerra i fatti di
Cefalonia ebbero una coda in tribunale)

"Riferisce il teste capitano Postal: "A un certo momento dello stesso
mattino del 13 ricevetti dal comandante del 33° reggimento
col.Romagnoli l'ordine da trasmettere ai comandanti di batteria di
cessare immediatamente il fuoco. Cercai di mettermi in contatto
telefonico con la prima batteria, ma non ci riuscii per un guasto al
telefono (così ritengo). Presi allora contatto telefonico col
comandante della quinta batteria, ma il tenente Ambrosini, ricevuto
l'ordine, mi rispose che non accettava ordini del Comando di
Reggimento, ma solo del tenente Apollonio. Spedii allora un
motociclista con un ordine scritto per il capitano Pampaloni,
comandante della prima batteria.

Poi il ten.col. Fioretti, Capo di Stato Maggiore della divisione, mi
sollecitò per una pronta esecuzione, dal momento che le batterie
sparavano ancora. Scesi allora nella via antistante il comando, dove
era il pezzo della batteria di Apollonio. Ingiunsi ad Apollonio di
cessare immediatamente il fuoco e di farlo cessare al tenente
Ambrosini: l'Apollonio mi rispose che non avrebbe cessato il fuoco
prima che i tedeschi lo avessero cessato a loro volta. Infatti le
batterie semoventi tedesche avevano risposto al fuoco delle nostre
batterie e continuavano a sparare. Io replicai ad Apollonio: i
tedeschi hanno ordine di cessare il fuoco, quindi cessatelo voi, dal
momento che siete stati i primi ad aprire il fuoco, e anche i tedeschi
smetteranno di sparare. Apollonio cercò di resistere al mio ordine,
quantunque gli facessi presente che veniva dal comando di Reggimento e
dal comando di Divisione.

Dopo che io gli feci presente che, se insisteva, sarebbe andato a
finir male, finalmente s'indusse ad accettare l'ordine. Poco dopo
arrivò sulla stessa via il capitano Pampaloni che protestò per
l'ordine di cessare il fuoco (evidentemente il Pampaloni era stato
informato dal motociclista inviato presso di lui). Io dissi al
Pampaloni, il quale davanti ai soldati protestava ad alta voce
-dicendo che si trattava di ordine assurdo- che tali discorsi non si
dovevano fare davanti ai soldati e che solo davanti al Comando di
Reggimento egli avrebbe potuto ottenere chiarimenti. Il Pampaloni mi
rispose che non accettava ordini da me, al che io reagii un po'
vivacemente. Ma alla fine il fuoco cessò".

Nella stessa giornata (in cui si svolgono altri scontri limitati fra
italiani e tedeschi) Gandin arriva comunque ad un accordo con il
nemico: le armi della divisione saranno consegnate nei tre giorni
successivi, in tre punti diversi dell'isola verso cui le unità
italiane devono affluire.

La sera si tiene il famoso referendum: soldati e ufficiali sono
chiamati a scegliere se consegnare le armi, combattere a fianco dei
tedeschi o combattere contro i tedeschi. A prevalere è l'ultima
opzione.

Perchè Gandin, che aveva già iniziato a spostare i primi reparti verso
le zone concordate dai tedeschi, decide di delegare la scelta ai suoi
soldati? Forse perchè si accorge di non controllare più la sua
divisione (vedi sotto), forse perchè è stremato dalla situazione e non
vuole più trattare con i tedeschi visto che questi non offrono alcuna
garanzia, forse (questa è l'idea di Caruso) perchè è finalmente
arrivato dall'Italia il famoso ordine (spedito l'11) di considerare i
tedeschi come nemici.

>Il 14 Gandin invia un ultimatum ai tedeschi mentre il capitano Pampaloni
>cerca di impedire lo sbarco dei tedeschi ad Argostoli e il sottotenente Boni
>stabilisce i primi contatti con i partigiani dell'isola.

Il 14 Gandin invia un messaggio ai tedeschi: "die Division weigert
sich meinen Befehl auszuführen".
http://www.frillieditori.com/books/324.jpg

Non è esattamente un ultimatum. "La divisione si rifiuta di obbedire
al mio ordine di radunarsi nella zona di Sami perchè teme di essere
disarmata, contro tutte le promesse tedesche, o di essere lasciata
sull'isola come preda per i greci, o peggio, di non essere portata in
Italia ma sul Continente greco per combattere contro i ribelli. Perciò
gli accordi di ieri non sono stati accettati dalla divisione. La
divisione vuole rimanere nelle sue posizioni fino a quando non ottiene
assicurazione - come la promessa di ieri mattina, che subito dopo non
è stata mantenuta - che essa possa conservare le sue armi e le sue
munizioni e che solo al momento dell'imbarco possa consegnare le
artiglierie ai tedeschi. La divisione assicurerebbe sul suo onore e
con garanzie che non rivolgerebbe le armi contro i tedeschi. Se ciò
non accadrà la divisione preferirà combattere, piuttosto di subire
l'onta della cessione delle armi e io, sia pure con rincrescimento,
rinuncerò definitivamente a trattare con la parte tedesca finchè
rimango a capo della mia divisione. Prego che mi venga data una
risposta entro le ore 16. Nel frattempo le truppe provenienti da
Lixuri (910° battaglione tedesco, NdR) non devono essere portate
avanti e quelle di Argostoli (gruppo Fault, NdR) non debbono avanzare
pena gravi incidenti. Il comandante della divisione Acqui, generale
Gandin"

Secondo una versione la colpa di Gandin fu di informare ufficialmente
i tedeschi che i soldati sotto il suo comando si rifiutavano di
eseguire un suo ordine trasformando automaticamente l'intera Acqui da
formazione regolare a banda di ammutinati. Altri sostengono che i
tedeschi conoscessero già la situazione visto che nei giorni
precedenti avevano assistito (e in qualche caso subito) le iniziative
dei rivoltosi.

Comunque sia, cosa è successo in quei giorni?
Riporto la parte neutra di un'intervista (di parte).

"Nella pubblicazione dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore dal
titolo "Cefalonia", del 1945, si legge - in proposito - a pag.3:
"Nell'isola di Cefalonia avvennero soprattutto due fatti che il popolo
italiano ha il dovere di conoscere in tutta la loro verità. Il primo:
l'intimo dramma del generale italiano comandante delle truppe italiane
nell'isola. Il secondo: per sette giorni, parte delle truppe
dell'isola sono in rivolta contro il proprio generale"

A sua volta Il colonnello Giuseppe Moscardelli, in un libro redatto
per incarico dello stesso Ufficio, intitolato anch'esso "Cefalonia",
definì tutto ciò in modo alquanto eufemistico, (sol che si pensi
all'assassinio del capitano Piero Gazzetti, dell'ufficio comando
divisione, ad opera di un invasato maresciallo di marina "rivoltoso"),
ma sufficientemente chiaro, cioè come "una violenta crisi disciplinare
fra le truppe per alti motivi ideali"

Lo stesso Caruso scrive: "I fautori del no agiscono allo scoperto.
Maggioranza o minoranza che siano, s'impongono sui silenzio altrui,
dispiegano uno zelo incessante, operano un coinvolgimento continuo.
Negli acquartieramenti della marina e dell'artiglieria si è costituito
un potere alternativo. Disciplina, obbedienza, rispetto delle
gerarchie sono andati a farsi benedire. La divisione è piombata in un
clima insurrezionale dove è garantita una sorta di immunità
generalizzata. Per paura del peggio Gandin e gli ufficiali superiori
si accontentano di quel pò di formalità ancora rimasto rinunciando ad
esercitare le prerogative del comando."

Il dissenso, che ha cominciato a manifestarsi fin dalle prime giornate
seguenti all'armistizio (il 9 e il 10), culmina nelle giornate del 12
13 e 14. Dal 9 fino al 14 si hanno diversi casi di insubordinazione,
la cui gravità sembra prefigurare una vera rivolta. Gli episodi più
gravi dell'ultima settimana sono questi (li riporto in ordine sparso):
mentre Gandin tratta con i tedeschi gli ufficiali contrari alla resa
contattano di propria iniziativa elementi della resistenza greca;
(l'11) il comandante del II/317° viene ferito di striscio al volto da
una fucilata dopo aver intimato ai suoi soldati di eseguire un ordine;
(il 12) viene lanciata una bomba a mano contro l'auto del generale
Gandin che tuttavia risulta illeso perchè la bomba non esplode: autore
del gesto è un carabiniere; altri soldati presenti sul posto strappano
la bandiera italiana dall'auto del generale; (sempre il 12) il
capitano Piero Gazzetti in servizio al comando di divisione viene
ucciso dal Maresciallo di Marina, Felice Branca al grido di "Anche voi
appartenete alla schiera vigliacca dei traditori !"; (il 13, come già
detto sopra) una batteria costiera apre di sua iniziativa il fuoco
contro i tedeschi; (il 14) un sottotenente dei carabinieri con venti
volontari prova ad arrestare Gandin ma viene fermato dal presidio del
Comando.


Riassumendo: una prima versione vede un'unità di intenti di tutta la
divisione, decisa a combattere i tedeschi fino all'ultimo. Una seconda
versione (secondo me più realistica anche se meno patriottica) vede la
divisione Acqui "sbandarsi", intrappolata fra il disinteresse italiano
e le pretese tedesche. Gandin stesso è schiacciato fra gli ultimatum
dei tedeschi e le iniziative di chi è determinato a non rispettare
l'ordine di cedere le armi (primi fra tutti i comandanti delle
batterie del 33° Pampaloni, Apollonio e Ambrosini).

Vi è poi la questione sulla responsabilità del comandante: la sua
lettera fornì un alibi ai tedeschi? Gandin violò gli ordini in arrivo
dall'Italia continuando a trattare perchè consapevole di non avere
alcuna speranza contro i tedeschi oppure per assecondare le sue
preferenze politiche? Gandin perse davvero il controllo dell'unità
sotto il suo comando finendo scavalcato da una frangia di ribelli
oppure si trovò comunque ad agire in una situazione impossibile da
gestire?

Sono graditi interventi. ^__^

>Nel pomeriggio del 15 settembre numerose formazioni di Stukas tedeschi
>sorvolano l'isola e la bombardano:

Esatto. Il 15 iniziano gli scontri, il 22 è tutto finito.

>Alla fine, della divisione Acqui e delle altre unità minori si salvano solo
>duemila uomini di cui molti, dopo essere fuggiti dai campi di
>concentramento, partecipano alla resistenza greca.

Un'ultima nota: per una beffa del destino, esattamente come era già
successo per El Alamein, una parte dei sopravvissuti all'eccidio morì
nell'affondamento di tre navi in rotta verso i campi di concentramento
nazisti.

Curiosità: pare che la Rai stia preparando un serial TV in due puntate
su Cefalonia. Viste le precedenti esperienze cinematografiche "Il
Mandolino del Capitano Corelli" e "I giorni dell'amore e dell'odio" mi
auguro che il progetto naufraghi. Almeno noi (e soprattutto i martiri
di Cefalonia) non dovremo sopportare altre bestialità.

Ciao, F.

Riferimenti:
"Italiani dovete morire", Alfio Caruso
Web: http://www.cronologia.it/storia/a1943i.htm
Web: http://www.cefalonia.it
Web: http://www.frillieditori.com/books/traditicefalonia_doc.htm

Nota sui riferimenti: alcuni siti contengono spunti polemici molto
violenti di chiara matrice politica. Pregherei chi volesse intervenire
sul mio post di ignorare completamente questo aspetto della
vicenda in quanto estraneo alla storia militare.
In hostem celerrime volo

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