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Gravitazero: Identificato il relitto di Torvaianica

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Davide

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Jun 30, 2003, 10:40:36 AM6/30/03
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Nell’estate del 2002 fu pubblicato sul Messaggero di Roma un articolo
che parlava diffusamente di un relitto che si trova di fronte a
Torvaianica e lo identificava come una liberty ship affondata durante lo
sbarco di Anzio nel gennaio del 1944.
Quell’estate noi di Gravitazero avevamo già effettuato delle immersioni
sul sito, riscontrando degli elementi che ci facevano escludere in modo
certo che fosse un relitto della seconda guerra mondiale

Durante la prima immersione l’acqua torbida e la visibilità ridotta a
poco più di un metro, resero difficile l’esplorazione. Giungemmo sulla
parte centrale della nave in prossimità di una grossa stiva, e seguendo
una murata ci dirigemmo per 70°, fino a trovare il percorso sbarrato da
un bigo di carico sul quale era rimasta incastrata una grossa rete per
la pesca a strascico con tanto di divergenti.
Le avverse condizioni di visibilità ci indussero a tornare indietro per
esplorare la grossa stiva incontrata proprio all’inizio dell’immersione.
Al suo interno, sono ancora ben conservati i passa-uomo laterali mentre
sul fondo trovammo con stupore la stiva completamente vuota; scopriremo,
in seguito che la nave era in zavorra, cioè scarica, al momento
dell’affondamento. Iniziamo la risalita e lasciamo il relitto con la
voglia di scoprire la sua identità e conoscere la sua vera storia.

Nel frattempo eravamo impegnati nel progetto di ricerca in
collaborazione col Museo dello sbarco di Anzio sui relitti
dell’Operazione Shingle e accantonammo fino all’inverno 2002 la nave
senza nome, avendo già degli elementi identificativi che ci stavano
portando sulla buona strada. Decisiva fu la raccolta di materiale
proveniente dall’AIDMEN e da collezionisti inglesi che ci avevano
spedito delle foto d’epoca che sembravano coincidere con le ipotesi da
noi formulate. Eravamo in attesa di un ultimo tuffo con buone condizioni
di visibilità per avere una visione di insieme del relitto e verificare
la corrispondenza di alcuni particolari delle foto.
Una complicazione veniva dalla difficoltà di trovare qualcuno che avesse
un valido supporto logistico nonché l’esperienza necessaria per fornirci
assistenza ed appoggio durante l’immersione. Fortunatamente queste
caratteristiche le troviamo in Paolo Fiorentini del Blue Service di
Torvaianica, vicino Roma, che inoltre è anche un esperto conoscitore del
relitto.

Finalmente la mattina del 28 giugno scorso le condizioni sembrano
favorevoli e partiamo con il gommone dalla spiaggia del Villaggio
Tognazzi. Il mare, mosso nei primi metri di costa, subito si spiana in
una bonaccia che ci lascia speranzosi. Ormeggiamo sul gavitello
dell’albero di prua e, con calma, ci prepariamo ad entrare in acqua con
le parole di Paolo nelle orecchie “a regà dù giorni fa ce stava ‘na
visibilità di 20 m”.
Volevamo anche pulire e fotografare la targa della nave, presente sul
castello di comando per avere una identificazione certa del nome che noi
avevamo già dedotto dalle ricerche storico documentali.

Con delusione scopriamo che la targa è stata recentissimamente asportata
da altri subacquei che abbiamo avuto modo di contattare venendo così a
sapere che sarà loro cura donarla ad un museo locale.
In realtà durante questa primavera molte altre parti della nave sono
state purtroppo rimosse dai soliti collezionisti. Verifichiamo,
comunque, la corrispondenza degli oblò sulla facciata anteriore del
castello e, spostandoci verso poppa, ci soffermiamo a fotografare e
disegnare gli elementi salienti del profilo della nave.
Controlliamo altri riferimenti sulla poppa e, dopo circa 30 minuti
d’immersione, invertiamo la rotta per tornare all’albero di prua, sul
quale è prevista la risalita. Durante il ritorno ci affacciamo un
istante nell’ampia stiva per fotografare i passa uomo laterali all’interno.
Giunti in prossimità dell’albero di prua, risaliamo di quota e scattiamo
alcuni fotogrammi che danno la visione d’insieme, sfruttando le ottime
condizioni di visibilità. Ultimata la decompressione, arriviamo in
superficie e diamo a Paolo la conferma dell’identificazione della nave
cui siamo giunti grazie alla concordanza tra il profilo del relitto, le
sue strutture principali e quelle individuate nella foto d’epoca. La
corrispondenza del punto d’affondamento con quello dichiarato dalla
unità silurante è stata un ulteriore informazione a garanzia
dell’esattezza delle nostre conclusioni.

Si tratta della Banffshire, rinominata successivamente Brodness, un
grosso mercantile di 5537 tonnellate di stazza lorda, 420 piedi di
lunghezza per 54 di larghezza, in grado di raggiungere una velocità di
11 nodi. Costruita nel 1894 da Leslie Hawthorn & Co., Hebburn-On-Tyne
per la Elderslie SS Co; nel 1910 venne ceduta alla Scottish Shire Line e
prestò servizio in Gran Bretagna, Sud Africa, Australia e Nuova Zelanda
fino al 1915 quando venne venduta alla Blue Star Line e rinominata
Brodness. Il 31 marzo del 1917 sulla tratta Genova – Port Said fu
silurata e affondata a 5 miglia NNW da Anzio dal sottomarino tedesco UC 38.

Come mai avevamo escluso fin da subito che questa nave fosse una Liberty?
Anzitutto la localizzazione di questo relitto, che non rientra
all’interno della zona interessata allo sbarco in quanto Tor San Lorenzo
e Pratica di Mare erano saldamente in mano ai tedeschi. Durante i mesi
seguenti lo sbarco di Anzio, i convogli marittimi che rifornivano la
testa di ponte collegavano Napoli ad Anzio e Nettuno ed è quindi molto
improbabile che una Liberty si spingesse a Nord aldilà delle linee tedesche.
Altri indizi ci vengono dalla forma e tecnologia costruttiva della nave.
La Banffshire ha numerose componenti in legno e le parti dello scafo
sono imbullonate, mentre le liberty non avevano grosse parti in legno e
lo scafo era in acciaio saldato; la Banffshire e’ modestamente armata
con un cannoncino a poppa mentre le liberty erano dotate di mitragliere
antiaeree e cannoni; La Banffshire è dotata di fari di navigazione a gas
ormai desueti al tempo del Liberty Ship Program; la coperta della
Banffshire è ingombra di strutture, mentre quella delle liberty era
sgombra per permettere il carico di mezzi di notevoli dimensioni quali
aerei, locomotive e carri armati.

Un resoconto più dettagliato delle immersioni effettuate e della vicenda
che portò all’affondamento della Banffshire sarà online sul sito
www.gravitazero.org che con questa appagante identificazione aprirà i
battenti la prossima settimana.
La notizia verrà anche diffusa sui quotidiani tramite ufficio stampa.


--
Davide De Benedictis

www.gravitazero.org

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