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Aggiornamento vichinghi e achei

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LB

unread,
Nov 18, 2003, 8:32:19 AM11/18/03
to
Grazie all'aiuto di Ball, oltre che all'ospitalità di
Damnpuck, presto comparirà su icsm.it un riassunto della discussione
sulle navi vichinghe.

Intanto, Ho rintracciato la discussione su ICS a riguardo
("Sconvolgente. Omero nel Baltico"), segnalata da Piero, e l'ho
confrontata con fonti scandinave che sembrano avvallare tale ipotesi.

Nelle grotte norvegesi, di fianco a immagini dell'età del bronzo di
navi, di città fortificate e di uomini armati, sono stati ritrovate
iscrizioni in lingua greca con alcuni versi dell'Iliade (Montvold,
"Elleniken in ver Nordischgrott").

Nella zona di San Pietroburgo, archeologici russi sostengono di aver
individuato il sito dell'antica Troia baltica (Schlimov, Scavev,
"Iliov na Balticov").

Infine è stata condotta un'attenta comparazione tra l'Iliade e
l'antica saga norrena degli Ynglingar. Sono state segnalate
somiglianze tra la descrizione delle elmi achei e di quelli
vichinghi. Diversi eroi omerici, tra cui Menelao, solevano infatti
portare i caratteristici ornamenti sopra la testa (Cornelsen, "Trust
your Wife!")

Vi terrò aggiornati sicuramente sull'evoluzione delle ricerche a
riguardo.
Saluti


Henry Newbolt

unread,
Nov 18, 2003, 8:39:30 AM11/18/03
to

"LB"

> Intanto, Ho rintracciato la discussione su ICS a riguardo
> ("Sconvolgente. Omero nel Baltico"), segnalata da Piero, e l'ho
> confrontata con fonti scandinave che sembrano avvallare tale ipotesi.

Se ne parlň anche su ICL, a meno che non fosse un crosspost.

H.N.

Gianfranco Cimino

unread,
Nov 18, 2003, 9:45:00 AM11/18/03
to

LB ha scritto:

> Grazie all'aiuto di Ball, oltre che all'ospitalità di
> Damnpuck, presto comparirà su icsm.it un riassunto della discussione
> sulle navi vichinghe.
>

omissis

> . Diversi eroi omerici, tra cui Menelao, solevano infatti
> portare i caratteristici ornamenti sopra la testa (Cornelsen, "Trust
> your Wife!")
>
> Vi terrò aggiornati sicuramente sull'evoluzione delle ricerche a
> riguardo.
> Saluti

Accidenti, se non fosse stato il riferimento a Cornelsen ci sarei caduto
...
Complimenti vivissimi, a quanto la sconvolgente evidenza sulla
sostanziale equivalenza tra la guerra di Troia e la Guerra di IT/OT ?

Ciao
Gianfranco

LB

unread,
Nov 18, 2003, 10:26:03 AM11/18/03
to
> Accidenti, se non fosse stato il riferimento a Cornelsen ci sarei
caduto

Ssss, aspettiamo Piero ;-)))

> ...
> Complimenti vivissimi, a quanto la sconvolgente evidenza sulla
> sostanziale equivalenza tra la guerra di Troia e la Guerra di IT/OT
?

Questa è un ottimo argomento. Appena ho un attimo cerco le "fonti" a
riguardo.
Ciao


Ball

unread,
Nov 18, 2003, 10:41:15 AM11/18/03
to
"Gianfranco Cimino" <gianfranc...@hotmail.com> ha scritto nel

| Accidenti, se non fosse stato il riferimento a Cornelsen ci sarei caduto
| ...

Vaffanbrodo e io che ho cercato il libro in rete....
:))))))))))))))

--
salus
Ball

<<Oggi la vittoria sarebbe stata dei nemici, se avessero un vincitore>>
Caio Giulio Cesare

LB

unread,
Nov 18, 2003, 11:40:42 AM11/18/03
to
> Complimenti vivissimi, a quanto la sconvolgente evidenza sulla
> sostanziale equivalenza tra la guerra di Troia e la Guerra di IT/OT
?

L'ho buttata giù così. Ovviamente i suggerimenti di chi conosce meglio
la tecnica militare micenea sono ben accetti. Ciao.
Cantami o diva, l'ira funesta del Bushita Frakkia,
che infiniti addusse liti agli Achei.

Facciamola breve, non si può scrivere tutta la storia in versi...

Tutto iniziò quando Pomero fu invitato dalla città di Troia a una
cerimonia degli Achei. Furtivamente, senza che nessuno avesse fatto
richiesta, Pomero introdusse alla riunione un oggetto blasfemo
chiamato l'Unità. Tutti i grandi re achei erano presenti: Patton delle
Ardenne, Frakkia di Normandia, Halman di Anzio. Gli Achei ritennero
fortemente offensivo il gesto scorretto e subdolo di Pomero. Quindi
decisero di cercare uniti la giusta vendetta. Riunirono tutti i loro
soldati e le loro navi e sul mare raggiunsero la città di Troia.

Ovviamente dietro al mito di Pomero e dell'Unità, vi sono le vere
ragioni politiche e strategiche per cui gli Achei intrapresero la
conquista di Troia. Però qui ci interessa la letteratura, non la
storia.

Il poema racconta del lungo assedio degli Achei alla città di Troia,
difesa da possenti mura. La guerra era complicata dal fatto che
Frakkia aveva litigato con Patton, re degli Achei, per una questione
di donne.

Tuttavia un giorno Sergio, il più forte dei Troiani, uccise in
combattimento Halman, l'amico fraterno di Frakkia e gli rubò le armi.
Frakkia a quel punto si decise finalmente a scendere in campo contro
Troia. Dalla sua patria, l'America, gli furono mandate nuovi armi, con
tanto di visore notturno a infrarossi ed elicottero Apache.

Frakkia prese il volo, fece tre ampi giri sopra Troia e quindi sparò a
Sergio, che cadde. Ma proprio in quel momento Pomero, dall'alto delle
mura, lanciò un missile che abbatté l'Apache di Frakkia.

Caduto Frakkia, gli Achei non sapevano più come espugnare la città. A
quel punto, il più furbo di loro, Morandini, propose di costruire un
grosso cavallo di legno, IO-Unit. I Troiani, credendo IO-Unit amico,
lo fecero entrare dentro le mura della città. Ma quello di notte,
spalancò le porte e tutti gli Achei invasero Troia.

La città fu distrutta e vi fu un gran massacro. Solo pochi superstiti
riuscirono a fuggire con le navi. Dopo un lungo viaggio questi
fondarono un'altra città, che dopo secoli ottenne la loro vendetta,
sottomettendo tutti gli Achei.

Antonio

unread,
Nov 18, 2003, 11:46:59 AM11/18/03
to
"Ball" <sim...@iol.it.INVALID> ha scritto nel messaggio

> Vaffanbrodo e io che ho cercato il libro in rete....
> :))))))))))))))


Eh, non sei l'unico credulone del ng. ;-)


Ciao
Antonio


P.S.
LB sei un grande.

Gianfranco Cimino

unread,
Nov 18, 2003, 12:13:58 PM11/18/03
to

LB ha scritto:

> Grazie all'aiuto di Ball, oltre che all'ospitalità di

> omissis

> Vi terrò aggiornati sicuramente sull'evoluzione delle ricerche a
> riguardo.
> Saluti

Nella speranza che a qualcuno interessi vi posto uno dei miei post che ha
costituito parte della discussione con Piero F. sul NG ics Mod. (si
proprio quello degli insopportabili professoroni) sull'argomento in
oggetto.
So che la storia antica non è molto in auge attualmente sul NG, ma lo
posto lo stesso.

"In questo post ho cercato di riassumere brevemente le mie letture a
proposito dei rapporti tra Achei, Troiani ed Hittiti.
Ho tratto queste idee soprattutto da una seri di articoli apparsi sulla
rivista ufficiale della inglese Society of Ancients e scritti da un
tedesco, Karl Heinz Ranitszch, e da un inglese, Ian Russell Lowell.
Non essendo però io un esperto di età del bronzo o di hittitologia, non
so sinceramente se quanto andrò ad esporre nel seguito sia assolutamente
attendibile.

Più e più volte i luoghi citati nell’Iliade di Omero sono stati
documentati per l’età del bronzo ed identificati nei relativi testi
Hittiti.
Recenti (anno 2001) studi sembrano non lasciare dubbi sul fatto che i
toponimi Wilusa e Taruisa citati negli scritti Hittiti siano da
identificare con Ilios e Troia; essendo stata scartata ogni altra
possibile locazione.
Più recentemente quindi l’attenzione degli studiosi si è fermata
sull’esatta relazione tra Taruisa e Wilusa.
Parallelamente si sono cercate altre corrispondenze per nomi di popoli
quali Greci, Danaioi e Achei.
I Danaioi appaiono già in iscrizioni Egizie come abitanti del sud della
Grecia (in specie il Peloponneso), per gli Egizi le loro città maggiori
erano Micene, Messene, Nauplion, Citera.
Gli Achei sono invece conosciuti nei testi Hittiti come gli Ahhijawa;
secondo questi scritti essi provenivano dalla Grecia centrale e del Nord,
e controllavano buona parte delle isole dell’Egeo e qualche avamposto
sulla costa dell’Asia Minore.
E’ però da dire che un’identificazione alternativa degli Ahhijawa come un
regno dell’Anatolia Occidentale non è stata ancora del tutto esclusa.

Il famoso “catalogo delle navi” dell’Iliade è stato analizzato alla luce
di queste teorie, e si è riusciti risalire a molti di quei luoghi che
erano in esso citati ma di cui già nell’antichità classica si era perso
il ricordo; infatti, confrontando il “catalogo delle navi” con gli
scritti in lineare B trovati a Tebe negli anni ’90 del XX sec., e
risalenti a circa il XIII sec. a.C., si è potuti risalire a luoghi come
Eleon, Peteon Hyle ed Eutresis.
Da notare che nel “catalogo delle navi” non vengono menzionate la Ionia e
le isole dell’Asia Minore, che infatti furono colonizzate solo a partire
dall’anno 1000 a.C. circa.

Analisi comparative compiute sul linguaggio omerico e sugli scritti in
lineare B hanno poi dimostrato che alcuni termini dell’Iliade risalgono
all’epoca micenea, fino al XV o XVI sec. a.C.
(per questi argomenti vedi J. Latacz, Troia und Homer, Monaco 2001.

Per tornare all’identificazione Sito di Hissarlik - Wilusa – Troia, già
in un testo risalente al 1600 a.C. in Luviano, lingua parlata
nell’Anatolia occidentale ed affine all’Hittita parlato nell’Anatolia
centrale, viene citata la “ripida Wilusa” (“Canzone di Istanuwa” CTH 772;
KBo 4.11: 45-46; vedi anche Calvert Watkins “The language of Trojans” e
Machteld Mellink “Troy and Trojan war).
Nell’Iliade un’espressione simile è spesso usata per designare Troia.
(nota: ho qui tradotto il termine inglese “steep” degli articoli
originali in Inglese con l’Italiano “ripida”).
Ricordiamo che a Hissarlik-Troia, nello stato VII B è stato trovato un
sigillo con iscrizioni il Luviano.

Ma c’è di più: nella lista degli appartenenti alla “lega di Assuwa”,
sconfitta dal Gran Re Hittita Thudaliya I (circa 1.400 a.C.), sono citati
i Lukka (Licii), Wilusiya e Taruisa (CTH 142); ciò è paragonabile a
quello che afferma Omero nei II ed XI dell’Iliade, secondo cui l’esercito
Troiano era composto da Troiani, Lici e Dardani (a proposito dei Dardani,
essi sono citati, con il nome di “Drdny” dagli Egizi ai tempi di Ramesses
II e di Kadesh).
Allo stesso Re, dopo una vittoria, viene regalata un vassoio con
l’iscrizione “Tarwiza” (Hittita Taruisa), in Luviano.

Infine esiste un trattato tra il Re Hittita Muwatalli II (1295 – 1272
b.C.) e tale “Alaksandu” (Alessandro ? – come il secondo nome di Paride)
di Wilusa (CTH 76; HDT 13; vedi Gary Beckmann, Hittite diplomatic texts,
Scholar Press 1986).
Da notare che nel trattato viene invocato il dio Appalliunas (Apollo, una
delle divinità protettrici della Troia Omerica), ed una sorgente
sotterranea di Wilusa; ed effettivamente a Hissarlik-Troia è stata
scoperta una fonte in un tempio sotterraneo.
Nel contesto di questo trattato viene citato per la prima volta il nome
di Piyamaradu (Priamo) (vedi lettera Manapa – Tarhunda; CTH 191).

Anche negli archivi dei Re Hittiti successivi, da Hattusili III (1267 –
1237 a.C.) a Tudhaliya IV (1237 – 1209 a.C ) e fini in epoca Neo Hittita
sono frequenti i riferimenti a Wilusa – Troia.

Nota finale: non sono riuscito ad identificare con certezza i testi che
J. R. Lowell ha citato con acronimi (ad es. CTH), so che si riferiscono a
collezioni e traduzioni di testi hittiti.
Sinceramente spero di trovare qualcuno ne sappia più di me su Hittiti ed
età del bronzo."

Ciao
Gianfranco

LB

unread,
Nov 18, 2003, 1:27:07 PM11/18/03
to
> Vaffanbrodo e io che ho cercato il libro in rete....
> :))))))))))))))

Comunque, tranquillo: tutta la discussione sulle navi vichinghe era
verissima. ;-) Ciao


Mauro Geranzani

unread,
Nov 18, 2003, 1:33:53 PM11/18/03
to

"LB" <ose...@despammed.com> ha scritto nel messaggio
news:eYrub.50312$hV.19...@news2.tin.it...

Dopo un lungo viaggio questi
> fondarono un'altra città, che dopo secoli ottenne la loro vendetta,
> sottomettendo tutti gli Achei.

I nuovi arrivati erano comandati da Laurentius Patricius
Maximus con tutti i suoi triumviri.

Saluti
Mauro Geranzani


Gianfranco Cimino

unread,
Nov 18, 2003, 1:38:35 PM11/18/03
to

Mauro Geranzani ha scritto:

Ecco svelato il mistero della nascita della fazione filo Romana; ora però
LB ci deve spiegare il mistero della nascita della fazione filo punica.
Non tralasciando le fonti primarie, ovviamente.

E che dire del conflitto Antichist - Modernisti ?

Ciao
Gianfranco


Piero F.

unread,
Nov 18, 2003, 5:44:47 PM11/18/03
to
LB wrote:

> Intanto, Ho rintracciato la discussione su ICS a riguardo
> ("Sconvolgente. Omero nel Baltico"), segnalata da Piero, e l'ho
> confrontata con fonti scandinave che sembrano avvallare tale ipotesi.

E io che mi ero preparato in questi giorni per una discussione seria!

> (Montvold, "Elleniken in ver Nordischgrott").

> (Schlimov, Scavev, "Iliov na Balticov").

> (Cornelsen, "Trust your Wife!")

Sě, e l'insostituibile Mignotsson, "Mutterfukker in Antikitaten", non lo
citi?

> Vi terrň aggiornati sicuramente sull'evoluzione delle ricerche a
> riguardo.

E il bello č che qualcuno ti ha pure creduto :-DD
In un pomeriggio siete riusciti a fare un bel casino con questa storia,
non so piů se č il caso di fare i seriosi in questo thread!
Vabbe', attaccherň il mio post sotto quello di Gianfranco, lui non perde
mai l'aplomb, nemmeno se passeggiasse in mutande in piazza S.Pietro :-)

saluti
--
Piero F.


------------------------------
(email: togliere xyz dall'indirizzo)


Piero F.

unread,
Nov 18, 2003, 5:44:47 PM11/18/03
to
Gianfranco Cimino wrote:

> Nella speranza che a qualcuno interessi vi posto uno dei miei post
> che ha costituito parte della discussione con Piero F. sul NG ics
> Mod. (si proprio quello degli insopportabili professoroni)
> sull'argomento in oggetto.

Veramente il ng era quello di cultura classica, quelli sì che ti mettono
dietro la lavagna se ti sfugge una vaccata :-)
Comunque qualcuno mi ha aiutato davvero, e pure tu moltissimo con la
presente ricerca, che (come sai) ho citato integralmente a Vinci.

Mi aggancio a questo tuo post nella speranza di riuscire ad avere qualche
risposta seria (se non è troppo tardi, ormai il thread è diventato...
infido) dagli esperti navali di icsm, che a quanto pare sono ferratissimi
anche in tecnologie antiche.

Devo fare una premessa: la teoria di Felice Vinci va "compresa" fino in
fondo, perché è facile fermarsi alla prima impressione di assurdità, e
rispondere a domande che NON sono quelle giuste (alla fine, anche la
seconda la terza e la quarta impressione rimangono come la prima: è
proprio un'assurdità!). Però mi propongo di smontare in modo *scientifico*
i suoi ragionamenti.
Per chi non li conoscesse, eccoli qua: gli Achei si affacciarono al
Mediterraneo attorno al 1500-1600 a.C., provenienti dall'area scandinava,
dove la loro civiltà aveva già raggiunto elevati livelli. Per ragioni
climatiche, abbandonarono le coste del Baltico tra il 2000 e il 1800 a.C.
(girovagando nel centro Europa per qualche secolo), e le gesta descritte
da Omero si riferiscono proprio a quel lontano periodo nordico (Omero
scrive intorno al 700 a.C., gli Achei nel frattempo erano stati
soppiantati dai Dori, perciò si era persa ogni nozione della loro reale
provenienza). Tutto ciò che descrive Omero, sulla base di tradizioni
orali, è dunque un mondo di 1200 anni prima, comprese le armi e le navi.
Non occorre perciò ricordare che le navi del Mediterraneo erano del tutto
diverse da quelle baltiche, Vinci lo sa benissimo e sostiene per l'appunto
che navi come quelle omeriche NON POTEVANO essere quelle conosciute dai
suoi contemporanei, bensì quelle delle antiche sedi achee: il Baltico e il
mare del Nord.
A sostegno di ciò, opera un parallelo tra i ritrovamenti di drakkar (tra
cui quelli descritti da LB) e le navi descritte nei poemi. Vabbe', dico
io, ma ci sono 2500 anni di mezzo! Se in Scandinavia si possedeva già
all'inizio dell'età del bronzo il know-how che permise la costruzione dei
drakkar, perché le Far Oer furono scoperte solo nel VII sec. d.C.,
l'Islanda nell'VIII e le grandi invasioni delle isole britanniche
avvennero nel IX ???

Ma lascio la parola a Vinci stesso, qualcuno (se ne avrà voglia) mi dirà
se oltre alla mia obiezione temporale ce ne sono altre prettamente
tecniche...
=================
Le nere navi degli Achei... Riguardo a queste ultime, viene naturale
chiedersi se, sulla base di quanto riportato nei poemi omerici, sia
possibile farsi un'idea della loro grandezza e del loro aspetto. Diciamo
subito che, almeno in taluni casi, doveva trattarsi di veri e propri
vascelli, dalle dimensioni più che rispettabili. Infatti Omero ci dice che
quelle provenienti dalla Beozia imbarcavano ben centoventi uomini; per
avere un termine di paragone, Saxo nelle "Gesta Danorum" parla di "navi
con a bordo cento uomini scelti''. Come abbiamo visto in precedenza, le
navi achee avevano una doppia prua, il che conferiva loro una grande
manovrabilità, come attesta il termine "amphiélissai'' che il poeta spesso
usa a loro riguardo (questo aggettivo probabilmente allude alla loro
duplice curvatura, sia a prua che a poppa).
Inoltre, da un passo dell'Odissea, quello in cui si narra l'arrivo di
Ulisse ad Itaca, si evince che la nave con cui i Feaci lo accompagnarono
doveva avere una chiglia piatta ed un pescaggio minimo: infatti era tale
l'impeto dei rematori (e forse la loro fretta di tornarsene a casa) che
essa "corse sopra la spiaggia per metà della lunghezza'' .

Ora, è significativo il fatto che queste caratteristiche costruttive sono
tipiche delle navi vichinghe, anche se esse sarebbero comparse alla
ribalta della storia, terrorizzando le popolazioni rivierasche di mezza
Europa, solo molti secoli dopo: ma già Tacito, lo ricordiamo, aveva
segnalato la doppia prua, che conferiva alle navi svedesi del suo tempo la
maneggevolezza necessaria per manovrare negli stretti spazi dei fiordi
costieri. Insomma, i tanto temuti "drakkar'' vichinghi avevano alle spalle
un know-how plurisecolare! I loro scafi venivano periodicamente
incatramati, al fine di renderli impermeabilil, ed è da presumere che
anche le "nere navi'' degli Achei fossero sottoposte allo stesso
trattamento; inoltre, dopo l'incatramatura, le fiancate venivano dipinte a
colori vivaci (di solito si trattava di strisce alternate bianche e rosse)
e ciò ha un riscontro nel color rosso delle navi di Ulisse.
Un'altra caratteristica costruttiva, molto particolare e sofisticata,
delle navi achee era l'albero smontabile:. infatti sia l'Iliade che
l'Odissea ci attestano che le operazioni di montaggio e smontaggio
dell'albero rappresentavano per gli equipaggi achei una normale routine
all'inizio e alla fine di ogni missione.
Omero ci dà anche i dettagli della manovra di sollevamento: ''l'albero, un
tronco d'abete, nel foro del trave mediano/ piantarono sollevandolo, poi
gli stragli legarono,/ issarono le vele bianche con forti ritorte di
cuoio'' .
Quando invece l'albero veniva smontato, i marinai lo appoggiavano su un
"cavalletto'' ("histodòke'').
Ora, è estremamente signiticativo il fatto che, come ci segnala l'ing.
Alceste Rilli di Roma, l'albero smontabile era tipico delle navi
vichinghe: esso veniva abbassato in caso di formazione di ghiaccio, che,
alterando la distribuzione dei pesi, rischiava di compromettere la
stabilità della nave e di provocarne il rovesciamento.
Notiamo che l'albero smontabile è indice di una tecnologia costruttiva
evoluta, in quanto deve garantire la perfetta stabilità della vela, anche
a fronte di sollecitazioni particolarmente gravose, assicurando nel
contempo la massima semplicità e celerità nelle operazioni di montaggio e
smontaggio: non a caso, ï'Odissea sottolinea che, al ritorno ad Itaca, i
compagni di Telemaco lo smontarono "rapidamente'' ("karpalimos'). Esso
pertanto rappresenta un sicuro indizio del fatto che gli Achei omerici
avevano un background di tutto rilievo nel campo delle costruzioni navali,
certamente acquisito attraverso un'esperienza marinara di gran lunga
antecedente all'epoca di Omero: tale esperienza, della quale i suoi poemi
sono una chiara testimonianza, sarebbe poi stata ampiamente utilizzata dai
loro discendenti micenei nel mondo mediterraneo.
Ma è possibile a questo punto farsi un'idea delle dimensioni delle navi
achee, ad esempio quella di Ulisse? Al riguardo, un particolare
dell'avventura nell'isola di Circe ci dà il modo di calcolare la
consistenza del suo equipaggio:
quarantasei uomini, comandante compreso, un dato chesembra abbastanza
realistico, perché in entrambi i poemi vengono menzionate navi della
stessa classe, cioè, per così dire, "da cinquanta rematori'': tali erano
quelle che componevano la flotta di Achille, e la nave feacia che
accompagnò Ulisse, la quale per l'esattezza ne aveva cinquantadue. Forse
non ci allontaniamo troppo dalla realtà se, per cercare di visualizzarne,
almeno in via approssimativa, l'aspetto e la grandezza, proviamo a
prendere come riferimento le navi di epoca vichinga giunte tino a noi.
Ora, tra quelle ritrovate, qualche decina di anni fa, nel fïordo di
Roskilde (non lontano da Copenaghen), due da guerra e tre da carico,
effettivamente ve ne era una che "poteva portare dai cinquanta ai sessanta
guerieri, aveva albero e vela, e faceva indubbiamente parte di quelle
temute navi lunghe vichinghe impiegate dai re danesi nei loro attacchi
all'Inghilterra'': essa è lunga 28 metri e larga 4,50 e, pertanto, sulla
base delle considerazioni fatte in precedenza, possiamo ritenere che le
navi omeriche dotate più o meno dello stesso equipaggio dovessero avere
dimensioni all'incirca simili. Tra le navi di Roskilde ve ne è poi
un'altra, pure da guerra, però più piccola, che imbarcava ventiquattro
uomini: essa è lunga 18 metri e larga 2,60, e potrebbe essere presa a
riferimento per le navi achee della classe "da venti rematori', quali
quella con cui, all'inizio dell'Iliade, sotto il comando di Ulisse la
giovane Criseide fu ricondotta a suo padre, quella utilizzata da Telemaco
per recarsi a Pilo, nonché l'altra su cui s'imbarcò Antinoo per cercare
d'intercettarlo.
======================

Fatevi sotto, marinai! Affondate la bagnarola di Vinci senza pietà :-))

LB

unread,
Nov 19, 2003, 3:55:14 AM11/19/03
to
> E io che mi ero preparato in questi giorni per una discussione
> seria!

Cosě impari a lodare le cavolate. "Diario minino"... beccati questa
;-)))

No, scusa, l'argomento č serio e molto interessante e non volevo
ridicolizzarlo.
Vedrai che si riesce a riprendere una buona discussione.
Ciao


LB

unread,
Nov 19, 2003, 8:26:48 AM11/19/03
to
> ...

> Per chi non li conoscesse, eccoli qua: gli Achei si affacciarono al
> Mediterraneo attorno al 1500-1600 a.C., provenienti dall'area
> scandinava,
> dove la loro civiltà aveva già raggiunto elevati livelli. Per
> ragioni
> climatiche, abbandonarono le coste del Baltico tra il 2000 e il 1800
> a.C.
> (girovagando nel centro Europa per qualche secolo), e le gesta
> descritte
> da Omero si riferiscono proprio a quel lontano periodo nordico

Queste date tornano poco con i ritrovamenti archeologici citati sempre
nel libro "Le navi vichinghe di Oslo", Oslo, 1983, di Thorleif Sjovold
(si chiama così, lo giuro ;)

Infatti le pitture rupestri testimoniano di navi costruite in Norvegia
solo a partire dall'età del bronzo, lì tra il 1500 aC e il 500 aC.
Quel livello di sviluppo è poco coerente con una civiltà come quella
dell'Iliade che si trovasse in Scandinavia già 500 anni prima.

Inoltre, le navi scandinave dell'età del bronzo erano molto primitive,
non certo al livello di quelle achee. Solo una lenta e progressiva
evoluzione, ricostruita da ritrovamenti succevvisi, ha portato alle
navi vichinghe dell'800 dC. Alcuni miglioramenti tecnici decisi sono
avvenuti tra l'800 e l'850, tra cui proprio il perfezionamento della
mastra che consente il montaggio sicuro dell'albero.
Insomma, tutto indica uno sviluppo autonomo dell'architettura navale
nordica avvenuto tra il 500 aC e l'800 dC. Questo piuttosto che con
Omero è coerente con la citazione di Tacito.

> ...


> Insomma, i tanto temuti "drakkar'' vichinghi avevano alle spalle
> un know-how plurisecolare! I loro scafi venivano periodicamente
> incatramati, al fine di renderli impermeabilil, ed è da presumere
> che
> anche le "nere navi'' degli Achei fossero sottoposte allo stesso
> trattamento;
> inoltre, dopo l'incatramatura, le fiancate venivano dipinte a
> colori vivaci (di solito si trattava di strisce alternate bianche e
> rosse)
> e ciò ha un riscontro nel color rosso delle navi di Ulisse.

Questi particolari non risultano affatto.
La calafatura delle navi vichinghe avveniva con filo di lana impeciato
infilato negli interstizi del fasciame dall'interno della barca. Le
navi esternamente non erano nere, ma del colore castano della quercia.
Il colore scuro delle navi visibili oggi a Oslo è dovuto ai processi
di restaurazione del legno applicati nel secolo scorso. L'autore
lamenta che questo colore non corrisponda a quello originale.

Inoltre, lo scafo delle navi non veniva dipinto a striscie bianche e
rosse. L'unico elemento colorato erano gli scudi appesi sulle
fiancate, gialli e neri quelli della nave di Gokstad.

> ...


> Omero ci dà anche i dettagli della manovra di sollevamento:
> ''l'albero, un
> tronco d'abete, nel foro del trave mediano/ piantarono sollevandolo,
> poi
> gli stragli legarono,/ issarono le vele bianche con forti ritorte di
> cuoio'' .

> ...

Anche sulle vele non si vede il nesso. Non si sono ritrovate le vele
originali, però le saghe nordiche parlano di vele a strisce rosse e
blu oppure interamente rosse, non quindi bianche.

In conclusione, da questa ipotesi parrebbe che i nordici avevano una
civiltà e una tecnica navale molto sviluppate nel 2000 aC. Poi si sono
dimenticati tutto e hanno ricominciato a vivere nelle caverne fino al
500 aC. Quindi hanno sviluppato lentamente una nuova tecnica navale,
che in realtà è molto diversa da quella descritta da Omero.
Difficile da credere.

Viene in mente una domanda. Il prof. Vinci ha avuto un confronto
diretto con gli studiosi norvegesi? Questi sarebbero ben contenti di
avvallare le sue ipotesi, se vi fosse del vero. Chi non sarebbe felice
di essere il discendente diretto di Achille, di Ulisse e degli altri
eroi omerici?!
Da quello che invece si dice delle navi vichinghe (alquanto
approssimativo) non sembra che questo intervento vi sia stato.

Ciao


Gianfranco Cimino

unread,
Nov 20, 2003, 6:29:51 AM11/20/03
to

Piero F. ha scritto:

> Gianfranco Cimino wrote:
> omissis


> Criseide fu ricondotta a suo padre, quella utilizzata da Telemaco

> per recarsi a Pilo, nonché l'altra su cui s'imbarcņ Antinoo per cercare
> d'intercettarlo.
> ======================
>
> Fatevi sotto, marinai! Affondate la bagnarola di Vinci senza pietą :-))
>

La completa mancanza di metodologia da parte di Vinci si dimostra da questi
discorsi che coprono senza costrutto archi di secoli.
Siccome abbiamo evidenza prima in ambito Mediterraneo di navi con l'albero
abbattibile e/o la doppia prua, e poi ne abbiamo evidenza nel Nord Europa
(ricordiamo che Tacito scrive nel II sec. d.C., e che le navi vichinghe
risalgono a qualche secolo dopo), se ne dovrebbe dedurre che siano stati i
nordici ad essere influenzati, e non viceversa.

Per concludere mentre le caratteristiche di cui parla Vinci (albero
smontabile, doppia prua ecc. ) sono riscontrabili in ambito mediterraneo gią
in etą del bronzo, di eventuali navi nordiche di quel periodo non ne sappiamo
nulla.

Secondo me č proprio il modo di procedere di Vinci, per suggestioni e per
accostamenti, che rende tanto difficile smontarlo.

Ciao
Gianfranco

Lorenzo

unread,
Nov 20, 2003, 1:26:50 PM11/20/03
to

Mauro Geranzani <mauro.g...@tiscali.it> wrote in message
bpdonf$2eg$1...@lacerta.tiscalinet.it...

> Dopo un lungo viaggio questi
> > fondarono un'altra città, che dopo secoli ottenne la loro vendetta,
> > sottomettendo tutti gli Achei.
>
> I nuovi arrivati erano comandati da Laurentius Patricius
> Maximus con tutti i suoi triumviri.

Felice e soddisfatto di essere sempre ricordato in questo ng
saluto tutti gli amici e compari niusgruppici ed in primisi l'allodala che
mi rimette sempre in ballo.

Ciao
magari un giorno tornerò a scrivere di frequente

grazie allodola
--
Laurentius Patricius Laconicus


Gianfranco Cimino

unread,
Nov 20, 2003, 4:45:03 PM11/20/03
to

Lorenzo ha scritto:

> Mauro Geranzani <mauro.g...@tiscali.it> wrote in message
> bpdonf$2eg$1...@lacerta.tiscalinet.it...

omissis


ed in primisi l'allodala che

> mi rimette sempre in ballo.
>
> Ciao
> magari un giorno tornerò a scrivere di frequente
>
> grazie allodola
>

Bentornato nell'arena gladiatoria ehm, pardon, nel NG, Lorenzo.

Ciao
Gianfranco


Ball

unread,
Nov 21, 2003, 4:29:17 AM11/21/03
to
"Lorenzo" <lor...@antispam.it> ha scritto nel messaggio

| Felice e soddisfatto di essere sempre ricordato in questo ng
| saluto tutti gli amici e compari niusgruppici ed in primisi l'allodala che
| mi rimette sempre in ballo.
|
| Ciao
| magari un giorno tornerò a scrivere di frequente

Per ora dal colle elevato, come un novello Serse, goditi i cozzi navali
delle fazioni in battaglia.... :))

Mauro Geranzani

unread,
Nov 21, 2003, 4:37:26 PM11/21/03
to

"Lorenzo" <lor...@antispam.it> ha scritto nel messaggio
news:KH7vb.49675$9_.19...@news1.tin.it...

> Felice e soddisfatto di essere sempre ricordato in questo ng
> saluto tutti gli amici e compari niusgruppici ed in primisi l'allodala che
> mi rimette sempre in ballo.

E' venuto naturale, sentendo parlare di fasti imperiali ;-)
Diciamo che era anche un tentativo di farti tornare
tra noi.

> magari un giorno tornerò a scrivere di frequente

Ti aspettiamo ;-)

> grazie allodola

Figurati.
Se vuoi spargo in giro quanto mi paghi ;-)

Saluti
Mauro Geranzani


Piero F.

unread,
Nov 22, 2003, 10:07:25 AM11/22/03
to
LB wrote:

> Così impari a lodare le cavolate. "Diario minino"... beccati questa
> ;-)))

No invece, la lode non la ritiro :-)
Avevo solo paura che la vena di umoristica follia inquinasse il discorso
"serio" (che sono intenzionato a continuare nell'altro ramo del thread),
ma giuro che non scherzavo evocando Umberto Eco e il Diario minimo!
C'è lo stesso gusto per il pastiche storico/letterario, le stesse beffarde
analogie fra situazioni, e chi conosce bene Eco lo deve ammettere :-)
Per chi non lo conoscesse, invece, offro un suo breve saggio (soprattutto
perché breve, ce ne sono alcuni sul militarismo ma troppo lunghi),
pubblicato nel "Secondo Diario Minimo": s'intitola "L'Italia del 2000" ed
è del 1991. Ormai superato dai tempi (e dalla realtà che supera ogni
immaginazione: Berlusconi non era ancora "sceso in politica"!) ma pur
sempre godibile nella sua icastica parodia delle fregole separatiste :-))

«Alla fine del millennio l'Italia era divenuta una confederazione che
formalmente collegava la Repubblica Norditaliana, lo Stato Pontificio, il
Regno delle Due Sicilie e il Territorio Libero di Sardegna. Ma Itaglia, la
capitale federale costruita all'Elba, ospitava praticamente solo il SIG
(Servizio lnformazioni Gladio), ed era continuamente devastata da
attentati, così che il palazzo del governo, la Casa Tricolore - peraltro
deserto - aveva dovuto essere progettato dalla Portoghesi & Gregotti
Associati come bunker neogotico.
La Sardegna, trasformata dall'Aga Khan in una immensa bisca galleggiante,
con ampie piscine sugli altopiani (le antiche spiagge ospitavano basi
navali siriane), godeva di incredibile prosperità.
Il Regno delle Due Sicilie, sotto la dinastia dei Carignano d'Aosta,
liberandosi dal Nord era rifiorito. Nel 1995, nel corso dei sanguinosi
Vespri Lombardi, i cittadini del Norditalia venivano obbligati, arrni alla
mano, a pronunciare la frase "ent'el cü'', e tutti coloro che dicevano
"chiù" venivano deportati oltre la Linea Gotica. L'emigrazione forzata dei
pizzaioli aveva creato un asse Posillipo- Brooklin (Pizza Nostra): ingenti
quantità di grano americano venivano inviate sottocosto, per produrre
calzoni per l'immenso mercato africano. Le varie città delle Due Sicilie
avevano venduto a musei americani tutte le statue di Mazzini e Garibaldi
nonché i monumenti ai caduti, e a un'asta da Christie un Nino Bixio in
bronzo aveva fruttato al comune di Bronte ottanta miliardi di dollari.
Gela era diventata il principale centro di distribuzione del petrolio
irakeno.
Lo Stato Pontificio (dal Rubicone a Cassino) aveva dato in gestione a
impresari giapponesi gli Uffizi, i musei vaticani, il palazzo ducale di
Urbino, e la rinata Bagnoregio era divenuta il centro mondiale di
produzione dei Davies, statuette michelangiolesche in plastica che
potevano essere vestite da cardinale, da ussaro, da cow-boy, con cambio di
pannolini e possibilità di introdurre supposte nel sederino. Un business
miliardario.
Liberata dalla pressione della burocrazia sabauda, Roma era tornata ai
tempi aurei, con un florido ghetto al Portico d'Ottavia che serviva da
porto franco per gli Emirati Arabi. I turisti accorrevano da tutto il
mondo per assistere alle esecuzioni capitali (molto apprezzato il taglio
del pene a chi veniva sorpreso a contrabbandare opere di Moravia).
L'improvvisa ricchezza aveva però inciso negativamente sulla classe
dirigente ecclesiastica: si era persino scoperto che con il nome di Moana
I era stato eletto dal Conclave un travestito brasiliano.
Severa crisi economica, invece, per il Norditalia. Privato di uno sbocco
sui mercati mediterranei, esso trovava difficoltà a vendere vini alla
Francia, orologi alla Svizzera, birra alla Germania, calcolatori al
Giappone e il nuovo modello Alfa Romiti alla Svezia. L'espulsione dei
meridionali e il calo della natalità avevano creato una crisi industriale
(da cui rimaneva esclusa la sola Pirelli che produceva i diffusi
anticoncezionali Pirlax). Dapprincipio erano stati precettati alle catene
di montaggio gli studenti della Bocconi, poi ci si era rassegnati ad
accogliere gli immigrati russi. Risultato, un razzismo strisciante,
"volgavolga" era diventato un insulto sanguinoso, apparivano cartelli con
"Non si affitta ai mugiki".
Il Norditalia soffriva del "terremoto migratorio''. I tedeschi dell'Est
avevano cacciato i lavoratori turchi, che si erano trasferiti in Spagna,
tornata in breve un paese musulmano, con intensi vincoli d'affari con
l'Emirato di Gerusalemme; per eccesso di manodopera dell'Est i lavoratori
tedeschi avevano invaso la Francia (attraversavano la Marna a nuoto e si
precipitavano verso Parigi in lunghe teorie di taxi), mentre i lavoratori
africani, ricacciati dal Norditalia alla Linea Gotica e dai tedeschi a
Marsiglia, si erano riversati nella Mitteleuropa. Dapprima diffidenti
verso questi ambulanti chiamati spregiativamente "woll-du-kauf"', i
tedeschi erano stati inoltre costretti ad accettare la costituzione di un
Deutsch-Afrikanisches Kaisertum, offrendo la corona di ferro a Friedrich
Aurelius Luambala I.
Stretta a nord dalla pressione africana e bandita dai mercati meridionali,
la Repubblica Norditaliana viveva ormai un periodo di declino economico.
Sulle statue del Fondatore Bossi mani ignote scrivevano di notte "ent'el
cü''.»


Beccati questa anche tu ;-))

ciao

Piero F.

unread,
Nov 23, 2003, 5:32:20 AM11/23/03
to
LB wrote:

> le pitture rupestri testimoniano di navi costruite in Norvegia
> solo a partire dall'età del bronzo, lì tra il 1500 aC e il 500 aC.
> Quel livello di sviluppo è poco coerente con una civiltà come quella
> dell'Iliade che si trovasse in Scandinavia già 500 anni prima.

Appunto, i racconti di Omero (se intesi per assurdo come "testimonianza
storica" e non come parto di fantasia) si svolgono in un'età del bronzo
giunta a pieno sviluppo, checché ne dica Vinci (infatti per lui è ancora
un "bronzo immaturo"), e se ci sono delle incongruità, come in effetti ci
sono, gli esperti ritengono di addebitarle al fatto che Omero scrive in
piena età del ferro, ed ha una visione approssimativa della precedente
età.
Ammettendo che tra il 2000 e il 1800 il popolo acheo abbandonasse le sedi
scandinave per ragioni climatiche, Vinci dovrebbe spiegare perché una
nuova popolazione l'abbia rimpiazzato immediatamente dopo, giacché i primi
reperti bronzei trovati nell'area risalgono appunto al 1800 a.C., e dopo
di allora ci sono tracce evidentissime dei progressi ottenuti dalla
civiltà della quale gli attuali scandinavi sono eredi. Nulla che faccia
pensare a una precedente, e più evoluta civiltà. A mio parere, la sua
teoria ha molte analogie con quelle di Atlantide, o degli alieni venuti in
visita sulla terra: di tutte le meraviglie tecnologiche di cui si
favoleggia, non è rimasta una sola traccia visibile. Non a caso Vinci fa
le sue conferenze negli ambienti degli ufologi e degli atlantidei (ma
privatamente mi ha detto di esservi costretto dall'ostracismo del mondo
accademico...)

> Inoltre, le navi scandinave dell'età del bronzo erano molto primitive,
> non certo al livello di quelle achee. Solo una lenta e progressiva
> evoluzione, ricostruita da ritrovamenti succevvisi, ha portato alle
> navi vichinghe dell'800 dC. Alcuni miglioramenti tecnici decisi sono
> avvenuti tra l'800 e l'850, tra cui proprio il perfezionamento della
> mastra che consente il montaggio sicuro dell'albero.
> Insomma, tutto indica uno sviluppo autonomo dell'architettura navale
> nordica avvenuto tra il 500 aC e l'800 dC. Questo piuttosto che con
> Omero è coerente con la citazione di Tacito.

Che tu sappia, abbiamo qualche modello delle navi achee, periodo
grossomodo 1500-1200 a.C.? Quando Omero descrive di navi tirate in secco
facilmente "a braccia", o addirittura spiaggiate per l'abbrivio, a rigor
di logica fa riferimento a una chiglia piatta: e siccome Vinci afferma
trionfalmente che questa è proprio la caratteristica delle navi nordiche,
mi chiedo se un fondo piatto non si fosse mai visto nel Mediterraneo...
Idem per la doppia prua, o cosa diavolo significa il termine
"amphiélissai'' (secondo Vinci, allude *probabilmente* alla doppia
curvatura dello scafo: sono troppo ignorante in questo campo per sapere se
può avere un significato diverso dalla "doppia prua" dei drakkar).

.
> Il colore scuro delle navi visibili oggi a Oslo è dovuto ai processi
> di restaurazione del legno applicati nel secolo scorso. L'autore
> lamenta che questo colore non corrisponda a quello originale.
> Inoltre, lo scafo delle navi non veniva dipinto a striscie bianche e
> rosse. L'unico elemento colorato erano gli scudi appesi sulle
> fiancate, gialli e neri quelli della nave di Gokstad.

Stendo un velo pietoso sui ragionamenti di Vinci... Comincia col riferirsi
alla "nere navi degli achei", e poi ci spiega che erano invece dipinte in
brillanti colori :-)
Ora, io capisco che il nero si riferisca al catrame, ma credo che nessuno,
vedendo le navi colorate di rosso, le chiami NERE perché allude
all'incatramatura sottostante... Sarebbe come dire che la Ferrari non è
"rossa", ma "metallica", perché se la guardi prima della verniciatura...
:-))

> In conclusione, da questa ipotesi parrebbe che i nordici avevano una
> civiltà e una tecnica navale molto sviluppate nel 2000 aC. Poi si sono
> dimenticati tutto e hanno ricominciato a vivere nelle caverne fino al
> 500 aC. Quindi hanno sviluppato lentamente una nuova tecnica navale,
> che in realtà è molto diversa da quella descritta da Omero.
> Difficile da credere.

Meno male. Temevo di essere un oscurantista :-)
Quando ho spedito a Vinci un bel papiro con tutte le osservazioni che
avevo raccolto discutendo nei ng, mi ha ringraziato dicendo che gli è
stato "utile", ma si è anche meravigliato che fossero solo critiche:
possibile che nessuno avesse dimostrato entusiasmo per le sue teorie?
Possibilissimo :-P


> Viene in mente una domanda. Il prof. Vinci ha avuto un confronto
> diretto con gli studiosi norvegesi? Questi sarebbero ben contenti di
> avvallare le sue ipotesi, se vi fosse del vero. Chi non sarebbe felice
> di essere il discendente diretto di Achille, di Ulisse e degli altri
> eroi omerici?!
> Da quello che invece si dice delle navi vichinghe (alquanto
> approssimativo) non sembra che questo intervento vi sia stato.

Dunque: premesso che Felice Vinci (ingegnere nucleare e non professore) mi
è sembrato, nel corso di un rapporto epistolare durato un anno, persona
onesta e sincera, posso dirti che durante i suoi viaggi in Scandinavia ha
ricevuto attenzioni molto maggiori che non al suo paese. Ci sono
personaggi, come l'antichista Martin P.Nilsson, che hanno approfittato
della sua idea per inserirla nel contesto della superiorità della razza
nordica... La terza edizione di Omero nel Baltico, infatti, è stata
arricchita con uno sproloquio sugli Arii, e sulla loro diffusione dalle
originali sedi scandinave in tutta l'Eurasia, dove rappresentò sempre "la
razza dominante". Pensa te...
Quanto agli altri studiosi coi quali ha contatti, mi ha parlato del prof.
Blomqvist dell'Università di Lund come di persona *entusiasta* delle sue
tesi, e in Finlandia (dove Vinci localizza Troia nella cittadina di Tojia)
pare che sia popolarissimo: la stampa gli dedica grande attenzione, e
addirittura il comune di Tojia ha costruito un cavallo di legno appena
fuori città! Non gli parrà vero di avere un'attrazione turistica così a
buon mercato <g>
Però, per quanto riguarda la tecnica navale, come si può leggere nel brano
che ho riportato, le sue informazioni le ha cercate a Roma, cioè sotto
casa :-)
"come ci segnala l'ing.Alceste Rilli di Roma, l'albero smontabile era
tipico delle navi vichinghe". Mi sa che in loco avrebbe trovato
informazioni un po' meno generiche, ma forse non avrebbero fatto al caso
suo...

ciao

LB

unread,
Nov 24, 2003, 6:29:25 AM11/24/03
to
> Appunto, i racconti di Omero (se intesi per assurdo come "testimonianza
> storica" e non come parto di fantasia)

Non è assurdo che contenessero degli elementi storici. Oltre al piacere
letterario, è probabile che vi sia nei poemi la volontà di tramandare parte
della storia nazionale, più o meno come nelle saghe nordiche.

Un'ipotesi convincente sull'Odissea è che sia un "diario di bordo", un modo per
indicare una nuova rotta per terre sconosciute. Magari opportunamente
"criptata", in modo che solo con delle informazioni aggiuntive sia possibile
ripercorrerla. E' netta la differenza tra la parte "storica", cioè i Feaci e il
ritorno a Itaca, e il racconto di Ulisse, che contiene gli elementi fantastici.
Chi aveva la "chiave" poteva leggervi la strada giusta, chi no doveva
spaventarsi davanti ai racconti dei vari mostri e comunque perdersi per strada.

> ... Non a caso Vinci fa


> le sue conferenze negli ambienti degli ufologi e degli atlantidei

Pensa te...

> Che tu sappia, abbiamo qualche modello delle navi achee, periodo
> grossomodo 1500-1200 a.C.? Quando Omero descrive di navi tirate in secco
> facilmente "a braccia", o addirittura spiaggiate per l'abbrivio, a rigor
> di logica fa riferimento a una chiglia piatta: e siccome Vinci afferma
> trionfalmente che questa è proprio la caratteristica delle navi nordiche,
> mi chiedo se un fondo piatto non si fosse mai visto nel Mediterraneo...

Credo che le uniche descrizioni delle navi achee siano appunto quelle dei poemi
omerici. Se trovo qualche notizia in più, ti faccio sapere.

Barche a fondo piatto sono sicuramente state costruite prima di quelle con una
carena incurvata anche nel Mediterraneo, mi sento di dire in base a
considerazioni logiche.
Innanzitutto, la costruzione piatta è più semplice che una forma curva. Le prime
barche erano probabilmente dei parallelepipedi, tipo i mezzi da sbarco
americani. L'esigenza iniziale era quella di navigare nei fiumi e lungo costa,
non al largo. Prima che fossero costruiti porti con moli, spiaggiare era l'unico
modo per scendere a terra.

Solo successivamente, per ragioni di solidità e idrodinamiche, si sono studiate
forme "a guscio di noce".

> ... Ci sono


> personaggi, come l'antichista Martin P.Nilsson, che hanno approfittato
> della sua idea per inserirla nel contesto della superiorità della razza
> nordica... La terza edizione di Omero nel Baltico, infatti, è stata
> arricchita con uno sproloquio sugli Arii, e sulla loro diffusione dalle
> originali sedi scandinave in tutta l'Eurasia, dove rappresentò sempre "la
> razza dominante". Pensa te...

Appunto: pensa te...

> ...


> Però, per quanto riguarda la tecnica navale, come si può leggere nel brano
> che ho riportato, le sue informazioni le ha cercate a Roma, cioè sotto
> casa :-)
> "come ci segnala l'ing.Alceste Rilli di Roma, l'albero smontabile era
> tipico delle navi vichinghe".

Immagino che il Rilli sia tanto autorevole in quanto suo "cuggino"...

Comunque, credo che non sia una caratteristica delle navi vichinghe e basta.
Dovunque, le barche a vela erano progettate per la veloce sostituzione
dell'albero, in quanto uno degli elementi a maggior rischio di rotture.

Scusa, per la risposta breve e tardiva. Il problema delle navi achee è ancora
tutto a vedere.
Ciao


jacopo

unread,
Nov 24, 2003, 5:09:24 PM11/24/03
to
Mi pare un pò azzardata la tesi della origine achea dei Normanni. Di quello
che so delle imbarcazioni dei Vichinghi, Nort man, Normanni, è che avrebbero
usato la vela con le sole andature di vento di poppa, e in caso di vento
avverso alla navigazione vi erano dei rematori. Inoltre la navigazione era
possibile in entrambe i versi dello scafo. La calafatura era la tipica con
stoppa e resine. I fondi delle imbarcazioni erano di tipo piatto per avere
possibilità di navigazione anche in fondi poco profondi, tipo i piccoli
corsi di fiume. Poi avevano qualche sistema per il trasporto anche su
terraferma di tali imbarcazioni.
Per ciò che riguarda le migrazioni Normanne, potevano avvenire come quelle
dell'età medievale per scopi migratori legati alla piena occupazione delle
Terre.

Piero F.

unread,
Nov 24, 2003, 6:25:12 PM11/24/03
to
LB wrote:

>> i racconti di Omero (se intesi per assurdo come
>> "testimonianza storica" e non come parto di fantasia)

> Non è assurdo che contenessero degli elementi storici. Oltre al
> piacere letterario, è probabile che vi sia nei poemi la volontà di
> tramandare parte della storia nazionale, più o meno come nelle saghe
> nordiche.

> Un'ipotesi convincente sull'Odissea è che sia un "diario di bordo",
> un modo per indicare una nuova rotta per terre sconosciute. Magari
> opportunamente "criptata", in modo che solo con delle informazioni
> aggiuntive sia possibile ripercorrerla. E' netta la differenza tra la
> parte "storica", cioè i Feaci e il ritorno a Itaca, e il racconto di
> Ulisse, che contiene gli elementi fantastici. Chi aveva la "chiave"
> poteva leggervi la strada giusta, chi no doveva spaventarsi davanti
> ai racconti dei vari mostri e comunque perdersi per strada.

E' un'ipotesi in cui mi sono già imbattuto, ma questa interpretazione in
chiave esoterica/iniziatica non gode di particolare favore nel mondo
accademico.
Tutta la prima parte del mio documento di confutazione (che ho intitolato
"Contro l'ipotesi baltica") raccoglieva appunto la summa di tutte le
interpetazioni correnti, comprese quella di un "senso nascosto". Tuttavia
appare più convincente (almeno, lo è per me) la spiegazione che ne dà
l'archeologo Louis Godart:
«Omero era un greco della Ionia che probabilmente conosceva molto male
l'Egeo e non lo aveva mai percorso.
Raccontava una storia vecchia di oltre cinquecento anni sulla base di
testimonianze orali che egli stesso aveva raccolto e poi rielaborato
secondo il suo genio. I fatti di cui parlava appartenevano ormai al mondo
delle favole, dove la realtà si confonde con la leggenda. Lo scopo di
Omero era di comporre una grande opera e di interessare il suo uditorio,
non certo quello di istruire i suoi ascoltatori o di informarli su una
civiltà che avevano dimenticato e che assomigliava ben poco alla loro. Per
questi motivi i re e gli uomini dell'Iliade e dell'Odissea si muovono in
un mondo che appartiene alla Grecia del I millennio a.C. e che,
economicamente, politicamente e socialmente, non ha più nulla a che fare
con l'universo palaziale inghiottito dal cataclisma del 1200.»

E di mio aggiungevo: «La scelta di Iliade e Odissea come "guide"
all'antico mondo acheo è stravagante, perché la genesi stessa di queste
opere è oggetto di controversie, a partire dall'esistenza stessa di Omero.
Non è il caso di ricapitolare qui l'annosa questione omerica, basterà
tenere presente che, indipendentemente dall'esistenza del cantore in
questione, ben pochi ormai sono gli studiosi che attribuiscono le due
famose opere allo stesso autore. E' abbastanza certo che l'autore
dell'Odissea non è quello dell'Iliade, come già sostenevano i chorizontes
nell'antichità. L'Iliade, a sua volta, contiene libri che è difficile
attribuire allo stesso periodo in cui nacque il corpus dell'opera. In
particolare il libro II (Catalogo delle navi) e X (Dolonia) appaiono corpi
estranei, componimenti molto più antichi inseriti successivamente nel
poema.»

Tuttavia resto sempre aperto a tutte le possibilità, perché lo stato
attuale delle conoscenze non ci permette di affermare nulla *con
certezza*. Il fatto stesso che io abbia speso mesi e mesi per confutare la
tesi di Vinci, coinvolgendo gli antichisti di it.cultura.classica (che su
Omero la pensano come Godart, per inciso), testimonia a favore di una mia
curiosità sul tema, ancora ben lungi dall'essere soddisfatta.


> Credo che le uniche descrizioni delle navi achee siano appunto quelle
> dei poemi omerici. Se trovo qualche notizia in più, ti faccio sapere.

Quando trovi qualcosa, anche passassero mesi e centinaia di altre
discussioni, fai un fischio che io sono sempre interessato ad accumulare
"prove" :-)

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