ho amiche sposate o conviventi e sono tutte straccetti..........
Troppo radicale la contrapposizione single=non straccetti vs
accoppiati=straccetti.
Come qualcun altro ha già scritto la "straccettitudine" è una
condizione esistenziale dinamica, personalmente mi sembra
anche una dimensione dell'individuo in sè più che la conseguenza
naturale della/delle convivenze (le molte possibili).
Può esistere il sadico se il masochista leva le tende?
Mentre so per certo che il masochista spesso può incontrare
il sadico guardandosi allo specchio.
Allora mi si affaccia l'idea che il bisogno di individuare una
contrapposizione sia una strategia difensiva; utile e funzionale
all'individuo che la mette a punto, ma in quale misura può
essere un principio da condividere?
L'esperienza reale della convivenza mi rimanda alla gregarietà
che è uno dei tratti riconoscibili della natura umana, mi piace
pensare che sia ancora un istinto attuale per quanto - mi rendo
conto - sia necessario saperne aggiornare i contenuti.
Infine, spezzo una lancia a favore della straccettitudine. Lo
faccio citando lo stralcio di un diaologo dal libro "Principe
delle nuvole" di G. Riotta:
F:
"L'importante è avere una riserva. Di quale riserva disponevo?
E la debolezza? Che la mia fosse totale era evidente, ma dov'era
l'elsa, da dove si impugna il dolore per trasformarlo in arma?"
M:
"La strada è semplice, al pari della morte, ma complicata, al pari
della vita. Se speri di uscire dalla trappola identico all'uomo che
eri quando ci sei caduto, morirari.
Se riesci invece a considerarti morto, se ti rassegni che la vita è
perduta eccoti trasformato. "
Rossella
c o n d i v i d o i n p i e n o ! ! !
BiErreUno
Lisa <arcan...@dada.it> wrote in message 3743f...@news.dada.it...
> Non è meraviglioso essere single? Avere una storia, anche importante, ma
non
> dover dividere casa, finanze, qualche volta amici ..che ne pensate?
> Sono single da circa 6 anni, prima ero più che legata, ho amiche sposate o
>Non č meraviglioso essere single? Avere una storia, anche importante, ma non
>dover dividere casa, finanze, qualche volta amici ..che ne pensate?
>Sono single da circa 6 anni, prima ero piů che legata, ho amiche sposate o
>conviventi e sono tutte straccetti..........
>
Essere *single* anche dentro (per sempre) č meglio che essere single
solo fuori.
ciao
TT
Svevo
Lisa ha scritto nel messaggio <3743f...@news.dada.it>...
>Non è meraviglioso essere single? Avere una storia, anche importante, ma
non
>dover dividere casa, finanze, qualche volta amici ..che ne pensate?
>Sono single da circa 6 anni, prima ero più che legata, ho amiche sposate o
>Per Lisa è meraviglioso, cosa? Beh è chiaro la libertà.
>BierreUno è d'accordo, su cosa, beh la libertà.
>TT dice meglio dentro che solo fuori, cosa, il gusto della libertà.
>Uhm, questione assai difficile la libertà, interessante, eccitante, ma
>maledettamente difficile. Libertà come libero arbitrio......, libertà come
>possibilità d'incontro, di ricchezza e povertà di vita, come impresa e
>rischio, rischio fra Lucifero e l'ascesa interiore.
Il tutto perfettamente possibile anche vivendo in piu' di uno sotto lo
stesso tetto.
Basta essere mooooolto accorti su chi ci si mette in casa.
Lory + Tina (bau!)
Oggi, girovagando come faccio spesso in un negozio di dischi, ho sentito una
canzone che andava negli anni d'oro della mia adolescenza ("Sunshine raegge"
degli olandesi Laid Back), facendomi provare un arcobaleno di sentimenti che
spaziava dalla nostalgia al rimpianto. Direte, che c'entra con l'essere
single?
Ebbene, questo è il punto: l'essere single mi costringe a volte a
indirizzare questi sentimenti a cose del passato: la cosa che mi ha fatto
più male non è il rimpianto di qualcosa persa nel tempo, piuttosto di
qualcosa che non si è mai materializzato. Altri single potranno non
condividere, ma questa è una cosa che non sopporto del mio status: e, per
me, è abbastanza grave...
--
Ciao, Maurizio
meri...@tin.it (togliere _nomonnezza)
A me sembra che stiamo ponendo le stesse domande all'infinito.
Ognuno ha una sua storia ed ognuno risponderà in base alla sua storia ed
alla sua ultima storia.
Personalmente amo condividere quante più cose possibile di me stesso e
quindi anche casa, finanze, amici.
Mi sembrerebbe di essere egoista se non facessi così.
Si può essere straccetti single (io in questo momento) e straccetti sposati
o conviventi; si può essere immensamente sereni single e immensamente sereni
da accoppiati. Ma sto sicuramente dicendo una banalità.
Fabri
Svevo
Lory + Tina (bau!) ha scritto nel messaggio
<374b80df...@news.nettuno.it>...
>Non č meraviglioso essere single? Avere una storia, anche importante, ma non
>dover dividere casa, finanze, qualche volta amici ..che ne pensate?
Che non se ne puo' certo fare una regola, valida per tutti e per sempre.
>Sono single da circa 6 anni, prima ero piů che legata, ho amiche sposate o
>conviventi e sono tutte straccetti..........
>
Mmmh...beh, sě, anch'io sono single da sempre, avendo vissuto in coppia
in una casa insieme per soli 8 mesi... pero', quando viene il momento,
magari vorresti, avresti voluto, e non hai potuto...non so, sai, chi
diventa piu' "straccetto".
Certo, il matrimonio a volte rovina molte coppie...matrimonio o
convivenza: ma per me č ancora un modello di vita valido, che vuoi che
ti dica... naturalmente con sempre un certo livello di autonomia, ma
questo si da per scontato.
Ciao
Marco Degle
Sì, molto meglio che essere legati alla catena.
Il problema però è convivere con una società che ci vorrebbe fidanzati a 25
anni, sposati (magari con figli) a 30 e che, se non ti adegui, fa di tutto
per ostracizzarti considerandoti una specie di "scheggia impazzita"...
Almeno, questo è quel che succede a me. Che sento persone che vedo ogni
giorno, colleghi ad esempio (che possono sperimentare appunto
quotidianamente la mia capacità di assumermi responsabilità serie) dire che
io "non sono abbastanza maturo per farmi una famiglia" e cose del genere.
Come se farsi una famiglia fosse indicativo di maturità...
Davide
Ciao Principe :-)
>"Sunshine raegge"
Don't worry ...take it easy ...
ricordo anch'io ...ed e' partito il ritornello tranquillo ... nella mia
cabeza ;-)
>degli olandesi Laid Back), facendomi provare un arcobaleno di sentimenti che
>spaziava dalla nostalgia al rimpianto. Direte, che c'entra con l'essere
>single?
>Ebbene, questo č il punto: l'essere single mi costringe a volte a
>indirizzare questi sentimenti a cose del passato:
Io in assoluto , a prescinedere dallo stato , tendo a ricordare
assolutamente tutto del passato ed ad acccettarlo serenamente senza
"rimuovere" mai nulla ... e credo che cio' avvenga naturalmente se ci si
abitua a vivere sempre intensamente ed in prima persona il presente ...
>la cosa che mi ha fatto
>piů male non č il rimpianto di qualcosa persa nel tempo, piuttosto di
>qualcosa che non si č mai materializzato.
Don't worry ...take it easy ...
>Altri single potranno non
>condividere, ma questa č una cosa che non sopporto del mio status: e, per
>me, č abbastanza grave...
Riesco a capire , quello che vuoi dire , ma non perche' cio' debba
essere grave ?
A volte , in passato , mi sono state rivolte "accuse" di
*Ipersensibilita' *... se di questo si tratta ,con il senno del poi ,
non la vedrei poi cosi' grigia ... anzi !
Ciao ;-)
Rob
>Il grado di difficoltà varia in
>funzione della "natura" di questa convivenza sotto "lo stesso tetto":
>matrimonio, legame sentimentale fra un uomo e una donna, convivenza con
>genitori, fratelli, sorelle, amici o amiche, semplici coinquilini? Non l'hai
>precisato e se non lo precisi non possiamo continuare il discorso..........
Non e' necessario precisarlo.
Infatti - per parafrasare quel che tu dici - la natura stessa della
difficolta' varia in funzione al variare delle condizioni di
convivenza, ma esiste sempre e comunque.
I problemi che io ho con la mia famiglia "d'origine" sono diversi da
quelli che ho con la mia famiglia "d'elezione", e ognuna delle due
serie di problemi mi comporta la necessita' di adattamento, ovviamente
diversa nei due casi.
Ma sempre, il mantenere spazi propri risulta alla fine vitale per
qualsiasi tipo di relazione.
Qualcuno gli spazi propri se li ricava dentro il tempo, qualcuno
dentro lo spazio, qualcun altro dentro la propria mente. Qualcuno in
tutt'e tre (fortuna!!!).
Sono stata abbastanza vaga?
Lory + Tina (bau!)
ohi ohi.... vedo che mi assenza, si e' prodotto un clone:-)
...
ciao Lisa .....
mia omonima....
D'ora in poi ,
per differenziarmi da te,
mettero' Lisa -.
Non condivido *assolutamente* il tuo modo di pensare:
e' pazzesco considerare
le amiche fidanzate straccetti.
Ed anzi secondo me, c'č anche una vena d'invidia.
Per il resto e' bello essere single, ok, ma solo se si accetta nel giusto
modo questo status.
bye,
Lisa -
>A volte , in passato , mi sono state rivolte "accuse" di
>*Ipersensibilita' *... se di questo si tratta ,con il senno del poi ,
>non la vedrei poi cosi' grigia ... anzi !
L'ipersensibilità altrui è sempre l'ombrello protettivo della
iposensibilità di chi la coglie.
A proposito di take it easy...
Mia nonna pronuncia in dialetto napoletano stretto e antico la parola
jeans in questo modo: tegheriso.
Ho sempre pensato che sia stato introdotto da una acquisizione del
suono inglese di "take it easy" nel napoletano che ne pensate?
ciao
TT
mi sa che sei un po sola...
ti faccio notare che stai scrivendo qui dentro...
e mentre tu scrivi e perdi il tuo tempo a scrivere ...gli straccetti si
godono .. i figli ...i dolori e il confronto col mondo che e' la cosa
piu bella che la vita ti possa offrire.
>Mi convinco sempre piu' che l'esperienza della convivenza e'
>equilibrismo sulla fune, non rischioso finche' chi sta tendendo, di sotto,
>la rete non sbadigliera', allentando la presa. Quello e' il momento
>decisivo:
>la caduta e' fatale. La salvezza sara', come dice M., non illudersi di
>uscirne integro come prima... ma considerarsi bell'e morto.
>
>Seb
Mi piace la definizione di "equilibrismo sulla fune" ma mi viene in
mente che sia rischioso sempre, cioè sempre debba esserci una
attenzione vigile a ciò che stai apprendendo mentre ci volteggi.
E sto pensando ad un'attenzione istintiva e non ad un controllo
razionale. Circa quello che può succedere se, aprendo la persiana
una mattina di luglio, invece della luce ti accorgi che è ancora buio.
Sbadigli!
Personalmente ho sbadigliato, ho creduto di potermi permettere
di vivere di una rendita di capitale. Senza rendermene conto, forse
l'età, la poca esperienza. Ho assistito all'agonia e non ho nemmeno
cercato di rianimare il malato con una respirazione bocca a bocca.
Però dopo non ho potuto fare a meno di interrogarmi sui perchè:
perchè avevo lasciato che s'infrangesse l'dea dell'uomo e del
compagno, rinunciando in contemporanea all'idea della donna e
della compagna
Trascuro i passaggi intermedi delle mie personali interrogazioni, ed
oggi sono curiosa: in quale misura c'è la possibilità di sopravvivere
allo sbadiglio, il proprio e l'altrui?
Escludendo che sia realistico non sbadigliare proprio mai, non è
forse anche lo sbadiglio una di quelle esperienze (come il viaggio,
come un figlio, come un'avventura) da cui lasciarsi attraversare, da
assecondare, inevitabile prova di tenuta, offerta del caos verso
un nuovo ordine, occasione di metamorfosi?
Se ascolto, e come mi piace ascoltare, ciò che mi viene da chi è
dentro o nei dintorni dello sbadiglio (cioè quasi tutti gli accoppiati,
conviventi e non) sembrerebbe di no.
Quindi può darsi che il mio ottimismo sia frutto della distanza che
c'è tra me ed il problema, sia favorito del fatto che fantastico una
esperienza che non sto vivendo.
Ma mi chiedo ancora: lo sbadiglio non può essere letto come il
bisogno di riformulare un nuovo linguaggio / nuove regole?
Non può essere la chiamata ad una nuova creatività da mettere
nel campo della convivenza?
Confusa come sempre. Rossella.
>Mia nonna pronuncia in dialetto napoletano stretto e antico la parola
>jeans in questo modo: tegheriso.
>
>Ho sempre pensato che sia stato introdotto da una acquisizione del
>suono inglese di "take it easy" nel napoletano che ne pensate?
Che la capacita' di adattamento dell'essere umano e' meravigliosa e
sorprendente.
E non sto scherzando.
Lory + Tina (bau!)
>Non č meraviglioso essere single?
pienamente d'accordo.
> Avere una storia, anche importante, ma non
>dover dividere casa, finanze, qualche volta amici ..che ne pensate?
che preferisco la prima frase del tuo messaggio.
la seconda, e' gia' un di piu'.
-=> all we are saying, is give peace a chance <=-
ciao,
Loris
http://www.olografix.org/loris/
*Pax *Pace *Paix *Peace *Friede *Fred *Eiphnh *As-Salaam *Paz *Shalom
*Mir *Pokoj *Bake *Pau *Vrede *Dirlik *Pacea *Heiwa
Hai torto Lisa, perfettamente torto....
> c o n d i v i d o i n p i e n o ! ! !
n o n c o n d i v i d o n u l l a ! ! !
Lisa, ti ho gia' scritto altrove che sei troppo acida per ingannare te
e noi altri sul fatto che tu sia felice.
Sei troppo frustrata...
Datti anche tu una chance, come Lory + Tina(bau!), e vedrai che
riacquisterai qualche briciola di serenita'.
Sai cucinare?
nani affamati
v
--== Sent via Deja.com http://www.deja.com/ ==--
---Share what you know. Learn what you don't.---
Ultimamente succede anche a me . Non vorrei fosse un campanello
di allarme : dicono infatti che quando si invecchia aumentano i ricordi.
Guardare al passato infondo è il non volere guardare avanti , quasi a
ri-trovare vecchie sicurezze , sentimenti , forse a colmare alcuni vuoti
di cui abbiamo tremendamente bisogno .
Ma come al solito credo che la verità stia sempre nel mezzo e la cosa
importante per tutti è il cercare un certo equilibrio , che sia da single
o meno , e poi.. farsi forza perchè per vivere ci vuole molto coraggio.
:)))
carlo
nel senso che non sei ironicamente tagliente?
ok
ma dilungati ancora un pò....dai!
Fammi almeno capire cosa intendi.
ciao
TT
Svevo
Lory + Tina (bau!) <reg...@re.nettuno.it> wrote in message
3745945...@news.nettuno.it...
Svevo
roxi ha scritto nel messaggio <9273114...@tango.comm2000.it>...
>
>Lisa ha scritto nel messaggio <3743f...@news.dada.it>...
>
>ho amiche sposate o conviventi e sono tutte straccetti..........
>
>
>
mi e' piaciuto il tuo post, volevo solo dirtelo, perche'
condivido.
ciao Jo
Se lo sbadiglio è il punto esatto (oppure i dintorni) in cui cambia il
baricentro di un rapporto a due (tanto per fare un esempio: un
uomo ed una donna) e la costruzione comincia ad ondeggiare e
gli individui cominciano ad essere un bel pò disorientati .....
..... spesso (non so se "normalmente") si salutano e vanno
altrove.
La mia curiosità è: ma se questa perdità del baricentro di una
coppia non fosse altro che una (dei due o tre o quattro) delle
possibilità di riformularsi che la vita offre (come individui prima,
e come coppia dopo)? In altre parole: gli uomini e le donne
possono - come dici tu - "crescere"? e - come dico io -
riformularsi e creare fatti nuovi ma insieme?
Se ci siamo intesi: perchè boutade colossale? perchè non
percepibile dal punto di vista logico?
Rossella. (Ma ti avrò capito bene?)
TT ha scritto nel messaggio <374849d...@news.tin.it>...
>
>Ci si è illusi di crescere insieme ma ciò, oltre ad essere una boutade
>colossale, non è manco percepibile dal punto di vista logico.
>
>Confesso che non so se ho capito bene il tuo, peraltro affascinate dal
>punto di vista simbolico, post. Proprio perchè ricco di simboli in cui
>ognuno rispecchia di suo temo di aver travisato quello che volevi
>dire. Chissà?
>
>ciao
>TT
>Dipende dalle altezze.
>Una fune tenuta bassa non preoccupa neppure i piu' esposti alle
>vertigini: a volte l'inciampo e' quasi atteso.
>Quando e' alta, sensibile ai sussulti impercettibili della paura, la
ragione
>viene da questa condizionata e allora occorrono altri strumenti: un'asta
>e un po' di fortuna.
Hai mai visto questi equilibrismi uomo-donneschi reggersi fra i rami di
due bonsai?
>> Circa quello che può succedere se, aprendo la persiana
>> una mattina di luglio, invece della luce ti accorgi che è ancora buio.
>
>A luglio puo' essere piacevole uscire comunque... gennaio ci costringerebbe
>di nuovo a letto.
Non negare che, se fosse luglio, ne saresti istitintivamente sorpreso.
Allarmato, rallegrato, commosso, ammirato, incuriosito, angosciato,
scegli tu.
>> Sbadigli!
>Purtroppo lo sbadiglio non e' il sintomo del male che allarma
>e che rende le contromisure, conseguenti, efficaci... e' gia' metastasi.
>In quale giorno e su quale organo e' iniziata la corruzione diventa
>impossibile e indifferente indagare.
Messaggio giunto forte e chiaro. Ma perchè indifferenza per
l'indagine?
>Non si sopravvive a quella materia... si trasmigra in altra.
>
>Se potessimo osservare tutte quelle smorfie che corteggiano lo sbadiglio,
>e che i nostri volti assumono, saremmo senz'altro spaventati... a volte
>lusingati, invece.
Curiosità per "lusingati", approfondire prego.
>> Ma mi chiedo ancora: lo sbadiglio non può essere letto come il
>> bisogno di riformulare un nuovo linguaggio / nuove regole?
>> Non può essere la chiamata ad una nuova creatività da mettere
>> nel campo della convivenza?
>
>Spesso per molti e' stata una soluzione; ma occorre molto coraggio e molta
>curiosita'... fino agli estremi del pensiero.
Verso l'infinito e oltre!
Veramente ne sai qualcosa? Veramente hai testimonianze che "spesso"
accade? Racconta che ascolto.
Ciao. Rossella.
> Come qualcun altro ha già scritto la "straccettitudine" è una
> condizione esistenziale dinamica, personalmente mi sembra
> anche una dimensione dell'individuo in sè più che la conseguenza
> naturale della/delle convivenze (le molte possibili).
Infatti... credo che singoli o in coppia siamo tutti degli Asciugatutto di
carta Scottex.
> Può esistere il sadico se il masochista leva le tende?
> Mentre so per certo che il masochista spesso può incontrare
> il sadico guardandosi allo specchio.
Il single "puro" in realta' e' un sadomasochista pronto ad afferrare l'elsa
o a farsi infilare dalla lama.
Per lui lo specchio e' onanismo... figurato e reale.
> Allora mi si affaccia l'idea che il bisogno di individuare una
> contrapposizione sia una strategia difensiva; utile e funzionale
> all'individuo che la mette a punto, ma in quale misura può
> essere un principio da condividere?
E' condivisibile soltanto se si e' capaci di flettersi al transito del
vento.
Ma le radici devono essere forti.
> L'esperienza reale della convivenza mi rimanda alla gregarietà
> che è uno dei tratti riconoscibili della natura umana, mi piace
> pensare che sia ancora un istinto attuale per quanto - mi rendo
> conto - sia necessario saperne aggiornare i contenuti.
La gregarieta' e' qualita' che si ritrova nel branco.
In due si e' sussidiari fintanto uno dei due non cerchera'
un succedaneo. Anche queste "vicende" di avvicendamenti sono
tratti della natura umana.
> Il punto in discussione però è proprio questo, quale atteggiamento
>interiore si ha verso questo esser single, cioè cosa vi è all'origine di
>questa esperienza e come la si definisce. Senza dubbio si può dire "a
>ciascuno il suo", ma è risposta elusiva. Perchè elusiva? Perchè, secondo me,
>vi sono delle dimensioni "segrete" e "decisive" nel rapporto con queste
>istanze della "libertà" e della "condivisione" che andrebbero comprese ed
>affrontate.
Dunque ognuno ha i propri motivi e i propri percorsi che lo hanno
portato a definirsi single (visto che ognuno ne ha un'opinione
diversa...)
E allora perche' "elusiva"?
Visto i ripetuti thread sull'argomento, potremmo raccoglierli e farne
un'enciclopedia. Anzi potrebbe pure essere un'idea editoriale...
>si è sempre più deconcentrati e
>non attenti sulle "vita" e "concentrati" su simulacri.
Puo' essere vero, ma non sempre e non per tutti.
Diciamo che i sentimenti assoluti spaventano tutti, e scegliere di
vivere con qualcuno mette sul piatto proprio un sentimento assoluto,
che e' appunto la "concentrazione" rivolta verso una persona (anzi,
verso due, se stessi e l'altro) e non verso delle cose.
>Certo, in quanto persona può,in alcuni casi,
>tendere anche ad un tipo di "libertà" di genere del tutto diverso, la
>libertà dall'"illusione" e dai "simulacri" (e certo anche certi rapporti di
>coppia o matrimoni si connotano spesso come "simulacri"). Questa è una ben
>diversa libertà, ben più difficile.
E su questo siamo d'accordo.
Io penso a me come ad una persona che vive sola, ma che sola non e',
per via di tutta la rete di amore e affetto di cui mi sento
circondata.
Ho volutamente usato il termine "rete", perche' e' una cosa che
avviluppa ma che ti permette di respirare, di vedere il mondo al di
fuori e di godere di cio' che gli occhi e le orecchie della mente ti
trasmettono.
So anche che, se lo volessi, potrei tagliarla per poter scappare
fuori.
Proprio per questa ragione ho fatto riferimento agli spazi per se che
e' indispensabile trovare. Se io non me li fossi trovati, sentirei il
bisogno irresistibile di tagliare tutta la rete.
Quando mi accorgo che la porzione della mia vita che sto osservando e'
un simulacro, vale a dire sembra cio' che non e', cerco sempre di
valutare la quantita' di energia che mi fa spendere, e se tale
quantita' non e' commisurata al beneficio allora taglio la rete.
Non prendermi come una persona cinica, ho solo imparato (banale, ma
vero) che soffrire un po' subito impedisce di soffrire troppo piu'
tardi. Almeno spero...
E con questa, ho dimostrato il teorema "si inizia dal badile, per
finire a parlare di rondini".
Lory + Tina (bau!)
>Fammi almeno capire cosa intendi.
Intendo dire che e' sorprendente vedere come vivere a contatto con
qualcuno porta ad interpretare con i tuoi strumenti cio' che
quest'altro esprime.
Per entrare nel merito di cio' che me l'ha fatto pensare, c'e'
senz'altro un nesso tra "take it easy" e i jeans, visto che questi,
almeno negli anni '50, erano un modo "easy" di prendere la vita, ma il
significato attribuito dalla generazione di tua nonna non e' quello
originale.
E' comprensibile e quasi automatico che questo accada per chi ascolta
una lingua che non conosce, ma a pensarci bene succede anche tra
persone che parlano la stessa lingua, ma che hanno (o utilizzano)
strumenti diversi per interpretare i fatti o le sensazioni.
Pensa per esempio a quello che spesso capita anche solo su questo NG:
quante volte qualcuno fa un'affermazione che - nella migliore delle
ipotesi - viene travisata? Non credo che dipenda sempre dai
preconcetti verso chi scrive, o dal suo modo di scrivere: spesso e'
l'interpretazione di chi legge, il quale ne fa una lettura attraverso
gli strumenti che in quel momento ha deciso di utilizzare. A volte
tutto cio' si traduce in un dialogo, altre volte in un litigio.
Nel caso di tua nonna, se lei chiedeva "come si chiama questo?" e John
Brown rispondeva "take it easy", il risultato e' stato che quelli li'
si sono chiamati tegheriso.
Come al solito ho fatto un gran casino...
E' sabato e il tempo e' variabile, portate pazienza, che sono
metereopatica.
Lory + Tina (bau!)
[cut]
>ed è proprio dei nostri tempi, a mio parere, l'attenuarsi progressivo della
>"concentrazione-attenzione" sulla "vita"; si è sempre più deconcentrati e
>non attenti sulle "vita" e "concentrati" su simulacri.
E' proprio dei nostri tempi, a mio avviso, essere di continuo distratti.
La vita diventa, essenzialmente, "divertissement", e cioe', "essere
rivolti ad altro".
E chi e' distratto dimentica, non ha grandi passioni, grandi attese,
non e' neppure molto costante. Alla fine neppure si inka$$a piu'.
E il prezzo che si paga alla fine del "pensiero forte", al tramonto
delle ideologie come al declino dei ruoli stabili e saldi.
E puo' - credo - piacere o non piacere, ma e' ineluttabilmente
inscritto nell'epoca storica che stiamo vivendo.
Iperboreo
>Il Sat, 22 May 1999 12:32:52 GMT, bi...@tin.it (TT) diceva:
>
>>Fammi almeno capire cosa intendi.
>
>Intendo dire che e' sorprendente vedere come vivere a contatto con
>qualcuno porta ad interpretare con i tuoi strumenti cio' che
>quest'altro esprime.
avevo supposto bene :-)
>Pensa per esempio a quello che spesso capita anche solo su questo NG:
>quante volte qualcuno fa un'affermazione che - nella migliore delle
>ipotesi - viene travisata? Non credo che dipenda sempre dai
>preconcetti verso chi scrive, o dal suo modo di scrivere: spesso e'
>l'interpretazione di chi legge, il quale ne fa una lettura attraverso
>gli strumenti che in quel momento ha deciso di utilizzare. A volte
>tutto cio' si traduce in un dialogo, altre volte in un litigio.
Io credo di sforzarmi di leggere i toni prima delle parole scritte e
molto prima di quelle non scritte.
Forse c'è gente che vuole leggere e scrivere, c'è gente che vuole
scrivere e leggere e c'è gente che vuole solo scrivere, come nella RL
dove c'è gente che ascolta e parla, c'è gente che parla e ascolta e
dove c'è gente che parla e parla.
Una volta lessi o mi dissero, non so più, che le orecchie sono due e
la bocca una per ascoltare il doppio di quanto si parla.
:-)
ciao
TT
>
>Ma mi chiedo ancora: lo sbadiglio non può essere letto come il
>bisogno di riformulare un nuovo linguaggio / nuove regole?
>Non può essere la chiamata ad una nuova creatività da mettere
>nel campo della convivenza?
Ci si è illusi di crescere insieme ma ciò, oltre ad essere una boutade
>Io credo di sforzarmi di leggere i toni prima delle parole scritte e
>molto prima di quelle non scritte.
E fai bene, ma non e' sempre facile intuirli.
Lory + Tina (bau!)
>Ma sempre, il mantenere spazi propri risulta alla fine vitale per
>qualsiasi tipo di relazione.
Confesso che ho dovuto impararlo io per lasciarli a lei gli spazi
propriamente suoi.
>Qualcuno gli spazi propri se li ricava dentro il tempo, qualcuno
>dentro lo spazio, qualcun altro dentro la propria mente. Qualcuno in
>tutt'e tre (fortuna!!!).
E dove li ho ricavati ? C'ho pensato.
Nel tempo?
Nello spazio?
Nella mente?
Un pň in tutti e tre. Perň sono vago, maledettamente vago perchč la
divisione mi piace. Piů nella terza? Forse si. Ma non č la terza che
annulla gli altri due?
Ciao
TT
Si infatti. Allora tento di tacere.
Ma che dire delle parole?
Proprio dei loro signifcati dico. Ci sono significati agli estremi?
Io penso di si e li adotto, tu potresti fare la stessa cosa ed
adottarne uno all'estremo opposto. E allora non ci capiamo.
Poi la mancanza della voce, delle rughe sul viso (ehm quelle
espressive dico :-)) e degli occhi fanno il resto.
E allora?
E allora la penna, e i NG ad essa relazionati, sono un mezzo di
comunicazione utile per i già amici, meno utile per i conoscenti,
quasi inutile per i non conoscenti. utilissimo per gli informatori
(nel senso di scambiarsi delle informazioni). Poi conoscenti lo si
diventa, amici pure, poi proprio per via delle parole non lo si è
più.
Poi lo si ridiventa, magari.
Così mi pare che sia.
:-)
ciao
TT
>E allora la penna, e i NG ad essa relazionati, sono un mezzo di
>comunicazione utile per i già amici, meno utile per i conoscenti,
>quasi inutile per i non conoscenti. utilissimo per gli informatori
>(nel senso di scambiarsi delle informazioni). Poi conoscenti lo si
>diventa, amici pure, poi proprio per via delle parole non lo si è
>più.
Mai come in questo momento sono d'accordo con te.
Il significato delle parole non sta solo nel modo in cui queste
vengono messe in una frase, ma anche dalla storia che queste parole
hanno nella vita di ognuno.
Credo che conoscenti e amici lo si possa diventare se c'e' analogia
tra i diversi modi di "sentire" una parola o una frase. Se si e'
diventati amici in questo modo, l'amicizia non si perde per le parole
in se', ma per il significato che si e' dato alla loro sequenza.
>Poi lo si ridiventa, magari.
Dici?
Lory + Tina (bau!)
>Mai come in questo momento sono d'accordo con te.
>Il significato delle parole non sta solo nel modo in cui queste
>vengono messe in una frase, ma anche dalla storia che queste parole
>hanno nella vita di ognuno.
>Credo che conoscenti e amici lo si possa diventare se c'e' analogia
>tra i diversi modi di "sentire" una parola o una frase.
o anche chiarendoseli senza patemi d'animo data la limitatezza del
trabiccolo qui presente
>Se si e'
>diventati amici in questo modo, l'amicizia non si perde per le parole
>in se', ma per il significato che si e' dato alla loro sequenza.
nella propria testa piů che sulla carta o nel file
aggiungo
>>Poi lo si ridiventa, magari.
>
>Dici?
e penso di sě
ciao
TT
>Non č meraviglioso essere single? Avere una storia, anche importante, ma non
>dover dividere casa, finanze, qualche volta amici ..che ne pensate?
>Sono single da circa 6 anni, prima ero piů che legata, ho amiche sposate o
>conviventi e sono tutte straccetti..........
Concordo pienamente. E capace che ti fanno anche la morale.....
Bye.
Joseph Parrello.
>Anche ad altezza zero: come quando, seguendo lungo l'asfalto una linea
>sottile (a volte immaginaria), si cammina lentamente allineando i passi
come
>i funamboli sul filo; le braccia, aperte e distese, oscillano giocando con
>l'equilibrio.
Intendi dire: come fanno *normalmente* i bambini?
Cioč quella cosa (che riguarda anche - e soprattutto - i sentimenti) e
sulla quale si picchia duro perchč smettano di fare?
Non voglio essere polemica, l'immagine di un gran volo a raso terra
mi ha commosso.
>Pensandoci... se, cadendo, non coglieremo sorrisi ne' braccia a noi
>tese?Saliremo su funi piu' alte e vere?
Toccante (cioč, stasera, mi lascio toccare dalle immagini).
La mano della mamma sotto il culo: ti tiene saldo ma non ti
impedisce di andare e tornare e andare e tornare e via sperimentando.
>Rallegrato... perche' tali sono i miei risvegli, sempre. Incuriosito,
forse.
Seb, ti invidio.
Credo di avere capito tutto il resto e mi piace.
>Verso l'infinito e oltre, col punto esclamativo. Che tu ne sappia piu' di
>me?
>... fermo appena agli estremi.
Lo ammetto. Ho copiato da Buzz Lightyear. Non ne so piů di te.
Rossella.
>Nella misura in cui sei capace -come i gatti- di atterrare in piedi al
>termine di una caduta dalla fune. Anche e soprattutto se non c'e' la rete.
..... ecc. .....
>chiamamola Esperienza che Insegna. cosa ne dici?
Diciamo che io sono al punto ed asta.
Anzi ne approfitto
e anche qui ed ora
da qualche esercizio
traggo costrutto: . -.-.-.-.-.-.-.
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.
Rossella.
> Mi piace la definizione di "equilibrismo sulla fune" ma mi viene in
> mente che sia rischioso sempre, cioè sempre debba esserci una
> attenzione vigile a ciò che stai apprendendo mentre ci volteggi.
> E sto pensando ad un'attenzione istintiva e non ad un controllo
> razionale.
Dipende dalle altezze.
Una fune tenuta bassa non preoccupa neppure i piu' esposti alle
vertigini: a volte l'inciampo e' quasi atteso.
Quando e' alta, sensibile ai sussulti impercettibili della paura, la ragione
viene da questa condizionata e allora occorrono altri strumenti: un'asta
e un po' di fortuna.
> Circa quello che può succedere se, aprendo la persiana
> una mattina di luglio, invece della luce ti accorgi che è ancora buio.
A luglio puo' essere piacevole uscire comunque... gennaio ci costringerebbe
di nuovo a letto.
> Sbadigli!
> [...]
> Però dopo non ho potuto fare a meno di interrogarmi sui perchè:
> perchè avevo lasciato che s'infrangesse l'dea dell'uomo e del
> compagno, rinunciando in contemporanea all'idea della donna e
> della compagna
Purtroppo lo sbadiglio non e' il sintomo del male che allarma
e che rende le contromisure, conseguenti, efficaci... e' gia' metastasi.
In quale giorno e su quale organo e' iniziata la corruzione diventa
impossibile e indifferente indagare.
> Trascuro i passaggi intermedi delle mie personali interrogazioni, ed
> oggi sono curiosa: in quale misura c'è la possibilità di sopravvivere
> allo sbadiglio, il proprio e l'altrui?
Non si sopravvive a quella materia... si trasmigra in altra.
> Escludendo che sia realistico non sbadigliare proprio mai, non è
> forse anche lo sbadiglio una di quelle esperienze (come il viaggio,
> come un figlio, come un'avventura) da cui lasciarsi attraversare, da
> assecondare, inevitabile prova di tenuta, offerta del caos verso
> un nuovo ordine, occasione di metamorfosi?
... o di metempsicosi, come dicevo.
> Se ascolto, e come mi piace ascoltare, ciò che mi viene da chi è
> dentro o nei dintorni dello sbadiglio (cioè quasi tutti gli accoppiati,
> conviventi e non) sembrerebbe di no.
Lo si occulta... ma piu' per se stessi che per il circondario, dimenticando
che lo sbadiglio e' manifestazione dovuta a cause esterne:
attribuirsele significa prolungarne gli effetti.
> Quindi può darsi che il mio ottimismo sia frutto della distanza che
> c'è tra me ed il problema, sia favorito del fatto che fantastico una
> esperienza che non sto vivendo.
Se potessimo osservare tutte quelle smorfie che corteggiano lo sbadiglio,
e che i nostri volti assumono, saremmo senz'altro spaventati... a volte
lusingati, invece.
> Ma mi chiedo ancora: lo sbadiglio non può essere letto come il
> bisogno di riformulare un nuovo linguaggio / nuove regole?
> Non può essere la chiamata ad una nuova creatività da mettere
> nel campo della convivenza?
Spesso per molti e' stata una soluzione; ma occorre molto coraggio e molta
curiosita'... fino agli estremi del pensiero.
Seb
Ma, Paolo, non ti facevo cosě... lamentoso.
Certo, gli straccetti si godono i figli, ma i dolori ed il confronto con il
mondo ce li... godiamo anche noi.
Tu pensi che i single non si confrontino con il mondo, che non abbiano sani
dolori?
Hai ragione perň, se penso a quella marea di single che, come abbiamo visto
dal sondaggio sui Libri, costruiscono il loro mondo sulle Profezie degli
Alchimisti e sui Pendoli della Rosa, letture interessantissime, non lo metto
in dubbio (Il nome della rosa l'avrň letto 5 volte ed ogni volta mi piaceva
di piů!), ma.... insomma. Ci siamo capiti?
Fabri
Sentimento assoluto è un'espressione un pò forte (errata, propriamente
parlando in questo caso, anche se capisco cosa vuoi dire): di assoluto c'è
solo Dio, ciò che attiene all'umano è sempre relativo. Ma il punto, al
fondo, è questo: per quale via ciò che è "relativo" procede in direzione
dell'"assoluto" acquistando progressivamente forza e profondita e quindi
entrando del circuito della "vita (non della vita, che in quanto tale può
non avere capo e coda, essere cioè un caos senza troppo senso).
Il tuo è un concreto ed intelligente atteggiamento laico e come tale
limitato alla vita (non alla "vita"); resta al di qua e non può quindi
sottrarsi al "segno dei tempi" di cui parlava anche Iperboreo. Non a caso ho
dovuto citare S. Bernardo e Simone Weil, anzichè Voltaire o che so Freud o
qualsiasi laico che abbia riflettuto su queste cose (dal pensiero femminista
a quello "debole", etc.).
In quanto tale sei una "moderata", come tutti i laci sensati. Ma ciò che è
moderato, pur aiutandoci a non fare grandi capitomboli, è "tiepido" è questa
ne è la natura .Ti piace tiepido? Torniamo al "a ciascuno il suo" ed alla
ragione per cui non ti è charo perchè considero tale risposta elusiva. Ora
ti è più chiaro?
Ciao
Svevo
Lory + Tina (bau!) <reg...@re.nettuno.it> wrote in message
3747c01d...@news.nettuno.it...
> Il Sat, 22 May 1999 14:30:07 +0200, "svevo" <g...@tin.it> diceva:
>
> > Il punto in discussione però è proprio questo, quale atteggiamento
> >interiore si ha verso questo esser single, cioè cosa vi è all'origine di
> >questa esperienza e come la si definisce. Senza dubbio si può dire "a
> >ciascuno il suo", ma è risposta elusiva. Perchè elusiva? Perchè, secondo
me,
> >vi sono delle dimensioni "segrete" e "decisive" nel rapporto con queste
> >istanze della "libertà" e della "condivisione" che andrebbero comprese ed
> >affrontate.
>
> Dunque ognuno ha i propri motivi e i propri percorsi che lo hanno
> portato a definirsi single (visto che ognuno ne ha un'opinione
> diversa...)
> E allora perche' "elusiva"?
> Visto i ripetuti thread sull'argomento, potremmo raccoglierli e farne
> un'enciclopedia. Anzi potrebbe pure essere un'idea editoriale...
>
> >si è sempre più deconcentrati e
> >non attenti sulle "vita" e "concentrati" su simulacri.
>
Joya <rox...@flashnet.it> wrote in message
3746fc25...@news.flashnet.it...
> On Sat, 22 May 1999 14:30:07 +0200, "svevo" <g...@tin.it> wrote:
>
> mi e' piaciuto il tuo post, volevo solo dirtelo, perche'
> condivido.
> ciao Jo
>
> >In fondo non sei stata tanto vaga, sei solo una "single" moderata (il che
> >probabilmente è un bene). Vuoi risolvere nella concretezza della vita le
> >contraddizioni e i possibili conflitti fra istanze di libertà e piacere
> >della condivisione (fra cui la condivisione di un rapporto di convivenza,
> >qualunque esso sia pur nelle profonde differenze fra le diverse nature di
> >questi).
> > Il punto in discussione però è proprio questo, quale atteggiamento
> >interiore si ha verso questo esser single, cioè cosa vi è all'origine di
> >questa esperienza e come la si definisce. Senza dubbio si può dire "a
> >ciascuno il suo", ma è risposta elusiva. Perchè elusiva? Perchè, secondo
me,
> >vi sono delle dimensioni "segrete" e "decisive" nel rapporto con queste
> >istanze della "libertà" e della "condivisione" che andrebbero comprese ed
> >affrontate.
> >Il discorso non è semplice e lo accenno soltanto.
> >Al centro della capacità di "vita" vi è la "concentrazione" (S. Bernardo
e
> >Simone Weil la definivano "attenzione"). In verità tutto dipende da
questo,
> >ed è proprio dei nostri tempi, a mio parere, l'attenuarsi progressivo
della
> >"concentrazione-attenzione" sulla "vita"; si è sempre più deconcentrati e
> >non attenti sulle "vita" e "concentrati" su simulacri.
> >Ciò che spesso viene chiamata libertà è fluire
> >dell'"attenzione-concentrazione" su cose cangianti e quindi in ultima
> >analisi deconcentrazione. Perciò questa libertà è problematica in
rapporto
> >alla "vita". Questa è tendenzialmente il tipo di libertà a cui spesso
tende
> >ciò che viene chiamato single. Certo, in quanto persona può,in alcuni
casi,
> >tendere anche ad un tipo di "libertà" di genere del tutto diverso, la
> >libertà dall'"illusione" e dai "simulacri" (e certo anche certi rapporti
di
> >coppia o matrimoni si connotano spesso come "simulacri"). Questa è una
ben
> >diversa libertà, ben più difficile.Ma questo è un ulteriore livello del
> >discorso che ci porta a dover definire all'interno della categoria
"single"
> >nature e quindi cose molto differenti, ambiguamente chiamate con lo
stesso
> >nome : "single" appunto.
> >Ciao
> >
> >Svevo
> >Lory + Tina (bau!) <reg...@re.nettuno.it> wrote in message
> >3745945...@news.nettuno.it...
> >> Il Fri, 21 May 1999 00:16:41 +0200, "svevo" <g...@tin.it> diceva:
> >>
> >> >Il grado di difficoltà varia in
> >> >funzione della "natura" di questa convivenza sotto "lo stesso tetto":
> >> >matrimonio, legame sentimentale fra un uomo e una donna, convivenza
con
> >> >genitori, fratelli, sorelle, amici o amiche, semplici coinquilini? Non
> >l'hai
> >> >precisato e se non lo precisi non possiamo continuare il
> >discorso..........
> >>
> >> Non e' necessario precisarlo.
> >> Infatti - per parafrasare quel che tu dici - la natura stessa della
> >> difficolta' varia in funzione al variare delle condizioni di
> >> convivenza, ma esiste sempre e comunque.
> >> I problemi che io ho con la mia famiglia "d'origine" sono diversi da
> >> quelli che ho con la mia famiglia "d'elezione", e ognuna delle due
> >> serie di problemi mi comporta la necessita' di adattamento, ovviamente
> >> diversa nei due casi.
> >> Ma sempre, il mantenere spazi propri risulta alla fine vitale per
> >> qualsiasi tipo di relazione.
> >> Qualcuno gli spazi propri se li ricava dentro il tempo, qualcuno
> >> dentro lo spazio, qualcun altro dentro la propria mente. Qualcuno in
> >> tutt'e tre (fortuna!!!).
> >>
(cut)
>Trascuro i passaggi intermedi delle mie personali interrogazioni, ed
>oggi sono curiosa: in quale misura c'è la possibilità di sopravvivere
>allo sbadiglio, il proprio e l'altrui?
Nella misura in cui sei capace -come i gatti- di atterrare in piedi al
termine di una caduta dalla fune. Anche e soprattutto se non c'e' la rete.
>Escludendo che sia realistico non sbadigliare proprio mai, non è
>forse anche lo sbadiglio una di quelle esperienze (come il viaggio,
>come un figlio, come un'avventura) da cui lasciarsi attraversare, da
>assecondare, inevitabile prova di tenuta, offerta del caos verso
>un nuovo ordine, occasione di metamorfosi?
Piuttosto e' una tappa inevitabile si' ma mai da assecondare, sempre da
guidare. la realta' delle cose chiama ma siamo noi a rispondere come ci
pare.
>
>Se ascolto, e come mi piace ascoltare, ciò che mi viene da chi è
>dentro o nei dintorni dello sbadiglio (cioè quasi tutti gli accoppiati,
>conviventi e non) sembrerebbe di no.
e invece si', sempre, anche non volendo. o non capendo lo sbadiglio.
>Quindi può darsi che il mio ottimismo sia frutto della distanza che
>c'è tra me ed il problema, sia favorito del fatto che fantastico una
>esperienza che non sto vivendo.
...attualmente, ma che hai gia' vissuto e per cio' stesso metabolizzato.
>Ma mi chiedo ancora: lo sbadiglio non può essere letto come il
>bisogno di riformulare un nuovo linguaggio / nuove regole?
>Non può essere la chiamata ad una nuova creatività da mettere
>nel campo della convivenza?
chiamamola Esperienza che Insegna. cosa ne dici?
>Confusa come sempre. Rossella.
Alla faccia della confusione, roxi, alla faccia....a 'sto punto aspetto con
ansia uno sprazzo di lucidita'...
I miei rispetti.
Zot
TT <bi...@tin.it> scritto nell'articolo <3747e4f6...@news.tin.it>...
> Una volta lessi o mi dissero, non so più, che le orecchie sono due e
> la bocca una per ascoltare il doppio di quanto si parla.
...una perla di saggezza...
Ciao
Gio
> Hai mai visto questi equilibrismi uomo-donneschi reggersi fra i rami di
> due bonsai?
Anche ad altezza zero: come quando, seguendo lungo l'asfalto una linea
sottile (a volte immaginaria), si cammina lentamente allineando i passi come
i funamboli sul filo; le braccia, aperte e distese, oscillano giocando con
l'equilibrio.
Equilibrio che sembra effettivamente precario e, come scrivevo, l'inciampo
e' quasi auspicato, perche' gli effetti della caduta saranno irrisori...
anche nel senso che produrranno risa.
Pensandoci... se, cadendo, non coglieremo sorrisi ne' braccia a noi
tese?Saliremo su funi piu' alte e vere?
> >> Circa quello che può succedere se, aprendo la persiana
> >> una mattina di luglio, invece della luce ti accorgi che è ancora buio.
> >A luglio puo' essere piacevole uscire comunque... gennaio ci
> >costringerebbe di nuovo a letto.
>
> Non negare che, se fosse luglio, ne saresti istitintivamente sorpreso.
> Allarmato, rallegrato, commosso, ammirato, incuriosito, angosciato,
> scegli tu.
Rallegrato... perche' tali sono i miei risvegli, sempre. Incuriosito, forse.
> >In quale giorno e su quale organo e' iniziata la corruzione diventa
> >impossibile e indifferente indagare.
>
> Messaggio giunto forte e chiaro. Ma perchè indifferenza per
> l'indagine?
C'e' come una consapevolezza oscura, intuita anche da te: lo sbadiglio "e'
un'esperienza da cui lasciarsi attraversare"... trovarne il bandolo potrebbe
privarci di questa necessita', quasi vitale al nostro esistere amoroso.
E gia', perche' lo sbadiglio non puo' essere interrotto...
deve esaurirsi da se'.
> >Se potessimo osservare tutte quelle smorfie che corteggiano lo sbadiglio,
> >e che i nostri volti assumono, saremmo senz'altro spaventati... a volte
> >lusingati, invece.
>
> Curiosità per "lusingati", approfondire prego.
E' fortemente connesso, in qualche maniera, a cio' che spiegavo sopra.
Ho escogitato un'altra immagine per spiegare e la necessita' e la lusinga.
Nel rapporto a due (e forse nell'amore che lo governa) si e' come
Sisifo. A differenza del mito, la nostra dannazione sarebbe riuscire a
fermare il masso in cima. Cosa faremmo, poi? Lo zefiro e' vento lieve.
Allora perdere il controllo della pietra e vederla rotolare a valle e'
speranza di rinnovata Passione: nel significato etimologico di "patire" per
lo sforzo, ma soprattutto in quello che piu' ci lusinga...
amore e sensualita'.
La necessita'? e' quella stessa Ermione a cui e' sottomesso il mito:
il masso DEVE cadere.
(lo sbadiglio)
> >> Non può essere la chiamata ad una nuova creatività da mettere
> >> nel campo della convivenza?
> >Spesso per molti e' stata una soluzione; ma occorre molto coraggio e
> >molta curiosita'... fino agli estremi del pensiero.
>
> Verso l'infinito e oltre!
> Veramente ne sai qualcosa? Veramente hai testimonianze che "spesso"
> accade? Racconta che ascolto.
Verso l'infinito e oltre, col punto esclamativo. Che tu ne sappia piu' di
me?
... fermo appena agli estremi.
ciao
Seb
>Sentimento assoluto è un'espressione un pò forte (errata, propriamente
>parlando in questo caso, anche se capisco cosa vuoi dire): di assoluto c'è
>solo Dio, ciò che attiene all'umano è sempre relativo. Ma il punto, al
>fondo, è questo: per quale via ciò che è "relativo" procede in direzione
>dell'"assoluto" acquistando progressivamente forza e profondita e quindi
>entrando del circuito della "vita (non della vita, che in quanto tale può
>non avere capo e coda, essere cioè un caos senza troppo senso).
Partiamo da punti di vista inconciliabili.
Il tuo assoluto (Dio) per me non esiste (semplifico per non deviare il
discorso).
Percio' come potremo mai arrivare ad un percorso reciprocamente
intelligibile?
>Torniamo al "a ciascuno il suo" ed alla
>ragione per cui non ti è charo perchè considero tale risposta elusiva. Ora
>ti è più chiaro?
Sorry, NON mi e' piu' chiaro. Queste tue ultime parole mi hanno
gettato in un baratro di prostrazione. Mi sento anche un po' scema.
Che famo? Vuoi riprovarci? :-)
Lory + Tina (bau!)
Ah L+T (bau? mah!), mi trascini nella comunicazione di ciň che forse non puň
essere comunicato! E proviamoci! Perché sei tu, sia inteso!
Che l'unico assoluto sia "Dio" (o comunque tu lo voglia chiamare) č dato
acquisito anche dal pensiero laico, che proprio per questo, agnosticamente,
si rifiuta di cercare di conoscerlo perchč lo considera inconoscibile, ma
logicamente esistente, almeno come idea limite (ricordi il "noumeno" di
Kant? Se non lo ricordi č ciň che K. - non l'agrimensore, ma in fondo anche
quello - definiva la "cosa in sé", inconoscibile alla mente umana). Su ciň
quindi mi pare si possa non discutere.
Non ti č chiaro perchč "a ciascuno il suo" sia risposta elusiva. Beh perchč
ciň che č tiepido (nel senso precisato) "resta al di qua e non puň quindi
sottrarsi al -segno dei tempi-", elude quindi perchč svincola tutti in un
"rompete le righe", ciascun per sé; ed allora inutile discutere! Se non per
parlarsi addosso come sospetta PdM.
Per quanto mi riguarda non č cosě, e ritengo di poterne discutere anche con
un/a laico/a come te. Per far questo perň deve essere chiaro che deve
partirsi almeno da un punto di vista agnostico se il punto di vista č ateo
(cioč la somma delle illusioni e il rifiuto "dogmatico" dell'assoluto)
bisogna partire troppo, troppo ......
La situazione di "deconcentrazione" attuale, il ridursi della vita a caos
(leggiti la soria su "Una bambina" di Lucrezia!) o divertissement (come
diceva credo Iperboreo) non č un caso, ma l'effetto (a voler semplificare
qualcosa di probabilmente ancora piů complesso di cui ritengo non sia il
caso di parlarne qui) della perdita della percezione "metafisica"
(dell'assoluta) della societŕ occidentale contemporanea.
La "forma di merce", cioč la contingenza quasi allo stato puro, č divenuta
progressivamente la chiave (che se ne sia consapevoli o no) dell'identitŕ e
delle relazioni ("merce", cioč contingenza, sono anche molte delle culture
di massa, new age compresa, che pure evidenzia un confuso bisogno di ritorno
alla percezione metafisica di alcune dimensioni senza perň alcuno strumento
reale per riuscirci).
In questo quadro č chiaro che l'"amore" (parola fortissima e tagliente,
diviene barzelletta, divertissement appunto, o al massimo affettivitŕ senza
un "principio", una forza, senza profonditŕ cioč).
La contingenza domina, i "simulacri" (ti ricordi?) spadroneggiano (ne
vogliamo fare un elenco esemplificativo? lasciamo stare!). Il "melň" e il
cinismo sono i due attori che si spartiscono la scena nelle relazione fra
gli esseri umani, in funzione della collocazione "buonista" o meno del
soggetto. L'inquietudine, e quindi anche la confusione, sono forse l'unico
tentativo possibile dei laici di buon senso e con sensibilitŕ, a cui
corrispponde il bisogno di discutere (il tuo e quello di molti altri in
questa "piazza"). Ma l'inquietudine se non porta a una nuova consapevolezza,
ad una nuova percezione in direzione di ciň che non č pura contingenza
(l'"assoluto" appunto), resta fine a se stessa č un serpente che si morde la
coda, "ELUDE"
la questione appunto.
I sufi (saggi uomini) hanno detto, fra l'altro, ieraticamente questo sulla
"stazione spirituale" dell'amore umano:
"Quanto all'amore č la prima delle vallate dell'estinzione e l'erta dalla
quale gradatamente s'incomincia a scendere verso le dimore dell'annulamento
dell'io (annoto: gradualisticamente si potrebbe aggiungere. di questo "io");
č l'ultimo dei gradi in cui la parte piů avanzata degli uomini comuni si
possa incontrare con la retroguardia dell'élite spirituale. Quanto a ciň che
si trova al di sotto di questo grado non sono altro che desideri individuali
per delle realtŕ contingenti (annoto: "a ciascuno il suo" appunto!).
Un ultima cosa! Ti sei mai chiesta qual'č l'origine dell'"estasi" che puň
raggiungersi nell'amplesso?
Ciao
Svevo
Bye bye by Gio'74
Il Tao di cui si può parlare
non è il tao assoluto
Voglio proprio vedere se questa la capite (veramente intendo ;))
----------
In article <374def4d...@news.nettuno.it>, reg...@re.nettuno.it (Lory +
Tina (bau!)) wrote:
> Il Mon, 24 May 1999 18:26:34 +0200, "svevo" <g...@tin.it> diceva:
>
>>Sentimento assoluto è un'espressione un pò forte (errata, propriamente
>>parlando in questo caso, anche se capisco cosa vuoi dire): di assoluto c'è
>>solo Dio, ciò che attiene all'umano è sempre relativo. Ma il punto, al
>>fondo, è questo: per quale via ciò che è "relativo" procede in direzione
>>dell'"assoluto" acquistando progressivamente forza e profondita e quindi
>>entrando del circuito della "vita (non della vita, che in quanto tale può
>>non avere capo e coda, essere cioè un caos senza troppo senso).
>
> Partiamo da punti di vista inconciliabili.
> Il tuo assoluto (Dio) per me non esiste (semplifico per non deviare il
> discorso).
> Percio' come potremo mai arrivare ad un percorso reciprocamente
> intelligibile?
>
>>Torniamo al "a ciascuno il suo" ed alla
>>ragione per cui non ti è charo perchè considero tale risposta elusiva. Ora
>>ti è più chiaro?
Svevo
Giuseppe De Michele ha scritto nel messaggio
<7if7m3$bbk$1...@nslave1.tin.it>...
>Diciamo che io sono al punto ed asta.
>Anzi ne approfitto
>e anche qui ed ora
>da qualche esercizio
>traggo costrutto: . -.-.-.-.-.-.-.
>.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.
>
>Rossella.
Orbene:
.|.|.|.|.|.|.|.|.|.|
per la serie "a ciascuno il suo". Io al punto ed asta visualizzo cosi'.
...Vogliamo cominciare l'alfabeto?.....:-)
Getchmis Olsun
Zot
snip...
>Un ultima cosa! Ti sei mai chiesta qual'è l'origine dell'"estasi" che può
>raggiungersi nell'amplesso?
Apro una piccola parente (cfr. Toto'):
l'origine di quell'estasi...ho sempre pensato che fosse il momento in
cui uomini e donne ritornino a mescolarsi agli dei...cercando di
ricordare com'era essere UNO invece di due, ma dimenticandosene sempre
troppo in fretta una volta passato il momento.
Forse gli antichi non avevano tutti i torti, e l'orgasmo è davvero, una
Piccola Morte, ma che sempre preclude a rinascita e crescita.
Come dimenticare poi il Serpente Kundalini che tutto il Mondo scuote
dall'interno?
>Ciao
>
>Svevo
>
Ciao... un piccolo appunto: *ieratico* vuol dire *di pietra*: si
riferiva alle statue senza espressione, appunto, come la pietra della
quale erano fatte.
Marco *Tao* Degle
>
>>>Io credo di sforzarmi di leggere i toni prima delle parole scritte e
>>>molto prima di quelle non scritte.
>>
>>E fai bene, ma non e' sempre facile intuirli.
>
>Si infatti. Allora tento di tacere.
>
>Ma che dire delle parole?
Nel breve o medio termine (cioe' nell'arco di tempo della nostra vita ),
direi che quando si e' padroni dell'argomento le parole vengono da sole.
E sono convinto che sia sempre la sostanza che parli alla lunga ... se
il discorso possa piacere o meno questo e' un altro discorso ..
>>Io credo di sforzarmi di leggere i toni prima delle parole scritte e
>>molto prima di quelle non scritte.
Appunto , ed aggiungerei oltre allo scrivere il pronunciare ...
<<Io credo di sforzarmi di leggere i toni prima delle parole
*pronunciate* e molto prima di quelle non *pronunciate*.>>
>Proprio dei loro signifcati dico. Ci sono significati agli estremi?
Agli estremi ... nel senso del lungo termine della storia delle civilta'
vedrei le parole come un lasciar traccia del passaggio ... come si
parlava mesi da con Seb a proposito di Onero (ciao Seb;-) ... certe
"Parole" riescono a mantenere una sua atualita' sorprendente anche a
millenni di distanza
<<La pietra non ha incertezze ,vive per millenni , mentre io sono solo
un fenomeno passeggero , turbato da emozioni d'ogni genere, simili a una
fiamma che divampa rapidamente e poi si spegne ... >>
da : Ricordi , Sogni , Riflessioni di C.G. Jung [Cap II . Gli anni di
scuola]
Ciao ;-)
Rob
Svevo
Marco Degle <la1...@iperbole.bo.it> wrote in message
374bb4e4...@news2.tin.it...
>Quasi tutto esatto! Quasi.
>Quell'"UNO" di cui parli č solo apparentemente (o meglio solo per un
>"frammento") il tornare uno da due (nel senso del "mito" narrato come tesi,
>poi superata nel corso del "dialogo", nel "Simposio" di Platone), ma č
>"essenzialmente" un'esperienza che "simula" (ovviamente imperfettamente)
>l'"estinzione" di cui parlano i sufi (e tutte le dottrine sacre), cioč il
Sě, sono d'accordo, anzi, l'avevo quasi dato per scontato nelle mie
parole...(MAI dare per scontato alcunche'!), in effetti č una
simulazione, quasi uno scimmiottare, gli dei.
>ritorno all'"UNO" divino da cui abbiamo origine (ma con cui non
>c'identifichiamo, unitamente al mondo, cioč a quella che viene definita
>"creazione" o meglio "manifestazione") come erroneamente pensa,
>panteisticamente, Giuseppe De Michele (attribuendolo al Taoismo).
>Inoltre non si tratta esattamente dell'orgasmo perchč non sempre l'orgasmo
>giunge all'"estasi" e viceversa.
Vero, se non fosse che li ho sempre considerati sinonimi:
forse "estasi" ha piu' una connotazione mistica, ma cos'era l'estasi
delle sante, per esempio (anche di alcuni santi) se non una sublimazione
dell'orgasmo? E spero che qualche integralista cattolico non mi
bastoni...ma credo che questo sia ormai un dato acquisito in molti libri
sull'argomento vite dei santi, no?...
>Resta l'appunto che mi fai. Beh, te lo devo purtroppo restituire. Ieratico
>significa "sacro" o meglio "sacerdotale" cioč un modo di esprimersi o di
cut
>Aaa Marcooo! Dove sei andato a pescarlo il significato che gli
>attribuisci?????
Mah, resto basito, sai?
Hai sicuramente ragione, non avendo io consultato alcun
vocabolario...sono reminiscenze del liceo artistico, quando ci
insegnarono appunto che il termine *ieratico* era riferito
all'imperturbabile, e di certo *pietrosa* in quanto inespressiva,
postura di certe statue, ad esempio dei Sumeri o dei Persiani... se
becco quella prof che mi ha dato questa gabola!!! :(
Ma...sei sicuro, che l'etimo sia univoco?
No, perche' alle volte...
>Ciao
>
>Svevo
>
Ciao...con simpatia
Marco *Beccato* Degle
SI, hai ragione....
Avere una storia, anche importante, ma non
> dover dividere casa, finanze, qualche volta amici ..che ne pensate?
Che non hai mai provato cosa significa amare ed essere amati.
> Sono single da circa 6 anni, prima ero piů che legata, ho amiche sposate o
> conviventi e sono tutte straccetti..........
Evidentemente avevano fretta di sistemarsi, le donne lo fanno.....
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nh - icq 24299397
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