Il GRIS si e alleato con il Cesnur ?

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Mathieu Cossu

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Mar 9, 2001, 5:56:50 AM3/9/01
to
Un amico italiano mi ha mandato il documento qui sotto . Lo conoscete
probabilmente già ma per me e molto torbido. Se comprendo bene la lingua
italiana, mi sembra che il GRIS, associazione cattolica di lotta contro le
sette e di aiuto alle vittime sia diventata amica del CESNNUR che
connosciamo bene in Francia per essere difenditore delle sette le piu
pericolose e agressive.
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Roma, 5 dicembre 2000

Rev. Mo Mons. Minuti,

Le comunico che con la presente rassegno le dimissioni da Consigliere
Nazionale del GRIS in maniera irrevocabile e con decorrenza immediata.
La prego innanzitutto di volermi perdonare l'uso del Lei, che potrebbe
apparirLe bizzarro e inusuale, dati i rapporti di amicizia che
intercorrono tra noi ormai da oltre sei anni. Ritengo tuttavia che in
quest'occasione l'uso del Lei sia indispensabile poiché questa mia è una
protesta formale e una "denuncia".

Cercherò di illustrarLe i motivi che mi hanno costretto a prendere questa
dolorosa decisione dopo aver riflettuto per alcuni mesi e dopo aver molto
pregato. Come Le dicevo sono più di sei anni che ho il piacere di
conoscerLa e ringrazio il Signore per avermi fatto incontrare un sacerdote
che spende quotidianamente la vita al servizio dei fratelli.
Come sa bene la mia famiglia usciva allora da un'esperienza devastante.
Molte persone (tra cui anche molti sacerdoti) erano sordi agli appelli che
io e Raffaella rivolgevamo loro e quando casualmente, Raffaella trovò il
numero di telefono del GRIS di Bologna su un opuscolo lo considerammo un
segno provvidenziale.. Non è necessario che mi dilunghi sui motivi che
hanno letteralmente "dirottato" me e Raffaella dai nostri interessi e dai
nastri impegni quotidiani e familiari e ci hanno portato a dedicare ogni
minuto del nostro tempo libero all'Associazione di cui Lei è Presidente.
Non posso tacere che in questa occasione l'unica persona che insiemi a Lei
ci diede ascolto fu Giuseppe Ferrari e di questo non posso che essergli
grato.
Il problema delle sette è diventato in questi anni per noi più che un
impegno direi quasi una "missione". Io stesso ho messo a disposizione
dell'Associazione tutte te mie capacità e conoscenze per fare in modo che
questo problema sia conosciuto dal maggior numero possibile dl persone (mi
riferisco all'uso dl Internet) e più volte ho anteposto l'interesse
dell'Associazione a quello della famiglia.
Oggi mi chiedo se quella scelta sia stata quella giusta e, anche se il mio
interessamento rimane sempre vivo per chi soffre a causa delle "trappole"
che alcuni Nuovi Movimenti Religiosi o pseudoreligiosi seminano sul suo
cammino, mi chiedo se veramente gli anni spesi in questo lavoro siano stati
anni ben impiegati.
Perché sono arrivato a pormi questa domanda signor Presidente? Perché prima
il sospetto poi l'incredulità ed infine il disgusto, per una serie di fatti
che vado ad elencarle mi hanno convinto che ormai il GRIS se non riuscirà a
dar vita a un profondo cambiamento, non solo non è più adatto ad aiutare le
persone che soffrono, ma in certi casi, potrebbe esser un serio ostacolo
alla realizzazione di questo scopo.
Mi correggo subito, quando parlo del GRIS, ed in particolar modo del GRIS
Nazionale non voglio riferirmi alle decine di ottime persone che
quotidianamente lavorano, per lo più nascostamente sul territorio, ma
piuttosto mi riferisco alla gestione dell'Associazione che negli ultimi
tempi non solo ha lasciato motto a desiderare ma ha mostrato apertamente
quel volto che forse esisteva anche prima ma che io non riuscivo a scorgere.
Naturalmente, e come avrà già intuito, l'obiettivo principale di queste mie
critiche è il Suo segretario, signor Presidente.
Premetto che questa lettera non intende discutere le doti morali di questa
persona, non è mio interesse, non ne ho le capacità, e non ne avrei il
diritto; non è quindi una denuncia nei confronti di una persona ma
piuttosto è la denuncia di un comportamento di cui certamente questa
persona sì è reso responsabile, a mio avviso, ma non meno responsabili sono
coloro i quali glielo hanno consentito.
La prego quindi di considerare ogni eventuale giudizio sulle persone solo
come riferito ad autori di fatti che hanno danneggiato l'Associazione.
Insomma non ne faccio una questione di persone ma di metodo. Se al posto
del Suo segretario ci fosse la persona a me più cara sentirei come mio
dovere morale avanzare le stesse perplessità con la stessa forza.
Come Lei sa il mio primo impulso è stato quello di rassegnare le dimissioni
circa un anno fa, a Novembre del 1999, immediatamente dopo la seduta del
Consiglio Nazionale che avrebbe eletto i 5 membri della Giunta esecutiva
del GRIS. Questa opinione l'ho espressa verbalmente e con veemenza alla
prima riunione del GRIS di Roma successiva a quel famigerato Consiglio
Nazionale. Ho resistito per questi 12 mesi solo per la stima e il rispetto
che ho per tutti gli associati del GRIS di Roma, che mi hanno eletto come
loro Presidente diocesano tre anni fa. Oggi che scade quel mandato mi sento
finalmente libero di fare ciò che avrei dovuto fare già un anno fa.
Lei sa che né io né Raffaella abbiamo potuto essere presenti a quella
riunione ma questo non ha impedito al Suo segretario di diffamarci e di
metterci in cattiva luce davanti a tutto il Consiglio, o meglio ai
pochissimi presenti (un terzo circa del Consiglio stesso). Come Lei ben sa,
il Suo segretario ha dovuto presentare delle scuse scritte per quel
vergognoso episodio, ma purtroppo non ha colto l'occasione per trovare il
modo di confrontarsi con me e Raffaella. Ha ribadito, invece (calcando la
mano) che quelle scuse erano solo riferite al modo con il quale si era
espresso in assenza degli "imputati" e non al contenuto, riuscendo così a
creare un vero e proprio muro tra noi e lui, muro che ancor oggi permane.
Se lui avesse trovato il coraggio dl ammettere lo sbaglio ora io non sarei
qui a scriverLe e l'incredibile episodio che s'è verificato nel corso del
Consiglio forse avrebbe potuto trovare una diversa soluzione. Ma purtroppo
così non è stato e, mi creda, signor Presidente, non per cattiva volontà da
parte nostra.
Un semplice episodio le può dimostrare come il suo Segretario, resosi conto
troppo tardivamente dell'impasse in cui si trovava, abbia cercato
addirittura di tacere questa penosa vicenda nel Verbale di quella seduta.
Un giorno, infatti, ha telefonato a Raffaella e le ha manifestato la sua
intenzione di non verbalizzare quanto da lui affermato contro di lei
durante la riunione. Con voce gentile le ha detto: "Stavo pensando che
forse sarebbe meglio non verbalizzare quanto ho detta su di te. A me non
interessa, lo dico solo per te, perché tu certamente non ne esci bene".
Dunque è stato un tentativo di cancellare la memoria di un fatto
increscioso ma, sapendo che l'intera seduta è registrata e la cassetta è in
nostro possesso, prima di procedere in questo senso ha ricercato il
consenso dell'interessata. Poiché non lo ha ottenuto (Raffaella ha risposto
che riteneva invece molto importante che ogni singola parola fosse
fedelmente trascritta), voglio sperare per lui che nel Verbale di quella
seduta risulti chiaramente e dettagliatamente tutto quanto è accaduto.
Diversamente il Suo segretario avrebbe aggiunto un altro errore ai numerosi
errori che da un po' di tempo sta collezionando con sempre più frequenza.
Ma, chiediamoci, perché lì Suo segretario è stato costretto a "vomitare"
una falsità dietro l'altra per stroncare la candidatura di Raffaella alla
Giunta che Lei stesso, signor Presidente, ha caldeggiato durante quella
seduta? Perché il Suo segretario dopo aver compiuto quello che io considero
un vero e proprio "golpe", cambiando le regole delle elezioni a elezioni
iniziate, è stato costretto a screditare, utilizzando argomenti
inesistenti, una persona che aveva fino ad allora collaborato con lui in
maniera leale e costruttiva? Lei era presente, anzi era al telefono con me,
quando pochi giorni primi del Consiglio Nazionale io chiedevo semplicemente
un po' di trasparenza al Suo segretario sperando che fosse possibile votare
in maniera anonima e "regolare". Forse questa richiesta ha messo in allarme
il Suo segretario?
Lei sa bene come si sono svolte le elezioni qui a Roma: chiunque vota su
una scheda assolutamente identica a quella degli altri, deponendo
personalmente il suo voto nell'urna che viene aperta di fronte a tutti i
presenti, per procedere allo spoglio. Non si può dire lo stesso per le
elezioni del Consiglio nazionale che si tiene ogni tre anni, dove invece al
Suo segretario viene recapitato un foglietto con dei numeri (da chi ha
fatto lo spoglio delle schede), che lui legge furtivamente magari chiedendo
che non vengano verbalizzati i voti di ciascun candidato. Quando poi il Suo
segretario si degna di mandare agli associati, per iscritto, i risultati
delle elezioni si guarda bene dal mettere il numero dei voti. Forse evita,
così facendo, di mettere in risalto il fatto, ad es., che io sono stato
eletta con 30 voti e Raffaella con 25 avendo raggiunto il 5° ed il 6° posto
sui 30 disponibili a livello nazionale? Non voglio credere che il motivo
sia così meschino e allora chiedo a Lei, Signor Presidente, mi dia una
spiegazione plausibile dl questo assurdo e per niente affatto democratico
comportamento.
Per ottenere che il suo Segretario mettesse i nomi in ordine di consensi e
non in ordine alfabetico (che è certamente più scolastico e rassicurante,
soprattutto per lui) abbiamo dovuto fare Lei sa quante pressioni. Eppure mi
sembra che fare delle elezioni regolari con uno spoglio dei voti pubblico e
comunicare immediatamente i risultati, comprensivi di numero dei votanti e
di schede bianche e schede nulle, non sia una cosa disdicevole. Mi dicono
che nei paesi democratici le cose funzionino più a meno così, certamente la
democrazia non è la miglior forma di governo in assoluto ma non è poi così
male come si crede e comunque il Suo segretario credo sia tenuto a
rispettare lo statuto e la volontà dell'assemblea, e non conosco assemblea
contenta di essere esautorata dei suoi poteri e delle sue prerogative.
Torno a chiederLe, signor Presidente, (l'ho fatto più volte a voce senza
ottenere risposta) quanti sono gli iscritti al GRIS Nazionale? Quanti per
ciascuna regione? Quante deleghe sono state utilizzate nelle ultime
elezioni? Quante deleghe aveva il GRIS di Bologna? Quanti iscritti ha il
GRIS di Bologna? Dove sono conservate le schede delle elezioni? Quanti
votanti (tra deleghe e presenti) hanno preso parte alle ultime elezioni per
i 30 membri del Consiglio Nazionale? Quante schede bianche e quante nulle
ci sono state? Queste e simili domande ad oggi non possono trovare risposte
e sono sicuro che Lei non potrà darmi risposta. Mi chiedo, signor
Presidente, se abbia avuto modo di assistere recentemente in televisione
alle elezioni per la conferma del Presidente Milosevich in Serbia. Mi
chiedo se Lei trovi qualche analogia tra quelle elezioni (diciamo forse non
proprio regolari) e delle elezioni in cui non è certo il numero dei votanti
delle schede bianche a nulle etc.
Come avrà visto e come succede spesso quando si truccano le elezioni anche
i despoti di vecchia data se ne tornano a casa. Questo è stato certamente
vero per la Serbia, non certo per il GRIS. Nel GRIS sembra che il solo
fatto di chiedere delle elezioni regolari sia una dichiarazione di guerra o
un atto di lesa maestà nei confronti del Suo segretario. Quello che non
riesco a spiegarmi, sinceramente, non è il comportamento del Suo segretario
ma il Suo, signor Presidente. Come ha potuto avallare un comportamento di
questo tipo. Io La conosco da tempo e La stimo e La reputo una persona
retta, ma in queste circostanze le confesso di non riuscire a comprendere e
ad approvare il Suo avvallo senza il quale il Suo segretario nulla
potrebbe. Mi sembra che nel GRIS Nazionale il senso delle cariche
statutarie si sia invertito e si chiami e si firmi (a volte ostentatamente
e imprudentemente) segretario chi in realtà fa il Presidente. Mi perdoni
Monsignore ma questo è il mio punto di vista e anche a costo di provocarle
un dispiacere non posso tacere su questo punto. Io spero che dopo questa
lettera molte cose si possano chiarire e che Lei torni a fare il Presidente
e che il Suo segretario torni a fare il segretario (sempre che nel
frattempo non abbia avuto il modo dl riflettere sul suo comportamento e
rassegnare le dimissioni, cosa che io al suo posto avrei fatto da tempo).
Penso che abbia compreso a questo punto che a mio avviso le ultime elezioni
della Giunta esecutiva sono invalide e da ripetersi. Infatti io non sto
scrivendo a Lei in qualità di Presidente in carica per il secondo mandato
ma come Presidente uscente della Giunta che considero ancora in carica in
attesa del regolare svolgimento delle elezioni. La prego di credermi se Le
dico che il Suo segretario non avrebbe nulla da temere da questo gesto
riparatore, né io (che mi sto dimettendo con questa missiva) né Raffaella
accetterebbe di candidarsi nuovamente per nessuna ragione al mondo e,
quindi, con tutta probabilità le elezioni andrebbero come spera e agogna Il
Suo segretario. È solo una questione di forma e di stile e un modo per
recuperare una situazione altrimenti grave e rischiosa.
Mi dica, signor Presidente, cosa pensa potrebbero dire quelle che noi
chiamiamo in maniera altisonante sette, venendo a conoscenza di queste
miserie? Che danno verrebbe arrecato all'Associazione se il comportamento
del Suo segretario divenisse di dominio pubblico? Quale discredito verrebbe
gettato sulla Chiesa Cattolica se il comportamento di quelli che vogliono
dire agli altri cosa è giusto e cosa è sbagliato (cioè il GRIS) venisse
conosciuto, ad es., dai TdG o dai nostri fratelli Mormoni o ai dirigenti
della chiesa di Scientology, ecc?
Certamente non è mia intenzione danneggiare in alcun modo l'Associazione,
anzi questa lettera e le mie dimissioni testimoniano che il mio solo
intento è quello di manifestare la mia preoccupazione e denunciare una
situazione ormai insostenibile e che, se lasciata a se stessa, rischia dl
degenerare in maniera irreversibile.
Alcuni episodi accaduti recentemente mi fanno temere che il Suo segretario
sia veramente stanco dopo oltre un decennio di incontrastato dominio
all'interno dell'Associazione.
Uno tra i tanti è l'episodio accaduto recentemente e reso pubblico su
Internet nel quale Il Suo segretario è stato coinvolto e in seguito al
quale ha come al solito potuto solo scrollare le spalle, scaricare il
Bisetto di turno, e dire: "Tanto non potete fare a meno di me quindi
andiamo avanti esattamente come prima". Forse questa è la sua opinione ma
non certo quella delle persone che hanno letto l'articolo di Paolo Baffi
inviato a chissà quante altre persone da un Testimone di Geova
probabilmente felice di poter usare quell'articolo contro il GRIS.
Il Suo segretario ha messo certamente in cattiva luce l'Associazione e ha
minato il lavoro dei tanti volontari che da anni lavorano per far sì che i
pregiudizi che esistono nei confronti del GRIS non abbiano motivo di
esistere. In realtà è anche il tentativo che abbiamo fatto io e Raffaella
quando abbiamo scelto di portare avanti un discorso di tipo più scientifico
che apologetico all'interno del GRIS di Roma. Le voglio citare solo un
esempio, che Lei conosce bene, non solo dall'esterno, ma di cui ha ben
presente la genesi. Le sto parlando del caso APA e del famoso Memo che è
ormai di dominio pubblico. Noi partimmo in quell'occasione all'assalto,
lancia in resta, di ciò che reputavamo un grave caso di disinformazione o
peggio.
Lei sa quanto abbiamo faticato per ricostruire le vicende e quanto abbiamo
rischiato in seguito in prima persona. Anche in quella vicenda il Suo
segretario, ben coperto e sullo sfondo, gioiva più che altro per il danno
che ne sarebbe derivato agli "avversari", non tanto per la verità
ristabilita. Anzi, dubito che abbia mai compreso a fondo l'importanza di
quel ritrovamento e cosa abbia comportato a livello Internazionale nel
dibattito sul lavaggio dal cervello e sul controllo mentale. Lei sa che non
era nostra intenzione provocare il caos che è derivato da quella vicenda. e
certamente se il CESNUR non avesse risposto con "Carta canta e villan
dorme" la cosa probabilmente avrebbe avuto un seguito diverso. Così non è
stato e io e Raffaella ci siamo trovati tra due fuochi, non certo
inconsapevoli, ma ignari (questo si) dei retroscena che solo oggi
comprendiamo appieno. Lei sa quanto quel testo ci abbia ferito, anche se
oggi ne comprendiamo il tono, dettato da anni di provocazioni (non da parte
nostra) che non avevano avuto risposta. Eppure, Monsignore, il Comunicato
Stampa del CESNUR è stata uno 'Zuccherino' al confronto del trattamento che
ci ha riservato il Suo segretario nell'ultimo anno.
Perché quell'episodio, che poteva essere l'inizio di un confronto franco e
anche duro su tematiche importanti tra GRIS e Cesnur, è stato
strumentalizzato e utilizzato solo per portare un attacco personale al
direttore del Cesnur? Fino a poco tempo fa non avrei saputo darLe una
risposta, oggi ho le idee un po' più chiare e potrei azzardare un'ipotesi.
Certo potrei anche essere lontano dalla verità, ma non penso poi così tanto.
Per farLe comprendere la nostra prospettiva nei confronti del direttore del
Cesnur, Le cito un episodio che si riferisce a oltre 5 anni fa, quando era
ancora vivente il nostra fondatore Mons. Marinelli, e quando io e
Raffaella, appena iscritti al GRIS (da meno di due mesi) ci recammo al
Convegno internazionale del GRIS nell'estate del 1994. Era la prima volta
che conoscevamo di persona Giuseppe. Scambiammo poche parole durante il
Convegno, ma una delle poche cose che ci disse, molto chiaramente, quando
gli chiedemmo se il dott. Introvigne sarebbe stato presente al convegno, fu
che per lui la cosa era indifferente, anzi sarebbe stato meglio se non
fosse venuto. Capirà la nostra meraviglia, noi, al di fuori di qualsiasi
possibilità di comprendere la risposta (data con stizza e rabbia), restammo
colpiti da quell'atteggiamento, non comprendendone i motivi. Certo è che da
quel momento abbiamo cominciato a chiederci cosa mai avesse fatto
Introvigne per essere così mal visto da Giuseppe. Certamente (pensavamo)
doveva aver fatto qualcosa di grave. Negli anni successivi non mancarono le
occasioni per sapere (sempre con il valido ausilio del Suo segretario)
delle mille cose che avrebbe fatto e detto questa persona e di come in
realtà il suo lavoro fosse un danno per l'Associazione, per la Chiesa e per
le persone. Noi da bravi "grissini" naturalmente non potevamo che dar
credito al nostro segretario (non avevamo motivi per fare il contrario) e
così anche noi in seguito abbiamo contribuito a quella che è poi diventata
una "guerra aperta" su Internet e un confronto senza esclusione di colpi.
Oggi tra le poche cose che non rifarei del passato posso senza dubbio
enumerare quest'ultima, oltretutto è stato un inutile dispendio di energie
e non ha portato a dei risultati tangibili se non quello di farci
comprendere meglio il comportamento a volte oscuro del Suo segretario.
Io sono convinto che negli anni passati (posso solo ricostruire
indirettamente i fatti non essendone stato testimone) tra il Suo segretario
e il direttore del Cesnur non corresse buon sangue, e posso anche capire
che la prospettiva nella quale si pongono è diametralmente opposta. Quello
che non capisco, che non comprendo e che disapprovo totalmente è il fatto
che questo "duello" abbia inquinato i rapporti tra GRIS e Cesnur, cosa non
certo voluta, ad es. da Mons. Marinelli (come dimostra un vecchio articolo
di MRA che non a caso abbiamo ripubblicato sui Sito del GRIS di Roma) e
cosa che ha irrimediabilmente costretto il GRIS a rincorrere il Cesnur. Ma
perché il GRIS di quegli anni, da una posizione predominante, che
certamente aveva, è diventato il fanalino di coda in Italia sia a livello
di informazione (basta fare un confronto tra il 'misero" Sito del GRIS
Nazionale quello del Cesnur), sia a livello di orientamento dell'opinione
pubblica, sia a livello editoriale? Le chiedo e mi chiedo Signor Presidente
cosa ha potuto capovolgere la situazione? Io una risposta l'avrei e gliela
sottopongo lasciando a Lei la valutazione del merito.
A mio avviso ha contribuito non poco, in questa situazione l'atteggiamento
del Suo segretario e la sua paura di venire scavalcato all'interno
dell'Associazione. Questo timore lo ha orientato nelle sue scelte, che,
come tutti sappiamo sono poi le scelte confermate da tutta l'Associazione.
Innanzitutto il Suo segretario ha dovuto trovare il modo di "sbarazzarsi"
di Introvigne, che forse vedeva come il fumo negli occhi, anche a causa
della sua innegabile preparazione in materia. Certo bisogna riconoscere che
non si tratta di una persona con un carattere remissivo, anzi, ma il modo
in cui è stato progressivamente emarginato e infine costretto ad
allontanarsi dall'Associazione mi ricorda tanto da vicino la campagna
aperta recentemente nei nostri confronti dal Suo "buon" segretario per
seminare dubbi o addirittura screditare direttamente Sia me che Raffaella.
Su questo punto non intendo dilungarmi: esiste una registrazione in cui si
sente il Suo segretario dire frasi del tipo "io con quella non ci
collaboro", "o lei o me", "in 15 anni non mi è mai capitato che qualcuno mi
dicesse: dobbiamo far fuori un membro di giunta o metterne al suo posto un
altro" e cattiverie di questo genere.
Voglio tacere per carità altri episodi penosi dai quali si deduce che chi
ha realmente fatto quello che attribuisce a me e a Raffaella è proprio il
Suo segretario. Basti pensare al fatto che la votazione via fax gli ha
consentito, come certamente lui sperava, di far cambiare idea in zona
cesarini e di cambiare voto a chi dopo anni di sereno rapporto di stima e
fiducia con Raffaella (mi riferisco a Laura) aveva espresso il suo voto in
favore di Raffaella, prontamente cambiata dopo un suggerimento
"disinteressato" del Suo segretario. Laura imbarazzata e dispiaciuta (si
tratta infatti di una bravissima persona, sensibile e sinceramente
affezionata a Raffaella), al telefono ha detto a Raffaella: "Io ti avevo
votato, ma dopo tutto quello che Giuseppe mi ha detto di te, come facevo a
non ascoltarlo? Mi ha dato talmente tanti motivi che ho dovuto accettare
di cambiare il voto). Il Suo segretario, almeno in questo caso, non ha
rinunciato a calpestare i rapporti tra le persone, la stima, l'amicizia e
di considerarle cose sacrificabili sull'altare del risultato. Quale
risultato? Ma la sua eterna conferma a segretario nazionale naturalmente.
Io mi chiedo quanto Giuseppe sia sincero quando ripete come un mantra la
frase "Voglio lasciare". Mi chiedo se una persona che vuole abbandonare
veramente debba ricorrere a questi mezzucci per assicurarsi un risultato in
un'elezione che era peraltro scontata, e che al massimo avrebbe potuto
riservare la sorpresa di aver un nuovo membro della Giunta esecutiva, non
certo la non rielezione del Suo segretario che era scontata.
D'altra parte, il Suo segretario non è contrario al cambiamento e ne è
prova il fatto che una persona che io non ho mai sentito nominare e forse
nemmeno Lei prima del Novembre del '99, improvvisamente viene eletta al
Consiglio Nazionale e alla Giunta essendo, credo, a tutt'oggi, sconosciuta
alla maggior parte degli associati. Ma la cosa importante non è essere una
persona che si impegna nell'Associazione da anni o che gode la fiducia di
un certo numero di Associati nel GRIS: la cosa importante, in realtà, è
essere in totale accordo con il Suo segretario, altro non serve.
Ed è, io credo, proprio a causa di questo meccanismo se, negli anni,
persone molto valide se ne sono andate dal GRIS.
Recentemente la sede nazionale ha inviato una lettera in cui si nota come
il numero dei rappresentanti della cosiddetta "vecchia guardia" si sia
ridotta del 66%, cioè, delle 30 persone che inizialmente dirigevano il GRIS
oggi ne restano una decina. Sarà un caso, signor Presidente, o sarà il
risultato di un calcolo e di un lento ma costante lavoro che si e compiuto
a Bologna?
Certamente se così fosse io non voglio mettere in dubbio la buona fede del
Suo segretario e voglio credere che il suo intento sia stato quello di
salvaguardare l'Associazione, non certo di danneggiarla. Mi sembra però che
a distanza di anni oggi si debba prendere atto che questo tentativo non è
riuscito e che insistere in questa direzione otterrà solamente un
risultato: che altri se ne andranno in futuro.
Mi chiedo e Le chiedo: "a chi giova?" È veramente questo che Lei come
Presidente dell'Associazione auspica? Il lento e inesorabile declina del
GRIS? Se le cose continuassero come vanno oggi io credo che in breve tempo
l'Associazione farà la fine della Rivista "Religioni e Sette nel mondo",
cioè scomparirà dalla scena o si limiterà a fare delle brevi e sporadiche
apparizioni per dire solamente di essere ancora in vita, ma senza una reale
capacità di incidere nel merito delle questioni gravi e complesse che
riguardano il fenomeno delle sette.
In questi tre anni, come GRIS di Roma, abbiamo cercato di collaborare con
il GRIS Nazionale, ma come Lei sa, non sempre ci siamo riusciti e non credo
che ciò sia da imputare solo a noi. In particolar modo io ho sempre offerto
collaborazione a Giuseppe e anche Raffaello ma credo che la collaborazione
da Bologna sia intesa solo come "manovalanza".
Appena si inizia a porre questioni di metodo a ad entrare nel merito dei
contenuti il Suo segretario si mostra geloso dei suoi punti dl vista e non
accetta il confronto e meno che mai la critica. Esprimere opinioni in
questo senso è considerato un tradimento, ragionare con la propria testa
(magari sbagliando) e considerato inopportuno e dannoso.
Dire, per esempio, come ha fatto Raffaella (piuttosto portata a dire quello
che pensa, come Lei sa bene), che un Convegno organizzato da Giuseppe è
stato un quasi totale fallimento, ha provocato nel Suo segretario una
reazione scomposta manifestatasi anche con insulti. Nessuno si può
permettere di criticare il suo operato. Il problema di Giuseppe (e al
contempo la sua fortuna) è che altri hanno espresso lo stesso giudizio su
quel convegno, ma nessuno glielo ha detto apertamente.
Signor Presidente, da parte mia e da parte nostra non manca la volontà di
dialogo ma, come Lei mi insegna, per dialogare bisogna essere almeno in
due. Invece assistiamo a dei tentativi di "normalizzazione" (o almeno io li
vivo come tali) di quelle sedi locali, come la nostra, che alzano un po'
troppo la testa.
Basta leggere l'ordine del giorno della convocazione del prossimo Consiglio
Nazionale del 17 Dicembre, (al quale ovviamente io non sarò presente e
nella cui sede La prego di non presentarmi dimissionario a causa di impegni
o per motivi di salute, ma per le vere motivazioni che le sto elencando in
questa lettera, cioè per profondi dissapori e divergenze circa la
conduzione dell'Associazione), per comprendere quello che dico.
In quella sede si discuterà del nuovo Statuto e dei siti Internet del GRIS
Nazionale e dei GRIS locali. Mi potrebbe spiegare, signor Presidente,
perché solo oggi, dopo anni di latitanza, il Suo segretario scopre
l'urgenza di avere un sito Internet attivo e funzionale? Forse perché
aspettando ancora teme che il Sito del GRIS Nazionale possa essere
confinato nel dimenticatoio? Lei sa quanto noi di Roma da anni ribadiamo
l'importanza di Internet, e ha avuto modo di toccare con mano i risultati
che si sono ottenuti a livello di informazione utilizzando questo
strumento. Noi siamo felici che il GRIS Nazionale abbia scoperto oggi
l'importanza di Internet, ma siamo meno felici della prospettiva che ci
sembra di intravedere. Noi temiamo che il tentativo di potenziare il Sito,
lodevole di per sé, possa nascondere un tranello e cioè quello di
distruggere il nostro lavoro di anni.
Questo sarebbe un danno non solo per noi, ma per le migliaia di persone che
ormai frequentano il nostro Sito mensilmente, e mi creda se Le dico che non
stiamo gonfiando le cifre (siamo a Sua disposizione per la consegna delle
statistiche ufficiali di accesso al Sito del GRIS di Roma).
Mesi fa Le dicevo che sono venuto a conoscenza del fatto che si tenterebbe
di "convincere" i GRIS locali del vantaggio di uniformarsi al GRIS
Nazionale sia nella grafica sia nella migrazione sui Server della CEI. Nel
nostro caso questo sarebbe un enorme danno sia in termini economici sia in
termini pratici. Lei sa bene a cosa mi riferisco.
Noi con i nostri "poveri mezzi" riusciamo a gestire un Sito professionale e
stiamo bene dove stiamo. La riprogettazione grafica e la risistemazione del
Sito ci è costata lavoro e fatica e sarebbe impossibile per noi
ricominciare questo lavoro di nuovo (e per la terza volta). Inoltre il
nostro sito non è poi così piccolo e non ha solo alcuni articoli e poco
altro come il Sito del GRIS Nazionale ma occupa ormai quasi 10 Mbyte di
spazio e raccoglie diverse centinaia di articoli, traduzioni, news e interi
capitoli dl libri. Chiederci di adeguarci significherebbe chiederci di
chiudere. Io non so cosa vorrà fare il prossimo Presidente del GRIS di Roma
ma io al suo posto mi batterei per mantenere in piedi il Sito attuale.
Per quanto riguarda poi lo Statuto spendo solo alcune parole, tanto Lei già
conosce il mio pensiero in merito. Da oltre un anno il Suo segretario ha
esposto il suo piano di "normalizzazione" e penso si debba comprendere il
suo cruccio. Dei 30 Consiglieri Nazionali eletti nelle ultime elezioni ben
6 cioè il 20% sono membri del GRIS di Roma e questo non può che allarmare
Bologna. Quindi il tentativo di ridurre le rappresentanze locali nel
Consiglio Nazionale appare come l'unica soluzione possibile per ridurre al
silenzio le sezioni locali non allineate.
Basta fare qualche piccolo cambiamento nello Statuto in modo che nella
prossima elezione la rappresentanza del GRIS di Roma si riduca ad un terzo
(al massimo due membri per regione) e magari venga eletto un Consigliere in
Valle d'Aosta o in qualche regione dove il GRIS ha solo due iscritti. Lei
comprende che un cambiamento di questo tipo, malgrado le spiegazioni e le
motivazioni che il Suo segretario vorrà attribuirgli, nei fatti comporterà
le conseguenze che Le ho esposto. Anche questa decisione non potrà essere
approvata senza il Suo consenso, signor Presidente, e La prego di valutare
bene le conseguenze che nei prossimi anni questo tipo di scelte potrebbe
provocare. Ciò che le dico non riguarda certamente il sottoscritto che non
ha intenzione di ricandidarsi mai più al Consiglio Nazionale e non vale
nemmeno per Raffaella che, come Lei sa, resta nel GRIS solo per impegnarsi
a livello locale. Penso che in questo senso Lei possa tranquillizzare il
Suo segretario.
Detto questo, se mi consente una battuta, nel caso non si volesse dar
credito a quanto le vado scrivendo, potrei consigliare di introdurre una
norma che possa mettere al riparo da ogni sorpresa. La norma potrebbe
suonare più o meno così : "La carica di segretario nazionale è a vita
possibilmente ereditaria". Sono certo che questo taglierebbe la testa al
toro. Mi perdoni la digressione Monsignore ma a volte l'ironia sdrammatizza
anche le situazioni più penose.
Naturalmente mi rendo conto, rileggendo quanto ho scritto, che questa mia
esternazione è molto amara e soprattutto molto soggettiva. Io penso come
tutti di poter sbagliare e spero di poter essere smentito in ogni
affermazione che ho fatto, nulla mi renderebbe più felice del fatto di
poter constatare che le cose stanno in altro modo e sono disponibilissimo
ad un confronto sereno e aperto con Lei.
Lascio a Lei valutare quanto Le ho esposto e attendo una Sua risposta.
Auguro a Lei e all'Associazione tutta di superare questo momento difficile
e prego affinché il fondatore del GRIS abbia ad illuminarci tutti e ci
aiuti a compiere le scelte migliori.


Alberto Amitrani

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