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Benedetto sia l'assegno

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eretico

unread,
Jan 6, 2000, 3:00:00 AM1/6/00
to

che cosa emerge DaLLE INDAGINI SUL PorporATO
Ai nipoti 400 milioni. Al fratello 770. Da conti della Curia. E poi un
giro di 15 miliardi su un deposito personale... Ha qualcosa da spiegare
l'arcivescovo. Ai pm e anche ai fedeli
Curia di Napoli,
Michele Giordano, arcivescovo della città, ha più di un motivo per essere
agitato. Avrebbe dovuto essere più ilare nel giorno del sessantanovesimo
anniversario dei Patti Lateranensi. A rovinargli la festa sono magistrati
e investigatori della piccola procura di Lagonegro. Interrogano un suo
strettissimo collaboratore, l'avvocato Aldo Palumbo, amministratore delle
Opere di Religione (beneficienza, culto) della Curia, terza diocesi
d'Italia per importanza.

Curia di Napoli, sabato 22 agosto '98. A poco più di sei mesi da quel
primo blitz in sordina, ne segue un altro, più clamoroso, perché punta a
sequestrare altri documenti, registri, conti bancari, floppy disk. Sotto
gli occhi delle telecamere, guidano le operazioni il procuratore
Michelangelo Russo e il tenente della Guardia di finanza Fiorenzo
Fioravanti. Ora è ufficiale. Dopo l'arresto, giovedì 20 agosto, del
fratello Mario Lucio, proprio il cardinale che tuonava contro gli
strozzini è sospettato di reati infamanti: concorso in usura, estorsione e
associazione a delinquere. Si trova coinvolto in una vicenda dove alcuni
piccoli imprenditori con l'acqua alla gola erano costretti a firmare
cambiali a tassi fino al mille per cento. Ma questa è solo la punta
dell'iceberg. Mesi di intercettazioni e testimonianze stanno portando a
galla l'altra faccia dell'indagine. Assegni siglati in bianco dal
cardinale; conti miliardari tra lui, il fratello Mario Lucio e la sua
famiglia, la più influente della Basilicata (figli di un muratore, sono di
Sant'Arcangelo, in provincia di Potenza). Soldi che dovevano avere una
destinazione ecclesiastica e che invece sono serviti, sospettano i
magistrati, a finanziare il circuito degli usurai (vedere scheda qui
accanto). Di qui un altro filone d'indagine: riciclaggio di denaro sporco.

È proprio a Sant'Arcangelo il covo degli usurai. Qui Mario Lucio,
precedenti penali per vecchie storie di quando lavorava in banca alla
Carical, agiva in combutta, secondo le accuse, con Filippo Lemma,
anch'egli arrestato, direttore fino a un anno fa della locale agenzia del
Banco di Napoli (dove anche il cardinale aveva un conto). I due, fin dal
febbraio '96, avevano messo in piedi un'originalissima "cooperativa di
credito", definita nell'ordine di custodia cautelare firmato dal gip
Umberto Rana su richiesta dei pm Russo e Manuela Comodi, una vera .banca
nella banca.. Obiettivo: convincere una cinquantina di indebitatissimi
clienti del Banco, preoccupati di fallire con le proprie attività, a
sottoscrivere, come in una catena di Sant' Antonio, assegni e cambiali da
scontare in banca. Se alla scadenza non erano in grado di saldare, ecco
bell'e pronti, con la regia del fratello di Sua Eminenza, altri titoli già
firmati prima, da presentare in banca.

Il negoziante Leonardo Tatalo, per esempio, si è visto in un anno crescere
il suo debito presso il Banco di Napoli, che pensava estinto, da 66
milioni e 850 mila lire a 350 milioni. In realtà lui, in cambio del favore
ricevuto, cioè nuovo credito in banca, aveva dato denaro contante che
finiva sempre nelle mani del duo Giordano-Lemma. Stessa situazione anche
per l'assicuratore Antonio Stipo, stritolato nella morsa di interessi
usurai, che potevano arrivare di norma al 300-400 per cento.

Quando Tatalo e Stipo capiscono che è impossibile uscire da questa
impasse, chiedono spiegazioni, ma è tempo perso. A raccogliere i loro
sfoghi è un giornalista di Radio Basilicata Due, Filippo D'Agostino, che,
a partire dal '96, fa la sua campagna contro chi praticava l'usura a
Sant'Arcangelo, martellando quasi ogni giorno dai microfoni della sua
emittente. Un po' naïf, un po' lupo solitario, come certi dj americani,
D'Agostino, ruspante e provocatore, sconvolge la tranquilla vita del
paese. Fa di più. Prima segnala il fattaccio ai carabinieri, poi
accompagna i due imprenditori a Roma, dal Gico della Guardia di finanza. E
qualcosa ottiene. Dalla capitale il dossier parte alla volta di Lauria,
una ventina di chilometri da Lagonegro, dove comanda il tenente
Fioravanti, già collaboratore di Giovanni Falcone a Palermo, dal '76
all'80.

È la svolta. E se ne accorge L'av- vocato Palumbo, quando lo scorso
febbraio si vede capitare l'ufficiale a Napoli, in una diocesi che
am-ministra conti per 10 miliardi all'anno, di cui uno intestato al
cardinale.

Martedì 11 febbraio l'esordio del dirigente napoletano è infelice: .Non
conosco Mario Lucio Giordano., sbotta. .E questi assegni da 400 milioni
firmati da lei come amministratore delle Opere di Religione per
Giovanbattista e Angelo Giordano, i suoi nipoti?., gli sventola sotto il
naso il tenente Fioravanti. Sbiancando in volto, il 67enne professionista
zittisce. Ma quando l'interrogatorio è concluso, non perde tempo. Va da un
alto dirigente della Banca della Provincia di Napoli e lo investe: .Come
si è permesso di dare informazioni alla Procura di Lagonegro? Ve la faremo
pagare, potremmo anche chiudere i conti che intratteniamo con voi..
Proprio qualche giorno prima le Fiamme gialle si erano fatte consegnare
non solo da quell'istituto di credito, ma anche dalla Banca di Roma, gli
estratti conto della Curia. A dire il vero, un funzionario della Banca di
Roma aveva cercato di opporre resistenza, non accontentandosi di una copia
del provvedimento di sequestro via fax, ma insistendo per l'originale. E
si era visto per tutta risposta entrare una pattuglia di finanzieri in
banca. È così che è venuto fuori il conto numero 27/775 del cardinal
Giordano (ma gestito dal fratello) presso il Banco di Napoli a
Sant'Arcangelo, banca dove risultano girati, tramite Mario Lucio Giordano,
assegni per un totale di 15 miliardi provenienti a loro volta dalla Cassa
Rurale di Aliano, gestita da un prete, don Pierino Dilenge, e in seguito
assorbita per problemi finanziari (dopo un'ispezione) dalla Banca Popolare
del Materano.

Tutti questi episodi non rimangono senza un seguito. L'avvocato Palumbo li
racconta ai dirigenti romani dell'Istituto Opere di Religione (Ior), la
banca del Vaticano, perché da loro convocato per chiarimenti. Ma
l'avvocato Palumbo non riuscirà ad accontentarli: il 16 maggio si sente
male proprio a Roma. Tre giorni dopo morirà. La diagnosi parla d'ischemia
cardiaca.

All'avvocato succede il segretario particolare del cardinale, monsignor
Salvatore Ardesini, che l'11 giugno viene sentito dal procuratore Russo a
Lagonegro. Prima dell'interrogatorio, il magistrato fa questo preambolo:
.Monsignore, sono comunista e la mia famiglia è comunista. Ma nella mia
dichiarazione dei redditi firmo per la destinazione dell'otto per mille a
favore della Chiesa cattolica. Ci tengo a sapere dove finiscono quei
soldi.. Nel 1997 alla diocesi di Napoli sono arrivati quasi 11 miliardi.

Monsignor Ardesini è pronto a spiegare. Ma ci sono alcuni fatti oscuri.
Per esempio, Mario Lucio Giordano ha avuto ben 770 milioni dalle Opere di
Religione di Napoli, soldi utilizzati in buona parte, 670 milioni, per
coprire debiti con le banche, indirizzando il resto, cento milioni, alla
sua finanziaria personale Glp, piccola holding personale dell'usura.
Ebbene, gli investigatori collegano in qualche modo queste somme alla sua
attività illecita, sostenendo che il fratello di Sua Eminenza avrebbe
deviato .grosse somme liquide di sicura spettanza dell'Arcidiocesi di
Napoli, anziché per fini istituzionali, ad apparente beneficio esclusivo
dei familiari.. Poi ci sono altri assegni da giustificare, almeno sei per
un totale di 400 milioni distribuiti in un carnet di titoli prefirmati dal
cardinale e finiti sul suo conto presso la sede di Sant'Arcangelo del
Banco di Napoli diretto da Filippo Lemma (poi licenziato). Sarebbe un
prestito al fratello che l'alto prelato così commenta: .Volevo aiutare mio
fratello in difficoltà con le banche.. In un primo tempo il cardinale
aveva dato una risposta minimalista: .Sono soldi impiegati per pagare le
bollette di luce, gas e telefono.. Infine, altri 200 milioni pagati dalle
Opere di Religione per .spese di consulenza per lavori effettuati dai
nipoti del cardinale.. Insomma, una girandola di assegni che lasciano
intravvedere un travaso di fondi dalla Curia alla famiglia Giordano.

Il capitolo delle intercettazioni è quello che più ha ferito l'arcivescovo
di Napoli. Si è difeso dicendo: .E se parlavo con il papa?.. Le ha
denunciate come vilolazione del Concordato. Eppure, è proprio da queste
intercettazioni, autorizzate dal giudice per tre mesi, che viene fuori uno
scenario insolito di coperture. Si capisce che il cardinale è preoccupato,
teme il peggio, si informa sul destino del fratello. Cerca di individuare
dove poter intervenire per risolvere i problemi. Ha anche degli incontri
proprio per cercare di sistemare la faccenda. Di alcuni di questi ha
parlato una delle vittime di Mario Lucio, Leonardo Tatalo. Sostiene di
aver accompagnato proprio Filippo Lemma nella casa di Sant'Arcangelo del
cardinale. Ignora che cosa i due si sono raccontati. Per parte sua è in
grado di testimoniare che quando i debiti si accumulavano senza sosta e
l'ispettore del Banco Antonio Tarallo indagava sui disastri contabili di
quell'agenzia, lo stesso Lemma lo tranquillizzava: .Non t'inquietare. Non
può succedere nulla. Il cardinale bloccherà tutto, me lo ha promesso..
Lemma poteva anche essere un millantatore. Ma sono troppi i soldi entrati
e usciti da questa storia. Il dubbio che gli inquirenti vogliono
sciogliere è che il cardinale possa aver messo a disposizione del fratello
un capitale di avviamento in quell'attività di usura della cooperativa del
credito di San-t'Arcangelo.

C'è infine un'altra incognita: il ruolo giocato da alcuni appartenenti
alla 'ndrangheta calabrese. Secondo le dichiarazioni rese alla procura di
Lagonegro da due testi, un pregiudicato avrebbe loro proposto il seguente
affare: acquistare denaro sporco, ad esempio pagando 80 milioni puliti per
averne 120 provenienti da sequestri di persona. Questo si chiama
riciclaggio.


Obi-Uan Kenobi

unread,
Jan 8, 2000, 3:00:00 AM1/8/00
to
eretico <ere...@eresia.blasfemo> wrote:

> che cosa emerge DaLLE INDAGINI SUL PorporATO

Le tue informazioni chiariscono la situazione un po' meglio di quanto
abbiano fatto i media.
Per conto mio il giudizio rimane sospeso fino alla conclusione dell'iter
giudiziario.
Ciao
--
Per rispondere in e-mail togli NOSPAM
OUK

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